e 3 7^^
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
S 1' E C I A L A] E N T E I N T O R iN O
AI PRINCIPALI SANTI, DEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VàRII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCI LII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE G^VETANO MOROiNI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
\ OL. LXXI.
IN VENEZIA
DALLA tipografìa E>IILIANA
MDCCCLV.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
SUD
SUD
Suddiacono oSoddiacono,
Siibdiaconiis,Hypodiaconus,ITypodiae.
Chierico che ha il sagro ordine, e l'uni-
zio e la dignità dtìSuddiaconalo, Subdia-
conalus, Hypodiaconalus, Ordine (F.)
ecclesiastico inferiore a quello del Dia-
conato {f), come lo espriuie il suo no-
me, però è il3.° degli ordini maggiori del-
la chiesa latina; ed il nobile minìsterodei
suddiaconi, chiamati ì^uvq salto diaconi,
cassai congiunto a quello suhlimede'dia-
coni. Alcuni scrittori ecclesiastici riferisco-
no, che i suddiaconi sono succeduti a'Na-
taneì o Natinei della legge Mosaica, che
servivano appresso i Sacerdoti e i Leviti
nel tabernacolo e poi nel tempio di Dio
presso gli ebrei, nelle incumbeiize più fa-
ticose, come di portare l'acqua e le legna
necessarie pe'sagriflzi. Condotti in ischia-
vitù dagli assiri colla tribadi Giuda, quel-
li che poterono poi tornare in Gerusalem-
me con Esdra, non bastando pel servigio
del tempio, venne in seguilo istituita una
festa chiamala SWoiona ,Xylophoria , nel-
la quale il popolo con solennità portava
legna ai tempio pel mautenimeDlo del
fuoco sull'altare degli olocausti. Ne'pri-
mordi della Chiesa esistevano i suddiaco-
ni. Il Ilinaldi negli Annali ecclesiastici,
all'anno 34, n.°'287,ed all'anno 44> "•"
7() e 80, riferisce che s. Ignazio vescovo
d'Antiochia, sede che consegui dopo l'an-
no 7 I per morte di s. Evodio successore
del principe degli apostoli s. Pietro (e di
cui riparlai a Siria meglio descrivendo il
|)atriarcato antiocheno) . scrivendo l'^^-
piu.i I ei2 agli antiocheni, che pe'primi
si chiamarono cristiani, disse loro: Salu-
to sacros diaconos, hypodiaconos, lec.lo-
resycantores jjanitorcs, lahoranles, exor-
cistas, con fessores. Saluto cnstodes sacro •
rum vestibuloruiii diaconissas.\\\ altra e-
pistola scrisse pure: Saluto sanctum pre-
sbyteroruni collegiuni, saluto sacros dia-
conos, hypodiaconos, leciores, cantores,
jaìiitores,laborantcs,exorcistiis,confts-
sores, cnstodes sacroruni vesùbuloruni.
E che tulli questi ministeri derivassero
nella chiesa mediante gli apostoli, egli ab-
bastanza il dimostra, parlando cogli slessi
antiocheni: Pauli et Petnfuistii discipu-
lisj ne perdalis dtpositum. In altre sue e-
4 SUD
))islole enumerò gli altri uffizi ecclesiasli-
ti, e scrivendo a s. Policarpo, traila del-
l'elezione del Cursore (/^), il carico del
quale fu poi congiunto coll'unizio de'iet-
tori, degli accoliti e de'suddiaconi o hip-
))odiaconi, come dimostra s. Cipriano. Le
Diaconesse {V.) erano Vedo\'e (/'.) ses-
sagenarie,assistevano alle /3or/ef/e//t- c/i/e-
se^ per dove entravano le donne, e però
s. Ignazio le chiamò custodi de'sagri ve-
sliholi ; ed eseguivano quegli altri uffizi
che descrissi nel citato articolo e altri re-
lativi, non meno a Pkesbitera o Presci-
TEEESSA, così chiamandosi talora le vedo-
ve vecchie per riguardo all'età, come di-
chiara il can.i I del concilio di Laodicea
cclehrato nel secolo IV. Più di frequente
«lire donne prendevano! nomi di Preshi-
teresse. , Diaconesse eSucldiaconesse, per-
chè essendo ordinati i mariti preli, dia-
coni, suddiaconi, le mogli viveano celi-
l)i, come facevano ancora le mogli d'al-
cuni creali vescovi, e perciò delle tahol
ta Vescovee J^cscovesseA quali nomi tut-
ti si trovano espressi nel concilio di Tours
del 5G6 e d' Auxerre del SyS, e nelle ope-
re de'ss. tasiliOj Gregorio e altri. I sud-
diaconi furono pure ricordali nelle opere
di s. Cipriano, che nel i\^ fu consagra-
to vescovo di Cartagine. Quanto alle ii'»r/-
diaconcsse, dice Piazza nella Gerarchia
cardinalizia.'' Lo slesso poi, che fanno i
suddiaconi a'diaconi nelle funzioni ectle-
siasliclie, facevano colle dovute propor-
zioni le matrone dette suddiaconesse, ri-
spetto alle diaconesse , recando loro gli
slromenti e le cose necessarie per il loro
ministero, ed esercitandosi a servire quel-
le nelle cose più ordinarie e basse; desti-
nale sempre a'servigi della chiesa, senza
però veruna imposizione delle mani, ma
venivanoelelle col consensodel clero, dai
vescovijdopo un diligente scrutinio di lo-
ro vita e costumi". Lo stesso Piinaldi al-
l'anno 238,n.°2, dice che Papa s. Fabia-
no, a'7 Notarl{V.) istituili da s. Clemen-
te I per raccogliere gli alti de' martiri ,
quandodivise leXlV regioni di/ìo//?rt(/^.)
SUD
in VII regioni ecclesiastiche, diede per so-
printendenti a'nolari e per maggior sicu-
rezza di quelle storie 7 suddiaconi, sotto
la direzione de'diaconi, capo de'quali era
Y Arcidiacono j^d\ Priore [V.) de'cardi-
nali diaconi; denominandosi il capo dei
suddiaconi Archisuhdiaconus, che quale
antichissimo uffizio della chiesa romana
se ne fa spesso menzione negli Ordini Ro-
inani, leggendosi: Archisubdiaconiis le-
valcaliccm^ etdateiim ArchidiaconoMa
dei suddiaconi della chiesa romana ove
tanto fiorirono, e delle differenti loro spe-
cie, credo più conveniente parlarne poi.
Qui solo dirò, che nell'enumerazione del
clero romano, falla dopo il 254 d'ordine
di Papa s. Cornelio, trovansi compresi 7
diaconi, 7 suddiaconi, e i5oo vedove, fra
le quali molle preshileresse , diaconesse
e suddiaconesse. Si può vedere Gaspare
Zieglero, Comvienlario de diaconis et
diaconissis i'cleris ccclesiae. Nel prece-
dente anno n.°72 Rinaldi parla dell'uf-
fizio del cursore, congiunto con l'uffizio
de'Ieltori e de'suddiaconi. Imperciocché
dovendo S.Cipriano mandare importanti
lettere al clero romano, uè essendo lecito
inviare le lettere eccle.-.iasliche se non per
ecclesiastici, perchè gli altri chierici era-
no assenti, ordinò per questo Saturo let-
tore, ed Otluloconfessore suddiaconi. Sif-
fatte Lettere tcdesiasliche dicevansi For-
viate, delie quali riparlai nel voi. LWI,
p. 90, anzi pure lescri\evano. Inolile Ili-
ualdi all'anno 824,0.° 128, narra che nel
concilio adunato in Roma da Papa s. Sil-
vestro 1, \i fu delerininato il pieno divie-
to delle nozze a'suddiaconi, e prescritto
il Celibato (^''.)e la conlinenza, e così il
suddiaconalo divenne ordine sagro, se-
condo alcuni autori, perchè in altri pae-
si non si Osservò tale disposizione, pren-
dendo mogli i suildiaconi. Il vescovo Sar-
uelli, Lettele ecclesiastiche l. 8, leti. 3: Del
suddiaconato e accoluato, stictlaniente
e in largo modo intinsi, osserva che nel-
la primilivachiesailsuddiaconato era or-
dine minore, che poteva conferire il Co-
SUD
repiscopo (^ •), giusta il si aoilo d'Antio-
chia e l'asserto di molli autori. Altro pe-
rò è essere l'ordine sagro, nel senso che
noi diciamo, e altro ordine maggiore. Il
suddiaconato detto irapropriamente or-
dine minore, tu veramente sempre ordi-
ne maggiore, ma nella primitiva chiesa
non era riputato sagro, perchè non avea
annessa la continenza, e gli ordini mino-
ri come i maggiori sono sagri, perchè sa-
gl'amento secondo il concilio ili Trento,
che inoltre insegna : Subdiaconalus ad
vin/'ores ordincs a patribus, et sacris con-
ci tiis rffertur. Il p. Chanlon nella Storiti
de sagrainenti t. 3,cap. i : (ìuaiido il sud-
diaconato sia po^to nel numero de'mag-
gioriy diceche anticamente era minore,
essendo poi riposto fra i magi|ioii, fu an-
che onorato del titolo d'ordine sagro; ma
in qual tempo non convengono gli eru-
diti. Il p. Morino, /-^e^acor^j/i., trattato
che pubblicò nel i653,credechequesl'or-
dine fosse stabilito verso la finedel II seco*
lo ovvero nel MI, cioè che fosse riposto fra
i sagri più d'iSoo anni addietro, eciò per-
chè in antichi rituali si trova l'ordinazio-
ne de'suddiaconi unita a quella dc'mini-
strisuperiori,e disgiunta da quella degl'in-
feriori, e inoltre tali rituali prescrivono
diesi faccia all'altare. Ma se vale questa
ragione, dice il p. Alartene, che nel i 700
stampò la mao^era, De antiquisEcclesiae
rìtibus circa Sacramenta ,\ìì%os^vi!x conve-
nire che l'elevazione di quest'ordine sia
più antica, a vendo egli veduto rituali scrit-
ti da sopra a 900 anni prima di luì, che
lo stesso rito prescrivono. Il p. Zaccaria,
Storia letteraria d'Italia t. 3, p. i o i , par-
lando della continenza prescritta asud-
diaconi , attesta che varia è slata in ciò
la disciplina delle diverse chiese. Egli cre-
de che il i/a far menzione della continen-
za de'suddiaconi, e che forse ancora tal
peso mettesse loro nella chiesa romana,
fosse s. Leone I del 440, neWEpìst. 1 2 ad
Anastasio diTessalonica; ma è d'avvertire
col p. Tournely, che neppure nella chie-
sa romana fu dipoi costante l'osseivauza
di questa legge stabilita da s. Leone I. Sem-
bra certo al p. Sbaraglia, Disputaiio de
sacris prai'oruni ordinai ionibus , che il
suddiaconato fu posto lia gli ordini sa-
gri avanti i tempi di s. Gregorio Idei :")i)0,
per essergli stalo aimesso l'obbligo dellii
continenza, obbligo meritevolmente in-
giuntogli per la dignità dello stalo, a che
i ricevitori di esso anelavano: però ridet-
te il p.Zaccaria,che la professione religio-
sa ha simile obbligo,nè perciò sarà da al-
cuno reputata ordinesagro.In fatti il pre-
decessore di s. Gregorio I, ossia Pelagio
II, nel 58() impose a'suddiacoiii di Sicilia
(/'.) la legge della continenza , secondo
l'antica usiinza della chiesa romana, vie-
tando loro di separarsi e non più cono-
scere le loro mogli che avenno prese a-
vanli il sud. liaconalu, essendo antioaineii-
te loro permesso il inalriuKJtiio, ciò che
iSoanni [)ri ma avea s. Leone I già vietato,
su diche può consultarsi lo stesso p. Zac-
caria, ^>>t'/ celibato degli ecclesiastici. Sem-
brando ciò cosa aspra e dura al succes-
sore s. Gregorio I, questi nel )<)i e(jua-
metile permise le mogli a'suddiaconi di
Sicilia, cui patto che non prendessero gli
ordini sagri; e poi proibì che niunu nel-
l'avvenire (osse ordinato sudiliacoiio seii
za far prima volo al vescovo ili continen-
za, come leggesi neìì'Episl. 44 scritta .1
Pietro suddiacono siciliano, come rilevai
a Celibato. A quell'epoca nella Spagna
non era ancora ingiunta la continenza ai
suddiaconi. Però leggo nel p. Chardon,
che neirS.^ concilio di Toledo fu decre-
tato. M Abbiamo inteso, che alcuni sud-
diaconi, dopo essere ordinati, non solo
abitano raaiitalmenle colle loro mogli,
quanlunquesiasciittopurillcalevi, o voi,
che portate i vasi del Signore; ma di più,
il che è vergognosa cosa, passano alle se-
conde nozze, alfermando essere loro ciò
lecito, perchè non sanno d'avere ricevu-
ta In benedizione del vescovo. Perciò, af-
finchè non rimanga loro in avvenire pre-
testo di scusa, vogliamo, che il vescovo
in ordinandoli dia loro colla beuedizio-
6 SUD
uè gli stt'ODienti, o va$i destinati ai loro
inioistero, siccome è costume antico di
farsi inceitecliiese, e la tiadizione ha sta-
Ijilito". Quindi osserva il p. Chardon, che
allora nella Spagna e nella parte delleGal-
lie dominata da'visigoli, si ordinavano i
suddiaconi colla sola orazione e imposi-
zione delle mani, come in oriente. Euge-
nio li nel sinodo romano che celebrò nel-
r826,decretò:«Si quispiam sacerdotuin,
idest presby ler,vel diaconuSjVel subdiaco-
iius de quacumquo foemina crimine fur-
iiicatiouissuspectus, post primam, secuu-
dam,et lei liam ammonilionem invenitur
tabulari cura ea, etc." Questo testo pare
fòrte, e si dubita che possa senza violenza
spiegarsi da chi mette più tardi l'epoca
del suddiaconato divenuto ordine sagro.
Più decisivo è il testo non d'Alessandro
li, come pretesero alcuni, sibbened'Ur
bauo li, e che fu poi da Innocenzo III al-
legato in una lettera a Domenico patriar-
ca di Grado." Erubescant iuipii, et aper-
te nos inlelligant judicio sancti Spiritus
eos, qui in tribus sacris gradibus, presbi-
ttratu scilicet, diaconatu et subdiaconatu
posili, mulieroulas non abjecerunt, et ca-
ste non vixerunt, excludere ab eorum-
demgraduum dignilale". Trecanoni ab-
biamo intorno a'suddiaconi d'Urbano II;
uno è del 1089 e vi determina: « Eos qui
in subdiaconatu uxoribus vacare volue-
« int, ab omoi sacro ordine removemus".
Ma questo canone piuttosto dimostra, che
ordine sagro non era il suddiaconato, ma
scala a'sagri ordini. L'altro è del 1091, fat-
to nel concilio di Benevento. « ÌNullus in
episcopum eligatur, nisi in sacris ordi-
nibus religiose vivensfuerit invenliis. Sa-
eros autem ordines dicimus diaconatum,
etpresbyteratumjhos siquidera solos pri-
mitiva legiturhabuisse Ecclesia. Subdia-
conos vero , quia et ipsi allaribus mini-
slranl, opportunilate exigenle, concedi-
mus,sed rarissime si tamen speclatae siut
religiouisetscìentiae:quodipsuai nonsine
romani Pontificis vel metropolitani licen-
tia fieri coucedimus". Dunque uuu era au-
SUD
cora reputato ordine sagro il suddiacona-
to. Ma in un altro canone d'Urbano II, nel
concilio da lui nel 1095 tenuto in Cler-
niont, si decreta che » nuUus laicus, cle-
ricus vel tantum subdiaconus in episco-
pum eligatur". Perciò acconsenti che con
pontilìcìa licenza potesse un suddiacono
eleggersi a vescovo. Nondimeno fu credu-
to comunemente, e notai a Ordine, che
istituito il suddiaconato fino da'teinpi a-
postolici, divenne sagro circa il tempo di
Urbano li, come vuoIeTomassini, De ve-
ler.el nov.Eccles.discij). par. i,lib. 2,cap.
33,§ 2 e 3; ed essendosi propagato a poco
a poco l'uso della chiesa lomana alle al-
tre chiese dell'occidente, fu compreso tra
gli ordini maggiori da Innocenzo 111, co-
me dimostra il cardinal Bona, Rer. li-
turgie, lib. I ,cap. iS.iVota però il p. Char-
don, che anco Ugone di s. Vittore , che
fiori Doauni dopo il concilio di Beneven-
to, afferma che al tempo suo il suddiaco-
nato era ordine minore ; e il p. Fdipjto
di Buona Speranza abbate premostratcu-
se, De conimenlia clericorum, cap. 107,
insegna lo stesso colle seguenti parole.» I
sacerdoti e diaconi sono onorati degli or-
dini sagri. Ma oltre questi, altri vi sono
destinati al ministero dell'altare, e ordi-
nati perciò da'vescovi, i quali, quantun-
que non possa negarsi che abbiano qual-
che grado di santità, non si chiamano tut-
tavia sagri gli ordini loro conferiti". Av-
verte jNovaes, che comunemente si crede
avere Urbano III deli i85 elevato il suil-
diaconato a ordine sagro; ma io temo che
pel nome fu confuso con Urbano ll,o gli
fuatlribuitoper congeltura a seconda del
riferito da Pietro Cantore, e che poi dirò.
E vaglia il vero, ecco quanto scrive il cri-
tico e dotto p. Zaccaria. Dopo Urbano II
si celebrarono i 3 primi concilii generali
di Lalerano lsnai\ da Calisto 11, Innocen-
zo 11 e Alessandro 111, oltre quello cele-
brato in Reimsóa Eugenio 111, che tra gli
ordini derimenti il Malriinoiiio [F.) po-
sero il suddiaconato; onde il p. Sbaraglia
dichiarò manifesto argomealuche repu-
SUD
tavasi ordine sagro. Un'altra fuite con-
geltiira che sotto Alcssaiiilro III già pas-
sava per sagro l'ordiue del suddiaconato,
secondo il p. Sbaraglia, èche insegna Ales-
sandro Ili, col cap. Siibdinconus^iiì. de
Ic/iip. 01 d.,n\ solo romanoPonlefice esser
lecito d'orilinare indoinenica i suddmco-
ni, avvegnaché in tali giorni potessero i
vescovi conferire gli 01 dini minori. Tutta-
via il p. Zaccaria allega la suddetta testi-
monianza del p. Buona Speranza, che scri-
veva neh 180; e soggiunge che maggior
meraviglia nascerà dalle parolecontenute
nel disposto da Innocenzo 111 deli 198 nel
cap. c),A mullis de aelate elqual. prae-
fic: iMirainur de senns non ordtnandis,
il quale scrive: Nani Ucct sacerordo non
rtpntarelur (d suddiaconato) in Ecclesia
prinntiva, (amen a conslitutione Grego-
riil,atqne Urbani II secundn/n moder-
na tempora sacer gradus esse minime dti-
hitatur. Imperocché rimarca il p. Zacca-
ria, che s. Gregorio 1 non altro fece, che
in una lettera a Leone vescovo di Cata-
nia riconfermare il comandamento del
suo antecessore Pelagio II, che i vescovi
nou ordinassero alcun suddiacono, se non
fjcea promessa di continenza. Concluile:
I ."che errarono quelli che ad Urbano II,
e molto più quelli che ad Innocenzo HI
lifcriscono, siccome ad autore, che sagro
addivenisse il suddiaconato; 2.° che tut-
tavia Innocenzo 111 fu il i.° il quale chia-
ramente aifermasse Subdiaconatuni ho-
die inler sacros ordines conipnlarij 3.°
che la ragione, per la quale a sagro ordi-
ne fu innalzalo il suddiaconato , quella
stessa fu per la quale Urbano II avea ai
suddiaconi conceduto di potere qualche
volta col permesso dellas. Sede essere pro-
mossi al vescovato, cioè quia ti ipsi al-
taribus adimnislrant; 4.'' che sino al IX
secolo non fu il suddiaconato tenuto sa-
gro; 5.° che da quel tempo fu varia intor-
no a ciò la disciplina della chiesa roma-
na, ma che dopo Innocenzo III costan-
temente fu per sagro riguardalo tal or-
dine. Uipelepoicol p. Sbaraglia, che sot-
S U D 7
to Innocenzo ili die il suddiaconato l'ul-
timo passo alle sue glorie, avendo stabi-
lito quel Papa, che il suddiacono libere
K'alerein episcopuni eligi siciudiacouuni,
i'elsacerdotem. Non debbo tacere, di tro-
vare nel p.Ghardon,chepocoilopola mor-
te del p. Buona Speranza, il suddiacona-
to fu posto fra gli ordini sagri, perché Pie-
tro Cantore, il quale morì neh 197, nel
lib. De l'erbo niirif. dice espressamente,
che il suddiaconato erasi ili fresco fatto
ordine sagro. Dice pure il [). Chardon, ciò
dimostra essere incorsoinnocenzo 111 in
errore di fatto, nell'allermareche Urbano
Il era stato autore di tal disciplina; ed è
più verosimile ch'egli medesimo l'abbia
stabilito, decidendo la (jueitione diedi-
bjltevasi, e rendendo uniforme dapper-
tutto ciò che prima era vario, il che fece
poi col permettere, che i suddiaconi po-
tessero essere creati vescovi, del pari che
i sacerdoti e i diaconi. Finalmente (|ui ri-
cordo, che Pio VI nel 1782 fece vescovo
di Sutri e Nepl mg."" Sinioni o Sinieonij
poi cardinale,(|uanttin(|ue semplice chie-
rico, e lo rilevai nel voi. XV, p. 222.
La chiesa romana sino da'principìi di
sua fondazione gloriosa fu tanto fecond.»
ne'frutti delia fede, che immenso stuolo
di seguaci vantò sotto lo stesso crudele
persecutore Nerone, non solotia il po[)0-
lojina nel palazzo slesso imperiale, corno
apprendasi da Tacito e da s. Paolo. Quin-
di a sostenere le cure gravissime del sa-
gro ininislero sembrando fino da' primi
momenti insudicienti i Diaconi [f-^.), fu
per conseguenza necessità di allegerir-
li dal peso de' molteplici uffizi, e stabi-
lire sotto la loro dipendenza de'ministri
subalternijChe perciò furono chiama ti .vo^
todiaconi, suddiaconi. Papa s. Urbano
I del 226 dichiarò nel can. Nullusin E-
piscopuniy*ì\si. 60: Nullusin Episcopuni
cligatur, nisi in sacris ordinibus religio-
se viveur fuerit ini>entus . Sacros auleni or-
dines dicinius diaconaluni et presbyte-
ratum. Hos quidtni solos (idest sacros)
primitiva leguur habuisse Ecclesia: sub •
8 SUD
diaconos vero^ quia et ipsi altarìbiis mi-
nislront, opporlnnilale exigente,ronce-
dìmus; si tamen speclatac siutreligiouis,
ci sc.ientiac: (juod ipsuin noiisine Roma'
ni ronlificis , vel melropoliiani licenlìa
fieri ptrmitlimus. Già narrai a Notabo,
a Protonotari apostolici e luoghi ana-
lof^hi, che il suddetto Papa s. Fabiano del
238 per maggior precauzione e scrupo-
losa esattezza, destinò in Roma 7 suddia -
coni, uno per Regione (/^.), ed agU uni
e agli ahri aggiunse 7 diaconijalìinchè so-
printendessero e vegliassero sui notari re-
gionari istituiti da s. Clemente 1, di cui
era capo il Priiiìiccriodclla s. Sede (^ .),
e gli assistesseio nell'opera tanto santa
della compilazione de'processi de'marti-
ri, ed ancora perchèscrivessero gli atti di-
stesamente e non con iscritlura abbrevia-
to, e quindi li deponessero nello scrinio
sanXoo Archivio della s. Sede (/'.) custo-
dito dagli Scriniari[f^.) e dal Proloscri-
niario^P'.). Gli atti poi che si compilava-
no nelle Provincie (A.), si chiamavano
proconsolari. In detti articoli, nel celehra-
je il nobilissimo collegio de'notari della
s. Sede, primari uHlziali del s. palazzo La-
teranense, e che dicrono origine apralo-
tìolari aposlolici, descrissi le jmìplissime
dignità, ed i ragguardevoli ulllzi che e-
sercitarouo nella chiesa romana e per la
Sede apostolica, il che torna a grande o-
iiore dei suddiaconi della medesima, Qual-
che mese dopo la pubblicazione dell'ar-
ticolo FnoTONOTARi APOSTOLICI il Papa Pio
IX emanò il breve Quanivis peciiliares
facnltales^(]eq febbraio] 853, riportato
dagli Annali delle scienze religiose, 2."
serie, 1. 12, p. 273, col quale e derogò e
modificò que'vari privilegi che enumerai
nell'articolo, laonde conviene che qui ne
profitti e dia almeno un semplice cenno
del contenuto, comepraticai per altri ar-
ticoli, nel riprodurre posteriori disposi-
zioni, anche nel riflesso che altri collegi
prelatizi e persone ne godono i privilegi
ad instar ih' [ìiGÌalì prolonolari aposlo-
lici parlecipanli, g litolari i quali si di-
SUD
vidono in soprannumerari ed in onora-
ri. yVdunrpie il Papa a'protonotari apo-
stolici partecipanti tolse la facoltà di con-
ferire le lauree dottorali, tranne quelle
in teologia, e quelle ne'due diritti civile
e canonico, in ollero vel ulroque jare, e
per ciascuna di tali due scienze soltanto
per 4 individui presenti iti Roma, previa
licenza della s. Sede, e previo il loro esa-
me da farsi da 5 protonotari 0 professo-
ri dell'università romana. Dichiarò non
poter pili il collegio creare ogni anno un
protonotario di titolo,senza aver consul-
tato la s. Sede. Soppresse i privilegi di
creare notari pubblici,e di legittimare gli
s[)uri per le successioni ereditarie. Vietò
la delazione delle armi proibite, senza su-
periore permesso, in Roma e nello sta-
to, a'protonotari e loro parenti e servi.
Distinse i prolonotari aposlolici parieci-
panti, òa prolonotari di titolo, ed ordinò
che i 7 partecipanti continuino ad esse-
re esenti dagli ordinari, non cos'i i tito-
lari, che assoggettò a' rispettivi ordinari.
A'partecipanli confermò il privilegiodel-
l'altare portatile, non però nelle case al-
trui, eccettuato il caso di viaggio, poten-
dovi bensì celebrare o fjrvi celebrare la
messa anche nelle feste solenni, con a-
dempimento del precetto estensivo a'soli
parenti e servi. A'iitclari poi tolse tal pri-
vilegio dell'altare portatile, ed invece ac-
cordò loro l'indulto dell'oratorio priva-
to da visitarsi dagli ordinari, e nel 1 esto
sia per la celebrazione della messa, che
per l'adempimento del precetto, come ai
partecipanti. Della disposizione di s. Fa-
biano neir aggiungere a' 7 notari altret-
tanti suddiaconi, oltre quanto riportai al-
l'articolo Diaconie cardinalizie di Ro-
ma, a Regione, a Rioni di Roma, fanno
testimonianza vari scrittori, i quali ezian-
dio trattano delle diverse classi de'suddia-
coni della chiesa romana, e loro cospicue
prerogative. Essi sono, per nominarne al-
cuni: Chiapponi, Ada canonizalionis, p.
■2,quoruni testimonio rerum gestarum ve-
rilaiìs inagis testala ficrtl, adjuuxit; ftla '
SUD
gri, Notizia de' vocaboli ecclesiastici, ver-
bo Siihdiaconus, ove lifciisce cIih furo-
no cliìaniati Subdiaconi regionari (jiielli
istituiti da s. Fabiano Papa [)er iaccoi;lie-
re gli alti tle'ss. Mariirij Lauienli, ó'/o •
ria della diaconia di s. Agata, p. 29, <li-
cendo tUe s. Fahiano incaiicò 7 suddia-
coni per soprintendere a'7 notati regio-
nari, acciò fossero con diligenza registra-
ti gli atti de'martiri, ina non è però no-
to che gli si assegnassero de'riofii o chie-
se da governare; Piazza, La Gerarchia
cardinalizia, in cui a p. 707 narra, che
7 suddiaconi regionari fucono corrispon-
denti a'7 diaconi istituiti d<i s. Fabiano,
per assistere come »opraslanli a'7 notari
a raccogliere gli ulti de'ss. martiri; Nar-
di, Dc'panochi, t. a, p. 199, dice che i
prelati suddiaconi trovansi da'primi tem-
pi della Chiesa stabiliti in numero di 7
(la s. Fabiano, acciò presiedessero a'7 no-
tari che nelle 7 regioni raccoglievano gli
alti de' martiri. Questi suddiaconi regio-
nari non erano addetti precisamente ad
ima chiesa, ma al servigio della s. Sede,
ed erano prelati che sotto il cardinal dia-
cono aveano incombenze nelle regioni, e
60j>rinlendevano a'notari regionari. Che
anzi da antichi codici rilevasi chenelleiS^a-
zioni sagre delle chiese di Roma (/'.), vi-
sitale dal Papa, da'cardinali, dal clero e
dal popolo, era incombenza de'suddiaco-
ni regionari il cantare \' K pi stole e le Le-
zioni [f^.),c\ok noni suddiaconi delle chie-
se nazionali, ma i suddiaconi della chie-
sa romana e pontiOcii. Si raccoglie da un
frammento della lettera di Papa s. Cor-
nelio, immedialo successore di s. Fabia-
no, diretta a Fabio vescovo antiocheno,
e presso Eusebio, Hist. eccl. lib, G, cnp.
43, che allora i suddiaconi della romana
chiesa erano7e denominali regionari , per-
chè fatti presiedere, sotto l'ispezione dei
diaconi, alle 7 regioni ecclesiastiche in cui
era Roma divisa, e facevano la Collctta
di rjuesLua (^.). 1 suddiaconi nella chie-
sa romana successivamente si auinenta-
rouo e cùD dilfcreuli specie, dal iNurdi e
S U iì q
da altri «ciiltori qualidcali quali prima-
ri prelati della s. Sede, per gli udizi e iu-
couìbtMize che disiinpegnarono, e per le
singul.ui prerogative che goderono, sic-
come sudtiiaconi pontiiìcii e apostolici ,
adilelti all'itnmedialo servizio del soniuìo
l'oiilcfjce. L'autorità di tjuesli sutldiaco-
ni 111 somma, non meno sul cloro inferio-
re, che sui vescovi stessi, quando spediti
ad amministrare i pingui e vastissimi pa-
trimonii che possedeva la chiesa romana
nelle varie provincie, ed alcuni con l'e-
sercizio delle Regalie maggiori, solevano
i Papi ad essi commettere le loro veci ne-
gli affari pili ai dui e gelosi per l'osservan-
za della disciplina ecclesiastica, ed anconi
furono inviati Apoerisari e Nunzi apo-
stolici (/'.)a|)otenti sovrani. Il iNIaraiigo-
nxjsloria dell' oratorio di Sancfa Sancto-
rum, p..\ j., col più antico Ordine Roma'
fio, che il p. Mabillon nel Musacuin iLt'
lictim attribuisce al secolo XI, racconta
come il l*apa nel giovedì santo in dello
oratorio faceva la Lavanda de' piedi If.)
a 1 1 suddiaconi (in uno al proprio priore,
e ornati di colla e rocchetto), ca[)pellani
poulilicii, mentre da'canlori cantavasi il
vespero, dipoi eseguendo nella vicina ba-
silica di s. Zaccaria la lavanda ai?, pove-
ri. I diaconi ne'Ioro ragguardevoli mini-
steri eranocoa(huvali ilai suddiaconi, dil-
le diaconesse e dalle suddiaconesse. Tut-
ti gli ordini de'suildiaconi della chiesa ro-
mana anticamente erano soggetti e dipen-
devano dal cardinalearcidiacono, il qua-
le era pure f icario del Papa. Il Hinaldi
all'anno 198,11.°! G,lasciòscrillo:"In que-
sl anno da s. Gregorio 1 fu aggiunto o-
nore e dignità all'ufllzio de' Z?//è/j5on(/^.)
iiiIloma,volendoche fossero regionarijCO-
me similmente erano i notari ed i sud-
diaconi; imperocché (pielli a'quali era da-
to il nome e la dignità di regionario, con-
venivano insieme col Pontefice alle sagre
funzioni (come ampiamente ragionai a
Cai'I'Elle pontificie e ne' tanti analoghi
articoli); e siccome i diaconi legionari e-
raiio 7^ così delliilcsso mistico numero
IO SUD
erano i notali, i suddiaconi, i difensori re-
gionari, ed in assenza del Pontefice sede-
vano col clero, ma essendo presente sta-
vano in piedi; ed era privilegio tanto ilei
regionari l'assistere ^1 Papa in chiesa, es-
sendo per altro in Uonia, ed in ciascuna
chiesa diaconale, nolari, suddiaconi, e di-
fensori noti regionari. I difensori poi era-
no princi[)aln)enle impiegati nella difesa
de'poveri e delle chiese, e solevansi mau-
daredalsonimo Ponlefice in di verse pro-
vincie, e delegavaiisi loro diverse cause,
e cotnnietlevasi la cura dei Patrininni
della s . Sede [r .),inìcììc con titolo di ReC'
lore {f'-)i come dimostrano le molle e-
pistole che s. Gregorio I ad essi scrisse.
Nelle cpjali ancora pone la furmola, con
cui si creavano i difensori, secondo i lo-
ro niinisteri, e avvertendoli con quanta
modestia e con quanta piacevolezza si do-
vessero portare nelle cause de' vescovi. Di
che riprese certo difensoie, il cpiale aven-
do a poco capitale il vescovo, faceva che
i chierici di lui al suo tribunale rappre-
sentati fossero, e determinò che la t .' i-
stanza si facesse appresso il vescovo". Da
(\\\e^\\ Difensori , e da' Difensori della
chiesa romana (/''.), derivarono i nobi-
lissimi collegi tuttora fiorenti, degli Udi-
lori di Rota {P' .), e degli Avvocati con-
cistoriali [y.), tra i (|uali è ancora cospi-
cuo l'antico uffizio dell'avvocalo de'/'o-
\cri(l^.). 1 sudtiiaeoni della chiesa roma-
na si aumentarono col corso de'secoli fino
al numero di i\ nel concilio di Raven-
na del 967, e 28 come affermano l'anna-
lista Baronio negli Annali eccleùasliciiyX-
l'anno 1 oSy, e GiovanniDiacono nel pon-
tificalod'Alessandro III deli i5q,nel li-
bro De Ecclesia Laleranensica\).'j;\ào\\-
de ne'secoli XI e XII ancora sussisteva-
no i suddiaconi in 3 classi distinti, e cia-
scuna composta di <j chierici, cioè Regio-
narii, ch'era la i.'\ Cantori, e Palatini
Ira'quali uno esercitava l'ulliziodi Snh-
pnlnientario (/^'.). I suddiaconi regiona-
ri vestivano la tonaca ili lino bianco o
Camice e la Pianeta, sagre vesti che li
SUD
distinguevano da quelli delie altre cl)ie«
se, come si ha da s. Gregorio I, Epist.
12, lib. 9; dall' Ordine Romano i.°; e
dal Micrologo o Ivone di Chartres, De
ecclesiasticis qf/iciis cap. 8. Oltre le ac-
cennate prerogative, maneggiavano i va-
si sagri, sebbene contenenti le specie eu-
caristiche del Pane e del Fino {F.), co-
me riferiscono pili Ordini Romanij pri-
vilegio distintissimo, cui i canoni sem-
pre rifiutarono ai suddiaconi delle al-
tre chiese. I suddiaconi regionari, come
i diaconi regionari, furono sempre 7, e
gli altri erano come semplici titolari : la
loro precedenza nasceva dall'ordinazione,
come rileva il p. Mabillon. Nel nuovo ri-
parto ecclesiastico delle regioni di Roma,
si aumentarono secondo i\ suo iiuuiero
tanto i diaconi, che i suddiaconi regiona-
ri. Fra' suddiaconi regionari eran vi il sud-
diacono staziotiario, e il suddiacono obla-
zionario, de' quali parlerò poi. 1 suddia-
coni Cantori pontificii (F.), periti nel
Canto ecclesiastico {F".), ed aventi a loro
superiore il Primicerio (^'.)di grande au-
torità, qual capo e regolatore del clero,
ìncond)eva loio di cantare quando cele-
brava il Papa nelle basiliche, nelle solen-
ni messe, nelle stazioni, nelle processioni,
e nelle principali feste della città; e fra
le loro prerogative e diritti ricorderò il
sottoscriversi agli atti de Sinodi vomaiìì,
ed a'ponliflcii Dlplomi;\\ diritto d'inter-
venire all' Elezione de' sommi Pontefici
{F.), e di dare il loro suffragio ne'prirai
secoli della Chiesa, finché neh 179 il con-
cilio di Laterano definitivamente riservò
tale diritto a 'soli cardinali di s. romana
chiesa. Nel loro articolo e altrove, notai
che s. Gregorio I eresse la scuola de'can-
lori, chiamala Orfanotrofio, ed era come
un seminario di nobili o onesti giovanet-
ti che desideravano dedicarsi al chierica-
to; ivi erano istruiti con ogni cura da uo-
mini valentissimi, massime ne'sagri riti
e nel cauto, sotto la cura del primicerio
de'cantori, ed aiutavano nella salmodia i
nuovi nominati cantori, e cresciuti in età
SUD
venivano ordinati snililiaconi: allora en-
ti a vauo a sostenere l'uffizio di cantoii,ser-
■vendo il Papa io numero di n nelle sagre
funzioni. II medesimo s. Gregorio l col ca-
none del 5g5 statuì, die i cantori doves-
sero essere sempre suddiaconi, proiben-
do espressamente il cantorato a'diaconi.
Qual fosse l'abito de'cantori, lo spiega il
b. cardinal Tommasi, Praef. in Aiilif.,
p. I 8; ed il loro luogo era situato imianzi
:d santuario oprftsbilerio, divisi in due co-
ri con alternativo canto. Osserva .Sardi
the i 7 suddiaconi della Schola cantorurn,
che servivano ne'pontifioali del Papa, e-
rano diversi dagli altri cantori che assi-
stevano quando celebravano i cardinali:
i 7 cantori maggiori doveano presiedere
alle scuole de'cantori minori. Non pochi
suddiaconi cantori furono elevali al car-
dinalato, e non di rado al pontificato. I
sodiWixconì Pnlalinì furono chiamati an-
che Basilicarì, o equivalentemente sub-
diaconi Basiticae o ncholae Basilicae,po\-
che servivano al Papa quando celebrava
pontificalmente nella basilica Lateranen-
se (.^chiesa del mondo cattolico, o nelle
cappelle palatine del Patriarchio o Pa-
lazzo apostolico, e cantando l'epistola, ol-
tre il leggere alla mensa pontifìcia. Altri
vogliono che cantassero pure l'evangelo
nel Lnteiano,a diversità de' regionari che
lo cantavano nelle regioni: temo però che
gli abbiano confusi co'diaconi, come loro
uffizio. Variò il numero de'suddiaconi ba-
silicario palatini, ed il Baronione nume-
rò 4j "l'J Cancellieri, Memorie delie sa-
gre Teste, p. 2, e citando Mabillon, Corn-
ment., dichiara che 7 erano i suddiaconi
palatini; e lo confermano Magri e Piaz-
za, aggiimgendo che portavano avniili al
Papa la Croce pontifìcia [f^.). Dal me-
desimo Caroiiio airannoio57, n.° 22, e
da un antico /i/7»(7/e della basilica Vati-
cana si ricava, che i suddiaconi della chie-
sa romana erano: 7 regionari,] quali c;in-
tavano l'epistoìe e le lezioni nelle stazio-
ni; 7 palatini, che facevano lo stesso nel-
la basilica Luleraueusci e 7 della scuola
SUD II
(\ecanlori, i quali cantavano solamente
quando celebrava il Papa. Quanto a'sud-
diaccni regionari deaomìnaù stazionale
e. oblazionarioj il i. "vocabolo si applicò
tanto a un suddiacono regionario per
quanto eseguiva neWe stazioni ove inter-
veniva il Papa, quanto al suddiacono pa-
latino che in esse pure portava la croce,
non però la pontificia, ma la particolare
Croce stazionale [P^.),ch(i nsavasi anco-
ra nelle Processioni, sempve egualmente
innanzi al Papa; altri sorissercj che n'era
delatore un diacono. Per ([uesta croce e-
ravi la palatina scuola della croce, com-
posta di suddiaconi, ed in seguito ne fa-
cevano parte soltanto alcuni di essi e pa-
le due. 11 Moretti, De Presbiterio, rac-
conta che i suddiaconi palatini o aposto-
lici erano i custodi tiella croce papale, e
designavano le croci da portarsi nella ba-
silica Vaticana, in occasione delle Lita-
nie maggiori.Sembvri meglioritenere,clie
la croce stazionale fosse portata da'sud-
diaconi regionari , perciò detti ancora
Subdiaconi de Cruce o Scholae Crucis,
mentre le basiliclie per la delazione delle
loro croci comuni aveano un collegio di
chierici detti della croce, e le portavano
ne'giorni delle stazioni e processioni. La
croce stazionale prese questo nome dal
portarsi per le stazioni, ed erano gemma-
te e con medaglie istoriate o ornate di scu-
detti tonili in basso rilievo, più preziose
e più belle delle altre; già esistevano sot-
to s. Leone III del 70 5, e di mg.'' Ciam-
pini abbiamo Dissert. de Cruce stationa-
li: prima di tal Papa s. Gregorio I avea
fatto vasi e croci d'argento per le stazio-
ni, di cui fu tanto benemerito. Il Magri
chiama suddiacono Stationarius, civ\e\io
che ministrava al Papa celebrando nel-
la chiesa della stazione, h' Oblazionario
[P^.) fu diacono e suddiacono, e riceveva
rOA/(isi'0^2ede't'edeli,cioè il diacono il vi-
noj il suddiacono il pane nella messa, e
se ne ha memoria che già esisteva nel
5(3o:gli oblazionari della chiesa romana
aveano il priore e il sotto-priore, ed era-
12 SUD
no uffizi distinti. Ne tratta il p. Berlen-
di, Delle oblazioni all'aliare, e dice che
l'oblazionario suddiacono raveano pure
altre cliiese; nella cliiesa romana i sud-
diaconi ricevute dal popolo le olFerte, le
consegnavanoal diacono per metterle so-
pra l'altare, mentre cantavasi 1' Offer-
torio {f^-)j di che esiste memoria nelle
messe solenni, ove il suddiacono olire al
diacono, dopo l'evangeloe cantatoli sim-
bolo, la patena col pane, il calice e poi il
■vino. Fattele oblazioni del pane e del vi-
no, si faceva quella <\Q\Vacqua da infon-
dersi col vino nel calice, ed i chierici can-
tori l'olfrivano al suddiacono, il (piale la
presentava al diacono che l'infondeva nel
calice. Dice Magri , che Stibdiaconiis a-
hlalionarius era quello che raccoglieva
le oblazioni, ed era capo di tutti i sud-
diaconi , chiamato dai greci Dontcstico
(/-^.),come scrìve Anastasio Bibliotecario:
Priniuin subdiaconoruin ^raeci Dome'
sticum vocant,qHciìi romani Obladona-
rius. Molte notizie erudite ci dùNnrdi sui
suddiaconi della chiesa romana, prelati
nobilissimi della s.Sede,e diversi da'sud-
diaconi minori delle chiese. Riferisce che
nell'antichissimo 0/7/me/io/7irt/zo//si ap-
prende ch'era vi V A rei suddiacono (^ .),
che dovea essere il caput, xcholae o pri-
micerio de' suddiaconi. Ne' primi secoli
della Chiesa, la s. Sede inviò le sue lettere
per alfari urgenti a'primali,per mezzo dei
sudiliaconi maggiorijed i suddiaconi pon-
tilìcii aiutavano i cardinali a battezzare
nel Laterano. Inoltre di essi si servi la
s. Sede in all'ari della più alta importan-
za, ecclesiastici e civili. Ne'memorati pa-
trimonìi della chiesa romana tenevansi
de' rettori, talora notari, difensori e sud-
diaconi, prelati maggiori o minori, per
amministrarli e governarli. Papa s. Sim-
maco del 4o^ commise le sue veci in Si-
cilia a Pietro suddiacono Scdis noslrac.
papa Vigilio del 54" creò cardinale suil-
diacono il celebre Aratore, personaggio
che uvea esercitate grandi cariche nel-
Taupcro, e riparlai di lui nel voi. LV, p.
SUD
2 11. Pelagio II del 578 si servi molto
dell'opera de'suddiaconi della chiesa ro-
mana in delicati incarichi. Neil' elezio-
ne del vescovo di Milano, s. Gregorio I
mandò a presiederla Giovanni suddiaco-
no e rettore del patrimonio della Ligu-
ria; ed al suddiacono Fantino commise
l'esame della causa d'un vescovo accu-
sato dal clero di sua chiesa. Da Antemio
suddiacono rettore del patrimonio diNa-
poli fece intimare al vescovo Pascasio di
eleggere il vicedominoe il maggiordomo,
e se non ubbidiva adunasse il clero e li
eleggesse; indi ordinò ad Antemio di ve-
gliare sull'elezione d'un vescovo.acciò non
v'intervenisse simonia, e che costringesse
il vescovo d'Amalfi alla residenza; flnal-
menteadAntoninosnddiacono ilella chie-
sa romana e rettore del suo patrimonio
in Dalmazia, comandò che intimasse a
Natale vescovo di Salona di ripristinare
Onorato nel suo arcidiaconato, per aver-
lo per forza ordinato prete, quantuncjue
avesse nominato il nuovo arcidiacono.
Doveano questi rettori invigilare su' ve-
scovi, riprenderli e per ordine del Papa
puniili : aveano facoltà per le cause tra i
vescovi, e spesso le piìi gravi inciunben-
ze : s. Gregorio I sgridò Anatolio rettore
della Campania e suddiacono della chie-
sa romana, per non aver corretto certi
vescovi negligenti. Talora questi sudilia-
coni erano richiesti per vescovi, per le
loro eccellenti qualità: Primogenio sud-
diacono regionarioapostoliconel G80 eb-
be il patriarcato di Grado. Altri furono
presidi di città e provincie, dopo l'ori-
gine del principato temporale della s. Se-
de. Anche l'Adami, Ricerche delcarce-
reTulliano,p. i o5, rileva gli ufUzi de'sud-
diaconi dispensatori e rettori delle dia-
conie,non di Roma, ma fuori di essa e nel-
le città o Provincie ov'erano i beni di s.
Chiesa, che da'Papi si mandavano a go-
vernare da' sudiliaconi regionari ; e nel
7iv5 s. Gregorio li avea Teodinio sud-
diacono regionario rettore della s. Salo,
e disponsalorc della diaconia di s. AuJrea
SUD
di Nnpoli. Il Baronio ha credulo che il
i.° suddiacono eletto Papa fosse s. Adeo-
dato 1 nel 6i5, ma Novaes lo nega e lo
dice figlio d'un suddiacono. Prima di lui
e nel 536 alcuni vogliono che Papa s.Sil-
verio fosse suddiacono, ma piti piobabil-
menle diacono regionario. Molli opinano
che l'esclusione de'suddiaconi dal ponti-
ficato debba ripetersi dal decreto del sino-
do romano convocato nel 769 da Stefa-
no III dello IV in cui fu stabilito: » Ne
ullus unquam praesumat laicorum, nc-
que ex alio ordine,nisi per dislinctos gra-
dos ascendens diaconus, aut presbyter
cardinalis fuerit ad sacrum Pontificalus
honorem posse promoveri". Il Cenni che
ne pubblicò gli atti, dice che tal decreto
fu fatto a cagione dell'antipapa Costan-
tino, intruso senz'ordine alcuno, e perciò
il I ° Laico ( V.) che occupò la cattedra a-
poslolica; e siccome anche prima erano
i suddiaconi esclusi dal pontificalo, cosi
Cenni non conviene che da tal grado vi
fosse sollevato s. Adeodato I. Opina Lau-
renli, che nel secolo XI non fosse in vi-
gore tal decreto, poiché Stefano X mo-
rendo nel I o58, consultaloe richiesto dai
romani di designare il Successore[V.)y 5
ne propose, Ira' quali Ildebrando allora
suddiacono della chiesa romana ed eco-
uomo della s. Sede fatto da s. Leone IX,
Apostolicae Sedis sub diaconus, che poi
Nicolò II ordinò arcidiacono cardinale, e
quindi fu Papa s. Gregorio VII. Aggiun-
ge luttavolta, che molti suddiaconi asce-
sero al ponlificato,ma èquestione inqual
tempo ne sicno slati nuovamente esclu-
si; e che finalmente Pio IV colla bolla la
cligendis tccltsiarum praelatis, iXvkh\\i ili
non doversi ammettere al Conclave ( r.)
que'cardinali che non fossero almeno dia-
coni. Nondimeno al cardinalato sino dai
primi secoli vi furono elevati molli sud-
diaconijComepuò vedersi nelle biografie,
e qui ne ricorderò alcuni. Stefano IV det-
to V era nel grado di suddiacono della
chiesa romana quando s. Leone IH del
793 lo sollevò a cardinale diacono, e poi
SUD i3
l'ebbe a successore. Sergio II ordinò sud-
diacono Nicolò, e s. Leone IV l'innalzò a
cardinale diacono, e nell'SSB divenne Pa-
pa <«. Nicolò I. INIartino li creò prete car-
dinale Stefano, che Adriano li avea or-
dinato suddiacono, indi nell'SSS fu Papa
Stefano Y detto VI. Neh i65 Alessandro
HI creòcardinale/ir/v/Jrt/J/zOjSuddincono e
notaro apostolico. Lucio ili nel i i 82 creò
cardinaliPandolfo/J/rt5CrteSoftiedo Gae-
(ani, suddiaconi del palazzo apostolico,
il I ."dell'ordine de' preti, il 2.° di quello
de' diaconi. Clemente III nel i 188 fece
cardinale Alessio Arcipreti, ch'era slato
ordinalo suddiacono della chiesa roma-
na. Innocenzo III neli2o5 elevò al car-
dinalato (j/0i'rtt/ji2i suddiacono, notaro a-
postoli co e Uditore di Rota {^''.). Urba-
no IV nel 1262 creò cardinale diacono
Pirunto Conti suddiacono apostolico. Bo-
nificioVIlI nel I2C)5 fece cardinaleFran-
cesco Gaelani cnppeWauo pontificio ossia
uditore di iota. E per non ricordare al-
tri esempi, Nicolò V fece suddiacono a-
postolico Piccolomini, che nella corona-
zione gli portò la croce avanti ; Calisto
III lo creò cardinale, e gli successe col
nome di Pio 11. Nell'BgG fu intruso Bo-
nifacio VI, u»a fu deposto prima dal gra-
do di suddiacono, poi da quello di pre-
te. Anche nel voi. IX, p. 276 feci men-
zione de' cardinali suddiaconi, ed il Co-
liellio riporta Lolaruigo fatto nel loSy
da Vittore II; econTomassini notai, che
nel sinodo romano del C)63,dopo Giovan-
ni suddiacono cardinale, trovasi Stefano
arciaccolito coli tutti gli accoliti, non pe-
rò facenti parte del Sagro collegio [F.).
Degli accoliti (/'.) della s. Sede, palatini,
regionari, stazionari e ceroferari con pri-
micerio,riparlai a SEGNATURA,dicendo dei
prelati votanti accoliti apostolici. Degli
accoliti della chiesa romana si deve rife-
rire l'origine a' primi tempi della mede-
sima; ministri inferiori dell'altare, pre-
paravano gli arredi sagri e servivano i
ministri superiori, e perciò con ministe-
ro assai diverso da'diaconi e da'suddia
i4 s U D
coni; imperocché gli accoliti soleva no am-
luinistrare a've.scovi,(la'<|uali erano spes-
so mandali a conforlare oa portar lette-
re a'fedeli, e le Eiilogie [F.) o pani be-
nedetti; e perciò erano astretti all'obbli-
go del silenzio e della disciplina (.lell'ar-
cano, ne'primi tempi in cui i fedeli erano
ad ogni passo insidiati da'gentili. Gli ac-
coliti servivano ancora a'diaconi nel pre-
parare i v;isi sagri e gli altari, nell'accen-
dere e portare i Lumi (^'.), de'quali fa-
cevasi uso da' fedeli nelle sagre Sinassi
(^.), e sostenendo i CandeWcn (/^.)_,on-
de fmono i\q\.ì\ ceroferari dall'acoendere
e portar le raiirlelc. Nel ponlilieato di s.
Cornelio del 2 54 §'' accoliti della chieda
romana erano 4^ e di visi nelle 3 classi de-
scritte da Panvinio, Arringhi e altri: /ic-
coliti palatini, che suvv'wauo al Papa nel
palazzo apostolico, e nella basilica Late-
lanense: /accoliti stazionari^ il cui u(fi-
cio principalmente consisteva nel servir
il Papa nelle chiese delle stazioni: Acco-
liti regionari^ che servivano co' suddia-
coni i diaconi nelle f;?/Vico/j/e cardinalizie,
ed erano 7 e portavano co'suddiaconi i 7
candellieri nelle processioni e pontidcali
del Pa[ia, il che rimarcai ancora nel voi.
LVIlIj p. 5. l'ero il p. Mal)illon ammet-
te duesoli generi di accoliti nella chiesa
romana, regionari che prestavano il loro
servigio a'diaconi e al Papa, e titolari che
servivano nel Zi7o/o delle loro chiese: no-
mina pure gli accoliti ^a/cz/i«/jma li cre-
de della basilica Laleranense, e che gli
accoliti stazionari si prendessero da' re-
gionari, i quali sono coetanei alla divisio-
ne ecclesiastica diRoma in ^regioni o par-
li. Verso il V secolo era ullicio degli ac-
coliti regionari il trasferire la ss. Eucari-
stia die si consagrava dal Papa, alle chie-
se titolari di Roma. Nelle Cappelle pon-
tificie sono acculiti apostolici i ricordali
prelati di segnatura; accoliti ceroferari i
cubiculari Cappellani comuni del Papa
{f.), e talvolta sono suppliti iW Chierici
della cappella pontificia (/'.). Ritornan-
do a'suddlaconì della chiesa romana, sul
SUD
declinar del secolo XII crebbero iodefi-
nitamente,senzache piìi determinato fos-
se il loro numero, laonde nel pontificato
d'Innocenzo Ili deli 198 cominciò a di-
menticarsi e cessare lu loro antica classi-
ficazione in regionari, palatini e cantori;
finalmente cessò altresì ogni idea dell'an-
tica distinzione nel secolo XV, in cui ven-
nero promiscuamente appellali Suddia-
coni apostolici. Subdiaconi apostolici ,
che intervenivano a' Possessi de Papi a
cavallo. Quando la cavalcata si faceva in
paramenti sagri, i suddiaconi incedevano
omne.s super rocchetlos innicellas albas
hahebant, seguili dagli uditori di rota,
da'chierici di camera, dagli accoliti Pa'
/;cZ(?, I (juali ^ìoilavano super pelliccia su-
per roccliettis, comesi legge nella descri-
zione di (pjello deli4B4 P^'" Innocenzo
VIII.V'Mitervenivanopure:>S'«if//rtco/ìM5
latinus, diaconus et subdiaconus graeci,
sacris i'cslibus indilli, quorum niedius e-
rat, a dextris ejus laiinus, et a sinistris
graccus, subdiaconi. Allora essendo uni-
ta alla funzione del posse>so la preceden-
te coronazione, nel pontificale di questa
il diacono e i suddiaconi Ialini e greci nei
due idiouìi aveano cantato l'epistola e il
vangelo; mentre il cardinale diacono che
avea cantato l'evangeio in latino, caval-
cava tra'due cardinali diaconi assistenti
del Papa. Quindi il Papa dispensava il
Presbiterio {^'.), inclusi vamente a'Sub-
diaronis, Audtloribus, Clericis Camerae,
Acolitis. Dopo il I 5 1 3 e il possesso diLeo-
neX, la cavalcata non ebbe più luogo col-
le sagre vesti, laonde i suddiaconi apo-
stolici proseguirono il loro intervento a
cavallo, Clini habito violaceo, cum roc-
chrlto et mantelletto, dopo gli accoliti e
gli uditori di rota; gli accoliti nella basili-
ca Laleranense assumevano la colla sul
rocchetto, i suddiaconi la lonicelia, e con
questa uno di loro portava la croce pon-
tificia, e cantavano le Laudi o acclama-
zioni come nella funzione della Corona-
zione del Papa. Nel Cercmoniale della
chiesa romaua,con)pilato daAgoslinoPa-
SUD
trizi nel poDlificalotl'InnocenzoVIII, tro-
vasi una celta disliuzione fra'sudcliaconi
partecipanti nei numero ili 5,ene' sud-
diaconi non partecipanti, il cui numero
era indeterminato, e furmanti il collegio
de' suddiaconi apo<;(oUci. Scrisse i\Ia,^ii
che i suddiaconi apostolici vestono di pao-
nazzo nelle pubbliciie funzioni, colia cap-
pa vescovile, ch'erano cariche venali(cioè
i partecipanti, e come tante altre che si
acquistavanocoD esborsare una somma);
ma Alessandro VII togliendo tale abuso,
conferì il titolo e l'udlzio di suddiaconi
apostolici a' prelati Uditori di Rota, ai
quali concesse l'abito paonazzo, e la pre-
cedenza sui Chierici di Camera {f'^-); co-
sì anche per maggior decoro della cap-
pella pontifìcia, conferì l'accolilato, pri-
ma anch'esso venale, a' prelati referen-
dari e Piotanti di segnatura, reslitueiido
il prezzo a coloro i quali aveano compra-
to gli uffizi del suddiaconato e dell'acco-
lilato. Dunque errò Cancellieri nella Sto-
na de possessi p, 489, nell'asserire che
il collegio de'suddiaconi fu abolilodaGio-
vanni XX II, e ad essi furono surrogali
gli uditori di rota. Già a Cappelle Po:y-
TiFiciE § IV : Ministri, cantori e inser-
vienti delle cappelle palatine, tenni pro-
posito di essi, come del prete assistente,
diacono e suddiacono assistenti (e di essi
anche nel voi. XIX, p. 299 e altrove); ed
ancora de'diacouo e suddiacono greci(dei
quali riparlai ne' voi. XXXII, p. i^Z e
seg., XXXIII, p. 52), perchè il Papa ce-
lebrando solennemeiite,in segno della co-
munione con tutti i cattolici, riunisce i
due riti latino e greco specialmente nel
canto \\t\V Epistola e dell' £"t'^'?^e/o(^'.);
e per le sagre vesti che indossano e uffizi
che esercitano tutti i ricordati sagri mi-
nistri, come degli altri seguenti, ne trat-
tai in tutto il citato dilfiisissimo articolo,
edinque'mollissimiche gli sono relativi.
Quindi parlai de'suddiaconi apostolici, e
degli accoliti apostolici. Di questi due col-
legi narraicome Alessandro VII, per mag-
gior decoro, splendore e dignità della cap-
SUD i^
pella pontificia, e delle s;igre funzioni che
in essa, e nelle basiliche e chiese di Ro-
ma celebra o assiste, col h\-c\ti Niiper cer-
tis ex cautis, de'26 ottobre 1 655, presso
il Bull. Roni. t. G, par. 4, p- 57, e il Der-
ni no, Il tribunale della s. Rota romana
p. 9 5: Crealio Auditorwn s. Rotae inSub-
diaconos aposiolicos, et f^olantinui Si-
gnaturae j'uititiae in Jcolytos apo^toli-
cos. Estinse e soppresse i collegi de'sud-
diaconi apostolici e degli accoliti aposto-
lici, che assistevano e servivano il Papa
iieile messe solenni, nelle processioni e
nelle altre sagre funzioni, eco'loro uffizi,
prerogative, attribuzioni ed emolu(ueu-
ti, a'primi sostituì gli uditori, a'secondl
i votanti; cessando così la venalità, colla
quale da uomini denarosi si comprava-
no gli onorevoli uffizi di suddiacono e ac-
colito, uso sconvenevole e non corrispon-
dente alla dignità degli antichissimi mi-
nistri sagri del palazzo apostolico, ed ai
cospicui gradi di suddiac(mi e accoliti a-
postolici. Il Papa fece restituire a ciascu-
no de'soppressi uffizi il prezzo da loro pa-
galo,e loro vita durante gli conservò l'a-
bito paonazzo e altri titoli d'onore. Seb-
bene altri collegi prelatizi aspirassero di
succetlere a'suddiaconi apostolici, Ales-
sandro VII considerando gli antichi me-
riti degli utlitoridi rotarle loro qualifiche
di giudici Lateranensi e cappellani pon-
tificii, e che esercitavano nelle sagre fun-
zioni papali l'uffizio di suddiacono, volle
a lutti preferirli, aggiungendo loro altre
onorificenze ed utili. Dal palazzo aposto-
lico godevano la sola parte del pane dio-
nore,e loro accrebbe pure quella del vino,
etpiivalente a scudi 5o annui per ciascu-
no; e siccome da secoli vestivano di ne-
ro, volle che vestissero di paonazzo e con
fiocco simile al cappello. Ad alcuni udi-
tori non piacque il variato colore in loro
ripristinato, perchè col nero erano gli u-
nici in Pvoma a portare il rocchetto. Pen-
dendo litedi precedenza co'chieiici di ca-
mera, il Papa considerando le antiche pre-
rogative degli uditori, eche i\ea,VIngres-
iG SUD
si solenni in Roma {V.) degl'imperalo-
li, scfjm'halur subcliaconi omnes, jiuli-
res lìolac, clerici caiiterae,ncolylhi, cu-
ìncularl eie, la concesse agli uditori di
rota, e dopo di essi al HJaestro del s. Pa-
lazzo (/^.), compensando in altri modi i
cliieiici di camera; onde i éna collegi pa-
cificamente tornarono ad assistere alle
pontificie funzioni. Gli uditori erausi ri-
tirati pure dall'intervenlonelle cavalca-
le da I o anni, perchè il romano Innocen-
zo Xj benché stalo (jditoie di rotn,avea
permesso a'baroni di sua patria d'occu-
pare il luogo vicino alla croce papale, go-
duto per l'addietro dagli uditori. Ales-
sandro VII perii suo possesso ad essi lo ri-
pristinò, facendo dire a'baroni, che l'in-
cedere presso la croce meglio conveniva
al cetodi quello che la portava e i cui pre-
lati ei-;ino capjìellani del Papa. Dice No-
vaes nella Storia d' Alessandro VIl^ che
questi obbligò gli uditori di rota ad es-
sere veri suddiaconi, con prendere gli or-
dini sagri. A'volanti di segnatura surro-
gati gli accoliti apostolici, Alessandro VII
commutò la pai tedi pane comune di pa-
lazzo, in parte più nobile, eguale a quel-
la de'cardinali. Raccontai pure che Ales-
sandro VII col breve Pro pasioralis offi-
r/i,de'io dicembre 1 655, Z?«//.cit. p. 66:
Ut in Mifsamm soleniniuniyet l'espera-
rtim in Cappcllis pontificiis celebratio-
ne sacerdoiis assisteniix, ne diaconia, et
subdiaconis officia per canonicoss. Joan-
ìiis Lateranensis, ac s. Petti, et s. Ma-
rine fliajorisde Urbe respective pera gan-
nir. Vale a dire, 1' uflìzio di prete assi-
slente, e(|uivalente all'arcidiacono, do-
vesse esercitarlo un canonicoLateranense,
quello di diacono un canonico di s. Ma-
lia Maggiore, il che tuttora <^ in vigo-
re. Cos'i soppresse i precedenti ministri
assistenti della cappella pontifìcia. Feci
pure menzione del disposto col breve A-
lias nos, de' IO giugno 1657, Bull. cil.
p. I S2:Erectio qualnor offìcioruni cleri-
conint cerofcrarioruni Cappcllae ponti-
ficiae, Buasolanti (/'.). Dissi per ultimo
SUD
de' cantori pontificii, e della loro antica
nfliiiatura quotidiana, feriale e comune,
eseguita nel palazzo apostolico, sino alla
metà del pontificato di Pio VI. Degli uf-
fici del suildiacono apostolico e degli ac-
coliti apostolici nella cappella pontificia
tratta ancora ilChiapponi.L'ulliciodidia-
cono e di suddiacono della cappella pon-
tificia, ha ancora l'onorevole prerogati-
va di unmediataraente assistere la perso-
na del sommo Pontefice nella rispettiva
qualifica di diacono e suddiacono in tut-
te le funzioni che esso faccia, fuori il so-
lenne pontificale (oltre quelle altre de-
scritte a Cappelle pontificie), nel quale
un cardinale diacono esercita il ministe-
10 di diacono, ed un uditore di rota quel-
lo di suddiacono. Per cui nella stretta e-
tichetla, i canonici delle 3 patriarcali ba-
siliche Lateranense, Vaticana e Liberia-
na (alle quali classi appartengono, come
ho detto, i 3 ministri sacri della cappel-
la pontificia), fino a recentissimo tempo
mai non accettavano 1' invilo di fire da
ministri sagri a'cardinali stessi, fuori cioè
della cappella pontificia, ritenendosi che
i ministri sagri i quali iminediataiuen-
le assistono il i*apa, non sia conveniente
che assistano altri. Da questa regola pe-
rò si ritiene eccettuato il caso nel qua-
le, compreso il celebrante, sieno tutti ca-
nonici delle patriarcali basiliche mento-
vate. Come ancora l'assistenza a'cardina-
li nelle benedizioni nella Chiesa di s. Teo-
doro àeW A rcicon fraternità del ss. Cuore
di Gesìidelta <\e Sacconi, considerando-
si lutti come confratelli. Al sommo Ponte-
fice inoltre si assiste dal diaconoesuddia-
cono della cappella pontificia, in tutte le
funzioni comprese le consagrazioni delle
Chiese (e della recentissima di s. Paolo
parlerò a Tempio), degli altari, e de'^^^
tisterij e nella Coronazione delle s. Ini-
magini (e dell'ultima latta nella basilica
Vaticana farò parola a Teatine), bene-
dizioni d'ìcampane (diche farò menzione
a Tor.RE camp.anaria), benedizioni col ss.
Sagraoieulo, ed altre consimili. Si deve
SUD
avvertire, che ritenendosi i lie capitoli
(Ielle memorale basiliche patriarcali di
eguale rango, vi è l'inveterata consuetu-
dine,chequando trattasi di tali sagre fun-
zioni fuori delle ordinarie cappelle ponti-
ficie, e che abbiano luogo in alcuna delle
stesse 3 patriarcali basiliche, allora quel-
Jo de'sagri ministri che appartiene a quel
capitolo fa da diacono, ed a propria scel-
ta invita un altro concanonico a fare da
suddiacono, cedendo per antica conve-
niente consuetudine il collega ministro.
Quando però non trattasi di funzione nel-
le dette 3 patriarcali, sempre intervengo-
no all' assistenza il diacono e il suddiaco-
no, e non mai l'arcidiacono ossia il prete
assistente, il quale però esercita l'udizio
di diacono se il Papa eseguisce la funzio-
ne nella sua basilica Lateranense, depu-
tando un, proprio concanonico all'unizio
di suddiacono. Vi sono esempi che il dia-
cono e suddiacono fecero a' Papi da mi-
nistri assistenti a funzioni, nelle quali in-
combe ad esercitare 1' uffizio a due car-
dinali diaconi, come nel 1 83 1 , nel quale
Gregorio XVI eseguì la funzione della
Lavanda r/e'^;ef//,assistitoda'prelatiLui-
giTheodoli diacono ecanonico Vaticano,
e Francesco Pentini suddiacono e cano-
nico Liberiano. Gli attuali ministri sagri
della cappella pontificia sono i prelati :
nig.r Antonio R.ossi-Vaccari canonicoLa-
teranense, prete assistente; mg.r Lorenzo
Lucidi canonico Vaticano, diacono; mg.r
Francesco Pentini canonico Liberiano,
suddiacono.
All'ordinazione de' suddiaconi decre-
tò nel 253 il concilio di Cartagine, che
la materia fosse la patena e il calice vuo-
to, che il vescovo facesse toccare agli or-
dinandi , ricevendo dall' arcidiacono le
ampolle piene, il bacile e il pannolino per
asciugar le mani. Vedasi WPonti ficaie Ro-
ìuaniim: De ordinatione subdiaconi. Pro
ordinatione subdìaconoruni parenlurca-
lix vacuus, Clini patena super posila, ur-
ceoli cuni manutergio, et liher epistola-
rum. Pel conferimento del suddiacona-
VOL. LXXI.
SUD 17
to il rinomalo concilio iV Elvira, celebra-
to in principio del IV secolo, prescrisse:
•'li suddiacono non riceve l'imposizione
delie mani, ma riceve dal vescovo la Fa-
lena [P^.) e il Calice [F.) vuoto; e dal-
l'arcidiacono V Ampolla {/^.) coll'acqua
e il vino, e lo sciugamano". Quanto alle
disposizioni richieste per ricevere il sud-
diaconatOjSi riportano a Orr/me^ cos'i VE-
^^(/^'.), bisognando aver toccato i 11 ^n-
ni, prenderlo nelleQ«<a/^'o7'ewi/?orfl(^.),
osservare gr//j/er?^/z/(/^.), altrimenti oc-
corre la dispensa dell' Extra Tempora
[f^.]. Per la sconsagrazione del suddia-
conosi può vedereDEGRAD AZIONE eSACEK-
Dozio. Pretendono alcuni che anticamen-
te il suddiaconato venisse conferito dai
semplici>5'<^cer/T?o^/o da' Corepiscopl[f^.).
La forma dell' ordine consiste nelle pa-
role che il vescovo indirizza a'suddiaco-
ni. Le funzioni de'suddiaconi ponno ri-
dursi a 6 principali, secondo il Pontifica-
le romano: i .°a ver cura àtvasi s 7gri che
servono pel sagrifizioj 2.° versare il vi/io
e Vacqua nel calice j 3." cantare Vepisto-
laj 4-° sostenere il libro degli evangeli ;
5.° portar la croce nelle processioni j 6."
presentare rrtr<7«rt! a! sacerdote per la Lrt-
vandadelle mani [f^ .), servire il diacono
in tutte le funzioni, ricevere le offerte del
popolo. Dice il p. Chardon, che all'ordi-
nazione de'suddiaconi molte ceremonie
si aggiunsero, specialmente dopo la su;i
computazione fra' maggiori ordini. Gli
ordinandi si prostrano, come (juelliche
vanno a ricevere il diaconato e il presbi-
terato, e si cantano per loro come per gli
altri le Litanie de' santi. Anùcavùeìdeìa.
loro ordinazione più semplicemente fa-
cevasi, come dispose il ricordalo conci-
lio di Cartagine. Anche adesso nella chie-
sa latina non s'impongono le mani a'sud-
diaconi,mail vescovo porge loro il calice
vuoto colla patena, e gli altri ornamenti
che convengono al loro ordine; arnictUy
non tamen super caput, alba, cingulo,
manipulum in mano sinistra, tunicellant
sive dalmatica^mper brachio sinistro, et
■^Uy^'&m'a
rvfc. rOi.
i8 SUD
candelam in vianu dextera. Dà poi loro
il libro flell'episfola col potere di leggerle
nella chiesa. Cos'i il loro ministeio è ri-
dotto al servigio dell'altare, e a ministrar
al vescovo o sacerdote ne'solenni sagri-
fizi. Il vescovo oidinante, dopo aver in-
vocato per roidinandorinlercessionedei
santi, e avergli esposti i doveri cui va ad
assoggeltarsijgiifatoccareil calice eia pa-
tena vuoti, lo avverte delle virtù che de-
ve avere, e fa una preghiera colla quale
chiede per esso a Dio i doni dello Spiri-
lo santoi indi lo veste della dalmatica, e
glimettein mano il lihro dell'epistole che
si cantano nella messa. Aggiunge Char-
don, che anticamente i suddiaconi erano
segretari de'vescovi, che gl'impiegavano
in viaggi e maneggi ecclesiaslici; aveano
il carico delie limosine e dell'ammini-
strazione temporale, e fuori di chiesa fa-
cevano le stessefunzioni che i diaconi. vSuI-
la Coiìsagrazionc del Papa (f^.), in Sa-
cerdote o in Diacono, sa già non lo l()sse,
ne pallai anche a Sacerdozio: ilMagri im-
porta il rito del Ceremoniale romano del
l'alrizi, lit. 2 De promolionc ad siibdia-
ro»rt//wz, occorrendo ordinare suddiaco-
no il nuovo eletto Pontefice. "Comparirà
il sommo Pontefice vestilo col rocchet-
to, sopra del quale metterà l'amilto in
maniera che lo possa porre in testa, poi
il camice e il cingolo, e finalmente il pi-
viale, che dal collo gli penda tutto dietro
le spalle, e con la mitra io capo. Fatta la
confessione col vescovo celebrante, leg-
gerà l'introito della messa nel suo trono,
e l'altre orazioni conforme al solilo. Nel
tempo delle litanie de'santi, il Papa s'in-
ginocchierà nel faldistorio senza n)ilra,ed
il vescovo nello sgabello posto alla sini-
stra, ma colla mitra per dare poi a suo
tempo in piedi la benedizione solila. Fi-
nite le litanie, il Papa ritorna al suo tro-
no, ove sedendo con la mitra in lesla ri-
ceve dal vescovo, che sta in piedi, la pa-
tena,calice,ampolline,ec. col bacile e sciii-
gamano, culla solita founa. Al tempo ili
licevere gli abiti sagri, sedendo il l'apa
SUD
senza nnifra, gli viene posto in testa l'a-
milto dal vescovo, che sta in piedi colla
mitra in capo; subito il Papa ripiglia la
mitra, e gli vien dato il manipolo; poi le-
vatasi la mitra e spogliatosi del piviale,
se gli pone la tonicella,e cos'i vestito sie-
de colla mitra, e riceve dal vescovo il li-
bro dell'epistole. Finita la messa il Papa
ripiglia il piviale al solito, ritornando alle
sue stanze". L'ultima volta che si prati-
cò l'ordinazione d'un Papa in suddiaco-
no, pare che fosse per s. Celestino V nel
I2g4,che presto fece la solenne e clamo-
rosa Rinunzia del pontificalo (^.). Que-
sto Papa concesse a fr. Francesco de Api
sacerdote francescano, la facoltà di con-
ferire gli ordini minori a Lodovico figlio
di Carlo II re di Sicilia, indi lo fece ar-
civescovo di Lione, la qual collazione an-
nullò poi il successore BonifacioVIII,on-
de reslò suddiacono e sagrista. Questo lo
racconta Novaes nella Storia di s. Cele-
stino y, ma vi noto inesattezza, come po-
trà vedersi nella biografia di s. Luigi o
Lodovico vescovodi Tolosa, da Bonifacio
Vili dispensalo per essere vescovo di To-
losa,e lo consagrò a Perugia,come accen-
nai nel voi. LII, p.i49- Riferisce il p.Be-
noflì. Storia minoritica p. 1 08, che Boni-
facio Vili promosse al vescovato s. Lo-
dovico, ma ricusò accettare se prima non
gli veniva accordata la dispensa di pro-
fessare la regola minoritica per adempie-
re il volo fallo quando fu in ostaggio pel
padre; ciò che eseguilo, fu poi consagrato
dcd Papa. Vi furono de'vescovi mai con-
sagrati, anzi neppure ordinati suddiaco-
ni,che figli di sovrani o gran principi fece-
ro da altri governare la loro chiesa. Paolo
V ad istanza del re di Francia creò arci-
vescovo di Reims e cardinale Lodovico
Guisa, il quale restò suddiacono, coiue
vuole Novaes. Il Sarnelli nel t. 8 ci die la
lelt. 2 li: Essendo taluno ordinato per for-
za suddiacono, se sia tenuto osservare
la castità, il cui voto è annesso ali'oidi-
ne. Oj)ina che se la forza è stala assolu-
ta e precisa, non è tenuto ad osservare la
SUD
continenza, percliè non ha ricevuto neui-
uieno il caialteie clelsagiamenlo; ne ri-
porta le ragioni, ed una risoluzione della
s. rota, che dichiarò nulla uu'ordinazio-
uè simile d' un suddiacono. Rinaldi al-
l'anno 847, n.° 3i, registra una dispensa
concessa da s. Leone JV al suddiacono
SwiliuooEtelvolfo,chesuccedendoal pa-
dre dovea di venir re degli angli, e di pren-
der moglie: ciò prova che allora era il sud-
diaconato ordine sagro. Di (juesle e di al-
tre dispense trattai a Dispense celebri.
IN'arra JN'ovaes ueila Storia di Clemente
Xr, che avendo questi concesso a Filip-
po Ernesto conte d'Hohenlohe siuldiaco-
no, la dispensa di contrarre mairi nionio
con una cattolica, ed avendo esso sposalo
un'eretica, con breve de'ao giugno 1 706
al vescovo d'Erbipoli, il Papa ricusò di
convalidarlo, nou ostante i gravi danni
che potevano conseguile da taleriOuto:
bensì esorlò il prelato a procurare la con-
versione della ilonna al cattolicismo. A
Ordinazioni de'Pontefici, e negli artico-
li degli ordini sagti, notai molti esempi
degli ordini conferiti da'Papi. Qui ricor-
derò, che Clemente VI nel i35o in un
so\ giorno ordiuò suddiacono, diacono e
sacerdote Umberto, cheavea rinunziato
il Delfinato di Francia. Alessandro \' I
commise nel 1 4«)3 atl un cardinale di con
ferire in un giorno il suddiaconato e dia-
conato a Cesaree Giovanni Boi già, che
poi creò cardinali, e al prin)o perinise in
seguito di rinunziare alla porpora ed ai
vescovati che gli avea conferito, e di am-
mogliarsi.BenedetloXI 11 facilmente con
feriva tutti gli ordini sagri, inclusivamen-
le al suddiaconato. Benedetto XIV dopo
aver conferito gli ordini minori al car-
dinale duca di York, 1' ordinò suddia-
cono e diacono. Il regnante Pio IX pro-
mosse a'sagri ordini sino al presbiterato
uig.r Edoardo Borromeo, ora suo mae-
stro di camera. Dice il IJernino utW Islo-
ria delCtresiey che l'elagio lì Pa[)a del
578 obbligò i suddiaconi alla recita delle
7 Ore canoniche [F.). La Touicclla{r.)
SUD 19
fu l'abito proprio e antichissimo de'sud-
diaconi, della forma della^«/m<3</cfl(/^^.),
ma con maniche più strette: le altre ve-
sti suddiaconali sono V ainitlo^ il cami-
ce, il cingolo, il manipolo. Nola Sarnelli
che il manipolo del suddiacono era un
fazzoleltoche leuevanoattacoato al brac-
cio sinistro per nettaree pulire i sagri va-
si: perciò se non nella forma,almeno nel-
l'uso fu differente il manipolo sacerdo-
tale. 11 p. Bonanni, La Gerarchia eccle-
siastica,ca^. 53: Della dalmatica della
volgarmente tonacella, dice che fu as-
segnata a'suddiacoui molto tempo dopo
de'diaconi, ma più angusta, e ne accenna
l'uso s. Gregorio I colle parole, ut induti
lineis tunicis procederent. Quanto alla
forma, vuole Baronio che fusse pectora-
leni tunicani siue manicis textam. Che si
usasse diversa la veste del suddiacono da
(juella del diacono, lo dissi con altre a-
naloghe notizie a Dalmatica. Oltre la
touicella, veste propria de'suddiaconi,essl
in determinali tempi usano la Pianeta
[f^.) ripiegala nella parte anteriore,ed il
Piviale (/ .). Osserva Piazza nella Ge-
rarchia cardinalizia, ed io dico a Epi-
stola, che i uìonaci certosini non usan-
do suddiaconi nelle loro messe solenni, un
monaco da coro canta re[)istola, un al-
tro serve da diacono colla cocolla bianca,
sulla quale pone la stola solamente quan-
do cauta l'evangelo: la Stola (/^.) è in-
terdetla a'suddiacoui. Invece notai bCer-
Tosi.NE, che il vescovo che le consagra d.t
loro la stola sacerdotale, il manipolo nel
braccio destro, pi onuiiziando quasi le stes-
se parole usate uell'ordinazione de'dia-
coni e suddiaconi: le vergini così consa-
grate cantano l'epistola alla loro messa
conventuale, usano la stola quando can-
tano il vangelo all'ullizio notturno di 1 1
lezioni, e con tali ornamenli sono sepol-
te. Nell'articolo Sepoltura, dicendo co-
me si seppelliscono gli ecclesiastici ed i
suddiaconi, per questi rimarcai senza sto-
la. Alcuni Papi concessero per privilegi)
r uso de' Sandali (/'.) a' suddiaconi di
20 SUD
qualche chiesa,come S.Leone IX ed Eu-
genio III a'y suddiaconi della calledrale
diCoionia. In alcune cattedrali,egualmen-
le per privilegio pontificio, hanno l'uso
della Mitra [F.) il diacono e suddiacono
ministrando al vescovo, come in quella
di Poititrs. Di altri ornamenti sagri ac-
cordati a'suddiaconi ne feci menzione ai
loro luoghi, ed alle chiese cui apparten-
nero. A Diacono notai, che il concilio di
Trento prescrisse che in ogni cattedrale
i\Ciipi[olo{f.)s\ componesse di 3 ordini,
preti, diaconi e suddiaconi; ed osservai
«he nell'arcibasilica Lateranense, talvol-
ta nell'ordine de'diaconi e suddiaconi vi
sono de' vescovi e anche de' patriarchi.
Leggo in Nardi, che i canonici suddiaco-
ni cominciarono soltanto ne' secoli IX e
X. In una donazione di Ramperto vesco-
vo di Bi escia deir824, vi sono sottoscrit-
ti i canonici preti e diaconi, e perfino i
suddiaconi cattedralijimperocchè a quel-
l'epoca si cominciò a far canonico qual-
che suddiacono, ciò che però non erasi
mai costumato ne' secoli anteriori. Nel
concilio di Ravenna del 967 Papa Gio-
vanniXlI concesse all'arci vescovo dilMag-
cleburgo gli stessi onori che aveanogli ar-
civescovi diTreveri, Colonia e Magonza,
e che i suoi i 2 preti, 7 diaconi e 24 sud-
diaconi cardinoli, cioè cattedrali, potes-
sero usar ledalniatiche quando ministra-
l'ano all'altare maggiore, salvo i giorni di
digiuno, e nelle feste usar potessero i san-
dali. Rilevò il Lupi, Dissert. 3, che solo
in questi tempi si cominciarono ad ani»
mettere tra'canouici de'suddiaconi, men-
tre prima non erano che preti e diaconi;
ma che i suddiaconi canonici erano sti-
mati come gli altri canonici, e reputati
assai più de'preli e diaconi del clero mi-
nore. Qualche raro esempio di ciò si vi-
de anche tra'cardinali di s. romana chie-
sa. 11 Muratori nella Dissert. sui canoni-
ci, riferisce che sino dal (3i5 i canonici
erano appellati col nome di Cardinali
(^'^.), attributo che proveniva loro dal-
l'essere gli unici ex cardine j€X sede^cìoc
SUD
incardinati nelle proprie chiese, fissi e
sfabili,essendo considerata la cattedra ve-
scovile il cardine su cui tutto poggiava
e tulio si aggirava. Quindisiccorae il col-
legio de'preti, diaconi e suddiaconi cat-
tedrali, ossìa Presbiterio o Capitolo, tltr-
mava un corpo solo col vescovo e n'era
il senato; così per appartenere appunto
a questo cardine i canonici furono delti
preti del cardine o cardinali, diaconi del
cardine o cardinali, suddiaconi del car-
dine o cardinali; appellazione derivala dal
presbiterio romano, senato del Papa, car-
dinali di s. romana chiesa, in senso di ti-
tolo distintissimo eonorificenlissimojuon
che di dignità e quali Cardines universa tis
Itcclesiae, non avendolo i canonici del-
le insigni chiese di Roma. Furono detti
dunque cardinali i canonici della catte-
drale, come appartenenti al presbiterio
vescovile, membri della chiesa catledia-
le. 1 n questo senso il nome cardine o car-
dinalis, ch'è lo stesso, si usava per cano-
nico anche a tempo di s. Gregorio I del
590, e poi restò ad alcune chiese più ao-
ticheepiù illustri metropolitane. Nel det-
to concilio di Ravenna Giovanni XI 1 nel-
l'indicato senso chiamò curduiali i preti,
diaconi e suddiaconi di Magdebuigo, de
cardine ossia cattedrale, Cardinalibus
primae sedis, del presbiterio vescovile o
arcivescovile. Indi ne'monumenti antichi
trovansi preti, diaconi e suddiaconi car-
dinali ordmaridellechiese diMilanOjBer-
gamo, Lotli, Asti, e per non dire di altre,
eziandio della metropolitana di Ravenna
(i cui suddiaconi erano 7), la quale volen-
do imitare Roma, ebbe le chiese di titoli
cardinalizi, vale a dire cappelle e oralo-
lii urbani e suburbani soggetti a'cano-
nici chiamati cardinali,nome generico di
onore attribuito un tempo a quasi tutti i
canonici cattedrali, e siccome titolo d'o-
nore non sempre i canonici l'assumeva-
no nelle sottoscrizioni. Quanto ad altre
erudizioni sull'ullizio de'suddiaconi, ag
giungeròconChardon,che gli accoliti ser-
vivano all'altare sotto i diaconi, e face-
SUD
vanolefiiQZÌODÌ de'siiddiaconi, prima che
questi s'istituissero: ora il Pontilicale »'o-
luano non assegna loroaltroimpiego,clie
quello di portar il candelliere, d'accen-
dere i lumi, e di preparare l'acqua e il
vino pel sagrilìzio. Dicono Magri eSar-
nelli, che anticamente non incombeva ai
suddiaconi cantar l'epistola, ma a' Lettori,
come costumano oggidì i greci, alFerman-
dolo [' t\miì\ài\o, Dedivi/iis q/Jìciis lib. 2,
cap. I I, onde il suddiacono nell'oriHna-
zione non ricevea il libro dell'epistola, il
che fu poi introdotto. Cominciò tale uso
di leggersi l'epistola da'suddiacoai nella
chiesa romana, per pura permissione,cO'
me notò il Micrologo, /^e ecc/e^. oZ»5en'.
cap. 8, e narrai meglio ad Epistola. Ivi
rilevai, che di qua è nata la ceremonia
di cavarsi la pianeta piegata nel tempo
del digiuno (restando col camice,de'cui
ricami feci parola nel voi. Vlll,p. ^-70),
quando il suddiacono, vuol cantare l'epi-
stola nella messa, non facendo allora l'uf-
Ikio di suddiacono, ma di lettore, e lo av-
verte l'Amalario lib. 3, cap. i 5. jVeppu-
re era uffizio del suddiacono di tener la
patena involta nel velo in tempo del ca-
none, ma dell'accolito, che poi la conse-
gnava al suddiacono; non usava in prin-
cipio la touicella, ma il solo camice, co-
me costumano i greci; per cui in Sicilia
si fece lamento contro s. Gregorio I quale
introduttore de'riti greci, fra' quali si fa
ministrare da'suddiaconi senza veste sa-
gra e col solo camice. U Papa scrivendo
al vescovo di Siracusa \' Epist. 53, lib. 7,
si difese con queste parole. «Subdiaconus
autem utspoliatos procedere facerefn an-
tiqua consuetudo Ecclesiaefuit; sed pla-
cuit cuidam nostro Fontilìci, nescio cui,
quieos vestitos procedere praecepit.Nam
vostrae Ecclesiae numquid tradilioneni
a graecis acceperunl? Linde habent ergo
hodie ut subdiaconi lineis in tunicispro-
cedant, nisi quia hoc a matre sua roma-
na Ecclesia perceperunt? " Esorta Ma-
gri i suddiaconi, che cantando V episto-
la in peccato vieppiù mortalmente pec-
SUD 2t
cano, secondo l'insegnamento di gravis-
simi dottori, i quali dichiarano che nou
peccano se la cantano senza manipolo,
per essere questo abito loro proprio in
origine per nettare i vasi sagri di cui sono
ministri; anzi essendo il suddiacono sco-
municato, dice IMagri, potrà cantar l'e-
pistola senza manipolo per non incor-
rere neir Irregolarità (^.)j e soggiun-
ge che questa dottrina si verifica molto
più nel diacono cantando l'evangelo nel-
la messa, nella quale è ministro più im-
mediato del suddiacono. Anticamente il
suddiacono teneva la patena, non dietro
il sacerdote, ma in faccia, essendo l'altare
isolato, per denotare la costanza delle san-
te donne, le quali seguirono Cristo nella
passione,quaudo gli apostoli, figurati nel
diacono, chesta dietro il celebrante, tutti
fuggirono. Mentre il suddiacono tiene il
hbroaldiaconoche canta revangelo,niai
s'inginocchierà, come né anco gli accoli-
ti, che allora sostengono i camlellieri, ma
resteranno immobili, ancorché tutti gli
altri genuflettessero, e lo prescrive WCae-
re/noniale Episcoporuin lib. i,cap. io.
De'suddiaconi e loro uffizi molte erudi-
zioni abbiamo dalSarnelli. Li chiama Hy-
peretes, sinonimo A' Hypodiaconi o Stib-
minister, sotto-ministro, sotto-diacono;
e sebbene ne'tempi del concilio di Lao-
dicea, tenuto nel iV secolo, l'ordine del
suddiaconato era già maggiore rispetto
agli altri 4 minori, non però ancora sa-
gro, perciò il suddiacono, per divieto di
quel concilio, non potevaentrare nel^/a-
coiiico (di cui riparlai a Sagrestia) desti-
nalo alle persone sagre, ma stava alla sua
porla; né eragli lecito toccare i vasi sa-
gri, che ivi erano co'sagramenti, perchè
l'uffizio del suddiacono è di toccare i vasi
sagri, ma vuoti; infatti nella messa so-
lenne pone suir altare il corporale che
cava dalla borsa, pulisce il-caliceela pa-
tena col purijicalorio, sostiene la pate-
na coperta colle estremila del t'e/o che
pende dalle sue spalle (ricevendo eoo es-
sa l'incensazione dal diacono, che gli dà
22 SUD
poi Io prive dfUa messa, ed il suddiaco-
no la porta al coro, coinunicandoh al i .
(li qualunque ordine,e in fine all'accolito
che l'ha accompagnato: però nella ^'(7^-
pella pontificia il prete assistente la pren-
de dal cardinal i ° prele e dà a'cardinali,
prelati e altri, ecomunicalala al cerenio-
niere, questi termina di dispensarla; que-
sto ufiizio ne' pontificali l'esercitano il
cardinal vescovo assistente, ed un udito-
re di rota qual suddiacono apostolico),
ed a suo tempo dopo che il celebrante ha
adoperalo la patena, la cuopre colla /^rtr/-
/^, piegai! corporale.Io ripone nella bor-
sa, e questa pone sul calice, che coperto
col velo lo la»cia sull'altare o porta alla
credenza. Anche il concilio di Agde proi-
bì a'suddiaconi l'ingresso nel diaconico o
segretario, sebbene il sovrallegato con-
cilio di Cartagine determinò l'ordinazio-
ne suddiacoiiale colla tradizione del ca-
lice e della patena vacui, ed il concilio di
Braga vietò a'chierici inferiori di toccarci
vasi sa^ri, se non suddiaconi. Bal<amo-
ne ed altri fecero la distinzione,che i sud-
diacorti non ponno toccaie i vasi sagri
menti-e contengono i divini sagra nienti,
non già quando sono vacui, appartenen-
do al loro utlizio il nettarli,e perciò fu ad
essi concesso il manipolo, non però la stola
ch'è loro interdetta. Di altre ingerenze
che esercitarono i suddiaconi e degli al-
tri loro uffizi ragionoa' loro articoli; co-
me e per non dire di altro del licenziare
dalla Chiesa i Catecumeni o Neofiti jche
risponde all'invilo óeW Orate fratres, del
celebrante; e dell' invito Levate ^ dopo
V intimazione del Flertamus genita del
diacono (che anticamente diceva l'invi-
lo), di che trattai a Gexuflessioxe, Ore-
mus, Preghiera. Per l'uffizio del suddia-
cono nella messa solenne, si può leggere
l'ab. lì'\c\\c\\, Dizionario sacro-liturgico :
Messa solenne. Negli articoli Imperato-
re, Sovrani, Diacono, Stocco e Berret-
tone DUC AIE benedetti, CORONAZIONE DEL-
i' imperatore, ed in quelli analoghi a
quanto accennciò, narrai come l'impe-
SU D
latore del s. romano impero, o altro so-
Mono, assistendo nella notte di Natale
nella cappella poDlificiaall'uffizialuradel
mattutino, dopo avere dal Papa ricevuti
i distintissimi donativi dello stocco e ber-
rettone ducale benedetti da lui, vestiva-
no la cotta e il piviale (l'iuìperatoi e an-
che la 5^o/<z); l'imperatore cantava la mi
lezione, gli altri sovrani o gran principi
la V. Che quando l'imperatore interve-
niva alla messa pontificata dal Papa, ve-
stito di colta, sloia, dalmatica o tonicel-
la, esercitava all'altare alcuni uffizi dia-
conali esuddiacoDali; poiché dopo il can-
to dell' evangelo, ministrando al Papa,
gli presentava il co'y;orc7/fj la patena con
i'oslia, il calice col vino, 1' ampolla con
l'acqua; presentando il libro, versando
l'acqua per la lavanda delle mani, soste-
nendo l'estremità del manto pontificale,
ollrealtri riverenti omaggi. Ne'citati luo-
ghi pure dissi le ceremonie solenni della
coronazione imperiale,in cui ancora l'im-
peratore fungeva diversi uffizi del diaco-
no e del suddiacono; quali ornamenti ec-
clesiastici i Papi attribuirono agl'impe-
ratori ed altri sovrani, e come essi furo-
no annoverali Ira'canonici Vaticani con
assumerne l'insegne corali, ed i secondi
per venerare da \\c\ì\o'\\ f'^ olio santo {^ f'.],
e le alti e reliquie maggiori diesi vene-
rano in quella basilica. Il Durando nel
Rationalediv.off(C. lib. 2,cap. 8, dice che
l'imperalore deve avere l'ordine Suddia-
conale, perchè nel codice f'alentimanus
dist.q, 3, l'imperatore è detto; Actj'utor,
et defensor Itius, ut nifuni ordineni de-
cetysemper existam. Ed inoltre, che nella
funzione della coronazione, dopo essere
Stato ricevuto per canonico dal capitolo
di s. Pietro, si vestiva de' sandali, della
fonicella e sopra assumeva il paludamen-
to imperiale. La Glossa nel citalo capo,
sopra la parola Ord iti e tn, ecco come si e-
sprime: Ex hoc verbo dixerunt quidam,
qnod imperator debet habere ordineni
siibdiaconalem : sed non est veruni , quia
luibet militarem cìiaractereni. Altre ra-
SUD
gioni si ponno vedere inSarnelli nella let-
tera 1 7 del t. 6 e ricordala anche a Stocco
con altri scrittori : Se l' imperatore ro-
mano deve avere l'ordine suddiaconalc.
^'ella lettera 3.' del t. 8 egli discorre: Del
suddiaconalo e accolilato, streilainente
e in largo modo intesi: Ede principi be-
nerneriti di s. Chiesa, onorati dalla me-
desima. Pertanto riferisce, che nella so-
Jeune coiouazione dell' imperatore, de-
scritta in un Pontificale antico stampato
in Venezia nel i 072, è notato che se gli
la fare l'uffizio del suddiacono per ono-
revolezza,non altrimenti perchè abbia tal
ordine, poiché per conferire 1' ordine ci
vuole la materia e la furma,e nelle messe
private si tollera che un laico faccia cjue-
sti uffizi. «L'imperatore nel giorno della
coronazione, nella basilica Vaticana, pri-
ma indossa la cotta e l'almuzia, e viene
ricevuto tia'canonici di s. Pietro, J«cfl-
nonicum et fratrem, e dopo altre cere-
monie nella cappella di S.Gregorio siede
e si mette i sandali, e stando in piedi si
veste della tonicella, e sopra questa il pa-
ludamento imperiale nella cappella di s.
Matuizio, dali ."vescovo cardinale è un-
to coll'olio de'catecumeni nel braccio de-
stro e nelle spalle, perchè all'altare di s.
Pietro non si unge, riè si ordina che il solo
romiino Pontefice (secondo l'istituzione
di s. Gregorio I, ma dissi a Limlva che
Gregorio XVI vi consagrò vescovi 4 car-
dinali). Ciò fitto, è condotto l'imperato-
re a detto altare, dove il Papa comincia
la messa, poi questi va al trono e tjuivi
dà all'imperatore la spada e gliela cinge;
indi gli dà il pomo d'oro e lo scettro, e
finalmente lu corona imperatore colla co-
rona dell iin[)ero. il priore de'suddiacuui
a[>ostolici canta le laudi all'imperatore.
Dopo queste cose l'imperatore depone la
corona e il ma nto,e senza corona e scettro
va a fare l'olfei ta di monete d'oro (Can-
cellieri, De secrelariis l. 1, p. 83o: De
diaconi, aiit stibdiaconi munere ab ini-
peratoribiis praesiuo aliisque soleinnibus
cacrcmoniis in eoniin coionalione scr-
S U D 23
vntis, dice che Carlo V dopo l'oflertorio
olili 3o doppie da 4 ducati l'una, e come
suddiacono vestito andò all' altare con
Clemente VII, e ministrò il calice e la pa-
tena, e l'acqua che s'infonde nel vino) a
piedi del Papa; indi l'imperatore colla so-
la tonicella segue il Papa all'altare, et Uh
in locuni subdiaconi calicem et paLenani
Clini hostiis ojfertj deinde aqiiain in/un
dendani in i'inum,et retrahent se ad par-
tem dextram stat u<;qne(jiio Pondfex ad
sedem eniinenlem coniunicalurus re\'er-
^a//ir". Quanto all'^c'co/iVo.che deve pre-
parare i sagri vasi, e anticamente soste-
neva,oltre la patena involtata, anche la
Fistola (f^-) colla quale si dispensava al
popolo il Sangue di Cristo sotto le specie
-sagrainenlali, sostiene il candelliere colla
candela accesa quando il diacono canta
il vangelo, ricorda e come narrai altro-
ve, che il doge di Venezia quando ince-
deva solennemente, fra le altre insegne
d'onore e di dignità, che lo accompagua-
vauo,era preceduto da un accolito in ve-
ste paonazza con un cereo non acceso io
mano (altri dicono acceso e su candellie-
re), per concessione d'Alessandro ili. In-
di ritornando a parlare dell'imperatore
nuovamente riporta dalla Glossa il can.
Porro, dist. 63, verbo Ordine: Ex hoc
verbo dixernntquidani, quod imperalor
dtbet habere ordineni snbdlaconaleui j
sed non est veruni, quia habet militareni
characlerenì,u\. i,q. i quod quidam. Ge-
rii tamen offìciu'ii subdiaconi cam mi-
nistrai episcopo. E conclude:-' Cos'i an-
che il doge di Venezia risponde all' in-
troitodel celebrante, e lo fa più volte l'an-
no pubblicamente nella basilica di s. Mar-
co con "l'alidissima edificazione", ililcri-
sce Cancellieri nella Storia de possessi
p. 2 I I, che celebrando Alessandro li in
Lucca, gli fece da diacono il vescovo, e
da suddiacono il gonfiloniere che avea
moglie. La festa de' Pazzi (/'.) fu altresì
chiamata \a festa de' sotto-diaconi o sud
diaconi. Di quanto riguarda i sudiliaco
ni di altri riti ne leuni proposito a^jli arti-
24 SUD
coli tle'palriarcali, delle nazioui,o in quel-
li litiiigici, o delie vesti sagre; mentie di
(juelle (le'suddiaconi greci ne parlai nel
\ol.XXXll, p. 145 ei 48.1 greci cliiaraa-
lono il suddiaconato Hypodiaconalus, e
il suddiacouo//)7;o^/(?co/j»i, essendo per
la chiesa greca ordine minore. Dice Ma-
gri, cheanticameiile il suddiaconato non
pare che fosse ordine sagro, come lo di-
venne poi, e si conferisce in un medesi-
mo giorno col diaconato, sebhene am-
mogliati e senza obbligarli a dividersi dal-
le mogli, come notai a Celibato, ma poi il
suddiacono non può congiungersi in ma-
trimonio. JN'ell'ordinazione si dà al sud-
diacono il bacile e boccale, ponendogli
un asciugamano sulle spalle, per indicar-
gli ch'è divenuto n)inistro delle cose si-
gnificale per tali slromenti, e recitando
un'o!a7Ìone che esprime la santità delle
funzioni di quest'ordine. 11 suddiacono
quindi subito esercita il suo ulilzio.dan-
tlo da lavare le mani al vescovo, stando
però alla porta del Sancla Sanctomni,
non essendogli permesso di entrarvi, né
toccare i sagri vasi, secondo il decreto del
concilio di Laodicea. Anche il p. Chardou
asserisce, che mentre i sacerdoti e diaco-
ni greci sono ordinati dinanzi l'altare in
tempo della messa solenne, i suddiaconi
si ortlinanu prima del suo cominciamen-
to in sagrestia o fuori del santuario, ma
coirim[)osizione delle mani e per le ra-
gioni che riporta, e cosi viene conferito il
lettorato, ch'è altro ordine minore trai
greci. Le funzioni del suddiacono sono
di preparare i vasi sagri per la celebra-
zione del sagrifizio, e che devono essere
portati all'altare dal diacono. Egli mini-
stra il suo uflicio vestito di tonaca stret-
ta, e si cinge d'una zona, veste che Ma-
gri chiama camice. 11 capo de' suddiaco-
ni o arcisuddiacono, come già rimarcai,
«licesi Domeslico, vocabolo a|)proprialo
anche a'capi d'altri ulfizi. 1 diaconi colla
loro stola detta orario, accennavano ai
suddiaconi (juando doveano far partire
i culccumeui, e alloutauure lutti quelli
SUE
the non vi dovevano assistere, non che
serrare le porte (ìe\Sancla Sanctoriini,di
cui è custode in tempo della celebrazio-
ne. V eda%\?\.eQaudol,LUurgiarum oritn-
laliuin collecli'o.
SUELLI, Suellum. Sede vescovile e
piccola antica città di Sardegna, ricorda-
ta da Tolomeo ed anche da diversi mo-
derni geografi, posta nel seno di Caglia-
ri, il cui arcivescovo porta il titolo di si-
gnore e baione della medesima, la cat-
tedrale della quale ebbe il capitolo com-
posto del decano e di 5 canonici, e già e-
sisteva nel principio del secolo XI, sulfia-
ganea della metropoli di Cagliari, la più
antica della Sardegna, nel quale artico-
lo e in quello di Sassari ne ripailai, sia
per essere stata metropoli civile della na-
zione,e per conseguenza ivi precipuamen-
te fu promulgato il cristianesimo,sid per
la costante tradizione e pel consenso co-
mune degli scrittori. Ili ."vescovo che si
conosca è s. Giorgio d' Eslampachet del
suburbio di Cagliari, nato da genitori co-
spicui per pietà, onde meritarono che nel
battesimo del figlio un angelo gì' impo-
nesse il nome. Smo dalla tenera età di-
venne chiaro per santità di vita e per sa-
pere, perito non meno nell'idioma lati-
no che nel greco, per cui di 2 2 anni ever-
so la metà del secolo XI fu scelto in ve-
scovo di Snelli. A lui si atliibuisce l'edi-
ficazione della cattedrale, ove fu tumu-
lato quando mori nel principio del seco-
lo Xlljdopo lunghissimo vescovato, ono-
rato da Dio colla gloria de'miracoli. Fu-
rono suoi successori:Giovanni; Pietro del
1 1 12; N. del 1 220, eletto poi da'canoni-
ci di Cagliari in loro arcivescovo; Sergio
deli237; N. deli263; Giacomo de Mal-
tio francescano e custode della provincia
di Milano, creato neli38o daUrbano VI,
il quale nel 1887 gli sostituì l'agostinia-
no Benedetto; nel 1427 Elia francescano,
che altri dicono eletto nel i4io da A-
lessandio V vescovo di Chiusi, dicendo
chea Uenedelto successe Antonio, depo-
sto ucl sinodo di Pisa da Alcssaudio V,
SUE
perchè ubbidiva e difeoclevaGregorioXII
più legittimo di lui. Giovanni XXIII non
riconoscendo l'elezione d'Elia al vescova-
to di Cliiiisi, lo trasferì a questo di Suel-
li, e Martino V dicesi che nel 1420 unì
la sede alli metiopoli diCagliari; altri vo-
gliono che l'unione l'etlettuasse Alessan-
dro VI, altri Giulio li. Da un documen-
to sembra che nel 1 565 non fosse Suel-
li ancora unita a Cagliari, ma i critici me-
glio l'attribuiscono ad Lsel o Uselli^aì-
tra sede di Sardegna. Mattei, Sardinia
sacra p. 120, Ecclesia Sullcnsis.
SUEIIT [Suerlen Chaldator.).,\ esco-
valo del Kurdistan di rito caldeo, nella
Turchia d'Asia orientale, con residenza
del vescovo in Suert,che altri chiamano
Sert OiS"cer/Oi5c-ere/,capoluogo d'un san-
giacato, paese dell' antica Assiria, diver-
so da quello dtìlla Media, provincia cor-
rispondente all'antica Gordiana o paese
de'carduchi o kurdi.Suert è una delle cit-
tà della Turchia asiatica, pascialato 3o
leghe distante da Diarbekir, in una pic-
cola pianiua circondata da aite monta-
gne ed irrigata dal Khabur. Ha l'appa-
renza d'un "rande villassio.e contiene 3
piccole moschee, collegio e chiesa arme-
na e caldea, poiché oltre i turchi è abi-
tata da' caldei e dagli armeni. La situa-
zione di questa città e la tradizione de-
gli abitanti fanno presumere ch'essa oc-
cupi l'area dell'antica Tigranocerta^iun-
data (non pare da Tigrane li e al tem-
po della guerra di Mitridate VII) nella
Grande Armenia presso le sponde delTi-
gri e del iXicefurio, da Tigrane I fiorito
505 anni avanti l'era nostra e re d'Ar-
menia, che le diede il proprio nome e ne
fece la capitale de'suoi stati. Secoudol^lu-
ta reo era grande, beila e ntolto ricca; ma
al dire di Straboue, l'arrivo di Lucullo
in Armenia fu cagione che rimase imper-
lètta, e in seguito si fece granile e popo-
losa. Ed aggiimge, che quaiulo Lucullo
prese questa piazza l'anno Gq prima di
nostra era, la saccheggiò, e rimandò gli
abituati uclle diverse cUlù dalle quali e-
SUE 25
ransi tratti per popolarla: nondimeno eb-
be ancora molta im[)ortanzasin dopo l'in-
vasione de'saraceni, ma in Sucri o Scrt
non vi si trovano antichità. Imperocché
non debbo tacere, che disputandosi sul
Sito ove suise la celebre Tigranocerta, i
discrepanti pareri la pongono ad Amido
o a Diarbekir [f^.); la quale alcuni vo-
gliono fondata da Tigrane Ili, o forse sol-
tanto restaurata. Rifei isceTacilOjcheTi-
granoceita trovavasi situata sopra terre-
no elevato, e quasi circondato dd i^ice-
lorio, eh' era ben fortificata e difesa da
valido presidio. \. Patriarcato arme.no,
parlando deir/^r//2e/j'V7,disSÌTigranocer-
ta una delle sue più grandi città. La sede
vescovile di Suerto Sert è sulfraganea del
patriarca ih Babilonia {^.) de' Caldei
(f .), che prima risiedeva in Diarbthir o
Anudo celebre e antica, ed ora in iI7t>-
sul (/^.). Dal i838 n'è vescovo mg.rMi-
cl'.ele Catul 0 Catulla, già vicario del pa-
triarca caldeo mg.rMar-Giovanni d Hor-
niez.
SUESSA. r. Sessu
SUESSULA o S CESSOLA o SES-
SLLA o SESSOLA. Sede vescovile an-
tica d'Italia, che alcuni prelesero essere
succeduta a Suessa Auriinca,à\ cui e del-
le divergenti opinioni parlai a Sess», che
altri impropriamente chiamano Stzze ,
città vescovile dello stato pontificio e af-
fatto dalla precedente diversa. Dappoiché
Siiessola, nella Terra di Lavoro, provin-
cia del reguodi Napoli, come trovo inSar-
nelli, Memorie degli arciicsco^'idi Bene-
vento, p. 67 e 227, era una città 4 tri-
glia lontana da Acerra, 2 i da Benevento,
e q da s. Agata de'Goli. Fu eretta in se-
de ve:<covile, quindi nel q84anuoverata
da PapaGiovanni XI \ ,nel priviifgio del-
la concessione del pallio all'arci ve>covo di
lìenevenlo Alone, tra i vescovati sutfra-
ganei di ([uella metropolitana, insieme a
quello di s. Agata de'Goli e di altri. Si-
milmente nel privilegio di Papa Grego-
rio V, concesso nel c^qS all'arcivescovo
di Dcncvculu Aliàuu, è cuufcrujala sua
26 SUE
suffragnnea Sessulae: alfrettanlo fece s.
Leone lXneIio53 con l'arcivescovo Ul-
(Jarico, e le loro bolle riporta i' Ut^lielli
descrivendo gli arcivescovi di Benevento.
Le rovine di questa città si vedono tut-
tora, ed i molmi di Sessula erano posse-
duti dal conte dell'Acerra, e frequentati
da'popoli di Terra di Lavoro. Dal mon-
te sopra Sessula ha la sua origine il fiu-
naeClaiiio,di cuiVirgilio cantò nella G^or
gica: El l'acnis Clanias non aequus A-
cerris. L'Alberti narra, che di Suessola ne
parlano Slrabone, Frontino e Livio, di-
mostrando questi che pressodi essasi fe-
ce gran battaglia fra i romani e i Sanni-
ti, i quali furono vinti per la 3.' volta a
Snessuhi, venendo posti in fuga da M. Va-
lerio. Piacque poi al senato romano, che
fossero icumani e isuessulani sotto quel-
le medesime leggi e condizioni in cui era
Capua, e vi fu dedotta una colonia ronia-
na.M. Claudio da Casilino passò per Ca-
jazia,e quindi varcando il fiume Voltur-
no, procedendo pel territorio Saticulanu
Trebeiano, sopra Sessula, pe'monti arri-
vò a Nula. Anche Plinio rammentai sues-
sidani nel lib. o. ^eW Italia sacrmldì' U -
ghelli t.io, p. 164, si tratta del Sessula-
nus Episcopalns, e si dice che per le vi
cende delle guerre e per l' ingiuria del
tempo fu soppressa la cattedra vescovi-
le di Suessula, e venne unita al vescova-
to di s. Agaia de' Goti (/'), colonia dei
beneventani e contea de'principi di Ue-
\ento, da cui la città è lontanai 4 miglia,
situata sopra una rupe e quasi dapper-
tutto circondata da un torrente: dopo i
gotijda'quali prese il cognome, fu domi-
nala da'Iongobardijda'quali la conquistò
neli i38 Ruggero re di Sicilia, ed ebbe
poscia il titolo di ducato. Avendo nell'ar-
ticolo s. Agata de' Goti celebrato i suoi
illustri MticoxW^a^n Sisto r [1^ .) e s. Al-
fonso £ZeL/g'f/o/v'(/'.)fondatoredella con-
gregazione del ss. Redentorei^f .), ora di-
rò degli altri degni di speciale menzione.
La sede vescovile è antica, Giovanni Xlll
nel qGc) la dichiarò suiUagunea di Bene-
SUE
vento, e Landolfo I. "arci vescovo di Bene-
vento nel 970 consagrò il 1. "vescovo Ma-
delfrido, e così restituì alla città la cat-
tedra vescovile, con diploma riportalo da
Ughelli, t. 8, p. 344- " successore Ade-
lardo verso il 1 DOG edificò il tempio di s.
Maria della IMisericordia e vi fu sepolto;
indifiorì nel 1075 Bernardo; nel I loSEn-
rico,sotto il quale recatosi nel 1 1 1 o Papa
Pasquale li da Benevento a s. Agata dei
Goti, ove il suo conte lloberto avea fab-
bricato la chiesa abbaziale di s. ìMenna,
la consagrò solennemente e sottopose al-
la s. Sede: dipoi l'ebbero gli agostiniani,
indi il collegio scozzese di R.oma. Dopo
Andrea del i i 52,ricorderòUrsone,aI qua-
le Rainolfo conte di s. Agata de^Goti nel
I I Bidonò beni econcessediritli. Neil 190
divenne vescovo della patriaGiacomoAti,
beneficato da Enrico VI imperatore, ed
ornò la cattedrale e l'episcopio. Dopo la
morte di Giovanni, il capitolo contro lo
slatuitodal concilio di Laterano IV, eles-
se Bartolomeo canonico di Beneveatojma
Gregorio IX, annullata l'elezione, lo creò
di sua autorità nel 1234- Urbano IV nel
1262 con diploma riportato da Ughelli,
eli surrogò con molte lodi il nobile Nico-
la de Morrone canonico di Caserta. Per
compromesso il capitolo elesse fr. Eusta-
chio teologo domenicano, coll'assenso di
Martino 1 V,che lo confermò nel i 282 .Nel
I2q4 s- Celestino V fece anuninislratore
il cardinal Giovanni Gastroceli {F.) ar-
ci vescovo diBenevento, a beneplacito del-
la s. Sede; per cui Bonifacio Vili neh 2C)5
con diploma plesso Ughelli dichiarò ve-
scovo IV. Guidone ili s. INIichele francesca-
no, con magnifico elogio. Avendo il ca-
pitolo eletti lloberto Ferrari arcidiacono
e Pietro MontedeNovione cappellano re-
gio, Giovanni XXII nel 1 3 1 8 confermò il
primo.Pandolfo del i327consagiò la chie-
sa di S.Francesco; il capitolo designò suc-
cessore l'arcidiacono Giacomo Martoni,
e Clemente VI lo confermò nel 1 344> "»-
di traslato a Caserta nel 1 3jo,e invece il
pastore di quella chiesa JNicola di s. Aiu-
SUE
bioglopa<sò in questa. Nel 1894 fu rimos-
so il colpevole fi. Antonio «li Sarno fran-
cescano, soslituendogli Ijonifrtcio IX il ca-
nonico di Gaeta Giacomo l'apa. Al vesco-
vo Pietro Gatta nobile napoletano, e per
sua istanza, Innocenzo VII dichiarò nul-
la la peiinuta Hilta delia baronia vesco-
vile di Castro Balneolì con altre posses-
sioni col conte di s. Agata Carlo, senza il
con<;enso della s. Sede; indi pe'suoi me-
riti nel 142 3 fa trajferilo a Brindisi. E-
giialrnente fu traslafo all'altro arcivesco
vato di Sorrento i\\ Antonio bretone nel
i44o- Nel 1494 Piglio Paolo Capobian-
co decano di sua patria Benevento, assi-
slentedella cappella pontificia e della ba-
silica Vaticana soltoAlessatidro VI: ilsuc-
cessoreAlfoiisoCaralla napoletanofn pro-
mosso a patriarca d'Antiochia. Il degno
e lodato vescovo Giovanni Guevara na-
poletano morì nel i 556 a nitn^a mangian-
do il melone; Giovanni Deroaldo paler-
mitano tra sialo perciò da Telese fu ni con-
cilio di Trento. Gli successe nel i 5&Q fr.
Felice Peretti, poi ly/.^/o /Oindi nel 1572
U\ Vincenzo Cisonio domenicano di Ln-
go, dotto e integerrimo. Dopo di Ini e nel
)583 il celebre fr. Feliciano Ningnarda
domenicano, già di Scala e poi della pa-
tria Como. Quindi nel I 588 fr. Evange-
lista Pelleo <3Ì^orc/Oj genera Le de'conven-
tnali lodatissimo; come lo fu per dottri-
na il successore e correligioso fr. Giulio
Santucci di Monte Filoltraiio deli 593,
liitli nel I G08 Ettore Diotallevi nobile ri-
njinese, benefico colla sua chiesa, acerri-
mo difensore della giurisdizione barona-
le di Castri Ba ineoli e traslalo a Fano.
Fu degno successore nel 1 635 Gio. Ago-
slino Can(Iolfi,già vescovo di Fondi, co-
me propugnatore dell'immunità ecclesia-
stica, che lo fece esidare, e la sua spoglia
riposa nella cattedi'ale. Di molto zelo con-
tro gli eretici neh 653 fu fr. Domenico
Campanella di Putignaiio e procuratore
generale de'carmelitani, perciò da Inno-
cenzo X. premiato col vescovnlo. Lodevo-
li furono pure, fi-. Biagio Mazzclla dome-
SUE 27
nicano diProcida del 1 663; Giacomo Cir-
ci di Monreale, già preside di Matelica
e Foligno, che nel 1 68 r celebrò un rino-
mato sinodo pubblicalo colle stampe; nel
J699 il molto encomiato Filippo Albini
nobile romano e di Benevento sua patria,
e di essa primicerio e vinario capitolare;
celebrò nel 1 706 con molta pompa il si-
nodo che stampò, grandemente provvi-
de e migliorò il seminario nel formale e
nel materiale; arricchì la sagrestia della
cattedrale di sagre suppellettili, fu bene-
fico in altro, zelante e operoso, fu ezian-
dio munifico colla cattedrale^ pose in or-
dine l'archivio, e per amore alla sua chie-
sa ricusò quella di Parma. Terminando-
si con esso r\e\\' Italia sacra la serie dei
vescovi, la compirò colle Notizie di Ro-
ma. Nel 1722 Muzio Gaetano napoleta-
no; nel (735 Flaminio Danza della dio-
cesi di Capaccio; a'i4 giugno r 762 s. Al-
fonso Maria de Liguoro napoletano;a'i 7
luglio I 7750nofrioPLOSsi d'Aversa trasla-
to da Ischia. Vacò la sede dal I 78 5 al 1792
in cui l'occupò PaoloPozzuolidell'arcidio-
cesi di Capua. Essendo vacante la sede dal
1800, Pio VII colla bolla De utiliorido'
niinicae, de'28 giugno 18 1 8, riunì la se-
de vescovile di Acerra a quella di s. A-
gata (\eGo[\,ae(jiueprincìpaliter,con que-
sto di doversi intitolar prima la chiesa an-
teriore di anzianità d'istituzione, cioè s.
Agata de' Goti e Acerra unite, come si
praticò con altre sedi e leggo ne'regislri
concistoriali. Il Papa conservò ad ambe-
due separatamente la dipendenza metro-
politana, confermando s. Agata de'Goli
sulfraganeo dell'ai ci vescovo di Beneven-
to,e Acerra di quello di Napoli, e lo sono
ancora. Innanzi di terminare la serie dei
vescovi di s. Agata de Goti e di Acerra del
nostro secolo, in supplenza all'articolo A-
CERRA, ricorderò quesuoi particolari ve-
scovi più meritevoli di speciale ricordo.
Acerra, Comes. Agata de' Goti, e l'an-
tica Sitessula, è posta nella provincia ili
Terra di Lavoro, in riva alClanioosia
Lagno oAgno, impropriamenledetta Ccr-
28 SUE
ra in ìtaliuno, e da taluni in latino Cer-
rtlurn e Cerenlliia, onde non va confusa
né con Cerreto, unito a Teluse con Ali-
fej né con Gerenza j\n latino Geruntia,(X\
cui riparlai a .Stro.ngoli perchè con f|uc-
sla e colla sede (\' Umbrialico, l'u unita a
a Cariali. Fu città assai forte e munici-
pio romano, in premio di sua fedeltà a
lìoma contro Annibale, che in vendetta
d'averla abbandonata gli abitanti, la pre-
se d'assalto e bruciò, ina risorse da <jue-
ste e da altre lovine. Uiftirisce l'avv. Ca-
stellano nclloiSyvar/i/o geografico slori-
cof)oiilico,c\n:\ napuletanieblieroin »ni-
radi schernire il volgare dialetto, Ungen-
do originario della Cerra il notissimo per-
sonaggio istrionico di Pulcinella; ma gio-
condo, lepido, faceto, e talvolta senten-
zioso. Celebrò la sua anticliilà e pregi an-
che li'^\\<À\\nti\V Italia sacra t. G, p. o. 1 6,
Acerraiii Episcopi, ed i suoi annotatori
Coleti,eLncenzi \\ rpialeavverle non tro-
varsi nel concilio romano del 4<)0) ''^^''^''
nalodal'apas. .Simmaco,sottoscnttoCou-
cordioi. "vescovo di Acerra,come prete»
se Ughelli, sibbene Adeodiilo Cerrenus
l'piscopus, cioè di Ceri (/ .) piesso Ro-
ma. Laonde non con Conconlio riporta-
lo peli. "da Ughelli, ma col ?..° bartolo-
lomeo, cheneli iji) intervenne al conci-
lio generale di Lalerano 111, e celebrato
i\iì l'apa Alessandro ili, dcvesi inco(nin-
ciare la serie de' vescovi Acerrani; caden-
do nell'indicalo abbaglio pure Comman-
ville, che lìtlì'IJisloire de long Ics AVe-
schez, dice erroneamente istitmta la se-
tle di Ccrra o Accrra nel secolo V, di-
venendo sulfraganea della metropoli di
Napoli. Indi trovasi notatoli vescovo Ro-
mano, torse (nonaco; poiTeodino mona-
co di IMon te Cassino, intruso neh 2G3 per
Manfredi principe di Taranto e invasore
del regno tli Sicilia, come rilevasi dal di-
ploma d'Urbano IV prodotto da Ughelli.
De'successori di Tommaso del i 28G, ri-
corderò rpielli più rimarchevoli. Nel 1 344
fr. Enrico del IMonte sicili;in(), domenica-
no e insigne duUunidcU'accadcmia di ViX-
SUE
rigijnel 1 348 gli successeRanierogik can-
tore della cattedrale; indi neh 363 Gio-
vanni, il cui coadmtore fi-. Nicola di Na-
poli francescano, amando la vita ritira-
ta rinunziò a Bonifacio IX. Neh 434 f''-
Nicola d'Urbino domenicano, illustre per
dottr'ma e virtù;- neh 497 fi"- Roberto de
Noya pugliese, domenicano, chiaro per
pietà e scienza, già di Minervino, poi ar-
civescovo Pariensis.^t\i5ii fr. Giovan-
ni de Vico fu al concilio di Laterano V;
cui successe nel i 527 Carlo Ariosti nobi-
le liirrarese, canonico e vicario della ba-
silica Vaticana, dignità che ritenne. A
questi Ughellidà per successore neh 535
ilcardinal Caraffa [)oi PaololV (piale am-
ministratore, che dopo 4 ^Qiii l'inunziò;
però giustamente Lucenzi lo corregge, sia
nell'epoca che fu il 1 537 e per due anni,
che nella persona, cioè il cardmal Vm-
cenzo (Gio. Vincenzo) Caralfa {f^.); in-
di nel I 53() Gio.l'aolo de Thisds referen-
dario delle due segnature, e il designato
successore l^aolo Riccardo d' A versa mo-
li prima d'essere consagrato. Invece fu e-
Ictlo neh 555 il virtuoso Gio. Francesco
Severino napoletane; indi nel 1 56o Gio.
Fabrizio Severino napoletano, che si recò
al concilio di Trento , poscia Iraslato a
Trivento. Lodatissimi furono , Scipione
della nobile famiglia Salernitana napole-
tana del I 57 r, di somma prudenza e pe-
rizia ne'graviatfarida lui trattali; e il tea-
tino Marcello .Majorana napoletano, tra-
sfeiito da Crotone, di santa vita, dottissi-
mo e versato ne'sagri riti, illustre per ze-
lo pasloialciVel 1 597 gli '^» sostituito lai
tro teatino Gio. IJattista del Tulò patri-
zio d' Aversa, insigne vescovo; indi nel
i6o3 Giovanni Gorrea nobile spagnuo-
lo , dotto teologo e pretlicatore ; poi nel
i()oG Vincenzo Pagani nobile teatino na-
l)oletano,elo(juenle, scienziato e virtuoso
frugalissimo; nehG44 '' barnabita Man-
sueto Merotti milanese, degnissimo ed e-
gregio predicatore. Fu degno successore
iichGG3 IMacido CaralVa nobile teatino
uapolclauo; uchGij.ì Carlo Itili nobile
SUE
(revirensejZelanleederutlilissimOjlrasla-
to a JMonopoli; indi Giuseppe Roderio no-
bile napoletano, perito in molte scienze,
di felice esperienza, eccellente ed esem-
plare pastore. Nell'/tó/Za sacranti termi-
na la serie de'vescovi con fr. Benedetto
de Norie"a d'Oviedo minore osservante
del I 700, e dopo 8 anni di sede vacante
col domenicano fr. Giuseppe IM."^ Posita-
ni nobile domenicano: la completerò col-
le Notizie di Roma. Nel 1725 Domenico
Antonio Biretta di Capua; nel 17616 tra-
slalo da Monopoli Ciro de Alleiiis napo-
letano; nel I 776 Gennaro Giordano na-
poletano; nel I 792 Gio. Leonardo M/ de
Fusco domenicano della diocesi di Saler-
no; nel 1 798 Orazio Magliola di s. Elpi-
dio diocesi d'Aversa. Governava la sua
chiesa, quando Pio VII in perpetuo l'unì
a quella di s. Agata de'Goli, allora come
dissi vacante del suo pastore; onde pel 1 .°
lo pubblicò le Notizie di Roma, vescovo
di s. Jgala de GotiedAcerva luiite, ben-
ché talvolta le medesime iVb //z /e sta m pi-
no prima la chiesa à'Jccrra, come le pre-
senti.Nel 1 829 gli successe Emanuele iM.^
Bellorado già arcivescovo di R.eggio. Per
sua morte, Gregorio XVI dichiarò suc-
cessore nel 1834 Taddeo Garzilli di So-
lofra arcidiocesi di Salerno, traslato da
]ìojano. Pel suo decesso il regnante Pio
IX nel concistoro lenutoa'20 aprile ; 849
in Gaeta, preconizzò l'odierno mg.' Fi an-
cesco Javarone napoletano, trasferito da
Ascoli di Puglia. Nella proposizione con-
cistoriale pel medesimo si legge il seguen-
te attuale stalo delle due chiese. Ambe-
due le cattedrali, buoni edifìzi, sono de-
dicate alla B. Vergine assunta in cielo
(quella dis. Agata è basilica, con belle co-
lonne di marmo e pavimento con pietre
di vari colori; quella d'Acerra Ughelli la
disse sotto l'invocazionedi s. Michele Ar-
cangelo, ina Coleti lo corresse con dichia-
rare essere sagra all'Assunta). Il capito-
lo di s. Agata si compone di 5 dignità, es-
sendo la {.^l'arcidiacono (le altre sono il
decano, due primiceri, il tesoriere), con
S L l'' 29
2 3 canonici prebendati, fra i quali il teo-
logo e il penitenziere,oltre 3 canonici non
prebendati, ei4 mansionari. Il capitolo
d'Acerra ha 3 dignità, e per la i .^l'arci-
prete, 1 5 canonici colle due prebende teo-
logale e peuilenziale,e6ebdomadari. Am-
bedue hanno altri preti e chierici pel ser-
■vizio di vino. Nella i." cattedrale esercita la
cura d'anime un prete eletto dal capito-
lo e approvato dal vescovo, nella 2.' la
funge la dignità dell'arciprete aiutato da
altro prete: in ambedue vi è ilbattisteiio.
Ciascuna ha prossimo l'episcopio. Nella
città di s. Agata de' Goti vi sono due al-
tre chiese parrocchiali col s.fonte, due con-
venti di religiosi, un monastero di mona-
che, sodalizi, monte di pietà, e il semina-
rio. Nella città d'Acerra vi ha un' altra
chiesa parrocchiale, e^fl^/^jrHae coufrater-
nitates tantum reperiuntur praeter semi-
narium. Ogni nuovo vescovo è lassato nei
libri della camera apostolica in fiorini
2 38, ascendendo la mensa a circa 6000
ducali, ma con alcuni pesi. Le due dio-
cesi unite si estendono per quasi 37 mi-
glia, e contengono più luoghi.
SUFARoSUFASAR. Sede vescovile
della Mauritiana Cesariense, nell'Africa
occidentale, sotto la metropoli di Giulia
Cesarea. Ne furono vescovi Reparato che
fu alla conferenza di Caitagine nel 4' '»
Vittore esiliato nel 484 ^^^ Unnerico re
de'vandali, e Romano forse donatista e
non cattolico. Moi'celli, Afr. dir. t. i.
SLFESoSUFER. Sede vescovile del-
la Bizacena, nell'Africa occidentale, sotto
la metropoli d'Adrumeto. Ebhea vesco-
vi, Privalo che fu nel 255 al concilio di
Cailagine, Massimino intervenuto alla
conferenza diCartagine nel4 1 i,Eustrazio
mandalo in esilio dal re de'vandali Un-
nerico nel 484 pei" >'0U sottoscrivere l'er-
ronee proposizioni de'donalisti.Morcelli,
/éjr. dir. t. I.
SUFETULA oSUFFETULA.Sede
vescovile della Bizacena, nell'Africa occi-
dentale, della metropoli d'Adrumeto. Si
conoscono i vescoviPrivozianochclrovos-
3o SUF
si al conciliodi Cartagine nel255, Giocon-
do donatista che fu alla conferenza diCar-
tagine nel 4B4d'ordined'Unneiico re dei
vandali, Presidio cattolico esilialo da tal
re per essersi in essa opposto a'douatisli,
Morcelli, Jfr. chr. t. i.
SUFFETEoSUFFETO. Luogo d'A-
fiica,ove nel 024 fu tenuto un concilio,
Concilium Siiffelanutn. Vi assistè il ce-
lebre e dottissimo s. Fulgenzio vescovo
di Ruspa, e per tnotleslia lo fece presie-
dere dal vescovo Quod vull Deus, che
gli avea contrastata la preminenza nel
concilio di Junca nella Bizacena e tenuto
uell'istesso anno. Diz. de ConcUii.
SCFFRAG Ax^^EO, Suffragancus, Fi-
ce sacra Antisles. IN'onie che si dà al Fc
5rot'oeal ì tscovato[ì\) comprovincia-
le d'una Provincia ecclesiastica, rispetti-
vamente all'arcivescovo, primate o pa-
triarca nelle Provincie del quale si trova:
Suj[frngnncusepiscopnsunoaichicpisco-
pò suhduns, si legge nel cap. Pasloralis,
in princ. De Ofjic. or<^/. cap. 1, Deforma
compet. in Sexlo, Si dà eziandio al J'c-
scoi^'O in partibus (F.) che estiicha i pon-
tiiìcali, le ordinazioni e talvolta anche la
giuristliziune del vescovo titolare d' una
Diocesi {F.) , al quale lu deputato o lo
richiese per aiuto o per farne le veci, an-
che se assente nel F escovato {F.). Nel voi.
XV, p. 247 ed altrove Ilei le distinzioni:
l.^De'vescovi sudi aganei, più o meno nu-
merosi, d'un ilIelropolilanOj d'un Prima-
te o d'un Patriarca (F.) con giurisdizio-
ne oidinaria, alcuni arcivescovati sempli-
ci non avendoli, cotne rimarcai nel descri-
verli; essendo tenuti ad intervenire a'Si-
nodi [F.) provinciali quando gli aduna-
no icapi della provincia ecclesiastica, men-
tre ne'citati e relativi articoli ragionai del-
le prerogative di essi sui sulfraganei; on-
de il vocabolo sulfragaueo si vuole pure
derivato dal darei vescovi il loio sullra-
gio nel concilio provinciale.^." De'sulfra-
ganei vescovi in parlibus, che aiutano i
vescovi (come alcuni Fescovi suhurbica-
li) o arcivescovi, o primati o patriarchi
SUF
nelle loro diocesi,con quelle funzioni e au-
torità a cui essi li abilitano, si;i come loro
Coadiutori {F.) con futura Successione
{/^.),sia semplicemente come loro /ausi-
liari o aiutatori, o per la loro assenza e
impotenza, od a motivo dell'ampiezza del-
le diocesi e arcidiocesi, e quali loro Fi-
cegerenti con giurisdizione locale e dele-
gata; e notai che alcuni vescovi e arcive-
scovi, secondo la vastità delle diocesi e ar-
cidiocesi, di questi ultimi sulìraganei ne
hanno due, tre e anche (juattro, come va-
do dicendo nel descriverle. 3.°De'vescovi
parimenti m partibus, de'patriarchi e ar-
civescovi in partibus, suff'raganei di solo
nome, di quelle provincia ecclesiastiche
dalle quali un teujpo dipendevano, non
avendo su loto giurisdizione tali patriar-
chi e arcivescovi , perchè essi stessi doq
ponno esercitarla nelle provincia e anti-
che sedi di cui portano il semplice titolo
onordìco , comechè esistenti nelle parti
degl'infedeli. Negli articoli de'patriarcati
earci vescovati riporto i loro sottoposti ve-
scovi sulfraganei, anche in parlibusj e ad
ogni articolo di sede vescovile residenzia-
le o di seuìplice onorillco titolo in par-
Libus, (\\cQi\\ chi furono e sono sullVaganai;
a IluMA poi riprodussi l'elenco de'vescovi
Esenti (K) e immediatamente soggetti
al Papa e alla Sede Apostolica (però a
Si'Ar.NA notai che non [)iù lo sono Leon
e Oviedo). Le aunuali Notizie di Roma
pubblicandoli no vero al fubetico delle dio-
cesi, si legge pure quelle che hanno i coa-
diutori con futura successione, isuffiaga-
nei e gli ausiliari, co'titoli in partibus di
cui sono insigniti, e l'epoca incoi li rice-
verono. 11 Zaccaria ntW Onotnasticon Ri-
tuale, verbo Su/fiaganeus, ecco come lo
definisce. Episcopus, Archiepiscopus,seu
Metropoiitae obnoxius , ita appellatus ,
quia ìli ejus electione, caussisqne Coni-
provincialiuni Episcoporuni suffragiuni
fcrebat,illiusque vice/n supplebat. tlodie
Suff'raganei passini vocantur Titularis
hpiscopi, qui in functionibus pontifica-
libus Arcliicpiicopij veleiiam Episcopi vi-
S U F
re? gentnt. TI IM.'igii, Notizia flc' vocaboli
cnìcsia siici, veì\)o Coni provinciali^ ,(\\cc:
''ìLvaW vescovo òitWa meò("^\m^ provincia
soggetto ad un melropolilano, cliinmalo
oggi Siijfraganeo, di cui fa menzione s.
Beiiifirdo ixeWEpist. ^2". Nel vocabolo
Suffrnganeus, lo dichiara: «^Questo nome
appresso gli scriltori ecclesiastici in rigo-
re denota il vescovo soggetto aWarcive-
scovo o nìctropolilcino. Fti cos'i denomi-
nalo perchè dava il sufTragioe voto nel-
l'elezione dei suo aici vescovo (o la con-
fermavano co'Ioro suffragi), il quale an-
cora concorreva con il suo voto nell'e/e-
zione àe'Fescovi (/ .) della sua provin-
cia. Al presente questo medesimo notue
abusivamente significa un vescovo titola-
re, il quale esercita le funzioni pontificali
invece deW arcivescovo o vescovo". Chia-
masi dunque diocesano un vescovo rela-
tivamente alla sua propria diocesi ordi-
naria in rapporto alla sua giurisdizione,
e sulfraganeo nel senso sopraindicato. Tal-
volta si dà altresì il nome iì\ siijfraganeo,
Judicìuni, a colui che ha il diritto di pre-
slare il suo suffragio, voto o parere che
dassi ad un'assemblea nella quale si de-
li liera di qualche cosa, in cui si procede
■,ì\V Elezione [E.) d'alcuno per una Cari-
ca, Beneficio l'cclesiaslico (^.), ec. Le 3
dilferenti maniere di dare il suffragio in
una elezione, sono lo scrutinio, il compro-
niessoe l'ispirnzionejUìa \o Scrutinio (/'.)
è il più ordmario, come rxtW Elezione del
Papa {/ .). Il capitoIoQuù? propler, dice
rhe colui che avrà in suo favore la mag-
gior parte de'suffragi, sarà canonicamen-
te eletto; ed i canonisti, in dici, cnp., sta-
l)iliscono che il maggior numero de'suf-
lìagi si conta per rapporto a quelli che
hanno il diritto all'elezione, e per rappor-
to a quelli che assistono. Si fa uso di pal-
le o schede segiete per nianilestare il pro-
prio suffragio; e colui il (juale ha la mag-
gior parte de'suffragi, è considerato ave-
re anche la parte più sana. Dell'elezione
per Sorte, parlai a quell'articolo.
Quanto alla distinzione che si deve fa-
SVj F 3 I
re Ira il T'^escovo suffrnganeo,ei\ il T'e-
scnvo ausiliare o Ausiliario, Episcopus
aux.iliarius, auxilium, a sentimento dei
canonisti asserenti e confcirmanti: Suffra-
ganeus dalur Ecclesiae ,ct A uxiliarìs da-
tur Episcopo, s'intende e chiamasi Snf-
fraganeoqnel soggetto, cheilPapa in con-
cistoro con Proposizione concistoriale
[F.) o con breve apostolico, promove ail
una chiesa vescovile in partihus, e lo de-
puta (talvolta a istanza e per proposizio-
ne del vescovo a cui si dà, previa la pon-
tificia approvazione) siiffraganeo d' una
determinala chiesa, o d'un preciso luogo
di qualche diocesi, affinchè aiuti il vesco-
vo nell'esercizio pastorale. Simile suffra-
ganeo resta tale nella medesima chiesa e
luogo, seguila ancora la morte del pro-
prio vescovo residenziale, il di cui Succes-
sore[T^.) è obbligato di ritenerlo siuo che
venga trasferito ad altra chiesa, ovverei
cessi di vivere. Non si deve confondere coi
suddescritli siiffraganei ordinari e resi-
denziali, sottoposti alla giurisdizione dei
tnetropolitanijde'priniali ede'palriarchi,
nèco'suffiagaiiei litolari in parlU)US. Au-
siliare \)o\ c\\\i\u\a.%\ quel \esco\o in par-
tihus che dal Papa o in concistoro o per
l)reve viene destinato ad esercitare i pon-
tificali, e gli uffici pastorali ad un prescrit-
to vescovo residenziale (anche a sua istan-
za). I\hji lo questo cessano al detto ausi-
liare tutte le facollà concedutegli dalla s.
Sede. Nessun sovrano ha il /«*o padro-
nato di nominare i sulfiaganei, ma i soli
vescovi nelle proj^rie cinese che governa-
no, per piivilegi loro accordali da'Papi.
Ciò non pertanto negli ultimi tempi in-
cominciarono i sovrani a fare essi la let-
tera di nomina o presentazione al Papa,
cioè dello stesso soggetto che il vesco\o
presenta o propone. Se la chiesa è di no-
mina o presentazione regia, nomina pu-
re ramuiinistratore, Ecclesiae adnitni-
stralor datus. Ria pel suffiagnueo si sia
alla nomina del vescovo, ch'è pure la no-
mina regia, ed equivale ad un'ap[)rova-
zione del disposto del vescovo. 11 Papa e-
32 S U F
samlna i meriti del proposto^ gli conferi-
sce una chiesa tilolnie in partlbus, e lo
f rleputa in sufTiagnneo. Quanto a'coadiu-
tori con futura successione, che si accor-
dano con titoli in parlihus per grazia spe-
ciale a beneplacito apostolico, benché sia-
no per diocesi di stati in cui siavi la no-
mina o presentazione sovrana, nondime-
no rpiesta si accenna con l'espressione ne-
cedente consensn, perchè è di assoluto di-
ritto della s. Sede l'accordare i coadiu-
tori a'vescovi, e in seguito i titoli onori-
fici inpartihus, che si accordano dal Pa-
pa a petizione di que' vescovi, che attesa
l'avanzala età o incomodi di salute, non
ponno inferamente attendere agli obbli-
ghi che loro incombono, pe'quali motivi si
concedono pure gli ausiliari. Le provviste
de'vescovi in partihiis , sulliaganei, ausi-
liari, o coadiutori degli ordinari diocesa-
ni, si detraggono dalla mensa di questi,
ed un tempo non erano minori d'annui
scudi .^oo. Oli antichi CorcpiscopH^Ì .)
orano sacerdoti che esercitavano alcune
o la maggior parte delle funzioni vesco-
vili, dalla confermazione in fuor», ne'ca-
stelli e villaggi ove i vescovi non poteva-
no andare: erano riguardati come i vi-
cegerenti, o f icari [/.) de'vescovi, per
cui furono detti Vicaridc' vescovi, Coa-
diutori devescovi ^ f ^escavi foranei. Al-
cuni di loro furono decorati del caratte-
re episcopale, e non solo amministrava-
no la Confcriìì azione, ma eziandio ordi-
navano i sagri 3Jinislri, ed altro a secon-
da della Disciplina ecclesiastica delle
chiese ede'Iuoglii. La subordinazione poi
de'vescovi siilfraganei comprovinciali ai
luetropolilani, e l'intendenza generale di
questi nella loro provincia ecclesiastica,
già trovavasi stabilita nel 3.° secolo,' ed
il concilio di Nicea I del SaS regolò l'e-
stensione della giurisdizione de'melropo-
Titani sui sulTiaganei, anche per contri-
buire o confermare l'elezione de'vescovi,
e farne la consagrazione cogli altri vesco-
vi comprovinciali; non che per giudicar
le vertenze insorte tra essi coiiiprovincia-
S U G
li. Indi furono regolate le Appellazioni
de'comprovinciali al Primate o alla Sede
y4 posloiica {f^ .), contro gli abusi, le vio-
lenzee lesenlenzede'raelropolitaiii, e tal-
volta anche dal discusso ne'sinodi provin •
ciali. Anticamente alla consagrazione dei
metropolitani dovevano assistere tulli i
vescovi sulfraganei comprovinciali, e poi
fu stabilito bastare 3. Alla morte del me-
tropolitano,i vescovi sulfraganei compro-
vinciali gli celebravano! Funerali [V.),
e onoratamente accompagnavanoallaó'e-
pollura {^'.).
SUFFRAGIO, r. Elezione, Scruti-
nio, SuFFRAGANEO.
SUFFRAGIO, Siifragium , ^uxi-
lium,Expialio. Preghiera che i Santi [f^.)
fmno a Dio, pe'fedeli che ricorrono al-
l'intercessioneeflìcacedel lorobenignopa •
trocinio. Chiamansi piccoli suliragi dei
santi le Orazioni, le Antifone, i ì'erset-
ti ij!) che s'inseriscono nn' Divini uffìzi
per la Con{WJemor<7sro/7ede'medesimi san-
ti. Sulfragide'vi vi ede'morti sono la Pie-
ghiera (/^) che fjnno i fedeli vivi o de-
funti, e le buone opere che loro si appli-
cano: quando l'applicazione è fitta a no-
me e dai ministri della Chiesa, chiaman-
si suffragi comuni, cownHf/nV7j ma se l'ap-
plicazioneè fatta da'semplici fedeli, esen-
zachesiain nomedella C/t/e^^ (/'.), chia-
mansi suffragi privati o particolari, pri'
vaia. De'sidfragi pe'fedeli Defunti {f\)
ne tratto ne'mollissimi articoli che li ri-
guardano, e principalmente a Commemo-
razione de' FEDELI defunti, INDULGENZA,
Purgatorio, Messa, Elemosina, ed in lut-
ti quelli delle pie opere meritorie. In Ro-
ma vi ìiY A rei confraternita della B. 1 er-
gine del Suffragio [t\\ cui riparlai nel voi.
Ll,p. 328), la quale ha per peculiare sco-
po di sulfragare viem maggiormente i fe-
deli lìlord (F.) colle preghiere, l'elemo-
sine, i sagriflzi. Inoltre in diverse dioce-
si vi sono sodalizi con tale titolo e pio in-
tendimento.
SUGDEA o SUCCIDAVA. Sede ve-
scovile della Mesia 2." o Bulgaria, nella
S U I
tliocesi di Tracia, sotto la metropoli pri-
ma di Nicopoli e poi di ]Marcianopoii,e-
retla ne'primi del secolo IV. Goinman-
ville dice ch'erale unita la sede di Bulla
0 Phulla, e nel secolo XII divenne arci-
vescovato onorario. JNe furono vescovi,
Stefano che intervenne nel 325 ali. "con-
cilio generale, Costantino fiori sotto il pa-
triarca Sissiaiio li, Arsene sedeva in tem-
po del patriarca Alessio, N. nel patriar-
cato di Nicola Theoproblet nel 1087, N.
fu al concilio del patriarca Luca Criso-
bergo nel 1 1 58, Teodoro a quello del pa-
triarca Giovanni Bec , Eusebio si trovò
al concilio che condannò Barlaam e A-
cindina sotto il patriarca Calisto, Teofa-
ne vivea nel {^S5.0rieiischr.t. i,p.i229.
SUISSY Stefano, Cardinale. Nacque
nel castello di lai nome, appartenente al
monastero di Laon,o in Parigi secondo
altri. Essendo vice-cancelliere 0 guarda-
sigilli del regno di Francia e arcidiaco-
no di Bruges nella chiesa di Tournay, di
cui neliSoo una parte del capitolo l'a-
vea senza effetto eletto vescovo, si trovò
presente nel I 3o2 all'assemblea del clero
di Francia tenutasi in Parigi. Nel i 3o5
a'i5 dicembre Clemente V lo creò car-
dinale prete di s. Ciriaco alle Terme, e
nel 1 3o6 il re Filippo IV gli conferì una
pensione di 1000 lire lornesi. Indi il Pa-
pa lo deputò neli3o7 col cardinal Fre-
doli a formare il processo a'templari. Nel
1 3 I o col cardinal Brancacci s'interpose,
d'ordine di Clemente Vecon ottimo suc-
cesso, tra il re di Francia e l'arcivescovo
di Lione, Ira'quali stava per iscoppiare
peiicolosa guerra a motivo del dominio
di quella città, e colla sua prudenza e sa-
viezza indusse l'arcivescovo, il capitoloe
i cittadini di Lione a mantenere la sta-
bilita pace, e a prestare al re il dovuto o-
maggio, Nell'istesso anno il Papa l'inca-
ricò di ricevere gli scritti che si produce-
vano in favore e coiìlro la memoria il-
lustre di Bonifacio Vili, ed insieme col
cardinal Brancacci lo spedì alla corte di
Parigi per la conclusione di gelosi e rile-
VOI , LXXI.
S U L 33
vantissimi affari. Morì nei 1 3 r i in Vien-
na del Delfinato, o in Avignone come vo-
gliono altri. Trasferito a Laon, fu sepol-
to nel chiostro del monastero di s. Gio-
vanni de'benedettini con breve iscrizio-
ne in versi barbari.
StJLCl, Sulcis. Sede vescovile e città
di Sardegna, ove parlai di sua antichi-
tà e principali avvenimenti, e che fu mu-
nicipio romano, fabbricata da' cartagine-
si sulla costa dell' isola, nel sito ove è og-
gi il luogo detto Porlo o Palma di Solo,
lungi 3o miglia da Cagliari, che Plinio
chiamò Enosis o Pliunbaria , Cluverio
Melalla, e altri Isola di s. Antioco pel
martirio che vi patì quel santo. La catte-
drale era d' Iglesias chesuccessea Sulci,
sotto l' invocazione di s. Chiara d' Asisi;
in tempo del p. Maltei avea il capitolo
composto dell'arciprete, dell' arcidiaco-
no, di 9 canonici e di altri beneficiati e
chierici: di poco differisce l'odierno capi-
tolo. Vi erano i domenicani, i conven-
tuali, i cappuccini, i gesuiti e le mona-
che di s. Chiara: tranne i gesuiti, gli altri
reli"iosi esistono. Il can. Bima nella Se-
rie cronologica dt vescovi di Sardegna,
seguendo il p. ^lix\.\.é\, Sardinia sacra p.
125, Ecclesia Sulcilana, ne tratta nel-
la cronologia de'vescovi ò' Iglesias (^.),
perchè a questa sede fu unita quella di
Sulci, protestando essere malagevole da-
re la precisa serie de'suoi pastori per man-
canza di documenti, essendo dubbiosa la
tradizione di far risalire 1' esistenza del
vescovato di Sulci al i ."secolo della Chie-
sa. Ove risiederono i vescovi fra le città
di Sulci, Palma, Cornu o altra che fu-
rono distrutte, non si può definire. Sem-
bra verosimile al can. Bima, che dopo la
distruzione di dette popolazioni, abbiano
i vescovi fissata la loro sede nell'isola ap-
partenente a Sulci, chiamata S.Antioco,
e in essa si sono fatte scoperte di fabbri-
che: esiste in gran parte delle (nuraghe
il castello denon)inato anche al presente
Castro, ed uu gran tratto di tempio sa-
gro, tuttora chiamato la chiesa di Selle
ù
34 SUL
porle. Se questa fosse la calledrale non
vi è documento, e neppure Irovasi a fi»-
vote di altra rovinala della di s. Rosa,che
sino dal principio di (jucslo secolo venne
ridotta incimileiio, e poi dopo la forma-
zione d'allro canìpo sanlo, in magazzino
del monte frunienlario di pietà. ìi opi-
nione che per pieservarsi dall'incursione
de'saraceni, il vescovo e capitolo si tras-
ferissero a Tartalias: che sia la chiesa e-
dificala per opera de' vescovi, lo indicano
le isciizioni, senza peiò accennare la loro
dimora; ma vi sono prove che vi dimorò
il capitolo, poiché f|iiello slahililosi ad I-
glesias statuì nel i 5?. i che annualmente
si dovesse porta reaTarlalias, per celebra-
re la festa della ss. Yeigine titolare, un
canonico con sacerdoti capitolari e un sa-
grista,per essere slata loio cattedrale. La
festa si continua a celebrare con concor-
sodipopolo,portandovisi il simulacro del-
la B. Vergine, che i canonici seco condus-
sero nel trasferin)enlo loro ad 1 glesias,
quando Giulio II verso il i5o3 onel i 5o4
con sua bolla trasferì la sede vescovile di
Sulci ad Iglesias, unendo alla uiensa la
parrocchia, e vi fissò la residenza il capi-
tolo neh ') I 7. La diocesi si compone di 18
parrocchie, comprese 7 cappellanie dette
iit Suiti Sulcisj ed è suffraganea dell'ar-
civescovo di Cagliari. Riferisce il p. Mal tei,
che diversi autori credonoche S.Bonifacio
discepolo di Gesù Cristo abbia stabilito
per i.° vescovo di Sulci s. Melilo o Meli-
tene di Cagliari, cui successe s. Antioco,
poi AymOjindi Alberto; ma essendo dub-
bi, i critici vi ripugnano,onde il 1 ."e ceilo
vescovo che si conosca è Vitale del 484
esilialo da Unnerico re de' vandali; il 2."
Eutalio, ch'ebbe a successori nel 5 1 o Ei-
legio, nel 53'j Frodonio, e quegli altri ri-
portati dal p. Matleiedal can.Bima. Do-
po Simone Vargio del 1487. seguita la
traslazione della sede di Sulci in Iglesias,
Leone X nel i5i 3 l'unì alla metropolita -
Dadi Cagliari quando promosse il vesco-
vo di SulciGio vanuiPilares a quella chie-
sa, colla ritenzione della sede Sulci tana-
SUL
Ecclesiensi ossia Iglesias, e così restò uni-
ta agli arcivescovi di Cagliari, finché Cle-
mente XI 1 1 , colla bolla Universi chn'iiia-
hì popii li f de '2'') ^\u^tìoi 'jCì^jBull. lioni.
coni. t.2,p. 363: Praevia dismeiììbralio a
dioecesi Calaritana ySidàtanae , seii Ec-
clesiensi dioecesi suus ilernin concediliir
Antisles, qui ipsius Calaritanae eccle'
siae sii/fraga ne US declaraUir. Ristabili-
ta così la sede vescovile dell'antica Sulci,
col nome della città d'/g/<rs/V75,Cleuiente
XIII dichiarò i.° vescovo Luigi Satta, al
quale successero que'vescovi cheriporlai
a Iglesias, inclusìvamente all'attuale.
SULIANA oSILVAMA. Sede vcsco-
vile della Bizacena, nell'Africa occiden-
tale, sotto la metropoli d'Adrumeto,ed
Ilaro uno de'suoi vescovi nel 4 i ' mterve
nulo alla conferenza di Cartagine, seguì
il partito de'donatisti. Morcelli, /^/r. f/<r.
t. I.
SULLY Enrico, Cardinale. De'conti
di Borbone, nacque in Soliaco nel Ber-
ry, chiaro per parentela co'monarchi di
Francia e d'Inghilterra, e abbraccialo l'i-
stituto cistcrciense, divenne archiman-
drita del monastero Callense nella dio-
cesi di Senlis. Neil i 83 fatto da Lucio III
arcivescovo di Bourges, fu consagrato dal
cardinal Crivelli, che divenuto Urbano
III neli i85 peIi.°lo creò cardinale e le-
gato apostolico d'Aquitania. iVelle lette-
re che gli scrisse il Papa lo chiama uomo
prudente, discreto e nobile,non meno per
sangueche per virtù. Lo stesso feceio Ce-
lestino III e Innocenzo III, conferman-
dogli il diritto primaziale nella provincia
di Bordeaux, che visitò qual primate di
Aquitania,e alla presenza dell'arcivesco-
vo di Bordeaux consagrò la calledrale di
Saintes solennemente. Morì in Bourges
nel 1200, e rimase sepolto con brevissi-
mo epitalfio nel monastero del suo ordi-
ne,denominalo il Regioluogo, ov'era sta-
lo abbate.
SULLY Simone, Cardinale. ^alo in
Soliaco nelle Gallie, fu eletto co' voti con-
cordi di 70 canonici arcivescovo di Bour-
S L L
ges, Onorio III gli CDofermò il diiillo di
primate (Iella provincia di Boi de;in\, es-
sendo legato della s. Sede in Francia a
Filippo 11 per esorlarlo a contribuire coi
suoi sussiilii alla guerra di Terra santa.
Nemico implacabile dfgli eretici, die una
fiera sconfitta agli albigesi, e assistè in
Rlompensiei- nel 1226 alla morte di Lui-
gi Vili, che gli raccomandò di far coro-
nare re il figlio s. Luigi IX, che lasciava
d'i I anni, come incontanente fu esegui-
to in Reims da Giacomo di Dasochi ve-
scovo di Soissons, qua) decano de'vescovi
della provincia, essendo vacante la sede
di Pieims. Meritò che Gregorio IX nel
1232 Io creasse cardinale prete di s. Ce-
cilia, dignità in cui visse circa q mesi, poi-
ché morì nel I 2 33,efa sepolto nel coro di
sua metropolitanajCon un elogio in versi
barbali, scolpiti sopra latnina di bronzo.
S{JLMOy.\oSOL'SlOy\{Sulmoiìefi).
Città con residenza vescovile del regno
delle due Sicilie, nella provincia dell'A-
bruzzo Ulteriore Il,capoluogo di distret-
to e di cantone, distante quasi 8 leghe da
Chieti er 1 da Aquila, vicino a'Maisi. Gia-
ce in vasta e fertile pianura, in riva al So-
ra il maggiore fra gl'influenti del Pesca-
ra,ocome altri dicono è bagnata da due
fiumi, e cinta da solide mura tra' monti.
E' sede d'un tribunale di i.' istanza, d'un
giud ice d'islruzionejpiazza forte d 14. 'clas-
se, e assai bene edificata, principalmen-
te dovendosi ricordare la grande e bella
strada nel centro della città. Superba n'è
la cattedrale, ma bisognosa di restauri,
secondo l'ultima proposizione concisto-
riale, sotto l'invocazione di s. Pamphilio
martire, già suo vescovo, concittadino e
patrono, ed ivi si venera il suo corpo. Si
decanta la sua antichità e risalire la sua
prima edificazione al III secolo, avendola
Pio VII dichiarata basilica minore con
grazie e privilegi, mediante il breve la
■<!iimmoopostola(us,de'2.5se\.[emhveiSiS,
Bull. Rom.cont. t.i5, p. 1 18, inconside-
razioiiedegl'illuslri pregi della città e del
tempio ampliato e decorato di preziosi
SUL 35
marmi, nonché di splendide suppellettili
e utensjli sagri, per mimificenza de' ve-
scovi e del capitolo. Questo si compone
della dignità dell'arcidiacono, di i 3 ca-
nonici comprese le prebende del teologo
e del penitenziere, di mansionari e di al-
f r i preti e chierici pel servigio di vino. Nel-
la cattedrale vi è il battisterio e la cura
d'anime, e nella città altre 8 chiese par-
rocchiali,non però munite del s.fonte,due
delle quali sono collegiate: l'episcopio è
alquanto distante dalla cattedrale, aven-
te anch'esso bisogno di ristorameolo. Vi
sono 3 conventi di religiosi, 2 monasteri
di monache,un conservatorio, diversi so-
dalizi,il seminario, il celebre e ricco ospe-
dale pe'babtardijpe'mendican ti e per gì 'in-
fermi con chiesa sagra alla ss. Annunziala.
Non manca di altri grandiosi edifizi,di co-
piose e limpide fonti, ma sopra tutto rice-
ve vantaggio e lustro dall'attività dell'in-
dustrioso suo traffico. Sono in gran pregio
le sue rinomale e squisite contelture, e se
ne fa notabile esportazione: ha pure fab-
liriche di carte, tintorie, concie di pelli e
altri stabilimenti. Si tengono in ispaziosa
piazza mercati frequentatissimi, ed an-
nualmente 4 fiere di 2 giorni per ciascu-
na, la più cospicua essendo quella degli 8
e q ottobre. Ubertoso e produttivo n'è il
territorio, massime di eccellente zalTer.i-
no. Vanta non pochi uomini illustri che
fiorirono in santità di vita, nelle dignità
ecclesiastiche, nelle scienze e in altro. So-
lo ricorderò che dalla nobilissima fami-
glia Misliornli uscirono il cardinal Cosi-
mo poi nel 1404 Innocenzo /^'//(^'.)e
di cui riparlai a Pv0M.4,ì cardinali Giovan-
ni Migliorati suo nipote e da lui creato,
e Cosimo Migliorali Orsini, il ipiale as-
sunse il 2.° cognome dalla fimigtia n>a-
terna: Lodovico Migliorati nipotedell'a-
pa,fu da questi fatto marchese dellail/ir-
ca. Si gloria ancora d'aveidatoi natali
a Publio Nasone Ovidio, 43 anni avanti
l'era nostra, pel suo talento uno de'pri-
mari autori dell'antichità, e il più sven-
turato e fecondissimo tie'pueti chesi cu-
36
SUL
iioscano, pel suo funesto esilio da Roma
ti'ordined'AugustoaTomi : in mezzo al-
l'indecenza e alla seduzione de'molli suoi
componimenti,mesce pensieri e sentimen-
ti salutari e savi, anzi di sovente dà pre-
oetli gravi e onesti; i suoi apologisti vo-
gliono notare, che le parti perniciose dei
suoi poemi si devono riguardare piutto-
sto come traviamenti d'una immagina-
zione rotta a'piacerijchequal fruito d'un
deliljerato sistema di morale. Inoltre fu
sulnioncse il rinomato poeta Marco Bar-
])ato. A poca distanza della città trovasi
allefaldedel monte Morone o INIorroiie il
celebre monastero e chiesa di s. Spirito,
fondato nel i 286 da s. Pietro da IMorro-
iie istitutore de' CV/e5///»(/'.),e riccamen-
te dotato da Carlo 11 d'Angiò re di Sici-
lia, indi dichiarato nel 1 2q3 arci-cenobio
e residenza dell'abbate generale dell'or-
dine,che si estinse nelle politiche vicende
che desolarono i primordi del corrente
secolo. Pietro nel i iSc) si ritirò a far pe-
nitenza nelle grotte del Morrone a ^foga-
le il suo ardore perla vita eremitica econ-
lemplativa, tra gli esercizi della piìi mi-
rabile pietà, e perciò in ispecial modo fa-
Toritode'celestidoni. Dopo 5 anni essen-
dostatoatterrato il bosco che cingeva nel
detlomonte la sua angusta cella, nel 1 25 1
passò a soggiornare nel monte di Majella
non lungi da Sulmona, dove istituì il suo
ordine, approvalo poi da Gregorio X. Di-
screpanti i cardinali ne'pareri per dare il
successore a Nicolò IV, dopo 2 y mesi e 2
giorni di sede vacante, a'5 luglio 1294,
tratti dalla fama delle angeliche virili e
santità di Pietro di Morrone, lo elessero
in sommo Pontefice. Nella sua profonda
umilia prima sorpreso e sbalordito, poi
addolorato di non vedere accolta la sua
forma ripugnanza in accettare il ponti-
ficato, fuggi da IMajella col suo discepolo
Kobeito; ma lenutogli dietro e per lepre-
ghiere di Callo li e di suo figlio Andrea
111 pretendente alla corona d'Ungheria,
come del sagro collegio, renitente e con
pena accettò il supremo onore, assuuieu-
S U L
do il nome di Celestino F {7^.)A\\o\a pre-
gò Roberto a tenergli cotnpagnia,e<jue-
sto degno discepolo, gli die una risposta
conforme alle istruzioni cheaveada lui
ricevute: Non mi obbligate a gallarmi con
voi nelle spine; io sono il compagno del-
la vostra fuga, non del vostro esaltamen-
to. Roberto ottenne d'essere in libertà di
ritornare al suo ritiro. Recatosi il Papa
nella città d' A quila,si fece consagra re (an-
che iS</f/f//V7ro»o,comedicono alcuni) dal
cardinal Ugo Billomi vescovo d'Ostia (a
tal uopo fallo già da s. Celestino V con-
sagrare vescovo da Giovanni Gastroceli
arcivescovo di Benevento, che il Papa a-
vea crealo vice-cancelliere di s. Chiesa e
poi elevòalcardinalalo, come vuole Sar-
nelli) e coronare a'29 agosto, nella sub-
urbana chiesa di s. Maria di Collen)ag-
giore del suo ordine, ammettendo poi a
mensa i cardinali. Distribuì molte cari-
che a'suoi paesani dell'Abruzzo e di Pu-
glia, e scelse un laico per segretario. Por-
tatosi in Sulmona, a'g ottobre concesse
al sacerdote francescano fi. Francesco da
Api, la singolare facoltà di conferire gli
ordini ojinori a s. Lodovico poi vescovo
di Tolosa, figlio di Carlo II, e di cui parlai
anche a Suddiacono. Coiisagrò la cliicsa
di s. Spirilo, fra il tripudio e gli applausi
de' sulmonesi. Inesperto nelle leggi del
buon governo di s. Chiesa, inlluenziilo da
Carlo II, con una curia che abusava di
sua semplicità, ed i cardinali malcootenli,
s. Celestino V vedendosi raggiralo,sospi-
rando la sua anteriore tranquilla e dol-
cissima solitudine, venne alla clamorosa
e inaudita risoluzione della solenne Hi-
niinzia del pontificato [/'.), che eilcttuò
a'i 3dicembre in Napoli. Così die al mon-
do un esempio strepitoso della più pro-
fonda umilia; atto di abdicazione da tut-
ti aminiralo,ma da niuno imitalo, tranne
quelle eccezioni che riportai nel citato ar-
ticolo. Tale rara virtù lo preservò tlai
pericoli che accompagnano gli eminenti
onori, e lo fece uscire santamente trion-
faulce villorioso da tulli i gravi iuciam-
SUL
pi che s'incontrano nella sublime digni-
tà, da lui con tanta modestia e serenità
di portamento rassegnatala quale gran-
dezza d'animo fu dal Petrarca qualilicata
affatto divina. Parli segretamente Pie-
tro di Morrone da Napoli, perSulmona,
onde chiudersi presso il monte di Morro-
iie,nelsuo monastero di «.Spirito, ove spe-
rava passare tranquillamente i suoi gior-
ni assorto nella preghiera. Ma visitato ivi
d'ogni parte, poiché molti tenevano per
nulla l'elezione del successore Bonifacio
/^///, questi ad evitare uno scompiglio o
scisma nella Chiesa, e che fomentavano i
potenti suoi nemici, lo rilegò nella rocca
di Fumone, ove santamente spirò dicen-
do: Ogni spìrito lodi il Signore.
Sulmona, Sulnio, si pregia di remota
origine, ed Ovidio che ne'suoi versi eter-
nò il nome di questo luogo natale, ne at-
tribuisce la fondazione a Solimoo Solemo
frigio e contubernale e uno de'compngni
di Enea; altri a certi illirii. Fu città illu-
stre, metropoli e capo de' popoli peligni,
ch'ebbero parte nelle guerresche imprese
co' Sanniliy come attesta pureCorsignani
nella Reggia 3Iarsicana; po\chè non v'ha
antico scrittore che non l'abbia nomina-
ta, e diversi ne ricorda l'Ughelli, Italia
sacra 1. 1, p. i358: T^'ah'enses et Salino-
nenses Episcopi. Sotto i romani patì mol-
to per le discoidie civili, prima tra IMario
e Siila, poi tra Cesare e Pompeo. I longo-
bardi la dominarono e vi costituirono un
gastaldato, comune a'popoli di Teramo,
di Penna e di altri dell'Abruzzo. Saccheij-
giata da'saraceni e altri barbari, si rialzò
più fiorente sotto i normanni, dopo varie
vicissitudini. Sulmona col suo territorio
divenne contea, e fu posseduta da'grao
conti de'Marsi, conti anche di Valve nel
Principato Citeriore. Incorporata Sulmo-
na al regno di Sicilia, ne segui i destini
e le vicende politiche. Nell'impero di Fe-
derico II e nel secoloXIII, tutto l'Abruz-
zo in cui si contengono i Marsi (de'quali
riparlai in molli luoghi, come a Pescina),
una sola provincia comprese, ed il suo giù-
SUL 37
stizierato si amministrò in Sulmona. Ma
nel secolo XV Alfonso V re d'Aragona,
e di Napoli e Sicilia , per togliere le liti
che insorgevano nella vasta regione, la
ridusse in due parti, cioè in Abruzzo Ci'
tra o Citeriore, di cui è metropoli Chieti,
di cjua dal fiume Pescara, ed iti Abruzzo
Ultra o Ulteriore II di là da detto fiume,
di cui è capo Aquila, dicendosi II quan-
do fu diviso col paese di Abruzzo Ulte-
riore I,di cui è capo Teramo. Inoltre l'A-
bruzzo dalla natura fu diviso in parte al-
ta e in parte bassa: l'alta essendo piti ri-
gida e nevosa, comechè circondata d'al-
lissi(ni monti, però con pascoli famosi; la
bassa generalmente ha il clima piti dol-
ce e tempeiato. La contea di Celano (co-
me Sora, Arpino, l'Abruzzo, i Marsi, sog-
getta al dominio temporale della s. Sede,
come ripetei a Sovranità) essendo domi-
nata dal conte lUiggierone, questi si ri-
bellò al suddetto Alfonso V, per aderire
alla fjzione tiel pretendente del reame di
Napoli Renato d'Angiò. Vinto e sconfit-
to dai regi e confiscata la contea, Ilug-
gierone bandito dal regno, nel i4t^i si u-
ni a Giacomo Fortebracci, detto Piccini-
no dalla st.Ttura del suo piccolo corpo, a-
derente degli angioni francesi; per cui sli-
molalo Giacomo dal conte cospirò poi al-
l'eslerminio de'Marsi e del contado Ce-
lanese, distruggendo eziandio le altre cit-
tà degli Abruzzi. In seguilo Giacomo di-
strusse ancora le confinanti castella, ro-
vinò molte terre di Sulmona e le campa-
gne de' ÌMarsi, e s'insignorì di Sidmona
stessa. IMa Ferdinando I, successore del
suo padie Alfonso, preso Piccinino, lo fe-
ce morire e ricuperò Sulmona. Nel 1496
con diploma dato in Castelniiovo di Na-
poli, il re Federico II d'Aragona conces-
se a Sulmona e TagUacozzo il privilegio
di baitele moneta. Di vernilo Carlo V im-
peratore re delle due Sicilie, con titolo di
pruioipato donò Sulmona a Carlo Laiio-
ia suo vicerèdi Napoli. Dipoi nel ponti-
ficato di Paolo V deli6o5, il redi Spa-
gna Filippo HI, a istanza di tal Papa di-
38 SUL
chiaiò grande diSpagii.» econcesseil pnn-
cipato (li SulinoiKi al suo nipote d. IMar-
c'Anlonio Borghese, figlio del liatello d.
Gio. Battista castellano di Castels. Ange-
lo: tuttora i principi Borghese poifano il
titolo di principi di Sulmona. Pe'lerre-
moti del I 7o3 61776, Sulmona come A-
quila restò diroccata, indi a poco a poco
fu riedificata nelle parti abhalluledaquel
terribile disastro. Successivamente segui
Suhnona gli avvenimenti del regno di Nu'
jwli in cui è coinpresa, e il Di l*ielro uè
scrisse le flletnorie sloriche della città di
Sulmona, Napoli i8o4-
La sede vescovile essendo slata poi u-
nita, aef/ne principaliler, con quella di
J"alve{^y.), e tuttora lo sono e immedia-
tamente soggette alla s. Sede, l'Ughelli
liportò la serie de' vescovi d'aiid)edue in
una medesima cronologia ; laonde nel
riprodurla rimarcherò quelli denon)ina-
li espressamente di Sulmona o di Val-
ve. Commanville,//£^/o/re de loiis les E-
veschez, dice erette le due sedi vescovili
nel secolo V, chiama Sulmona esente, e
che ad essa si unì Valve, ma le pone tra
le sudraganee della metr()[>oli di Chieti,
cioè come esistenti nella sua provincia
ecclesiastica, non essendo dipendenti da
quella metropolitana. Peli."Ughelli re-
gistra Palladio cpiscopus Sitlinonensis^
la cui illustre memoria trovasi nel sinodo
romano da Papa s. Simmaco celebralo
nel499J P^' "^-^ Foilunalo l^ali'ensis e-
piscopus, che intervenne nel 5o3 al sino-
do romano di detto Papa. Per quasi 3 se-
coli s'ignorano i vescovi di Sulmona, non
meno che di Valve. Lucenzi annotatore
d'CJghclli, rigettando Clarenzio (piale ve-
scovo Dalnensis o di Bagnorea interve-
nuto nel concilio del G80 di Papa s. A-
gatone, giustairrente sostituisce Benedet-
to Valvensis che fu a (juel sinodo. Cor-
regge pure l'Ughelli nelseguente s. Pan-
filio fatto/'<7/i'f/m.v episcopus CM'CA ÌI706
da Papa s. Sergio I, il quale già era mor-
to nel 701; chiaro per la carità co'pove-
ri e illustre per miracoli, dormi nel Si-
SUL
gnore a'28 aprile, e Sulmona che nella
cattedrale ne venera il corpo celebra la
sua festa. Indi Gradesco Valvenseni re-
xil ecclesia. Vadeperto o Valperto visse
nel pontificato d'Adriano I del 777.; poi
Ha venno; quindi Arnolfo deir843 secon-
do Baronio, ma in un monumento del-
la chiesa di Valve si dice intruso, poiché
circa 1*873 T^alvensein ecclesiarn iin-a'
sii, econ epitaffio fu tumulato nella chie-
sa di s. Alessandro I Papa in Sulmona.
Dopo Opilarmo, segue Grimoaldo del
f)68 cpiscopus episcopio s. Felini, titola-
re della cattedrale di Valve, e vivea nel
9()3. Teodolfo o Tidolfo del i o 1 5, lue
CasleUtnii de Populi, ut appellaiit, eX'
truxit, ad honorem et revtrentiani s. Pe*
lini. Popoli, Poperum, è un grosso bor-
go o città lungi 4 leghe da Sulmona, e
nella sua provincia, al confluente del Se-
ra e del Pescara, capoluogo di cantone,
con conventi di religiosi estabilimenti pii.
Nel I oSoTransarico o Tiansano, ovvero
Transono, Tcui successe Sua villo in tem-
po di Papa s. Leone 1 X del 1 049, che fu
potente nell'opere e nel sermone, e se ne
fa menzione in un documento della chie-
sa di Valve. Nel io 54 s. Leone I\ colia
bolla £V.«i/tiief7J«r, pubblicata da Ughel-
li, creò vescovo di Valve Domenico mo-
naco beneilettino, e de[)lorando le deso-
lazioni fatte a quella chiesa, ne garantì
a lui e successori l'integrità, con dichia-
rarne i confilli, e l'appartenenze della cat-
tedrale di s. Pelino di Valve, e parimenti
di quella di s. Panfilio di Sulmona, colle
altie chiese, cappelle, diritti e possessio-
ni, fulminando l'anatema a chi le inva-
desse; sottomettendo il vescovo alla spe-
ciale protezione della s.Sede, ed esortan-
dolo a non permettere che le cause dei
chierici fo »cro giudicate da'secolari. L'U-
ghelli ci die pure l'atto col quale al ve-
scovo Domenico, a'canonici.e all'episco-
patodi s. Pelino esistente nell'antica Cor-
finio, e di s. Panfilio della città di Sul-
mona, donarono possessioni e le chiese di
s. Maria e di s. Felice, Ardemano e Dra-
SUL
gone ciltailÌDÌ di Sulmona eubitaiili del
contado \ aì^en-ie^ per reder/iptionem, re-
medi urna uè salutisanitiiae nosliae de il-
Ha nostris consorlis, obbligandogli ere-
di a somministrare de auro nionelato li-
hrasZo. Gli successe neh 071 Giovanni
abbate cassi nese di s. Clemente, f^alveu'
sis seu s. Peliiii episcopus, prudente e co-
spicuo in religione, ma visse circa 3o me-
si. Nel 1 074 Trasmondo abbate di s. Ma-
ria di Trenicbe, figlio d' Oderisio conte
de'Marsi, al quale Giovanni di Valve a-
bitante diSulmooa donò nel 1 078 de'be-
ni al vescovato di s. Pelino: si dimise nel
1080, e s. Gregorio VII scrisse un'esor-
tatoria a tutti gli abitanti del vescovato
di Valve. Nel 1081 Giovanni Peccatore,
cbe restaurò la cattedrale di s. Pelino; nel
I 102 altro Giovanni che sostenne una li-
te cogli abitanti di Popoli, a difesa de'di-
ritti di sua chiesa. Verso e avanti il i i o4
Valtero, al quale pel vescovato di s. Pe-
lino e di s. Panfilio fu donata la chiesa
di s. Maria de Carbonibus. Nel i 1 o4Gual-
terio consagrato da Papa Pasqu.de II, ed
aggiunse al vescovato s. Populi ecclesia:
fece l'mvenzione del corpo di s. Pelino,
e lo ripose nella nuova cattedrale di Val-
ve, nel pontificato di Calisto II. Il capito-
lo aventlo eletto Oddo, Papa Innocenzo
II nel i 1 38 lo confermò. Giraldo Salino-
nensent episcopalum adleiusesla canoni-
cis s.Pelini,sanclique Pamphili r.t\i (4o,
fu riconosciuto da detto Papa; a suo tem-
po Giovanni abbate di Volturno, con do-
cumento presso Ughelli, donò neh i4^
la chiesa di s. Maria di Valve al vesco-
vato di s. Pelino e di s. Panfilio. Eletto
neh i44dal capitolo in vescovodi Valve
Sigiuulfo, loriconobbe Papa Eugenio III:
neh 164 di consenso de'canonici die in
feudo a Sebaslia e suoi figli abitanti iu
Sulmona de'beni esistenti iu Corfinio, e
del vescovato di s. Pelino e di s. Panfilio,
con alto presso Ughelli. Di più neh 160
01 167 Pernaldo del contado di Valve do-
nò al vescovato di s. Panfilio la chiesa di
s. Andrea, facendo il simile Gervasio e
SUL 39
Alessandro dello stesso contado colla chic"
sa di s. Rocco della città di Sulmona. Mor-
to neh i68Siginulfo, i due capitoli con-
vennero con rogito riprodotto da Ughel-
li, e sottoscritto dal preposto, dal deciino
e da 1 4 canonici nella chiesa di s. Pelino,
di riconoscereilgius di nominare e postu-
lare al Papa il vescovo, anche nel capito-
lo di s. Panfilio, ciò che con liti gli avea
contrastato quello di s. Pelino; laonde!
due capitoli designarono Oderisio per ve-
scovo di Valve, che Papa Alessandro III
riconobbe, einterveuneal suoconcilio di
Laterano III: indi seguironoquelle dona-
zioni al vescovatodi s. Panfilio, che si leg-
gono in Ughelli. Neh 200 Guglielmo fu
confermato da Papa Innocenzo III, e coi
canonici donò de'beni a Sante di Cucul-
io, con l'annuo censo dita denari nella
festa dis. Panfilio e le decime. Anche que-
sto, co'seguenti documenti riportaUghel-
li. Neh 206 i capitoli di s. Panfilio e di s.
Pelino elessero 3 soggetti al vescovatodi
Valve, i quali avendo rinunziato, conven-
nero per C. suddiacono apostolico, che
Innocenzo III colla lettera f^enieutes, di-
retta a' canonici di s. Pelino di Valve e
di s. Panfilio di Sulmona, dichiarò non
potere confermare per avere 2 5 anni, oc-
correndone 3o ; laonde eleggessero altro
iììfra niensent,\[ che non avendo esegui-
to, il Papa di pienaautorità neh 207 scel-
se Oddone o Ottone suo suddiacono e cap-
pellano, e siccome i canonici di Sulmona
mostrarono coulrarietà,scrisse loro l'am-
monitoria Si secunduni rigoreni. A tem-
po di questo vescovo, neh 220 PapaO-
norio III confermò il capitolo di 12 ca-
nonici e del prepostodis. Panfilio di Sul-
mona, dirigendo loro la lettera Cam ano-
bis petitur. Insorta poi dilTerenza e que-
stione tra i due capitoli sull'elezione del
vescovOj nel i 224 Onorio III ne commi-
se la composizione al vescovo di Furco-
nio colla lettera Sua nol>i'>. Indi il vesco-
vo Oddone cou diploma assolse dalla sco-
munica Burello milite d'Aversa, per es
sersi approprialo quanto appa itene va A
4o SUL
la chiesa di Sulmona, previa restituzio-
ne. Nel 1208 Gregorio vescovo di Chitti
a' 29 settembre consagrò la chiesa di s.
Panfilio soggetta alias. Sede, ed esiste do-
cumento. Il vescovo di Valve e Sulmo-
na rs'icola nel 1232 co'canonici donò con
atto e condizioni la chiesa di s. Maria de
Carbonis al monastero cistercieuse di Ca-
sa Nova della diocesi di Penne. Dopo il
vescovo Giacomo vacò la sede nel i 25o,
ed i capitoli di s. Panfilio e di s. Pelino
elessero nel r 25 1 fr. Giacomo di Sulmo-
na francescano, che post(dato con atto a
Papa Innocenzo IV fu confermato. Nel
1252 Innocenzo IV colla huWu /4 posto-
licae digìiitatis , Cito \C'^coso Giacouio di
Penne monaco di Casa Nova, virtuoso e
dotto, il quale fu benefico pastore, impe-
rocché colla sua prudenza neh 254 per-
venne a persuadere l'unione perpetua dei
due capitoli di s. Panfilio e di s. Pelino
in im corpo solo nell'elezione tlel vesco-
vo, convenzione che riporta Ughelli e il
vescovoconfcrmònel 1 256, in uno al pre-
posto e a' 1 8 canonici. Morì il degno pre-
lato nel 1263, lodalissimo per sanlilà e
zelo. Nello stesso anno Urbano IV elesse
fr. Giacomo d'Orvieto domenicano, rac-
comandalo dal capitolo e proposto (li Val-
ve; ma dilapidando i beni delle chiese di
Valve e Sulmona, commettendo altri ec-
cessi con pubblico scandalo, a mezzo di
due speciali procuratori, i due ea[)itoli di
s. Panfilio e di s. Pelino ricorsero alla s.
Sede, dalla quale impetrarono la confer-
ma apostolica della stipulata imione sud-
detta. Neil 276 Innocenzo V diresse al ca-
pitolo di Sidn)ona la lettera Sua nobis,
per esercitare I' antica cognizione delle
cause: Ughelli l'avea riportala ali28G, e
Lucenzi lo corresse. Nel 1 279 fu vescovo
fr. Egidio di Liegi francescano, che nel
j 290 rinunziò, onde Nicolò IV commi-
se l'amministrazionedel vescovato aGu-
glielmo abbate benedettino Miniaccnse
nella diocesi di Monreale, e governò 5 an-
ni. Nel 1294 s. Celestino V fece \escovo
il suo discepolo fr. Pietro deli'/i/ywj/t/ {f.)
SUL
beneventano (e nel settembre lo creò car-
dinale), come lo chiama Sarnelli,e cardi-
nale del litolodi 8. Croce in Gerusalem-
me, nelle Memorie degli arci\>e'>covi di
Benevento, p. 1 17, ma del titolo di s. Mar-
cello, poiché [""accurato Besozzi nella Sto-
ria della basilica di s. Croce in Geni-
saleninie, a p. i 08 riferisce che dal 1 2 16
al I 299 non si trovano titolari. Bensì Sar-
nelli corresse quelli che prelesero il car-
dinalPietro arcivescovo di Benevento che
noi fu mai (ad onta che per tale lo vuo-
le il Vipera), econfuiidendolo con Caslro-
celi che lo era e da s. Celestino V crea-
tocardinaledopola morte diPielro, men-
tre stava per partire dall' Aquila (o in
Teano come sostiene Cardellu nelle Me-
morie storiche de' cardinali), e perciò non
vero che fu tra gli elettori di Bonifacio V III;
anzi per gratitudine a s. Celestino V l'ar-
civescovo Gastroceli donò a' celestini la
chiesa di s. Caterina di Benevento e la do-
tò. Inoltre si dice da Cardella il cardinal
Aquila o Aquilano essere stalo abbate
benedettino cassinese di s. Sofia di Bene-
vento, e che nel cardinalato appena vis-
se un mese. L'Ughelli scrive del vescova-
to di Valve conlcrilo al cardinal Pietro,
liane ccclesiam nonduni consecratus di'
misil, che morì nel 1 298, il che non è ve-
ro. Bonifacio Vili nel i 295 nominò ve-
scovo Federico Raimondo ile Ledo no-
bile di Chicli, e fieli 3o5 per sua morie
Clemente V dichiarò vescovo di Sulmo-
na e Valve Bernardo di Bojano, che non
trovasi ne'registri Vaticani, e soltanto nel
I 307 Landolfo già preposto elelloda Cle-
mente V. Neli3i9 Andrea Capograsso
salernitano; neli33o vi fu traslato dalla
chiesa Calinenseo Carinola fr. Pietro dei
minori, il quale neh 33 1 co'27 canonici
del capitolo di s. Panfilio stabilì leggi fuo
Z/OMO della chiesa di Sulmona, Neh 333
pure da Carinola vi fu trasferito Nicola
che nel i 338 sottomise a disposizione del
capitolo di Sulmona l'altare della B. Ver-
gine, ciijus vocabulo ecclesia s. Paniphi'
li a principio cxlclU decorala, Neil 343
SUL
Francesco de Sangro napolelano canoni-
co di Sulmona, dal capilolodi Sulmona
e di Valve in parte diviso, postulalo a
Clemente VI e da questi confermato, C(M1-
tro Andrea Capogalti eletto da altra par-
te; per sua moi te il l'apa nel i 348 gli so-
stituìil preposto Landolfo, e siccome po-
co visse, neli349 f''- Francesco de Sila-
ni minorità, il quale essendosi appropria-
to gli spogli del predecessore senza l'au-
torizzazione della s. Sede, fu assoluto dal-
la scomunica incorsa dall'abbate di s. Se-
bastiano commissario apostolico. Indi col
capitolo di Sulmona slabiPi leggi pel go-
veruodi questa chiesa, e col di[)lomaóuflt
nobis fu assolto da Clemente VI per a-
Ter alienalo molendini. Nel j 36o il vesco-
vo decretò un nuovo sigillo, con l'iscri-
zione di s. Maria, s. Panfilio e s. Pelino;
nel 1 364 cede parte della mensa al capi-
tolo di Sulmona, e dal vescovo dell'Aqui-
la ricuperòdiverse giuri sdizioni. Nel 1 365
ftlartino de Martini di Sulmona; Paolo
fu vescovo di Val vesollo UrbanoVI; Bar-
tolomeo deGasparedi Sulmona del i 384-
Bartolomeo de Tocco nobile diCliieti del
i4o2, sagace ed egregio dottore, al cui
tempo il sulmonese Innocenzo VI col di-
ploma Ecclesiain Sulinoncnseni aposlo-
licae Stdis filiam speciale, donò la sua
mitra pontificale per uso perpetuo della
chiesa di s. Panfilio. Nel 1420 Lotto de
Sardi pisano, traslato a Spoleti nel 14^7,
onde gli successe il zelante Benedetto de
Guidalotli perugino, vice-camerlengo di
s. Chiesa, tra!«feriloaTeramo,e lodissi nel
voi. Vil,p: 78: fece l'invenzione delcor-
po di s. Gemma, nativa de'iMarsi, nella
chiesa di Gordiano Siculo intitolata a s.
Giovanni, che [)iese il nome tlella santa,
di cui ragiona Corsignani.Barlolomeodo
Vinci fiorentino arciprete di Pistoia, in-
tervenne al concilio di Firenze e moiì nel
1442. Nel i44^ Francesco sabinese ab-
bate benedettino di Pantalea, Iraslato a
Ilapolla nell'istesso anno. Neli446 il ca-
nonico di Sulmona Pietro Paolo Aristo-
teli; nel 1448 fi'. Donato Bollini agosli-
SUL 4f
niano napoletano e già vescovo di Con-
versano, che mirabilmente ornò la cat-
tedrale di Sulmona e donò di vari uten-
sili sagri. Neil 463 Pio 11 creò fr. Bario-
lomeo de Scali sulmonese e domenicano,
successo da' concittadini Giovanni Ga-
liardi nel 1 491, Giovanni Acuti nel 1499.
Per sua morte Giulio II fece ammini-
stratore il cardinale Farnese poi Paolo
III [t^-), ma presto rinunziò, perchè fu
eletto a'3 marzoi5i2Ìl vescovo Prospe-
ro de Piustici romano; però avverte Lu-
cenzicheoeli5i2 eneli5i3 trovasi sot-
toscritto al concilio di Laterano V, AL-
bcrlus P'ah'ensis Episcopus. Ad esso in-
tervenne pure il vescovo Gio. Battista Ca-
dichi aquilano del i5i4- Nel 1 5 19 ammi-
nistratore il cardinal Andrea della Valle
(/'.); nel 1529 Bernardino Cavalieri no-
bile romano e canonico Valicano, vesco-
vo di Valve e Sulmona, lodato per peri-
zia e bontà d'animo. Per regresso aliti
sua morte nel I 532 riprese l'aiuminislra-
zione il cardinal Falle, ma a'4 noveru-^
bre la cede al vescovo Bernardino Fu-
marelli di s. Germano, già d'Alife. Nel
1 547 Pompeo Zambeccari nobile bolo-
gnese,commendatoredi s. Spirito diRoma
e abbate commendatario della chiesa di s-
Spirito dell'Aquila, spedito d.iPio IV nun-
zio in Polonia, fu al concilio di Trento,
e magnificamente restaurò l'episcopio di
Sulmona. Nel 1 57 i fr. Vincenzo Donzelli
di IMondovi, domenicano dottissimo: gli
successero, nel i 585 fr. Francesco Carusi
di Bisaccia conventuale, al quale i cano-
nici di Sulmona posero sulla tomba un
epitafììo di lode; nel i593 Cesare Pezzi
nobile di Celano, prudente, pio e virtuo-
sissimo, benemerito pastore; nel 1621
FrancescoCavalieri [).ilri/.i(» romano, col-
la cui industria e zelo concordò 1' anti-
ca controversia sulla precedenza e altro,
tra^canonici di s. Panfilio di Suliii(ii)a,e
di s. Pelino,che decisa a favore ili Sulmo-
na, ni ecclesia / alvensis suis clcbUis ob-
scc^uiiSj ac privilegiis non fraudar v tur ^
coidcrmò Urbano Vili nel 1G28 culla
47. SUL
bolla Romaniis Poniifex\oves,ì legge che
le chiese di Val ve e Sulmona m4'/ce/7J/7er-
petuo apostolica atithoniale aeqnaliter
unitarum. Neh 638 fu vescovo France-
sco Boccapaduli nobile romano e bene-
ficiato Valicano, iodato per singoiar pru-
denza, che dimostrò col capitolo di Val-
ve e cogli uomini di Pectina soggetti a
quella cattedrale, volendo impedirne il
possesso al deputato procuratore, per es-
sere slata nelle bolle nominata Sulmona
prima di Valve. Il Dicci che nella No-
tizia della famiglia DoccapaduU par-
la del vescovato di Valve e Sulmona, fa
il novero de'Iuoghi soggetti alla diocesi,
ed aggiunge che sembra avere il prela-
to istituito le prebende del teologo e del
penitenziere, insieme col seminario, tro-
vantlobi che da Urbano Vili fu caricato
di tal peso. Trasferito nel 1647 a Città
di Castello, gli successe Alessandro Ma-
sio nobile lìorentino, in gran favore di
Paolo Burghese principe diSiilmona,ma
con lode mori nel seguente 1 648.DaCam-
pagna nel 1649 vi passò Francesco Car-
ducci nobile romano virtuosissimo,egli
successe degnamente nel i655 il dotto
fratello Giorgio canonico della basilica
Lateraiiense; nel 1701 BonaventuraMar-
tinelli spoletino egregio, e nel i 7 1 7 fuv-
\i traslato da Bitetto Francesco Onofrio
Odierna olivetanodi Napoli, ove piamen-
te mori nel I 7 3 8, come apprendo daCor-
signani.Con esso terminando la serie dei
vescovi di Sulmona e Valve nvWItalia
sacra, la compirò colle Notizie di Ro-
ma, nelle quali l'Odierna ed il succes-
sore sono riportati al titolo Sul/nona e
/ alve uniti,\ successori in quello ù\l'al-
ve e Sulmona «/lù/, dicendosi a Sulmo-
na,\&à\Falve. Nel i 7 38 fu traslato da Ve-
nosa I^ielro Antonio Corsignani di Ce-
lano, precisamente 1' encomiato autore
della da lui già pubblicata /?eggjrt /I/iir-
sicaiia. Nel 1732 Carlo de Ciocchis del-
l'ai cidiocesi di Manfredonia; nel 1762
Filippo Paini di Chieti : vacò la sede dei
due vescovati verso ili8uu,esolouel ibi 8
SUL
fu provveduta con Francesco Felice Ti-
beri filippino di Vasto diocesi di Chie-
tijnel i8'29GiuseppeM.^ de Letto diSul-
raona.GregorioXVI preconizzò rog.rMa-
rioMironedi Catania, che il regnante Pio
IX traslalò a Noto nel concistoro de'27
giugno i8'j3, in questo dichiarando ve-
scovo di Val ve e Sulmona l'attuale mg.*"
Giovanni Sabatino di Lagonegro dioce-
si di Policastro, già arciprete abbaziale
della chiesa parrocchiale di sua patria,
esaminatore pro-sinodale e canonico o-
norario della cattedrale di Policastro. O-
gni nuovo vescovo è tassato ne'libri del-
la camera apostolica in fiorini 170, a-
scendendo la mensa a più di 3ooo du-
cati. Le due diocesi unitesi estendono a
più miglia, e comprendono 4^ luoghi.
SULPIZIO SEVERO (s.), discepolo
di s. IMartino di Tours, e celebre storico
ecclesiastico, anche per la precisione ed
eleganza del purgato suo stile. Di nobi-
le e ricco casato, nacque in Aquitania
nei contorni di Tolosa, non ad Agen co-
me alluni autori pretesero. Applicato-
si allo studio delle lettere, si diede alla
lettura dei buoni autori del secolo d'Au-
gusto,il che gli valse a fermare l'elegante
suo stile. Avendo egli in età ancor gio-
vanile frequentato il foro, poco stette a
superare tutti quelli che con lui corre-
vano la stessa via. Prese in moglie una
donna di famiglia consolare, la quale gli
recò molti beni, magli fu presto tolta dal-
la morte. Questa circostanza lo disgustò
del mondo, e perciò risolvette di voltare
ad esso le spalle. Vuoisi che i discorsi e
gli esempi di sua matrigna Bassu la, colla
quale viveva nella più stretta concordia,
contribuissero non poco a ralfermarlo in
questa risoluzione, ch'egli esegui verso
l'anno 392, probabilmente in età di 32
anni. Quindi impiegò tutte le sue entrate
in elemosine ed altre opere pie, dimo-
doché piuttosto che proprietario de'suoi
beni, era il depositario e l'economo del-
la chiesa e de' poveri. Non curando le
censure di coloro che disapprovavano U
SUL
sua risoIuzìoDe, andò a fissar la sua di-
mora ÌD un casolare del villaggio diPri>
muliac in Aquitania. I suoi servitori e i
suoi schiavi, che loaveano seguito,diven-
nero suoi fratelli e discepoli, e con lui si
consagrarono al divino servigio. Tutti si
coricavano sulla paglia o sopra cilizi ste-
si per terra; non mangiavano che pane
bigio, legumi ed erbe bollite, che condi-
vano solo con un po'd'aceto. Verso il 394
Sulpizio recossi a visitare s. Martino di
Tours, e ne divenne uno de'piìi grandi
ammiratori e più fedeli discepoli, passan-
do ogni anno qualche tempo presso di
lui. Pieno di zelo per la decenza del cul-
to esterno, ornò le chiese, e ne fece fab-
bricare parecchie. Dopo la morte di s.
]\Iarliuo si recò nella di lui celletta aMar-
moutier, e vi dimorò 5 anni. Alcuni au-
tori dicono che in seguito egli si ritirò in
un monastero di Marsiglia, o nelle vici-
nanze di quella città. ÌN'on si conosce pre-
cisamente l'anno di sua morte, che av-
venne nel principio del V secolo, e secon-
do Baronio nel 432. S. Paolino di Nola,
Paolino di Perigueux, Venanzio Fortu-
nato e molti altri fanno grandi elogi di
s. Sulpizio Severo; e Gennadio dice ch'e-
gli era sopra tutto commendevole per la
sua umilia e per l'amore straordinario
che avea alla povertà: questo autore rac-
conta che in sua vecchiezza Sulpizio si
lasciò sorprendere dagli artifizi de'pela-
giani; ma che riconobbe il suo errore, e
si condannò ad un silenzio di 5 anni per
espiarlo. Guiberto abbate di Gemblours
riferisce che fino dal suo tempo si face-
va solennemente la festa di s. Sulpizio Se-
vero a Marirroutier ii'29 di gennaio. Pa-
recchi editori del martirologio romano
hanno confuso questo santo con s. Sul-
pizioil^S'efero, vescovo di Bourges,il qua-
le ne' calendari è nominato nello slesso
giorno. Egli [)erò fino dai più rimoli tem-
pi è onorato dalla chiesa di Tours, che
nel suo breviario ha fatto per lui un of-
fizio proprio. Di s. Sulpizio Severo ab-
biamo: uu liìslrcUo ilcUa storia sagra,
SUL 43
dalla creazione del mondo fino all'anno
4oo di Gesù Cristo; la Fita di s. Mar-
tirioj tre Dialoghi^ di cui il 1 .° è sul mo-
do di vivere dei solitari d' Egitto, e gli
altri due si aggirano sopra molte circo-
stanze della vita di s. Martino, e sopra i
suoinìiracoli;e molte Lellere. La sua sto-
ria sagra può dirsi il libro da lui meglio
fatto, esembra aver superato se stesso nei
suoi dialoghi. Sotto il suo nome furono
ancora stampate altre opere, che ripu-
gnano i critici.
SULPIZIO I (s.), vescovo di Bourges,
soprannominato il Severo. Uscito da una
illustre famiglia d'Aquilania, successe a
s. R-cmigio sulla sede vescovile di Bour-
ges, e governò la sua chiesa con mollo
zelojs'i per mantenervi la disciplina,co[ne
per accrescervi la pietà e il fervore. Assi-
stette al 2. "concilio diMacon,al quale pre-
siedette s. Prisco di Lione; e mori nel 39 i,
settimo anno del suo episcopato. Fu se-
polto nella chiesa di S.Girolamo di Bour-
ges,dondeilsuocorpofu in appresso tras-
portato in quella dt s. Ursino,i.° vesco-
vo di quella città. Il suo nome è inserito
nel martirologio romano ai 29 di gen-
naio, ed in tal giorno la diocesi di Bour-
ges ne celebra la festa.
SULPIZIO II (s.), soprannominalo il
Pio o il Bonario, vescovo di Dourges. Di-
scendente da una delle primarie famiglie
del Berry, venne con molta cura educa-
to nelle scienze e nella pietà. Appena tii
padrone delle sue facoltà, le distribuì ai
poveri e alla chiesa; ed ordinalo sacer-
dote, il re Clotario II lo scelse a suo li-
niosiniere e a superiore dei chierici che
formavano la sua cappella, e che lo se-
guivano anche all'armata. Colle sue pi e-
ghiere e digiuni ottenne la guarigione di
una pericolosa malattia da cui il re fu
colto. Nel 624 successesulla sede di Bour-
ges a s. Auslregesilo, detto comunemen-
te s. Oulrillo. Il suo primo pensiero lù
di adoperarsi alla riforma degli abusi che
eransi introdotti nella disciplina ecclesia-
stica, e riuscì a convertire tulli gli ebrei
44 • SUL
della diocesi. Egli divideva liillo il tem-
po Ira la preghieiaegli ullizi dell'episco-
palo, mettendo principalmente somma
cura neir istruire i poveri, verso i quali
nutriva la più tenera carità. La beata sua
iTiorle avvenne nel G44- Credesi ch'egli
fondasse a Bourges, sotto l'invocazione
della ss. Vergine, il monastero che prese
dipoi il suo nome,della congregazione di
s. Mauro. Una parte delle sue reliquie
conservasi in questa chiesa, e la parroc-
chiale di s. Sulpizio a Parigi possiede uu
osso del suo braccio. La di lui festa si ce-
lebra a' I 7 gennaio.
SULL'1ZIC)(di s.) Ebrardo, Cardina-
le. V . Ebrardo.
SULl'lZIO (Seminario di s. ). Con-
gregazione e società di sacerdoti secola-
ri, che ha per principale oggetto l'istru-
zione e l'educazione dtì'giovani ecclesiasti-
ci nt'ser/iinari, per formarli alla virtù e
alle scienze, pel inanleni(neuto e propa-
gazione della fede cattolica, singolarmen-
te nelle missioni straniere. La casa o se-
minario principale è in Parigi, edi sacer-
doti componenti la congregazione sono li-
beri nel loro stato, ne fanno alcun voto.
]Ne fu benemerito e illustre fondatore il
sacerdote Gio. Giacomo Olier,nalo in l*a-
rigi nel 1608. Essendo stalo battezzato
nella parrocchia di s. Paolo, fu poco dopo
portato al sobboigo di s. Gern»ano, vo-
lendo Dio ch'egli passasse i primi anni di
sua vita, ove dovea finire i suoi giorni, e
che la parrocchia di s. Sulpizio, in van-
taggioilella (piale dovea consagrare le sue
maggiori fatiche, fosse il luogodi sua pri-
ma educazione. Fu osservato nell'uifau-
'/ia che per fermare il piantolacile ue'fm-
ciulli, bastava portarli nella parrocchia,o-
ve subitosi rasserenavano. 1 genitori l'ini-
ziarono allo stato ecclesiastico, ma osser-
vando in lui uno spirito assai vivace, de-
terminarono di cambiar consiglio; però
trovandosi neliG22 s. Francesco di Sa-
les in Lione, fece mutar parere a'genilo-
l'ijConfortauilolianulla temere, anzicon-
bolai bi, puichc Dio, di cui uvea iuipluruto
SUL
il lume con fervorose preghiere, aveagli
dato a conoscere, cheavea .scello questo
figlio per la sua gloria; laonde bramare
d' averlo presso di se per istruirlo nelle
virtù ecclesiastiche, il che non segui per
la beata morte del prelato. Proseguendo
gli studi si rese famigliare il greco idio-
ma, e gli servi di grande aiuto per lo stu-
dio della s. Scrittura e de'ss. Padri. Men-
tre nella Sorbona si avanzava nella co-
gtiizione delle scienze, Dio gl'ispirò di con-
dursi in Pioma a studiar 1' ebraico, ove
malatosi negli occhi gravemente, fece vo-
lo per guarire di recarsi a piedi al san-
luariodella C.Verginedi Loreto. Per tale
strapazzo fu colpito da violente febbri, ma
giunto a Loreto di esse e degli occhi si
trovò perfettamente risanalo. Tornato a
Roma, la morte del padre l'obbligò re-
stituirsi in Parigi, ove in s. Lazzaro nel-
la casa de' preti della missione si prepa-
rò a riceveie il suddiaconato, e fu dal fon-
datore s. Vincenzo de Paoli aggregato al-
la compagnia degli ecclesiastici, diesi ra-
dunavano ogni martedì in s. Lazzaro. Con-
cepì fin d'allora un sì gran desiderio d'i-
struire i poveri contadini , che stette in
forse se dovea restare in Parigi per soste-
nere pubblicamente teologia, o seguire i
movimenti del suo zelo che lo portava ad
aifalicarsi nelle missioni e predicar ne' vil-
laggi. Avendo consultalo molti, fu con-
sigliato a seguire il suo impulso, e l'ese-
guì con ardore, non solo con aiutare gli
operai della missione, ma facendo con es-
si il catechismo e le prediche. Si ferma-
va per le vie di Parigi per istruire i po-
veri, che domandavangli limosina, e dis-
porli alla confessione generale portando-
li nella sua casa. Intanto conseguì il ca-
nonicato di Urioude, e l'abbazia di Pe-
brac. Appena innalzato al sacerdozio, si
accese il suo zelo in modo che dopo ce-
lebrata lai. "messa neliG33, lasciò Parigi
per andare a soccorrere le anime più ab-
bandonate. Tiròa seguirlo molti ecclesia-
stici di ([ualilìcali natali, e li condusse in
Auverguc alla sua abbazia di Pcbrac, per
SUL
far le missioni in quelle monlngne. Dopo
immense fatiche, dalla persecuzione di
quelli che si opponevano alia riforma di
sua abbazia fu costretto di ritirarsi a Pa-
rigi; licenziando tulli i domestici, dimise
la carrozza e restò con un servo. Intanto
un vescovo Io stimolò ad assumere il suo
vescovato, e v'interpose l'enicacia di s. Vin-
cenzo de Paoli,clie tanto poteva sul di lui
spirilo; ma avendoeglideterminatodi an-
dare nel Canada a predicarvi la fede, pre-
feiìa tale dignità i frulli che sperava rac-
cogliere dalla missione. Non essendosi po-
tuto effettuar il viaggio, tornò con molli
ecclesiastici in Auvergne, e peri 8 mesi fe-
cero le missioni per tutta la provincia e
nel Velay, ad onta di essere allraversa-
tone'suoi disegni dagli usurpatori de'be-
ni di sua abbazia. Scorse pure ì cantoni
delle diocesi diClermont,di s. Flour e di
Puy, il di cui clero e popolo divennero il
buon odore di Gesù Cristo, traiti dal suo
mirabile esempio, per cui un capitolo lo
domandò al re per vescovo; e i suoi per-
secutori ravvedutisi, colle loro famiglie si
recarono a riceverne la benedizione. Do-
po questa missione si sentì slimolalo da
un movimento della grazia a trasferirsi
in Bretagna, ove riformò un monastero
di religiose. Tornato a'suoi ordinari ufli-
zi eallemissioni, il cardinal Kichelieu gli
scrisse aierlo il re Luigi XIII nominalo
coadiutore al vescovo diChàlons sur Mar-
ne. Con meraviglia e sorpresa di tulli sup-
plicò d'essere dispensalo, ignorando che
Dio lo avea destinalo islitulore di molte
comunità o seminari ecclesiaslici, che do-
veano riuscire l'ornamento e il buon e-
sempiodi molle diocesi. Il p. Pietro diCoii-
dren, allora generale della congregazio-
ne deli'oralorioe poi arcivescovo di Sciis,
non menozelantedel bene luiiversaledtl-
la Chiesa, che dell'incremento e vantag-
gio di sua compagnia, bramando da lun-
go tempo di veder loslabilimenlo di qual-
che seminario, nel quale si disponessero
i giovani chierici agli ordini sagri calle
fuuzioui ecclesiastiche, comunicò questo
SUL 45
suo desiderio a molli ecclesiastici d'un me*
rito distinto ch'erano da lui diretti, tra •
quali era vi l'Olierjed essi tutti approvan-
done il disegno si unirono insieme per for-
mare un seminario, che fece poi grandis-
simi progressi, e divenne una scuola di
virtù sotto la condotta dell'Oiier, il qua-
le essendo stalo da Dio destinato a que-
st'impresa, fu da lui sperimentalo, con te-
nerlo due anni avanti questo stabilimen-
to in uno stato di sofferenza e d'abbiezio-
ne cos\ profonda , acciò colui che dovea
essere il capo degli altri comparisse in que-
sto tempo il ridulo degli uomini. Essen-
dosi quindi uniti questi santi ecclesiastici
con intenzione di formare un seminario,
quando la divina provvidenza ne fornis-
se la favorevole occasione, si occuparono
intanto in far molle missioni, finché fer-
matisi in Charlres designarono di stabi-
lirne uno; ma passali 8 mesi senza suc-
cosso,ripigliarono il corso delle missioni;
indi incoraggiti a riprendeie l'intralascia-
ta impresa, non senza titubanza passaro-
no a dimoiare in Vaugirard presso Pa-
rigi, ad istanza d'un buon sacerdote. Nel
1641 ritiratosi l' Olier a fir gli esercizi
spi rituali, si sentì tal mente ani ma lo al l'im-
presa, che non dubitando essere da Dio
voluta, indusse molli ecclesiaslici ad u-
nirsi a lui per intraprenderla; in un 2.
ritiro Iddio lo confermò nella risoluzio-
ne, e lo riempì dellospiritocbe dovea in-
fondere alla comunità da lui finalmente
stabilita a \augirard, ove a quest'effetto
sul cominciar del 1642 pre-^e una casa a
pigione. Sparse Iddio ben tosto tali bene-
dizioni su quesl'inipiesa,che quantunque
il pio islitulore fosse albergalo co'suoi ec-
clesiastici in una delle più anguste e po-
vere case del villaggio, un tempo signo-
ria dell'abbazia di s. Germano de'Prati
e a'uoslri giorni dichiarata città, e che le
spese fatte per le missioni e per loslabi-
limenlo del seminario che si voleva for-
mare in Charlres lo avessero ridotto a vi-
vere con quel solo, che a lui somministra-
va pel suo manlcnimcnto una persona
46 S L' B
pia, nondimeno fin da'primi mesi molle
persone ingguardevoli si slimarono felici
d'essere ricevuti nella santa compagnia,
per apprendere l'esercizio delie virtù e
delle funzioni ecclesiasliclie sotlo la con-
dona de! sacerdote Olier. Aveano appe-
na dimorato 4 mesi in Vaugirard, che la
divina provvidenza li trasseda quel luogo
per stabilirli a Parigi:scelse ella per questo
un mezzOjclieaprìairOIier un largo cam-
po per esercitare la sua carità nella me-
tropoli della Francia. Era in quell'epoca
curalo di s. Sulpizio il sacerdote Fiesque
o Freschi, estremamente afflitto pe'disor-
dilli che regnavano nella sua parrocchia,
malgrado tutte le sue sollecitudini, e in-
f-istidito da molti suoi preti che avversa-
vano i suoi zelanti disegni, risolvè di la-
sciar la ciu'a. A vendo quindi inteso par-
lar del merito d'Oiier e della virtii degli
ecclesiastici suoi seguaci, pose gli occhi su
di loro per elfettuare il suo proponimen-
to; e presa l'occasione d'una processione
che fncevasi da s. Sulpizio a Vaugirard, per
domandar ad alcuno della compagnia se
vi fosse chi volesse addossarsi la sua cu-
ra, e per mutare qualche benefizio sem-
plice col suo. La proposizione non fu ac-
colla, ma persistendo il curato nella li-
soluzione, fece tante istanze,che molte per-
sone pie rappresentarono a Olier, nomlo-
ver trascurareun'occasioneche l'iiitrodu-
ceva in nn luogo di abbondante messe;
laonde accettò la cura e ne prese possesso
nell'agosto 1 642.11 sobborgo s. Germano,
ov'è situata la parrocchia di s. Sulpizio,
ima delle maggiori e piìi ragguardevoli di
Parigi, serviva allora di ritiro a tutti i li-
bertini e a tutti coloro che menavano vi-
ta licenziosa; quindi per opporsi alla pie-
na di questi mali, e ricondurre le pecore
smarrite all'ovile di Gesù Cristo, il nuo-
vo fervoroso pastore determinò impiegar-
vi piuttosto i buoni esempi e la dolcez-
za, che i rimproveri e gli atti violenti. A
tal eiTetto risolse di menar vita più che
niìu santa e ne fece voto nella metropoli-
l;ina,supplicaudoDioa dargliopcrai prò-
SUB
porzionati all'ardua risoluzione, e in falli
a lui si unirono egregi preti, olirei con-
dotti dal seminario di Vaugirard, e coi
quali visse esemplarmente io profonda u-
miltà: gl'impiego secondo la loro vocazio-
ne, assegnando agli uni la cura del mini-
stero esterno della parrocchia, incarican-
do gli altri d'istruire i giovani ecclesiasti-
ci negli uffizi e nelle cognizioni del loro
stalo. Ai primi raccomandò vivamente di
nulla esigere nell'amministrazione del ss.
Viatico, e di ricusare qualunque presen-
te pel sagramento della penitenza. Volle
che tulle le oblazioni offerte da'fedeli per
gli altri servigi, fossero messe in comune,
e che ciascuno si contentasse secondo il
desideriodell'Apostolodel villo e vestito,
il che fu osservalo da quel tempo in poi
dalla congregazione. Formò indi una co-
munità,la quale tultochèsenza fondi sem-
pre si sostenne, e dopo il suo stabilimen-
to ebbe eccellenti sacerdoti che si affati-
carono nella vasta parrocchia per la sa-
lute delle anime. Aumentata io breve la
comunità di molli operai evangelici , si
accinse l'Olier alla riforma de'parrocchia-
ni, cominciando prima dalla conversione
degli eretici, ch'erano ivi ingrandissimo
numero. Intraprese in pari tempo l'istru-
zione de'caltolici con frequenti prediche
eco'catechismi; ristabilì la maestà de'di-
viui uffizi e il cullo del ss. Sagramento,
che v' erano slati alquanto trascurali. I
duelli erano così frequenti nella parroc-
chia, che si contavano sino a 17 persone
per settimana morte in tanto detestabile
combattimento. A rimediare ed elimina-
re questo deplorabile disordine, persua-
se molli signori di far insieme solenne
protesta di non accettare alcun cartello di
disfida e di non assistere alcun duellante,
il che fedelmente osservandosi, il loro e-
senipio fu seguito da gran numero di per-
sone, prima ancora che l'autorità del re
arrestasse il corso a questo pessimo uso,
stato sino allora sì funeslii mente comu-
ne. Aboh ancora molli sregolamenti su-
perstiziosi ch'eransi propagali in certe a-
SUL
<lunanze d'artisti, estiibiPi molli sodalizi
per somministrar il comododi santifica-
re le feste. Purgò quasi tutlo il sobborgo
tla'postriboli ciie vi trovò, e indicibili fu-
louo le sue industrie per distaccale dal
vivere scandaloso quelle miserabili che i-
\i dimoravano, e le spese da lui fatte per
collocaileinislato di salvezza. A lui è do-
vuta la fondazionedell'anteriorechiesa di
s.SulpiziOjdiciii la regina Anna d'Austria
pose poi la I .' pietrn nel 1 646, e fabbricò
presso la medesima il suo seminario. Men-
tre rOlier cos'i occupa vasi per la sua par-
rocchia e pel suo principale proponimen-
to, non lasciava di vegliar la condotta di
sua comunità e d' affaticarsi ad ottenere
lettere patenti dalla regina reggente per
lii legale erezione del suo seminario. Do-
po superate alcune opposizioni, e conse-
guito colle lettere patenti il consenso del-
l'ai ci vescovo di Parigi,al tri dicono deli ab-
bate di s. Germano de'Prati esente, fu fi-
nalmentestabilita nella via deCoiombier,
a'23 ottobre 1 645, l'associazione del se-
minario in comunità ecclesiastica, in cui
si riceverebbero allievi piovenieoti dalle
diverse parti del regno. Compito l'edifi-
tio del seminario, l'ab, Olier l'intitolò a
Maria Madre di Dio, e per rispetto alla
s. Sede desiderò che il nunzio del Papa
InnocenzoXpel 1 ."celebrasse la messa nel-
la cappella. jVel 1 65i l'assemblea del clero
approvò i regolamenti della compagnia,
e accettò diversi membri di lei pei ser-
vizio delle diocesi; qnal segno di quest'aie-
cettazione die loro il nome di Preti del
riero di Francia. ìSon lardò molto a lieu)-
pirsi di numerosi pii ecclesiastici, che il
superiore formava oltimi missionari, e in-
sieme disponendo a ricevere degnamen-
te gli ordini sagri quelli che ne abbiso-
gnavano. Frattanto volendo Dio speri-
mentar la costanza del suo servo, permi-
se che l'antico curalo Fiesque, provoca-
to da alcune persone ma linleuziona le,ten-
tasse rientrar nella cura, pretendendo che
il benefizio ricevuto in cambio fosse in-
feiiore al promesso. Non mancarono tur-
SUL 47
bolenti equelli che si trovavano colpiti nei
loro vizi dalle sante provvidenze d'Olier,
di commovergli contro la plebe per ven-
dicar l'ingiustizia ricevuta dall'anteriore
pastore. Una masnada di disperati pertan-
to assalito r uomo apostolico nelTa sua
stanza, con percosse e minacce lo strasci-
narono nella pubblica via, ivi lasciando-
lo per associarsi alla depredazione che e-
seguivano i loro compagni nella casa pre-
sbiterale. Gli amici d'Olier l'obbligarono
a rifugiarsi nel palazzo d'Orleans, e per
autorità del parlamento fu subito rista-
bilito nella cura; ma nello stesso giorno
i scellerati tornarono al presbiterio, e sfor-
zandone la porla, furono arrestati da al-
cune compagnie di guardie spedile dalla
regina. Cessala la persecuzione, die opera
a ripristinar l'ordine nella parrocchia; e
le guerre civili succedute in Francia nel
i649ei652,nellaminoiitàdiLuigi XIV,
gli dierono campo d'esercitar la sua ca-
lila non meno co'suoi parrocchiani, che
verso i contadini che si rifugiarono nel
sobborgo s. Germano, manlenendo la sua
parrocchia ne'sentimenli d'ubbidienza e
di fedeltà al sovmno. Accorse al manteni-
mento d un gran numero di religiose d'or-
dini diversi, quali faceva vivere in comu-
nità, per impedire che il commercio del
mondo facesse loro perdere lo spirilo del-
la vocazione, e si prese altresì cura di mol-
ti inglesi e irlandesi, ch'eransi rifugiati in
Francia per restare fedeli al cattolicismo
ed evitare la persecuzione de'fjnatici e-
relici. Istituì diverse associazinni di cari-
tà a soUievode'poveri edegl'infermi, scuo-
le pe'fanciullijCase pegli orfani d'ogni spe-
cie, tanto per l'istruzione degl'ignoraDli,
che per sollievo degl'infelici. L'ab. Olier
a'3 agosto 1664 ebbe la consolazione di
vedere l'istituzione del suo seminario di
s. Sulpizio approvata e confermala con
ledere patenti del cardinal Chigi legalo
a laiere dei suo zio Alessandro VII. As-
salito da grave infermità nel 1 652 e mu-
nito de'ss. Sagramenti, rinunziò la cura
all'abbate di s. Germano de'Prati, da cui
48 SUL
tlippndeVa come titolare d'una cura fuo-
ri tlflln giiiristlizione(lell'or(linaiio;il qua-
le ;il)l)ale la conferì al sacerdote Le R.a-
gois lìretonvilliers che ne prese possesso
nel giugno-Nell'agostorOlier potè recar-
si alla campagna per ristabilirsi, ove ope-
rò nioltecose a gloria di Dio, e continuan-
do a governare il seminario di s. Sulpi-
zio. Oltre i seminari da lui stabiliti in Pa-
rigi, Mandese Viviers, ne fondò altro in
Puy nel Velay a istanza del vescovo e del
capitolo, e procurò iu)a generale missio-
ne in Vivarets, ristabilendo in Privas e
in uìolli luoghi l'esercizio della religione
cattolica da molti anni sbandilo, e da 3o
dalla detta città. Tornato aParigi, con in-
stancabile attenzione procurò perfeziona re
le anime da JJio a lui afTidalc, finché nel
i653 colpito d'apoplesia e divenuto pa-
ralitico nella metà del corpo, fu costret-
to a desistere dall'operare; ma nel 16^4
essendosi alrpianto sollevato da'suoi mali,
tornò a impiegar- al servizio della Chiesa
lepoclu'liìrzeciieavea ricuperate, in vian-
doecclesiasticiaClermontnell'Auvergne-
se per stabilirvi altro seminario, e impie-
gandone altri a soccorso d'una colonia di
francesi che aii(la\a ad abitare l'isola di
fllonlreal (T.) in America nella Nuova
Francia ( che poi la sua congregazione
compròeviformòstabilimenti fiorenti), e
per dedicarsi eziandioalla conversione de-
grulolalri, associandovi pure una società
istituita a Pai igi sotto il nome di IMissio-
ni per propagar la religione e la civiltà
Ira' selvaggi. Così i sulpiziani anche dal-
l' America, come in Europa, trassero u-
bertosi frutti dallo .spirilo apostolico che
gl'informa. Finalmente alTranto dalle fi-
liche, do[)oa ver prestati Gio. Giacomo O-
lier rilevanti servizi allaChiesa,Oìorìsan-
lameiile, com'era vissuto,a'2 aprile iGjy,
di quasi 49 anni, nel seminario di s. Sul-
pizio, e fu tumulalo nella chiesa. Le sue
fatiche e austeiità gli aveano procaccialo
molte infermità, e nell'ultima fa visitato
da S.Vincenzo di Paoli, col quale era mol-
lo legato in amicizia. Godè cjueslo servo
SUL
di Dio una grande reputazione di capa-
cità e di virtù. Bossnet in una delle sue
opere lo chiama virnm praeslanlissiinnni
ne fanctilatls odore florcntein; e Tasseui-
blea del clero di Francia del 1 tSo, in uni
lettera a Papa Clemente XII, lo dice e-
xiniiutn sarerdolaìi, insigne cleri nostri
derus etornamtntuin. Fenelon professan-
do glande stima per la corporazione isti-
tuita dall'ab. Olier, lasciò scritto: Nonav-
vì istituto con apostolico e eoa venerabi-
le quanto quello clis. Sulpizio. Si può ve-
dere Picot, Essai hislor. sur linflnence
de la religion enFrance pendant le Xf' Il
SH'cle. L'ab. Olier meritava questi elogi
pel suo niirabile disinteresse, per la sua
edificante umiltà, e per l'esemplare e pia
pratica di tulle le virtìi del suo stato. I
suoi scritti sono: 1° Trattalo dt's<!. Ordini^
Parigi 1676,' e furislampato. 2.° //i/zW/z-
zione. alla vita e alle virlii cristiane, l*a-
rigi iGHq. 3.° Catechismo cri.itiano perla
vita interna, LovanioiG86, Parigi i(3i-)?.,
Colonia I 703. Quest'opera, citala da Poi-
rei, attirò alcuni rimproveri di misticità
al suoauloie. 4-° Giornata cristiana j Pa-
rigi I ^7*2. 5° Una raccolta di lettere, Pa-
rigi I 674- 6.° Spiegazione delle cerenio-
nie della messa grande di parrocchia , Vn-
rigiiG55.Avvi un compendio della /'ila
di lì/. 0//pr del p. Giry; e trovansi su di
lui eslese notizie nel rO^.^fri'rts'o/i/ 5^0/7-
che sulla parrocchia di s. Sidpizio, del-
l'ab. Simone diDoncourl.iNel 1 <> i 8f ; pub-
blicata a Versailles una /'ila d' Olier de\-
l'ab. Nagot di s. Sulpizio, il quale in essa
insiste assai sulle vii lìi del pio fondatore.
Abbiamo pure del p. Ilei voi. Storia degli
ordini nionasliei f. 8, cap. 18: Dc'scmi-
nari di s. Sulpizio fondali dal signor O-
lier, curalo di s. Sulpizio a Parigi, con
la vita di questo fondatore. Fie de M. O-
licr Jondateiir du seininaire de s. Sulpi-
ce,iiccoiììpagnce de noiices sur un gran-
de nombre de personnages conleinpo-
rains, Parisi84i. All'ab. Olier successe
eziandio nella direzione del seminario il
suddetto curato diBrelouvillicrs, dopo il
S U L
quale la carica di parroco di s. Sulpizio e
quella di superiore del seminario noi; fu-
rono più riunite. Imperocché la congre-
gazione de'sacerdoti incaricati d'udìziare
Ja parrocchia, venne totalmente distinta
da quella de'sacerdoti del seminario: la
I .^prese il nome di Comunità de' snrer-
duli della parrocchia di s. Sulpizio, ed
erauvi prima della rivoluzione che pose
a soqquadro il termine del secolo passa-
lo,simili comunitàdisacerdoti nelle gran-
di parrocchie di Parigi. I sacerdoti del se-
minario composero ^compagnia o Con-
gregazione del seminario di s. Sulpizio.
Iliferisce il p.Helyot, che ogni anno in un
determinato giorno, dopo la messa che
viene ordinariamente celebrata nel semi-
nario di Parigi da un arcivescovo o vesco-
vo, tutti i ministri accostandosi per or-
dine all'altare e piegandole ginocchia a-
vanli al vescovo, rinnovano le promesse
fatte a Dio di prenderlo per loro eredità
entrando nel chiericato, e pronunziando
le parole : Dominus pars haereditatis
ììieae, et calicis mei, tu es qui reslitues
hatreditateni ineani milv. Dice pure il p.
Helyotjche dopo la morte dell'ab. Olier
si fondarono ancora degli altri semina-
ri in Lione, Bourges, Avignone, e in al-
tre città ragguardevoli, e persino nel Ca-
nada. A suo tempo ve n'erano circa i o, o
19., chedipendevanodalsuperioredi quel-
lo di s. Sulpizio di Parigi, ch'è come ge-
nerale di tutti questi seminari. Nel Dizio-
nario degliordini religiosi, stampato do-
po la metà del secolo passato in Francia,
si aderma che allora la congregazione cou-
lava circa 20 floride case con zelanti ec-
clesiastici. Prima della memorala rivolu-
zione i sulpiziani possedevano 5 semina-
ri in Parigi, e una dozzina nelle provin-
cie; ma per le fatali conseguenze di essa,
soppressa ancora la loro congregazione,
recandosi Pio VII a Parigi vxd 1804 per
coronare Napoleone I, ottenne la ripnsti-
uazione del seminario di s. Sulpizio, nel-
la cui chiesa il Papa consagrò vescovi de
Pradt di Poiliers , e Paillou di Ror.clla,
VOI.. LXXI.
SUL 49
assislitoda'4 vescovi romani Fenaja,Ber-
tazzoli. Devoti, INlenochio, e alla presen-
za di tutti i vescovi che si trovavano in
quella metropoli, come riporta il n.^ig
del Diario di Roma del 1 8o5. La congre-
gazione si pregia d'un gran numero di
servi di Dio, di vescovi e di dotti e zelanti
sulpiziani : l'ab. Trauson morto nel i 700,
e l'ab. Emery morto nel 1 8 1 i sono i pii^i
celebri superiori generali successori del
fondatore. L'ab. Emery fabbricò la nuo-
va e attuale chiesa di s. Sulpizio, e lo lo-
dai nella biografia di Pio f II , perchè
nella prigionia in cui era tenuto quel Pa-
pa, procurò illuminare l'imperatore, da
cui per la sua saviezza e dottrina era sli-
matOjdopo la sua pubblicazione ùk& Nuo-
vi opuscoli dell' ab. F/e«rjjCÌoè sulle con-
troversie colla s. Sede e sul suo princi-
pato temporale, che Napoleone I preten-
deva fondato da Carlo Magno (cosa pro-
priamente fece questo magnanimo prin-
cipe benemerito della Chiesa, lo dichiarai
con discussione a Sovranità DE''R0M.ì><t
Po.-vTEFici E DELLA s. Sede); e mentre du-
ravano le sue conferenzecol stiperiorege-
nerale de'sulpiziani, venuti all'udienza di
Napoleone I i redi Baviera, di Wiirtem-
berg e d'Olanda, ed annunziati ad alta
voce con molte ceremooie, l'imperatore
asciuttamente lispose: Aspettino! E bea
naturale ch'egli credesse aver diritto di
far aspettarenell'anlicamerade're ch'egli
stesso avea creati, come osservò l'Artaud
nella Storia di Pio FJf, t. 2, riferendo
nel cap. 61 le conferenze tra Napoleone I
e l'ab. Emery, e il supplemento di questi
a'detti Opuscoli colledue beile testimo-
nianze di Bossuet e di Fenelon in favore
della sovranità della chiesa rouiana. Nel
cap. 63 l'Artaud racconta la bella con-
dotta dell'ab. Emery sull'autori tàdeiPa-
pa, innanzi Napoleone I, al suo consiglio
calla sua corte. Morto l'ab, Emery, l'im
peratore ne mostrò dolore, ne fece l'elo-
gio, e destinò che fosse sepolto per distin-
zione nelPanlheon.Peròil cardinal Fesch
gli fece osservare, che sarebbe meglio di
4
5o SUL
farne deporre il corpo nella casa di vil-
leggiatura del seminario ad Issy, conve-
nendoclie questo venerabijesacerdote re
stasse in mezzo de'suoi figli, che sarebbe-
ro inconsolabili se fossero separa ti da lui.
Napoleone 1 più oltre non insistette. Di-
poi portatosi ad Issy il nunzio Latn bru-
schini, poscia amplissimo cardinale, dopo
aver piegato qualche tempo avanti l'al-
tare, volle vederla tomba dell'ab. Emery,
e disse con dolce e pia semplicità: Ecco
una persona, che molto ha amato laChie-
sa. Lo stesso Arlaud, nella Storia di Pio
FUI, I. 2,cap. 27, racconta che nel 1 83o,
dopo la rivoluzione di Parigi, in Roma
perqualche tempo si ebberode'timoi i ptM"
r istituzione di s. Sulpizio^ perchè crasi
sparsa voce, ch'era stala domandata la di-
spersione degli allievi di quella s. casa; ma
dopo qualche tempo i timori di distru-
zione del seminario si dileguarono, e que-
sta saggia congregazione continua i suoi
servigi che presta alla religione, colla in-
tera approvazione di lutto 1' e[)iscopato
francese. La congregazione de' sulpiziani
lia missioni iti America, cioè nel Cana-
da, seminario, collegio, parrocchia, n)is-
sione di selvaggi: negli Stati Uniti due se-
minari, un collegio e la missione. Essen-
do in incremento, i loro stabilimenti si
saranno aumentati. Nella Memoria della
chiesa callolica ne^li Slati Uniti, com-
pilata da un membro della società Leo-
poldina di Vienna^ altra ausiliaria della
propagazione della fede ^ si celebrano i
preti dis. Sulpizio quando si recarono ad
aumentare le novelle istituzioni religiose
d'America, col loro seu>inario e collegio
di Baltimora. Riparlando di questa illu-
stre sede arcivescovile a Repubblica, e di-
cendo de'rapidi progressi fatti dal catto-
licismo ne'medesimi Stati Uniti, ricordai
come ili. "vescovo di l'altimora mg. 'Car-
roll gesuita, ottenne una colonia di sul-
piziani per stabilire e dirigere il semiua-
vio, che poi rese importantissimi servigi
a tutti gli Slati Uniti, e che accennai, in
uno all'introduzione in America delle óo
SUL
relle della Carità {!.), a norma di quel-
le diFrancia,ed eziandio pe^niolti egregie
rispettabili vescovi che i sulpiziani forni-
rono alle variechiese della regione,comei
mg." MaiechaledEcclestona l'allimora;
il piissimo e venerando Piaget (da cui mi
feci con gioia benedire), David eChabiat a
Bardstown; Brute a Vinceunes; Du Bois
a Nuova York: Canche a Nalchez, e que-
gli altri illustri prelati che raramenlai nel-
le sedi a cui furono elevati, inoltre ne'io-
ro luoghi rimarcando ove sono seminari
ealtri stabi lime nti sulpiziani. Allorcliè la
Nuova Orleans dalla Spagna fu ceduta a-
gli Stati Uniti, mg.' Carroll fu incaricalo
dal Papa di provvedere all'amininislra-
zione spirituale di quella diocesi, e vi iiiiui-
dò per amministratore il sulpiziano Da
Bourg presidente del collegio di s. Maria,
il quale dopo qualche tempo fu nomina-
to vescovo di Nuova Orleans e consagra-
to in Roma nel 1 8 i 5, donde avendo ot-
tenuto alcuni preti della missione per lu
fondazione del suo seminario, trascorse
l'Italia, la Francia e il Belgio, ricevè vi-
stosi soccorsi d'ogni maniera per le sue
mis>ioni,e ritornò alla diocesi con un drap-
pello di pili che 5o operai apostolici, coi
quali potè tornire a'bisogni urgenti di quei
vastissimi paesi alla sua pastoral cura com-
messi, e preparare la via all'erezione d'al-
tre diocesi, che presto si formarono nelle
varie porzioni slaccate dalla Nuova Or-
leans.
SULT AI\ I A oSOLTANI A o SULTA-
NlCIl. Sede arci vescovi le e città della Per-
sia, lungi da Cas\rin 20 leghe sulla fron-
tiera deirAdeibijan e neirAlgeb.il,c.he oc-
cupa la parte occidentale dell' liak-Vge-
mi. E sparsa di rovine, poiché questo è
uno de'luoi'hi che vanla d'essere l'anlici
Tigiaiioccrta o Tignmopoli o Tigrnuo-
petrti, fcunosa città dell' Armenia maggio-
re, di cui pallai a SutRT. L'antica Sulta-
iiiao Sullamch dicesi fondata dallo sciak
di Persia Rhoda-Bend,che ne fece la ca-
pitale del suo impero, e v'innalzò variti
belle inoSLhce, una delle quali fabbricata
SUL
(li mallonl e sormontala da iinacupola al-
ta go piedi è un edifìzio bellissimo. Di-
venne questa città estesissima e floridis-
sima, comerilevasi dalle sue immense ro-
vine. Altri vogliono che fosse riedificata e
fortificata ne'primi anni del secolo XIV
verso ili 3 iSdalflgliodell'imperatore tar-
taro Charbanda Agiaptii Argoni, ovve-
ro gran kan Aliapfon.e fatta sua residen-
za, e che allora prese il nome che port.i.
Forse il vocabolo di tali principi sarà si-
nonimo di Sultano, e così la città potrà
averne assunto la denominazione. Le di-
scordie civili ne incominciarono le rovi-
ne, che il successore d'Agiaptu il famoso
Tamerlano compì; nondimeno vi si nota
sempre la moschea del fondatore, come
pure due altre che ancora si trovano in
buono stato, quantunque deteriorate da
un terremoto. Il re o sciak di Persia, an
ni addietro soleva nell'estate stabilire il
suo campo nella pianura àggiacente alle
mura della città. Commanvilie pone Sol-
tiìiiie nella Persia, tra gli arcivescovati o-
norari armeno-latini soppressi. Il Novaes
nella Storia dì Giovanni XXII ^ diceche
questo Papa zelante del suo apostolico mi-
nistero anche fra i barbari, eresse in cit-
tà e metropoli ecclesiastica con 6 vesco-
vati suffraganei Sultania nella Persia, che
poco prima del 1 3 1 8 era stata rifabbrica-
ta. 11 p. Le Quien, Oriens clirislianus :
Ecclesia Soltaniacjt. 3, p. i35c), rifèri-
sce,che il t .°de'suoi arcivescovi fu fr.Fran
Cesco da Perugia domenicano, missiona-
rio apostolico in Persia e nominalo nel
1 3 I 8; rinunziò nel i 3:ì3, ed ebbe a suc-
cessore il correligioso fr. Guglielmo i.°A-
damo, morto nel 1329; indi fr. Giovanni
1 ."da Cori pure domenicano nel 1 33o; fr.
Antonio ilello stesso ordine deli 347; Bo-
nifacio I ."già vescovo Vernense del i 3c)3;
fr. Giovanni 2. "domenicano del 1 398, tra-
sferito a Naxivan. Seguono Nicola eletto
per traslazione da Ferrara neli4oi; fr.
Guglielmo 2.° Celets del i4o4; h"- Gio-
vanni 3." domenicano del i.i.23; fr. Gio-
vanni 4-° dumenicano, ed il correligioso
SUP T.
fr. Tommaso Abaraner ne|i425: questi
domenicani fm'ono della congregazione
del b. Bartolomeo domenicanoarcivesco-
vo di Naxivan, il quale avendo unito ai
suoi domenicani alcuni monaci basiliani,
i religiosi d'indi in poi denomina ronsi^ra-
tinniti, e ne riparlai a Patriarcato ar-
meno, imperocché notai a Persia che in
Sultania vi furono degli armeni cattoli-
ci, ed il p. Le Quien riporta un vescovo
armeno di Sultania nel i34r.
SULTANO. ^. Solo ANO, Turchi A, Co-
STANTINOPOLI.
SULULO, Siilitanns. Seile vescovile
dell'Africa nella Mnuritìana Cesariense,
ebbe a vescovoR.estituziano, che nel 4i i
fu alla conferenza di Cartagine, e si op-
pose a'donatisli sostenendo i suoi dogmi
cattolici. Rlorcelli, Àfr. chr. 1. 1.
SOMMA o ZUxMM.A. Sede vescovile
dell'Africa nella Numidia, sotto la me-
tropoli di Cirta, sebbene il suo vescovo
fu più volle primate della provincia ec-
clesiastica di Numidia. Silvano suo ve-
scovo nel 4i I intervenne alla conferenza
di Cartagine contro i donatisti. Marcelli,
y^fr. chr. t. r.
SUMMULA o SU BULA.Sede vescovi,
le della Mauritiana Cesariense nell'Africa
occidentale, della metropoli diGiulia Ce-
sarea, il cui zelante vescovo Qnod vuU
Deus fu esiliato da Unnerico re de' van-
dali, per non aver voluto sottoscrivere le
erronee proposizioni de' donatisti nelLi
conferenza di Carlagiue del 4^1- ^lor-
celli, Afr. chr. 1. 1.
SUOR o SUORA. F. Sorella.
SUPERIORA. /^.Superiore, A uDADEs-
SA, Religiosa, Monaca.
SUI^EIUORE, Supcriora Jntistes,
rraejìosilu<!, Praescs, Princeps, Praffc-
clus. Il principale, il capo, quello che h;i
l.i principale autorità in una cooiunilà,
che soprasta, contrario d'inferiore, l'op-
posto di subalterno, ed è anche nggiini-
to di tulli gli ulliziali dal cripilano sino
al generale, che si denominano ullìzi ili
superiori della Milizia e dd Soldato {/ ■)
52 su I'
De'supei'iori delle corporazioni civili ed
ecclesinsliche, chiamati con pellicolari
nomi, ne lialtni ne'ioio speciali articoli o
altueiio al ceto cui appartengono. Quan-
to a'superiori Ge«e/'<7/t(^.) degli Orch-
ìii eCongrcgazioni{^P .)ve\\^\0'se,^vo[)\'\a-
mente il \ni:d\)o\o A\ supcriore generale,
sunnuus niogisler, V usano i seguenti e
qualche altro. I Girolamini abbate e su-
periore generale. 1 Filippini ocougìe^a-
y.ione dell'Orrt/o/v'o, non avendo il supe-
riore generale, in ogni casa e comunità
hanno il superiore speciale di ciascuna.
1 sacerdoti della Missione hanno il su-
periore generale, così i fratelli dellciScv/o-
le crisliane.S\non\(n'ì di superiori de'mo-
iiasleri, conventi, riliri, sono : Abbate,
jPriore, Guardiano, Rettore, Ministro co-
me i Trinitari,e quegli altri notati a'Ioro
luoghi, a Religioso, a MoNAco.ec. Quasi
tutti i superiori de' monasteri antichi e-
lano perpetui; ma siano essi perpetui o
triennali, non avvi alcuna dilleienza fra
(ti loro quanto alla dignità e autorità, ed
i triennali non sono amovibili prima del
tempo. Anche circa alla durata e prero-
gative de'superiori delle case religiose o
comunità di preti secolari, ne tratto ai
loro articoli. Un superiore saggio e ze-
lante deve fare nel suo monastero o con-
vento o comunità, ciò che Gesù Cristo
■vi farebbe se vi fosse egli medesimo, ren-
dendo per così dire visibile quel Pastore
de'paslori invisibile, per la sua esattez-
za nell'adempimento a tutti i suoi dove-
ri, colla prudenza, colla pietà, carità, vi-
gilanza, dolcezza unita alla salutare fer-
mezza, e finalmente con tutte le virlìi,
colle quali sole gli è permesso di distin-
guersi da'suoi inferiori. 1 superiori che
mancano essi medesimi o tollerano che
gli altri manchino a'propri doveri, pec-
cano più o n)eno, secondo la gravezza o
leggerezza della materia. Ma essi devono
bene avvertire che peccano gravemente
quando lasciano andare in obblio un'os-
.scrvanza, benché leggera e la cui tras-
gressione uou è neppure peccalo venia-
S U P
le. Imperciocché la continuità della tras-
gressione d'un' osservanza anche leggera
stiascina seco cattivi effetti, e perchè le
piìx piccole osservanze contribuiscono al
buon ordine, all'edificazione ed all' uti-
lità della comunità. Così pensano tulli i
dottori. L'avv. Martinetti nel suo codi-
ce de' doveri di tutti, o La Diceologia,
nel t. 2,cap.i4: Doveri de'superiori ver'
so gl'inferiori, traila eruditamente il va-
sto argomento. Nelle debite proporzioni,
quanto si é detto sui doveri e altre no-
zioni del superioie, riguarda pure la Su-
periora (f.), Antistia, chiamala anco-
ra Abbadesia, Priora e simili vocaboli,
di cui altresì ragionai ne'rispeltivi arti-
coli. Alcune congregazioni religiose han-
no per capa \,\ superiora generale, come
quelle delle Sorelle o Figlie delta Cari-
tà (F.). La congregazione delle Oblaie
di S.Francesca romana {F.), ha per su-
periora la Presidente con estesi poteri.
Le religiose non ponno essere governa-
te se non che da uomini quanto allo spi-
rituale, e per tutte le funzioni che so-
do interdette alle donne; ma per ciò che
riguarda la disciplina interna del chio-
stro, la superiora vi esercita un autorità
simile presso a poco a quella che viene
generalmente accordata a' superiori dei
religiosi. Quanto al temporale delle re-
ligiose, i canoni esortano i vescovi, ed an-
co impongono loro di sorvegliare a lui-
tociòche liguarda l'amministrazione dei
beni slabili, all'impiego delle rendile, al-
l' esame de' conti, ed alla sicurezza per
l'impiego del denaro.
SUPElllSTA. Antica carica ragguar-
devole della s. Sede, che esercita va^i da
un nobile signore, comeché il i .° tra'ma -
gnati secolari di Roma e consigliere pon-
tificio, dell'antica corte e curia de' Papi.
Presiedeva al loro Palazzo apostolico o
Patriarchio (^''•), qual preside eziandio
(ìeWii Faiìiiglia pontificia {r.).Di sua di-
gnità eminente fece menzione il Nardi,
De'parrochiX. i, p. '2oG;la chiama i. 'ca-
rica secolare, e cita '^\v\3\\\ùi\,Annal.Be-
S U P
ned. I. 29, l. 2, p. 5o3. Opina quindi,
che al siiperista sembra succeilere oggi-
dì il Maresciallo del Conclave (f^.); tut-
tavolta dichiara che esso gli sembra ave-
re incoMibenze assai diverse, ed in que-
sto dice bene. Il Galletti in diversi luo-
ghi Del Piiniicero parla del siiperisla,ed
a p. 96 particolarmente, citato perciò dal
Zàccsióa neWOnoniaslicon rimale ^\\(\\ìA-
le al vocabolo iSf^^em/rtJo qualifica: (^«i
Palalio Pontifici praeesl. Riferisce duu-
<\ue Galletti, che il superista in genere,
crede che malamente dal Du Gange nel
Glossariutn si spieghi \^q\' Aediluus,eà
ha ragione. In Roma era per certo un uf-
llziale prÌDcipalissimodelpatriarchioLa-
leranense, e dalle cariche che avea, e dai
titoli co' quali è distinto, si vede ch'era
iliijnità secolaresca. La i.' menzione del
superista è nella vita di Adriano I presso
Anastasio Bibliotecario. iXel 772 Paolo
Aliarla Cubiculario o Cameriere i^P'.) q
superista fu da cjuel Papa spedito in am-
basceria con S te la no iS'iZcce//«/vo(^.) del-
la s. Sede, a Desiderio re de'longobardi,
per concludere la restituzione alla Chie-
sa di que'domiuii temporali che le avea
tolto. Paolo Aliarla era stato guadagna-
to da Desiderio, e nel pontificato del pre-
decessore Stefano IV (/'.) co' scellerati
suoi partigiani fu cagione della morie
crudele di Cristoforo Priniicero [V.) e
di suo figlio Sergio Secondicero (^.), <li-
fensori delle ragioni della s. Sede. Tut-
lavolta Adriano I non avea conosciuto la
malvagità del superista Paolo,che segre-
tamente se l'intendeva col re. Scoperto
autore della violenta uccisione, si portò
a Ravenna (V.), onde il Papa coujmise
a Gregorio saccellario d'imporre all'ar-
civescovo e a'cittadini di lasciarlo sano e
salvo, per procurare il pentimento e la
conversione di lui; ma Paolo fu ucciso.
Circa r82G Quirino superista fu uno di
que'persoiiaggi della corte romana, che
si aduprò presso il Papa Eugenio Ii,ac-
ciocchù si contentasse di concedere a Uo-
doino preposto del monastero di s. Me-
S U P 53
dardo il corpo di s. Sebastiano. Leone e-
minentissimo console (della quale digni-
tà, sia della repubblica, sia dell'impero,
sia del medio evo, trattai a Roma), duca
e superista comparisce in una carta del-
l'archivio benedettino di Subiaco, nell;l
quale egli insieme con Anastasia nobil
donna sua consorte l'B marzo 8 j ) ricevè
a titolo di locazione da Zaccaria Scrinia-
/•/o (/'.) della s. romana Chiesa e abbate
del monastero di s. Erasmo martire nel
MonteCeliOjUii terreno posto fuori la por-
ta MitrobijUcl fondo chiamato Stroma-
chiauo in caput prataDecii. A questoLeo-
ne e nel medesimo 855 successe proba-
bilmente nel superistalo Graziano supe-
rista del sagro patriarchio, chiamato dal
Bibliotecario in s. Leone IV, Ronianas
Urbis superista. Questi prima de' 17 lu-
glio di tale anno fu da Daniele maestro
de'militi calunniosamente accusato, che
macchinasse di chiamare a R.oma i greci
contro Lodovico II imperatore, il quale
venuto in fretta nella città, e conosciuta
l'innocenza di Graziano, lo rimise nella
sua buona grazia,consegnandogli Danie-
le suddetto, perchè ne potesse far ciò che
volesse. In Benedetto III dell' 855 è ri-
mentovato dal Bibliotecario col titolo di
sacri superista palatii, quando tu invia-
to a' messi di detto imperatore, che so-
stenevano ì'aniìpaT^a Anastasio, come ri-
levai nel voi. LV, p. 22 3, avendone ri-
parlato nel voi. XLV, p. 97. A'tempi di
Giovanni Vili dell' 872 fiorì Pietro con
questa carica. In una lettera scritta al-
l'imperatore Carlo II il Calvo, dice d'hì'
\\iìv^\\Petruni insignein palalii nostri su-
perista (deve dire si\pevì:>[d03)deliciosu'ii
(conquesto vocabolo e di </e//c/o>"/ si quali -
flcaronopurealtri intimi famigliari ponti-
fici io P<7^^tjil che ri le vai a F.\MIGLI\ po.v-
TiFicix)consiliariuiìi[\av\ signori secolari
erano nel medio evo fO'tt'^/Vzno.v della Se-
de apostolica, e lo notai pure a quell'arti-
colo e altrove)/<o?Z/»m/)/o lotiiin terraes.
Pelri salute prislinaque rcstilutione. ^c-
gli^-/.'i/iu//Lauibeciaui di Francia all'an-
54 SUI»
no 882 si legge: Quidam Gregorius no-
mine, queni romani supcristani vocanl,
dii'es valdt in Paradiso s. Pelri a suo col-
lega occisus est.D'i questo soggetto e del-
la sua moglie Maria si torna a far men-
zione in una carta del 954, conlenente
lina peimuta di beni, che fu fatta da Co-
stantino abbate di s. Lorenzo fuori delie
mura con Benedetto abbate di s. Grego-
rio nel clivodiScauro,riportata dagli^^n-
nali camaldolesi. Si parla quindi d' un
fondo ch'era stato donato al detto mo-
nastero di S.Lorenzo per cartulam dona-
tionis a quadam Maria nobilissima fe-
ìnina uxorein quondam Gregorio super-
stite, che Gaììtlù crede debba dire supe-
riste. Presso il Labbé, Concil.t, 9, evvi
Stephanus fiims Johannis superisla, il
quale intervenne al conciliabolo che si ra-
dunò nel 963 in Pioma alla presenza di
OHo4iel iniperatore, in cui si prelese va-
namente di deporre (iiovnnni XII legit-
timo Papa, e s'intronizzò Leone Vili an-
tipapa.
SUPERSTIZIONE,^«/?er.v//7/o. Cu-
riosa e vana osservazione lV Auguri i^Sor-
tilegii^V,') o simili cose proibite dalla ve-
ra Religione (/^'.j, falsa e vana religione.
Tale è la definizione che della supersti-
zione ci dà \\ Dizionario della lingua ita-
liana. Quella di Magri, nella Notizia dei
vocaboli ecclesia b'iici, suona cos'i : Culto
{V.) vano e indebito alla Divina JNIaestù,
e però vizio opposto alla virtù della re-
ligione. In due maniere si può commet-
tere il mancamento della superstizione:
1 ."adorando le creature in vece del di-
vin Creatore, e questa si chiama Idola-
tria {V.); 2.° adorando il vero £>/o(/^.),
ma con Ceremonie o Riti^f^.) superflui,
e con modi indebiti, e questa si chiama
vana osservanza. Onde dice s. Isidoro, O-
rig. lib. 8, cap. 3: Superstitio dieta est,
quod sit superflua, aut supcrstatuta ob-
strvatio. Il Bergier, Z^/s/o/zc/r/o enciclo-
pedico della teologia ec, all'articolo iV"-
perstizioso, Superstizione, uice che que-
sti due terniini sono derivali dal Ialino
S U P
superstare, sinonimo di superesse, cioè
essere sovrabbondante; per conseguenza
la superstizione è un culto eccessivo e su-
perfluo. I greci lo appellavano, il timore
de' demonii o geni che prendevano per
Dei; perciò dicono alcuni filosofi moder-
ni, che la superstizione è una lurbazione
dell'anima, cagionata da un eccessivo ti-
moredella divinità. Il timore èsenza dub-
bio una delie principali cause della su-
perstizione, ma non è la sola, e non vi è
passione alcuna dell'uomo che non possa
renderlo superstizioso; altri scrittori più
istruiti l'accordarono. Il Vermiglioli, Le-
zioni di diritto canonico, lib. 5, lez. 2 1 ,
De sortdegi , dichiara: Superstizione è lo
slesso che falsità ed errore nel culto, pre-
standosi culto, venerazione e sommes-
sione a chi non si deve, come agi' idoli e
false divinità , attribuendo loro quello
che si deve a Dio, a Maria ss., a' Santi.
Aggiunge che il sortilegio è tutto quel-
lo ch'è superstizione. Divinazione, Ma-
gia, M ale fizio {P' .),saudi osservanza. Ma-
gia superstiziosa o diabolica è 1' arte e
facoltà di operar cose,che sembrano pro-
digijinvocando l'opera del Demonio {f •)■
Vana osservanza o malefizio è 1' uso tli
mezzi superstiziosi diretti ad ottenere un
braiikatu evento o un danno, che si ar-
reca a qualche persona nel corpo sostan-
zialmente, ovvero un odio o un aifetto,
usando un malefizio oamalta col mezzo
di bevande propinate a mal fine, o per
conciliare amore o concitare odio. La di-
vinazione è la superstiziosa ispezione o
Predizione (/'.) di cose occulte e future,
e riceve il suo parlicolar nome dagli og-
getti su de'quali si fa l'ispezione; come
!»e sui corpi terrestri, dicesi Geomanz'ia;
se sui segui apparenti nell* acqua Idro-
manzìa; nell'aria Aeromanz'ia; nel fuoco
Piromanzìa; se sul canto o volo degli uc-
celli e sulle viscere delle bestie, Augurio,
Auspicio,Aruspicio, e ne parlai a Sacer-
dozio trattando di quello degl'idolatri, e
colle latitudini sugli auguri e aruspici iu
che eslcudevano la loro superilizlonc,cun
su P
quanto focevasi per eludere o espiare i
presagi contraii per evilanie i inali, e
derivali anche da'sogni. Ciò che in occi-
dente furono "li aruspici, in oriente lo e-
ranoi maghi che infettarono del reo con-
tagio, onde diss\ Arnohio : ^Jagi Ha-
nispicum fralres. Annibale ficevasi bef-
fe del re Piusa, il quale preferiva di con-
sultare piuttosto gì' intestini d'un vitel-
lo, che i più abili capitani; e Catone di-
ceva, eh' egli non sapeva comprendere,
come gli auguri e gli aruspici potessero
incontrarsi fra loro, e guardarsi senza ri-
dere, conoscendo la vanità della super-
stiziosa loro scienza. Quanto al sogno,
Somnium, è la serie e complesso d' im-
magini e d*idee,che durante il sonno ven-
gono airanimo,e il piìi delle volte in mo-
do strano collegate, presentandosi allo spi-
rito confusamente, onde il sogno è un'al-
terazione e accidente del dormire, illu-
sione e vano fantasma. Se da'sogni avuti
si vuoldedurrequalchespiegazione opre-
dizione, dicesi Onirocrazia. Gli antichi
che davano forma e figura a tutti gli af-
fetti,! sentimenti, le passioni dell'animo,
a tutte le scienze e le arti, a tulli gli es-
seri del mondo morale, a tulle le crea-
zioni dell'ideale, come toccai a Simbolo
e Simbolica, simboleggiarono pure la Su-
perstizione. La mitologia e l'iconologia
personificano \i\ Su pers [izione aollo la for-
ma d' una vecchia donna portante una
civetta sul capo, una cornacchia a fian-
co, un libro sotto il braccio, una cande-
la di cera in mano,degri amuleti al collo,
e che sta contemplando un quadro, ove
sono disegnate le stelle, ch'essa crede con
VAslroloi^ia (/^.) giudiziaria per la loro
iniltienza pericolose. Le vienedato ezian-
dio una benda, e vi si aggiunge il volo
ilegli uccelli e i [mlli sagri,e qualche altra
superstizione degli antichi. La supersti-
zione giunta all'eccesso, non lascia veru-
na sorte di godimento a chi debolmente
vi si abbandona con ridicola puerilità.
La superstizione scacci.! dal suo cuore la
lranq(iillità,esopra tulli grislatiti di sua
S U P 55
vita spande essa un'agitazione ed un'in-
certezza chea se stesso lo rendono insop-
portabile, mentre gli allri lo disprezza-
no 0 per lo meno lo compassionano. Tra i
peccati opposti al i.° comandamento di
Dio, vi è quello della superstizione,che si
commette: i ." col rendere a Dio un culto
che sia contrario alle regole prescritte e
stabilite dalla Chiesa; 2.° col pretendere
di ottenere lui elfetto da cose che non han-
no relazione o connessione con l'effetto
bramato, il che dicesi vana osservanza.
Anche la divinazione è un peccato op-
posto ah. "divino comandamento, come
quella che cerca per mezio di patto o e-
spresso o tacito col demonio d'arrivare
a conoscere l'avvenire, o alcuna cosa se-
greta o nascosta; ovverosenza simile pat-
to, nel procurarsi tal cognizione co'mez-
zi che non ponno naturalmente condur-
vi. Adunque i teologi definiscono la su-
perstizione, peccato contrario alla virlù
di religione, col quale trasportasi alla
creatura il culto dovuto soltanto a Dio,
o col quale si rende a Dio un culto in-
debito, facendo eolrare in questo culto
delle maniere che non gli convengono.La
superstizione consiste in un cidlo illegit-
timo e disordinato, o perchè è frilso o per-
chè è indecente, vano,superlluo;poichè bi-
sogna considerare due cose nel cullo, l'og-
getto al quale si rende, e la maniera con
cui si rende. Se l'oggetto del culto non
è vero o legittimo, come se si rende al
demonio o a (|ualche altra creatura, il
culloèlàlso dalla parie deiroggelto,giac-
chè si pone una creatura al posto di Dio.
Se l'oggello è legittimo, come quando si
rende u Dio, ma che visi facciano entra-
re delie maniere basse, indecenti, vane,
superflue, poco convenienti, il culto è su-
perstizioso dal lato della maniera d'ono-
rare l'oggetto veroch'è Dio,e che esclu •
de silfiitta maniera bassa e indecente di
onorarlo. Se si considera la superstizio-
ne dal lato dell'oggetto, cinque ne sono le
raininentale specie; cioè l'idolatria, la
magio, il luuleiioio^la divinazione, la vaiiu
56 S U P
osservanza. Se si esamina la supersliiio-
nedal lato delle circostanze o delle manie-
re di culto, due ne sono le specie; cioè il
culto falso, che consiste nel rendere a Dio
ìm cullo falso e apparente,corae se si vo-
lesse onorarlo osservando la legge di/l/o-
ic [F.), predicando falsi Miracoli {r.\
venerando false Piclicjuie{F.); ed il culto
superfluo, che consiste nell' impiegare
nell'esercizio della religione certe cose di
cui la Chiesa non si serve, e che sono va-
j)e e inulilijCome d'aggiungere alla Mes-
sa [F.) o all'amministrazione >\iiSagra-
ì/ienli {F.) qualche ceremonia non no-
tata nelle Rubriche (/'.), il che è proibi-
to dal concilio di Trento. 1 trattatisti sul-
la superstizione danno in generale le se-
guenti regole per giudicare, i.° quando
una pratica è superstiziosa ; 2.° quando
una superstizione è peccato mortale o so-
lamente veniale. Le regole per giudica-
lequandouna pratica è superstiziosa so-
no: I ." Quando un'azione che si fa o una
parola che si dice, non ha alcuna viilìi,
né secondo l'ordine della natura, ne se-
condo l'istituzione di Dio e dellaChiesa,
per produrre un elfetlo che si attende, è
un segno che quell'azione o quella pa-
iola è superstiziosa. Imperocché devesi
mettere per principio che ogni ellelto è
prodotto o dalla natura, vale a dire dal
meccanismo del mondo, dalle leggi ordi-
narie delle comunicazioni de'movimenti
de'corpi, o dalla potenza immediata di
Dio, e indipendentemente da queste leg-
gi ordinarie,o dal ministero degli Angeli
(de'tjuali riparlandone a Curo degli A?f-
oELijdissi delle superstizioni cheli riguar-
dano, come faccio in tutti gli articoli in
cui ha luogo o vi ebbe luogo la super-
ilizione), o da quello del demonio. Se un
effetto è prodotto dalle leggi ordinarie
delle comunicazioni de' movimenti dei
corpi, è un effetto naturale; se viene da
Dio immediatamente o pel ministero de-
gli angeli, è un vero miracolo; se viene
dal demonio è un prestigio(del (piale trat-
tai anche u Strega) o un fuUo miraco-
S U P
lo. Ora, quando un'azione o una parola
non ha alcuna virtù, né secondo l'ordi-
ne della natura, né secondo l'istituzione
di Dio e della Chiesa, per produrre l'ef-
fetto che si attende, non si può attribui-
re questo effetto atteso, né alla natura,
perché non avvi né legame, né propor-
zione colle cause naturali, né all'opera-
zione immediata di Dio e al ministero de-
gli angeli, giacché Dio non ha istituito
néquelle azioni, nèquelle parole per pro-
durre gli effetti che loro si attribuiscono,
e perché non ha dichiarato in nessun luo-
go,né nelle sagreScritture,né per la boc-
ca della sua Chiesa, che avrebbe prodot-
to quegli effetti, immediatamente egli
stessoocol ministero degli angeli. Bisogna
dun(|ue attribuirli al demonio, in virlLi
d'un patto esplicito o implicito. E' sopra
questa regola che il dottore s. Tomma-
so condanna di superstizione l'arte no-
toria, che consiste ad impiegare per di-
ventar ciotto certi mezzi che non lianno
alcuna proporzione colla scienza ; come
se si pretendesseacquistare qualche scien-
za osservando certe figure, e pronunzian-
do certe parole per produrre la scienza.
Quale virtìi altresì naturale o divina può
aver la membrana che talvolta scorsesi
sui bambini appena nati per renderli for-
tunati ? Quale proporzione tra certi ca-
ratteri e la guarigione di certe malattie?
Quale proporzione tra gli Aninleti [f'.),
detti pure fascini edagli arabi talismani,
le Fdallcrie {f .), e generalmente tulli i
prelesi preservativi, ed i mali e gli acci-
denti di cui pur si pretende che ci preser-
vino? Quale legame tra il A^ liniero (f'.)
tredici e la morte nell'anno di una delle
persone che si saranno trovate insieme a
tavola? E cos'i dicasi della morte che si
crede colpirà la più giovane delle 3 che
assestano e acconciano un letto. Della
rottura d'uno Specchio, i.\e\\o spargimen-
to deW'OliOj del rovesciamento del vaso
che contiene il5"<i/(' sulla mensa; e di tan-
te altre umilianti e degradanti supersti-
zioni, sia sui numeri del Lolla, sia sullo
SUP
Starnuto, non che altre innumerevoli
che vado riprovando a'ioro hioghi,come
indegne d'un cristiano e nel sedicente se-
colo illuminato! 2. "Quando si mischia a
ciò che si fa qualche circostanza vana e
inutile, è un segno di superstizione, come
il cogliere l'erbe allo spuntar del giorno
della natività di s.Gio. Battista, nella cre-
denza che quelle erbe così colte hanno
una virtìi particolare. 3.° E" un segno di
superstizione 1' impiegar delle Preghiere
(/'.) ridicole, e che non partecipano della
pietà cristiana, per ottenere qualche co-
sa, e l'abuso del Salmo [F.) 1 08; ovvero
l'impiegardelle pieghiereodellecose san-
te per produrre qualche effetto vano e ri-
dicolo, come per far girare un anello, ov-
vero impiegare de'termini osceni e sco-
nosciuti, delle storie e leggende false, a-
pocrife, e non approvale dallaChiesa, o
portare certe cose, come i corni (il che
deplorai anche a Strega), de'sacchetti
di iuta benedetta, alcune parole dell'E-
vangelo scritte sulla pergamena con mol-
le croci di diverso colore,ealtrecosesimi-
li che lungo e umiliante sarebbe il ricor-
dare, alle quali puerilmente si pretende
che siavi attaccata una virtù particolare
contro i sortilegi, il mal occhio e la ietta-
tura, di che compiansi la leggera umani-
tà a Malefizio e a Strega. Le regole poi
per giudicare quando una superstizione
è peccalo mortale o veniale,secoudo i (ue-
desimi trattatisti delle superstizioni,sono
le seguenti, i." Tutte le superstizioni che
contengono la magìa, gl'incanti, i male-
fjzi, r idolatria, la divinazione, la vana
osservanza, i patti impliciti o espliciti coi
demonii,sono mortali di loro natura, per-
chè sono troppo ingiuriose a Dio, con-
trarie al I ." suo comandamento, e perchè
impegnano gli uomini a trasportar alla
creatura (|ueironorech'è unica mente do-
vuto alCreatore,come già notai in princi-
pio.3.°Le superstizioni, che hanno l'igno-
ranza e la semplicità per principii, e che
non provengono die da un cullo super-
iluo,ilqu«le uou è uè falso, uè iudcceule,
S U P 57
né scandaloso, ne ingiurioso a Dio oalla
Chiesa, non sono punto mot tali di loro na-
tura. Si può, secondo queste regole, giu-
dicare COSI de' casi seguenti, i. "E per la
meno un cullo superfluo e che partecipa
della superstizione, l'applicare una chia-
ve arroventata d'una chiesa, dedicata a
s. Pietro, sulla testa de'bovi, de'caiii e al-
tri animali, per preservarli dalla rabbi;i;
giacché non si vede sopra qual fondamen-
to la chiave d'una chiesa di s. Pietro può
avere una tale virtìi piuttosto che quella
d'una chiesa di s.Paolo odi qualche altro
santo, né essendo arroventata, piuttosto
che applicata fredda. A Santi ricordai gli
abusi e le superstizioni che li riguardano.
2." E' una pratica superstiziosa l'attende-
re uu ellelto certo, come la s;uari^i(>Me
' co
d'una maialila, da certe preghiere piut-
tosto che da altre, o da uu certo numero
di preghiere, come dell'Evangelo, Jn
principio^ma sopra lutto quaiido tali pre-
ghiere non sono approvale dalla Chiesa,
3. "Benché si possano applicare certi rime-
di, come l'erbe per la guarigione d'alcu-
ne malattie, come la febbre, la colica e al-
tri mali, nella credenza che que' rimedi
abbiano la virtù naturaledi produrre l'ef-
fello che si atteiule, se si aggiungono al-
l'applicazione di tali rimedi alcuni carat*
teri, figure o parole , o qualche osserva-
zione vana, che si sa non avere la virlìi
naturale di cooperare all'effetto atteso,
si pecca di superstizione. 4-" E' una su-
perstizione il credere, che alcunodella fa-
miglia e de' vicini morirà bentosto, per-
ché qual funesto presagio si è inteso uà
cane urlare^stridare una civetta,o un cor-
vo gracchiare, o uu gufo cantare, o altro
uccello nolturno di triste 0 cattivo augu-
rio, nelle adiacenze dell'abitazione. Biso-
gna fare lo stesso giudizio di coloro, i qua-
li portano al colio i detti sacchetti colhi ru-
ta benedetta, alcune parole dell'Evange-
lo scritte sulla pergamena, e altre cose,
alle quali si pretende sia attaccata una vir-
tù [jailicolure couUu i aoi tilcgi e le stre-
gonerie.
58 S U P
Presso i Pagani e i Gentili ( V.), e spe-
cialniente presso i romani, la superstizio-
ne fu portata ad un apice veramentesto-
inachevole, e gli storici sono ridoudanti
di tratti die la dipingono sì eccessiva, da
indurre a coaipiangere la miserabile lo-
ro cecità. Animiano Marcellino fra gli al-
tri si diffonde assai su tal punto, ed è sin-
golarmente osservabile ch'egli noi fi già
per biasimarla o scagliarsele contro, in
vista de'mali che l'accompagnano; ma si
dimostra invecealtrettanto persuaso del-
le sue ridicole pratiche, quanto il più stu-
pido e pi Lx debole fra i romani. Valga a
'tal proposito rammentare quel che dice
Varrone, cioè che nella sola città di Ro-
ma erano adorati 3o,ooo dei, che avea-
no tutti delle distinzioni tra essi, e con ri-
li superstiziosi, oltre i dei Mani {F.), la-
ri o penati. Pare impossibile, come tra la
saggezza de'suoi senatori e il valore dei
suoi soldati, il debuie della gran nazio-
ne, che qual verme la rodeva, era la su-
perstizione gigante, e formava il tormen-
to de'parlicolari , sconvolgendo spesso i
generali all'ari. 1 romani piìi di qiialim-
fpie altro popolo provarono sì terribile
flagello. Sembra die gli egizi ne abbiano
pursollerto, ma essi erano più concentra-
ti in loro medesimi, ed aveano ben mi-
nori cognizioni straniere; d'altronde se-
guivano eglino gli ordini de'sacerdoti da
cui erano governati,e il carattere dell'uo-
mo è tale, che ove l'autorità die lo go-
verna somministri al suo spirito qualche
soggetto di critica, e desti nel suo cuore
delle segrete ribellioni, si consola egli al-
meno colla libertà ch'essa autori/za, eco-
gì' intervalli di sollievo cli'essa gli accor-
da, come si esprime Caylus, nella Raccol-
ta cCoiilìcliuà, t. 3, p. i53. 1 romani al
contrario erano giunti da se stessi, in for-
za d'una generale debolezza, di un una-
nime sentimento e di una adottata pra-
tica, al punto d' indicare con atti e con
pubblici voli persino i G/o/7a"(F.) fausti
e ndìisli, felici o sfortunati ; ninno ar-
iossivadÌ6Ìirallapreveuzioue,cousegueu-
S U P
temente o intraprendevano o diSerìvauo
le più essenziali operazioni dello stato; per
quanto vantaggioso fosse preso il mo-
mento di dare una battaglia, se ne aste-
nevano, ove i sagri polli che allevati dai
sacerdoti servivano per gli augurii, aves-
sero ricusato di mangiare. Nulla intra -
prendevasi nel senato di ragguardevole,
se prima non si erano presi gli auspicii dei
.sagri polli. Vi fu anche qualche cosa più
incredibile, più inetta e più assurda del-
le gabbie de'polli, l'autorità cioè de'sor-
ci e degli scoiattoli, per cui Cicerone la-
sciò scritto: Nos ila le^es alque inconsi-
derati sumns, liti si iniires corroserinl a-
liquid, nionstriini pulenius. Lo stesso Ci-
cerone con gravi parole si lagnò della va-
nissima onirologia, che occupò tutto il
inondo e tutti i secoli, mentre essendo il
sonno co(>;eduto dalla provvidenza al ri-
poso della natura, la superstizione de'so-
gni lo riempiva di aifmni e paure, per
cui esclamò: Pcrfugiiini videtur omnium
laboram et sollecUudinem esse soninusj
at ex eo ipso pluriniae ciirae metusque
iiascuntur. Abbiamo i libri del gran Ar-
lemidoro intorno a'sogni, ma ciò è nulla
in paragone di quanto ne scrissero tanti
(llosoh ricordali da Cicerone e da altri.
E ben riflettè quel saggio: Nescio quo-
inodo nihil tani absurde dici polest, qiiod
non dicatnr ab aliquo philosophomni.
Tulle le azioni domestiche dei romani,
della vila e della morte, erano accom-
pagnate da innumerabili superstizioni ;
così lo Sposalizio (^''.), come la Sepol-
tura(ì^.),àA\i\ quale le iS/reg/if (/^.) nel-
le notturne ricerdie traevano i cadave-
ri pe'Ioro prestigi e incantesimi. Il Gua-
sco, / riti funebri di Roma pagana ^ a p.
«48 parla degli errori de' romani circa
r a[)parizione notturna delle ombre dei
morti, de'Iemuii e delle tl'slelenuiralijche
celebravano [ler placare quelle vaganti e
moleste, di che trattai a IMani. Tutte fal-
laci e immaginale visioni, prodolteda una
fantasia alterala, e da una mente guasta
e corrotta dalla supeisliziune. Questa su-
s u p ■ su P 59
perslizione con arlificiosa impostura era come i lauti Oracoli{f^\ i lil)i i delle Si-
alimentala da'sacerdoli, dagli auguri, e /'///<-{ A'.), oltre allrestravag.uiliimposlu-
dagli artistici. Costoro conoscendo i ro- re, segreti e giuramenti esecrabili; guaz-
inaui essere inclinali alla sn|)erslizione, ^.aboglioaltroMdi errori einililTerentisruo
seppero scaltramente prevalersene; e pò- religioso,di demagogia e di sedizione,mol-
nendoa profìitola loroautorità,elascioc- le vanissime supeislizioni invadendo pa-
ca e solenne credulità del volgo, spaccia- re le credenze e le pratiche degli Erelici
vano che i geni tutelai i delle città veni- e dcScisniallci (/'.) altri settari. Che do-
vano di notte tempoa manifestar loro le pò gli egizi la superstizione più ipocri-
cose future: con questo mezzo facilmen- la e trista sembra essere stata (pjella do-
te deludevano cjuegl' infelici che avida- gli etruschi, che ammorbarono tutta l'I-
inente li consultavano, e raggiravano poi talia di vanissiuia aruspicina e di laidis-
a loro piacimento gli animi della plebe. si(neceremouie,la qualearuspicina riem-
\ olendo poi i romani liberarsi dalle uot- pi di assurdità i confinanti romani, e di
lume molestie, oltre di adorare il dio A- fantastici e strani riti superstiziosi. Parlai
vernnco, a cui era altiibuitala podestà ancora delle misteriose e superstiziosissi-
di scacciare le fanta>me, aveano ancora me sette de'popoli LÌttìì'Itulic orientali^ e
certe feste, che appellavano Compilalia delle nefande sette de'maghi che infetta-
e dedicate alla dea Mania, detta altresì rono tulio l'oriente di reo contacio su-
Lara e Larunda, le cui immagini tene- perstizioso, e furono colà i maghi, ciòche
vausi appese in varie parti delle case, sic- in occidente gli aruspici. Però i ss. 3/agi
come credula madre de' Lari o Penati, (F.) che si recarono a venerare nel Ae-
deità domestiche e geni d'ogni casa, qua- sepio (/*.) Gesù Bambino, non erano,CQ-
li custodi di ciascuna famiglia. Un cumu- mealcuni preteseroerroneamente,incau-
lo di supeislizioni si leggono nell'erudi- latori e nelle diaboliche superstizioni i-
tissimo opuscolo di Cancellieri: Le selle slruiti, ma veri sapienti e fllosod. Essen-
(09efalali di Roma , colla spiegazione do la superstizione venuti meno in Ro-
de' misteriosi aUribuli de numeri ter Ilario ma, rimperatore Claudio la ritornò nel
fieWe^ano. Alla conservazione di tali re- pristino slato con particolare studio, iu
liquie gentilesche, custodile gelosamerile che fu imitato da molti de'suoi successo-
colla piìi scrupolosa religione, era da'ru- ri. Il ^Marangoni, Delle cose gentilesche e
mani atlaccata la salute e la gloria del- profane trasportale ad uso e adornamen-
rtteinacillà.Esseeiaiio: l'Ago tlella ma- lo delle chiese^ rileva che sebbene alcuni
the degli Dei, la Quadriga di Crela ilei riti de'cristiani derivassero da'genlili, fu-
veienti, le Ceneri d'Ore>te, lo Scettro di rono purgati dalle supeislizioni idolatri-
Priamo, il A'elo d' llioiie, gli Ancilii , il che dalla Chiesa, e sanlilìcnli converten-
Palladio e altre. Della superstizione del- doli in onore del vero Dio. Inoltre osser-
le altre nazioni trattai ne'Ioro articoli e va, che in ogni tempo la Chiesa impiegò
in quelli de'loro sacerdoti [)iù famosi che tutta la sua sollecitudine per togliere dai
h» lòmenlavano per dominarle, e per ar- riti (pialunque ombra di superslizione ,
ricchirsi e \ivere nell'opulenza; mentre a quando per negligenza d'alcuni ministri
Setta ragionai delle selle antiche e mo- vi fu di nuovo inlrodotla. 1 Papi e i ve-
«ierne in ispaventevole numero, e delle scovi convertirono leFfi/t-ei G/V/oc/jf(/^.)
loro pessime superstizioni eile'simboli in superstiziosi, iu divote feste e Proccssto-
lami, accompagnate da un orribile me- ni, ed in altre pie pratiche; e le /•Vr/edei
.scoglio di empietà di superstiziosi Mule- pagani [)iene di superstizioni furono mu-
/'(/ .),poichìogni malvagia superstizio- late nelle feste de'marliri, e convertiti i
ne Iu sempre avvolta iu qualche arcano, iciupli de'fd>i dei, iu chiese di Dio e dei
6o S U P
suoi santi, le Reliquie de* quali, e come
dissi in tale articolo, furono l'of^tjelto del-
la più tenera venerazione; the se talvolta
vi s'introdusse qualche superstizione, l.i
vigile Chiesa subito le eliminò. Il Mura-
tori nelle Dissert. sopra le antichità ita-
liane, dissert. 59: Dei semi delle super-
stizioni ne' secoli scuri dell'Italia, narra
c!ie se ne'secoli barbari non mancarono
santi e liotnini pii, non si può negare che
Ira' tanti vizi in voga per que'lenipi v'eb-
l)e adito pure la superstizione; male che
talvolta la l'urberia e malizia, n)a più so-
vente l'ignoranza, oppure ambedue uni-
te, costumarono d'introdurre e fomenta-
re. In tanta depravazione non deve recar
meraviglia , che arico la supeistizione si
mescolasse co'disordini d'allora, per cui
i concdii condannarono i riti e i costumi
superstiziosi. Il Muratori volle riportare
alcuni esempi, per paragonare i costumi
nostri con que'dcgli antichi, per rallegrar-
si della felicità e saviezza del secolo in cui
vivea nell'Italia. Dovealberga l'ignoran-
za, ivi facilmente ancorasi trova la super-
stizione, la quale può accompagnarsi con
una buona volontà, e allora avviene ciò,
(juando alcuno ingannato nella sua opi-
nione, o crede di dovere onorare Dio con
altrocultoo forma diverga dalla prescritta
da lui; 0 crede che s'abbiano a contribuire
onori divini a chi none Dio; o incauta-
mente unisce colle cose divine le profane.
E' noto che le nazioni di Russia [f-^.) cri-
stiane e scismatiche abbondano di molte
superstizioni, pie in apparenza; e vi ha chi
si lamenta per trovarne anche in Germa-
nia, nella Svizzera (/^.) e altrove. ìMa per
Io più l'umana cupidigia unita colla igno-
ranza, è quella che produce la supersti-
zione.Ueodi questo vizio ileve dirsi chiun-
que di maniere non istituiteda Dio, anzi
da lui riprovate, si serve per procacciare
a se stesso o ad altri la sanità, oppure te-
sori e licchezze, ovvero per penetrare nei
tenebrosi nascondigli dell'avvenire, o in-
dovinare i segreti del cuoic luuuno. iN'ep-
pure i nualri tempi ìuuu al lutto esculi da
S U P
queste frodi e biasimevoli sciocchezze,per-
chè tal piede a veano preso ne'secoli decor-
ai queste mal'erhe, che vanno esse qua e
là pullulando per quella stessa ragione,
che non si può sbarbicare alfatto dal mon-
do l'ignoranza. massimedallecreduleilon-
nicciuole, e la malvagia cupidità. JNe'se-
coli barbari massimamente crebbe la su-
perstizione, sì perchè lebuone lettere gia-
cevano troppo depresse, esì perchè le na-
zioni settentrionali, presso le quali più a-
gevolmenle avea trovato ricovero quella
peste, calate in Italia aggiunsero le loro
cattive usanze a'corrolli costumi de'po-
poli d'allora; e poscia i Saraceni [f'.), pro-
fessando il superstizioso t\laoinettisrno
(/''.), insignoritisi della miglior parte del-
la Spagna e Calabi la, e di tutta la Sici-
lia (f^.), e praticando inoltre ne'porli del
Mediterraneo distiano , colle loro arabe
corruttele infettarono non pochi de'trop-
po creduli cristiani. A Giudizi di Dio, a
l'uRCAziOM, a Prova, già trattai e anche
con Muratori, de'giudizi superstiziosi, cioè
dell'acqua bollente o fredda, della croce,
del fuoco, del ferro rovente, ec. ch'erano
una volta in uso, e quel ch'è più da stu-
pire, venivano approvati dal giudizio di
molti vescovi; nondimeno altri vescovi di
maggior senno e dottrina, ed i Papi, cul-
la voce ecogli scritti detestarono silFatli ri-
ti, siccome invenzioni della superstizione,
e questi in fine furono in tutta la Chiesa
vietati e distrutti. Un'altra sortedi super-
stizione, la più perniciosa di tutte a'po-
poli, furono i Duelli (^'.), de' ([uali con
tutti i più vigorosi rigori dellaClnesa e dei
principi, non si è giunto (inora ad estin-
guere alfatto la pazzia. Alcune poche u-
sanzedifetloseMuratori accennò nella dis-
sert. 58: Della venerazione de'cnstiani
verso isantidopo la declinazione del ro-
mano impcroj alcune altre ne riporta in
quella di cui vado estraendo un sunto, e
serviranno a maggiormente conoscere i se-
coli della barbarie. Sotto i re longobardi,
che[)ur professavano il cri>lianesiuio col-
la luru na2Ìouc (iuictla pciò di uriuncsi-
SUI»
Ilio e poi convellila al cattolicismo), mol-
li del rozzo popolo con nnzza credulità
Teneravano certi alberi, da loio chiamati
Sa/ictii'i, come se fossero cose sagre. Gran
Sacrilegio [l\) avrebbero credulo il ta-
gliarli; sembra ancora che prestassero ad
essi qualche segno di adorazione. S'igno-
ra se in essi onorassero Dio o i santi, ov-
verei demonii. Tuttavia venendochiama-
ti que'supersliziosi riti Paganiae, si può
credere che fossero reliquie del supersti-
ziosissimo paganesimo,pi ofessato una vol-
ta da'Iotìgobardi. Trovansi anche a'noslri
tempi delle nazioni sulla costa occiden-
tale dell'Africa, infatuate della medesima
superstizione. Pelò Liutprando re de'lon-
gobardi giave pena intimò a coloro che
avessero adorato gli alberi e \e fonti, ani
sacrilegium, ani incantationem fecerint;
laonde condannò pure gl'incantatori, gli
stregoni, i negromanti, veri o fìnti chefos-
sero,de'(|uali non c'era penuria in Italia,
e mollo più in altri paesi per que' rozzi
tempi; come vietò di portarsi ad Ariola
per Taruspicina e altre sacrileghe e stol-
te maniere d'indovinare col mezzo di esse
Je cose future e nascoste, adonta delle pre-
cedenti condanne di Costantino I, Costan-
zo e altri imperatori cristiani, che piati-
cata da gente malefica derivò il vocabo-
lo di maleficio ^ e fu pure severamente
proibita da'goti Teodcrico e da A talari-
co re d'Italia. Di tal sacrilegio e supersti-
zione degli alberi, un esempio sommini-
stra la vita di s. l'arbato vescovo di Be-
nevento, la cui chiesa gemeva allora su-
gli abusi inveterati, molti de'quali diso-
noravano la santità del cristianesimo con
pratiche superstiziose, che traevano ori-
gine da'longohardi invasoli, idolatri e a-
liani, che sebbene convertili alle verità
calloliche,conservarono sempre amoread
alcune delle primiere superstizioni, come
rileva Butlcr e il suo annotatore. Barba-
to, tutto acceso di zelo,dicdcsi vivamente
a combattere quegli abusi e superstizio-
ni, e verso il 663 gli riuscì di distrugge-
re iutcramontc tutto clie avea servilo al-
S L P 6i
la superslizione gentilesca. Scrive Sarnelli
ueWe 3Ieiiìorie de.\'excovi e arcivescovi di
Benevento, p. 33, che s. Barbato sveUe
a tal fine sino dalle radici un certo albe-
ro, da cui pendeva una vipera d'oio che
sacrilegamente adoperavano i longobar-
di, e convertendo in calice quel metallo
a confusionedell'inferno.fece antidolo del
•veleno. Quest'albero die a' belli ingegni
l'argomento di descrivere la famosa No-
ce IMaga Beneventana, creduta convegno
notturno delle slreghe,come notai aSxRE-
GA. Dell'operato da s. Barbalo e del rino-
malo noce beneventano parlò pure il Bor-
gia nelle Memorie storiche di Benevento ,
t.i, p. 2 12. Narra come l'imperatore Co-
stante II co'suoi greci assediando Bene-
vento per cacciarne i longobardi, il duca
Romoaldo supplicò s. Barbalo perchè da
Dio ne ottenesse la liberazione, ed esso si
fece promettere l'abolizione dell'idola-
tria, e con l'intercessione della B. Veigi-
ne la città restò liberata da'greci; ed il san-
to reciso r albero, in suo luogo fu eiet-
ta poi la chiesa di s. Maria del Noto, così
della perchè serviva l'albero a sciogliere
i voli che vi faceva la superslizione. Tan-
to e n>eglio col Borgia riportai a Bene-
vento. I\Ii sono allontanalo da Muratori,
per accennare più precise nozioni sul fa-
migerato albero. Né solamente i longo-
bardi, ma anco i Galli e Franchi ripor-
tarono dal paganesimo e da' Driiidi^f'.)
il sacrilego cullo degli alberi. Nel conci-
lio d' A uxerre sono chiamali Sacrivae Ar-
ìiorcs: fu condannala questa superslizio-
ne nel concilio di Nantes. Verso il prin-
cipio del secolo IX in un suo capitolare
Carlo Magno ordinò : Lt iienio sii, qni
Ariolos sciscileliir, vel soniuia oh^ervet.
Nec sint malefìci, nec incantatores, nec
phìtones,ncc cauculaiores, nec tempesta-
I a, nec obligatores. Inoltre agqiunge: Ut
oh^ervnliones, quas stalli fuciunt ad ar-
hoies, vel pelrns, vel fonles, ubicumfjue
inveniiintur^ lollantur et deslruantnr. A-
dunque anche in Francia non erasi an-
cora estinta la pestilente superstizione, e
62 S U P
il pazzo volgo e la superstiziosa plebe»
come gli antichi gentili, correva agli albe-
ri, alle pietre, alle fontane, o per ricupe-
rare la sanità, o per isperanza di scuopri-
re lecose occulte. Non mancarono mai di-
fensori alla superstizione, furbi e imposto-
ri per ingannareraltruisemplicità,e man-
tenerla o condurla alle superstizioni. Non
si può certamente dire quanto facilmen-
te si spacciassero in que'secoli le favole e
le finzioni, e quanto poco ci volesse a far-
le credere all'ignorante volgo, ed anche a-
gli sfessi nobili, perchè partecipi della stes-
sa ignoranza, ammirando essi tutto quel-
lo che avea del raro e dello strano, sino
a credere che i maghi ten)peslari coman-
dassero a'iuoni, a'Iampi, alla pioggia, al-
la grandine,ondei contadini creduli e stol-
ti pagavano WCanonicnindefrugihussuis,
cioè un tributo per essere esenti dalle tem-
pcsteatniosferiche.Le stoltezze e scimuni-
tczze degli uomini d'allora in prestar fede
alle piìi ridicolose inezie, e tenute ferma-
menteperverità infilhbdi da quelle gua-
ste fantasie, sono da Agobardo saggio e
avveduto arcivescovo di Lione narrale
e deplorate presso Muratoli, e per bre-
vità taccio i particolari delle pazze opi-
nioni di que'tempi in Francia, ed i pes-
sinìi elfetli di tanta madornale semplici-
tà: tutto elfetto della comune ignoranza,
e della furberia di pochi. Riflette Mura-
tori saggiamente.» Ancor noi a'tempi no-
stri talvolta ritroviamo di queste fanta-
sie guaste negli uomini, ma particolarmen-
te nelle donnicciuole, non accadendo ma-
le ad essi o ad altri, che noi credano tosto
Dato per forza soprannaturale e per ei-
fetto de'demonii".Ma ripeterò col citalo
Vermiglioli, non havvi dubbio che sen-
za la volontà di Dio i demoni! nulla pon-
ilo fare, e le cose mirabili a questi attri-
buite e operate sono falsità e illusioni, ma
non veri prodigi e miracoli soprannatu-
rali.Ponno è vero idemonii per mezzo de-
gl'incantatori o stregoni fare deli' opere
non vere,e che appariscono meravigliose,
perchè avendo la scienza delle cose ualu
S U P
rali, della vita e facoltà loro, delle simpa-
tie, queste applicare a'casi ai f|uali si de-
terminano,acciò ne venganogli effetti mi-
racolosi che pretendono. Di tal sorta so-
no le meraviglie, che raccolse Plinio di
Caligola imperatore, e quel lo che raccon-
ta Tacito di Vespasiano, il quale dicesi
che facesse tali miracoli per opera di A poi-
Ionio Tianeo celebre incantatore che fa-
ceva comparire cose meravigliose, ma di-
verse da quelle realmente sono,deluilendo
isensi degli uomini,comedella magaCirce
raccontano Omero e Virgilio, che dicono
cambiasse gli uomini in bestiejecorae rac-
conta s. Agostino, De Civilate. Dei, lib.
i8, cap.jS, che in un paese d'Italia al-
cune ostesse davano a mangiare del for-
maggio incantato , che apparentemente
chi lo mangiava diventava asino, e dopo
qualche tempo avendo loro prestato ser-
vizio portando pesi, li restituivano alla lo-
ro primiera figuralo stesso dice Apuleio,
che fu convertito in asino d'oro dopo a-
ver preso il veleno. Ma s. Agostino con-
clude, che tutto quello si fa permetten-
dolo Dio e noi) per dialiolica potenza. Di
tali avvenimenti ne racconta una ([uan-
tilà Filostrato nella vita d' Apolloiuo, e
Plinio di Pompeo Magno che resuscitasse
K\{\ defunto. Non si può pertanto dubita-
re, che non possano i demonii, e per mez-
zo degl'incantatori e stregoni fare ilelleo-
pere non meno vere, che meravigliose, e
ce lo dice s. Tommaso, De poleniia, q.
tì, art. 5, ove parla di due fatti meravi-
gliosi di una vergine vestale, che in prova
di sua castità colla sua cinta tirò la nave
ch'erasi fermata nel fiume, ove si condu-
ceva la statua della madre degli Dei; e
cpiello operato da altra vergine, che con
un crivello portò l'acqua senza che ne u-
scisse goccia pe'forami: ma soggiunge il
s. dottore, essere i due casi avvenuti non
per opera del demonio, uìa per opera del-
l'Angelo buono, dimostrando quanto Dio
abbia a cuore la castità; e dice pure che
ciò potrebbe avvenire,permeUendoloDio,
eziaudio per opera del demonio.
SUI'
Rilornando al Minatori, firoiiscp che
nel secolo X Azzo vescovo diVeicclIi as
sicura, che pure a'suoi dì durava in Ita-
lia la peste della suppr>tizione, nudrita
da'magiii, aruspici, ani^uri e altri che fa
cevano sortilegi, e che se mai tra loro vi
fosse qualche ecclesiastico, sia deposto
dall'ouoie di sua dignità, e soggettalo a
penitenza perpetua. Muratori crede che
forse niun secolo andò esente di fatti veri
o falsi dell'arte magica e della pur ripro-
vata divinazione, e insieme dagli an^tte-
mi della Chiesa condannata; anzi dichia-
ra lepntare che neppure il secolo pas-
sato, in cui fiorì, era totalmente esen-
te da simile contagio, avendosi molti li-
bri contro la magia, ne'quali abbonda-
no le favole e i dubbiosi racconti. Sapersi
the in qualche paesedel cristianesimo pò-
veie innocenti donne talvolta accusate di
malìe e fattucchieiie, o furono bruciate
() con didìcollà scapparono la morle,non
per altro che per essere vecchie e credu-
le perciò streghe. Qui non intendo d'an-
dare d'accorilo con Muratori, il cui solo
nome in erudizione vai meglio d'ogni e-
logio, per quanto riportai a Strega, ove
dimostrai in parte vero il suo asserto, ma
altresì che vi furono realmente le stre-
ghe, e forse esisteranno, e furono giusta-
mente punite. Trova quindi ìMuiatori
.sprovveduti di discernimeto i nostri mag-
giori,per aver permesso d'entrare inllalia
V di annidaivisi quegl'impostori de'zm-
}iari o zingani. JNon pi ima del i 4oo uscì
dd'suoi nasconiligli la mala razza, fingen-
do per patria l'Egitto, e spacciando che
i! re d' Lngheria li avea spogliali di lo-
ro terre, il che fa ridere chiunque cuno-
^ca la geografia. Sembra a Muratori ve-
rosimile che i zingari traessero l'origine
dalla/^rt/<3cr/i/rt eda'coiilìiianti paesi, e di
costoro gran copia tuttora si vede nelle
contrade d' fZ/jg/ierf^j Servia, Bulgaria,
fl/accclonia.O sia che questa sporca nazio-
ne fosse cacciala dal proprio co vile,ov vero
ch'ella spontaneamente ne uscisse, certo
è ch'essa comparve nelle provincie occi-
S U P 63
dentali, e piona di mille bugie seppe qui-
vi piantare il piede, benché sua pv(j[)rie-
là fosse d'es<;er'>em pie vagabonda e greg-
ge di ladri. Non campi, non arie avea-
no e che desse loro da vivere : il furto, la
rapina, le frodi erano un granaio ed e-
rario inesausto per loro. Ni- questo loro
mestiere era cosa incognita agl'italiani, e
pure si tollerava sì lurida canaglia, per-
chè faceva credere alla gente golia, che
per penitenza importale era forzata ad
andar vagabonda per 7 anni, portando
seco l'arte e il dono di C\v V Indovino e
d'indovinar le cose avvenire. Spacciava»
no ch'era loro vietato di fermarsi più di
3 giorni in un luogo, e aver essi privile-
gio del Papa ili poter in qualunque luo-
go dove si fermassero, procacciarsi il vit-
to necessario. Nel 1 4 ' 7 andarono in Sas-
sonia, dopo aver nel 1 4 1 i percorso laDa-
viera, e da per tutto sparsero le loro bu-
gie e furberie; con pari successo si spar-
sero per la Fiandra e per la Francia, ove
furono denominati egiziani e boemi, e
nella Spagna in cui furono chianìati gil-
tanos. Nel 1^11 si recarono in Dologna
una turba di zingari, con donne e fan-
ciulli, il cui capo chiamavasi il duca An-
drea d'Egitto: aveano un decreto di Si-
gismondo imperatore e re d' Ungheria,
che lì abilitava a rubare per 7 anni, e in
falli rubarono e fecero da indovini. Quan-
tunque furono banditi da' luoghi, pure
in occidente non ne venne meno la raz-
za,come pure in Turchia ed in que'paesi
ove ne rimarco Tesisteuza. Dappoiché dei
Zìngari, che predicono la buona ventu-
ra a'superstiziosi che danno loro ridico-
lo ascolto, anche coll'esamedeiineamen-
ti delle mani, del petto, della fronte, dei
piedi, e che diceslChiromnnzìa,Spalulo-
manzìa,Meloposcopìa,Pedomanzìa, par-
lai parlicolarnìeute a Serma, e de'g/7r7-
nos a S.ARAOozzA. Si può leggere Fran-
cesco Predai, Origine e victnih tit'zin-
gari con documenti t saggio di gramma-
tica e vocabolario dtll'arcano loro Un
guiiggio,^\\\a\\{ì\%.\Cì. Fra lesuperstizio-
64 s U V
ni poiiPiMurafori l'osscrvnzinnede'teinpi
oile'giornijgià in gran voga, reclatnando
indarno e altamente gli antichi pachi e
pastori della Chiesa, cornechè antichissi-
ma pazza opinione, che i cristiani impa-
rarono da'pagani a tener certi giorni per
infausti, con credere che qualsivoglia im-
presa e affare in quel giorno sfortunato
line troverà. iNInralori a ragione inveisce
contro tanta stoltezza, massime sui due
giorni del mesesupposti infausti e di cat-
tivo augurio, cìùamnù giorni egiziani, e
riporta alcuni esempi, anzi in un calen-
dario del i48o sono notate pure le ore
perniciose. Questa pertinace superstizio-
ne in parte sussiste, e mi duole ripeter-
lo col triviale verso, che Muratori scrive
in altro dialetto; A^c di T'enerene dtMar-
te non si sposa ne si parie j non solo per
f>r viaggi, ma ancora per trasferirsi ad
un'altra abitazione presa a fìtto! Oh u-
niana cecità! Dalle calende di gennaro e
dalle superstiziose pazzie, ad onta de'di-
vieti de'Papi,de'padri e de'concilii, de-
rivarono il Carnevale [f^.),\e I\fa<!chcre
(F.), la festa Aq Pazzi (f^.) nelle chiese;
e dalle calende del flJese ( A^.) di agosto
provenne il Feragosto, attendendo il po-
polo in que'dì a darsi bel tempo col vi-
no e colle crapule; ora ci è rimasto l'u-
so delle mancie e de' donativi, denomi-
nati ancora Strenna [f'.). Inoltre Mura-
lori compiange coloro che non ardisco-
no assidersi a mensa ove sono già i 2 per-
sone, per l'erronea opinione che uno di
essi nell'anno morrà; compiange quelli
che si persuadonoessere imminente qual-
che disgrazia, se il sale per caso fortuito
si sparge sulla tavola, di che si ridono le
personegiudiziose; pure tali follie neppur
colle tenaglie si può levar dal capo a'iimi-
di seguaci di simili sciocche persuasioni,
e sebbene alcimo voglia o tenti illuminar-
li, piace loro di restare nell'illusione ed
essere tormentatori di se stessi. Per tutta
ragione si risponde: pur il tale e la tale
pensa così, e .sarà un altro scimunito, un'i-
gnorante fantesca, una ridicola vecchia-
S U P
rella! Inveisce Muratori contro altre.su-
perstizioni; come a suo tempo nelle colte
e illustri città di Ferrara e Modena, e for-
se in altre, niuno ordinariamente osava
celebrar le nozze nel mese di maggio, te-
mendo pericoli einfausleavvenlure al lo-
ro coniugio e prole; ridicola opinione e ri-
brezzo ch'ebjiero gli antichi romani, e il
perchè Io notai a Sposalizio. Di Milano,
rispettabile metropoli, dice Muratori che
ne'passati tempi tra le sue superstizioni,
i custodi della celebre basilica Ambrosia-
na, non aveano scrupolo di tener nell'in-
gresso del coro il simulacro d'Ercole; in-
di disapprova che esistesse ancora sopra
una colonna un serpente di bronzo por-
tato nel I 002 da Costantinopoli per ciua
dell'arcivescovo Arnolfì), se pure non si
ebbe per fine di esprimere il detto dal R.e-
denlore e riportalo da S.Giovanni: Siciit
JìJoyses exallai'it serpenleni in decerlo,
ila exallari oporlet Filiunihontinis. Poi
racconta come i milanesi del volgo pre-
tendevano di guardarsi dalle malie, dal-
la grandine, da'fulmini, e come si figu-
ravano di poter trarre la pioggia dal cie-
lo nelle siccità della terra. Riprova Giu-
ratori le gozzoviglie, giuochi e danze che
facevansi nella notte del s. Natale e ne'se-
guenti giorni, e il bruciamento d'un cep-
poo grosso tronco d'albero con varie su-
perstizioni, donde forse derivò il brucia-
menlodel ginebro in Bologna e Modena.
Sebbene il concilio di Trento, e s. Carlo
Borromeo combatterono tanti abusi su-
perstiziosi, ciò che mosse altri vescovi nei
loro sinodi e editti a liberar le loro dio-
cesi da queste spine, lultavolta sus-istono
di nascosto domestiche e clandestine su-
perstizioni,e molte ne produsse il giuoco
i\e\ Lotto od\Sorle[/'^.),ed i sogni,contro le
molteplici e inoumerabili superstizioni
de'quali ora misi aprirebbe un campo va-
sto e fecondo pe:- ulteriormente compian-
gerle edepIorarle,ma non conviene che mi
dilunghi, dovendo in breve toccare qual-
che altro punto. Solo ricorderò che alcune
uozioui si pouno leggere,ollrechè noli' Or-
S U P
toi^rfifin enciclopedica del Bazza ri ni ni-
l"iirlicolo Sogno, e nella Mìlologia negli
nr ticoli Sogni e Onirocrazin o arie d'in-
tLr[)ielarli, la cui origine si (a rimontare
ad Arnfjarao, secondo Plinio, mentre Fi-
lone ebreorattribuiscead Àbramo e spe-
cialmente al suo pronipote Giuseppe,che
al dir di lui fu ih ."de'mortali che giusta-
mente interpretò i sogni. Non deve però
confondersi l'arte vana e umana, con l'i-
spirazione divina, ed in Giuseppe vi con-
corse. Terlidliano enumerò molli che se-
guirono l'arte vana, e tra quesliEpicarmo,
nel hb./-^<'/7//f//;(7,cnp.4^ì.Qnello che in se-
guito si è più distinto sulla prelesa arte
d'interpretare i sogni fu il ricordato Arte-
niidoro d'Efeso, scrittore de'lempi d'An-
tonino Pio, che vanamente nescrisse,ma
utilmente per la cognizione che dà degli
antichi riti. Si può vedere il Vossio, De
jìliilosoph. cap. 5. Diverse erudizieni si
leggono nel p. INIenochio, ly/^ore o trai-
tcninicnli CI udili, t. ì , ceni. 3, cap. 77: Del
sogno di Salomone, e di quelli che fanno
varie operazioni dormendo, come se fos-
sero desti; t, 3, ceni. io, cap. 80: Del so-
gno col quale pare che fosse significalo a
Costante II imperatore, che perseguita-
va s. ìMartino I Papa, che dovea esser vin-
to in battaglia nav;de; cap. 8 i : Se si deb-
ba o possa dar qualche fede a'sogni; cap.
iÌ2: D'alcimi sogni mirabili riferiti da s.
Agostino e da altri autori; cenl.i i, cap.
84: Del sogno della moglie di Pilato nel
darla sentenza contro Cristo; cent. 1 2, cap.
85: De'sogni morali se debbano raccon-
tarsi. Fu curioso il sogno del famoso Co-
la di Rienzo tribuno di Roma {f^-), e le
(pjeslioni che vi fece l'autore di sua vita,
per conoscere comesi pensava nel secolo
XIV in cui visse quel popolare agitatore.
11 Medici ragiona de' sogni degli Ebrei
(/ .), e delle superstizioni che usano iu es-
si, credendo che la loro bontà o maligni-
tà consista nell' esser bene o male inter-
pretali. Dirò pure, che nella s. Scrillura
j)arlasi più volte de'sogni de' PioJcti[f'.),
i (juali provenivano ccrtamenle da Dio;
VOL. LXXI.
s u p e^i
nitri furono vere ispirazioni, per mezzo del-
le (piali Dio fece conoscere la sua volon-
tiia' divoti suoi servi e ad altri personag-
gi, ovvero gl'islrui intorno a'futuri avve-
nimenti ch'egli solo poteva prevedere. /V
questa 2.' categoria appartengono i sogni
di .Abimelech, di Giacobbe, del suo figlio
Giuseppe, de're Faraone, Salomone eXa-
bucodonosor, del profeta Daniele, di Giu-
da Maccabeo, e di s. Giuseppe sposo di
Maria Vergine. Dio senza dubbio è pa-
drone d' istruire gli uomini in qualun-
que maniera che {)iù gli piace, o diretta-
mente o per mezzo de'suoi angeli, o cou
causenaturali dicuidirigeil corso;equan-
do lo fa ha egli cura d'aggiungervi del-
le circostanzeede'molivi di persuasione,
in virtù de'quali non pos>iamo dubitare
che sia Dio medesimo che agisca. I\Ia col-
la della condotta. Dio non ha però auto-
rizzato la confidenza ne'sogni in genera-
le. I sogni misteriosi però vanno distinti
dalle apparizioni e dalle f'isioni {^■)j
non meno che dal le/ìù'f/r/z'0A7/(/''.) piene
di misteri divini, poichèDio le fece piìi vol-
te nel sonno,come ad alcuni de'noininali,
così ad Adamo,a Samuele, a're Magi, a s.
Paoloeadaltii servi suoi.Tanto nel sogno
come nella visione l'anima è traltenula
dalle rappresentazioni , come se fossero
non solo immagini e similitudini delle co-
se, ma le cose medesime, il che spiega Ric-
cardi, Storia de santuari. Nella stessa s.
Scrittura proibisce agi' israeliti di dare
retta a'sogni, e chi cadde nella supersti-
zione gli fu rimproveralo a grave delitto;
che i sogni ponno cagionare grandi dispia-
ceri, e per molti furono sorgente di erro-
ri; si scaglia contro i falsi profeti, che pro-
fetizzando la menzogna in nome di Dio,
dicono ho sognato e vorrebbero che gli
ebrei si scordassero di Dio per dare iella
a'sogni che ciascuno di essi racconta; proi-
bisce quinili di prestarvi {\n\c, dicendo :
Non M seducano i falsi profeti che sono
Ira voi, e i vostri indovini, e non date u-
dienza a'sogni da voi sognali. 1 padri del-
la Chiesa, come s. Cirillo di Gerusalem-
66 S li P
aie, s. Gregorio l\isseDo,i Pnpi s. Grego-
rio I Magno, e s. Gregorio li hanno ri-
petute le medesime ingiunzioni a'cristia-
ni: il concilio di Parigi deU'SaGdichiaròj
«:he la confidenza de'sogni è un avanzo di
paganesimo. Nel medio evo Giovanni di
Salisbery vescovo di Chartres, Pietro di
Blois e altri procurarono con ogni mezzo
dissipale siffatto errore e la fallacia de'so-
gui, e con essi tutti i cunfiitatori delle su-
perstizioni che degradano la specie uma-
na,erimbecillitàdi quelli che vi fanno po-
sitivo fondamento. Ciò non ostante è a de-
plorarsi che si èsenipre mantenuto alcun
credito sui sogni, non mancando mai te-
ste deboli che ne hanno fitto conto, se-
gnatamente nelle donne. Il Sarnelli, Ltt-
tere ecclesiasticht 1. 1 o, lett. 9 1 , discorre
sul come si conosce qualche ceremonia es-
sere superstiziosa. Pensa che certe divo-
zioni usate ab antico si debbono [)ermet-
lere, perchè sono di gloria a Dio, e d'u-
tile al nostro prossimo, purché non vi sia
mescolata qualche superstizione.che si de-
ve togliere. Quattro condizioni si richie-
dono perchè non vi sia superstizione, i .°
Che la grazia si deve aspettar da Dio per
intercessionedella B. Vergine. 2.°Chenon
si adoperino parole non legittimamente
istituite. 3.° Che clii domanda la grazia
prociu'i di stare in grazia di Dio.4.''Che
.«iano preparali nell'animo, che se a Dio
piace di farla, bene; se no rassegnarsi alla
sua santa volontà. Esaminando se queste
condizioni concorrono nella cerenionia,
dichiara: I. "Si fa celebrar la messa, dun-
que si ricorre a Dio, da cui per interces-
sione della Vi. Vergine la grazia si atten-
de. 9, ."Non si adoprino parole di niuna
sorla. 3.°Vengano contriti e umiliali. 4-"
Jl girare che si fa intorno all'altare in cui
sono le reliquie de'marliri orando, è uso
antico de'primilivi cristiani. Nel t. 5, leti.
5'] parla degli spiriti che infestano talvol-
ti! alcune case, onde sono inabitabili per
l'infestazioni degli spiriti immondi che in-
quietano gli abitanti co' loro tumulti, e
nella Spagna dice che la pratica forense
S U P
permette che il conduttore della casa, il
quale ignorava prima di prenderla a fit-
to tali inquietitudini, possa lasciarla sen-
za pagarne la pigione. Dio peimelte sif-
fille infestazioni o in pena de' peccati o
per esercizio de'buoni, o per altra occulta
cagione, come dottamente discusse il p.
Martino del Rio, Mag., citando s. Agosli-
no, De Ch'il. Dei, lib. 22, cap. 8, Df. piie-
ris nigris cirralis ,e s.Giei^ano I, Dialo^h.
lib. 4) cap. De Dado episcopo lìJedioln-
nensì. 11 p. Menochio, cent. io, cap. 98:
De'rimedi contro l'infestazione degli spi-
rili tnaligni, ragiona prima delle varie i-
nulili e vane superstizioni adoperale dai
gentili, con Lustrazioni, Espiazioni j iS^a-
gr/7?z/(/^.)o altro, per liberarsi dalle in-
festazioni degli spirili maligni, da'cpiali le
loro case e persone ricevevano molestia,
e che se cedeva il demonio lo faceva [)er
maggiormente nuocere, stabilire la super-
stizione e gli errori nelle nienti degli uo-
mini. 1 veri edicaci rimedi contro simili
infestazioni degli spu ili sono quelli che a-
dopera laChiesa, cioè il venerabile segno
della Croce (/'.), gli Esorcismi (f^.), l'o-
razione, il digiuno, l'elemosina, le reli-
quie de' santi, la benedizione delle case,
della quale ri{>arlai a Sposa Lizio, V asper-
sione dell acqua benedetta, e della <|uale
ragionai pure a Settimana santa. Mol-
to il p. Menochio discorre sulle supersti-
zioni, e in delta centuria, al cap. 72: Del-
la vana superstizione degli antichi in os-
servare gli auguri!; al cap. 78: Delle su-
perstizioni degli antichi per impedire il fa-
scino o malia riprese da'ss. Padri; al cap.
74: D'alcune superstizioni (le'turchi.^'el-
l'opuscolo contenente il Concilinni pro-
vinciale sive naiionale Jlbanum, Komae
lypis s. congr. de propaganda fidei 8o3,
weWAppendix, Const. Aposl. ad Epiri
ecclesias speclantium, a p.xSS si riporta
V Istruzione della s.congregazione di pro-
paganda fide, peri missionari della Bul-
garia, intorno alla pratica de'Kurbani.
Questi kinbani erano i mal couvcrtitifc-
deli esistenti nelle diocesi di Nicopoli e di
S U P
Sofia, che conservando ti i verse nntiche su-
perstizioni erano malvagi ncH'esleiuo e
neiriiilei!io; poichèseguivano un resto di
liti giudaici, alcune piaticlie delle sette
scismatiche, e diverse imitazioni de'cos tu-
rni maotnetlani. Le piincipali superstizio-
ni de' kurbaui coiisislevauo: nella scelta
degli animali mondi, rigettando la capra
e il porco, la scelta de'pesci squamosi o
d'altra determinala specie, esclusi tutti
gli altri dall'uso: la dift'erenza religiosa-
mente osservata de' giorni destinati pei
kurbani diveisi,o di carneo di pesce: il
rituale di ucciderli e distribuirli fra loro
a "uisa di vittime: l'obbligo di non riser-
varne, o portarne via o venderne alcuna
cruda porzione, ma mangiarle tutte in-
teramente e roderle fino alle ossa : l'in-
censo fumante, le candele accese, et conce-
pia i'erba precationum yche accompagna-
vano la mensa: la distinzione di nomi e
di fini determinali pe' diversi kurbani:
l'urigiiie antica, l'uso costante, l'imitazio-
ne tenace di pratiche, già nate nello sci-
sma,si portarono dopo la conversione nel
seno della Chiesa. Venula la Congrega-
zione di propaganda fide\n piena cogni-
zione dell'esercizio di siffatte vane osser-
vanze de' kurbani, considerandole super-
stiziose e riprovale,comechè seguile dagli
scismalicijdagli ebrei e da'lurchi,ed essere
una mescolanza di sagro e profano, dopo
matura ponderazione giudicò di proibir-
le con solenne, positivo e universale de-
cretOjCon istruzione pe'missionari aposto-
lici, onde svellere abusi tanto perniciosi
e antichi, acciò non più si sentisse dalla
bocca de'paslori e di sovente, est e non,
tanto vietato da s. Paolo. A'Ioro articoli
parlai delle diverse specie de'crislianisu-
\ìeìs\iz\o%'ì, come (ìeSabeij/ihìssini, Etiopi
(F.)col \oìoPreieGianni{r'.),eó aliri; ed
inoltrede'riti superstiziosi proibiti da det-
ta s. congregazione,come della Cina ( /''.)e
del Maialar [f\), per cui Cleruenle \I
spedi nell'Indieorientali il celebrecardi-
nalCai \oTournon Mai Hard {/'.).\\ p.Ce-
resole, Notizie storico-morali sopra gli A-
S U P G7
gnns Dei benedetti, riferisce che fi"a le sue
origini evvi quella che furono sostituiti al-
le particelle di cera solite distribuirsi al
popolo dal Cereo Pasfjualc (^'.), costu-
me tieri vaio da'terapi apostolici. Indi sog-
giunge, che solevano i romani nelle feste
siiluriiali distribuire degliamuleti o fasci-
ni, sui quali era impressa ora l'immagine
di cosa poco onesta, ora la figura d'un
cuore. Essi l'appendevano al collo de'fan-
ciulli per preservarli dalle malie, e gli a-
dulti li portavano per eccitarsi al corag-
gio. E perchè le streghe servivansi di pic-
cole figure di cera per eseguire i loro ve-
neficii,così credevasiche chi portasse al-
tre simili figure santificale da'sacerdoti,
e nelle solenni feste de'saturnali distribui-
te, fosse inaccessibile a'presligi delle ma-
liarde. Quindi è probabilissimo che per
cancellare dall'animo de'uuovi fedeli la
superstizione di queslenon raen vane che
turpi ceremonie, ed imprimeie nella lo-
ro mentela fede di Gesù Crislo,arma po-
tentissima contro l'insidie del demonio,
i saggi pastori sostituissero invece degli a-
niuleli, quelle cere che dall'impressione
dell'Agnello, simbolo della soave mansue-
tudine del medesimo Gesù Cristo, poi si
dissero Agnus Dei (e ne tratto ancora nel
voi. LXII, p. 83)3 e co.sì mutala la super-
stizione in rito cristiano per la benedizio-
ne, se i gentili dall'immagine d'un cuore
efligiatosugli amuleti imparavano prima
ad essere coraggiosi, fatti poi cristiani im-
parassero dall'immagine di Gesù Cristo,
Agnello immacolato, ad essere puri e u-
mili di cuore. Parlando quindi il p. Ce-
resole delle virtù degli Agnus Dei bene-
detti, dice che fin da'priniitivi tempi del
cristianesimo si è creduto sempre nella
Chiesa di Dio, che gli Agnus Dei vales-
sero a proteggere i divoti fedeli dalle in-
sidie de'maligni spiriti, da'turbmi, dalle
procelle e da altre simili sciagure. Non è
dun(|ue meraviglia, se i cristiani avessero
per essi un particolare rispetto, e li cu-
stodissero religiosamente nelle loro case
per servirsene comedi possente scudocon-
G8 S U P
tro le illusioni diaboliche, e li esponessero
tuitliene'campiper preservarli dallegran-
dini,eli portassero appesi a! collo per non
essere colpiti da'fulmini. Oltreché la Cro-
ce segno [F.) è un potentissimo preser-
vativo contro gl'inganni del demonio, le
illusioni e la superstizione, la Chiesa suc-
cessivamente permise che altri fossero le
Jnimagini e Rciicjuie clt santi, il Rosario,
lo Scapolare j le Medaglie benedette (/'.)
e altri venerabili divozionali. Questi il di-
stiano deve portare al collo ©indosso, e
non la figura ridicola de'corni ealtii sup-
posti superstiziosi preserva ti vi jChe degra-
dano, umiliano e disonorano la sua digni-
tà. Siccome gli AgnusDei benedetti ser-
\irono principalmente e prima degli al-
tri divozionali a togliere le superstizioni
pagane degli amuleti, de'fascini e de'la-
lismani, e siccome essi formansi anche
colle polveri de' ss. Martiri, trovo indi-
.«spensabile di farne una breve digressio-
ne, perciò è intrinseco che io ritocchi me-
glio la loro origine; ed inoltre dirò poi
qualche cosa di que'brevelti e altri di-
vozionali diesi pongono in dosso a'bara-
bini a preservazione di disgrazie, di ma-
Icfizi, e da'maligni spiriti, originati an-
cor essi per rimuovere del tutto i su-
perstiziosi preservativi che gl'idolatri ap-
pendevano al collo de'Ioro bambini.
L'agostiniano fr. Giuseppe Panfilo ci
tWedc: L'origine dtlconsagraregli Agnus
Dei con le virtù che in quelli si conten-
gono j Romai5G6. Dice sembrare a lui,
»;he ninno particolairoente avca trattato
di tale 01 igine: certo è che il libro è ra-
ro odi molla importanza. Dichiara con-
tenere la benedizione molle delle stesse
ccrcmonie sagre che si usavano dagli an-
tichi sacerdoti nel ballezzare i catecume'
ni o neofiti, e che nc'primi tempi il Pa-
pa formava gli Agnus Dei colle proprie
mani, con molta riverenza, aiutato dai
.suddiaconi e dagli accoliti, mollificando
lacera pasquale, dopo essere stala sull'al-
tare di s. Pietro, con l'olio santo e il crisma
avanzali ne! precedente anno, indi libe-
S U P
nediceva eljattezzava con rilo stabilito da
s. Gì egorio I. Dipoi si formarono dal sa-
grisla, da'cappellani e chierici della cap-
pella pontificia, ed ora da'monaci cister-
ciensi. Avere i Papi perpetualo il rito in
memoria dell'antico modo di battezzare
nella Pasqua, poiché a quelli che aveano
ricevuto il battesimo si dava poi per por-
tare al collo un sigillo di detta cera bian-
ca coH'immagine dell'Agnello, quale in-
segna di liberi e trionfanti figli della Chie-
sa. Imperocché siccome per le vesti bian-
che che i catecumeni e neofiti (spoglian-
dosi delle vesti penitenziali assunte nella
quaresima, quando riceveano il battesi-
mo) portavano per 7 giorni e deponeva-
no nel sabato m///tz.j (per cui la seguen-
te domenica fu pur detta Dominica post
Alias, Dominica in Albis depositis), ve-
niva espresso che da servi del demonio
erano fatti liberti di Cristo, cos'i per tale
sìgilloerano dichiarati liberi cittadini del
paradiso e trionfatori di Satana, con al-
lusione alle bolle d'oro degli antichi pa-
gani, usate per distinzione e contro le ma-
lie. 1 quali sigilli nella seguente domeni-
ca appendevano al loro collo dopo depo-
ste le vesti bianche, per ricordarsi dell'in-
nocenza di Cristo, che aveano ricevuto nel
battesimo, e studiosaniente li custodiva-
no.L'impronta del sigillo essore l'agnel-
lo di natura mansueto, acciò i batlez/a-
ti, chiamati Agni, conoscessero dover es-
sere mansueti come gli agnelli e in tulle
le cose pazienti. Replicarsi poi la bene-
dizione ogni 7 anni, perchè colla rarità
degli y/g'i«iZ^e/ fossero questi in maggior
pregio e venerazione a'buoni fedeli. Es-
sere loro proprietà il preservare da'ful-
mini e dallelenipeste,e da ogni cosa ma-
ligna, il custodire dal peccato, salvare le
donne giavideda disgraiiee facilitarne il
parlo, distruggere la fòrza del fuoco, li-
berare dall'acque, a chi con fede di vola
li porla indosso, non essendovi cosa gran-
de che non si ottenga colla fede. Kolerò,
che lecere benedette che davano i vesco-
vi a'novelli battezzati nella domcuicu in
su P
AlhiSy erano ili altre forme dalle ponli-
fjcie; e che uell'Egilto e altrove gli aclul-
tr battezzali continuavano a portare le
vesti bianche per tutto il tempo di loro
v\\.a.G\\ Agnus Deis\ formavano coU'ini-
pronla principalmente della figura del-
l'Agnello, qual simbolo di Cristo pazien-
te e mansueto, ed il Magri nella Notizia
df'\'ocaboli eeclesiasiicì, all' articolo A-
gnus Dei, dice che contro il costume di
formarle figure dell'Agnello per rappre-
sentare Cristo, alcuni allegano il canone
82 del concilio generale VI, nel quale si
vieta espressamente l'effigiare Cristo sot-
to la figura dell'Agnello, ma solamente
si prescrive di esprimerlo in figura uma-
na; decreto che poi confermòPapa Adria-
no r. Ma insieme avverte Alagri, che al-
lora fu decretata tale proibizione, perchè
alcuni solevano dipingere s. Gio. Battista
che col dito mostrava un agnello, senza
mai vedersi la vera effigie di Cristo, sic-
ché veniva a cancellarsi dalla mente ilei
fedeli le sembianze umane del Verbo iu-
carnato. Al presente però non corre tal
pericolo tra' cristiani, vedendosi di con-
linuonellechiese moltissime immagini di
Cristo. Nell'articolo Bussolanti (di cui ri-
parlai a Scudieri del Papa), dicendo del
bussolante sotto guardaroba, già Came-
riere extra muros, notoch'è pure custo-
de non solo degli Agnus Dei benedetti dal
Papa, e li dispensa in suo nome, ma an-
cora àe'^W Agnus De* impastati colle pol-
veri de'ss. Martiri, cioè formati di cera
del Cereo Pasquale o degli altri Agnus
Dei e di tali polveri, che taluni chiama-
no PfZ^^er/e'^^. Martiri. Veramente e con
più proprietà diconsi Paste de' ss. Mar-
tiri quelle figure divote che si fauno dal-
le monache, ili sagre immagini, Crocefis-
si, cuori di Gesù e di Maria, in forme di-
verse e colonile o coperte di materie vi-
tree e luccicanti, nelle quali con una pa-
sta da loro composta mischiano le ossa
tritm-ate de'ss. Martiri, e vi a[)pongono
un tassello di carta con (pieste cifre: D.
JP. S. j'I/., iniziali di queste paiolo: Di piii
S U P r>()
santi Martiri j indicando così ilioro con-
tenuto. Anche questi divozionali sono ri-
cevuti e conservati con venerazione dal-
la pietàde'fedeli. L'encomiato cistercien-
se p. Ceresole, nel suo completo trattato
sopra gli Agnus Dei, e benché i suoi cor-
religiosi sieno quelli che li furmano, a p.
28 confessa." Per ultimo è da avvertire
che quantunque gli Agnus Dei si formi-
no di cera la più pura, alcuni di essi si
fanno del Cereo Pasquale benedetto nel-
l'anno precedente, e in quelli si mescola-
no allora le ossa de'ss. Martiri ridotte in
minutissima polvere. Ma di quest'uso non
abbiamo potuto rintracciare l'origine".
Ha ragione, poicliè non posso abbastan-
za esprimere quante pazienti e minuziose
ricerche io abbia fatto nella mia domesti-
ca e co[)iosa libreria, senza alcun buon e-
sito, ad onta dell'impegno che neaveaper
le domande di cui fui onoralo. Dirò al-
meno qualche parola relativa all'argo-
mento. 11 Magri al ^oc,.\ho\o Pastello, di-
chiara soltanto che significa il sigillo che
si poneva nelle scritture pubbliche, e coni-
ponevasi di cera morbida a modo di pa-
sta. Sino dalla primitiva chiesa insegna-
rono i nostri maggiori e i ss. Padri, ordi-
narono i concilii e i Papi, di custodire con
venerazione e difendere da ogni empio in-
sulto degli eretici, le sagre ceneri de' ss.
Martiri, quali loro depositari, per non per-
dere giammai la memoria de'loro meriti,
professando alle medesime religioso cd-
to, come richiedeva la nostra gratitudine.
Dalla fiducia fervorosa de' cristiani nel
possente patrocinio de' ss. Martiri, nacque
l'antico lodevole costume di tenere i loro
avanzi nelle case e indosso contro i ma-
lefizi e le superstizioni. Dichiarai a Mar-
tire quanto riguarda questi gloriosi eroi
del cristianesimo, che la cristiana religio-
ne sigillarono col proprio sangue, e del-
la grande venerazione e solenne culto dei
fedeli per le loro memorie, iSI/'J5:we(^^.),
ceneri e reli(|uie, non che pergl'istrumen-
ti del loro Martirio[f' .), i (piali pure fu-
rono con grandissima cura conservati da
70 S U P
gli ariliclii cristiani e sovente deposti nei
Sepolcri liagl'i stessi uiartirì. La limatura
delle loro catene, massime de'ss. Pietro e
Paolo, si pose dentro anelli a Chiavi, e
furono speciali donativi de' Papi. E qui
noterò, che di recente il eh. pi'of. Vincen-
zo Anivitti negli Annali delle scienze re-
Z/g/o5e,2."ser.,t. i ^jp.yy e 3f)7,t. 1 3,p. 5 1 ,
ila pubblicato la versione da lui fìilta e cor-
redala di sue imporlanli note, della dot-
ta opera del p. Pietro Lazeri gesuita: Dei
tormenti de'ss. Martiri, e della sincerità
che puh argomentarsene de' loro Atti. N ai
mio articolo Reliquia de'santi, celebrai
gli avanzi de'Ioro corpi e la costante ve-
nerazione de'fedeli per le medesime, per
gl'istrumenti del Martirio, e persino per
la polvere raccolta intorno a'ioro sepol-
cri, l'erbe, i fiori, i veli e altro che li a-
vessero toccali, ed i quali davansi agl'in-
férmi per ricuperare la sanità} ed oltre a
ciò Volio e l'avanzo di altri lumi d'i cera
tenuti efiicaci a guarire prodigiosamente
i mali e liberare gli ossessi; le quali cose
tutte furono pure denominale relicjuie dei
martiri e altri santi. 11 Kinaldi negli An-
nali ecclesiastici diverse notizie fornisce
sulle polveri raccolte ue'sepolcri de'sanli,
e tenute operatrici di gran virtù, che da-
te a bere stemprate nell'acqua guariro-
no perfettamente i malati, mentre quelli
che chiamarono de'maghi onde ricupera-
re la salute per arte diabolica, o si abban-
donarono ad altre superstizioni, infelice-
mente perirono. Clic gli Agnus Dei si ve-
ndano egualuìente come reliquie , per
quanto riportai a Exultet, ed a Cereo
Pasquale, per cui furono introdotti dai
Papi per eliminare le figure superstizio-
se, onde si portavano al collo per preser-
varsi da'malefizijinvecede'talisuianie si-
mili superstiziosi preservativi. Nello stes-
.«o articolo Reliquia impugnai gli ereti-
ti e gl'increduli che ci deridono e taccia-
no di superstizione pel culto che rendia-
mo alle reliquie de'iS'^/jf/, con riprodur-
re parecchi esempi di cose appartenenti
a uomini illustri e per memoria compra-
S U P
te a carissimo prezzo, notandoli perciò di
manifesta contraddizione. Tanta fu la di-
vozione de'fedeli perle sagre reliquie, che
un tempo avidamente s'involarono e ru-
barono, e vi riunii varie nozioni, quan-
do cioè difficilmente si potevano conse-
guire. Ivi pur trattai, che in ogni tempo
la Chiesa curò rigorosamente l'identicità
delle sante reliquie, allliichè i fedeli non
fossero ingannali colle false, e insieme im-
pedì che nou se ne facesse abuso con su-
perstizioni, ma si onorassero con di voto
e sincero afTetto, Se dunc|ue fu sempre
somma la venerazione de'fedeli per le re-
lìquie de'martiri e altri santi, ritenendo
per grazia segnalata d'aver la polvere
ch'era sopra o intorno a'ioro sepolcri, e
le custodivano gelosamente come prezio-
so tesoro, con più di ragione si venera-
rono quelle delle loro ossa e mischiate
collacera del Cereo Pasquale negli Agnus
£)e/ benedetti dal Papa, ovvero si pongo-
no in que'brevetli divozionali che si ap-
pendono a'bambini(|uali preservativi dai
malefizi e da disgrazie cui sono tanli e-
sposti; ma con deplorabile contradilizio-
nesi pongono loro a un tempo le umilian-
ti e superstiziose figure de'corni! Ninno
avendo parlato, per quanto sia a mia cu-
gnizione,di questi brevetti divozionali, ne
darò un cenno, come divozionali che fu-
rono sostituiti a' superstiziosi amuleti e
talismani idolatrici, e prego Dio che mag-
gior fede infonda a coloro che li pongo-
no a'propri figli, per bandire la sussisten-
te superstizione cornuta, impropria d'o-
gni cristiano. Primamente ricorderò al-
tre cose, sulle rammentate per qualche a-
nalogia.Le FUaiterie (f^.), s,\ccome con-
tenenti versetti della s. Scrittura e della
legge di Dio, che per custodula attenta-
mente gli ebrei zelanti portavano penden-
ti avanti la fronte o legate al braccro si-
nistro, anche con tiiscie [)reziose tessute
con oro: le filatlerie erano pure alcune
scritture che usavano attaccate al collo
contro le infermitìi. Uifcrisce Magri, che
le matterie di CUOIO e di lana adottate da-
S U P
gli ebrei, non sono riprensibili quando le
parole cbe contengono sieno sagre e non
superstiziose, e riguardate preservativi
contro qualunque pericolo e malignità; e
que'cristiani che imitarono dagli ebrei si-
nnli superstizioni furono ripresi. Filatte-
ria fu purechiamalo unreliquiarioocro-
cellapendentedal collo con reliquie, an-
che della ss. Croce, ed il Vangelo entro
una borsa: s. Gregorio 1 donò alla regi-
na Teodolinda pel suo neonato Adaloal-
do de'lilatteri. Questo costume derivò nei
cristiani onde rimuovere quello del la5o^
la ci oro degli antichi romani (f^.) , ed
anco degli etruschi, portate da'fanciulli
eda'giovinetliconenlro scritti di lieti au-
guri i e preci a'nurai per la preservazione
da'malefìzi e dalle streghe,esseudo riguar-
date come amuleti. Servivano pure a di-
stinguere con privilegi i fanciulli liber-
tini, ed i fanciulli nobili; i primi l'usava-
no di cuoio lavorato, i secondi d'oro per-
fettamente rotonda e liscia, e non mai in
forma di cuori come pretesero alcuni, e
lo avverte il Ficoroni; le quali bolle d'o-
ro furono pure distintivo de' trionfatori
e de'fjgii loro. Questi fanciulli giunti al-
l'età di 17 anni, nel prender la toga viri-
le, deponevano le loro bolle d'oro ne'do-
mestici larari a'Dei penati o ne'templi al-
le deità. In seguito alcune piccole bolle
d' oro furono portate per ornamento e-
ziandio dalle donne. Siccome ne'primiti-
vi cristiani passò il costume di portare le
divozioni òe^W/d gniis Dei in £ovinaò\ cuo-
re e pendenti dal petto, così fu supposto
diedi tal forma potessero essere pure al-
cune bolle d'oro de'gentili. E qui credo
opportuno ancora una volta di far meu-
zìoDe, cbe i Papi da vari secoli sogliono
inviare a'figli de'sovrani, massime eredi
del trono, le Fascie heiiedcUe (e ne ripar-
lai per l'ultimodonativonel voi. LXVllI,
p. "202), per dimostrare che laChiesa ap-
pena vengono alla luce quelli cui la di'
vina provvidenza ha destinati suoi rap-
presentanti sulla terra, ne prende solle-
cita e amorosa cura, e col suo materno
S UP 71
manto li ricopre; colle benedizioni delle
quali i Papi implorano a chi le inviano le
celesti grazie e tutte le virtìi onde flirniar-
lo ottimo principe, e santificano (|Mesla
consuetudine. Ibrevettidivozionali, chia-
mati pure Agnus Dei, e che poniamo in-
dosso a'nostri bambini, si formano e do-
nano dalle monache, coperti di drappi di
vari colori, adorni di nastri di seta, d'oro
e d'argento, e con simili ricami anco ab-
belliti da lustrini, co'portentosi nomi di
Gesù e di Maria. Le loro ordinarie for-
me sono come i mostaccioli,o rotondi o io
guisa di cuore. Dentro vi sono pezzetti di
cera dei Lumen Christi o Tricereo[f^.),
e talvoltad'//g^^H^5Z?e/odelCereoPasqua•
le, non che foglie di Palma benedetta, e
de'frantumi o polveri delle ossa de'ss. Mar-
tiri.inoltre negli stessi brevetti si pongono
alcune stampe approvatedall'autorilà ec-
clesiastica, e contenenti i nomi di Gesù
Cristo, della B. Vergine e di vari santi,
diverse orazioni e bellissimedivote invo-
cazioni per essere preservati da' pericoli
del corpo e dell'anima; de' versetti di sal-
mi, il Sub tanni praesidium ^\\ Trisagio
(^'.), \'E\'angdo di s. G/owa/i«i (al qua-
le articolo (fol vescovo Saruelli dissi es-
sere lecito il portare le parole sagre, co-
sì le reliquie de'santi indosso, colia fidu-
cia di vota in essi e in Dio), In principio
erat P'erbum, senza però le superstizio-
ni accennate di sopra; l'inno di s. Anto-
nio di Padova, Si quaeris mirnculaj la
benedizione di s. Francesco d'Asisi , ec,
ed anche sagre immagini di Gesù Cristo,
della B. Vergine e de'santi, ec. ec. ec.
L'erroneo principio fondamentale dei
Protestanti {^'•), che concede a ciascimo
il diritto di farsi guida a se slesso nel fat-
to <li religione, e di alfrancarsi dall'ub-
bidienza di qualunque autorità esteriore
e insegnante , induce orgogliosamente
l'uonio a contìdtr ciecamente nelle pro-
prie cognìzioni,sÌQO a riputarsi come pri-
vilegiato da ispirazioni immediale, che lo
conducono alla mania religiosa. Lo stuo-
lo de' visionari protestanti vanta preci-
I
72 SVV
piiamenteTjohmeeSveclenhoi'g, cnpiset-
la de Si'eclcJiòors'isfi [P^.), i quali colla lo •
lodotliina teosofica ci'ecierono die tulle
le loro cognizioni derivassero da lumi so-
prannaturali, e da immediate comunica-
zioni con Dio e dallo spirituale commer-
cio colle celesti intelligenze. Svedenborg
non lenendosi pago al mondo de' cor-
pi, sorvolò a cpaello degli spiriti, e può
bene immaginarsi quali scoperte potè fd-
re colassù. Millantavasi d'aver familiari
colloqui cogli esseri spirituali, che gli co-
municavano rivelazioni innumerevoli, i-
slruendolo intorno al culto da prestarsi
alla divinità, spianandogli il senso delle
ss. vScritture, informandolo dello stato de-
gli uomini dopo la loro morte, e a dirla
in bievc, aprendogli ogni più segreto ar-
cano concernente il cielu, l'inferno, i glo-
))i celesti e gli abitatori di essi. Egli lese
minuto conto di queste superne rivelazio-
ni in presso a 20 opere. Lo stuolo de'vi-
sionari protestanti ebbe im notevole in-
cremento, da poiché Mosmer venne pre-
dicando l'eflicacia del suo magnetismo a-
nimale (di clieparlai a Miracolo e altro-
ve), o vogliam dire di quel superstizioso
influsso vicendevole degrindinidui,giusta
una corrispondenza vera o supposta di vo-
lontà, d'immaginazione e di sensibilità.
Che queste tali dottrine sieno acconcie ad
infiammare la fantasia di tutti e special-
mente del debole sesso, ò cosa lrop[)o ma-
nifesta. Indi venne che ne'paesi [)rotestan-
ti,ove i superstiziosi deliramenti diCòhme
e di Svedenborg aveano messo la loro ra-
dice, cominciò eziandio a rautpollare vi-
gorosaujente la sella de'magnetizzalori e
tle'sonnamboli. Il eh. mg.'' De Luca, at-
tuale mnizio apostolico di Baviera, nel f.
C)(.]e^\\ Annali (Ielle sciciizp rclis^iost^,[ìuh-
blicòap.371 Iradottodal tedesco il /leg-
gio alla luna, a parecchie stelle, ed al
sole : istoria di ima sonnambula, Heil-
broni838. Quest'opera è un mostruoso
parlo del fanatismo teosofico, il quale con-
ia moltissimi aderenti tra' seguaci tlclla
pretesa rifórma. lqInghillcrra,ncirAme-
S U P
rica settentrionale, e in parte della Ger-
mania, vi è una turba di superstiziosi pro-
testanti, i quali mentre allermano voler
onorare Dio in ispirilo e verità, vergogna
e disdoro arrecano non meno al cristia-
nesimo, che alla ragione e al buon senso
universale. Questa generazione di spirita-
ti, or tremano, or danzano, or profetano,
ed ora cantano; ora mormorano insolite
preghiere, ed ora sono rapiti in eccesso di
mente, e Dio vi dica sino a quale de' cie-
li empirei. Si può vedere l'intéressantis-
simo articolo: // mondo degli spiriti, nel
1.2, p. 5q3 della Civilià cattolica, 2." se-
rie. Significante è questa nota che si leg-
ge a p. 5g7.>» Sarebbe cosa a sentir no-
stro non curiosa solamente, ma istruttiva
ed utile, il cercare come le infestazioni e
le ossessioni diaboliche andassero sceman-
do nel mondo in ragione inveisa dello al-
largarvisie radicarvi il cristianesimo. iSci
primi 4 secoli dellaChiesa, quando la gen-
tilità si dibatteva neqli ultimi suoi aneli-
ti, la era cosa frequente e d'ogni dì. Nei
due o tre secoli appresso andò scemando,
riprese qualche nuovo vigore nell'invasio-
ne de'barbari, e negli ultimi tempi si è fat-
ta cosa rarissima tra noi. Non ci stupire-
mo che in un paese di così poca fede com'è
l'America del Nord nel suo complesso, i
demonii acquistassero grande potenza". Il
p. Carrara nella Storia di Paolo 1/', lib.
I i,§8. Contro le superstizioni, narra che
anco in quel tempo infelice i demonii in
gran copia erano adoperati in particohu'
modo a danno del genere umano, ed in
Roma nel 1 558 un luogo pio d'orfaoelie
parve all'improvviso tutto pieno di demo-
nii,onde il l'apa stabilì una congregazio-
ne di molti prelati ragguardevoli, a'(juali
die per capo il cardinal Bellay decano dot
to ed eccellente negli airrtri,e destinò il p.
Gio. Battista Rossi, poi generale de'car-
melitani, perchè vedesse cogli esorcismi se
fosse lavoro diabolico la repentina per-
turbazione di quelle giovani. Inoltre ivi si
parla di certa maga africana abilanle in
Trastevere, che voleva guarire colla sua
S U l'
arie Cesare scllaro pontificio , die a un
liatlo divenuto cadaverico si credeva in-
demoniato,purché lesi concedesse il per-
niessodi poterlo fare; dappoiché Paolo I V
co' nuovi salutari rigori da lui decretati
contro le superstizioni, 1' avea ridotta a
materia della Congregazione del s. Offl-
zzo, ossia deir//?<7/i/*/s;'o?2e,eIa maga n'e-
ra impaurita e si asteneva d'esercitare il
richiesto diabolico ministero per guarire
Cesare. Il p. Ghislieri commissario del s.
offizio e poi s. Pio V, non solo negò tale
hcenza, ma fece carcerare la mago, e seb-
bene non si potè provare che fosse stringa,
per la sua pessima fama l'esiliò; indi rac-
comandò al p. Rossi l'infeliceCesare. Que-
sti dopo essere stato esaminato dal reli-
gioso, si trovò ch'era indemonialo, onde
il p. Rossi ordinò alla madre che si faces-
sero indagini per la casa del derelitto suo
figlio, ne'letti, nelle coltri, sotto i limita-
ri delle porte, ove i nialiardi sogliono na-
sconderegl'incanlesimi, eDio permiseche
per caso sotto un mattone non lungi dal-
la porta si liovasseun pentolino sudicio
e polveroso. In esso si trovò un involto di
carte e di sordidi cenci; uu circolo di ca-
pelli bellissimi biondi come l'oio, con uu
nodo niente stretto; ilue larghe corleccie
o unghie di mulo; due penne di gallina
piegate a forma di triangolo; due aghi (it-
ti in un cuore di cera; un rilagliod'un'un-
ghia; alcune cicerchie e altri semi, .^el fon-
do eranvi 3 carte piegate, nella prima del-
le quali eravi rozzaniente la figura d'un
uomo trafìtto da due saette, che s'incro-
ciavano come la lettera X; nella seconda
8Ì videro scritti i 3 nomi ignoti, che si cre-
derono di demonii; nella terza stava scrit-
to: Cesare come qui sopra passerai, per
dieci anni in gran pena starai, oltre al-
tre parole inintelligibili. Questo magico
pentolino fu riposto in lui vaso [)ieno d'ac-
qua santa, e posto in luogo sicuro. Frat-
tantoCesare passati i o giorni si trovò per-
fettamente libero, e da disperato e maci-
lente ch'era di venuto, ricuperò la sua tran-
C|uillilùellurìdc2za aulcriorc. Con questi
8 U P -3
critici racconti il p. Carrara ritnarca, co-
me allora era contaminala la terra dalle
diaboliche superstizioni, da'fattucchieri e
da altre superstizioni, alle (juali recò va-
lido rimedio il santo rigore di Paolo IV.
Al piìi volle ricordato articolo Strega ri-
portai le condanne e l'energiche provvi-
denze de'Papi, contro le superstizioni, le
divinazioni, i sortilegi, le slregonerie, con
severissime leggi; contro le quali sonoot-
timi preservativi i divozionali di cui par-
lai,sia tenuti in dosso,sia custoditi nelle a-
bitazioni,ed in ispecie s^WAgnusDei bene-
detti,le reliquie de'ss. Martiri edi altri san-
ti, l'acqua benedetta, le palme benedette,
ec. Scrissero sulla superstizione: Paolo Me-
dici, Riti e costumi degli ebrei confatali,
Venezia i 'j5i. Gio.Dattista Thiers, Trat'
tato delle supcrslizìoni,Vav\^\i6'jq; Trat-
tato delle superstizioni che riguardano i
sagramenti, Parigi i 704. Spinei, De stri-
gìbus yliomaeiG'jG.Vievaùs, De strigi ma-
garum, Piomae iSyS. Pietro Le Brun,
Storia critica delle pratiche siiperstizio-
se che hanno sedotto i popoli e imbaraz-
zato i dotti, 1 75o; Raccolta di documenti
per servire di supplemento alla storia
delle pratiche superstiziose, i 73 i ',Lettera
per provare V illusione defilosofi sulla
verga divinatoria. Cavalli, Delle appa-
rizioni ed operazioni degli spirili, Mila-
no I 765. Arte magica de spectri et ap-
paritionihus spirituj De valicin iis divìna-
tionibus, Lugduni Rat. lOTS. landa ou
la Superslilion,ronian historique, Paris
1 834. Civiltà caitolica,i. i o, p. 627: La
superstizione tra'caitolicijì. i i , p.2 4, art.
2; p. 1 56, art. 3.
SUPIAO./^. Shpixo. Non va confuso
con Supino comune dello slato ecclesia-
stico, di cui parlai nel voi. X WII, p.280;
ina siccome iS'fYJi/zo del regno di Napoli e
già sede vescovile dicesi pure Supino, per
incidenza dissi già sede vescovile il detto
comune nel voi. XXIII,p. 2C)3, e qui mi
correggo, dovendosi riferire all'allro Su-
pino.
SUPPELLETTILE SAGRA, Ó'///Jt'/-
74 s U P
lex sacra. Arnesi della chiesa e aldi og-
gelti iiiseivieiiti alle funzioni ecclesiasti-
che, ornamenti della niedesitna, ed al cul-
to divino. Esse si comprendono negli U-
tensìti safari [F.), Arredi sagri [^ .), Va-
si sa grii^l^.), Parante mi sagri (/'.), Pan-
nilini sagri (^.), Fesll sagre [f'^.). Il lii-
naldi negli Annali ecclesiastici ^ all'unno
293,n.''2, [)arla delle suppellellili de'cri-
sliani in quell'epoca trovate al vescovo s.
Cirillo, e consistevano nella (igura della
croce, il hbro degli alti apostolici, un tur-
ribolo ili terra, ima lucerna, due stuoie
spiegate sulla nuda terra, una cassetta di
legno nella quale tenevasi riposta la ss.
Eucaristia per comunicarsi secondo l'uso
di que'tempi, e che tali erano le masseri-
zie de'cristiani primitivi. Il Sarnelli, Let-
lei e ecclesiastiche, t. 3, lett. i, tratta co-
me lieve essere la suppellettile del vesco-
vo. Ma propriau)enle delle suppellettili sa-
gre e di chiesa, leggo nel lUnnart, Atti
sinceri (ìe'prinii martiri dclluChiesa,l. 3,
p. 3<){),che chiama gli arredi sagri e le al-
tre cose spettanti alla chiesa, Mmisteriis
omnibus Ecclestae, poiché tutte le sup-
pellettili sagresi chiamavano ne'primi se-
coli del cristianesimo lìJinislerii, perchè
tutte servivano all'onore di Dio, e s'usa-
vano per dichiarare la u)aeslà infinita del-
l'Altissimo, e la totale soggezione che tut-
ta laChiesa protestava a Dio solennemen-
te, citando il p. iMabillon, De liturg. Gal-
lic. \\\ì. i,cap. 7. Indi a p. 4ot) rimarca
quanto le suppellettili sagre fossero ric-
che smo da'prmii tejnpi dellaChiesa, on-
de i cristiani la fornivano, ed insieme la
preziosità loro e l'eccellenza del lavoro;
cioè vasid'oroeil'argentocancheili bron-
zo, di ricca materia e di magnifico lavo-
ro. Il IMagri, Notizia dcvocoholi eccle-
siastici, verbo /lym/.v/e/'/V/^/ij dichiara che
questo vocabolo appresso gli scrittori sagri
spesso sigiiillca un vaso destinato al s. Sa-
gri/ìzio, ovvero al servizio dell' Altare.
Consliluiijiii rninistcria sacrata non tan-
gerentiir, nisi a niinislris sacratis, riferi-
sce Aua^tasioDibliotecariodiPapas.Sislo
SU P
I dell 32, comequello che determinò che
i sagri vasi del calice e della patena, non
si potessero toccare che da'roinistri sagri.
Del meilesimo vocabolo in questo senso
si servìSlrabone: Urbanus I Papaomnia
ministeria sacra fecit argentea. E in tat-
ti si chiamò Ministeriali s , il Calice che
serviva a dispensare il Sangue di Cristo
al popolo quando comunicavasi sotto am-
bedue le specie sagrameutali. Anche il
Zaccaria, Onoinasticon rituale, alla voce
Ministeriuni, la definisce: Vasa et instru-
menta potiora, et escaria, Ministeria o-
mnia, scu supellectili sacrae ad Encìia-
ristiani cotificitndani, niensaeque dwinae
cullui destinatae, sacri vel sancii ministe-
rii nomea indiderunt. Di quanto riguar-
da le suppellettili sagre non solo ragionai
ne'citati articoli, ma in ciascuno di ipiel-
li che si comprendono nelle loro moltepli-
ci categorie. Solo (jui pure dirò, che i va-
si sagri e gli ornamenti nuovi non ponno
essere adoperati nella chiesa, se prima nun
sono stati consagrati o benedetti. Anche
il concilio di Bordeaux ne fece un rego-
lamento , che Gregorio XIII approvò.
Quelli che fanno la visita delle chiese par-
rocchiali non devono trascurar nulla, af-
finchè sieno fornite degli ornamenti con-
venienti; e gli ornamenti ili c!iiesa non so-
no soggetti all'esecuzione della giustizia,
come prescrive \\jui ecclesiastico. Orua-
nienti sacerdotali si dicono le loro ve>li sa-
gre, così quelli de'vescovi si denominano
ornamenti vescovili, e quelli de'Papi or-
namenti pontificali.
SUPERUiMEIlALEoSOPRAUME-
IlALEj.S'fY^er/tMMier^r/i'. Veste sagra e pre-
ziosa <\e\Somnio sacerdote degli ebrei .seb-
bene con tal vocabolo furono pur chiama-
ti il Razionale (' •) o pettorale, ì'Amitlo
(/'.), lo óVrt/^o/.z/ (■(/'.) de'religiosi,ilf<i/-
lio [f' .) coiue vuole anche il Zaccaria nel-
VOnomasticO'i rituale. Pallio o Raziona-
le lo chiamòeziandio Cancellieri ncWiìDe-
scrizione de' tre pontificali, p. 104, ed è
in questo senso che alcuni scrittori usa-
rono il vocabolo parlando delle vesti pou-
S U P
tificali del Papa, che d'altronde non ha
niopiiameole Irai suoi ornamenti il so-
praumerale. iVou si deve confondere con
[' Umerale [f'.),\e\o sagro che cuopre le
spalle, le braccia e il petto de's;igi i mini-
stri della chiesa, e col quale dal suddia-
cono si copre la patena, e dal sacerdote
e da altri la pisside, e con essa si benedi-
ce il popolo, usandosi pure quando si cora-
])arte la benedizione con ['ostensorio. Tut-
ti i ricordati ornamenti o vesti sagre fu-
rono talvolta appellati Snperumerale, co-
me quelle che si >ovrappongono sugli o-
meii o spalle, e dicendosi in latino la pa-
rola sopra, Super, Saprà, e la parola o-
ruero o spalla, Hunierus,co$i formossi il
vocabolo Super Huinerale, e fu applica-
to ad esempio della veste così propriamen-
te detta, alle altre accennale e ricoprenti
le spalle. Infatti, trovo nel Magri, Noti-
zia de vocaboli ecclesiastici, aWu vocaSu-
perhunierale,i\iia\\iìcdlo VAniitto, e che
alcune volte significa presso gli antichi
scrittori \oScapolare de'monaci detto pu-
ve pazienza. Anzi notai a Basilia.\e, per-
chè anche diverse monache usano lo sca-
polare, dissiche il loro sopramnerale era
una sopravveste di lana senza ornato. In
favore del vocabolo talora appropriato al-
V Aniitto, arroge quanto ivi scrissi , cioè
che anticamente si sovrapponeva sul ca~
mfce, e si assumeva dopo Wcingolo. IhMa-
gri chiama ramiltu anche Huinerale, A-
naholagium , Àniholagiwn , Anagola-
giuni, derivato dalla voce greca vestirsi.
]Vola che aoticaoiente tutti lo portavano
sul capo, come oggidì usano diversi reli-
giosi, e poi lo pieg.ivaiio sulla pianeta; cre-
de simboleggiarci con esso la corona di
spine del Uedenlore, o il velo col quale gli
fu coperta lafjccia nella passione, o quan-
do nell'incarnazione comparve sulla ter-
ra colla divinità velata. Aggiunge che an-
ticamente nella chiesa romana i' amitlo
df'cardinali diaconi era più slreltodi quel-
lo de'cardinali preti, come ricavasi dal ce-
remoiiialedel Duvanlria fiorilo nel i SiD.
11 ceiemonicre Chiapponi, Acta canuiit-
S U P 7?
znlioniss^.,Si\ì. 28aragionandosullaP«2-
ìitta,\i\ dice sinonimo del Superhumera-
lej e che presso i greci il Camice fu detto
Superhuineralia, e corrispondente al no-
stro Siiperpelliceum o Colta, sebbene di-
casi pure con. tal vocabolo il Rocchetto,
tutte sopravvesti che coprono le spalle e
il petto, come il superumerale del som-
mo sacerdote degli ebrei. E qui dirò pure
del Supergenitale oStthgmitale o Subge-
miale,o Ipogonatio con vocegreca.orna-
meuto proprio de'vescovi greci, e per pri-
vilegio l'usano anco i sacerdoti, che de-
scrissi nel voi. XXX.11, p. 146, e ne rifeci
parola a Suddiacono. Il p. Bonanni, La
gerarchia ecclesiastica considerata riel-
le vesti sagre, cap. 7: Del sopraiinierale
in secondo luogo ordinato per il sommo
5(7ce/Y/6)fój ecco quanto riporta. Il sommo
sacerdote sopra la tonaca di bisso indos-
sava altra veste più preziosa e denomi-
nata ^««/cfl, del colore di giacinto, indi so-
vrapponeva ad esse la veste detta Sopra-
umerale, perchè era sostenuta dagli 0-
meri o spalle, composta di due parli, una
delle quali pendeva avanti il petto, l'al-
tra dietro la schiena: cpieste si univano
sopra le spalle con fìbbie ornate di due
pietie preziose, e si cingeva nella cinlu-
la, restando con essa coperta piii della me-
tà del cor()o sacerdotale. Superava questa
veste tutte le altre, sì per la materia che
l)er l'artifizio con cui era tessuta. La ma-
teria era di bisso di 3 colori, cioè di coc-
co, di porpora e di giacinto, a'cjuali era-
no aggiunte fila d'oro sottilissimo, onde
rendeva vista molto vagì, non inferiore
alla preziosità della materia. Dl^^eDlonel-
V Esodo, cap. 28, n.' G: Facitnt supcrhu-
rnerale de auro, et hyacindio, et purpu-
ra, coccoque bis tincto byssoque retorta
opere poly mito. Circa la forma di tal ve-
ste scrisse Filone, ch'era simile ad una co-
razza, ma ciò si può verificare perchè co-
priva il petto e In schiena, essendo per al-
tro molto dissìmìleda essa. Circa la qua-
lità de'colori, e dell'oro in fili non raggi-
rati sopì a la bela, lua bensì sullilmente la-
76 S U P
gliali da una lastra pure sottilmente spia-
nata,il p.Booanni ne fa eludila spiegazio-
ne. Quanto all'ordine che la veste fosse
fatta opere polyniilo, si spiega o che fosse
tessuta inulùsfdis varioruni colorum,ov-
vero falla a rnaglia,o fatta in maniera che
non si congiungesse una parte coll'altra.
Sopra le spalle del superumerale erano
aggiunte due pietre preziose chiamate o-
nieliinosj delie quali parlando Pluiio, di-
ce che hanno il colore bianco simile al-
l'unghie umane. Giuseppe ebreo le disse
sardoniche^ e secondo Filone e la versio-
ne de'Seltanta si dicono smeraldi: erano
queste incastrale in oro, e in esse erano
intagliati inomi delle XII ZV/Z'/f, e si chia-
mavano lapides ruenioriales.OìUe queste
eranvi due anelli d'oro, a'quali si attac-
cava il Razionale o pettorale, misterioso
ornamento, e si adattava alla lacuna o a-
pertura lasciata nel superumerale stesso.
Jl p. Bonanni riprodusse le figure del su-
perumerale a p. 28 e 54- Il superumerale
fu dello anche Efod o Ephod, al quale
articolo feci la d>stiiiiione di quello pro-
prio del sommo sacerdote, da (pjello u-
satoda'semplici sacerdoti. L'annalista Ri-
naldi,al l'anno 1 7, n.°2, parlando del la iS/o-
la del sommo sacerdote, dice che ad essa
eranocongiunli dueallri vestimenti chia-
raali Superhoiiierale e Pettorale, ambe-
due insigni per le pietre preziose. Intor-
no a (juelle del i ."riferisce Giuseppe, che
quando si sagri fica va , quella che stava
sulla spalla destra, mandava fuori contro
la sua natura tanto splendore che si ve-
deva eziandio assai di lontano; meraviglia
maggiore poi era che soleva Dio perle XII
Gemme cucite nel Razionale, prenunzia-
re le vittorie con istraordinario splendo-
re, onde tulio il popolosi rassicurava del-
l'assistenza e aiuto di Dio, per la qual co-
sa i greci certificati del miracolo, chiama-
rono il Razionale o Pettorale , Oracolo.
I\Ia lo sle>so Giuseppe, nato nell'anno 87
di nostra era e scritture di^WAnlicliiui giu-
daiche, tiirermache già da 200 anni tan-
to la gejuuìa saidouioa del superumcra-
S U P
le, quanto le gemme del razionale, avea-
no tralasciato di tramandare il miracoloso
splendore, essendo Dio sdegnato degli e-
biei per l'inosservanza de'suoi comanda-
menti. Il Sarnelli, Lettere ecclesiastiche
t. 3, lett. 26: Della stola abito pontifi-
cale, spiegando f|uella del sommo sacer-
dote degli ebrei, la chiama tonaca di gia-
cinto, della dal libro dtìì' Ecclesiastico,
Umerale, perchè era tonaca senza mani-
che e pendente dagli omeri. E benché il
raedesì mo Ecclesiastico cbiam'ìStola san-
ta il Suprautnerale, non si può negare
che fosse sagrosanla la tonaca delta stola,
mcnlre il sommo sacerdote se senza di es-
sa si fosse accostato al santuario sarebbe
morto. Riconosce anche Sarnelli, che col-
la stola erano congiunti il superumera-
le e il [)eltorale, ambedue ragguardevoli
per le pietre preziose; quindi passando a
ragionare dell' odierna stola pontificale,
sacerdotale e diaconale,osserva che se non
è della stessa fn-ma pende pure dal collo,
ed è altreA un)ernle,essendo sopraumera-
le ad essa o la Pianeta o il P/V/Vz/e. Dichia-
ra poi con Durando, Bona, INIabillon e al-
tri, che anticamente la nostra stola era
ancora tonaca umerale, attorniata da una
gran fascia che serviva anco per camice,
e dipoi introdotto il camice reslò la fJ^cia
sola, e di tonaca umerale diventò colla-
na o stola.
SUP PLICA. F. Memori ale,Registra-
TORi, Spedizioniere, Rescritto. Quanto
agli amanuensi e copisti che scrivono le
sup|>liche, ne parlai nel voi. Lll,p.3«4»
a Scrittura o arte dello scrivere, ed a
Segretario.
SUPRALAPSARI.Seltadileologi pro-
testanti, i quali per combattere gli erro-
ri ile Manichei C^Oi facevano Dio auto-
re del peccato. /'. Infrìlassari.
SUPRASLIA (Supraslien). Città con
residenza rescovile di rito greco-ruteno
unita alla chiesa cattolica nella Prussia
(A*.) orientale, soggetta immediatamen-
te alla s. Sede. Ha la cattedrale dedicata
allAnuunziazioue della D. Vei^iueedi
S U P
s.Gio.T]!vangeIisìn,(li eleganlo firma, ch'è
l'unicn chiesa della cillìi; bensì nella dio-
cesi, che uovera più di4o>ooo cattolici, e-
sislono 60 chiese parrocchiali. Vi è inSu-
praslia un monastero di monaci basilia-
ni, i quaU sono di aiuto al vescovo nelle
funzioni ecclesiastiche. Nel i553inSu-
piaslia fu fjudata e riccamente provve-
duta l'abbazia del suo nome dall'arcive-
scovo Ialino diRioviaconleGiuseppe Sul-
tan, e dal non meno piissimo conte Ales-
sandro Chodkiewic2,indi nel 1 5c)5 fu da-
ta a'basiliani. Il rinomatissimo metropo-
Jila Leone Kiska del i 7 i 8-29 innalzò a
Canio dei monastero, di cui egli era com-
mendatore, magnifico palazzo per abita-
zione dell'abbate, divenuto poi episcopio
e abitazione del vescovo. La bella chie-
sa del monastero eretta in parrocchia, fu
poi convertita nell'attuale cattedrale. Era
ricca di molle e preziose reliquie, di am-
pio coro, di un organo assai stimato, di
leggiadro campanile, e di vasto cimiterio
separalo dai sepolcro de'monaci, adorno
di sontuosa cappeila.il 3.' smembramen-
to della Polonia {l\) fu confermato dal
trattato de'i 4 ottobre 1795 in favore del-
l'Austria, Russia e Prussia. Le due ul-
time potenze acattoliche fecero a'novelli
loro sudditi gravissime promesse di ser-
bare inviolata, anzi di proleggere ia loro
religione catlolica romana, come riportai
ne'Ioro due articoli. 11 re di Prussia Fe-
dii ico Guglielmo li ciò avea di giù pro-
messo con lettere de'2 5 marzo 1793, e
!ie die ancor più solenne parola nel tral-
t:ito de'25 del seguente settembre. Per
ide 3. '^divisione della Polonia vennero in
potere della Prussia la provincia di Bia-
lÌNlr.k e porzione della diocesi di Bresl,
coll.i celebre abbazia di Supraslia.\ elea
ragione che si provvedesse a'bisogni spi-
rituali degli abitanti, i quali pressoché
tulli seguivano ia chiesa catlolica di rito
r>uleno[F.). Guidalo da senlimenli di e-
i|intà e mosso dalle istanze de'fedeli, ac-
ciocchè non avessero a dipendere da've
scovi ruteni residenti liiori del regno, il
SUP 77
nuovo re Federico Guglieluìo III ricor-
se alla s. Sede per l'erezione d'un vesco-
vato cattolico di greco-ruteni uniline'no-
velli suoi stati. Onofrio Gaetano Szem-
beck fi alello del vescovo di Plock oPlosk
fu incaricato di a.^segnare i limiti della
nuova diocesi, stabilendosi la sede del ve-
scovo nell'abbazia di Supraslia,abitala al-
lora da 22 basiliani.Pio VI, in quel tempo
diraorantenella Certosa di Firenze, tutto
approvò colla bolla Siisceptam a nobls,
de'6 marzo i 79S (meglio 1 709 per quan-
to dico a Pio \ 1 ed aSiE>-.A,ove allora tro-
vavasi, passando alla Certosa il r. "giugno
I 798), Bull. Reni. coni. 1. 1 o, p. 1 8 1 , nel-
la quale leggo che il Papa ere.<se la chie-
sa del monastero in cattedrale, e formò la
diocesi co'terrilorii appartenenti a quel-
le di Kiovia e di Bresl, dalle quali li dis-
membrò. Decorò Supraslia del nome di
città, con tutti i diritti, privilegi e liber-
tà comuni alle altre cillà vescovili ; di-
ciiiaiò il vescovato esente dalla soggezio-
ne al meliopolilauo, e immediatamente
sottoposto alla Sede apostolica, coll'iden-
tilà delle prerogaliveedell'immunilà de-
gli altri ve.scovati ruteni. A seconda delia
pontificia disposizione sul capitolo della
cattedrale, il re pi omise la fonilazione di
due dignità e 4 canonicali pe' sacerdoti
secolari, con assegnamento conveniente,
e di mantener ia chiesa col palazzo ve-
scovile: al vescovo si assegnò l'annua ren-
dila ili 4000 scudi moneta prussiana. Pio
VI a'27 marzo I 799 nominò e contérmò
I ."vescovo di Supraslia d. Teodosio Wi
slocki abbate del monastero e presenta-
to d;il re, nato nelirSS della diocesi di
Premislia, uomo di altissimi mei ili, co-
me narra il p. Theiner, J icende. dtlla
chiesa cnttolica di ameiidue i riti nella
Polonia e nella Russia j però nelle No-
tizie di Roma trovo che fu fatto vesco-
vo a'2 aprileiSoo da Pio VII, ciò deve
intendersi per la promulgazione in con-
cisloio. Poscia pel trattalo di Barlensleiii
de'?G apriIci8o7, stipulalo tra ia Bus
sia e la Prussia, e dopo la pace di Tdsil
78 SUR
de'9 luglio, fu dalla Prussia ceduto alla
Russia il dislrellodi Bialistok, onde l'im-
peratore russo Alessandro 1 soppresse il
vescovato di Supraslia,giaccliè Leone Sa-
■\vorowski o Jaworowski dell'ordine ba-
siliauo, nouiinalopoidal re Federico Gu-
glielmo III per 2.° vescovo, non avea an-
cora ricevuto da Pio VII la canonica isti-
tuzione.Quindi l'imperatore nominòLeo-
ne sudraganeo di Brest e gli fu conferi-
to il titolo dell'abolita sede di Wladimi-
ria. Nel I 8 I 5 reintegrala la Prussia de-
gli stati perduti, ricuperò pure Supraslia,
e perciò Leone Saworowski n' ebbe la
sede vescoviIe,e per vescovo di Supraslia
lo trovo nelle Notizie di Roma del 1 8 1 8,
che furono le piime a pubblicarsi dopo
il ripiistinanienlo del governo tempora-
le della s. Se(\e. In rpielle del 1847 lo ri-
leggo, ma nelle seguenti dal 1 85 1 in poi
trovo la sede di Supraslia sempre va-
cante.
SUPvA o SURI A. Sede vescovile del-
la provincia Eufratesia nell'Asia, patriar
ciito d'Antiochia, sotto Gerapoli metro-
poli della Comagena, eretta nel V seco-
lo, il Terzi nella Siria sagra avverte che
Fullero e altri confusero Sura coll'anli-
ca Tiro,eStefano pretese che fosse nella
Fenicia. La città di Sura fu denominata
colonia Flavia, comechè ristorata da Ve-
spasiano, ed era vicina a Rosafa e Scr-
giopoli.Ebbeper vescovi Uranio, pel qua-
le Stefano metropolitano di Gerapoli nel
45 [ sottoscrisse la 6." azione del conci-
lio generale di Costantinopoli; Marione
fu esiliato dall'imperatore Giustino I, a
cagione del suo attaccamento all'eresia
de' monofisiti; N. venne massacrato con
molli cittadini dall' armata di Cosroe I
redi Persia. Oricns dir. t. 2, p. C)5o. Nel-
l'articolo Maroniti dissi che nel suo pa-
triarcato vi è l'arcivescovo di Suro Ti-
ro, di quel rito. Inoltre Sura, Snreii, è
un titolo vescovile in parlibus, sullo il si-
mile arcivescovato di Gerapoli, che con-
f-risce il Papa. Gregorio XVI a'27 mar-
zo 184G vi nominò mg.r Stefano Rai-
S U S
mondo Albrand e vicario apostolico di
Rouei-Rou, e lo è tuttora.
SURISTE o SURITA.Sede vescovi-
le d'Africa nella Mauritiana di Sitili, sot-
to la metropoli di tal nome, ed Aufìdo
suo vescovo fu esiliato nel 484 tla Uone-
rico re de' vandali, per non aver voluto
sottoscrivere l'erronee proposizioni dei
donatisti nella conferenza di Cartagine.
Morcelli, Jfr. c/ir. 1. 1.
SUSo SUSA.Sede vescovile della dio-
cesi de'caldei, sotto la metropoli di Gon-
disabour o Gondisapor, eretta nel V se-
colo. La città di Sus o Susan di Persia
nel Ruzistan o Chorestan, l'antica Susa,
fu residenza del possente re Assuero, ed
altri la credono nel paese degli elamiti
presso il fiume Euleo o Ulai, e l'antica
Elymai. Negli scavi si trovaiono impor-
tanti avanzi di sua grandezza, e pezzi di
marino coperti di geroglifici. Si conosco-
no i seguenti vescovi di Sus. Milles mar-
tirizzato nella persecuzione di Sapore I;
Abda del 42 i pur messo tra'martirijBar-
suma partigiano dell' eresia nestoriana;
Isacco del 680; Jesuiab poi metropoli-
tano d'Holouan dell'SgS; Juballaba as-
sistè all'elezione del cattolico Machicha;
Giovanni trovossi all'elezioni de'catloli-
ci Denha e Juballaba III. Orienschr. t.
2, p.i i8q.
SUSA (Siiseli). Città con residenza ve-
scovile del Piemonte, negli stati del re di
Sardegna, capoluogo della provincia del
suo nome e di mandamento, della divi-
sione amministrativa di Torino, da cui
è lontana circa 11 miglia, in fondo ad
una valle sulla sponda destra delDora-
Ripario, in amena situazione al pie del-
l'Alpi Cozie, presso il confluente del Ce-
nisio, ed alla diramazione delle due stra-
de del Monte Cenisio oMoncenis, e dei
Monte Ginevra. E" pur sede d'un tribu-
nale di I." istanza e delle autorità della
provincia, piccola città mediocremente
fabbricata, nia non manca di pregievoli
edifizi.La caltedrale.anlico edi(lcio,è sot-
to il titolo della 13. Vergine Maria, di s.
su s
Giusto martire e di s. Mauro abhate.con
battisterio e cura d'anime die auiuìini-
stra la 2." dignità del capitolo. Questo si
compone di 2 dignità, l'ai cidiacono ch'è
la i/jil preposto la 2.^, di 1 i canonici com-
prese le prebende del teologo e del pe-
nitenziere, e di altri preti e cbierici ad-
detti al servigio divino. L'episcopio è al-
quanto dislanlc dalla cattedrale, oltre la
quale non sonovi altre parroccliie, ben-
sì altre chiese, diversi sotlaiizi, due ospe-
dali, seminario con alunni, e altri stabi-
limenti benefìci e d' istruzione, come il
reale collegio. Vi si conserva un bell'ar-
co trionfale di marmo bianco, eieltoad
Augusto dal re Cozio vassallo dell' im-
pero romano, sotto la cui clientela egli
signoreggiava quella parte delle Alpi clie
divide la provincia di Saluzzo, Pinerolo
e Susa, da Francia e Savoia, eche da lui
appunto prese il nome A' Alpi Coz/V, al
quale articolo ed a Patrimoni della s.
Sede, narrai que'che questa vi possede-
va pingui e vasti. D'ordine corintio e di
ottimo stile è l'arco, ma guasto e spoglia-
to delle sue iscrizioni, le quali però so-
no ri[)orlale ne' Ulonuuienla Jii^loriaepa-
triae, t. 4» p- 1 5^ ' , o'e si legge che re Co-
zio forse l'edificò per testimoniare la sod-
disfazione che avea provato per le vitto-
rie riportale da Augusto su d'alcuni po-
poli alpini più vicini a' suoi confini, ed
in occasione del passaggio di queirini|)e-
ratore per le Alpi, mentre andò o ritor-
nò d'Italia in Francia, e probabilmente
allor(|uando uno de' principali tra' galli
avendo destinato di precipitarlo, restò
atterrilo dalla maestà e .serenità del suo
volto, verso l'anno tli Roma 744> circa
IO avanti l'era nostra. Altro arco pure
vi era slato innalzato a GudioCcsare,chc
i popolani guastarono per fare un ponte
sulla Dora. Questa città ha pochi altri
mezzi fuor di quelli che le procurano i
viaggiatori che rccansi a Torino. Vi si
trovano tuttavia alquante oilicine di co-
rami, hannovi luogo settimanali mercati
di bestiami, td una fiera assai (lequen-
Sl}S 79
tata in setteml)re. Il .suo territorio pro-
duce poco grano, ma molto vino, casta-
gne e frutti, tra'quali primeggiano le bel-
le poma di Susa che conservansi per più
stagioni in istatodi freschezza esenza per-
dere sapore. Importante è l'educazione
della quantità grande de'bachi da seta, e
si trae del ferro dalle circostanti miniere,
e dalle cave una pregiatissima specie di
marmo detto Verde di Susa. Scendendo
dal Cenisio per entrare in Susa, si vedo-
no rimasugli di baloardi e altri avanzi in-
formi d'una rocca smantellata: (juesta era
la fortezza di s. Maria, chiamata volgar-
mente la Brunetta, e formava parte del-
le fortificazioni un tempo rilevanti per
cui chiudevasi col passo di Susa la poita
dell'Italia. Fu distrutta come piazza di
guerra unitamente a tante al tre per la pa-
ce fatta co'francesi nel i 796, ed ormai so-
lo resta a far contrapposto coll'arco roma-
no che le sta a fronte, e colla magnifica
strada che vi si apre tra l'uno e 1' altra.
Può dirsi che qui si riuniscono 3 monu-
menti caratteristici di 3 epoche memo-
rabili nella storia. Imperocché ricordate
per essi ivi ricorrono insieme alla fmlasia
le pompose glorie delle arti, ({uelle delle
conquiste presso la nazione che già ebbe
l'impero del mondo, e le ostinate difese
in secoli più recenti da un piccolo popolo
guardiano delle Alpi, che vanta prodi
guerrieri e tra gli altri illustri il celebre
caidinal Ostiense (1'.)^ oltre l'attuale in-
dicibile potenza dell'industria e del com-
mercio, la quale superandoogni ostacolo
della natura ravvicina uomini edistanze.
E noto che fra'vari passi per cui soglion-
si ora valicare le Alpi, il iMonte Cenisio è
il pili agevole, e ciò dopo che Napoleone
I imperatore de'francesi nel i8o4viaprì
una larga e comoda stiada.Piùarduoas-
sai egli era prima, uè perciò inen fre-
(juentato da molti secoli, come quasi il
solo per cui si potesse tragittare non so-
himenlcdal Piemonte in Savoia, ma da
tutta Italia in Francia, Spagna, parte di
Ccrmania e ln<^hiltcrra. Proseguiva a
8o S U S
fjiie'tempi In strada por una valle piana
da Su'ia alla Novalesa, terra antica posta
n pie dellMonte Cenisio, ma colà era for-
za il dislogare minutamente i legni e o-
gni parte di essi caticare co'bagagli,e co-
si tutte le merci sopra i muli, salendosi il
monte oa piedi o a cavallo, o eziandio io
portantina, sino all' ultimo piano o sua
vetta. Dal [ìiinto poi donde cominciava
e principia tuttora la discesa, solevasi da
molti calare velocissimamente a Lansle-
boigo, abbandonandosi giù per l'erta chi-
na in certe slille che un uomo solo guida-
va co'piedi e col bastone sopra la neve
battuta. Allora molti inglesi risalirono
piìi volle faticosamente il monte, onde
compiacersi di tal calata ardita e preci-
pitosa. Ora la nuova strada sale imme-
diatamente da Susa. Essa va ergendosi a
poco fi poco per lunghi e ben delineati
circuiti, prima fra belle praterie che a-
dombrano numerosi castagni, poi fra a-
]jeti e larici che vanno sempre piìi dira-
dandosi, e finalmente tra balze scoscese
e aspri dirupi, in cui fu scavata a forza di
mine con gran costo e con mirabile mae-
stria. Nel salire si ha a destra la profonda
■valle della Novalesa trascorsa dal torren-
te Cenisio, poi al di là l'altissimo Roccia-
melone, in cima di cui è la piramide in-
nalzata nel 1821, che porta l'iscrizione
già ivi collocata nel i65(:)quando il duca
CarloEmanuele II vi andò in peilegrinag-
gioa una cappelletta,oggetto tuttora d'an-
nuo concorso pegli abitanti delle sottopo-
ste valli di Lanzo e di Susa. Siccome al
cader delle prime nevi e peggio in prima-
vera piombano d'ogni parte terribili va-
langhe, per soccoi rere i passeggieri Napo-
leone I vi stabiPi e dotò una famiglia reli-
giosa per ospitarli. Di essa, e di quella ce-
lebre e benemerita dell'ospiziodelGran s.
I5ernardo,parlaiaSioxedaSvizzERA.A'22
maggio 1854 fu inaugurata la strada fer-
rata che da Torino riesce a Susa, com-
messa e condotta a termine dall' inglese
Carlo Henfrey, il quale solennizzò tal
giorno con gran feste e invili: vi si recaro-
S U S
no il re e la regina, il duca e l.i duchessa
di Genova, ricevuti dal vescovo di Susa.
Sixsn, Segusiiii/ì, antichissima e rino-
mata pel suo vetusto e già potente mar-
chesato longobardo, di cui fu capitale e
perciò di quasi tutto il Piemonte (^^.),
per la situazione suddescritta, sopra i so-
li antichi sbocchi fra l'Italia e la Francia,
fu un tempo di grande importanza 'come
piazza di guerra,e la chiave della nostra
penisola da quel lato; (|uindi fu spesso at-
taccata e devastata nelle guerre diverse,
e immense rovine patì ne'passaggi me-
morabili de'galli, de'carlaginesi,de'goti,
de'vandaii. L'imperatore Costantino I,
vincitore di Massenzio, la distrusse: ma
cento volte smantellata, tornò sempre a
risorgere.Perla sua topogradca posizione
Susa vide que' sovrani che da Italia .si
recarono in Francia, e viceversa quelli
che da essa calarono in Italia, inclusiva-
mente a'Fapi che si condussero in Fran-
cia,cominciando da Stefano //detto HI,
che nel 753 peli.° valicò le Alpi; laonde
senza in st'guito ricordarli tutti, può ve-
dersi Francia, ove notai i Papi che vi si
recarono. Narra Feronio, che Carlo Ma-
gno avendo nel 773 vintoDesiderio re dei
Longobardi (Z-^.) e conquistato il suo re-
gno, ha gli altri governatori costituì due
marchesi per guardare i passi della Fran-
cia dall'Italia, uno a Susa e fu Abone, l'al-
tro aSaluzzo (^f^ .) c\\\aayà\.o Portado,ain-
bi nobili francesi. Abone già si trovava
signore di molte terre da Novalesa sino
a Torino, e possedendone altre al di là
de'monti. Del marchesato e de'marche-
si di Susa, molte notizie sono riportale
ne' Monumenta suddetti, donde 1 ilevasi
che il marchesato dipendeva dal regno di
liorgogna e perciò dall'impero; che al re
Bosone nel X secolo si ribellò il conte di
Susa Olderico Manfredi, marito di Ber-
ta figlia di Autberlo credulo della stirpe
de'marchesi d'Ivrea, fondatoredel mona<
siero diCaramagna,che perciò strinse al-
leanza co'genovesi. Dipoi tentò di caccia-
re dalla Moriana il conte Bcroldo sasso-
s e s
no, cnpifano genernic e liioqntcnenletlel
ifgnodi l>oi)^<i^n;i pel re lìosoiie. Gran
(lamio allies'i lèccio a Susa le sue iiile-
siine cliscorilie, e r ullimo suo incendio
le arrecò quello giavissimo ilella perdi-
ta degli archivi preziosi del inarcliesalo
e della casa di Savoia, onde riniangono
buie al di là d' Umberto I le origini del-
ia nobilissima casa di Savoia (/'.), di cui
(juel conte di Moriana fu stipite. Egli nac-
que da Ceroldo già rammentato, princi-
pe sassone e nipote d'Ottone III impera-
tore, clie riportò vittoria contro il signor
(liStisa e suoi alleali a pièdeLAIonleCeni-
sio, indi chiamali da Germania la moglie
e il figlio Umberto I, fu cosi il fondatore
di sua eccelsa prosapia, e solennizzando
il loro arrivo con giostre e tornei. Trova-
vasi alla sua epoca e sul principio del se-
colo XI la città di Susa, porta e ingresso
della I M\Iarca d'Italia, dominando i suoi
potenti marchesi come legali degl'impe-
ratori alla difesa delle Alpi, la contea di
Torino, la signoria d'Aosta e varie altre
contrade del l'iemonte,e nelle parli marit-
time della Liguria. Quando Adelaide fi-
glia ed erede dell'ultimoericordato mar-
chese Oldeiico Manfredi, divenuta già ve-
dova in prime nozze d'Ermanno duca di
Svev/a,poiin seconde d'Enrico di IMunfer-
ralo, sposò (Jdone o Oddone figlio d Um-
berto l verso il I o3?,,o come vuoisi da al-
cuni nel I o4t>. Questa diustre marcliesa-
un, o contessa come la cliiainano diversi
storici, portò alla casa di Savoia il retag-
gio di quelle provincie subalpine. Per il
che Oddone essendo succeduto nel i 060
al fratello Amedeo I nella contea di iMo-
riana, fondò il i.°quella dominazione di
qua e di là dall'Alpi, che per tanti secoli
fu origine di gloria e d'uigrandimenloal-
la stirpe regnante de're diSardegna, duchi
di Savoia e marchesi di Susa, titolo che
assunto allora tuttora conservano. Nel-
l'articolo Savoia celebrai Oddone, e di
piìi Adelaide per le sue virtù e saggezza,
ed avendo maritato la sua figlia bei la al-
riiiiperalore Enrico IV nemico acci rimo
VOL. I.XXI.
S U S 8 .
di s. Gregorio VII, (piando esso volle ca-
lare in Italia, non gli accordò il passaggio
the a condizione (Iella cessione di que'rag-
guardevoli dominii che descrissi nel del-
lo articolo, e poi accompagnò il genero
a Canossa, interponeudosi col Papa pel
suo perdono. Adelaide si compiaceva di
soesiorna re nel l'antico Castel lo di A vi«lia-
na, ameno pe'suoi due deliziosi laghi del-
la Madonna e di s. Bartolomeo, e abbon-
danti di buoni pesci. Dopo di lei parec-
chi conti di Savoia dimorarono in Avi-
gliana,e in uno de'Iaghi dipoi si affogò Fi-
lippo primogenito di Giacomo principe
d'Acaia. Celebrata Adelaide per le sue
pie fondazioni e religiose liberalità, come
per la chiesa di s. Lorenzo d'Oulx,per la
sua prudenza nel governo dopo la mor-
te d'Oddone, e per le sue qualità, mori
nel logi, ma dove fosse sepolta non si
sa di certo. Chi la vuole a Canischio nel
Canavese, chi nella cattedrale di Susa, e
chi liualmenle in Torino nella cappella
della ss.Trinilà nella'metropolitana.dove
essa aveva fondato un capitolo cui ven-
nero in seguito aggregati i preti teologi
del Corpus Domini. Il Papa Eugenio III
fuggendo da Roma le persecuzioni degli
arnaldisli, in principio dclii47 licove-
rossi in Francia, ove celebrò la Pas(jua
col re. Egli fece la via di terra, e passan-
do pel Piemonte arrivò a Susa accom-
pagnato da molli cardinali, e dal conte
d\ vSavoia Amedeo HI, insieme al suo fi-
glio Umberto HI, i quali due principi agli
8 marzo nel monastero di s. GiuslodiSu-
sa, alla presenza del Papa, confermarono
al monastero tutlociò che ila'marchesi di
Susa e conti di Savoia loro predecessori
aveanoricevulo.Nello stesso tempo il mo-
nastero turni ad Amedeo Uhi ,000 soldi
secusini, acciò servissero in p.irtealle spe-
se necessarie al viaggio di Siria consiglia-
to dal Papa. Quindi Eugenio III aven-
do asceso e disceso il .Monte di Ginevra,
s'inoltrò per l'arcidioccii d'.Vmbrun nel
Delfinalo, ed in Parigi accomiatò .\me-
dco 111 che cou altri principi por tossi iu
8?. S U S
Siria. Fralfanto il marchcsnio di Sii(,a
colla (il là sua rapitale sogiù le vicemle
e i destini de'conli di Savoia, e soggiar-
(|iie alle tenibili e desolanti fazioni dei
Guelfi e Ghibellini [F.), col resto d'Ita-
lia. Nelle gravi vertenze fra il Papa Ales-
sandro III e l'imperatore Federico I, il
conte Umberto IH difese la s. Sede, on-
de l'imperatore portò aspra guerra nei
suoi slati, nel i i 74 ridusse in cenere Su-
sa, e in quel fuoco perirono i ricordali ar-
chivi. Allorché il nipote di detto impera-
tore, Federico li, perseguilo la chiesa ro-
mana e Papa Innocenzo IV, questi rifu-
giandosi in Francia, a'2 novembre, altri
dicono a' I 3, per Asti giiuise in Susa, do-
ve trovò ad allenderloHcardinali,ancli'es-
si temendo le insidie e la furia dell'im-
peratore nemico. Valicate con loro le Al-
pi, giunse a Lione a'2 dicembre, ricevuto
con indicibile allegiezza e venerazione.
Susa rivide un altroPapanel i4iB,quan-
do Martino V, do[)o il soggiorno di Gi-
nevra, di che ripailo a Svizzeha descri-
vendo il cantone, a'3 settembre passò per
Susa nel recarsi aTorinoeManlova, e allie-
tò colla sua presenza la città, regnando al-
lora Amedeo Vili I ."duca di Savoia e poi
antipapa FeliceFiìe\ 1 439, onde col resto
de'suoi dominii Susa lo venerò come fos-
se stato legittimo Papa, scisma che finì
colla sua viituosa rinunzia nel i449' ^
francesi s'impadronironodiSusaneiiG^g,
l'occuparono di nuovo per le guerre nei
I Gqo e la conservarono 6 anni; indi la ri-
presero nel I 7o4) ma fu loro tolta daVit-
torioAoiedeo ll,che fu poi il i.°re di Sar-
degna. Essendo la città assai ben forlifl-
caln,e come dissi difesa dalla fortezzaBru-
netta, dopo la rivoluzione di Francia i
francesi calando in Italia invasero Susa,
e nel I 798 ottennero il diroccamento del
propuguacolo, impiegando nella demo-
lizione le braccia degl'itoliani diPiemon-
te. In tal niodo fu annientala Brunetta
tagliata nel vivo sasso e meraviglia del-
l'arte, destinata a proteggere Susa e gua-
rentire l'Italia dalle galliche irruzioni. A-
S U S
vendo i repubblicani francesi occupalo
violentemente pure gli stati della s.Sede,
detronizzarono Pio VI e prigione lo con-
dussero a Valenza di Francia. Il Baldas-
savìyPkflazione (Ielle avversità e patimenti
(li Pio n, t. 4) ['-109 e seg., narra che
ilPapaa'26 aprlle(a'25coniyovae'> sci is-
si nella biografìa) 1 799 daTorino fu con-
dotto a Susa, fermandosi prima al vil-
laggio di s. Ambrogio in un cattivo al-
bergo d'osteria. Non lungi nella sua ab-
bazia di s. Michele di Chiusa vivea riti-
rato il cardinal Gerilil, che ansioso di os-
sequiare il Papa per l'ultima volta, dal
commissario francese Cola gli fu dura-
mente negato, onde il Pap;i pure ne restò
addolorato. Verso sera arrivò aSu>>a,ove
la guarnigione era tutta piemontese e so-
lo ilcomanilante di piazza era f/itncese (è
■vero che l'egiegio storico era testi njonio
oculare e accompagnò il Papa, ma poi di-
ceche questo comandante era de'Saluzzi
di Torino), ma manieroso e discreto, il
quale sollenlrò al Cola nell'ullizio di so-
prastante alle cose del Papa. Fuori della
città attendeva Pio VI uno squadrone
di soldati a cavallo, che gli tributarono
gli onori militari, e tra molta folla di di-
voli spettatori raccouìpagnarono sinoal-
l'episcopio.Quivi trovò alla porta per ac-
coglierlo riverentemente, io abito prela- »
tizio il vescovo (ma il can.Bima dice ch'e-
ra morto nel i 798), e i canonici con vesti
da coro, e il Papa venne condotto in co-
modo e decente appartamento. Il coman-
dante di piazza vedendolo rifinito e ca-
scante n'ebbe pietà, e non ostante i con-
trari orduii ricevuti, facilmente concesse
di farlo fermare in Susa sino a'28, ma lo
avvertii che non a Gre/joi/c, come gli si
era fallo credere,ma aBriancon d'aspris-
simo clima l'avrebbero portato: tullavia
poi ottenne il Pa[)a di andarvi. A'27 a-
prilePio VI die udienza al vescovo di Su-
sa con paterna amorevolezza, e lo stesso
fece con alquante al tre persone, ecclesia-
stiche e secolari, fra le quali il coman-
dante di piazza. Nel di seguente sollìando
s u s
un vei'fo boreale e con pungente fietìtlo,
]'io VI dopo udita In nicssr» fu colloralo
in poilniilina (sostenuta da 8 rolmsli por
tatoii oltre le mute) per valicare il Mon-
te Cenisio, i prelati e la corte si accoi)-
ciarono sopra muli e cavalli. Giovò mol-
to al Papa che il capo mulattiere gli die
un paio di paiitofule, ed un uftiziale pie-
montese gli cede la sua pelliccia(ma di ver-
sa dall'offerta daPaologran principe ere-
ditario diPius.Nia allo stesso Pio \ 1, alloi
che ne! i 782 al Vaticano montava in car-
rozza per Vienna): l'uflìzio di commissa-
rio soprastante al viaggio l'assunse il co-
mandante di Susa, scortato da 24 nomi-
ni a cavallo, i 2 de'quali ufliziali, tutti mo-
rigerali e di amabili maniere, e soggetti
alla repubblica fiancesein forza della con-
venzione del precedente dicembre, e seb-
bene amassero e desiderassero il loro ri-
Carlo Emanuele IV. Il Pjaldassari quin-
di dopo la partenza da Susa descrive il
passaggio del IMonle Cenisio, che io accen-
nai nella biografia e negli altri citati ar-
ticoli, con la fermata al villaggio dOuIx,
obbligato a ciò fare dalla neve, alle falde
di quelle spaventevoli montagne chelian-
no per confine il cielo. Pio VI fu ospitato
nella spaziosa canonica della chiesa, ov'e-
ra l'arciprete con diversi sacerdoti, il qua-
le cede la sua stanza e letto, edimostiò
ossequiosa premura per tutti, restando
Pio Vi il 2 0) in Dui X, acciò i circostanti
comuni facessero aprire tra le nevi un sen-
tiero, nel quale poi nondimeno il Irepi
dante corteggio dovette smontar da'niu-
li e cavalli per le frequenti cadute, nel-
le quali si ruppero le fragili suppellettili,
e sebbene camminavano tra nevi e ghiac-
ci, iu cui le gambe talvolta restavano se-
polte, pure per la fatica grondavano di
sudore. CosìPioVI tra la commozione del-
If pietose e Hìcste popolazioni usci d'Italia
I ultimo d'aprile, ed entrò iu Francia che
«icoUc l'ultimo respiro del suo grande a-
n uno.ìSell'istesso anno prevalendo gli al-
leati control francesi, li cacciarono daSusn
V dal Piemonte, ma poi nella piimnvcra
s u s
83
spguenle Napoleone ripassò il s. Bernar-
do e s'impadrom di tutte le sue foltezze;
dipoi nel luglio i8()'T'.fu riuniloaFrancia,
e tacendo parte dell'impero francese,.Su-
sa divenne capoluogo d' un circondario
nel dipartimento del Po. Indi nel 1804
l'onorò di sua presenza Pio V 1 1 con 5 car-
di nali e decorosamente, recandosi a Pa-
rigi per coronare Napoleone I, onde a'i4
novembre daTorino partì perSusa a per
notlarvi, ricevuto co' convenienti onori
dalle autorità, dal clero e dalla giubilan-
te p(>[)olazione. Nel dì seguente in setlia
dal Novalese il Papa si mosse pel Monte
Cenisio e giunse la sera a Lanslebourg,
proseguendo il viaggio per s. Giovanni di
Moriana. Neli8o5 ritornando in Ptoma,
Pio VII a'21 aprile arrivò a s. Giovanni
di Moriana, a'aS partì per Lanslebourg,
ove rifocillatosi continuò il cammino al
afonie Cenisio, ove pernottò, e la matti
na "iunse a Susa e la sera a Torino. A
Susa restò a pranzo e vi ricevè nuove e
solenni dimostrazioni di ossequio, come
leggo v\e Diari di Roma e ne'biografi del
l*apa. Avendo nuovamente i francesi oc-
cupato di prepotenza gli stali ponlilìcii,
nel iSogimprigionaronoPioVlIe locon-
dusseroa Grenoble, dopo avere n' 1 8 lu-
glio riseduto Susa e il Monte Cenisio, al
cui ospizio si fermò due giorni alfranto
dalla Idtica del viaggio, ove veiuie rag
giuntodal cardinal Pacca; quindi fu tra-
sportalo a Savona (/^.),da dove nel giu-
gnoi8i2 Napoleone I lo fece trasporta
re a Fontainebleau, pel narralo nella bio-
grafia. Perciò il l'apa ripassò per Susa,
e valicò di nuovo il disastroso MonteCe-
nisio, langiienlee febbricitante tra il sem-
piterno ghiaccio: dovette fermarsi all'o-
spizio pel male di slrnngui ia, eil a'i J es-
sendo in pericolo ricevè il ss. Viatico da
nig.'I»erlazzoli,non l'estrema unrionr co-
nte scrisse il rispettabile storico Aitaiid.
Tanti strazi terminarono nel i 8 1 4, resti-
tuendolo Dio alla sua sede; ce^sò la do
mi nazione francese anche nel Piemonte,
t .Susa litoinò all'ubbidienza dc'suoi le.
84 S V s
La sede vescovile fu ere!ln, nel istnn-
za del re Carlo Emanuele III, da Papa
C\emcrAeX\\ coUahoWnQiiod iiobisvo-
tis, de' 3 agosto 1772, Bull. Roni. coni.
t.4, p.47i5fo>"'"fi"do la diocesi e la men-
sa vescovile colle abbazie di s. Giusto,
de'ss. Pietro e Andrea di Novalesa, e di
s. Michele di Chiusa; eresse la collegia-
ta in cattedrale, e la dichiarò suflWiga-
nea dell'arcivescovo di Torino, e lo è tut-
tora. La collegiata insigne di s. Maria e
dis.Giustoavea il litolodi basilica, quan-
do nel I o65 Cuniberto vescovo di Tori-
no la sottopose alla prepositura de' ca-
Donici regolari d'Oulx alle falde del Mon-
te Ginevra, ed i cui preposti dichiarò ca-
nonici della cattedrale di Torino, acciò
più comodamente potessero mantenere
l'osservanza religiosa,ed esercitare in qua'
luoghi alpestri l'ospitalità verso i pf)veri
passeggieri; il diploma si legge ne'citati
Aloniimcnla t. 2, p. 34 1 • Oulx è un bor-
go, capoluogo di mandamento sulla de-
stra del Dora-Riparia nella valle omoni-
ma; è ben fabbricato e vi si tengono fie-
re considerabili. Anticamente si chiamò
Jìlartis Fanuin, Morùs Slatto o Oliitim,
ri'hsMartiriini. Si rese celebre perla sua
p. epositura di s. Lorenzoa piedi del Mon-
te Ginevra nella diocesi di Torino, e Ge-
rardo divoto ecclesiasticoche la reilaurò,
nel I 060 fu fatto vescovo di Sisteron. Nel
1 073 perla dedicazionedella nuova chie-
sa, le fece donazioni Guigone conte d'AI-
bon, di Grenoble e del Viennese. I ca-
nonici regolari poco dopo stabilitivi dai
vescovi di Torino, nel 1 1 1 g vi riceverono
Papa Calisto li, che eletto in Clugny ca-
lava in Italia, con ogni ossequio; quindi
approvò la loro regola, e confermò quan-
to possedevano in diverse diocesi, ema-
nando un breve contro il vescovo di iMo-
riana che loro avea usurpata la chiesa di
s. Maria di Susa. Aggiungerò, che Calisto
li consagrò la chiesetta gotica di s. Anto-
nio di RinversopressoA vigliana,sul con-
fine della provincia di Susa, bel monu-
mento del medio evo, iu cui sono molti or-
SU S
nati del più leggiadro stile di quel tempo,
eseguiti in terra cotta, con un prcgievole
quadro del secolo XV offerto a s. Antonio
dagli abitanti di Moncalieii per pestilen-
za. Eravi anticamente unito un ospedale
o ricovero di pellegrini, servito per lun-
ghi anni da fiati ospedalieri, cui succes-
sero i cavalieri gerosolimitani, ed ora la
commenda di s. Antonio èdell'ordine dei
ss. Maurizio e Lazzaro. Quando Eugenio
111 si recò in Susa, ascese ad Oulx, ed ivi
con ogni sorta di venerazione fu accolto
da'canonici regolari, onorò la loro chiesa
consagrandovi a'q marzo i i47 il nuovo
altare in onoredellaC. Vergine e de'santi,
con l'assistenza del cardinal Imaro o Ic-
maro vescovo di Tusculo, e di Guglielmo
arcivescovo d'Ambrun. Nel i i4yEugenio
III a'i4 maggio in Losanna spedi la bol-
la Pine posUilalio, presso i ricordati Mo-
unrutnla, p. 3q7, in favore della piepo-
situra di Oulx, alla quale confermò tut-
lociò che in di versediocesi possedevo; mo-
numento interessante pel novero delle
molte chiese delle Alpi marittime s'i orien-
tali che occidentali.e de'cardinali che se-
guirono il Papa nel viaggio. INe'medtsi-
mi Monumenta sono rammentali gli ab-
bati di s. Giusto, Giacomo de' signori Des
Echelles, già abbate della Novalesa; Si-
mone; Giacomo, uno degli esecutori te-
stamentari di Tommaso di Savoia con-
te di Fiandra; Giovanni de l'OiioI, indi
vescovodi Nizza e abbate di s. Ponzio; Fi-
lippo di Savoia, poi vescovo di Ginevra.
Quanto a Novalesa, Novalicium , borgo a
pie del ÌNlonle Cenisio, sussiste ancora un
monastero di benedettini, ed eravi anti-
camente la rinomata abbazia de'ss. Pie-
tro e Andrea, nel fondo più cupo di ro-
mita valle. Ivi nel 726 il francese Abbo-
ne senatore fondò il a.° monastero di Pie-
monte,poiché il i.°era stato islituitoaRob-
bio nel 612 da s. Colombano, e vi costi-
tuì peri, abbate il ven. Gedone. Crebbe
esso rapidamente in potenza e ricchezze
per donazioni di principi e signori, giun-
gendo i suoi monaci a oltre 5ou. Tale era
I
s u s
ssccoli dopo la sua fondazione, quando i
saraceni di Spagna annidati in un luogo
vicino a Nizza detto Frassineto, e soliti a
spingere da colà le loro scorrerie per tutte
le Alpi, giunsero nel go6 alla JVovalesa,
sncclieggiarono raljbHzia,e vi posero tutto
a fiiocoesangtie. Da'monaci salvatisi allo-
ra coll'abbate Dotiiverto presero origine
l'iibbaziadis. Andrea inTorino.ora chiesa
dellalj. VergineConsolata,e quella diDre-
nie in Lomellina. Ma non uien celebre ri-
mase intanto IaNovaIe.*a per lecronachedi
cui eia stata la cullri, come per la consei-
viizione praticata pure in tutti i monasteri
benedettmi dique'preziosi avanzi di scien-
ze storiche e altre, cui l'Europa andò poi
debitrice d'ogni sua dottrina, non che del
restaurato suo incivilin)ento. Altra abba-
zia benedettina fu la Sagra di s. Michele,
che fu eretta sopra un monte quasi segie-
galo e sorgente in mezzo alla valle di Susa,
e scosceso sovrasta al borgo di s. Ambro-
gio,ove si vedono i suoi avanzi.E impo-
nente la moledelle antiche fabbriche, cui
ripidissiiuosentiero conduce a stento dal
luogo di s. Ambrogio , mentre una più
lunga via praticabile a' cavalli vi ascen-
dedal borgodi Giaveno. Il monte su cui
posa il sagro edifizio chiama vasi antica-
menteFirclieriano,eCaprasio quello meno
sporgente che gli sta dirimpetto. Fra l'u-
L'O e l'altro i longobardi, per vietare agli
oltramontani l'ingresso in Italia, avevano
costruito quelle famose chiuse composte
di mura e torri, le quali dierono il nome
al vicino villaggio di Chiusa, rsè forse sa-
rebbe liuscito aCarlo Magno di superarle
allorché verso il 7'-3 calò dalle Alpi con
formidabile esercito, se Adelchi figlio di
Desiderio re de'Iongobardi non ne avesse
improvvisamente abbandonata la difesa,
credendosi già venuto a tergo il neniico
per altri passi. E quindi fu che inoltra-
to Carlo Magno, vinse poi e fece prigione
Desiderio in Piivia sua capitale, distrug-
gendo per sempre la dominazione longo-
barda in Italia. Quasi 2 secoli e mezzo do-
po Ugoncdi Monlboissier,ricchiS5Ìmo si-
S U S 85
gnore francese, reduce da Pioma ov'era-
si portatoa d ottener l'assoluzione di qual-
che suo gran fallo, edificò sul monte Fir-
cheriano,per comando di Papa Silvestro
II del 999, quest'insigne abbazia, di cui
ora rimangono solo in piedi pochi avanzi
di cenobio, la chiesa di forma antica, ed
un ampio scaIone,lungo il quale si vedo-
no certi scheletri di monaci rizzali con-
tro il muro, e ben conservali per la pu-
rezza e siccità dell' aria. I vescovi di Su-
sa si riportano dalle Notizie di Roma, e
dal can. Biina, Serie cronologica àe\>e-
scovi del regno di Sardegna , e sono i se-
guenti. Pio VI fece I.' vescovo diSusa a'20
luglio I 778GiuseppeFrancescoM. 'Ferra-
ris di Genola di Tonno, che l'ospitò nel
1799 e poco dopo mori. Restata vacante la
sede Pio VII la soppresse e nel i8o3 l'unì
a Torino, mentre n'era arcivescovo Carlo
Luigi Buronzo del Signore,a cui nel 1 80 5»
successe Giacinto della Torre, che morto
neli8r4 fu governala la diocesi di Susa
dal vicario generalecapifolaredi Torino,
Emanuele Gonetti. Quindi Pio VII colla
bolla B. Pelriapostoloriiììi principis,iìe.\
I 7 luglio 1817, Bull. Roni. coni. 1. 1 4, p-
344, listabilì la sede vescovile di Susa col
proprio pastore, nella circoscrizione delle
diocesi di Piemonte. Indi nel concistoro
del i."ollobie preconizzò vescovo Giu-
seppe Prin deSauze,di Cesana diocesi di
Pinerolo: per sua morte Leone XII nel
1824 gli surrogò Francesco Vincenzo
Lombardi d'Alessandria, il quale esegui
la visita pastorale e celebrò il sinodo, e
mori a'gfebbraio 1 83o compianto da lut-
ti i suoi diocesani. GregorioX. VI nel 1 832,
dopo sede vacante.piecooizzò Pietro An-
tonio Ciro Canelli d'Aqiii, canonico della
metiopolilana di Torino e vicario capi-
tolare. Per sua morie nel 1 839 gli sostituì
mg.'' Pio Vincenzo Forzani di Mondovi,
già canonico pro-vicario generale di sua
patria, e consagrato in Roma;indi nel con-
cistoro de'2 5 gennaio i 844 '<^ liasferi al-
la sedediVigevano,che paternamentcgo-
verua. Fiualmeutc GregorioX VI nel con-
86 S U S
ci'>lorode'243p''''*^'^4^'^'cli'^>ò l'odier-
ilo vescovo Gio. Antonio Odone d'LIville
arcidiocesi di Vercelli, canonico preposto
di quella melropulilana, e poi arcidiaco-
no i.\lignità, esaminatore pio sinodale e
vicario generale. Ogni nuovo vescovo è
tassato ne'libri della ctniera apostolica in
fiorini 3oo, ascendendo la mensa a 2600
scudi romani. La diocesi è sudicientemea-
le vasta, e comprende 56 pairoccbie.
SUSANi\A (s.), vergine e martire di
Roma, l^oche notizie abbiamo della sua
vita, poiché i suoi atti non sono autenti-
ci, secondo il Butler, f'^ite de' santi, li-
sciva d'una onorevole fanjiglia romana,
e si ritiene ciie iosse nipote del Papa s.
Caio,d quale lo era dell'irriperatore Dio-
cleziano. Avendo latto voto di vergini-
tà.ricusò di prender marito, e questo suo
rifiuto avendo dimostrato ch'ella profes-
sava la religione cristiana, fu condanna-
ta ad orribili torture, che sollerse con in-
villa costanza. Terminò (juindila sua vi-
ta con un glorioso martirio neiranno295,
essendole stata troncata la testa. E' no-
minata in molli antichi martirologi, e si
celebra la sua festa l' i i agosto. Hawi una
chiesa in Roma, che porta il suo nonie,
ed è titolo cardinalizio. F. Chiesa di s.
Susanna, nel qual articolo e nel 1 .° pe-
riodo essendo stala ommessa dopo s. Su-
sanna, e - la parola y/v7^('//o, sembra che
la santa fosse sorella del Papa , mentre
era figlia di s. Gabino fratello di s. Caio,
d (juale convertì in chiese la propria ca-
sa e quella di dello suo fratello, dopo il
mai lirio della nipote e del di lei patire e
propriofratellos.Gabino.il Piazza nel-
V Jùiitrologio di Ronujj dice che la san-
to pati il martirio per avere ricusato le
nozze di Galerio adottivo dell' iu)pera-
loie Diocleziano, e che da s. Serena Au-
gusta fu persuasa a perseverare nel suo
eroico proponimento. Il suo angelo cu-
stode la preservò dagli attentali inonesti
ih Massimiano associato all' impero, e
condotta a sagrificare a un idolo gli spu-
lò in faccia; caduto perciò u terra il uu-
S U S
me, ed infieritosene Diocleziano, la fece
decapitare nel luogo slesso di sua casa e
nel solteiraneo, ove riposa il suo cor[)o;
chiesa che il cardinal Riislicucci magni-
ficamente restaurò e abbellì. Il p. Far-
lato, Illyrici sacri t. 2, copiosamente e
con profonda dottrina ed erudizione
tratta de'cinque parenti santi dell'impe-
ratore Diocleziano, cioè di s. Serena sua
moglie, di s. Artemia loro figlia vergine
e martire, di s, Caio ni[)ote dell'unpera-
tore, dell' alito nipote s. Gabinio prete,
e di s. Susanna oriunda di Dalmazia.
SUSAJN'NA (s.), vergine e martire in
Palestina. Figlia d'un sacerdote idolatra,
nac({ue ad lìleuteropoli in Paleslina,sot-
lo il regno di Massimino o Massimiano,
circa l'anno 3 10, Dopo la morte de'suoi
genitori fu istruita nella religione cristia-
na, e ricevette il battesimo, In età ancor
giovanile donò tulli i suoi beni a'poveri,
e andò a servir Dio nella solitudine, per
consiglio di Filippo, uno de' [liìi celebri
archimandriti della Palestina. Essendo
stala accusata sotto Giulia no Apostata di
aver rovesciato alcuni idoli, il governa-
tore di Eleuteropoli la condannò a morie
verso l'anno 862. Baronio, dietro i ine-
nologi dei greci, pose il suo nome nel mar-
tirologio romano a'ao di selteiìd)re.
SUS\)\h,Susdahi. Sede arcivescovile
di Russia capitale del ducato omonimo iii
INIoscovia, da cui è lungi 44 niiglia. Ira
WolodomineRoslow,nel \ 565 dal czar 1-
Avan IV riunita a'suoi stali. Eretta in arci-
vescovato nel secolo XII, le furono unite
le sedi vescovili di Torusk e Yeriaw. Si
conoscono i suoi vescovi N. che accompa-
gnò a Kiovia Isidoro nuovo metropolita-
no di quella chiesa; N. che sedeva sotto
Giovanni BasilioII granduca di .Moscovia;
^'ifonecheassislè alla coronazionedi De-
metrio nel 1498 granduca di IMosiCovia;
Ignazio che vivea nel secolo X\ II. O-
ricns dir. t.i, p. j3i6.
SUSOS o TEOS. Sede vescovile del-
l'anticaLidia, della i .'provincia dell'Asia,
uell'esarculu del suo nome, sullo la me-
s u s
tropoli d'Efeso, la cui città fu eretta in ve-
scovato ne'prinii tempi dell.iCliieSi), chia-
mata ancora Te/, Tuis e Thtrpolis,i\\ CUI
Coinniaiiville ritarda il princìpio della di*
giiilà episc<ipale al secolo V.Si li. inno pe-
lò i seguenti vescovi iu prova di sua re-
mota aiiticliilà. Dapuo o Dafnn, coiiteiu-
poianeo di s. Policaipo vescovo di Smir-
ne che morì nel 11 secolo; IMassiuio si tro-
va nel 3^5 tra i padri del i ."concilio ge-
nerale di JNicea; Gennadio era presente
al famoso conciliabolo dello il brigtinlag-
gio d'Eteso nel 4495 '"<^^' ^i'iUo, poi s.
Sisinnio di Smirne, le reliquie del (piale
sono venerate a Torcello nella chiesa ili s.
Giovanni, come riporta Ferrari, ss. Ila-
liae, 1 febr., i\jid. Le Quien, Oriens
c/ir. t.i,p. 727. Al presente Susos o Teos,
Tt-j'en, è un titolo vescovde in parlibus,
delsimìle arci vescovato d'Efeso, che con-
ferisce la s. Sede.
SUSSI Oli (Commissione). Benefica i-
stituzioue dell'animo caritatevole e pre-
vidente di Leone XII (^ •)> *^^*^ eziandio
celebrai a Roma e in tutti quanti gli ar-
ticoli che lo riguardano, per diminuire il
triste, allliggente e immoralissiino vaga-
bondaggio del vero o finto povero dall'al-
ma città e metropoli del moudocaltolico.
La compose d'un cardinal presideute, di
I 5 deputali della commissione, di i 2 con-
gregazioni di carità distinte e regionarie,
formate di 1 2 deputati detti prefelli regio-
nari, di deputati e deputate parrocchiali,
poiché divise in tali congregazioni tutte le
parrocchie di lloma: iu ogni parrocchia
poi stabilì una congregazione parrocchia-
le, coinpunendula del parroco e di due
deputali parrocchiali, uno uomo e l'altro
donna. Già ne feci cenno ne'Iuoghi che la
riguardano, ed a Povero, a Ruma, a O-
M'EDALE, a Ospizi, aCo\sERVATORii,a Scuo-
1 E DI UoMA, e nei loro speciali articoli trat-
tai con (jualche dettaglio di tulle le pie
e benefiche iniiumerabili istituzioni, che
m Romasomininistiano.NUSsidii sì pubbli-
ci che privati a' poveri vergognosi, pei'
la dislribuzionc dell' Zi7t'moi//iw (^ •)d ^^o-
SU S 87
niicilio,anclie con assistenza eaiutoagl'iu-
fermi elargiti dalle secolari Sorelle della
Carila (f^-ìj nou meno di (juelli che con-
feriscono sussidii di Dote[y.) pe'maritag-
gi alle Zitelle, e per le monacazioni alle
f'ergini che si vogliono consagrare a Dio.
E qui noterò che anco la pia società del-
le conferenze di s, Fincenzo de Paoli ( ^.)
soccorre i poveri e li visita, adoprandosi
all' istruzione elementare e cristiana dei
loro fanciulli: Gregorio XVM l'eresse cano-
nicamente e le accordò indulgenze. Nar-
rai inoltre ne'citati articoli, quanUj in o-
gni epoca indefessamente i Papi e molli
cardinali e prelati, non cheedificauti laici
d'ambo i sessi, operarono per sovvenire
la reale indigenza, e insieme per eliminare
il deplorabileoziosoe pericoloso vagabon-
daggio, piaga delle nazioni e presso mol-
te quasi incurabile con funeste conseguen-
ze , rilevando gli ostacoli a conseguirne
il pieno etretto. Quanto fecero per solle-
vare la miseria, e l'ignoranza che suole
accompagnarla, con salutifere e provvide
disposizioni per alleviarne l'infelice condi-
zione.Così dichiarai le belle istituzioni per
la cura dell'infermità de' poveri, per la lo-
ro istruzione morale e religiosa, e persi-
no per la difesa da'prepolenti;in tuttode-
gne della sede e centro del cristianesimo,
e della pietà e inesauribile carità roma-
na sempre generosa, oltreché ne' Papi e
nella gerarchia ecclesiastica, nei diversi
gradi de'suoi abitanti. E tuttociò per se-
guire i! comando del divino fondatore di
nostra ss. Religione, e pel quale fu emi-
nentemente migliorata l'intera specie u-
mann, inclusi vamente agli schia\i, di che
riparlerò aTniMTARi che saranno i succes-
sori della contemporanea e meravigliosa
istituzione del sacerdote Olivieri, ilcui ze-
lo e grandi benemerenze dichiarai con i-
splendideparoleaSciiuvo;poichèfu sem
pre industre, ingegnosa e feconda la ax-
rilà pel nostro simile ingiuntaci dall' e-
vangclo. 11 grave pensiero vagheggiatod.i
molti Papi ili purgare llouia dalla molti
tudinc vagabonda della poveraglia, mal-
,88 S U S S U S
auguralo foroile di speculativa infingar- o fossero in istato di cadente salute. Quei
daggine, la quale amalgamandosi col ve- loreslieii statisti clie fossero venuti in Pio-
vo povero, d'ordinario umile e vergo- n>a per motivi religiosi erano condotti al-
gnoso, colla sua esigente arroganza e in- V Ospizio della ss. Trinità de'ptllegrini,
sistenza indiscreta, ad esso in tutti i luo- dove un commissario dell'istituto di ca-
ghi toglie la più gran parte di quanto la rilù prendeva con esso gli opportuni prov-
carità de' fedeli, per corrispondere alle vedimenti. 1 questuanti romani si divise-
divine ingiunzioni, contribuisce per sol- ro in 3 classi: i poveri assoluti e que'clie
levare l'indigenza languente. Tale prov- per naturali imperfezioni o per cadente
vido consiglio si ridestò nel nostro seco- salute non potevano lavorare; i poveri re-
Io nel glorioso Fio VII, il quale, come lativi, che lavorando traevano un gua-
accennai all'articolo Povero ed altrove, dagnoinsufllcienteal viverloro edellelo-
per estirpare o almeno diminuire sen- rofamiglie; ipoveri viziosi, che ripugna-
sibiln)enle la pubblica e petulante roen- \ano di lavorare. A'primi si dovea prov-
dicilà, appena reintegrato de'suoi domi- \edcre in tutto, a'secondi a misura de'bi-
iiiilemporali,trovando che l'amministra- sogni,i terzi si doveano correggere e obbli-
yione fiancese avea raccolto i questuanti gare al lavoro. I mezzi economici co'quali
nel monastero di s. Croce in Gerusalem- sorgeva quest'opera erano 5o,ooo scudi
ineenel palazzo apostolico Lateranense, che dava l'erano pubblico, e le private c-
jna che tutta volta la città era piena d'ac- lemosine che si sarebbero raccolte da e-
cattoni veri o simulati, divisò di porre in sattoria ciòdestinati, da'parrochi, ila'pre-
\igore gli ordinamenti del gran Sisto V e dicalorie dalle casselle perciò poste in al-
del benchccntissimo Innocenzo XII. Per- cune chiese; di pilli notari doveano ram-
lanto con notificazione del celebre cardi- mentare alla pietà de'lestatori l'assegno
iialConsalvi segretario di statOjde'sGmag- di qualche soccorso. Le massime fonda-
j^io 1 8 i6, comandò che tutti i questuanti mentali dell' opera erano, il non aver af-
si presentassero al chiostro contiguo alla latto reclusorii,essendoci in Uoina nume-
chiesa di s. Maria degli Angeli sulla piaz- rosi ospedali e case di ricovero, ed essen-
za di Termini, per dare il proprio nome do gravoso il costo di tante fabbriche e
i; rispondere alle interrogazioni che sareb- corrispondenti ministri; il non posseder
Ijero loro fatte; colla minaccia che i non inai lundi stabilj,onde non gravarsi di spe-
presenlati nel determinato tempo, se Irò- se amn)inistrative, e per non indebolire
\ati a domandar l'elemosinajCome vaga- il concorso delle sovvenzioni coU'esage-
Ijondi verrebbero imprigionati e castiga- rata idea di possedimenti. Però ricevea le-
ti. FraltantoilPapa deputò una commis- gati ancor di fondi, ma li dava ad ani-
sione ad esaminare attentamente le prò- ministrare a qualche istituto che avesse
jìosle compilate da uomini zelatori del già un ministero, come V Ospedale di s.
jiubbIicobene,e conseguenza de'loro stu- Spii iloc \' Ospizio apostolico dis. Uliclie-
di lu la l'uiwazìone i\t\\' Istituto generale le, conservando il diritto d'un proporzio-
f /f ^/rt C<7 ;•//</ ,appro va lo dalPapaesvilnp- nato numero di posti in que'ricoveri. Af-
fato nell'opuscolo: Piano ddl'ìslituto gè- fìncliè poi lutti conoscessero il modo col
ìierale delta Carilàe sua /4ppendice,l\.o- quale si dispensavano i soccorsi dall'isti-
jnai8ic). In seguilo del quale gli accal- luto, questo ogni G mesi rendeva conto,
toni iòrcslieri dovevano da mg.' gover- 1 reclusorii quindi di s.Crocee Lateranen-
jiatore di Roma inviarsi alle loro patrie, se si doveano disciogliere, e furono lia>f"e-
tosìquellidclloslato pontificio,maconun riti neli8i8 ncìVIslituto di carità, che
fusfcitlio pel viaggio, eccettuati quelli che poi Leone Xll chiamò Pia casa d'inda-
du lungo tempo erausi fissali nella città siria^ ora Ospizio di s, Diaria degli Jn-
s u s
geli (f^.) nella piazza di Termini: cioè vi
si collocarono i poveri privi di sussisten-
za, portandosi agli ospedali griiilernii di
inalatlie di carallere. Al pio islilnlo fu-
rono preposte 3 congregazioni : la prin-
cipale, la direttiva, la prel'etloriale. Lai.'
componeasi di cardinali e prelati, e si a-
dunava per la revisione de'conti e l'esa-
me delle provvidenze prese dalla congre-
gazione diretti va. La a.^clie propriamen-
te reggeva l'opera, formavasi di prelati e
deputali, ecclesiastici e laici, ed eia pre-
sieduta da mg.r vicegerente. La 3." si di-
videa in tante parli (juant'erano le pre-
fetture ecclesiastiche della città, e si f'or-
n^avano da'pairoclii, da'depulali e dalle
dame di carità. In breve, le benelìche in-
tenzioni di Pio VII si estendevano in tut-
te le città e terre dello stalo papale, do-
ve i vescovi, i parrochiji magistrati d'o-
gni s[)ecie, le persone ecclesiastiche e lai-
che d'aud)0 i sessi erano eccitate a con-
correre all'opera caritatevole. h'IslUulo
di carila come lo formò Pio VII durò i o
anni, (piando il successore Leone XII sti-
mando che meglio si raggiungesse lo sco-
lio, se tutte le beneficenze si unissero in
un sol centro, formò la Commissione dei
snssidii, tuttora esistente, e dichiarando-
ne presidente il cardinal Tommaso Ria-
rio-Sforza, gli diresse il chirografo: Es-
sendo uno de' pili sagri doveri, i\&'i'] feb-
braio 1826, Indi a' 16 dicerabreemanò il
moto-proprio: Prove non equivoche del-
la pietà, in uno alle Istruzioni per i de-
putali parrocchiali. Ku perciò stampalo:
Cliirografo e Motuproprio della Santi-
tà di N. S. Papa Leone XII per lo sia-
hilimenlo della Commissione de'sussidii,
ed Istruzioni per i deputati parrocchiali,
Pioma i8?.G. Tutto fu ristampato nella
Raccolta delle leggi e disposizioni ^ pub-
blicata sotto Gregorio XVI, t. y.p. 2?.3
ese^.ieoeì Bull, liom. coni. t. iG, p.4oa,
e 1. 1 7, p. 1 6, mentre a p. 27 si riporta il
hvcvcIVihilprofecto,de' 1 ^gennaio 1827,
/Impliaùo donationis favore puellarum
rccciHarnm in domo udTIiennas Dioclc
S U S 89
^■/7/jrt.?. Adunque Leone XII col chirogra-
fo stabili la commissione composta d'un
cardinale per[)residenle,di8 (nendjri che
furono il tesoriere, l'elemosiniere, un u-
ditore di rota, due altri prelati deputati
il primo de'sussidii, il 2.° qual presiden-
te della suddetta pia casa d' industria, e
tre altri soggetti, e di un segretario, cui
nominò lo stesso uditore di rota mg.r Co-
simo Corsi ora cardinal arcivescovo di Pi-
sa: l'incaricòdi compilare lo stato di tut-
te le somme che si erogavano per pub-
blica beneijcenza dalla Dataria, Segre-
teria de' BrevijCainera A postolica,Lolti^
e qualunque altro istituto benché partico-
lare;quindi si formasse una soia cassa ge-
nerale detta de'sussidii, onde una fosse la
mano distributiva, e non si cumulassero
|iiìi limosina in una persona medesima.
In questa cassa doveasi pure raccogliere
tutti i lascili de'privati testatori, quando
non fosse determinala la persona incari-
cata dell'erogazione, ed anche i legati la-
sciati a istituti di carità e luoghi pii, ec-
cettuati quelli di estere nazioni, per dar-
li secondo il disposto de' leganti. Inoltre
nella medesima cassa doveasi versare l'im-
porto de'dazi diretti e indiretli imposti a
benefìzio de'poveri, le limosiue de' testa-
tori, quelle raccolte nelle chiese,nelle bus-
sole destinale o nelle prediche, il ricava-
to da'pubblici spettacoli dati a favorede-
gl' indigenti, e qualunque altro sussidio.
La commissione dovea altresì regolare le
sovvenzioni che si danno a'pubblici isti-
tuti, in modo che non fossero fisse e inal-
terabili, ma non si aumentassero e dimi-
nuissero che secondo i bisogni, e restasse
sempre un soprappiìi per casi imprevisti.
Dovea egualmente prendere ad esame
tutte le pensioni concedute gratuitamen-
te, levarle agl'immeritevoli, assegnarle ai
degni, dovendosi la grazia firmare dal Pa-
pa. In una parola ì sussidii a domicilio si
doveano stabilire in maniera,chegumgcs-
scro a tutti i poveri specialmente vergo-
gnosi, esommiuisliasscro mozzi per lavo-
rare agli accattoni, i quali alfallo si prò-
90 S U S
scrissero. La commissione adempì pun-
lualaienteairincaiico, pi esentò al Papa il
ririullato delle sue discussioni, e fu quindi
da Leone XII segnalo il citato moto-pro-
piio.col quale stabilì la niìo\aCoininissÌ0'
jie de' siissidii,e face savi ordinamenti per
bandir la (nendicità. Laonde proibì allat-
to l'accattar per le vie, e quelli che lo fa-
cessero si conducessero alla sala di cor-
rezione della pia casa d'industria. Ivi re-
stavano 3 giorni con una zuppa e 3 libbre
di pane, e quindi si respingevano alle lo-
ro patrie se .stranieri, o punevansi a'iavo-
ri se romani. Gli accalloiii recidivi era-
no posti a'Iavori fjrzati. Perchè poi la re-
ligione non servisse di pretesto all'ozio, gli
slessi pellegrini non potevano limosinar
pubbliciuucnle, ma doveano raccogliersi
iiegl'istiluli loro assegnali. Le case reli-
giosedovennsi [)orredicoi»cerlocolla nuo-
va commissione per distribuir più van-
taggiosamente i sopravanzi della loro
mensa. La nuova commissione de'sussi-
dii Leone XII la formò di i5 soggetti: di-
chiarò presidente lo stesso cardinal Ilia-
lio-Stbrza, e per deputati i prelati teso-
riere generale, l'elemosiniere pontilìcio,
due uditori di rota, altro prelato, il pre-
sidente della pia casa d'industria, 3 ca-
nonici e pe! i ."il regnantePonledce ch'era
presidente dell'ospizio apostolico, un allro
ecclesiastico, 3 principi, un marchese, un
cavaliere, non che d'un segretario cioè
uno di delli uditori di rota ossia mg/
Corsi. Il cardinal Morichini che nel iS^i
pubblicò: Degl' istituti di pid>blica cari-
tà ili Roma, 1. 1 , cap. 1 9, tratta della com-
missione de'sussidii,e d;i il seguente suo
slato a quell'epoca. La commissione dei
sussidii si compone d'un cardinale presi-
dente ei5 membri, cioè il tesoriere ge-
nerale, l'elemosiniere del Papa, un depu-
tato che f.i le funzioni di segretario dell, i
commissione, e altri 12 de|)ulali prefelli
regionari che presiedono alla distribuzio-
ne dc'sussidii nella città. 1 deputati della
commissione, nominati dal Papa e scelti
parie uclla prelatura e parie nella nubil-
s u s
tà, durano in ufTizioG anni. Tutta la cit-
tà èdivisanonne'i4 Rioni, ma ini 2 par-
ti, che con l'aulico nome romano si dico-
no Regioni, ed ogni regione è divisa in
parrocchie. Ciascuna parrocchia ha una
congregazione composta del parroco e di
due deputati parrocchiali, cioè un citta-
dino o nobile, ed una dama della carità
o donna di civile condizione, che sono no-
minati dal cardinal presidente e durano
ìli uilizio 3 anni. I membri delle singole
congregazioni parrocchiali con un medi-
co e un chirurgo formano la congrega-
zione regionaria, alla quale presiede uno
de' 12 deputali della commissione, delti
perciò prelèlli regionari. Tutti questi pre-
stano gratuitamente ro|)era loro carita-
tevole. Ogni regione poi ha un segreta-
rio e ui) bidello salariati, e la commissio-
ne ha la computisteria e segreteria cen-
trale con pili ministri egualmente salaria-
li (e da qualche anno esislente nell'edifi-
zio del Munte di pietà, mentre il magaz-
zino de'sussidii in oggetti è situato in via
di IMonserialo). Le congregazioni parroc-
chiali e regionarie, e la commissione, so-
gliono adunarsi una volta il mese. I soc-
corsi che si accordano sono personali, e
siccome procedesi nel concederli previa
visita domiciliare e con opportune inda-
gini sulla condizione del sussidiato, essi iu
generale pervengono alla vera e conosciu-
ta indigenza, ed a proporzione o del bi-
sogno o de'fondi disponibili. 11 moto-pro-
prio di Leone XII divise la concessione
de'sussidii in 3 categorie: ordinari, straor-
dinari, urgenti. Isussidìi ordinari o "ior-
nalierisonoindenaroesi concedono tem-
poraneamente per G mesi; se continua la
condizione bisognosa del ricevente, si pro-
roganoa più lungo leinpo.Gli straordina-
ri si dividono in sussidii detti d'una sol vol-
ta, in sussidii dotali pure in denaro, e iu
sussiilii in oggetti che sono cose di vestia-
rio, letti, fascie per bambini, cinti, ordi-
gni da lavoro. Questi oggelti fabbricansi
ipiasi tulli tìtiìi' Ospizio di s. Marta de-
i^li Angeli, %\ marcano cou bollo, uè poa-
s u s
no vendersi o comprare sollo pena di i o
giorni di carcere e della perdila delToq-
gelto. I sussidii urgenti sono altresì in de-
naro, perchè destinati a sodilist'aie i più
pressanti bisogni. Que'che bramano i soc-
corsi dalla commissione^ devono presen-
tare a'propri deputali o deputate parroc-
chiali analoga supplica, diretta al cardi-
nal presidente. Il deputato o la deputa-
ta, secondo il sesso de'poveri ricorienli,
li visita, verifica l'esposto nel memoria.
le,e ne fa relazione alla congregazione par-
rocchiale o direttamente al prefetto regio-
nario. La concessione de'sussidii urgenti
e in oggetti è in facoltèi del prefetto. Le
altre specie di sussidii si discutono nella
congregazione parrocchiale, la quale tra-
smette alla regionaria le istanze col suo
parere sulla qualità e quantità del sussi-
dio. Esaminale nuovamente le domande
nella congregazione regionaria, il prefet-
to presenta quelle de'meritevoli alla com-
missione cui spelta approvare le conces-
sioni proposte. Altri soccorsi si accorda-
no ancora dal cardinal presidente diret-
tamente o per mezzo de' parrochi, fra i
«juali si comprendono le casse, mortuarie
per seppellirei poveri. Finalmente a mez-
zo della commissione de'sussidii sono pa-
gate certesovvenzioni fìsse o temporanee
ottenute con rescritto del l^apa, mensili
operletre aimue fe-ilivilà di Pasqua, As-
simta e Natale. LeoneXIl volle che nelle
congregazioni regionarie si prendesse an-
cora a considerare lo stalo generale dei
poveri delle parrocchie loro soggette, la
moralità di ciascuno, le cause della men-
dicità e il modo di porvi rimedio, ordi-
nando al bisogno relativo i soccorsi; che
la commissione facesse rapporto al Papa
sull'andamento dell'economia, sui buoni
clfetli prodotti dalla distribuzione dell'e-
lemosine, sul costume e sull'educazione
del popolo, sul zelo de'depulati, in som-
ma sopra ogni cosa che riguardasse il per-
fi'zionamento morale ed econotnicode'po-
veri. Prescrisse quindi, come ricavo dal
motu-proprio(c G regorio X V I ne esigeva
SU S 91
la precisa osservanza)<'>Art.7. Il caidinal
presidente ci darà conto diretta mente ino-
ijuisetlimanadcgli alf-u'i relativi all'azien-
da de'sussidii, in un giorno che slabdire-
mo per la sua udienza. Art. 3 5. La com-
missione potrà accordare de'sussidii in
forma di pensioni graziose e vitalizie, so-
pra la cassa generale, a quelle persone che
giustificherà meritevoli di tali liguardi;
ed in questo caso il cardinal presidente ne
farà relazione a Noi, e la grazia dovrà es-
sere segnata di Nostro pugno. Art. 83. O-
giii congregazione regionaria discuterà e
formerà dentro il mese di novembre di
ciascun anno il conto generale preventi-
vo delle rendite e spese dell'anno futuro,
sull'appoggio delle spese dell'anno ante-
cedente, tenendo a calcolo tulle le osser-
vazioni proposte ne' preventivi delle di-
verse congregazioni regionai-ie, e in quel-
le degli amministratori de'|)ubblici sta-
bilimenti menzionati nell'art. 80. Alt. 84.
Questo conto preventivo sarà a Noi pre-
sentato dal cardinal presidente della com-
missione. Art. 86. Dentro il mese di mar-
zo di ciascun annoia commissione forme-
rà il bilancio generale delle rendite e spe-
se dell' anno antecedente, che accompa^
guaio da un rapporto relativo tanto all'e-
conomia, quanto a'buoni elfetli prodotti
nel costume ed educazione [)ubblica dal-
lo zelo de'depulati della commissione, e
ili tulli gli altri componenti le congrega-
zioni regionarie e parrocchiali; quanto fi-
nalmente a ciò che può condurre a mi-
gliorare l'andamento di questa vasta a^
zienda, ed a correggere qualche ilifetto,
che possa coll'andar del lem[)o introdur-
visi, sarà sottoposto a Noi dal cardinal pre-
sidente dentro i primi giorni del mese di
aprile per la Nostra sovrana approvazio-
ne, e per le analoghe provvidenze". Os-
serva il cardinal Morichini,che lacommis-
sionede'sussidii negli anni i 827 e 1828 di-
stribuì 648,1 20 scudi, come si ha d.i'Z?(-
lufìci stampati in tali anni dal cardinal
presidente,cioè324,o6orauuo,nellacjual
somma si comprendevano 72,000 agli u-
92 S U S
spedali, 35,oooairislituto che allora chia-
iDavasi pia casa cVindtistria, 6000 airZÌ"-
lernosìneria apostolica {^•), e cos\ altri
assegni ad alili luoghi di beneficenza, im-
perocché in quegli anni tutto era riunito
nella commissione. In seguito si tornaro-
no a dividere l'elemosine, e le casse della
Dataria, de Dre\'i e de' Lotti [f^.) diero-
110 direllameute a'poveri i loro soccorsi,
come per l' innanzi. Tranne questo, nel
rimanente restò fermo l'ordinamento di
leeone Xll <|iinnto alla sua forma orga-
nica e modo di tlislrihuzione de'soccorsi,
la (jiude esseiuhj basala sulla verifica do-
miciliare del povero, è il meglio che pos-
sa farsi. Ma l'estirpazione dell'accallonag-
gio straniero e locale fatalmente non si
raggiunse , ed ora per la condizione dei
tempi si è aumentato in proporzioni spa-
ventevoli, ingombrando i vagabondi dei
due sessi tutte le strade, petulando insi-
stenti di porla in porla, e sturbando e-
ziandio nelle chiese il raccoglimento dei
fetidi. Nel 1842 la commissione ile'sussi-
dii, rifcirisce il cardinal ìMorichini , avea
172,1 45 scudi annui dall'erario, a'quali
si aggiungevano circa scudi 1000 prove-
nienti da'decimi sui rescritti graziosi, da
lascile testamentarie e legati pii, da'pub-
blici spettacoli per le serate a beneficio dei
poveri, dall'elemosine delle cassette poste
in diversechiese, dalle prediche e da'nuo-
\i cardinali. Laonde, tranne i ricordali tle-
cimi, la lassa della de'zampetti in favore
deli' Ospizio di s. Maria degli Angeli, il
mezzo baiocco imposto sopra ogni giuo-
cala de'lotli.che per Roma rendeva an-
nui scudi i^fioo, non si gravarono i ric-
chi d'alcun peso per alimentare i poveri,
come si pratica in liighillei ra. La della
ilotedella commissione de'sussidii si ero-
ga in [)arle pel mantenimento di dello o-
^pizio, nel resto si distribuisce colle rego-
le e ne'jnodi di sopra notati alle i 2 regio-
ni della città. Nella tavola particolareg-
giata dal cardinal Morichini di tal distri-
buzione, del numero de'poveri sovvenu-
ti e delle spese pel uiìuìslcro; risulta che
S U S
nella popolazione di i54>632 individui,
lelamigliesussidialec[uolidianamente fu-
rono 3855, per scudi 72,758; gl'indivi-
dui sussidiali mensilmente 375, per scu-
di i 3, I2(); i sussidii nelle 3 festive ricor-
renze dati a 1046 individui, per scutli
48o3, ed i sussidii ad urgenza somma-
rono a scudi 35io;in oggetti dislribuiti,
scudi g2o4; in sussidii dolali, scudi 73o;
in sussidii per una sola volta, scudi 4o32;^
l'importo de'prowisionati ascese a scudi
4 104 e le licognizioni 120 : totale delle
somme, scudi 1 1 9,, 388. In esse non si com-
presero i sus>idii dati con rescritti del Pa-
pa e del cardinal presidente, la spesa del-
le Scuole di Roma (^.) regionarie e del-
le casse mortuarie, la spesa del ministe-
ro e dell'uHizio centrale, le quali tulle u-
nite a ciò che si eruga per l'ospizio ili s.
Maria degli Angeli, esaurivano l'intero as-
segno annuo della commissione. Il cardi-
nal presidente della commissione de'sus-
sidii distribuisce inoltre 3o,ooo scudi au-
nui per cause pie, derivanti dalla cassa dei
lotti, i (juali furono permessi a condizione
che il profitto, detratte le spese deirmi-
presa, si desse a'poveri e nel modo che con
qualche dillusione riportai nel suo arti-
colo. Ed è perciò, che con ordinamento
stabilitoda Gregorio WI nel 1 836, i po-
veri danno le loro suppliche a'parrochi,
e questi al cardinal presidente, il qualesu
di esse fa i rescritti, ed i petenti in giorno
ileterminato vanno a riscuotere l'accor-
dalo soccorso nel Monte di Pielà:così veii •
nero sussidiati circa 1000 individui pero-
gni mese. Una parte della suddetta som-
ma de' lotti è data alle ricordate scuole,
altra impiegavasi per le spese necessarie
pel deposilo di mendicità al Colosseo. Di
questo all'articolo Povero notai, che Gì e-
gorio XVI nel febbraioeaprilei837,av-
vicinandusi la Pestilenza [P'.) del Clio-
lera, fece pubblicare due notificazioni, u.
na dal cardinal Gamberini, l'altra dami;.'
Ciacchi governatore di Roma, colle qua-
li si ordinò che lutti gli accattoni doves-
sero prcbculaisi alle prcsidcuze regiona-
S L S
riede' r4 fiioni di Romn, per dare li loro
nome, rispondere alle domande ed es-
ser visilnti da'professori sanitari per giu-
dicare s'erano abili a qualche arie. Gl'in-
validi riceverono una patente e una me-
daglia da portarsi visibile onde essere au-
torizzati a questuare: i validi se stranie-
ri furono rinviali alle proprie patrie, ed
i romani si obbligarono al lavoro. 1 con-
trawentoii si punirono: lar.^ volta con
prigione, pane e acqua, i recidivi con pe-
iiepiìi gravi. Perciò si npi'i il detto depo-
sito di mendicità al Colosseo, per riunir-
vi quelli die accattavano senza permes-
so; gli uomini erano se[»arati dalle don-
ne, lutti e ciascuno ricevendo 24oncie di
pane e una minestra, e per dorniire il pa-
glione e la coperta di lana. Ivi restavano
tempoiaiieamenle, finché non partivano
per le loro patrie se forestieri, o impie-
gati alle arti o in altri modi se lomani.
Un fornitore li provvedeva del bisogne-
vole; alcuni custodi e soldati li sorveglia-
vano. Quanto a'cardinali presidenti del-
la commissione de' sussidii, il cardinal
Tommaso Riario-Sforza tieWe Notizie di
Roma lo trovone'ponlifjcatidi LeoneXIl
e Pio Vili ìniìloìalo: Presidente dell'ani-
mìnislrazione e della distribuzione de' sus-
sidii carilalii>i, e nel i 859 fu da Pio VI 1 1
inviato a Forlì per legalo apostolico, in-
di gli sostituì per Presidente de'sussidii
il cardmal Giuseppe Albani segretario di
stalo. Dichiarai a Elemosiniere del Papa,
come Pio VHI non volle che le casse di
dataria e de' brevi corrispondessero alla
commissione de'sussidii , e come regolò
ì' Elenio sineria apostolica. D\ piùPioVIII
sottopose al cardinal presidente de'sussi-
dii l'ospizio di s. Maria degli Angeli. Gre-
gorio XVI, tanto eminentemente beneme-
rito della pubblica e privala beneficenza,
come storicamente narrai in tanti artico-
li, neh 833 fece dichiarare dal cardinal
Gnmberini segretario per gli alìhiidi sta-
to interni, con notificazione che leggesi
nel f.i, p. yo della citala Raccolta delle
leggi: Che i caritatevoli soccorsi diesi pa-
S L .S ()3
gnno dalla cassa della commissione de'sus-
sidii,non sonose(|uestrabili.LoslessoPapa
sinodal i 83 i avea leintegrato il cardinal
Tommaso Piiario-Sforza della presiden-
za, e promovendolo indi a legalo aposto-
lico d'Urbino e Pesaro, neh 83 7 nomi-
nò presidente il cardinal Luigi del Dra-
go (la cui biografia scrissi Ira i fl/aggior'
domi),(ì\ cui nelle Notizie di Roma si di-
ce ])u\ e presidente della commissione ani-
ininistratÌK'a de' lavori di pubblica bene-
jftcenza,t\e'([Uiì\\ ragionai ne'vol. LV, p.
18, LIX, p. 61. Avendo rinunziato nel
I 836, il Papa conferì la presidenza al car-
dinal Mario IMaltei. A questo porporato
nella micidiale e ricordata pestilenza fu
afi'idata la speciale vigilanza delle com-
missioni regionarie sanitarie pe' colerosi,
e molto con zelo si allaticò in quella pub-
blica calamità. Nel seguente anno j838
persuase Gregorio XVI aH'appIuuilila i-
slituzione dM' Ospizio, istituto e convitto
di scuola e istruzione di sordi e muti d'am-
bo i sessi in s. /Ilaria degli Angeli, così
dello per essere collocato adiacente al-
romoiiimoO>p/s/o(chepel Papa, pel car-
dinale e pe'fralelli delle Scuole cristiane
tanto fiorì), di cui pure era presidente co-
me presidente della commissione de'sus-
sidii, e lo divenne ancoia (\e\\' Istituto dei
sordomuti. A premiarne le benemeien-
ze Gregorio XVI nel dicembre i84o di-
chiarò il cardinal ÌMallei segretario pergli
affari distato interni, e gli die per ilegno
successore il cardinal Giacomo Luigi III i-
gnole poi vescovo di Sabina (delle bene-
ficenze di cui fu largo a quella diocesi ri-
parlai nel voi. LXIII, p. 3 1 1). Nevol. L,
p. 25, LVIII, p.i48, LIX. p. 74 e 82,
raccontai che il regnante Pio /.\, aven-
do il i.°oltobrei 847 iittribuilo alla ma-
gi slra tu radi fiomrt la commissione de'sus-
sidii e l'ospizio di s. Maria degli Angeli,
per r operalo benefico incremento del-
l'istituto dc'sordornuli del cardinal liri-
gnole, di questo gliene conservò la presi
(lenza. Alla medesima romana magislra-
liiia il Papa attribuì indire la piesideu-
f)4 'S u s
zadclln commissione (le'lavori di pnhljli-
caljencfìcenza; nonché II- spezierio, i me-
dici, i chirurghi, gii osteti ici e levatrici,
le scuole regionarie, togliendoli dalia di-
pendenza dell' hlcmofìimere del Papa.
Quindi nel i 8'> i dichiarando Pio IX pre-
sidente de'sussidii l'encomiato cardinal
IMaltei, gli restituì lutto il concesso alla
magistratura romana, e. quelle stjddelte
ingerenze pure già dell'elemosiniere pon-
tificiojampliandocos'i le attribuzioni del-
la commissione de'sussidii, il che registrai
ne'rispettivi luoghi ene'vol. LUI, p. 23o,
LVlll,p.!48,LXIlI,p.no,i94,LXVni,
p. ^268. Dopo stampato l'articolo Sordo-
Muto, gli /limali delle scienze religione
serie 1." ,1. i 2, p. 280, hanno pid)|jlicalo
il decreto genei ale della s. congregazione
dell'indulgenze, che Papa Pio IX appro-
vò, per lucrare le indulgenze anco i sor-
do-muti, sebbene è prescritta la condizio-
ne delle preghiere vocali, e ciò ad istau-
ra del cai (linai Brignole. Pertanto Fu pro-
posto a detta s. congregazione il dubbio:
Ànelqnoniodo suvdo-niuli supplcre va
leanl inipolentiae, qua delinentnr preces
recilandi prò iiidulgenliis acnuirendis in-
jiinctas? Diicusao il dubbio, la s. congre-
gazione decretò e statuì. i.^Quod si inler
opera prò lucranda imlulgenlia praescri-
pla sii visilalio nlicujus ecclesiae, surdo-
muti ecclesiam ipsain devote visitare le-
iieanlur, licei mentem tantum in Deum
elevenl, et piosaiTectos. ^."Quod si inler
opera sint publicae praeces, surdo-muti
polsini lucrare indulgentias iis adnexas
corpore quidem conjtmcti caeteris fìde-
libusineodem loco orantibus, sed pari-
ter mente tantum in Deum elevaUi,et piis
cordis afTeclibus. 3.°Quod si agalur tan-
dem de privalis orationil)us, proprii mu-
torum et surdorum confessaiii valcant
easdem orationescommutarealiquo mo-
do manifestata, proni in Domino expe-
dire judicaverinl. A'aS giugno 1 853, per
la morte del cardinal Uiignole, che de-
plorai nel voi. LXllI, p. I ^5, il Papa Pio
IX riunì alla presidenza della commissio-
8 U S
ne de' sussidii nuovamente quella dell'i-
stituto de* sordo-muli, nella pei<«ona del
cardinal IMaltei, e per sua cura ebbe luo-
go quel saggio che celebrai a Sordo-Mu-
to. Divenuto il cardinal IMaltei sotto de-
cano del sagro collegio, ed a' 23 giugno
1854 ti il vescovato subuibicario di Fra-
scati trasferito a quelli uniti di Porto e s.
Kufina, il Papa dopo avergli conferito la
carica di prefetto della segnatura, come
riporta il n.°i42 del Giornale di Roma
1854, nominò ilcnrdinal Nicola Clarelli
Paracciani presidente della commissione
tle'sussidii, della pubblica beneficenza e
dell'istituto de'sordo-muli, non che pro-
tettore delle suore di INostra vSignora al
Monte Calvario in s. Norberto , perchè
hanno in cura il sesso femminile dell'o-
spizio di s. Maria degli Angeli e de'sor-
do-muli, di loro avendo rifalla onorala
menzionenel vol.LXin,p. 1 1^. Nelle No-
tizie di Roma del 1 8^4 si riporta la Cnni-
niissione. de' sussidii composta del cardi-
nal presidente, di 6 deputali, cioè un u-
ditore di rota e segretario, <leirelemo>i-
niere, di due altri prelati, e deminislri
delle finanze e de'Iavori publici;di 1 7. ile-
potati prefetti delle regioni, comprenden-
do prelati e laici litolati, oltre i deputati
e ileputale parrocchiali.
S\JSS\D\0,Subsidiuni,/4d/unienlnni.
Questo vocabolo oltreché significa soc-
corso e aiuto nelle necessità,e quella spe-
cie caritatevole di sussidii dichiarali nel
precedente articolo; ausiliario o aiutato-
re, come il vescovo in paruhus dato in
aiyto ad un ordinario, e di cui ragionai
a SuFFRAGANEo; chiesa di sussidio o Snc-
cursale[f^.),/4edes curine vicariaejè pur
nome generico che si diede a tutte le im-
posizioni. Dazi o Gabelle (/ .), decreta-
le sui popoli o sulle merci, in nome so-
vrano, por soddisfu-e a'suoi bisogni e pe-
si. Anticamente quando i T'escovi anda-
vano a' Concila e Sinodi, riscuotevano
un certo diritto per supplire al le spese che
perciò incontravano, qual diritto c\i\n-
iua\ai'\ sussidio caritalevole,i)eixUì: il pa-
I
S U T
camento fncevnsi a titolo di rarità, co
me osserva Bail^osa, [)e juie eccles. lih.
3, cap. 2 1. Questo cnnonisla, con molli
altri, appoggialo alle diirerenli autorità
del diritto, stabilì:!.^ Che il vescovo ed i
prelati superiori, col parere del loro ca-
pitolo e della loro coninnità,hanno l'au-
torilà d'esigere in caso di necessità il sus-
sidio caritatevole da quelli che sono loro
soggetti; 2.° Che quel sussidio non è fi';-
satOjnia che dipende dalle circostanze;3."
Che il Papa può esigere quel sussidio da
tutti gli ecclesiastici e da tutte le chiese;
4.°Che i cardinali hanno il medesimo di-
ritto nella estensione de'loro titoli, ed i
legati nelle loro piovincie; 5." Che i pa-
triarchi,i prim;ili,gli arcivescovi non han
no questo privilegio nella estensione dei
luoghi di loro competenza, perchè non
hanno che una maniera di giurisdizione
straordinaria e limitala dal diritlo,ci()che
si applica pure a'prelali inferiori n'vcsco-
vi, quando essi non abbiano acquistato
(juel diritto col possesso, o che non siano
regolari; 6.° Che la causa di quel sussidio
dev'essere una necessità evidente e pres-
sante, come le spese perle bolle e la consa-
grazione,i debili falli dal vescovo perilife-
sa della sua chiesa,ovvero perla causa co-
mune della diocesi, o per viaggio di estre-
ma necessità alla curia diRomajec.;^.' Che
il sussidio non dev'esseie pagato che dagli
ecclesiastici i quali posseggono de'benefì-
t\. I monasteri ne sono esenti in faccia al
vescovo, come anche le chiese, le quali
hanno a questo riguardo un valido lito-
Io di esenzione, fondato sopra una causa
diversa dalla prescrizione.
SUTPvI [Snirin). Città con residenza
vescovile degli stali pontificii nella de-
legazione apostolica di Viterbo, con go-
vernatore residente, lungi circa 28 mi-
glia da Roma, essendone Nepi quasi So
dalla stessa capitale, e da Sutri 7; situa-
la inclima dolce,alquanlo umido nell'in-
verno, mediocre nell' eslate, sorge fra*
monti Cimini.Dopo Monte Rosi e un mi-
glio prima d'arrivarvi, la via che cundu-
S U T 9'
ce a Sutri prende l'aspetto il più pitto-
rico e ameno che possa immaginarsi: le
rupi fia le quali è scavata la strada sono
di tufa color lionato , tagliale a picco e
vestile di vigorosa vegetazione; retfello
viene acciesciuto da'sepolcri sulrini, che
le forano, ora disposti in ima linea, ora
in due, una all'altra sovrapposta, e vero-
similmente formarono già ne'lempi etru-
schi la necropoli sutrina, e quindi furo-
no convertili in rifugio de'primitivicii-
stiani, o negli altri che desciiveiò. So-
no questi sepolcri molteplici, vari per la
grandezza, per la forma e per la decora-
zione ricavata dal masso stesso, incavati
nella pietra, ornati di pilastri e frontoni
intagliali senzaombra d'intonaco e di co-
struzione; essi investono per quasi un mi-
glio i colli che precedono e coronano la
città, la quale si presenta in magnifico
aspetto. Ne pubblicarono la prospettiva
con incisione,prima l'avv." Camilli nel t.
1 3, p. 2 1 3 duWAlbuìn di Roma insieme
ntl un erudito articolo sull'antichissima
città; poi l'agostiniano p. Giuseppe Ran-
giiiasci nella parte 2.^ (ÌgWh AJemorie i-
sloriche cìedmlorni della città di Nepi,
cioè del Feii etrusco, di Fa Ieri i antico
e de'liioglù e città ad esso soggette, To-
di 1 847, cap. 6: Sutri città della Penta'
poli etrusca nel territorio Falisco. Il sa-
cerdote d. Paolo Bondi, Memorie stori-
che di Sahazia e Trevignano, e saggio
storico sull'antichissima città di Sutri,
Firenze i836: Saggio storico dclC anti-
chissima città di Sutri, par. i ." , dice ch'è
di figura sferoide, e in guisa che rasso-
miglia a una nave in linea, che abbia ri-
volta la prora al sud e la poppa al nord,
se non che il bordo all'ovest verso Sacel-
lo è più ampio ed esteso dell'altro di s.
Francesco all'est. Questa grossa nave si
vede come sbalzata sopra d' un rilevato
scoglio di tufo da ogni parte faglialo a
per[)endicolo, che le forma un basamen-
to quanto stabilealtrellanlo forte,e som-
mamente opportuno per la fortificazio-
ne della cillà, in caso che avesse bisogno
96 S U T
di trarne pnitifo. Sopra Io sroj^linè nn pa-
liipello di muro co' inerii hastanlenicn-
te capace a fornire una legolare difesa,
comechè di IraUo in Irallo avvaloralo
da baluardi, tali essendo e ben costrui-
ti quelli ili porla Romana, di porta \'ec-
cliiajdi porta IMorrona una delle più an-
tiche della città, e della Rocca. La stra-
da cbe ultiniaineiite tonduceva a Sutri
eia la celebi econsolare Cassia; dalla por-
la Moirona poi incominciava l'altra via
consolare, lastricala però di pielie cal-
cari, di cui abbonda la contrada Citninia,
e tagliando il Forum Ciininuin, si avan-
zava al di sopra del lago Ciminio, e fra
la montagna persino a Longola, oggi Vi-
terbo, e (juindi rivolgendosi alla sinistra
si univa alla Cassia poco olire Viterbo
al lago Forum follurni. A'iati est ed o-
■vest inferiormente al piano di Sulri si
estendono due lunghe liste di fertilissi-
mo terreno, delle quali la maggior parte è
quella airovestjColli vate a ortaglie e pro-
ducenti saporiti poponi ed abbondanti er-
baggi, innafìlate all'ovest dal perenne fiu-
micello Pozzuolo, ed all'est dal uìinore
Bivorolto, che quindi non molto huigi
si unisce col 1° Al termine esteriore di
questo ubertoso piano si rialza un circon-
dario di tufi, su'quali tuttavia vegetano
un gran tratto di vigneti, che son)miiii-
strano vino gentile e gustoso. Gli altri
jìrodotli, r olio ed i cereali vi sono co-
piosi ed eccellenti, le campagne sono a-
mene e ubertose, il tralìico dei suoi ge-
neri è attivo, il territorio vastissimo, e
lo era maggiore negli antichi tempi, in-
nanzi che dalla parte del Cimino fosse
sraetnbralo a favore de'posteriori caslel-
\\ confinanti, poiché eslendevasi sino al-
le campagne Sabazie e Veienli per un
gran tratto di paese. Laonde il soggior-
no è dilettevole, senza mancare a' biso-
gni della vita, godendo pure acque sa-
lubri. La fontana pubblica è ornata da
uno de'più belli sarcofaghi di marmo di-
solterrali in alcuni luoghi della ciltà,e vi
si scorgono scolpili due yrifì all' uso e-
S fj T
trusoo, con delle fici e delle figure che si
tengono per mano, e una col manto in
testa. Il iSibby, yénnlisi de dinlorni di
Zio/H^, nell'articolo Sutri, da lui vigilalo
neh 835,osserva che l'antica città era po-
sta sopra due colli tagliali a picco da o-
gni parte, sempre di lufa di color liona-
to, che uniti insieme (hlungansi per quasi
un miglio nella direzione da occidente a
orientejch'essi unisconsi insieme per mez-
zo d'un ponte, il quale nell'esterno è di
moderna costruzione, ma che forse nel
masso interno è antico. Oggi però la cit-
tà copre soltanto il colle orientale; l'oc-
cidentale è abbandonato airatt(j,e a mez-
zodì di questo spiccasi un dirupo isolato,
che forse costituì la rocca. Le mura an-
tiche che cingevano Sulri erano costrut-
te di grandi ed enormi massi di tufa lo-
cale, [)Osli con moll'arle sul ciglio estre-
mo della rupe : essi sono S(piadiati ma
irregolarmente, e collocali or per lungo
or per largo.seuz'ordineeben commessi ;
e molte ti accie di queste mura si couser-
vano, specialmente nel lato meridionale.
INel lato sellenlrionale però, olire le ve-
stigia ilelle mura, rimane ancora una por-
ta antica verso Toscana e semiulerrata,
la quale conserva il suo arco : questo nel
destro lato spicca immediatamente dalla
rupe che gli serve di pilone e di stipite,
e nel sinistro da un pilastro costruito di
massi enormi. Taleporlaèdel tulio chiu-
sa, e il volgo da tempo immemorabile la
chiama porta Furia, nome che ricorda
limpresa che dirò di Marco Furio Ca-
millo dittatore romano: solo qui nolerò
che il) memoria di quel prode che per es-
sa feccilsuo maestoso ingresso nella città,
l'antico statuto sulrino esentava da cpja-
lunque imposta le famiglie che ne abita-
vano la contrada. I due dirupi su' quali
sorgeva l'antica città sono bagnali verso
mezzodì dal rivo di Proraonte, quasi rivo
del Promontorio; e verso settentrione da
quello dello Torto, come li chiama Nib-
by (poiché anco 1' avv.° Castellano, ^o
sialo jwnli/ìcio, dichiara Irovaiii l'auli-
S U T
CI città diSiilii in liva alPozzoio o Poz-
zuolo, eziandio secomlo Marocco, die pu-
re col vocabolo Rivorot'o appella l'allro
fìiimicello), e si riuniscono sotto la città
verso Oliente, varcandosi questo su! pon-
te. Di là dal ponte attira l'aMimirazione
il bel bosco sempre verde di elei, abeti e
cipressi, delizia della villa del conte .Muti-
Papazzurri-Savorelli. Aggiunge Nibby,
che più uno si avvicina a Sutri, più la
scena si fa magnifica e imponente, mas-
sime nel punto dove si discende alla val-
le che isola questa città dalle circostanti
colline. Le mura originali present.ino un
restauro di massi quadrilateri mediocri,
opera del secolo XV: alle une ed alle rfltre
poi sono appoggiate fortificazioni del se-
coloXVI,che crede opera de'Farnesi. Ol-
tre le mura, soggiunse di non avere nella
città ravvisato avanzi d' antiche f.ibbri-
che;e la casa che chiamano di P/7<Jfo(dice
casa di Malco il Calindri,nel Saggio sto-
rico del pontifìcio stato, così il Castella-
no) non è certamente anteriore al secolo
XVI. Il fabbricato è conveniente, e le due
nobili famiglie del suddetto conte, e del
conte Fiacchi Gialli hanno vaste e belle
abitazioni o palazzi, altre essendo quella
de'nobili Mezzoroma, e la graziosa e re-
cente della famiglia Capolondi. La cat-
tedrale è basilica, ma tutta moderna, ad
eccezione del campaiiile,opera del secolo
XI 11: le proporzioni però troppo svelle
della chiesa indicano che, sebbene rinno-
vata,anch'essa era c'architetlura di quel
secolo, e dicesi che ie colonne clie la di-
videvano in 3 navi siano dentro i pilastri
moderni. E dedicala alla B. Vergine As-
sunta in cielo, col ballisterioecura d'a-
uirae, amministrata dal capitolo a mez-
zo d' un parroco che si elegge per con-
corso e il vescovo approva. Ivi tra le sa-
gre reliquie è in gran venerazione la ver-
gine e martire s. Dolcissima conci Itadi-
ua e principale protettrice di Sutri, la cui
lesta si ceU-bra con gran solennità: la sua
cappella l'edificò, ornò e lasciò erede An-
tonio Cavalli sutrinojindi restaurò e am-
VOL. LXXr.
S U T 97
pliòd. Antonio abbate, come si legge nel-
la lapide riprodotta con tutte le altre del-
la città da Marocco , IMonunienti dello
stato pontifìcio \. i4, articolo Sutri. il ca-
pitolo si compone della dignità dell'arci-
prete, di 1 4 canonici comprese le preben-
de del teologo e del penitenziere.colle in-
segne corali della cappa, di due benefi-
ciati, e di altri preti e chierici addetti al
servigio divino. Nella sagrestia esiste una
lapide, che dopo Grillerò pubblicarono
Bondi, Nibby, Marocco e il p. Rangliia-
sci : in tempo del i .°stava in un altare. È
interessante, ma rotta in più pezzi, man-
cante nel lembo sinistro, e con lettere di
bella forma del tempo d'Augusto o Ti-
berio. Contiene essa la serie de'ponlefici
sutrini, e le successive sostituzioni, ed è
ricordato Q.Flavio Pollino pontefice del-
la colonia sutrina, e meglio in altra la-
pide che esisteva nell'orto della cattedra-
le,egualmente pubblicata dal Grutero e
dagli altri sunnominati. Sotto 1' atrio o
portico della stessa basilica sonovi diversi
frammenti di antiche casse mortuarie di
marmo, con bassirilievi esprimenti guer-
rieri combattenti a cavallo, ed altri ro-
vesciati al suolo. L'episcopio è adiacente
alla cattedrale, oltre la quale nella cit-
tà vi è un'altra chiesa parrocchiale. Vi
sono però altre chiese, il convento e chie-
sa dei religiosi dell'ordine della peni-
tenza detti scalzetti, e già appartenea-
ti a' minori conventuali ; il monastero
delle caiinelitane dell'antica osservan-
za, che nella chiesa hanno un buon qua-
dro di s. Maria coli' epigrafe: Ospitio
Christiis suscepit. Evvi il seminario, di-
verse confraternite, il monte di pietà, le
maestre pie, le scuolecomunali. Sutri van-
ta molti cittadini illustri, massime quelli
che fiorirono in tempo del suo splendore;
anche in santità di vita, come s. Felice
prete e martire; nelle dignità ecclesiasti-
che e vescovile, oltre il cardinal Giovanni
Co/if({^^.)deltodiSutri; mentre Ira'lelte-
rati ricorderòG. Andrea Anguillara cele-
bre poeta, autore di vari componimenti
98 S U T
e capitoli, Iratlultore in S." rima delle lìfe
laniorfosi <V Ovidio, delle Salire, delln
ti.'igedia V Edipo, e del i ."libro deW Enei-
de di Virgilio, e fu pure insigne lettera-
to che gareggiò co'più gran genii del suo
terapo: esiste ancora l'abitazione de'suoi
antenati colio stemma gentilizio, e nel-
l'antica chiesa de'convenluali evvi la se-
poltura di sua famiglia con lapide e stem -
ma. Dalle lapidarie riportate da Maroc-
co si ponno rilevare altri illustri sulrini,
come de'Flacchi-Cialli, de' Mezza roma e
di altri. Due di esse celebrano l'erezio-
ne e restauro della chiesa di s. Maria del
Monte,e l'edificazione eabbellimento del-
la chiesa di s. Maria de Cvypta; altre la
pietà e le virtù di diversi sutrini d'ambo
i sessi, e de' Muti-Papazzurri. Piimarca
l'avv. Castellano che Sutri ha il privile-
gio d'intitolarsi rt/i^/r/i/^sm/rt!, in tutti gli
alti pubblici e governativi. Uscendo da
Sutri e dirigendosi alla villa Muli-Pa-
pazzurri Savorelli, e al famoso anfitea-
tro siilrinO,sono questi due luoghi sopra
im colle adatto isolalo, e tagliato a picco
da tulle le parli, posto a sud-est della cit-
tà. Prima di salire alla villa si vede iwX
lato del colle sul quale giace, dal canto
di scllenlrione,incavata nel masso di tu-
fa una piccola chiesa,com posta d'una spe-
cie d'atrio,della chiesa propriamen le det-
ta, con un solo altare inciso nel tufo, di-
visa in 3 navi da pilastrini ricavati pure
nello stesso masso e riquadrali, e di una
sagrestia. La chiesa è dedicala alla Ma-
donna del Parto, e dalle traccie ancora
esistenti è chiaro che fu intonacata e di-
pinta nel secolo XIV, e forse in quell'e-
poca medesima venneformata, profittan-
do di qualche sepolcro etrusco più gran-
de, come pensa Nibby. Altri sepolcri a-
diaceuli furono ridotti a cimilerio, e da
uno di questi sepolcri o catacombe che
si lega con altri, si ricavò la tradizione
o favola, al dir di IN'ibby, che si unisse
colle catacombe di Nepi dell'antichissi-
ma chiesa di s. Giovenale, or quasi del
tutto distrutta, mediante un cunicolo o
S UT
strada sotterranea, e pel quale pretende
Bondi transitasse da Nepi a Sulri il glo-
rioso martire s. Tolomeoa predicare l'e-
vangelo a'sutrini, ed a prestar loro soc-
corsi spirituali e temporali: egli ne attri-
buisce loscavoalle guerrede'romani con-
tro gli etruschi, con ispesa e intelligenza
d'ambo le città, per sostenersi scambie-
volmente nelle sorprese. Dice inoltre il
Bondi, che il sagro tempio è fattura dei
primi secoli, e ritiene le ricordate pittu-
re a fresco e rozze di que'tempi,come si-
mili a quelle delle catacombe di Nepi j
che ivi i cristiani si rifugiarono a cele-
brare le sagre sinassi, e che furono tali
sutrine catacombe innaffiale dal sangue
di molti martiri, che vi depose la pia ma-
trona s. Savinilla colla maggior possibi-
le decenza, onde dichiara il monumento
il più rispettabile dell'antica e illustre cit-
tà. Ma notaNibby.essere fisicamente im-
possibile che la catacombe sutrina possa
comunicar colla nepesina,con estendersi
al di là della rupe. Dalla chiesa si ascen-
de alla villa, conlenente tra le sue ame-
nità una chiesa, e i ruderi d'un palazzo
baronale del secolo XV, al quale si dà il
nome di palazzo di Carlo Magno. Tra-
versando il boscosi perviene all'anfitea-
tro sutrino illustrato brevemente e perla
i.'' volta neliS^i dall'avv. prof l'ielio
Ruga, con Lellera suW anfiteatro sutri-
no, alcav. Michele Ardili, direttore del
r. museo Borbonico e dell' escavazioni
del Poni pei a no, co' pùuàpnli brani delle
viccndestoriche diSutri,e pubblicato dal
Giornale arcadico di Roma 1. 1 i,p. 3 i r,
insieme al disegno della pianta. Breve-
mente lodescriveNibby,dicendo che fan-
fitealro,il podio, i gradini, i battei, le nic-
chie, i vomilorii, le porte e corridoi, tut-
to è interamente scavalo dentro il eolie
di tuta locale, sul quale è pure la memo-
rala villa, e lo crede o;)t;ia de'lempi di
Augusto. Le misure assegnale dal Kiiga
all'arena, eh 'è al solilo di forma eliitica
ossia ovale, e nella direzione da mezzo-
giorno a stUentrione, sono di palmi 222
S U T
ili lunghezza ei8o di larghezza. Il podio
non conserva il parapetto, ma le traccic
d'una gola intagliata pure nel masso clic
lo fasciava: nel lato orientale visibili so-
no le traccie dell'ambulacro che girava
sotto il podio medesimo. Si ravvisano pu-
re 3 meiiiani o precinzioni: la i .^ha 6 gra -
dini, così la 2.^; la 3.^ i i, e quest'ultima
ècoronata superiormente da una via, cin-
ta intorno da un balteo, ch'è interrotto
da nicchie, probabilmente per uso dedi-
s>'gnntores, poi tribuni voluplaUim , os-
sia degl'impiegati che assegnavano i po-
sti, e incaricati al buon ordine dello spet-
tacolo: altre di tali niccliie si vedono in-
cavate nell'intervallo fra la 2/e la 3.' pre-
cinzione: 4 sono vomitorii, ed una scala
lo mette in comunicazione colla villa. Es-
so poteva inondarsi e nettarsi per mezzo
del fosso di Promonte, ch'è il rivo prin-
cipale della contrada. La metà della ca-
vea verso occidente è molto più degrada-
ta dell'orientale: i due vontitorii meridio-
nali sono ben conservati, i settentriona-
li appena ponno tracciarsi; l'ambulacro
sotto il portico è per la maggior parte im-
praticabile. Termina Nibby con dichia-
rare ch'è massima l'imponenza di que-
sto anfiteatro, e che l'esterno non è né
ornato, né regolare. Il Paiga nella Lede-
rasi meraviglia che niuno avea dato con-
tezza dell'anfiteatro sutrino, benché nel-
le vicinanze di Roma e non lungi dalla
via Cassia verso il monte Cimino, e nep-
pure fu conosciuto da Giusto Lipsio, il
quale, come Everardo Ottone, nel Sag-
gio dcglt anfiteatri exlra Rom/im,ai^tiv-
mònou esservi stato appena nell'antichi-
tà municipio o colonia, che non avesse
un anfiteatio, per cui l'Arditi colla de-
scrizione dell' anfiteatro di Pompei ri-
battè il singolare assunto del marchese
Malfei, il quale tiasportato per soverchia
venerazione pel suo aniìtealro di Vero-
na, solo riconobbe que' di Roma e Ca-
pita; egli pq.ò non pili esisteva quandosi
disotlerròil magnifico d'Otricoli, e si sco-
prì quello importante d* Ancona. Ruga
SUT 99
spiega l'ignorarsi il sutrino per mancar
Sutri allora d'una storia antiquaria, ad
onta che lo meritasse perla sua origine
della più rimola antichità, e per le vicen-
de e onori di che fece luminosa mostra in
tutte l'età, poiché Sutri esisteva prima
che Roma sorgesse, ed ifiammenti di Ca-
tone la fanno credere fondata da'pelasgi,
prestando i sufrini culto speciale a Satur-
no e alla dea Noicia. Noterò, che trovo
nelle Memorie del Soratte e luoghi con-
vicini,à\ Degli Effetti, avere gli etruschi
adorato la dea Horchia o Orcia, da Massa
stimata Pomona, dea de'frutti e de'giar-
dini, talvolta confusa colla dea Nortia,da
Tertulliano detta dea peculiare de'sutri-
ni e volsinesi, e Gir;ddi chiama Nortia e
Nursia.La/l7/7o/pg'a l'appella Norzia, cre-
duta pure Nemesi, e da'volterrani deno-
minata gran dea, nome proprio di Ci-
bele, soprannome di Rea madre degli dei
e perciò moglie di Saturno, il quale sog-
giornando in Italia, il suo regno fu cele-
brato l'età dell'oro per l'incivilimento
che v'introdusse, essendo la falce il suo
principale attributo, sia io significato di
distruzione, come rappresentando egli il
tempo, sia per aver insegnato agli uomi-
ni l'arte di tagliare il frumento colla fal-
ce, in imo all'erba de'prati. Questa pic-
cola digressione forse non riuscirà inu-
tile, per quanto vado a dire. Ruga con-
gettura che la gloria dell'erezione del-
l'ampio e magnifico anfiteatro sutrinoin
eccellente luogo, ove si conciliò la solidi-
tà con l'economia, debbasi aStatilio Tau-
ro il f'ecchio , personaggio consolare e
trionfale,furse cittadino o magistrato del-
la città, il quale fiorì sotto Augusto che
pel I ."eresse in Roma nel Campo Marzo
un solido edifizio di tale forma, serven-
dosi dell'opera sua; od almeno a Statilio
Tauro il Giovane, che egualmente vis-
se opulente a'tempi di Claudio, il quale
regnòdall'anuo 4i al 54di nostra era, o
ad altro della potente famiglia de'Tauri.
Congettura pure che nell'anfiteatro la ro-
nnna colonia Giulia Sutriua die gran-
loo SUT
diosi spettacoli all'imperalore Caracalla
del 2 I I jclie vi passò nel ritorno dalleGal-
lie;parere che fonda sull'iscrizionedi mar-
mo bigio posta inSutri a quel principe, e
nel 1819 trovata negli scavi dentro la cit-
tà dal conte Luigi Fiacchi Gialli, nell'in-
gresso al suo delizioso giardino, per la cui
importanza la pubblicò Piuga.AncheCa-
lindri crede l'anllleatro eretto da Stati-
lio Tauro il Giovane. Indi con deltaglio
descrisse l'anfiteatro il Doridi, ma pel di-
chiaralo amore di lui per la città, pel ve-
scovo, pel capitolo, per la nobile casa Sa-
Torelli ornamento e decoro della città,
e per la nobile e antica famiglia Fiacchi
Gialli, che qualifica per altro lustro e so-
stegno patrio, e propugnatrice degli an-
tichi diritti e privilegi, l'esegui con trop-
po entusiasmo e poca critica, come fece
sull'origine di Sulri, perciò proverbiato
da Marocco e dal p.Ranghiasci,ancheper
aver provocato le suscettibilità delle ri-
spettabili città di Viterbo e Nepi,con con-
fronti deprimenti e non necessari. Egli ri-
petè la volgare opinione della contrada
e già rigettata da Ruga, che riporta l'o-
rigine dell'anfiteatro a'tempi degli anti-
chi etruschi, i quali pare che non l'usas-
sero secondo il Ruga. Niente meno che
dall' origine di Sutri nel 1 836 calcolò es-
seredecorsi 3o88 annid'esistenza,e298S
ne concesse all'anfiteatro, che pur chia-
ma Colosseo^ e capace di ricevervi agia-
tamente sopra 20,000 persone a godere
lo spettacolo, potendovi ingoiare dueVi-
terbi e dieci Nepil Marocco nel descri-
vere l'anfiteatro, rimarca tali ampollose
espressioni, e non solo dice esagerazione
il calcolo di contenervi tanta moltitudi-
ne, ma censurò altro scrittore, chegiudi-
cò esser capace di circa r 0,000 individui;
egli ne accorda poco più di G o 7 mda,ed
.nggiunge che ora viene reso dignitoso e
pittorico da una corona di vecchi alberi
the vegetano sull'estremità del i. "ambu-
lacro, e dalla parte sinistra sul contorno
di masso che serviva di muro di circonfe-
renza a tutto l'edifizio dal destro latore
SUT
vedesi rovinato per l'insulto di tanti seco-
li e per la poca cura che se n'ebbe. Per-
ciò loda i conti Antonio e Alessandro Sa-
vorelli di Forlì, eredi de'JMuti-Papazzur-
ri, per averlo tolto dallo squallore in cui
giaceva, facendolo ripulire dagli sterpi e
alberi che 1' ingombravano, unitanriente
alle macerie delle parti cadute. Il p. Ran-
ghiasci ripete l'asserto di Micali, che vuo-
le etrusco l'anfileatro, perchè gli etru-
schi ebbero anfiteatri non di materiale,
ma scavati nel tufo, ed avverte che il pa-
rere di Micali viene sostenuto anche da
un'erudita dissertazione inseri ta nel G/or-
nale arcadico di Roma, che non mi riu-
scì riscontrare per essere sbagliata la ci-
tazione, essendo pure eirata quella che
ricorda la ^e//era di Ruga. Dice inoltre,
che gli anfiteatri che non presentano i-
scrizione etrusca o altro sicuro monu-
mento che lo certifichi, quantunque sca-
vati nel tufo,ponno supporsi etrusclii co-
me romani; tultavolta militare in favo-
re di Sutri la ragione, che essendo città
antica e cospicua d'Etruria, sembra do-
vesse avere sin da qiie'tempi l'anfiteatro.
Quanto a poter contenere r 0,000 spelta-
tori, fa osservare che il dia metro di quel lo
di Marcello in Roma essendo di 4oo pie-
di, riceveva 22,000 spettatori secondo il
calcolo di Milizia, e opina che il sutrino
non potè contenerne più di 8 o 9 mila, e
con ragione aver Marocco disapprovato
l'esagerato asserto di Rondi e non Bion-
di. Giudic» che la città non poteva esse-
re capace che di 26,000 abitanti, men-
tre sillalli pubblici edifizi d'ordinario ac-
coglievano un S.'^della popolazione e do-
veasi accordar luogoa'forastieri,e ripor-
ta le ragioni per non ammettere cheSutri
potesse avere ue'iempi elruschi 60,000
abitanti. Narra Nibby, che uscendo dal-
l'anfileatro per la porta settentrionale, e
costeggiando la falda meridionale diSu-
tri,di tanto in tanto si presentano allo
sguardo gli avanzi imponenti delle mura
antiche; indi dopo la parte ancora abi-
tata e costeggiando quella abbauduudta
S U T
si giunge alla chiesuola di s. Maria della
Gioita, così detta perchè ivi spalancasi
sotto la rupe una naturale caverna va-
stissima, e di una bellezza meravigliosa
che |)oche la eguagliano, e chiamata la
Grotta di Oliando: essa serve di rico-
vero a'bestiami;i massi caduti per gli sco-
scendimenti della rupe, il capelvenere
che pende a guisa di chiome dalla volta
dell'antro, gli effetti vari della luce, ne
fanno un oggetto meritevole d'essere vi-
sitato. Un mezzo miglio circa dopo la
grotta, andando verso Capranica di Su-
tri, incontrasi un'opera grande moderna
restata impeiTetta.E'questo un ponte am-
plissimo ohe dovea servire come di so-
stiuzione, onde mantenere in piano e
somma agiatezza la strada Cassia-Sutri-
na,che daSutri dovea menare aVetralla,
e sotto Pio VI per alcuni bassi intrighi
restò abbandonatodopo la spesa diyOjOoo
scudi, in balìa degli arbusti e dell' edera
che I hanno grandemente danneggialo.
Questo ponte per la grossezza enorme dei
piloni, per l'elevatezza de'fornici, e per
la comodila che avrebbe recato alle co-
municazioni, è una delle opere più gran-
di di questo genere,degna di rivaleggia-
re co'Iavori des'li antichi. Una via reca a
Bassano di Sulri. Il p. Pianghiasci nel t.
17, p. 207 àeW Album di /ìor;za pubbli-
cò un erudito articolo suH'acque terma-
li di Sulri salutevolissime pe'bagni e per
beversi, la cui al)bondantissima scaturi-
gine è situata nel suo territorio lungi 3
miglia dalla città, nel luogo detto Castel-
laccio, ove anticamente esisterono nobi-
lissimi bagni con sotterranee condottu-
re, reslanduvi ruderi di mura reticolate,
pianciti lastricali a st.igno, di musaico e
di marmo. Tali acijue sono d'una legge-
rezza singolarissima e limpide, altre sol-
furee e crislallijie. Solcano di sotterra al-
la volta di Nepi,e fan capo di nuovo ri-
sori^i'iulo a ponte Nepesino lontano da
Nepi due miglia, per la strada Ameriua
che conduce verso Roma alla stazione di
Selle N'cnCjda dove la viuAiuerinu si stac-
S U T loi
cava a destra dalla Cassia, ed ivi si vede
un arco del ponte antico che varcava il
fosso Triglia, e di là direltamenle anda-
va a Nepi, Faleri, Orte e Amelia da cui
prese il nome. Ne celebra la qualità e l'ef-
lìcacia, ne descrive l'ulteriore progressi-
vo corso, e parla delle terme che proba-
bilmente vi ebbe la potente famiglia dei
Gracchi, eccitando JN'epi a iniziarvi i ba-
gni sopra le antiche solidissime mura an-
cor visibili, parlandone Ceccarelli croni-
sta di Nepi nel I ^yo, siccome acque sa-
lutifere esorgenti nel suo fertilissimo ter-
ritorio. Il governo di Sulri comprende
eziandio le comuni di Bassano, Capra-
nica, Oriolo e f'iano, delle quali parle-
rò a Viterbo.
Sulri, A/^//fiMij città etrusca, una del-
le 5 del territorio antico di Falerii com-
ponenti la Pe/i/^/7o//(^^) Etrusca o Ne-
pesina, secondo Corrado Essio, De ori-
gine civitatuni , fu edificata alcun poco
prima di JVepi da'pelasgi, come sostengo-
no i sutrini, leggendosi nella porta prin-
cipale della città: Sutriuni condUus a Pc-
lasgis. Dice il p. Raughiasci che non sa-
prebbe opporsi a questa tradizione, ma il
fissarne poi l'epoca, come osarono altri,
sembrargli temerità, come già erasi e-
spresso iMarocco nel riconoscere che esi-
steva assai prima di Roma, reputandola
fondata dagli etruschi. Certo è che può
vantare grandi reminiscenze storiche e
di vetuste glorie, ed antichità remotissi-
ma e anici iore a f'iterbo {/'.) metropoli
delhi provincia, che ^Mariani vilerbese,£>e
Hctruria nittropoU, chiama Helruria^
fondata da'figli di Noè e metropoli della
stessa Etruria antica. Forse opportune e-
scavazioni potrebbero illustrare vieppiù
la CI llà,e forni rie |n-egie voli anticaglie. Pù-
ferisce Calindri, che si vuole da alcuni e-
diflcata da'pelasgi greci, altri da Satur-
no, altri al tempo de'falisci,de'quali par-
lai anche a iMo.\TEFiAscù.NE,a I^'ErI,aPo-
LlMARZ(o. Situala nel suolo dell'antica
Toscana, a questa furono ristretti i con-
llui ucUa pace d'Ascauio re del Lazio e
I02 S U T
figlio d'Enea, dandogli per limite il cor-
so del Tevere all'asserire di Tito Livio.
Baccoula Bondi che Sutri fu una delle
primarie città dellaToscana appellate an-
che 0/?piV/H/«, ma centro degli abitati suoi
castelli, e non pochi secoli ancora prima
diViterbojCon suo particolare agro o ter-
iitorio,e poi prefetto, pretore e altri ma-
gistrati, osservando che Strabene chia-
mando città parvas Sulriurn, non fa al-
cuna menzione di Viterbo, benVi succe-
duta ad antichissime e illustri città, in-
di spiega come potesse contenere 7 0,000
abitanti colle sue adiacenze, secondo la
tradizione sutrina. Pieteude con Fedele
Onofii che fosse fondata da Saturno re
del Lazio {f-), venerato pure come nu-
me tutelare da Sutri, che tuttora usa la
sua immagine per istemma municipale,
figurato a cavallo con regio paludan)eu-
to e corona in capo, colle bionde spighe
nella mano destra per simbolo della fer-
tilità del paese (o come quello che \nMi-
tologia dichiarandolo dio, re e legislato-
re, incivili i suoi sudditi che conduceva-
no una vita errante e selvaggia, e inse-
gnò loro l'arte di tagliare il frumeiito, la
cui specie migliore è il grano racchiuso
nella spiga). Quest'arme, che riprodusse
Eoudi, si vede in pietra e di forma anti-
chissima sulla facciata del baloardo di
porta Ptomana, stabilendo Bondi la fon-
dazione di Sutri ij.52 anni avanti l'era
nostra e 5 secoli circa prima di quella di
lìoma, e fors'anche da'pelasgi t^reci; pen-
sa inoltre potersi congetturare che dal
uoiue Sulriurn sia derivalo Saturno,qua-
si Saluniiuni {^supple Oppiduni) , cioè
città di Saturno, abbreviata poi in Su-
triurit. Anche lutto questo racconto ri-
pugna a Marocco, esigendo i tempi e la
critica prove e monumenti e non asser-
zioni bizzarre; e gli fa eco il p. Uanghia-
sci,che quanto aSaturno dice essergli sta-
le attribuite le viti anziché le spighe, e
circa al nome, con Annio riportato da U-
ghelli, Jìalia sacra t. r, p. 1273,6 ripro-
dotto da Marocco,opìnache Sutri fu cosi
S U T
detto dal frumento, desunto dal vocabo-
lo Sutoche significa frumento, ed a Tri-
bus, da frumento triplicato avvero dalie
3 spighe che la città usa nel suo stemma
e poste nella destra della regia figura, de-
sunte secondo le norme blasoniche dal-
l'etimologia del suo nome; spiegando il
re a cavallo in modo trionfale, per deno-
tare l'antica opinione de'sutrini sulla lo-
ro patria, cioè che ne' primitivi tempi e
segnatamente dopo soggiogato Fcii (/' )
fosse una città forte e belligera, in grado
a prevalere contro il nemico, e tanto u-
bertosa di non aver mai bisogno di umi-
liarsi ad altri. Scrisse Ndjby, che Sutri
conserva il suo nome piiinitivo si tri,
che gli etruschi dissero lovz (Sutri) ei
romani latinizzarono in 5rr/f/j'jtfj nome
che secondo il Lanzi, Saggio di lingua e-
trusca^dae derivarsi da io Fz[Si\iìù) Sa-
lus, dea particolarmente venerata dagli
etruschi, siccome può vatlersi anche nel
recente Miiller, ricordandosi l'aneddoto
riferito daTacito,diScevino che avea tol-
to un pugnale nel tempio di questa dea
nell'Elruria.col quale erasi proposto uc-
cidere Nerone. Pertanto egli ritiene pro-
babile che il tempio sagro a quella dea
desse nomee origine alla città, della qua-
le però poche volte si fa menzione negli
antichi scrittori,e mai non si nomina pri-
ma della presa di Veiijimplacabile e pos-
sente nemica diRoma; poiché egli crede,
che Sutri, come Nepi, Rossuluoi (Monte
Rosi,di cui nel voi. LVlII.p. 1 i 7) e altri
luoghi, fosse una città dalla metropoli
di Yeii dipendente, e dopo la caduta di
ossa (ostacolo fortissimo alle romane con-
quiste, onde dopo la sua distruzione il
dittatore Camillo rivolte le sue armi vit-
toriose sulle due piìj prossime città diSu-
tri e Nepi, gli riuscì indurle ad acconsenti-
re alla famosa alleanza e confederazione,
perchè apr\ dipoi più agevole la via alla
conquista delle altre etrusche, facendo
Roma compartecipi Sutri e Nepi de'pro-
pri privilegi e cittadinanza), Sutri fosse da
Romacousiderata con gelosia. JuallrciVib-
sur
l>y nell'iirticolo Nepì dice che questa era
soltopostaa Falerii, laonde dopo la presa
di Veii e la dedizione di Faleiii, riinasle
staccateSutii eNepi dalla aietiopoli Veii,
luimaroiio due piccoli stati che s'assogget-
tarono alia Ibiza predominante di Roma,
prima quali alleate, poi come colonie. Che
venisse Sulri particolarmente favorita e
custodita da'rumani, essendo riguardata
come una chiave, porta e barriera, come
Wepi, verso l'oriente dell'Etruria relati va-
mente aIioma,e con Nepi sue frontiere, f/e-
triiria claiistrajCome ambo forti e rispet-
tabili, per testimonianza di Livio. Questi
poi narra, che dopo la presa diA'e»",il più
formidabile baloardo clell'anticaElruria,
e la catastrofe di Roma, incendiata dai
galli, i volsci e gli etruschi mossero le ar-
mi contro i romani l'anno 366 di Roma;
i quali scelsero per dittatore M. Furio Ca-
ujìIIo, ed egli destinò generale della ca-
valleria Caio Servilio Ahala, Il dittatore
fece una leva forte di mdili e divise i co-
scritti in 3 corpi: unonemandò nell'agro
veieote a far fronte agli etruschi, sotto il
comando di Lucio Eu)ilio tribuno de'sol-
dali; lui altro ne fece accajnpare avanti
la città per riserva, sotto gli ordini dell'al-
tro tribuno Aulo Manlio; ed alla lesta del
3." si pose egli stesso. Quindi disfece i vol-
sci pressoLanuvio,e schiacciò gli equi che
si erano pur mossi, presso Boia. Frattan-
to però gli etruschi (sdegnati ilell'espu-
gnazione di Veii e della romana politica
cui loro toglieva coli' alleanza floride e
valorose ciltJi) con grandi forze si erano
portati contro Sutri e Nepi, che strinse-
ro d'assedio. Era Sutri come Nepi alleata
dei popolo romano, onde i sulrini e i ne-
pesini spedirono legati a Roma a doman-
dar soccorso, eil il senato decretò che il
dittatoi'e tralasciasse di perorare l'espu-
gnazione di Anzio (di cui riparlai a Por-
ti), e immediatamente accorresse in aiu-
to de'nepesini e sulrini. Ma questi non
poterono resistere più a lungo; poiché es-
sendo pochi, oppressi tlalle fatiche edal-
le ferite pe' combutlimeuli sostenuti^ fu*
S U T io3
rono forzati a capitolare; e mentre i su-
lrini inermi con una sola veste, cacciati
dalla cillà in miserabile schiera abbando
navano i loro penati, sopraggiunse Fu-
rio Camillo coH'esercito romano. I sutri
ni allora si gettarono per terra doman-
dandosoccorso ne'modi piùcompassione-
voli, e Camillo rassicuratili, ordifiò all'e-
sercito di deporre ivi le bagaglie,a'sutrini
di rimanere, e lasciato un piccolo presidio
comandò a'soldati di portar solo le armi,
e speditamente avanzossi a Sutri. Ivi col
se all'improvviso gli etruschi, e s'impadro-
n'i nello slesso giorno della città, che po-
che ore prima era stata dagli ctrusclù oc-
cupata. Rlolti de'nemici uccise, molti al-
tri fece prigionieri, e prima della notte rese
a'sutrini la loro città intatta dao^tii dan-
no,perchè gli etruschi avendola avuta per
capitolazione non vi aveano fatto alcun
male. Il Rondi, che con minuto dettaglio
riporta questa iujpresa e l'altra prece-
dente ommessa da Nibby, differisce dal
suo narrato, imperocché egli dice che
nell' anno 364, dopo sei anni dall'ester-
minio di Veii, essendo andata fallila la
sorpresa degli etruschi coiitio Sutri, per
staccarlo colla forza dalla romana allean
za, pei- esservi accorsoFurio Camillo con
diverse delle particolarità riportate d.«
Nibby.il quale pare abbia confuso 2 azio-
ni in uiia,ed attribuì alias.' di esse l'origi-
nedel nolo \)voveih\o Quasi ea/itSutriiioi,
se pure non appartiene ad altro avveni-
inento che narrerò. Adunque fu nel 364
che gli etruschi preseroSutria patti da'cit
ladini impotenti di più difendersi, onde col
dello umile atteggiamento implorarono
l'aiuto diRom<i,eCamillo destinato alla li-
berazione della città e a vendicarli, fatte
deporre dall'esercito le biigaglie,co'sulri-
ni erranti vi las(;iò un presidio a guardia e
marciò su Sulri. Trovandogli etruschi oc-
cupati a far bollino, falle chiudere le por-
le fece man bassa su di loro, e nello stes-
so giorno che i sutrini aveano perduto la
cillà a loro gliela lesliliù inlatta, e [>er s'i
gloriosa iiberdziouu il senato romano gli
io4 SUT
decretò per la 3.' volta l'onore del Irion-
fb. Gli etruschi dipoi, colta l'opporluni-
là nel 36G di vedete i romani occupati
nella fiera guerra contro i volsci, piom-
Larono con maggiori forze sopra Sutri e
suNepi, acciò una non potesse aiutar l'al-
tra. Avendo! due popoli inviali ambascia-
tori in Iiouìa pel soccorso, questo fu su-
bito accordalo sotto il comando del dit-
tatore, ed avendo Camillo preso a colle-
ga il general Valerio, ed essi celeremen-
te marciando, trovarono una parte di Su-
t ri già su|)erala dagli etruschi, e che dal-
l'altro Iato barricale le strade si sostene-
vano i cittadini debolmente e a stento con-
tro la forza e l'impelo del nemico. Non
j)ertaiito la venuta del soccorso romano
e il lamoso nome di Camillo animò i su-
trini. Divise Camillo l'esercito, e dal col-
lega lece assalire quella parte di muraoc-
t:upaledal nemico,ancheperdivertirloda
tal parte onde gli stanchi sutrini si riaves-
sero dalle fatiche, ed egli potesse scalar
le mura senza venire alle mani. Tutto e-
^eguitosi, gli etruschi furono compresi di
spavento vedendo i romani penetrati nel-
la città e far strage di loro; gli altri fug-
girono e furono tagliati a pezzi in gran
numero da Valerio che gl'insegui. Libe-
rata per la 2.' volta da'romani Sutri, e
resa agli alleali cittadini, fu condotto l'e-
sercito romano a Kepi, che si era già re-
so agli etruschi, i quali debellati da Ca-
millo fu subito presa la città, nello stesso
?)(\6,(i non nel 87 1 con»e riportai a PSEr»
seguendo Nibby e il p. Ranghiasci,per cui
il I .° ivi cadde in anacronismo nel riferi-
je poi a Sutri ravvenimento al 3G6,ch'è
la vera epoca, però della 2.'' aggressione
elrusca della città di Sutri e insieme del-
l'espugnazione di Kepi; lai. "venendo pu-
redescrilta da IMarocco, e come Bondi ri-
j)rodusse la lapide monumentale presso
ilDenislero,//('^/7<n(3 lib. 4,cap.44)llllio-
^li parla dell'origine del proverbio ricor-
dato pel -seguente fitto, e non per l'im-
presa narrala da K'ibby. Dichiara Uondi,
ch'erano passali degli anni dacché Sutri
SUT
sempre pacifica e grata alla memoria del-
le generosedimostrazioni diRonia, vivea
a lei fedele e alleata, senza molivi di la-
gnarsene. Tuttavia pare, per quanto ri-
ferisce Livio, che assai dopo l'alleanza me-
desima incominciassero i sutrini a rical-
citrare contro Roma, ed un principio del-
la diserzione fu il rifiuto di somministra-
re le pattuite milizie ne'bisogni della re-
pubblica. Si ribellarono i sutrini scuoten-
do baldanzosi il giogo, e vagheggiando di
ricuperai e la libertà, obliando quanto do-
veano alle beneficenze di Roma. Fu allo-
ra che i lomani inaspriti, vi spinsero Ca-
millo, non già come le altre volle per fa-
vore e difesa, ma per sottometterli e pu-
nirli. Camillo senza loro dar tempo a por-
si in grado di sostenersi, a marcia forza-
la si recò a Sutri, avendo ordinato a'sol-
dati per maggior speditezza di provveder-
si di viveri pel sostenlamenlodi 3soli gior-
ni; vi fu sopra all'improvviso e la debellò
in modo tale, che questa rapida spedizio-
ne otliinamenle eseguita die motivo al
proverbio ripetuto presso Plauto, Festo
e Plutarco: Quasi Sutri iim e/75. Laonde
derivò il proverbio per chiunque si mo-
stri aifaccendato a fare speditamente al-
cuna cosa, oa partire sollecitamente ecou
islraordinaria precipitazione: Chequi a
Sulii? D'allora in poi i sutrini conobbe-
ro essere vano e impossibile cozzare coi
potenti.^simi romani, senza provarne i fu-
nesti eHelli. Sebbene questo latto, secondo
l'espressione di Livio, pare che dehba es-
sereaccadulopiìi lardi, qui loriportoco-
me fecero Bondi e Marocco, e per non al-
lontanarmi dalla narrazione di INibby.
Questi poi dice, che i romani conoscen-
do l'importanza della posizione di Suti i,
non vollero che rimanesse esposta a qual-
che altro colpo di mano etrusca, e per-
ciò 4 anni dopo la 1.' liberazione, nel 870
vi dedussero una colonia, se pure non ne
fu causa la tentala defezione. L'anno 44^
di Roma Sutri andò soggetto ad un al-
tro assedio forte per parte di tulli glie-
Iruschi, ud ecccziouc degli urcliui, irrita-
SUT
ti di vederSulrìe Nepi,già lorocitlà.fat-
te colonie romane, e particolarmente la
I. aperta sua vantaggiosa posizione (/«/•;*-
pe liiphis undicjHe praerupta), propu-
gnacoli e antemurali a difesa di qualun-
que aggressione ostile contro Ronia, al-
lora impegnala nella guerra de' sanniti.
Si porlo a Sutri il console Q. Emilio per
liberarla dall'assedio, ed i sulrini si recn-
rono alsuocam[)0 con abbondanti vet-
tovaglie. Quindi da'romani contro i nu-
merosi etruschi si die una battaglia acca-
nita presso la città colla peggio di questi,
ma ancora con grave perdila de' valorosi
romani, in guisa che i due eserciti rima-
sero pertuttoquell'anuouno a frontedel-
l'altro. Nel 444 §^' etruschi rafTorzali co-
piosamente da altre truppe strinsero nuo-
vamente Sutri: i romani condotti dal con-
sole Q. Fabio e dal suo collega C. INIar-
zioE.utiliosi ralTorzarono anch'essi e cer-
carono per il loro minor numero lungo
le falde de'mouti di prestar soccorso agli
amici assediati. Si venne ad una nuova pu-
gna nelle gole che circondano Sutri, per
la sagace strategia del console, nella quale
gli etruschi furono conipiulamenle disfat-
ti da' romani co' dardi e con iscagliare
pietre di cui abbondava il luogo; perdu-
te 38 insegne e molte migliaia di soldati,
tagliati fuori del campo quasi disarmati,
gli etruschi cercarono salvezza dal peri-
colo d'essere tutti trucidati nella folta e
orrida selvaCiminia,dovepure furono dai
romani inseguili e distrutti nuovamente,
e quella fu la i.\olta che i romani pene-
trarono in tal selva. Avvertirò che essen-
do discrepanti le date de'due coiuballi-
menti, diMarocco e diBondi,con quelle di
Mibby, sebbene il i .°e più particolarinente
il 2. "riportino lo scrilluda Tito Livio, ri-
scontralo questo ti ovo che le posteriori da-
ledi Nibby sonoesallissinie,non co>"i quel-
le degli altri due scrittori. Dondi pas>a a
descrivere la 3.'san"uinosissiu)a battaglia
avvenuta fia gli eserciti romano ed etru-
sco per lu guerra di Sutri e presso ili es-
sa, calcoUudo Livio a quasi Go,ooo gli
SUT loj
uccisi e prigionieri etruschi. Da questo
prende motivo di opinare che gli alleati
eliuschi almeno ascendessero a 8o,ooo,
e che per difendersi da'primi loro assalti
Sutri doveaalmenoavere in armi i o,ooo
combattenti, e di conseguenza essere a-
bitata per lo meno da 8o,ooo individui
compresi i fanciulli e le donne, pei ciò non
credere esagerata la tradizione che aves-
se Sutri una popolazione di (juasi 8o,ooo
abitanti. ÌNIarocco non reputa ragionevole
siffatto calcolo, poiché sarebbe stalo d'uo-
po d'un fabbricato più grande io volle
dell'odierno Sutri, a cui il p. Ilanghiasci
die 2750 abitanti. Apprendo da Nibby,
che dopo la presa di Capua fatta da'ro-
mani, e la rilegazione de' campani di là
dal Tevere (come nlevni a Roma descri-
vendone la Cotnarca), fu ordinato che
niuiio di loro potesse possedere terre al-
trove che nell'agro ve;enle, sulrino o ue-
pesino, e solo nell'eslerisione di 5o iuge-
ri, ossia una superfìciedii j44ojOOO piedi
quadrali. Degli ttfelti dice che i campa-
ni ribellati per parteggiare pe'carlagine-
si, porzione furono rilegali a Campo Su-
lrino, altri presso Nepi e Sutri. Nel 53G
scoppiò la 2/ guerra punica co'cartagi-
nesi,in cui prese parie il formidabile An-
nibale, per cui errò Bondi nell'allribui-
re al 44^ quanto sono per dire con Nib-
by, e fu seguito da .Alarocco, il quide pre-
tese, pure con Condì, che i romani oblia-
rono la repulsa de'siitrini. Sebbene Silio
Italico enumeròSulri fra le città che man-
darono a'romani il loro contingente nel-
la guerra d'Annibale alla battaglia per
loro disastrosa di Canne,puresi trova nel-
l'anno 543 di R.oma come una delle 12
colonie, che dichiararono in' senato non
aver più mezzi da somininisliar genli o
ilenari, per la continuazione di si sangui-
nosa guerra (forse allerritedalla vicinan-
za e successid'Annibale), onde come le al-
tre che fecero tal protesta fu costretta dal-
la (enne/za del senato a fornire il dop-
pio di (|uanlo uìai magi^ior numero aves-
se dillo di f.iuli dopoché Auuibalc era iu
I oG S U T
Jtalia;a darei 20 cavalli o3 fanti per cia-
scun cavallo, che non avesse potuto for-
nire; a sborsare lo stipendio di 1 eoo assi
ili bronzo a testa, e ad essere sottoposta
al censo di Pioina.Livio,clie tuttociòiac-
conta, chiama tali colonie latine, come
quelle che godevano il/^sZ^^z///. Nelle ter-
ribili gueriè civili di Siila e Mario, e poi
in quelle tra Giulio Cesare e Pompeo, non
si sa qual partito abbracciasse Sutri, ma
non deve essere andata esente da molli
guasti, così ne' suoi insigni monumenti.
Imparo da Kibby, che Sulri rimase sein-
pre una piazza di guerra e d'importanza
militare, quindi nella tremenda guerra
che seguì la morte di Giulio Cesare, fra
Ottaviano suo nipote e Lucio Antonio,
Agrippa seguace deli. "per impedire che
Salvidenio coll'esercitoreduce dalle Cal-
ile non fosse circondato da Lucio Anto-
nio, celeremente occupò Sulri e la muni-
lissima rocca sulrina, luogo che dice Ap-
piano nelle CwcrreCiV/V/, sarebbe stalo u-
tde a Lucio, il quale per necessità si ri-
tirò a Perugia. Circa quell'epoca stessa,
dopo la formazione del celebre Iriumvi-
1 alo, una nuova colonia venne dedotta a
Sulri, la (|uale assunse il nome di Colo-
nia CoiiJHiìcta Julia Sulrina, siccome si
ha dalla suddetta lapide esistente nella sa-
grestia della basilica cattedrale, torse [)er
onorare Giidio Cesare, o Giulia unica li-
glia di Ottaviano Augusto. Il Ruga fu di
parere, che Sulri fosse nel numero delle
28 colonie che Augusto o di nuovo l'omlò
o rinforzò colla deduzione de' veterani, co-
me lo dimostra la frase co/7/'«vit/<7. Fron-
tino o l'autore De Coloniis, dice che fu
dedotta ab oj)pidanis, IVase oscurissima
e forse male scritta da'copisli in luogo di
a triwnviris, come di filli lo mostra il
nome di Julia che ebbe. E come colo-
nia ebbe il suo collegio de' decurioni , i
duumviri, i ponlellci, il curatore del de-
naro pubblico, come si trae dalla lapide
riprodotta da rs'ibbyegiù esistente nell'or-
to della cattedrale,e dalla ricordata della
sagrestia. Poco dopo trovasi rammentala
S U T
da Strabene fra le città dell'Etruria me-
diterranea suburbicaria, insieme con A-
rezzo, Perugia e Volseno o Bolsena; men-
tre come piccole città nomina Iheda, Fé-
renio, Falerio, Falisca, Nepi e Statonia;
per cui la via Cassia vi passava per man-
tenervi la popolazione e l'opulenza. Nel-
l'itinerario d'Antonino, Sulri si pone xii
miglia distante da Baccano e xxxiu da Ro-
ma, cioè dalla porla anlica,ossia poco me-
no di xxxii dalla porta attuale. \jn gran
piedistallo con iscrizione onoraria del-
l'imperatore Antonino Pio, eretto da'de-
curioni e dal popolosutrino nell'anno 1 44
di nostra era, esisteva in Sulri per far mo-
stra che quell'ollirao principe qualche be-
neficio insigne facesse ancora a questa co-
lonia, e si legge pure in Nibby. Egli di-
chiara essere l'ultima memoria antica di
ilata certa, che di questa città ci rimane
prima della caduta dell'impero d' occi'
dente. Nelle irruzioni barbariche, massi-
me de'goli, seguì l'infelice sorte della vi-
cina Roma, e gravissimi danni e distru-
zioni patì. Si ricava da Paolo Diacono,che
nella 1.' invasione de'longobardi verso il
56f) fu occupala del pari che alcune altre
dell'Etruria e dell' Umbria, insieme a Po-
limaizio, Orle, Todi, Amelia e altre. Nel
declinare del secolo VI fu ripresa da Ro-
mano patrizio ed esarca di Ravenna, uai-
tamente alle altre ricordate città. Pel nar-
ralo a Sovranità DE'noMA?(i Pontefici e
DELLA s. Sede, verso il 727 Sulri con tut-
to il ducalo romano, di cui faceva parte
e descrissi a Roma, ed insieme a Nepi
si sottopose spontaneamente al principa-
to temporale della medesima, nel ponti-
ficato di s. Gregorio II, a cui giurò ub-
bidienza e ledellà. Nel 728 Luitprandore
de'longobardi, ad istigazione dell'esarca
Eutichio, con un colpo di mano la invase
di nuovo; ma dopo 4° giorni la restituì
al Papa, comechè facente parledel duca-
lo romano, per testimonianza dello stes-
so Paolo storico contemporaneo,e del Si-
gonio, De regno lial. lib. 3. Altrettanto
trovo nel De ftlugisUis, O s se iw azioni alla
S UT
zecco pontificia, p. 46, e dicendo: clie Ro-
ma e il suo ducalo da'cenni di s. Grego-
rio II in tulio dipendesse, non può dubi-
tarsi da chiunque sa aver lui ricuperala
alla chiesa romana la cillà di Sutri ap-
parlenente al ducalo nnedesiino, che oc-
cupala da Luilprando re de'longobardi,
fu poi resti lui la per le istanze del Papa
a s. Pietro, non già all'imperatore o al se-
nato rontauo come olire 1' Anastasio Bi-
bliolecario, narra l'antico poeta Flodonr-
do. Tain Sulriense doli captuni per re-
tia castrum-AssiduisPapae monilis scri-
ptisque beni^nis-Eeddilur j alane Pelri,
Paulique ojftrlur honori. Dice di più il
Borgia, Memorie di Benevento 1. 1, p. 6
e 8, con riferire che grandi furono i Ira-
vagli di S.Gregorio 11 per ricuperare nel
728 dal re LuitprandoSulri, una delle cit-
tà del ducalo romano, e per far f(onte al
greco duca di Napoli Esilarato, il quale
unito con Atlriano suo (Iglio invase una
parie dello slesso ducato, sovvertendo i
popoli contro il Papa, perchè di nuovo
ubbidissero allo scomunicato imperatore
greco, da cui eransi sollralli. Né minor
zelo mostrò il successore s. Gregorio III,
formando nel concilio del 782 la confe-
derazione de'romani, per opporsi all'em-
pietà degl'imperatori iconoclasti di Co-
slanlinopoli,nel farsi resliluireGallesedal
duca di Spoleti; e s. Zaccaria che gli suc-
cesse nel 74i persuase re Luilpiandua
restituirgli diverse città e patrimoni del-
la s. Sede, e la Valle Grande nel territo-
rio di Sutri, confermando quindi il re la
pace statuita col ducalo romano. Rimar-
cò Rondi, che giova il riflettere che la cit-
tà di Sutri, anco dal tempo in cui i Papi
cominciarono ad esercitare l'assoluto do-
minio dello slato pontificio, non soggiac-
que come Nepi,clie neirVIlI secolo era
divenuto un ducato possente (come lo
chiama Nibby, ma ha torto nel dire che
dopo il duca Tolone non ebbe altri signo-
ri, e mai non fu terra feudale, ma imme-
diatamente dipendente alla s. Sede: mi
appello ul mio articolo Nei'i), e laute al-
SUT 107
tre città al giogo feudale de'baroni; ma
lìspettata sempiee distinta perquelloche
la in tempo dell'antica romana potenza,
non riconobbe altro padrone che la s. Se-
de, da cui riportò sempre elogi ben do-
vuti alla costante sua fedeltà, perchè mai
riconosciuta ribelle alla medesima, come
tante altre di cui parla la storia, e in mo-
do particolare nel pontificato di Nicolò V.
Nel declinar del secolo X già esisteva uà
monastero e abbazia benedettina suiiMou-
te di Sutri, nel quale s. Piomualdo fonda-
tore de'camaldolesi vi si recò a visitarlo,
e nel celebrare la messa fu levalo in ispi-
rilo e meritò di diventare espositore dei
s.dmi. Ora il monastero non presenta che
pochi ruderi nel recinto de'terreiii eredi-
tati da'conli Savorelli. Ammorbando la
simonia la veneranda cattedra apostoli-
ca, per l'infelice condizione de' tempi e
prepotenza delle fazioni , Benedetto IX
[f .) nel 1044 pei' denaro cede il pontifi-
calo a Greg'or/o F7(/'.)jOvveio fu costret-
to a rinunziare, onde di comun consenso
fu eletloGregorio VI, mentre insorsel'an-
tipapa SUve.stro 11I[T^.). Deturpata cosi
lasededis. Pietro, nell'autunno 1 o46 ca-
lò in Italia con polente esercito l'impera-
tore Enrico III, anche per contribuire al-
la quiete di Roma turbata da'scismi eoa
iscandalo del cristianesimo. Giunto a Su-
tri alcuni giorni prima del s. Natale, ivi
fece radunare un gran concilio di vesco-
vi, e v'invitò pure Gregorio VI acciò lo
presiedesse. Egli vi si recò colla speranza
che degradati Benedetto IX e il pseudo
Silvestro III, restasse unicoe pacidco pos-
sessore della romana sede. Nel concilio (a
dimque esaminata la causa di lutti e tre,
e trovalo che con male arti e colla simo-
nia aveano conseguito il papato, furono
dichiarate nulle e illegittime le loro di-
gnità; ovverocomealtri vogliono, Grego-
rio VI essendo virtuoso, per le difficoltà
e contrasti che notava pel suo riconosci-
mento, rinunziò il pontificalo, si spoglio
de'suoi ornamenti, e rinuse la ferula pa-
storale. Su questo delicato punto si può
oB
S UT
vedeie oltre le mie biografie citate e luo-
ghi analoghi, come Grolla Ferrata per
lei penitenza che clicesi avervi fatta liene-
iletto IX, la biografia di s. Gregorio VII
già discepolo di Gregorio Vf, ed ancheLo-
dovicoAgnello Anastasio, Sloria dtgllAn-
iipapij t.i, p. 197 e seg. Dopo l'operalo
da'vescovi nel concilio, l'imperatore pas-
sò in Uoma, e radunatosi il clero e popo-
lo romano nella basilica Vaticana, co've-
scovidel concilio, a designazione di Euri-
co 111 l'u eletto l^apa con unanime con-
senso di tutti il degno Clemente II [f^.),
il (jLiale con gian ripugnanza accettò a'2 £
dicembre 1046 e l'u coronato a'aS. Dopo
la morte di Papa Stefano X, nel d'i se-
guente 3o marzo io58 fiancheggiato dai
polenti romani usurpò il pontificato l'an-
lipa[)a Benedetto X (/^.) figlio del pode-
roso conte Tusctilano; ma a'28 dicembre
nel concilio di Siena (/^) il grande Ilde-
brando, poi s. Gregorio f^ll, dopo aver
promosso la deposizione dell' antipapa ,
propose per estinguere lo scisma l'elezio-
ne di Nicolo II (/ .), che fu riconosciu-
to per Papa dal clero e popolo romano.
Recandosi in Roma Nicolò II, accompa-
gnato da Ildebrando, e da Golfredo 111
marchese di Toscana e duca di Lorena
con un esercito, si fermò inSutri,ove con-
vocò un concilio di vescovi di Toscana e
Lombardia, per nuovamente trattare del-
la causa e deposizione dell'antipapa Be-
nedetto X, il (juale fu riconosciuto ille-
gittimo con sentenza di deposizione, e
spontaneamente depose le pontificie in-
segne e fece la sua confessione a piedi del
Papa. Vedasi i! ricordato Lodovico Agnel-
lo a p. 200 e seg., Labhé, Concil. t. q,
Arduino t. 6, Reg. t. 23. Indi Nicolò li
si recò in Ruma dopo l'B gennaio loSg.
Per questi due memorabili avvenimen-
ti, certamente gran concorso di dignità
ecclesiastiche e magnati, oltre i due Papi,
onorarono di loro presenza Sutri, di che
però non conserva notizie particolari. Ui-
ferisce il lìundi, citando l'annalista Mu-
ratori, che nello 59 Nicolò II non poteu-
S UT
do tollerare che i capitani e potenti ro-
mani, e segnatamente i conti del Tusculo
avessero occupati tanti beni patrimoniali
e stati della chiesa romana, con tenere an-
che in certa guisa umiliati e soggetti i Pa-
pi, cominciò a valersi dei bellicosi nor-
manni feudatari della s. Sede, per far tor-
nare al dovere questi sudditi ribelli. In-
viò un loro esercito controPalestrina ,Tu-
sculo, Nomentoe Calerla, i quali luoghi
furono messi a sacco sino a Sutri, forzan-
do que'nohili alla dovuta ubbidienza al
Papa, e così restò Roma liberata dalla lo-
ro tirannia. Aggiunge Bondi, che Sutri fe-
ce argine alla piena rovinosa de'nor.naau-
ni avventurieri, e non masnadieri co-
me li chiama, essendo capitanali dal va-
loroso Roberto Guiscardo. Trovo però iu
Degli Eifetti a p. 63, che nel i o63 i nor-
manni in favore di Alessandro li espu-
gnarono Falleri,Nepi, Sutri, e Civita Ca-
stellana (che aveano abbracciato il par-
lilo de'conli d'Anguillara e datosoccorso
a'viterbesi), della pure Caslruni Felicita-
//.y, per (pianto con tale scrittore notai nel-
la biografia del cardinal Guido Tosco ^oi
Celestino II, che vuole oriundo di tal cit-
tà. Altri anticipano l'espugnazione di Su-
tri e Nepi al I oG f , e Petrini nelle Memo-
rie di Paleslrina dice all'anno i o5i), che
forse essendo la città alleala de'conli Tu-
sculani fece venire nel Lazio un podero-
so esercito de' valenti difensori normanni,
i quali piombati .su Paleslrina vi recaro-
no danni gravissimi. Crede Marocco, che
Sutri sia sialo donato dalia gran conlessa
Matilde (/^.) alla s. Sede, ma essa già lo
possedeva come ho dimostrato. E vero
che quell'eroina donò i suoi stati alla chie-
sa romana in tempo di s. Gregorio VII,
compresa la provincia del Patrimonio di
s. Pietro.ossiadi Viterbo, nella quale tro-
vasi Sutri; ma ripeto, già i Papi possede-
vano Sutri. Narra il p. Ranghiasci che nel
1095 i conti di Sulri e di Nepi, stipen-
diati dall'imperatore Enrico 1 V, fiero ne-
mico della s. Sede, uniti co'roinani, viter-
Lcsìj coruelaui e altri dì parte imperiale,
S U T
assetllaronoMonle Fiasconc e. d.innpgqia-
rono i Farnesi, i conti lldebiantli, ed i si-
gnori di Bisenzio e di INIonlorio. Avendo
l'imperatore Enrico V, come il padre En-
rico IV avverso alla chiesa romana, fat-
to eleggere a' io marzo I i i 8 controGela-
sio II l'antipapa G/rg:ono/"77/(/.) Cur-
dino, per prepotenza del suo proiettore
fu introdotto in Uoma,ove avea partigia-
ni, e intronizzato passò ad abitare il pa-
triarchiOj perciò scomunicato da Gelasio
li nel concilio di Capua , e in quello di
Pveims da Calisto li insieme a Enrico V.
Recatosi in Roma Calisto li a'i giugno
1 I 20 vi fu ricevuto con miiabile giubilo
di tutto il popolo, tranne ifazionari im-
periali scismatici. L'antipapa non tenen-
dosi più sicuro in R.oma, pieno di confu-
sione e di spavento rapidamente fuggì, ap-
piattandosi in Sutri,dove attese a forti-
ficarsi, sperando soccorso dall'imperato-
re. Q«iindi Calisto il radunalo un possen-
teesercito, col rinforzodegli ausiliari nor-
manni,lo rivolse sotto ilcomandodel car-
dinal Giovanni da Crema in danno del-
Tantipapa all'assedio di Sutri, e per ani-
marlo e ispiraigli maggior calore poco do-
po vi si portò anch'egli in persona. L'an-
tipapa stava fortificato in Sutri, lusingan-
dosi indarno dell'aiuto di Enrico V, che
parente del Papa inclinava alla pace. Su-
tri era forte pel sito, vi si dierono vari as-
salti e successero diversi fatti di guerra,
finché i sutrini rivoltatisi contro il falso
Gregorio\'ili,a'2 3 027 aprile i 121, non
senza mille maledizioni e vi-llanie, lo die-
rono in mano all'esercito pontificio, che
postolo a ridosso e a traverso d'un camel-
lo colla coda di quello in mano per bri-
glia (secondo il costume de'romani e gi«
praticato coll'antipapa Giovanni Xf^' II),
e con la pelle insanguinata di pecora o
montone, in lappreseulan/a della cappa
papale, lo menarono ignorainiosamente
a Roma, segno all'obbrobrio di tutti, e do-
po di lui maestosamente incedeva Calisto
II, che dal popolo fu ricevuto con vivi ap-
plaudi e archi trionfali. I romani avreb-
ii U T 109
l)ero ucciso l'antipapa, se Calisto II non
lo faceva strappare dalle loro mani, indi
lo rilegò nel monastero della Cava (di cui
anche a SALERNo),e perseverando ne'suoi
ei'rori morì nel castello di Fu mone (del
quale riparlai nel voi. LVn,p. 3 1 i), pas-
saggio che altri negano; mentre altri ri-
feriscono che non in Cava, ma fu rinchiu-
so in una cavea, piccola e oscura spelon-
ca, altri in PiOcca Gianula o Janula, for-
se Mote Rosi e perciò diversa da quel-
la di Blonte Cassino {^•). Pacificatosi il
Papa con Enrico V, celebrò il concilio ge-
nerale di Laterano I, dichiarando nulle
le ordina7Ìoni fatte dal Burdino, e nulle
lealienazioni di benidichiesajSpecialmen-
te della città di Benevento. L'Amelot ri-
ferisce, che Sinibaldo di Clermont aven-
do cacciato da Roma in Sutri l'antipapa,
Calisto li in premio gli concesse d'usare
co'suoi discendenti nello slemma le chia-
vi papali intralciate colla croce di s. An-
drea, o in forma di essa, col wo[ìo:Pjiam-
si oportuerit nos mori (ecum, nos (e. non
denrgnhimiis. Questo si crede invenzione
da Lodovico Agnello Anastasio, t. 2, p. l
eseg.jdnl quale ho tratto lutto il raccon-
to, che concorda col da me riportalo al-
trove. Dice inoltre, che afierma Panvinio
d'aver veduto dipinta in una camera del
palazzo di Laterano, l'espugnazione di Su-
tri, con questo distico: Ecce Calixtus, ho-
nor patriae, decus imperiale-Durdinnni
lìfqnam damnot ,pacemque reformat. Il
JNovaes nella Storia di Calisto II, cìlan-
óo Baluzio, dicecheil Papa volleche l'av-
venimento della presa dell'antipapa, es-
sendo egli alla lesladell'eserciloassedian-
le, fosse dipinto in una stanza del Vati-
cano. Il CiiDceìWei'ì r\e' Possessi de' Pon-
te/ìci, p. 8, descrivendo l'mgresso trion-
fine e solenne in Rouìa di Calisto li, e il
vergognoso modo col quale cavalcava
l'antipapa, parla dell' uso di condurre i
soggiogali nemici sopra un asino colla (àc-
cia rivolta indietro, e con fìu- loro tenere
nelle mani [ter briglia la coda, che Fabrcl-
ti crede introdoUo da'greci, da cui passò
no SUT
traf^ritaliniii.Ef^lifia \e me Tscnzr'oni ci\p.
2, ri. "275, p. I I r,ne lipoila una di Ncpi
(lei I i3r, in cui si presciive la pena, iti
in ascila relroraum sedeat, et caudarn
in niann /f'?f^/, a'conlravvenlori tl'una
legge tra il popolo e la città, sotto l'an-
tipapa Anacleto II, di cui segui lo scisma
contro Innocenzo II. Nel 1 i4o Giovanni
conte (leirArignillara, nemico giurato del
Papa Irniocenzo ll,soggiogòdopo la mor-
te dell' antipapa Sutri e Nepi, e colle sue
tirannie le aggravò. Neh 146 insorti mol-
ti romani arnaldisti, Eugenio II I pai ti da
Roma, ed a'^li maizo si trasferì in Sutri,
ovesi tralfennesino a'24 luglio che parli
per Viterbo e poi per Francia: fu questo
Papa che creò cardinale Giovanni Conti
da Sutri, cos'i detto o perchè suo vescovo
o per esservi nato, forse quando un ramo
di sua famiglia vi si rifugiò dal Tusculo
in tempi di fazioni; e forse puie.dice Don-
di, furono suoi discendenti que' conti di
Sutri che riebbero gli stati loro, di cui e-
rano stati spogliati da Ladislao re di Si-
cilia; non però nelle guei re con Martino
V, perchè il re era morto (piando fu e-
letto Papa, come erroneamente riporta.
Nella biogralin di Jdriano //', e articoli
relativi, narrai come il Papa avendo in-
teso che Federico I dirigevasi nel i i 55 a
Roma perla Coronrizioncimpcrinle^^f.),
con apparalo militare più come nemico
die riverente alla s. Sede, da Viterbo gli
spedi 3 cardinali per conoscerne le inten-
zioni, intanto rifugiandosi in Cn'ila Ca-
stellana. Federico I in s. Quirico prestò
a'cardinali il consueto ^mrr/mcMfo e pro-
prio (\q\V imperatore, di difendere e con-
servare i diritti de'Papi e della chiesa ro-
mana. Giuntoin Sutri, Adriano IV si con-
dusse a incontrarlo nella città, ma negò
di dargli il bacio di pace, finché non gli
avesse prestato il consueto ulliziodi Pa-
Infreniere (/^.) e gh avesse baciato i pie-
di (del quale ossequio riparlo a Scarpa).
Ricusava l'altiero principe tali alti, che
lutti i Sovrani (/^.) praticavano col capo
della Chiesa; ma dopo animato ilibalti
SUT
mento i principi dell'impero persuasero
r^dcrico I a lendere in Sutri tale omag-
gio. Dopo di che ambedue si recarono in
Roma, ove a' 18 giugno segui la corona-
zione. Il Ferlone, D e' viaggi de' Pontefici ^
p. I 3f), narra diversamente l'accaduto,
poiché secondo il suo asserto Adriano IV
passò a Nepi per aspettare Federico I, il
quale giunto nel territorio di Sutri,il Pa-
pa si portò al suo campo, ma ricusando
l'imperatore di tenergli la stalfa secondo
il costume, il Papa retrocedette a Nepi.
Infine convinto Federico I delle antiche
pratiche, passò a Nepi ad usarle al Papa,
che gli venne incontro per tale ossequio,e
Insieme partirono per Roma. Nibby pure
racconta che nel territorio di Sutri avven-
ne l'incontro di Federico I con Adriano
1 V, l'imperatore veniva per la viaCassia,
e il Papa da Nepi; e siccome Federico I
non fece il solito allodi tener la staffa al
Papa mentre scendeva da cavallo, ne *e-
gnì una discussione, dopo la quale l'im-
peratore cede, e il terzo di s'accampò pres-
so il lago di Monte Rosi, che allora chia-
mavasi Jamda col suo lago, e situalo al
biforcamento delle vie di Viterbo e Ci-
vita Castellana in punto moltoimportan-
te. E" certo che il Papa fu in Nepi e in
Sutri, e in questa 1.^ città anche coll'im-
peratore pel colloquio, su tale abbocca-
mento convenendo eziandio Calindri in
Sutri; ma quanto a Nepi non a' i 2 luglio,
come dissi col p. Ranghiasci a quell'ar-
ticolo, ma ne'primi di giugno vi fu il Pa-
pa e fors'unche l'imperatore, perchè no-
tai essere seguita a' 18 la coronazione in
Roma. Il Bondi ritiene che ancora Sutri
fosse magnifica ne'fibbricati,per riceve-
re ancora una volta ospiti si ragguarde-
voli ed i loro numerosi corteggi. Il mede-
si mop. Ranghiasci vuole, che nel I 160 ad
esempio de'lusculani, i nepesini esutrini
si ricusassero pagare il tributo e le colle-
te a'romani, che ruppero co'ledeschi co-
mandali dal normanno Ruggiero. Dissi a
lloMA come la comune di Sutri con altre
era tenuta mandarvi de' giostratori pei
S li T
famosi Giuochi d'Agone e Teslacclo. Ui-
nortano UugaeNibby, che Federico I ne-
mico della s. Sede, in odio ad Alessandio
J II assediò Sutri, perchè eragli fedele nel-
losciscua degli antipapi che gli avea susci-
tati contro. Nel i 171 aveano i viterbesi
stabilito con que'di Feiento di saccheg-
giar Sutri eNepi, ma i primi non aven-
do atteso i ferentini marciarono su Sutri;
di che indispettiti i confederati ferentini
dierono il sacco a Viteibo. Allora i viter-
besi retrocedendo corsero a vendicarsi
con distruggere Ferento, onde Nepi e Su-
tri restarono libere dal minacciato disa-
stro.Aggi unge il Nibby che Muratori pub-
blicò l'im portante documento: Cc"^5</e^^^-
diiies et jura, quae hahel dominus Papa
in Burgo SutrinOyW quale appartiene al
1200 circa. Da esso rilevasi l'esistenza
d'un borgo presso Sutri, e gli abusi gra-
vissimi introdotti in esso e nella città, sui
testamenti de'forestieri che vi morivano.
Questo borgo esser deve quello di cui par-
la InnocenzoIII nella bolla del 1 2o3: Do-
namusecclesìam s.Slephoni curii Castel-
lo el Burgo suo jiixla civitntem Stitrinarn.
Rilevai nella biografìa à' Innocenzo III,
the nell'autunno del i 207, essendosi re-
cato in Viterbo, passò in Sutri a consa-
grarvi la cattedrale, e ritornò in lloma
nella metà di novembre. Giegorio IXnel
1 237, reduce da Perugia e Viterbo, si re#
eòa Sutri, donde partendone nel selleui-
bre per Rouja, vi fu ricevuto con tanto
plauso conie fosse stalo un nuovoPapa,
che descrive il citato Cancellieri, e coll'ui-
contro del clero, del popolo, de'greci e de-
gli ebrei. Dichiarai nella sua biografia,che
nel 1 240 guerreggiandoFederico II impe-
ratore la Chiesa e Gregorio IX, smarriti
gli abitanti di Sutri, di Civita Castellana,
d'Orte e di altre cillà, Toscanella e Mon-
te Fiascone, gli aprirono le portcsicconie
impotenti di fargli resistenza. Nel 1244I"
noceuzo IV affinedi trattare una pace sta-
bile coll'imperatore Federico II, sempre
fiero nemico della s. Sede, con tutti i car-
dinali a'7 giugno si trasferì a Civita Ca
S U T III
slellana come luogo sicuro, secondo De-
gli ElFetli eFerlone, e non a Città di Ca-
stello come dissi alti'ovecon Novaes, a mo-
tivo dell'equivoco già rimarcato che pro-
dusse tra le due città il nome di Castrum
Felicita tis, abbaglio in cui cadde pure il
Bondi. Ma il Papa conosciuto che Fede-
rico II, col quale dovea abboccarsi da Ter-
ni gli tendeva insidie, verso iaSdi detto
mese passò in Sutri, donde spedì a'geno-
vesi perchè gli mandassero le galere a Ci-
vitavecchia onde navigare per Francia.
Il p. Ranghiasci, seguendo il Bondi e Ma-
rocco, dice che si trattenne in Sutri 21
giorni, diligendosi a detto porto con buo-
na scorta di truppe edi sutrini bene istrui-
ti delle vie disastrose delle montagne, ed
a'6 luglio s'imbarcò. IMeglio lo racconta
Ferlone:informato Innocenzo IVcheSoo
cavalli toscani doveano nella notte dopo
il suo arrivo in Sutri airestarlo d'ordine
dell'imperatore, sbigottitosi a tale avviso,
vestito leggermente nell'ora del i. "sonno
sah sopra un egregio cavallo corridore, e
per vie disastrose e per boschi tanto si af^
frettò, che al mattino giunse a Civitavec-
chia. AncheNovaes dichiara che Innocen-
zo IV partì da Sutii la notte seguente al
suo arrivo. IlSemeria poi nella Storia ec-
clesiastica di Genova, p. 344) senza dire
dell'arrivo del Papa in Sutri, dopo aver
narrato l'arrivo nel porto dell'aiuto in-
vocalo da'suoi concittadini genovesi, di-
chiara:-' Pervenuto a Innocenzo IV l'av-
viso a'27 giugno, sulla [.''ora di notte, si
spoglia degli abili pontificali, e messosi il
giubbone, come un soldato di cavalleria
con armi leggere, e con una borsa colma
d oro in lasca, monta un velocissimo ron-
zino e sprona via, incognito a tutti, salvo
a'suoi camerieri. Alla mezza notte sollan
tosi accorselo in Sutiidisua fuga, e molti
la biasimarono; ma (piando ivi dopo uu'o-
ra videro aprirsi le porte, ed entrare 3oo
cavalli imperiali con manifesta intenzione
di far violenza al Papa, nessuno fu che
non esaltasse la sua vigilanza e attività".
Segue a due che al i ."luglio approdò nel-
112 SUT
l'isola delI'EIIin, si ricovrò 3 giorni a Por-
lo Venere, ed a'7 sliarcò in Genova. Nel
1264,6 non nel 1244 come scrive Nibby,
Sulri fuespugnatotla Pietro de Vico par-
tigiano di Manfredi naturale di P'ederico
li, e perciò pretendente della Sicilia; ma
tosto Pandolfo conte dell'Anguillara se-
guace di Carlo I d'Angiòredi Sicilia la
ricuperò alla Chiesa. Urbano F(F.)non
nel I 367, come ritiene Bondi,nia dopoa-
Tere da Avignone restituita la residenza
papale inPioma, volendo evitare i caldi di
questa, parti per Sutri a',12 maggio i 368,
■vi si trattenne a pranzo, indi si avviò per
Viterbo a Dlonte Fiascone [V .). Piaccon-
tai a RoMAe ad Innocenzo VII (e non Vili
comealtri scrissero), che ne'capitoli di pa-
ceslipulati da' romani col predecessore, e
rinnovati nel i 4o4 colla concordia nego-
ziata tra essi e il Papa dall'ambizioso La-
dislao re di Sicilia, i romani si obbliga-
rono a tenere sicura la strada che condu-
ce a Narni; ma nuovamente tumultuan-
do i romani neli4o5, e per gli agnati di
Ladislao che aspirava al dominio tli Ro-
ma, circa il y agosto Innocenzo Vii fug-
gi precipitosamente da iioma nel maggior
caldo del giorno a Sutri, morendo di se-
te alcuni della comitiva nel viaggio; ivi
pernottòe poi paitì per Viterbo. Più lar-
di vi fu pureLadislao.il quale rotti i trat-
tati con Giovanni XXII I (e non XXII co-
me dicono altri), l'8 giugno i4i 3 (non pa-
je ai 7 maggio come riferisce Ferlone) ar-
mata mano s'impadronì di Roma, e co-
strinse il Papa e i cardinali a cavallo fug-
gire a Sutri, e quindi accompagnati da
J)uon numero di sutrini si diressero a Vi-
terbo e poi a Siena. Notai a Nepi, che per
l'eccidio di Monte Rosi, operato da Orso
Orsini, nella riedificazione vi si domici-
liarono diverse famiglie sutriiie e nepesi-
rie. Narra Degli Effetti, che Alessandro VI
del I 492 nelle guerre contro gli Orsini e
altri per formare un possente stato a Ce-
sare Rorgia, prese Scrollino, Galera, Bas-
sano, Sulri, Campagnano, Formello,Via-
no, Bieda e l'Isola agli Orsini. Nei seco-
SUT
lo XVI i sutrini si esacerbarono alquan-
to co'nepesini, e nel 1 Ty i recatisi in Nepi
pel divertimento della bufulata medita-
rono di farvi insorgere tumulto. Penetra-
tosi il loro disegno, inutilmente si procu-
rò sventarlo, poiché i sutrini si slancia-
rono sulla forza armata, che sostenuta dal
popolo,diè luogo a un conflitto con mor-
ti e feriti d'ambo le parti. Però i primari
delle due città s' interposero, riconcilia-
rono gli animi, ed a'3 maggio sul confi-
ne de'due territorii fu stipulato islroraen-
lo di pacificazione e di buoni vicini. Tan-
to prima quanto in seguito, Sutri segui
le vicende politiche di P^ilerbo, di Nepi
edi Roma. Nel i 722 i sutrini eressero una
lapide di riconoscenza a Innocenzo XI li
e al cardinal Imperiali prefetto del buon
governo, riportata da Marocco: Orcio po-
pulusque Sntriims ^AquaeducLus reslilu-
(o,fonlcni exLruxit.
La fedecrisliana fu promulgata inSu-
tricome in Nepi da s.Romolo, in viale nel-
lai. "città da s. Pietro; e poscia anche da
s. Tolomeo martire, protettore principa-
le d'ambedue le città, che il p. Kanghia-
sci nelle Memorie isloriche di Nepi, di-
ce discepolo di s. Pietro e da questi nel-
l'anno 46 destinato vescovo della Penta-
poli Toscana, insiemea Piomano vescovo
di Nepi, ove ambedue doveano risiedere,
e poi nel ricordato Supplemento si cor-
resse; ma io che l'avea già seguito all'ar-
ticolo Nepi, pubblicato nel 1847, cioè pri-
ma che nel 1 85 I stampasse l'autore ììSup-
/7/e///e/2/o,neirarticoloPoLiM Anzio che Iti-
ci imprimere neh 852, ne feci avverten-
za col rettificato da lui stesso,da me pre-
ferito di seguire nell'articolo Nepi, come
priore degli agostiniani di Nepi stesso, e
perciò dovea ritenerlo nelle notizie locali
quasi meglio informalo deirUghelli,che
pine ueW Italia sacra t. i,p. io23, ripor-
tando la serie de Nepesini episcopi, an-
ch'egli egualmente lo alfermò." Evangeli!
predicante s.Plolomaeo antiocheno s.Pe-
Iri apostoli alumno, quem seciun Ro-
niam adduxerat. Inter caeleros,Koaia-
S U T
nutn Nepesiiium philosophiim conveiiit
ni\ Christiim sacioque abluil fonte.cum-
(j(ie anno 46. Ptolomaeum Pantheopo-
lisiVepeti vicinae civitaliSjRomanum ve-
roJVepetisipsiusepiscoposoidinasset, Dia-
gno (Idei incremento visus est fnudamen-
la jecisse".QuindiLIghelli dichiara 1.° ve-
scovo di Nepi s. Pioraano nel 4^5, e a' 1 9
ottobre del 5 1 glorioso martire con s. To-
lomeo vescovo della Pentapoli Elrusca;
martirio che il p. Ranghiasci avea però
riferito a'2 4agosto,co!rautorità del mar-
tirologio di Toscanella, ch'è il solo cui si
possa dare c|uaIcheauleuticità,come asse-
lisce. Invece vuole Bondi che s. Tolomeo
fosse vescovo dell'Etruria nel 98, e par-
ticolarmente delia Pentapoli, perchè la
sua principal residenza era ora in una, ora
i u altra città de'P'alisci,per le quali scor-
reva a predicare l'evangelo, finché dalla
persecuzione pagana fu ridotto a stabi-
lirsi in Nepi, quando aumentato il nu-
mero de' fedeli non era più capace conte-
nerli qiiella chiesa sotterranea di s. Gio-
venale, per cui la crede edificata al co-
miriciamento del secolo II. Aggiunge,che
poi per varie incidenze della chiesa, fosse
fatto vescovo di Nepi eSutri, dietro il pon-
tificio beneplacito,a seconda della costan-
te tradizione. Dappoiché non avvi a du-
bitare che s. Romolo fosse dal principe
degli apostoli s. Pietro indirizzato quin-
di a Sutii per compiere la grande opera
della iti\e cattolica e per vie[)più confer-
mare nella medesima quelli che già la
professavano. Qui mi sembra in contrad-
dizione e in anacronismo, essendo comu-
ne sentenza, che s. Pietro (/'.) nel 69 ri-
portò il glorioso martirio nella i.^/jer^e-
sur ii3
ro esame sulla serie de' vescovi di Nepi,
a vieppiù illustrare la sede vescovile, ri-
furoiò il catalogo de'suoi pastori con mag-
gior esaltezza e cronologica verità. Quin-
di dichiarò che il martirio de' ss. Tolo-
meo e Romano avvenne nel secolo III, re-
gnando Claudio II il Gotico, assunto al-
l' impero nel 268, non già a tempo di
Claudio I Cesare^movio nel 54, come a-
vea prima asserito. Tuttociò sostiene,non
solo per non esservi stata persecuzione
sotto Claudio I Cesare^ sibbene in tem-
po di Claudio II il Go^/co, nella cuiepoca
visse Aspasio, dal quale furono condan-
nati al martirio i due santi. Si conferma
in questo, per le prove ricavate dagli al-
ti del loro martirio, e che per salde ra-
gioni conobbe non avere la religione cri-
stiana messo radici nella Tuscia subur-
bicaria prima del secolo IH, a fronte del-
le contrarie autorevoli testimonianze del
Baronie,, mediante l'analisi degli argo-
menti, l'esame delle circostanze e testi-
monianze, e le ragioni che espone. L er-
rore contrario lo dice avvenuto per una
parola cambiata negli alti de'marliri,cioè
Aiisustiis\xì\QCQA\ Caesari\e\ nominar-
SI l'imperatore Claudio, che ne alterò l'e-
poca. Ne incolpa la cronaca stampata di
NepidiCeccarellijchefu bruciato nel pon-
tificato diGregorioXIIIcome famoso fal-
sario e impostore, ed il quale promulgò
i ss. Tolomeo e Romano discepoli di s,
Pietro, per cui Paolo III per tale nomi-
nò il I ."nella sua bolla, dopo la quale cad-
de in inganno anco il Baronio e con lui
non pochi altri. Prolesta inoltre il p. Ran-
ghiasci, di non intendere opporsi alle de-
cisioni della Chiesa, avendo la s. congre-
dizione della Chiesa dì Nerone; laonde gazione de'riti approvalo uelióya le le-
dal contesto di Bondi rilevandosi che s. zioni e il martirologio, ove si legge: P/o-
Romolo fu da lui inviato dopo s. Tolo-
meo a Sutri a completare la conversio-
ne de'nepesini, e siccome assegnò l'anno
98 a s. Tolomeo, in questo più non vi-
•vea s. Pietro. Nel Supplemento il p.Ran-
ghiasci,proteslando d'aver ac([uislalo più
cliiaie nozioni, fatto più crilìco e malu-
VOL. LXXt.
loniaeus episcopus anliochenns s. Petri di-
scipiilus. Dice indi con Baronio, co'Bol-
landisli, con Benedetto XIV e con altri
gravi aulorijche sebbene nella storia dei
santi si trovi qualche errore, non per que-
sto debbesi in tutto il resto abbandonare
come mancante di lede. Dovendosi pe-
8
ii4 SUT
lo rilenere per martiri canonizzali i ss.
Tolomeo e Pvomano vescovi, non toglie
cl»e fossero martirizzali sotto Claudio II
il GoticOye non per comando di Claudio
1 Celare. Ne deduce quindi laconseguen-
7.8, che i due santi furono inviali in Thu-
scia suburbicaria da Papa s. Dionisio do-
po il 268; ed in lai caso il i .° vescovo di
^'epi sarebbe s. Milione, di cui ignorasi
l'epoca, cui successe neh 19 Eulalio (ma
queslo è indubitato die fu l'antipapa del
418; per tale lo dice Ughelli, per tale lo
qualifica il p. Rangbiasci nelle Memorie,
ed ora non rende ragione del salto dell'e-
poca e della persona se diversa dall'anti-
papa), e nel aGgciica furono mandati ve-
scovi S.Tolomeo di tutta laPenlapoli, s.
Promano di Nepi,ove ambedue risiedeva-
no. Confessa il p. Rangbiasci, con Nicola
Nardinì, La caitcdra di s. Tolomeo in
Nepi, e la Penlapoli Ncpesina, che s. Ro-
molo mandato a Sutri da s. Pietro assie-
me con Giustino era fin d'allora vescovo,
perciò non trovare ostacolo nel credere,
che s. Romolo convertisse alla fede anco
i nepesini con que' di Falari romano, e
delle altre convicine città e borgale.Cre-
decbeNepi non nel HI secolo.bensì a'tem-
pi apostolici venne alla fede, onde ren-
devi consentaneo al vero, clie s. Romolo
invialo da s. Pietro a Sutri, siasi occupa-
lo per la conversione ancora de'circoslan-
lipopolicdiNepi.Ese s. Romolo fu man-
dato da s. Pietro a Sutri per acquistar a-
nime non vescovo, lo potea del pari anco
a Nepi. Essendo poi stalo s. Romolo cac-
cialo da Sutri, dimostra che ivi operava
e si tratteneva, non meno che altrove, a
vantaggio spirituale delle popolazioni, e
segnatamente di Nepi come più vicino.
Quanto poi alla Penlapoli, conviene che
si formò verso il 244? P'''"^ tl^' martirio
de'ss. Tolomeo e Romano, e cheNepi n'e-
ra capo. Avendo a INepi riportato la serie
de'suoi vescovi sino all'unione colla sede
ili Sutri, e ciò col p. Rangbiasci, prima di
riprodurre quella di Sutri, che prenderò
dairUghelli e leneudo presente il Rondi
SU T
ed altri, riporterò in breve i pili interes-
santi schiariroenli su d'alcuno de'mede-
simi aggiunti neLS'«/?^Ze/7Jettfo cita lo. Do-
po Eulalio, s. Tolomeo, s. Romano, Pro-
ieltizio, ec. Dopo Giovanni l, morto pri-
ma del 770, si aggiunge Fotone interve-
nuto nel 769 al concilio di Laterauo. Dei
dueGiovanni del 963 e del 989 se ne for-
ma uno, Giovanni 1° (T-^.) cùióiiiaìe del
963,il quale con Cardella nella biografia
dissi che nel 998 sottoscrisse la bolla del-
la canonizzazione di s, Uldarico, e forse
bibliotecario di s. Chiesa. Nel ro27 Ra-
niero, secondo le addizioni all' Ughelli.
Oilone (/''.) del 1 099 o prima, era cardi-
nale. Qui il p. Rangbiasci si corregge pu-
re d' avere asserito con Panvinio, ed io
con lui riportai, che la giurisdizione dio-
cesana arrivava sino alla chiesa di s. Bar-
tolomeo all'Isola diRoraa. Quella del ve-
scovo di Selva Candida, e poi di Porlo,
come dissi in quell' articolo, veraoiente
un tempo godeva tale prerogativa. Altro
vc'scovoanonimo del 1 2 1 8, secondo le ad-
dizioni a irUghclli,fuPietro;e di quello che
l'avea preceduto nell'istesso anno s'igno-
ra tuttora il nome, sebbene consagralo da
Onorio III, come fu riportalo a Nepi. Nel
12,59 Guglielmo già di Camerino. Ora
principio la serie de' vescovi di Sulri. Il
I .° vescovo o vicario apostolico fu il sud-
detto S.Romolo, che dichiara vescovoKa-
mianoNardini, L'antico ì^ejo. L'Ughelli
incomincia la serie, in uno alBondi, con
s. Eusebio che intervenne al sinodo ro-
mano del 465 di Papa s. Ilaro, la cui fe-
sta si celebra a'20 dicembre.lndiCostan-
zo o Costantino che fu presente al con-
cilio romano del 487. Mercurio sottoscris-
se a'sinodi romani di Papa s. Simmaco
nel 499 e nel 5o2. Agnello che riportano
i due cronologisti, dicendo che nel 598
sottoscrisse un privilegio di s, Gregorio I
alla chiesa di s. Medardo di Soissons,Lu-
cenzi lo esclude dal novero de' vescovi, e
vi soslituisceGiovanni. Barbato interven-
ne nel 649 al concilio di s. Martino I, co-
me rettifica Lucenzi. Grazioso fu oi con-
ili
SUT
cilio romano del 679 di Papa s. Agato-
ne, ed a quello diCostantinopoli del 680.
Agnello trovasi intervenuto nel 721 al
concilio adunato in Pioraa da s. Gregorio
II, il quale avendo concesso il suddetto
privilegio, questo vescovo lo sottoscrisse.
Grazioso o Hirsiosus fiorì nel 763.DiVa-
Jeriano è fatta menzione nel concilio ro-
mano deirSaG d'Eugenio II. Giovanni
si recò a'sinodi di Roma dell'SSB e del-
r86i. Bonifacio Conti romano cardinale
del 943, de'conti Tusculani: nella bio-
grafia va soppressa la parola era e la vir-
gola che la precede, mio errore e non di
stampa; dirò ingenuamente conOrazio in
j4rle Poetica, che: Ut scriptor si peccai
idem librariiis usque.Ma ne libri delBon-
dijdiMarocco e del p. Ranghiasci vi sono
troppi e gravi falli di nomi edidate,cheal-
terando la storia,qui in globo ne fo avver-
tenza senza rimarcarli espressamente, il
che altrimenti conveniva fare con isluc-
chevole frequenza. Il vescovo Martino o
Marino romano fu nel novembre al conci-
liabolo di/?o/7/fl(^.)del963,in cui l'impe-
laloreOltone I sacrilegamente depose Pa-
pa Giovanni XJIjpev eleggere l'antipapa
Leone f^III laico e protoscrinario della
s. Sede. Morto l'intruso nell'aprile 963,
i romani intimoriti perchè l'imperatore
avea condotto prigione in Germania Be-
nedetto V, ch'era successo aGiovanniXII,
spedirono a Ottone I in Sassonia per le-
gati o ambasciatori, come partigiano dei
scismatici, il vescovoMarlinoe Azonepro-
toscrinario della s. Sede, prò insliiuen-
do que veliti romano Ponti/ice. Fecero
dunque istanza per riavere il legittimo
Benedetto V, ma non l'ottennero: il ve-
scovo IMartino fu poi al concilio di Ra-
venna del 968, ed al sinodo romano del
969.11 vescovo di Sutri Benedetto Conti
cardinale, de'conti Tusculani e nipote di
Alberico già principe o tiranno diRomay
merilòa'25 marzo 975 d'essere sublima-
lo al pontificato col nome di Benedetto
/'//(f^.). Nella cattedrale restaurata nel
1673, il clero sutiiDo vi eresse a questo
SUT ii5
Papa una lapide monumentale. Pietro
sottoscrisse una bolla del 977 di Benedet-
to VII, a favore della chiesa Bisuldunen-
se. Di Domenico se ne ha memoria in un
decreto di Benedetto Vili del io i5 per
l'abbate di Fruttuaria.Kilino,al cui tem-
po si tenne in Sutri nel i o46 il sinodo o-
ve rinunziò Gregorio VI. »Hic ille Kili-
nus est, qui cum in Romano concilio si-
moniacae labis fuisset expostulatus anno
1 049 falsosque, atque venales testes sub-
ornasset, qui suam emenlireutur inno-
centiam, ipse interim, a patribus concilii
in juramenlo adactus, vixconcepta ver-
ba coeperat esplicare, cum linqueole a-
nirao, coram patribus concidit,domuin-
que relatus, misere dispersit;Numinesci-
licet repetente poenas tam de admisso sce-
lere, quara de auso perjurio". Il concilio
romano e posteriore al sutrino, lo cele-
brò s. Leone IX, e vi furono condannati
i simoniaci, pel narrato a Rom.\. Rolan-
do sottoscrisse il decreto del concilio te-
nuto in Laterano neiraprileio59 da Ni-
colò li. Mai nardo è nominato nella bolla
del 1062 di Alessandro II per la chiesa
di Fossombrone. Giovanni sottoscrisse il
privdegio concesso da dettoPapa nel con-
cilio di Laterano del 1066 al monastero
di s. Dionisio. Indi s. Bonizo o Bonizone
dottissimo del 1 078, che scrisse eruditis-
simi commentari ecclesiastici, e se ne fu
menzione nel 1086 in un privilegio della
gran contessa Matilde, a cui l'egregie do-
ti del suo animo erano in estimazione. Per
difendere le ragioni della chiesa romana,
in tempo ch'era agitata dall'antipapa Cle-
mente III e dalle persecuzioni d' Enrico
IV, fu indegnamente espulso dalla sede.
Dopo varie vicende dell'esilio tra'catto-
lici dell'Insubria divenne vescovo diP'Vz-
cenza. Ivi per difendere il Papa Urbano
II dagli eretici e scismatici fazionari,que-
sti glicavaronogliocchi.ac caetera mem-
bra per ex.quisita tormenta Iruncatus, li-
ce ve la nobile palma del martirio nel 1089.
Januario de Januarii e Castro Radigun-
duli di Siena del i oSg.Olloue soltoscris-
n6 SUT
se il privilegio accordato neh 126 da O-
norio II a Pisa, divenne fautore dell'an-
tipapa Anacleto II, ed è ricordato nella
sua lettera all'inr)peralore Lotario II. A-
dalberto nel 1 170 per mezzo di Nicola,
aitare majus calhedralis columnis, et te-
sludine exoroatum. Giovanni nel i 179
intervenne al concilio generale di Late-
rano 111 d'Alessandro III. N. tedesco del
1 200 da Innocenzo III coll'abbate cistcr-
ciense delle Tre Fontane e l'arcivescovo
di Salerno, mandato per legato all'im-
peratore in Germania, mentre si conten-
devano l'imperoOltone IV, e Filippo di
Svevia, alla coronazione del quale essen-
do inlervenuto contro il volere del Papa,
fu posto a Colonia in tetro carcere, pu-
nito colle censure ecclesiaslichee spoglia-
to d'ogni onore. Pietro Ismael! dottore ce-
Jeberiimo e famigliare d'Innocenzo III,
che lo nominò verso il 1202, consagrò
l'altare della chiesa di s.Gio. Battista pres-
so Orle. Narra Bondi, che Ranieri vesco-
vo diViterbo volendo consagrare la chie-
sa di s. Maria Maggiore, edificata in To-
scancUn, allora unita alla sede di Viter-
bo, affinchè la solennità riuscisse di mag-
gior pompa ecclesiastica, chiamò a inter-
venirvi altri 8 vescovi convicini, fra '(piali
Pietro di Sutri, Romano Coxtcllanusque
o Civita Castellana o Città di Castello, e
GerardodiNepi. Indi ne commise lacon-
sagrazione al più cospicuo di cattedra,cioè
a Pietro di Sutri, che dal Mariani, £)e//e-
trnria Metropoli, si dice Prior, e Bondì
spiega quasi primate, perchè la sede ve-
scovile di Sutri primeggiava anche allora
sopra le altre, viceversa Mariani l'avreb-
be notato per non ledere i diritti del suo
Viterbo. Menco di Spello segretario d'In-
nocenzo IV del I 253;Marucio morto nel
1 275,cui successe subitoFrancesco prio-
re di s. Stefano di Viterbo eletto dal capi-
tolo sulrino e dalPapa confermato.Qui il
ijnWeiù, Del primicerio p. 355,aggiunge
due vescovi ignorati da Ughelli e da altri,
poiché ailernia esistere nell'archivio se-
greto di Campidoglio una pergamena
SUT
spellante alla chiesa di Sutri. Essa con-
tiene l'atto rogalo nel i 277 in Sutri in
P'allaiorio palatii domini episcopi Su-
trini, venerabilis pater d. Ildiprandinus
de ordine praedicalorumDei gratiaSutri-
nus episcopus, a nome del suo vescovato
e da sua parte, ed i canonici della catte*
drale dall'altra, ch'erano l'arciprete e 4
preti, per la concordia circa il laudo e-
raanato da Pietro vescovo di Civita Ca-
stellana (diverso da quel Pietro Rosso che
l'Ughelli ponendolo al i 253, Galletti pro-
pone meglio collocarsi IraNicolòdel i265
e Jacopo del 1279, altri vescovi di Civi-
ta Castellana, dubitando che nella serie
manchi Pietro arbitro in discorso, forse
morto poco prinia della stipulazione di
questo contratto), eletto arbitro da essi
canonici, et a domino Moricoolim epi-
scopo Sutrino.Ildibrandino ricevè 20 lib-
bre di denari sanesi in denari grossi ve-
neti e in altre monete, una vigna posta ia
Romagnano, un terreno al rivo Molino,
e gli orti situati postmoiitem et juxta li-
vum; e rinunziò a'canonici ogni diritto
sulle chiese di s. Eusebio, di s. Pietro e
di s. Sebastiano: fra' testimoni vi fu un
mansionario della chiesa sutrina. Floia-
slo fu vescovo nel 1282; Aldobrando già
canonico di Bagnorea |)ustulato dal capi-
loloe confermato daMarlinoIVnel r 283.
Giacomo canonico della cattedrale, pure
postulato dal capitolo, nel 1290 venne
confermalo da Nicolò IV. Tommasodel
I 32 5 si crede nel i 328 creato anticardi-
nale dall'antipapa Nicolo V: fia'7 anti-
cardinali che leggo nel più volte citato
Lodovico Agnello, non lo trovo, seppure
non sia quell'anonimo N. vescovo. Gio-
vanni XXII neh 333 elesse fr. Uguccio-
ne francescano perugino, dopo la cessio-
ne di Berengario di s. Africano di Vabies.
Nel 1 34oGiovanni già arciprete della cat-
tedrale,creatodaBenedettoXII.Neh342
Clemente VI fece vescovo fr. Giovanni
Vergoni agostiniano, morto in Avignone;
e nel 1 348 gli surrogò fr. Ugolino di Pie-
Ira Longa domenicano. Ma appena per-
S U T
venuto a Sutri fu colto da grave mot bo,
e giudicalo morto ne fu fatta relazione
a! Papa, onde creò vescovo tv. Raimondo
agostiniano e lo fece consagrare dal ve-
scovo d'Albano: saputo poi che fr. Ugo-
lino vivea, trasferì a Giovena/.zo fr. Rai-
mondo. Morto ueli353fr. Ugolino, gli
successe Nicola pi iore.di s. Spirito iu Sas-
sia di Roma. Il vescovo Pietro morì nel
I 363; nel i 364 s'' successe Angelo arci-
prete di s.Mariadi Vetralla, indi nel i 377
Domenico. Neh 391 fr. Bonifacio Barci-
grossi fiaticescano. Bernardo episcopus
cui Innocentii VII potestatem fecit con-
dendi testamentum i4o6. In questo gli
successe Andrea nobile sanese, e morto
neli4io,Giovanni XXI li gli surrogòDo-
menico di Anglona monaco cislerciense
delle Tre Fontane e abbate di s. Seba-
stiano fuori di Roma, traslato nel i 4^9 a
Monte Fiascone da Martino V. Questi su-
bito gli sostituì fr. Andrea da Pisa o di
Costantinopoli domenicano e maestrodel
s. palazzo apostolico. Eugenio I V nel 1 43 i
a'agottobre dichiarò vescovo diSu tri Lu-
ca Rossi nepesino della famiglia deTar-
taris,rettore dis.Tommaso in capite DIu-
lara romanae diùonis, che nel Supple-
mento il p. Ranghiasci vuole già eletto da
MartinoV,morto però a'20 febbraio 143 i
slesso.Goverrlava la chiesa diNepi Pietro
Giovanni dell'Orto, ed Eugenio IV nel
1435, enoncomescriveUghelli neh 436,
lo trasferì a Monte Fiascone. Consideran-
do Eugenio IV che a motivo delle vicen-
dede'tempieranodivenutescarsele men-
se e rendite vescovili delle sedi di Su-
tri e di Nepi, né potevano conveniente-
mente viverci con decoro due separati ve-
scovi, le unì in perpetuo colla bolla Ro-
tnana Ecclesia, de' 12 dicembre i43 5,
pubblicala da Ughelli nel l.r, p. io3o:
»> A uctori tate apostolica decernentes,quod
hujusmodi unius Episcopus, qui eisdem
Ecclesiis prò tempore residebit, uno an-
co in altera, et alio anno in reliqua ipsa-
rum Ecclesiarum,alternalis vicibuschri-
SQia coolìceie leueatur, ordinaliouuai
sur 117
quoque tempore celebralioiies vices ex
iisdem Ecclesiis, et earura civitatibus,etc.
Ac etiam cura idem Praesul in Sutrina,
tum vero in Nepesina civilatibus, et dioe-
cesibus praesens exllterit, Nepesin. et Su-
tri n. Episcopus appelletur, et sic dei nceps
Ecclesiae ipsae unico Pastore et Aotisle
praemissisque intitulationibus perpetui
temporibus gubernetur". Laonde il ve-
scovo di Sutri Luca Rossi deTartaris ne-
pesino,di venne il i ."vescovo di Sutri e Ne-
pi,ne prese i titoli e resse ambedue le chie-
se: l'annotatore d'Ughelli dice dal 2 di-
cembrei436. Nel luglio i44" Nicolò V
gli sostituì Giacomo Cordani abbate be-
nedettino di Subiaco; indi per sua mor-
te, non avendo voluto, secondo Cardella,
accettar le sedi Giambattista Millini poi
cardinale, nominò nel 1 4^3 il proprio te-
soriere generide AngeloAltieri nobile ro-
mano, e canonico della basilica Latera-
nense, peritissimo nella legge civile e ca-
nonica,visse 90 anni e nel 1472 fu tumu-
lato nella cappella gentilizia di s. Maria
sopra Minerva di Roma. In detto anno
Battista del Ponte nobilissimo marsica-
no, nel i4S4ti'aslato aBitonto,e da que-
sta chiesa passòa Sutri eNe[)i il suo pasto-
re Andrea de Paltronibus.Nel r 4B9 Bar-
lolomeoFloreSjChe trasferito nel 1 49^ da
Alessandro Vlall'arcivescovato diCoseu-
za, gli successe Francesco da Cascia. Nel
1 497 a' I 7 aprile da Lucerà passò a que-
ste due chiese Antonio Torres girolarai-
uo spagnuolo; indi morto nel luglio, 0' i 7
di tal mese ne occupò le sedi ZanardoBa-
garotti nobile piacentino, da Paiide de
Grassis ne'D/Vzn chiamato Giovanni Za-
nado. Essendo morto in Roma a'24ago-
stoi o53 nella sede vacante d'Alessandro
VI, Pio III che a'2 2 settembre gli succes-
se, avendo contro l'uso nel dì seguente
celebrato il concistoro, probabilmente vi
dichiarò soltanto il vescovo di Nepi e Su-
tri nella persona di Antonio de Alberici
nobile orvietano, suo intimo e carissimo
famigliare, ma l'Ughelli dice agli r i ot-
tobre; ed essendo morto il i'apa a' 1 S^do-
ii8 SUT
no 26 giorni di ponlificato,neI d'i seguen-
te pieno di dolore e confusione scrisse al
di lui nipote arcivescovo di Siena l'acer-
bo caso, e rimarcando essere egli il solo
vescovo d'un papato: la lettera pubbli-
cala daUghelli ha nella sottoscrizione: E-
piscopiis Sutrin. tlNepes'mus. Morto nel
1 5o6,Giulioll elesseGio. Giacomo Bru-
ni di Asti protoiiotiuio apostolico parte-
cipante, clie nel i5o7 cede i vescovati al
fratello l*aolo Emilio già abbate regola-
re, e con esso intervenne poi al concilio
di Laterano V. Sembrami che il Bondi
abbia fallalo nel dire che Gio. Giacomo
cede al fratello la sede neli5i 7, mentre
questo morì a'5 novembre 1 5 1 6 vivente
l'altro, per non fare altri rimarchi. Bensì
pel riportalo dal p. Ranghiasci, [)are che
la sua consagrazione si protraesse sino al
1 5 1 5. Leone X nel 1 5 1 6 vi trasferì da A-
nagni il suo amico e famigliare Giacomo
Bongalli di Filacciano, il quale l'avea a-
iutato a fuggire quando era legato, dopo
la battaglia di Ravenna. Nel pontificato
di Clemente VII le due chiese furono di
nuovo temporaneamente disgiunte; ilPa-
pa neh 523 dichiarò amministratore di
Wepi il cardinal Egidio Canisio (K) ve-
scovo di sua patria o diocesi Viterbo, col
consenso di Giacomo, e la condizione che
il superstite tra loro avrebbe l'ammini-
strazione delle 2 chiese,e l'ebbe Giacomo
neh 532 nel decesso del cardinale. Tro-
vandosiGiacomo avanzato in età, nel i538
rinunziò le due chiese, e Paolo III a' 6
febbraio ne afhdò l' amministrazione al
cardinal Giacomo Simonetta (/^) e morì
nel i53c).In questodivennevescovoPom-
ponioC'<'f/(^.)e non Cesi romano, trasla-
to da Otte e Civita Castellana e poi car-
dinale : l'Ughelli lo chiamò Cacsius e ri-
producendo la lapide sepolcrale col co-
gnome Caecius, cognome ripetuto 8 vol-
te nella medesima, eppure non si accorse
della contraddizione, né la rimarcarono
i suoi accurati annotatori Coleti e Lucen-
zi. II p. Ranghiasci cadde nello stesso ab-
baglio, ed a me importa il rimarcarlo, sì
SUT
peraverloseguitoa NEPi,ed anco perchè,
come notai in tale articolo, non si pre-
tenda da mela biografia di PomponioCe-
5/, col quale nome e cognome non si co-
nosce alcun cardinale. La s usata pel e
fu cagione dell'alterato cognome, e indi-
cante due personaggi diversi. Nel i542
Pietro Antonio de Angelis nobile di Ce-
sena, vice-camerlengo e governatore di
Roma; nel i 553 Antonio Simeonede IMi-
nicucci di Monte s. Savino, monaco ca-
maldolese del monastero de'ss. Angeli di
Firenze, e affine di Giulio III che quivi
lo trasferì da Minori. Paolo IV a'4 set-
tembre 1 556 e 2 giorni dopo la morte del
precedente, dichiarò vescovo di Sutri e
Nepi fr.MicheleGhislieri domenicano, nel
i557 lo promosse al cardinalato, e Pio
IV a'27 n)arzoi56o lotrasfeiìal vesco-
vato di fllondovi, indi nel 1 566 P/jpa s.
Pio F (^''.). Nel governo delle due chie-
se unite di Sutri e Nepi sapientemente e
santamente le governò. Dipoi il vescovo
Vannini per gloria imperitura di questa
sede, nel i 65 1 eresse una lapide celebran-
te le splendide vii tu del suo venerabile
predecessore. Rilevai a Nepi, che in tem-
po del vescovato del Ghislieri insorseio
frequenti questioni fra'capiloli delle i\w^
cattedrali, onde fu non poco esso mole-
stalo per aver voluto tenere un sol vica-
rio generale, come fecero i suoi succes-
sori oltre il 170 r, tranne qualche contra-
rio caso; finché a rimuovere definitiva-
n)enle qualunque questione, per le rimo-
stranze del capitolo di Sutri, dalla con-
gregazione del concilio fu decisa l'inlera
indipendenza d'una diocesi dall'altra, per
cui da quell'epoca i vescovi hanno tenuto
due vicari generali, uno residente in Su-
tri, l'altro in Nepi: quanto alla preminen-
za del titolo delle due sedi vescovili, ven-
ne determinato che i nuovi vescovi do-
vessero spedire le bolle [ler l'insti luzione
canonica, una volta nominando prima Ne-
pi e poi Sutri, un'altra Sutri e Nepi, il
che tuttora viene eseguito. Pio IV sosti-
tuì nel irescovalo delle due chiese al car-
S UT
tlinal Ghislieri a'27 maggioi 56o,8econ-
do Ughelli, Bondi e il can. Biiua, iVer/>
cronologica de vescovi di Sardegna ,0 nel
I 56i pel dicliiaratodal p. Raiigliiasoi nel
Supplemento, il proprio coiiciltadinoGi-
rolamo Gallerai! milanese: osservò Bon-
di, che intervenuto al concilio di Trento
SI sottoscrisse assolutamente Episcopns
Sulrinus.liu\iP\o I Va'i4'^elteral)rei 064
al dire del can. Dima nella Serie de' ve-
scovi d' yé lessandria fi non I 56 5, lo trasfe-
rì ad Alessandria, assegnando le reudi-
te della mensa nella sede vacante al pro-
prio nipote s. Carlo Borroiueo, il quale
a supplica del capitolo diNepi l'erogò per
risarcire il pavimento della loro basilica
cattedrale. Poscia il Papa dichiarò a'ig
gennaio 1 565 amministratore il cardinal
Tiberio Crispi {f'-), che morto in Sutri
a'6 ottobre I 566 fu sepolto nella catte-
drale, e l'alFerma Ughelli; altri scrissero
in Nepi, altri lo dissero decesso inCapra-
nica di Sutri o almeno ivi trasferito il ca-
davere, conflitto d'opinioni che riportai
a CoBNETodicui era originario, nella bio-
grafia ed altrove. Imperocché Ciacconio
nelle f'itae cardinalium, lo dice morto
a' r4 ottobre in Sutii, e sepolto nella cat-
tedrale, ovvero morì inCapranica inpa-
laiio praefectonini prò tempore, e fu tu-
mulato senza iscrizione nella chiesa prin-
cipale. Cardella nelle Memorie islorichc
de cardinali, segue le precedenti senten-
te di Ciacconio. jN'ovaes nella Storia di
Paolo HI, lo dice morto in Capranica
nella diocesi di Sutri e Nepi. Sperandio
nella Sabina sacra, di cui il cardinale fu
vescovo, lasciò scritto che morì in Sutii
a'6 ottobiei 566 e fu sepolto nella cat-
tedrale. Importava ([uesto punto a dilu-
cidarsi, perchècoiivenendo Bondi e il p.
Ranghiasci nell'ultima «entenza, il ^."nel
Supplemento i iferisceche per pochi gior-
ni assunse l'amiiìinistrazione delle due
chiese il cardinal Michele Bonelli (^.),
ed io aggiungerò nipote dell' allora vi-
vente s. l'io V. Questo Papa a'25 otto-
bre dello àles^o i %G^ cuufeiì raulicu suo
SUT 119
ve>covato a! proprio Sagrista fr. Egi-
dio Valentiagostiniano, che celebrai nel-
la serie di tali prelati, di cui l' Ughelli ri-
porta la lapide sepolcrale posta in s. A-
gostino di Roma iunauzi il maggiore al-
tare, colla data di sua morte q maggio
i568. A't4 tli tal mese si legge neh' /-
talia sacra, ches. Pio V gli sostituì il cor-
religioso, e proprio famigliare e teolo-
go fr. Camillo Campeggi domenicano di
Pavia, o bolognese come lo vuole nfA Sup-
plemento il p. R.anghiasci, e che si trovò
presente a'26 dicembre 1 569 all'apertu-
ra della cassa ov'era il corpo di s. Tolo-
Hìeo a iNepi, alla presenza de'suoi due vi-
cari generali di rs'epi e Sutri: mor) in Su-
tri probabilmente nel declinar di detto
mese, e dice il p. Ranghiasci che nel gen-
naio ilei I 570 s. Pio V lo fece succedere
da Donato Stampa milauese,già commis-
sario del s. offizio. Vedendo riportato dal-
rUghelli questo vescovo a' 14 dicembre
I 56q e qual ex. commissario del s. ofEzio
senza dirlo domenicano, perischiarimen-
to mi rivolsi all'archivio del s. ofiìzio di
Roma, e trovai, che Donato Stampa luo-
gotenente criminaledelgoverno, il 1 1 set-
tembre 1 564 fu eletto assessore del s. of
fi zio, e non cummissario; fitto poi vesco-
vo di Sutri e Nepi nel dicembre j56g, con-
tinuò ad esercitare la carica sino a' 1 9 di-
cembre 1 572. Questo prelato morì in Xe-
pi nel 157 5. In questo a' 20 o 28 luglio
GregorioX.111 creò vescovo fr.AlessioStra-
della procuratore generale degli agosti-
niani, di Fivizzano e oriundo genovese,
facondissimo predicatore,e autoredi opu-
scoli ricordali da Ughelli, che riporta il
distico posto sulla di lui tomba presso i
suoi, ove morì recandosi inviato del Pa-
pa a Carlo arciduca d'Austria. Neli58o
Orazio fioroni nobile milanese e nipote
del celebre cardinal Moroni, nato dal con-
te Slòrza e da Camilla Doria , canonico
Valicano, preposto de'ss. Tommaso eSi-
mo<»iie di Novara, e commendatario di ».
Mai tino di Tortona, «d in morte dello zio
uè curò la tumulazione e gli pose onore-
120 SUT
vole cpitafTio. Nel 1 6o4Tac1Jeo Sarti giu-
reconsulto bolognese e governatore di Ci-
vita Castellana, fij consagralo dal cardi-
nalBorghese,poi nel 1 60 1» Paolo V, al qua-
le rinunziò, e morto in Roma nel 1 6 1 7 fu
sepolto ins. Nicola de'Perfetli già de'pre-
dicalori, con iscrizione pubblicata da U-
gbelli, in cui si celebra la prudenza, l'in-
tegrità e la vigilanza impiegata nelle in-
combenze affidategli da'Papi. Paolo V nel
1616 secondo Ugbelli, e nel 1 606 al ri fe-
riredcl p. Rangbiasci, elesse vescovo il suo
confessore fr. Dionisiode Martinis de'nii-
iiori osservanti, zelante e attento pastore.
]\eliG2 7 Sebastiano de Paolis nepesitio,
già vescovo di ^eocesùiea in parlilju.i, mo-
rì in Nepi e fu sepolto nella cattedrale, l'er
la sua integrità e virtù, il clero di Siitri
per ossequioe gratitudine dopo mortogli
eresse una la|)ide cbe si legge in Maroc-
co. NeliG43 Bartolomeo Vannini di Pi-
stoiac romano, referendario delle due se-
gnature, dotto giureconsulto. Nel i654
Marcello Anania nobile della diocesi di
Catanzaro, insigne teologo, canonico Li-
];eriano, cappellano segreto, indi vicege-
rente in Roma del caidinal vicario: fu se-
polto nella cattedrale di Sulri al dire di
Bondi, mentre il p. Rangbiasci liporta l'o-
norevole iscrizione die in quella di Nepi
gli collocò il fialcllo etl erede Mario. Nel
I G70 il cardinal Giulio Spinola^ alla cui
biografìa notai il monte di pietà da lui
fondato in Nepi, e il sinodo cbe celebrò.
Vero pastore, fu assai amato, istituì il so-
dalizio del Sulfragio nella basilica cai tedia-
le di Kepi, nel luogo ove esisteva l'anti-
co cimiterio e congiunto a tale tenipio, o-
ve fu poi eretto il coro per l'inverno; e
i)cllecatacondjeritro\òi corpi de'ss. Mar-
tiri. Con dispiacere de'diocesani trasiato
a Lucca, neliG78 gli successe Giacomo
!|3ona o Buoni di Castel Tebaldo, non di
Borgo s. Sepolcro, già vescovo di Monte
^"eltre; indi nel 1 68 i SledmoRiccardi no-
bile di l'^ermoe canonico della metropo-
litana, 2." collaterale di Campidoglio, tu-
mulalo nella calledrale; ucliG85 fran-
S U T
Cesco Giusti di Foligno, già uditore delle
nunziature di Napoli e Lisbona, poi tra-
slato a Camerino. Nel iG94lnnocenzoXlI
da Orvieto vi trasferì il cardinal Sa vo.V/7-
liiii (/^.), al quale il capitolo e canonici
di Sulri eressero una lapide marmorea,
di riverente e grato animo, cbe si legge
in Marocco. Neh 701 gli successe Giusep-
pe Cianti patrizio romano.già referenda-
rio delle due segnature, ponente del buoo
governo, e successivamente governatore
di Todi, Rieti e s. Severino: eresse in Su-
tri il seminario, e morendo in Nepi vi restò
sepolto. Nel 1709 Vincenzo Veccbiarelli
nobde di Rieti, referendnio delle due se*
gnature, egovernatore prima di Cesena,
e poi di Todi e di s. Severmo: lodalo pa-
store,morì inCapranica,ed isutrini incon- I
solabili per sì grave perdita, ob magnum
erga tantum pastorem.amorem clam no-
clurnìs boris creptus Sutrium translatus
eslin catbedralis$epultus,non ob tantum
erga pastorem amoreoi sed propter ejus
bonitatem. L'arciprete e i canonici sulla
tomba collocarono un epitailio scolpilo in
marmo, esprimendovi con l'elogio di sue
virtù, il proprio dolore e quello di tutto
il popolo: Marocco lo riprodusse. Con que-
sti nell'Ila li a sacra si termina la serie dei
vescovi, e insieme con esso incominciaro-
no le Notìzie di Roma a pubblicarla con
alternativa ora sotto il titolo di Nepi e Su-
tri, come il Veccbiarelli; ora di Sturi e
7V<"/7/, come FrancescoVi vieni nobile d'O-
simo, eletto da Benedetto XIV a succe-
derlo nel 1740, e poi lo trasferì a Came-
rino.Nel I 74GGiacinto Silvestri nobileili
Cingoli, sotto il quale la cattedrale di Su-
tria spese pubblicbe fu restaurata in mi-
gliore forma, e solennemente la consagrò
a'5n)aggioi 573, slabdendo l'anniversa-
rio di sua dedicazione a'2a ottobre; Be-
nedetto XIV lo fece indi vescovo d'Or-
vieto.Neh 754 Filippo Mornali nobile di
Macerala, cbe adunò il sinodo diocesa-
no e vi compilò molte savissime costitu-
zioni, onde abbiamo : Fdippo Mornalo,
AcUi et constUuliones syiiodi StUrinae ,
sur
Roniae 1763. A suo tempo Clemenle
XlVjCon breve de'3 giugno i 7 y^jclepulò
il cardinal Pietro Colonna Pampliilj ab-
bate/«'<//"« delle Tre Fontane y visitato-
re apostolico della città e diocesi di Sulri.
Girolamo Crivelli di Creizberg patrizio
dellaJMoravia e della Boemia, nato inTren-
to, fatto vescovo 11611778, governò con
molta lode; colpito da grave morbo nel
monastero di Monte Vergine, ivi mori e
furono deposti i suoi precordi, mentre il
corpo pomposamente venne trasferito dal
clero di Sutri nella cattedrale. Pio VI nel
concistoro de' 16 dicembre i 782, benché
semplice chierico, come rimarcai nel voi.
XV, p. 222, preconizzò vescovo Camillo
de'marchesi óV7/jo/2/(^.)oSimeoni di Be-
nevento, che celebrai nella biografia per
dottrina, per zelo indefesso, per pietà e
candore d' animo, pel sinodo celebrato,
per quanto pali nelle vicende politiche,
onde Pio VII premiò i suoi grandi meri-
ti col cardinalato. Lasciò la sua memo-
ria in benedizione, altamente encomiato
dal Bondi. Tumulato nella cattedrale di
Sutri, Marocco ci diede repitafìlo che de-
cora il suo sepolcro. Il n,°46 del Giorna-
le ecclesiastico di Roma del 1 796 rende
ragione con encomio degli Ada et con-
stittUiones synodi SuCrinae habitae a Ca-
millo de Simeonibiix episcopo Sulrino et
Nepesino anno\'j<^^, diebiis 18, ic), 20
rnensis oclobris, Pv.omae 1 7 96. Pio V 1 1 (ai
25 maggio, dicono le Notizie di Roma)
a'3 giugnoi8 I 8 vi trasferì tla Lidda in
partibus, qual sulIVaganeo di Sabina sino
dal 18 14, Anselmo Basilici patrizio sabi-
no dottissimo nella teologia e ne'sagri ca-
noni; resse con bontà e dolcezza le due
chiese alla sua cura aflidate. Grandi elogi
si meritò dal Bondi e dal p. Ranghiasci,
che ricordò co'suoi singolari pregi la de-
portazione che patì come il suo predeces-
sore, nelle vicende deplorale de'primor-
di del corrente secolo, ed a suo onore e
memoria ne pianse la morte con bellis-
sima e alfelUiosa iscrizione, lln.'''?^ del
piano di Roma del 1 840 pubblicaudo la
S U T 12 1
sua pianta perdita ivi accaduta, con ar-
ticolo necrologico, rimarca oltre tulle le
virtù pastorali di cui era adorno, che a-
niinò in modo particolare gli studi spe-
cialmente ecclesiastici, e che fu vero pa-
dre degl'indigenti d'ogni classe. Fu tumu-
lato nella chiesa di s. Andrea delle Barat-
te de' minimi. Gregorio XVI nel conci-
slorode' 1 4 dicembre i84o promulgò ve-
scovo Francesco Spallelli di Monte Bufo
diocesi di Norcia, patrizio di sua patria e
viterbese, conte palatino e cavaliere del-
lo speron d'oro , già vicario generale di
Cesena e di Viterbo, de'cardinali Cadoli-
ni e Pianetti, facondo e dotto, sagace e
pieno di esperienza, d'animo fermo. Lo-
dato pastore, col suo zelo aprì il semina-
rio in Nepi e gli procurò un governatore
particolare; oioato inoltre diquelle be-
nemerenze che ben lumeggiò il p. Ran-
ghiasci nel compiangere la sua perdita in
patria. Per sua morte, il regnante Papa
Pio IX nel concistoro de'20 maggio 1 8 5o
fece vescovo di Sutri e Nepi l'odiei no mg.'
GasparePetochi della diocesi d'Alalri (di-
ce la proposizione concistoriale, e nato ìa
Terracina lo \o§\\ouo ìe Notizie di Ro-
ma), già professore di teologia del semi-
nario di Frascati e canonico di quella cat-
tedrale, vicario generale di Porlo e poi di
Viterbo, e canonico della caltedrale, do-
po avere rinunziato la precedente preben-
da, dotto, prudente e fornito di singola-
re esperienza. Nel voi. LIV, p. 23i no-
tai, che nel 1 85o stesso l'encomiato Pon-
tefice distaccò dalla diocesi di Sutri le po-
polazioni di Tolfi e dell'Allumiere (del-
le quali parlai nel voi. LVIII, p. i3o e
i32), e le unì alla più vicina sede di Ci-
vitavecchia. Qui poi aggiungerò, che il
medesimo Papa colla bolla Ex (piod ad
Apostolicam s. Petrì Sedtm, de'i4 giu-
gno 1854, separò Civitavecchia dal ve-
scovato di Porto, ed inoltre unì al vesco-
vato di Civitavecchia quello di Corneto
che disgiunse dall'altro di Monte Fiasco-
ne. Ogni nuovo vescovo di Sulri e Nepi è
tassalo uè libri della camera apostolica in
ìi^ SVE
fiorini 1 46,e le rendite della mensa ascen-
dono a circa scudi 2000 senza aggravi.
Le dna diocesi unite si estendono a quasi
70 miglia di territorio, e contengono 36
luoghi.
SVEDENBORGISTI o SWEDEN-
BORGl ANI. Settari seguaci di Emanue-
le Svedenborg o Swedeuborg, visionario
famoso per l'erronea sua dottrina misti-
ca e teosofica. Egli nacque aSlockholm nel
1 688 o 1 689 da Jesper Svedberg vescovo
luterano di Scara oSkara,la cui educazio-
ne alquanto mistica esercitò una grande
iniluenzasulgiovanilesuospirito.P'atti gli
studi nell'università d'Upsala, visitò poi
quelle di Germania, Olanda e Inghilter-
ra,studiando particolarmente le matema-
tiche. Indi pubblicò in isvedese // Deda-
lo J/jerbo reo, opevn pci\oL\\ca di osserva-
zioni sulla matematica e sulla fisica, che
gli procacciò gran riputazione, onde fu
nominato consigliere di commercio e poi
assessore del consiglio delle miniere.Car-
lo Xll si prevalse de' suoi talenti, massi-
me nell'assedio dit'i idei ikshall nel 1718;
indi la legina Lirica volle distinguerne
i talenti, e nel 1719 gli conferì la nobiltà,
per cui caadiìò il cognome in (|uello di
Svedenborg o SAvedenborg.Viaggiònuo-
vantente nelle suddette regioni e inFian-
cia, e compose altre opere di chimica, fi-
sica sperimentale e mineralogia, con au-
mento di estimazione letteraria. Nel i 7 38
soggiornò a Venezia e in Roma, quindi
pubblicò la sua opera, Regniun aniiiuìle
^;e/7ui<ra/H«i.Giunto in brillante MluHzio-
necomescienziato,di59anni rinunziò alle
cariche e al mondo, pretendendo d'aver
frecpienti comunicazioni cogli esperi spi-
rituali, e rivelazioni sul cullo di Dkj elidi-
la s. Scrittura. l'eitanto nel 1 743 credè ili
poter annunziare ch'era incaricato d'una
missione di viua,in qualità d'interpositore
Ira'moudi visibile e invisibile, laonde yiu-
dico doversi esci usi va mente occup.ue de-
gli oggetti che apprendeva dagli angeli, e
fai-li conoscere agli uomini. D'allora in poi
sino alla sua morte pubblicò una ijuauli-
S V E
là d*opere,il cui elenco trovasi nella Bio-
grafia universale francese, nelle quali e-
spone il risultatode'suoi colloqui cogli spi-
riti celesti, ((ual testimonio oculare, di sue
conversazioni conDio e gli angeli: chiude
i capitoli di tutti i suoi trattati con una
visione celeste,col titolo di MemorabiUa.
In tal modo sono scritte tutte lesue ope-
re mistiche, dal trattato dell'amor di Dio
a quello della vera religione cristiana o
teologia universale. Questa nuova fanta-
stica esupersliziosa dottrina si sparse tan-
to,che il clero svedese sbigottito l'assog-
gettò a una inquisizione, che luparie riu-
scì favorevole all'autore, giudicando che
nonollendeva la Confessione Augustana
(A^.), e confermava la morale evangelica,
onde poteva tollerarsi. Fero secondo Cat-
leau, nel Quadro generale della Svezia,
questa dottrina fu dichiarata pericolosa
ed eterodossa, nel senso de' protestanti.
Nel compendio della dottrina di Sveden-
borg leggesi,che le sue prime rivelazioni
avendolo implicato in alcune conferenze
con ec^^lesiaslici, che rigettarono le sue o-
pinioni, egli si tacrpie, e d'allora in [>()i
non cercò piìi di far proseliti, né si confi-
dò più che con riserva n' pochi eli' egli
credeva di buona ft;de, e nel 17^2 morì
d'85 anni in Londra. Dopo la sua morte
i di luì fanatici seguaci si costitnirono in
società, e furono chiamati Svedenborgi-
sii o Swedenborgianij il maggior nume-
ro è nella Svezia, ove sono tollerati, nel-
r Inghilterra e con cappella a Loniira e
altre città: in Francia, Germania e Po-
lonia non vi sono che fautori e qualche
settario; ma il loro numero è più consi-
derabile neir Indie orientali, negli Stati
Liuti e nella parte meridionale dell' Ali i-
ca, con comunità intere, le quali riconosco-
no per centro della pretesa chiesa la socie-
tà di Stockholra. Gli svedenborgisti con-
tano moltissimi aderenti tra'seguaci del-
la sedicente riforma; cercano di dillonde-
le la loro dottrina oolla stampa dell'ope-
le teosofiche di Svedenborg e con qual-
clitj periodico, stampaudost in Londra il
S VE
giornale La Nuova Gerutalenvne. La
fantastica credenza di questi settari si
divide in due parti: la i / è una specie di
Genesi, in cui si rende conto della divi-
nità e della creazione; la 2.' è la dottrina
chesviluppai principii della credenza re-
ligiosa della settH. Non vi è che un Dio,
dice Svedenborg; è increato, infinito, so-
lo: Iddio è uomo; gli angeli non lo vedo-
no che sotto forma umana; è la vita per-
che è araore; l'amore è l'essere suo, ec.
Mediante il sole spirituale, Dio ha creato
ogni cosa immediatamente. Lanciandosi
poi in regioni meno note, tratta del mon-
do spirituale: dà la descrizione del cielo,
composto de'cieli celeste, spirituale e in-
feriore, il quale in tutto rappresenta l'uo-
mo, perchè il cielo superiore è la testa
(scrivo e rido, non senza compiangere e
deplorare tanto eccesso dell'aberrazione
dello spirito umano!); il 2.° cielo occupa
dal collo fino alle ginocchia; il 3. "forma
le braccia e le gambe. Nel cielo vi sono
acque, boschi, terre, città, palazzi, final-
mente quanto si vede in terra, ma tutto vi
è spirituale. Vi sono impieghi, un gover-
no, piaceri, lavori, un culto divino, viag-
gi, ec. Oltre i detti 3 cieli vi è pure il mon-
do degli spiriti, il purgatorio de'cristiani,
e finalmente l'inferno, che fa continui
sforzi contro il cielo, e formasi d'un fuoco
emanalo dallo stesso principio che il fuoco
celeste, ma diventa infernale in que'che
ricevono l'influenza con disposizioni ira-
pure. Quanloalla dottrina o credenza dei
svedenborgisti, essa è fondata su 3 pun-
ti: la divinità diGesìi Cristo, lasanlilà del-
lescritture, la vita ch'eia carità. Ammet-
tono ereticamente una specie di Trinità
racchiusa tutta in Cristo. La Trinità u-
mana comprende l'anima, il corpo e l'o-
perazione che ne procede. La Trinità for-
ma un sol uomo, del pari che la Trinità
divinanonècheun Jehovah.Cristoèque-
stoJehovah,ilquaIenon diffei ibce da (|uel-
lode'giudei che come Dio non manitesla-
to. In tale guisa tutta la Trinità è nel P«.e-
dculorc; quindi amaiiniatrano il baltesi-
SVE 123
mo colla formola; Ti battezzo in nome di
Gesù Ciisto, ch'è il Padre, il Figlio e lo
Spirito santo. Non ammettono tutti i li-
bri della Bibbia, e fia quelli che ammet-
tono vi sono i Profeti, gli Evangeli e gli
Atti apostolici; gli altri dicono che solo
hanno un'autorità sussidiaria. Gli uomini
nell'altra vita hanno corpi e fuima uma-
na, e abiti, ec; conservano le loro aftezio-
ni, mangiano, bevono, ec. vSvedenborg
però non ammette la risurrezione de'cor-
pi, e solo che dopo la morte ciascuno sa-
rà rivestito d'un corpo spirituale, ch'era
rinchiuso nei materiale. Non vi sarà fine
del mondo, ma la fine del secolo, che vuol
dire la fine della Chiesa. La chiesa anti-
chissima o adamica, l'antica o la noetica,
l'israelitica e lacristiaiia,ocaUolica o pro-
testante, hanno tulle avuto il loro princi-
pio, il loro progresso, il lorofiue. 11 giu-
dizio finale è incominciato nel 1757, tem-
po in cui egualmente è incominciato il 2.°
avvenimento di Gesù Cristo, non in pei-
sona, ma in un senso spirituale. Allora è
apparsa la nuova chiesa cristiana, indi-
cata nell'Apocalisse, da'ouovi cieli edalla
nuova terra. Per preparare tal nuova Ge-
lusa lemme, Svedenborg sognando d'es-
ser pieno dello spirito divino, si credè di
aver avuto l'ordine di spiegar la parola
sagra e di aprire i cuori a una più inlima
unione con Dio. Gli svedenborgiani chia-
mansi pure /eoso/Zj eia loro dottrina teo-
sofica sia nel credere che tutte le loro co-
gnizioni derivino da un lume sopranna-
turale, da un'immediata comunicazione
con Dio, che a loro rivela i suoi misteri,
e da uno spirituale connnercio colle cele-
sti intelligenze. Questi farneticanti profeti
del prolestanlisiiw tengonoper loro prin-
cipi e capi Svedenborge Giacomo Bòhrae.
Quest'ultimo sortii natali nella Lusazia
nel secolo XVII, ed esercitava l'umile me-
stiere di calzolaio, prima che si ci ede^se
visitato dalla celeste visione, che dispiegò
innanzi agli occhi suoi gì' intimi recessi
dell'cmpireo.Indi gettala via la lesina, die
di piglio alla peuua, e le opere e i libri
124 s V E
pe'quali rendeta conto delle ricevute ri-
velazioni, fluivano dalla sua mano con
mirabile facilità. Egli credevasi ispirato
per isvelare le opere di Dio occultate sot-
to il velo materiale de'corpi mondiali, e
s'immaginò d'aver trovato nella natura
i dogmi insegnati dal cristianesimo. A-
dunque prima Bòlime e poi Svedeuborg
si segnalarono tra i farneticanti profeti
del protestantesimo. Sebbene l'infermità
intellettuale di Dòhme e di Svedenborg
avesse dovuto suscitar sensi di commise-
razione, destò invece ammirazione e stu-
pore in Inghilterra, e assai più in Ger-
mania. Ciò devesi in parte riferire alla
pensierosa e meditativa indole di que'po-
poli alemanni, tanto passionati per le co-
se che abbiano 1' aria misteriosa e cupa.
Ma pili che questa naturale disposizione
esercita presso loro una possente eflìcacia
il principio fondamentale del protestan-
tesimo, che concede a ciascuno il diritto
di farsi guida a se slesso in fatto di reli-
gione, edi all'rancarsidaqualsivoglia ub-
bidienza a im' autorità esteriore e inse-
gnante. Questo presuntuoso orgoglio in-
duce l'uomo a confidare troppo nelle pro-
prie cognizioni, e a reputarsi eziandio co-
me graziato da ispirazioni immediate.
]Non è quindi a meravigliarsi, se una ta-
le disposizione dell' anima produca una
teomania,ovvero una superstiziosa mania
religiosa, da cui sono invasi e alla quale
conducono le ridicole dottrine de'sveden-
Lorgiani , boehmiani, visionisli, pietisti,
ed i deliri de'sonnamboli e de'mngnetiz-
zatori mesmeristi, molti de'quali fitùsco-
no con perdere l'intelletto. Il pietismo è
il rifugio a'nostri giorni de'piùdivoti fra
i Protestanti {f.), i quali da un lato mai
sollrendo il ffio^o ferreo dell'antica e van-
tata ortodossia luterana, e spaventati dal-
l'altro pe'guasti sempre crescenti del mo-
derno Razionalismo (f^.), che atterra o-
gni verità cristiana e riduce il protestan-
tesimo a quella mera negazione di cui f.m-
uo spesso parola certi filosofi uìoderni, si
arrestano in una lai vìa di mezzo, tu^lieu-
S V E
do a base della loro religione la s. Scrii-
tura, ma interpretata da ciascuno secon-
do il lume interiore che credono riceve-
re dallo Spirito santo, e meditata con tut-
ta l'espansione de'piu religiosi affetti del-
l'animo. Appartengono a questa setta i
Fratelli Moravi (^.), o boemi o hernut-
tistì.
SVEZIA, Ordine equestre di Carlo
XIII. r. Svezia.
SVEZIA, Svetia,S\>ecla. Regno e con-
trada del nord dell'Europa, formante la
parte orientale della grande penisola di
Scandinavia, la cui parte occidentale è la
Norvegia, e che soggetta tutta intera al
re di Svezia, viene denominata monar-
chia svedese e regno di Svezia. Sotto il
nome di Scandinavia [tei- lo più erronea-
mente si compresero le 3 corone reali del
Nord, che occupano la grande penisola
formata dall'Oceano, dal mar Baltico e
dal golfo di Bolnia, e la piccola penisola
colle ailiaceiiti isole,che trovasi all'ingres-
so del Baltico medesimo. I tre regni si ap-
pellano attualmente Svezia, Norvegia, e
Daniniarca(/\)cWè il più antico, i quali
danno luogo ad una tripartita descrizio-
ne. E' però comun consenso de'geografi,
che nell'antica Scandinavia non si rac-
chiudessero all'atto i possedimenti dane-
si, ma in seguito della fusione politica di
queste nordiche nazioni rimase confer-
mato l'uso di classificarle insieme. Adun-
que la Scandmavia è propriamente il no-
me antico della vasta penisola che com-
prende la Svezia e la Norvegia. La chia-
marono gli antichi anche Scandia, Bai-
tia o Scanzia, ma la conobbero s"! poco
che la presero per un'isola. Era abitata
dagl'illevionijC 5oo borghi dierono nasci-
ta a Normanni {f'.), che si mischiarono
cogli abitanti dell'auticoChersonesoCim-
bricoo Jutland: tanta n'era la popolazio-
ne, che fu soprannominata la Madre dei
popoli. La Svezia compresa tra 55° 20'
e 6c)° 5' di latitudine nord, e tra 8" 5o'
e 2 \°i.\5' di longitudine est, trovasi limi-
tala al uord-est e airoveì>l dalla Nurve-
S VE
già, (la cui In separano i monti Dofrini;
al sud-ovest dallo Skagei-Kack, dal Cal-
tegat edalSund,dal Into della Danimar-
ca; al sud e all'est dal Baltico, che la di-
vide dagli stali dellaPrussia e dallaR.ussia
euiopea, e la cui parte più settentriona-
le, chiusa tra la Svezia e la Finlandia,
prende il nomedi golfo diDotnia; al nord-
est la Toinea segna il limite svedese ver-
so la Russia. La Svezia si estende 356 le-
ghe per lunghezza dal nord-nord-est al
sud-sud-ovest, dalla sorgente del Muo-
nio al promontorio di Falsterbo; 90 le-
ghe nella sua massima larghezza, dall'est
all'ovest verso il parallelo 5q° 45 ? e per
circa 2 1 ,600 leghe quadrate di superfi-
cie: l'estensiqnedi tutta la monarchia sve-
dese essendo quasi 37,3oo leghe quadra-
te. Catteau che descrisse la Svezia nel de-
corso secolo, non dubitò di qualificarla
il piìi vasto stato d'Europa dopo la Pins-
sia , poiché a quell'epoca, secondo Bu-
sching,comprendeva circa i 3,5oo miglia
quadrate di Germania, e si estendeva dal
28" al 48° di lougitudine,edal SS^al 70°
di latitudine. La Lapponia svedese, più
grandedi qualche regno d'Europa,a tem-
po di Catteau contava appena yooo a-
bitanti. La Lapponia si divide in Lappo-
nia svedese meridionale, norvegiana o
settentrionale, e russa o orientale: lai.'
è la maggiore, nella 1} si contano più di
5ooo abitanti, nella 3.^ quasi 9000. Ol-
tre agl'indigeni vi sono pure molte co-
lonie di svedesi, norvegiani e finlandesi.
Sebbene la Svezia la conquistò nel 1 276,
né essa, né i norvegi e russi che nel se-
coloXVl già ne possedevanoallre paiti,a
quest'ultima epoca la conoscevano che
impertt;ttamente. Si vuole che gli antichi
la conoscessero sotto il nome diBiar>nia,o
contrada de'cinocefali, de'lroglo(liti,(Iei
pigmei e degli himanlopi. 1 la[)p(jni pos-
sono essere posti, come i snmoirdi e gli
eschimesi, nell'ultimo giadu ilella specie
un)ana: si dividono in due classi, i pesca-
lori dellacosta, ed i nomadi dell'interno.
Le codle della Svezia sono ritagliale da
SVE 125
innumerevoli piccoli bracci di mare, e
sparsed'infinilà d'isolotlijquella che sten-
desi lungo il golfo di Botnia e il Baltico,
corre generalmente al sud-sud-ovest, se-
gnando tuttavia due curve considerabi-
li, l'una marcata da uno spoito della ter-
ra verso il canale d' A land, che mette nel
golfo di Botnia, e formando l'altra al sud
della Svezia il golfo sul quale sono si-
tuate le città di Carlscrona, Carlshania
e Cimbiisharon; la costa del Sund, del
Cattegat e delloSkager-Rack dirigasi ge-
neralmente al nord-nord ovest, ed olFre
i golfi poco estesi d'Engelholm e di La-
holm. Dipendono dalla Svezia due tra le
più importanti isole del mar Baltico: la
maggiore éGothland, in mezzo a questo
mare; Oeland lunga e strettissima, tro-
vasi separata dal continente per lo stret-
to di Calmar. Vicinissimo e al nord-est
di Golhland giace l'isola di Faroen; al-
quanto al nord incontrasi quella diGotl-
ska-Sandoen. Presso ed al sud del canale
d'Aland e verso lo stretto che congiunge
al Baltico il lagoMaelar,simile ad un gol-
fo,presentasi un ammasso prodigioso d'i-
solelle che talora si chiamano arcipelago
di Stockholni: la principale è Wermdoe.
La Svezia presenta generalmente una su-
perfìcie piana, solcata da innnmerabili
fiumi, laghi, paludi, lande, grandi selve,
e ricca d'aspetti magici. Verso l'ovest e
il nord-ovest, sui linìiti e nelle vicinanze,
trovansi montagne assai elevate, che pe-
rò non sono le più elevate della Scandi-
navia, quantunque molle sieno coperte
di nevi continue; le quali montagne ap-
pailengono alla catena delle Dufi ine, la
cui parte meridionale chiamasi Koelen-
^lolen oSevons, percorre il sud dellaSve-
zia sotto la forma di semplici colline, e va
a terminare al promontorio di Falster-
bo. LoSyllfìaelJjdi 6098 piedi, è il pun-
to piìi elevatodellefrontHMesvedesi. Qua-
si tutte le acque che irrigano la Svezia
appartengono al bacino dtlFìallico; quel-
la che sgorgano all'ovest do'Koelen-Mo-
Icn recansi sole nello Skagci-Uack, nel
1 26 S V E
Cattegnt e nel Sund. La maggior pn ite
de'coisi d'acqua, die discesi dal clivo o-
rienJale de'Dofiini, vanno a perdersi nel
golfo ili Bclnia^dirigonsi dal nord-ovest
a sud-est, e spesso ingrossando molto in
estate per lo sf-iciniento delle nevijinon-
dano le campagne vicine: i principali so-
no il Tornea, il Ralix, il Lulea, ec. Il flu-
iTie più rimarcabile che scaiicasi propria-
mente nel Baltico è la Molala. Sono po-
che le contrade nelle quali Irovinsi tan-
to grande quantità di lt\ghi , per cui si
calcola che occupino la i S/ parte del ter-
ritorio svedese: dopo il Wener, che ha
pili di 3o leghe di lunghezza, con r 5 di
larghezza, de volisi citare il Wctler.dello
anche lagodelie Tempeste, il Hiemar che
si unisce ailMael;ir,comunicando col ma-
re di Stockholm, ec. Molli di questi la-
ghi olirono deliziosi paesi,e sono per la na-
■vigazione importantissimi. Il canale più
notabile è quello di Gotha, che contri-
buisce a congiungere il Cattegat al Bal-
tico; e devesi ricordare eziandio il canale
d Arboga o di Hielmar, che unisce il la-
go di questo nome al Maelar. I grandiosi
canali di comunicazione tra'iaghi e i fiu-
mi, servono mirabilmente ad animare e
agevolare il commercio interno in un pae-
se così poco popolato in proporzione di
sua immensa estensione. Quanto al clima,
l'inverno vi è lungo, asciutto e freddo;
breve e caldissimo l'estate. Senza quasi
conos(;ersi né primavera, né autunno, gli
svedesi passano come a un tratto dall'u-
na all'altra di tali stagioni; e nell'estate,
rimanendo il sole sì lunaramente sull'o-
rizzonte, con quasi (Scredi giorno, che
appena vi si scorge la notte fca'due cre-
puscoli,la vegetazione rapidamente riac-
quista il [lerduto vigore, e sembra che la
natura voglia così ritarsi del tempo per-
duto nella lunga stagione delle nevi e dei
geli. Le foreste sempre verdeggianti ali-
tile nel cuore dell'in verno, sollevano l'oc-
chio alquanto stancato dalla monotonìa
del bianco della neve, ed in mezzo alla
morie universale della natura presenla-
S VE
nopiH'e qualche immagine dì vita. Di ra-
do vi si fa sentire il tuono, non vi si te-
mono animali velenosi, né i terremoti vi
spargono il terrore e la desolazione. Al-
cuni pretendono avervi scoperti vestigi
di spenti vulcani, ma non si prova conclu-
dentemente. Quanto alla Lapponia, essa
è coperta di laghi e paludi, boschi e mon-
tagne. Questo paese é poco coltivato,ab-
bonda di pesce eccellente, d'uccelli e di
animali selvaggi. 11 freddo in questa con-
trada è in generale sì intenso, che lo spi-
ritodi vino vi gela sovenle,e le riviere so-
no gelate a molli piedi di profondità, Tut-
lavolta l'inverno è il tempo dell'abbon-
danza,l'estate quello della frugalità e del-
le privazioni: il latte delle renni conge-
lato acquista maggior pregio pe' norve-
giaui. Nelle parti più meridionali della
Lapponia, i più lunghi giorni e le notti
pivj lunghe dell'anno sono di 20 ore 172,
enelleparti piùsettentrionali sonodi due
mesi e 172; ma durante le lunghe notti in-
vernali l'oscurità è diminuita dalla chia-
rezza della luna, dal vivido splendore del-
l'aurora boreale e dalla lunga durata dei
crepuscoli. Il suolo nella Svezia è ovun-
que sabbioniccio,pietroso,ferrugigno,qua
e là paludoso. Vi sono parecchi cantoni
ubertosi, ma eziandio molti deserti. Nel-
laSvezia settentrionale oNorrland si rac-
coglie orzo e segala, ma sovente non ba-
stevole, ed allora gli abitanti delle cam-
pagne sono costretti a mescolare colla fa-
rina la corteccia macinata del pino sil-
vestre o la radice della calla di palude;
nel limanente paese la coltivazione è più
doviziosa. L'avena è il grano più comu-
ne della Svezia mediana o propria ; la se-
gala della Svezia meridionaleo Gozia o
Golliia o Golhlaud o Goetland (prese il
nome da'soli che l'abitavano ne'remoti
o
tempi, e secondo alcuni tal isola fu la lo-
ro culla,allii però li fanno discendere dai
geli abitanti del centro dell'Europa, lun-
go la Vistola sino alla sua imboccatura
nel Baltico), dove raccolgono pure assai
quautìlàdi frumento: nondimcDO quelle
S V E
parli nonsotnminislraiio al^baslanza ce-
reali pe'bisogni della popolazione, poi-
ché le terre arative r)on vi occupano che
circa il tientesimo della superficie, ed i
processi della coltivazione sono ancora
imperfelli;la lontananza in cui molli cam-
pi si trovano da'poderi da' quali dipen-
dono, impediscono di ricavare da queste
tei re il partilo conveniente.! pomi di ter-
ra, le piante mangerecce coltivansi in ab-
bondanza; raccogliesi molto linoecane-
pa, del tabacco nelle proviticie meridio-
nali; i frutti non sonoabbondanti; le bac-
che selvatiche danno un prodotto impor-
tante: sono i pini gli alberi più comuni
delle selve, lequali dicesi occupare i 6,000
leghe quadrate. Dopo il pino e l'abete,
tra le altre piante la belula riesce più u-
tile al contadino: colla sua scorza oleo-
sa, che resiste all'umidità, forma egli il
tetto di sua capanna, e sruole interne per
le proprie scarpe, e della scorza si serve
ancoro per conciare il cuoio, tingere le
reti e le vele d' un colore rosso scuro, e
in pari tempo per renderle più durevo-
li; col suo legno fabbrica la maggior par-
te di sue masserizie, gli utensili, e se ne
serve pel fuoco; persino dal sugo dell'al-
l)ero ci ricava il vino di belula. Ne'can-
toni sterili del Norrland si trovano pa-
recchi muschi preziosi, come il lichene
tartareo, adoperato nella tintura, ed il
musco de'rangiferi che si fa entrare nella
composizione del pane. Le piante anti-
scorbutiche sono numerose. Oltre il le-
gname da opera, da combustione,da tar-
sia, che somministrano le vaste selve, si
ritrae immensa quantilùdi catrame, pe-
ce, potassa e carbone. Linneo attribuì al-
la Svezia I 3oo specie di piante,200 del-
le quali per le farmacie, e 1 4oo specie di
animali. I bestiami sono una delle prin-
cipali ricchezze del Norrland,e soprattut-
to dell.iGozia; ma si trascurano nellaSve-
zia propria, tranne i cavalli che si alleva-
no per ogni dove cod bastante attenzio-
ne, ma che si adoprano in fiitiche troppo
aspre, e meuc belli de'daucsi. Le bislte
S V E 127
cornute e numerose rimangono piccole,
però somministrano mollo latte, e tro-
vano pascolo abbondante nelle belle pra-
terie naturali, delle quali abbonda laSve*
zia; qua e là pure incontrarisi prati arti-
ficiali.! formaggi d'alcuni cantoni, parti-
colarmente quelli della prefettura diMal-
moehus, sono rinomatissimi. Le copiose
razze di pecore furono negli ultimi tem-
pi sommamente migliorale. Numerosi so-
no le capre ed i porci, e questi alimen-
tati spesso colla corteccia del pino. I la-
poni che abitano il Norrland hanno per
principale animale domestico il rangife-
r-.i o renne. Tra gli animali selvatici si ri-
marcano le lepri, sola cacciagione alquan-
to comune, i cervi, i caprioli, gli orsi, i
lupi, le volpi, i linci, le anilie, le marto-
re, le lontre, gli scoiattoli, gli ermellini.
Le specie d'uccelli si valutano a 3oo cir-
ca. Allevansi molte api nel ^LTlmoehus.
La pesca somministra una delle ricchez-
ze più importanti, e4i'orta di pesci ab-
Inondano sopra tutti gli altri; l'aringa, lo
stioemmliog specie d'aringa del Daltico,
il salmone, il luccio di cui si fa conside-
revole esportazione,eccellenti 05triche,ec-
Poche contrade sono si ricche di mine-
rali preziosi; trovasi dell'oro, ma in poca
quantità, a Aedelforsed aFalun;rargento
scavatoaSala edaFalun giunge a 16,000
marchi l' anno; il rame, del quale sono
le miniere più importanti nellaDalecar-
lia,oirreun escavo di 24,800 quintali; il
ferro, il miglioredell'Europa, 2,000,000
di quintali: si trova in molti luoghi a fior
di terra, in filoni o in massa. Qual nu-
cleo della produzione ferrea poniio esse-
re considerate le grandi e forse piìi an-
tiche cave di Dannemora, scoperte neila
provincia d'Upsala nel 1 448,edonatedjl
re a quell'arcivescovo. Nel 1 748 tutta la
])ioduzione del ferro era elaborala da
"iìq grandi magli e 97 1 piccoli, produ-
ceiido 3o4,4'5 funti marittimi o cir-
ca 4o,6oo tonnellate inglesi. Da quel-
r epoca in poi fu ci etto un ufficio reale
per promuovere la fabbricaiioue del ter-
128 SVE
IO, che nnco anticipa denaro per lo sca-
vo. L'allume dà «juasi 201,000 quintali, il
carlion fossile 6 1 3, 000 e trovasi parlico-
Jarmente sulla costa del Malinoehus; il
salnitro 65,ooo quintali. Si scava del por-
fido bello a Elfsdal. Vi è inoltre piombo,
zolfo, vetriolo, pietra da calce, marmo,
alabastro, granito, pietre da aguzzare e
da fabbrica, pietre da macina, ardesie, a-
sbesto, talco,calamina, anlimonio,co bal-
lo, creta nera, ametisti, buona terra per
le stoviglie, torba e molle sorgenti mine-
rali fredde in ogni provincia, che si fani>o
ascendere a più di 36o. L'industria ma-
nifattrice di Svezia riraansi in istato di
mediociilà; sinora i metalli, particolar-
mente il ferro, ne sono stati i soli impor-
tanti oggetti. Le fabbriche di pentolame,
\'etro,oggetti di lana, tele, candele, tabac-
co, le raffinerie di zuccaro e altro sono le
principali ricchezze manifatle della re-
gione; ma bastano appena al consumo del-
la popolazione. Come in altri paesi, f.di-
bricaiio i contadini da per loro le stolfe e
gli utensili di cui bisognano. Nel giugno
1854 a Upsala si fece un'esposizione in-
dustriale de'prodotli naturali e agricoli
di tutta la provincia. Il commercio esler-
no, quantunque soggetto a restrizioni, è
peròconsiderevolissimo,anche colla ma-
rina mercantile. Consistono l' esporta-
zioni principali in ferro, rame, tavole e
catrame : importansi grani di Polonia e
di Russia, vini di Francia e dell'Europa
meridionale, del cotone d' America, del
sale,thè,zuccaro, caifè e altre derrate co-
loniali. Le primarie piazze commercian-
ti sono Stockholm sul Haltico, eGolhem-
burg sul Cattegal; quella facendo quasi
la metà del traffico di tutto il paese, (pie-
sta quasi il 1 o.°Fatì laS vezia troppo gran-
de emissione di carta; il banco di Stock-
holm fu istituito nel 1657. I privilegi e-
sclusivi concessi alla compagnia dell'In-
die orientali e ad alcune associazioni in-
feriori, sono stati altre sorgenti di pub-
blico detrimento. Tre sono le grandi e na-
turali divisioni del regno, la cui origine
SVE
risale all'epoca del [laganesimo. La parte
bfjreale dicesi Norrlarul,e comprendeva
le Provincie di Lapponia, Westrobotnia,
Angermania, Jeinptia, MedelpadjIIerje-
daljHelsingia eGeslrikland.La parte cen-
trale chiamasi Svealand o Svezia pro-
pria, e già abbracciava le provincia d'U-
plandia, Suderinania, Dalecarlia, We-
stermania, Wermelandia e Nericia. La
parte meridionale si nominaGozjVz o Go-
ihland o Gottland, e vi si annoveravano
le Provincie di Bohusland, Halland,We-
strogozia, Ostrogozia, Smaland, Blekin-
gia, Dalsland e Scania. Una recente cir-
coscrizione della Svezia ha conservato le
3 grandi divisioni, assegnando 4 prefet-
ture o governi o laen al Norrland, 8 allo
Svealand, 1 3 al Gottland. Inoltre la Sve-
zia trovasi divisa in laen o prefetture o
governi, che suddividonsi in haerad o di-
stretti. Eccone il novero. Norrland. Bot-
nia settentrionale o Norr Dotlen, con Lu-
lea per capoluogo. Botnia occidentale o
Wester-Bolten.conUmea.Wesler- Norr-
land,conliernoesand. laemtlandjcon Oe-
stersund. Svealand o Svezia. Slockholui
o Stoccolma, con la città di Stockholm
(f.) per capoluogo, e capitale del regno,
ordinaria residenza del re, della corte e
delle principali autori là, non che del cor-
po diplomatico. Upsal, con Upsal (/'.)
per capoluogo, aulica residenza de'sovra-
ni che s'intitolavano re d' Upsal, ed an-
cora la c(jronazione de're si fa nella sua
vasta cattedrale, il più magnifico tempio
del reame. Vesteras, con Vesteras per ca-
poluogo. Nykoeping, con Nykoepirìg per
capoluogo. Oerebro, con Oerebro. Carl-
stad,conC;irlstad.Stora-Kopparberg,con
Falini. Gelleborg, con Gefie. Gozia o
Gotldand.Lynkoe[>'\tì^, con Lynkoeping.
Calmar, con Calmar. loenkoeping, con
loenkoeping.Kronoberg.conVexioe. Ble-
king, con Carlscrona. Skaraborg.conMa-
rieslad.Elfsborg,con Venersborg. Goele-
borg o Gothenborg e Bohns, con Got-
temburgo grande città, che può dirsi la
2.' di tutto il regno per la sua raflìuala
S V E
industria e ricco traffico, sulla foce del fiii-
meOotha.tlalinstad oI[allan(l,couIIalin-
stad. Clirislianstad , con Clirislianslad.
Malmoehus, con Malmoelius: in questa
prefettura è la Scania o Scandinavia,©
Svetia meridionale, colla capitale Land
o Lunden (f^-), celeijre arcivescovato.
Gothland isola, con Wisby.Oeland, con
Borgholm.LaSvczia attesa la durezza del
suo clima d'invincibile sterilità di molte
delle sue provincie,non è certamente po-
polata, né mai forse lo sarà, in proporzio-
ne della sua estensione. Ciò non ostante
nello spazio d'un secolo si è quasi rad-
doppiata,ed è in istato d'aumento: la pro-
pagazione della vaccinazione senza dub-
bio molto contribuì al felice suo incre-
mento. Nel declinare del secolo passato,
secondo i computi di Wargentin, si enu-
merarono 3 milioni d'abitanti, compresa
la Finlandia, e credo pure l'isoletta di s.
Bartolomeo nell'Antille di circa 20,000
abitanti. In America un tempo apparten-
ne agli svedesi quella regione che si chia-
ma NuovaSvezia, e vi fabbricarono la cit-
tà di Goltemburgo, ed era parte della
Nuova York, ma gl'inglesi se ne impa-
dronirono. La contrada è in tutto simile
alla Nuova-York, così nel clima come nel
suolo e ne'coslumi del popolo. La Fin-
landia.l'antica Finningia oFìnnoiìia,a,e-
neralmente poco fertile e in clima cru-
dissimo e sanissimo, tranne i luoghi pa-
ludosi, ora granducato della Russia, che
sempre vagheggiandola per la sua pros-
simità a Pietroburgo, quale istmo che u-
nisce la Piussia alla Svezia, e pe'vantaggi
che presenta neJle spedizioni marittime,
pervenne ad acquistarne una parte, di
cui godè in virtù de' trattati d' A ho del
1743, e successivi di Nystadt e Verela;
nel 1808 poi fece la conquista della por-
zione che rimaneva alla Svezia, e che le
fu poi definitivamente ceduta da questa
potenza, col resto della Botnia orientale,
mediante il trattato di Frederik<.hanm
de'5selleinbrei 8oc),in uno all'isole d'A-
land arcipelago del liallico all' ingresso
VOL. l.XXI.
SVE ìic)
del golfo smisuralo di Bolnia e vicino <i
quello di Finlandia, in posizione eccel-
lente come punto strategico d'osservazio-
ne. La perdita di questa bella e ricca pro-
vincia, e de'forti, coraggiosi e laboriosi
suoi abitanti, fu uno scacco o perdita e-
riorme per la potenza svedese, anche per
la sua grandissima importanza politica
e militare. Dappoiché l'isole d'Aland e il
suoarcipelago al nord-est di Stockholm,
altre volte proteggevano quella capitale,
ed ora la minacciano dacché i russi ne so-
no signori; perciò gli svedesi considera-
no i russi quali nemici nati della Svezia.
Wiburgo o Viborg è il capoluogo del-
la Cardia e della primaprovincia di Fin-
landia, città conquistata dai russi all'in-
cominciar del secolo XVIII; la città più
importante della Finlandia è ora Hel-
singfors, ed é la capitale della Finlan-
dia russa, prima essendolo Abo. La piaz-
za di Svveaborg è nominata la (jibiller-
ra del Nord e la chiave di Finlandia. La
fortezza è una meraviglia, e fu già lo spa-
ventode'russi. Nicolò! imperatore diRus-
sia con una diga in forma d'argine la con-
giunse a Helsingfors. Gli antichi chiama-
rono filini o fenid il popolo die abitava
le due rive del golfo di Finlandia, la cui
origine ha comune co'Iaponi, estonii e li-
vonii. Il linguaggio de'finlandesi dilferi-
sce dallo svedese e dal russo,e quasi tutti
professano il luteranismo: quando pas-
sarono sotto il dominio della Svezia avea-
no i loro re. La Finlandia non è popola-
ta proporzionatamente alla sua estensio-
ne: Abo n'era l'antica capitale, l'odierna
è lielsingfors, che possiede il migliore suo
porto, ma è troppo angusto; le altre prin-
cipali sonoNystad, Vasa e Uleaborg. Se-
condo il G/or/j^/c di Pietroburgo óti\ i853,
la popolazione della Finlandia è al pre-
sente 1,675,000 anime circa, calcolan-
dosi il suo accrescimento dal i84' a det-
to anno di 208,8?.) abitanti. Ailunque
la Svezia dopo le dette peidite della Fin-
landia, o della Botnia orientale o Ostro
Bolnia, e d'una parte considerabile della
9
,3o SVE
LapponiOjpure la sun popolazione èdi più
che 3 niiliouì e mezzora classe nobile pe-
rò vi è mollo numerosa, e vi si (.ontano
oltre 2^00 famiglie magnatizie. A que-
sta popolazionedevesi aggiungere quella
della ricordala isoletta di s. Bartolomeo,
e quella di Non>egia (/^) di più che
1,800,000 abitanti, parte occidentale
della monarchia svedese o della penisola
della Scandinavia, regno particolare, in-
di visibile,ereditario,8cggetto al redi Sve-
zia, avente per capitale Cristiania (^'),
ove risiede il governatore generale del re-
gno e luogotenente del re, che d'ordina-
rio dimora in Isvezia. Siccome in questo
articolo dovrò riparlare della Danimar-
ca, altro regno scandinavo del Nord, tro-
vo relativo e conveniente pe' confronti,
non che per rimarcare il sensibile incre-
mento fatto dalla sur. monarchia nel nu-
mero degli abitanti, dopo l'epoca in cui
pubblicai il suo articolo, di qui riportare
le seguenti brevi nozioni. Fertanto lessi
in una statistica notificala neh 853: che
la popolazione del regno danese propria-
mente detto, comprese l'isole e le pro\ in-
de del Jutlanil,eia il i."di febbraio 1 8 7o
di 1,406,747 abitanti. La popolazione di
tutto il regno, compresi i ducati d'Hol-
steinediSchles-\vig,ed il ducalo diLauen-
l)urgo(che la Danimarca ricevè nel 1 8 1 ?
per indennizzo dellaNorvegia ceduta alla
Svezia, il che pure notai aScuLESwiG, ed
ove riparlai dell' Holstein e del Lauen-
bnrgo), era neIi85o di 2,348,100. Se a
questa cifra si aggiungonoquella delle co-
lonie del nord, 78,800; e quella delle
colonie delle Antille, 3c),6oo, il totale
della popolazione della monarchia dane-
se nel 1 85o ascese a 2,465,5oo abitanti.
La popolazione marittima vi è poco im-
portante, malgrado che le coste tIellaDa-
nimarca sieno mollo estese. Anche nella
Svezia l'emigrazione in America si fa di
anno in anno più forte, ed assume un ca-
rattere iMiito più minaccioso che in mol-
tissimi sili In popolazione sul continente
scandinavo non si va per nulla numen-
SVE
landò: dalla Norvegia soltanto neh 853
arrivarono nel Canada più che 5ooo e-
migrati. Gli svedesi sono d'alta statura e
di costituzione robusta, avvezzi a v"ta fru-
gale e semplice, alle privazioni e alle fa-
tiche, soprattutto nelle campagne, dove i
costumi risultano onesti e ospitali: for-
mano essi un popolo essenzialmente guer-
riero; sono dolali al supremo grado di
quella pazienza inalterabile, di quella ras-
segnazione al patimento, di quella abne-
gazione de'godimenti della vita, di quel
coraggio di calma e perseverante, che so-
no mai sempreslati l'appannaggio de'po-
poli del nord. Sono anche probi, e quelli
delle classi agiate sono pure valorosi e col-
ti, hanno idee elevale dell'onci e,e sono as-
sai gelosi degl'interessi nazionali: seguo-
no nel vestiario e nelle conversazioni la
moda francese, onde furono detti i fran-
cesi del nord. La popolazione d'inferiore
condizione usa le vesti uniformi a quel-
le de'danesi:i divertimenti popolari con-
sistono pure nello sdrucciolare sul ghiac-
cio, e nelle corse sulla slitta, perciò es-
sendovi bravi patinatori. Oh svedesi han-
no molta airinilìi cogli abitanti della Ger-
mania settentrionale. La carnagione e la
forma varia secondo le provincie. Nel-
la Gozia li distingue il capello biondo ,
l'occhio ceruleo, ed una fisonomia fran-
ca ed aperta. Verso il Norrland bruna è
la chioma, e trasparisce dal guardo la vi-
vacità e una espressiva ferocia. I lappo-
ni sono in generale piccoli e meno robu-
sti delle proprie donne, le quali sono pu-
re meglio di essi formale, ed hanno il vi-
so largo, le pouiellc (Ielle gote sporgen-
ti, la pelle bruna e oleosa , gli occhi di
color celeste, incavali, piccoli e cisposi, il
naso schiacciato e coi lo, le labbra gros-
se, le orecchie piccole, i capelli corti, ispi-
di e neri, la b.uba rara, la lesta grossa
erotonda, il petto largo, il ventre conca-
vo e stretto, le coscie e i piedi assai sottili,
la voce spiacevole e stridula. Sono cor-
diali. Ospitali; talvolta i montanari ostili
e sospettosi: di umore allegro, intelligen-
S V E
li, ngilissimi e forti, inclinali alla pigri-
zia, e longevi senza che imbianchiscano i
capelli per 1' ordinario. Talmente rada
riesce la popolazione neliaSvezia,e le co-
municazioni sono così poco frequenti in
molte parti, che in modo rimarcabile vi
si conservano le usanze antiche: la Da-
lecarlia è soprattutto famosa per la fedel-
tà de' suoi abitanti agli usi degli avi. Il
contadino svedese è sommamente super-
stizioso.La lingua svedese somiglia mollo
alla danese e alla norvegia, e deriva evi-
dentementedalla slessa sorgente della te-
desca: altri la dicono dialettogotico. Cat-
fpau dopo aver detto qualche cosa delle
3 lingue che si parlano ne'dominii sve-
desi, cioè lo svedese propriamente detto,
i! fìnlandeseell lapponese, accenna le dot
te fatiche del celebre Ihre, colle quali egli
intese provare che le due ultime di quel-
le lingue sieno in origine poco diverse, e
dominassero nella Scandinavia avanti
l'arrivo di Odino e de'goli. In falli si cre-
de che i lapponi sieno un ramo de'fin-
nesi, cacciati dal loro paese, e la parola
la ppes sìon'ifìca esiliati: i lapponi si chia-
mano eglino stessi Sani oSorns, ma diffe-
riscono da'finnesi in quanto al fisico e al-
le morali qualità. E" certo almeno che le
lingue di questi due popoli hanno fra lo-
ro molla affinità, quantunque fra'Iappo-
ni la lingua naturalesia alterata da molli
particolari dialetti derivanti dal gotico.
Leggo neirOrsato, Historia di Padoi'a,
p. I 3 I , che Teodorico re de'goli nel 493
fatto padrone d'Italia, col consenso del-
l'imperatore Anastasio I, perchè non a-
vessero più gl'italiani in orrore il nome
de'goti invasori, e non piìi li nominasse-
ro barbari, non solo egli con tulli i suoi
vestì '.'abito romano, ma alla favella e al-
le leggi di Pioma s'accomodò, onde dei
due popoli fitto uno solo, anche di due
linguaggi se ne formò uno, ne'quali la-
tineggiando la barbarie, e barbareggian-
do la latinità, nacque la bella lingua ita-
li.uia. Ma trovo pure in Muratori, Dis-
seti. 32: Dell' origine della lingua ilalia-
S V E 1 3 r
na, provato che all'arrivo de'goti e lon-
gobardi in Italia era già introdotta la cor-
ruzione del linguaggio latino, e doversi
tenere per f dso, che principalmente sot-
to i goti e i longobardi nascesse e fosse ri-
dotta al suo vero stato la lingua volsja-
re italiana, di cui ora ci serviamo. Fu
questo cambiamento opera di molli seco-
li, dopo gli antichi romani. IMuiatori cre-
de verosimile, che in tempo de'longobar-
di e franchi non poco crescesse la corruzio-
ne della lingua latina, allorquando gran
moltitudine allevata nella lingua germa-
nica si scaricò sopra 1' Italia, imparò il
linguaggio de' popoli vinti, siccome più
dolce,e parlandolo introdussero nella no
stra lingua vari loro vocaboli, e serviro-
no a mutar piìi di prima la pronunzia e
desinienza delle parole latine, al che mol-
io cooperò l'ignoranza d' allora. Per le
slesse ragioni sembra potersi ammette-
re, che qualche vocabolo già vi avessero
introdotto i goti, ma non assolutamente
I' amalgama degl' idiomi e il principio
dell'italiano, come scrisse Orsato. Della
lingua italiana parlai a Italia, Lingua,
e iu tanti luoghi, come nel voi. LXV, p.
120. Nella Svezia sono comuni le lingue
francese etedesca,efra'dolti anche la Ia-
lina. Siccome la lingua svedese è poco
nota fuori de'limiti della Svezia e degli
altri legni del nord,i letterali svedesi di
sovente pubblicarono le loro opere in la-
tino, e poi anche in tedesco e francese.
La necessità di cercare le notizie ne'libri
delle altre lingue, rende fimiliari a'Iet-
lerali parecchi idiomi slranieii, paitico-
Idi mente l'italiano, il franceso,il tedesco e
l'inglese: generalmente parhiudo posseg-
gono gli svedesi molla ficililà per appren-
dere le differenti lingue. Abbiamo, Jona
liallenberg, Disquisilio de noniinibns in
lingua suiogolhica lucisy et visus cnllus-
qne Solaris in eadem lingua Vf-siigiis,
Stockholmiaei8i6. Joan. Ihre, Gtossa-
riuni svco-golhicunì,Up>)^\\iiei 769. Dom.
Erico Lindahl e Job. Ohriing, Lexicon
Inponicuni, cuni inlerpfeUUione vocabu-
i32 SVE
lorum, succo-latino, et indice siierano-
laponico, auctitiit f^raninialica laponira,
JJolrniaeiySo. G. Benvall, Lexicon Un'
f^uae fìnnicac cuni interprctatione cìupli-
ci copiosore latina, breviore germanica,
Aboae iJò-26. Vocahiilaire francois-sve-
clois et svedois-f rancois ,S\.QÒà\o\m i 773.
V. K. Auccer, Lcx cinibrica antiqua lin-
gua clanica variis lectioni, versione lai.
animadvtrs. et interpretamcnds illuslr.,
Ilaf'niaei 783.MaUli. i\a^tv\ì\),Principes
généraux de in langue danoise, Copen-
liaguei797. Ottonis Sperlingii, De da-
nicae liiiguae,etnominis antiqua gloria,
et praerogaliva, inler seplentnonales
comnicnlariolus, lIarniaeiGc)4- Baclenii
Toichidi, lìonia Danica ,liarnioniain at-
(jue afTiidlateni linguae danicae cuni lin-
gua romana exliibens, Hafniae i6qq.
Corpus /uri s^'cco-gothorum antifjui,Slo-
ckholmiaei S'?.'/.lì.Ve[)\\ei-^,De la grani-
maire si'edoise-franroisc,W'nsleìasì'j^o.
Pelli Fiellislròm, Grammatica lappo-
nica, riolmiaei 738. In norvegio: M. A.
Boyes, TIoandbog i den geographi,for-
ue/nmclig til brung i de laerdc skoler,
Chiisliaiiia 180?.. P. A. Mundi, ed E.
R. Unger, Fagrskinna Kortfasset Norsk
Kongcsoga, Clu'istianiai847. Ad Ame-
rica rìporlai l'opinione se vi posero pie-
de gli seandinavi prima diColoii)b(),e che
alla Groenlandia approdarono gl'islan-
desi. La grande isola dell'Islanda, quasi
interamente compresa neir Atlantico set-
tentrionale, qualche geografo la conside-
jò come un'isola americana, ma l'uso è
d'assegnarla all'Europa e alla monarchia
danese. Fu scoperta nell'SGi dal pirata
norvegio Nadoco, nell' 864 lo svedese
Goerdars la conobbe più esattamente,ed
il norvegio Floke le die l'attuale nome. Il
norvegio Ingolf neir87G vi tradusse una
colonia di compatriotti. Vi fu introdot-
to il cristianesimo verso il secolo XI. ÌNel
1261 venne in potere della Norvegia, e
neh 3c)7 anche dellaDauimarca pel trat-
talo di Calmar, e Ciisliano 111 vi eslinse
il cattolicisuiopcr introdurvi il fatale iu-
SVE
teranismo, restando l'isola in potere dei
danesi. Gl'islandesi hanno conservato più
d'ogni altro popolo del nord gli aiilichi
costumi eia lingua,parlanoquellachean-
licamenle parlavasi in Danimarca, Sve-
zia e ÌNorvegia, anzi la conservano tanlo
pura,che intendono facilmente i loro piti
antichi storici monumenti. Abbiamo sul-
l'idioma islandese di J. WolfT, /?/<// ^ArZ-
fì. lellunic Rim-Stok, ou Calendrier rn-
nicjue et un line de l'Edda Soemundar
appelé Thryms- Quida, Pa 1 is 1 8 2 o.
Le antichità formaiono altre volte il
primario oggetto delle licerche de'letle-
rali svedesi, e celebri sono i monumenti
runici, scritti in caratteri particolari de-
gli antichi popoli del nord, e de'quali O-
dino introdusse l'uso dalla Scizia sua pa-
tria, come conquistatore, legislatore e dio
de'[)opoli del settentrione. I caratteri ru-
nici, dilferenti da tutte le altre iSV/77/»rrj
appartenenti ad una lingua che si crede
la celtica, si trovano tagliati sopra le ru-
pi, sopra le pietre, e sopra i bastoni, nei
pae.si settentrionali di Svezia, Norvegia e
Danimarca, ed anco nella parte piìi set-
tentiionale della Tartaria. Alcuni dotti
credono che i caratteri runici non si cono-
scessero nel nord che dopo la promulga-
zionedell'evangelo a' popoli abitanti del-
la contrada. Dissi altrove che i caratteri
runici si consideranogotici,eda Goti che ■
nel secolo IV un loro vescovo stabili lo nel- '
la Tracia e nella IVIesia, chiamato Lltìla,
tradusse la Bibbia in lingua gotica e la
scrisse in caratteri runici, per cui di que-
sti alcuiu lo crederono inventore, oalme-
no aggiunse alcuni nuovi caratteri aH'.d-
fabelo runico, già conosciuto da'goli. Al-
l'arlicoloGoTi notai pure che si disse gotico
quclloche loro appartenne, come i carat-
teri denominali gotici o romani alterali
lisciti nelle bolle pontificie , dichiarando
però nel voi. LXVJ, p. gS, non doversi
essi reputare gotici. Impropriamente fu-
rono dell ica rat t eri gotici, longobardi, sas-
sonici, e franco-gallici gli antichi caratte-
ri romani, per qualche modificaziooe che
S VE
ciascuna di tali nazioni loro nirecò, come
dimostròMaffei nell'/?/o;. diploni.^.i i3,
contro le asserzioni de'dolti pp. Papebro-
cliio e Mabillon.La scriltnia denomina-
ta impiopriameiite gotica l'introdusse A-
driano VI nella Dataria apostolica', de-
turpamento di forme piuttosto olandesi,
perchè gli scrittori erano d'Utrecht. Nello
stesso orticolo Goti e in tanti luoghi im-
pugnai la sedicente architettura gotica,os-
sia di stile o gusto impropriamente deno-
minato gotico: altri lo chiamano ogivuk-,
altri genere d'architettura di archiacuti
ed anche composto, altri stile arabo te-
desco detto gotico per eccellenza, e ripe-
to impropriamente. Tra' svedesi le scien-
ze fisiche divennero in un colla storia na-
turale nel secolo passato i loro studi pre-
diletti, e furono con grande successo col-
tivale specialmente da Carlo Linneo na-
toinSmalania e celeberrimo natiu'alista,
professore di botanica ad Upsal e autore
d' immortali opere. Pier Giona Bergius
professore di storia naturale a Stockholm
e autore di vari buoni libri. Carlo Gugliel-
mo Scheele. uno de'creatori della chimi-
ca moderna, ma veramente altri lo dico-
no nato a Stralsunda, autore del Trattalo
dell'aria e del fuoco. Torbern Dergman
professore di chimica ad Upsal, nato a Ca-
tharineberg , autore di molte scoperte e
di pregiate opere. La poesia, l'eloquenza,
la storia contano pure parecchi scrittori
svedesi di gian merito, e troppo poco nel
rimanente d'Europa conosciuti. 11 regno
di Gustavo III viene consideralo come l'e-
poca più brillante, pegli uomini di lette-
re e pegli artisti. Degli uni e degli altri la
Svezia ne vanta un bel numero, ed assai
maggiori compresi quelli de' precedenti
.«■ecolijedel corrente come il Berzelius ce-
lebrato principe della chimica, scienza di
cui parlai a Speziale: ricorderò l'astro-
nomo Andrea Celsius, nipote del dotto na-
turalista Magno Nicolò Celsius, Federico
HasseKjuist naturalista e unode'più rag-
guardevoli allievi dell'illustre Linneo, il
vescovo Tcgner poeta famoso, lo scul-
SVE i33
tore Sergel, il matematico Rlingenstier-
na, il poeta Beranger, l'altro poeta Wal-
lerius morto nell'anno 1832, ultimo del
così detto periodo Gu^taviano, e più di
ogni altro rinomato pe' canti popolari.
In Roma e nello stato pontificio fioriro-
no Nicolò Bielke Senatore di Roma, e lo
scrittoreab. Lorenzo IgnazioThjulen, au-
tore de' Dlaloglù nel regno de morti. Tra
gli svedesi, prima della pretesa riforma re-
ligiosa, fiorirono in santità di vita un bel
numero di persone d'ambo i sessi, e di
alcimi ne parlerò in seguito, così di altri
illustri storici, scrittori, e valorosi guer-
rieri, e fra i sovrani emiuentemenle si di-
stinsero i fulmini di guerra Gustavo li X-
dolfoeCarlo Xll,figliadel i ."essendo sta-
ta la famigerata regina Cristina dottissi-
ma e fautrice de'scienziati, onde circondò
il suo trono da Grozio, da Descartes e da
altri valenti letterati, non che Gustavo I
e Gustavo 111. Egualmente nelle dignità
ecclesiastiche furono elevati molti svede-
si, arcivescovi e vescovi. Nella Svezia l'e-
ducazione vi è molta ratfiuata, e sparsa in
tutte le classi della società. Le scienze e
la letteratura sono da 4 e più secoli col-
ti vale con successo. Numerose sono le so-
cietà scientifiche e letterarie, ed insieme
anche interessanti: la società degli anti-
quari fu stiibilila neh 668, la medica si-
no dal 1 688, l'accademia regia dellescien-
se Io fu nel 1789. Bisogna pure ricorda-
re l'accademia svedese, la quale intende
al perfezionamento della lingua naziona-
le,e la societàdelle scienze d'Upsal fontlata
nel I 728. 11 congresso scandinavo de'na-
turahsti si adunò in Stockholm neli85i:
essosi componedi3 j6 membri, cioè3'- da-
nesi, I I norvegi, i 1 finlandesi e de'Iuoghi
vicini, gli altri della Svezia. Il congresso
tenne 3 sedute pubbliche generali, e la i.*
alla presenza del re. Calteau descrisse le 3
univeisità che a suo tempo erano floride
nellaS vezia,cioè d'Upsal non molto lonta-
na dalla capitale, d' .Abo nella Finlandia,
edi Lunden nella Scania; parlò de'più ce-
lebri professori che vi aveano insegnato,
i34 SVE
(Ielle piiiicipali rarità clie contenevano,
dc'collegi, ginnasi ealui stabilimenti per
l'educazione de'due sessi. Al presente non
\i sono elle le due rinomate università
«.rUpsal e di Lund, la i ."essendo una del-
le più celebri d'Europa, olirei i ginnasi:
in generale l'educazione pubblica viene
accuratamente diretta e con buon succes-
so, e l'istruzione primaria è molto disu-
sa.Negli ultimi anni il numero de'Ioro stu-
denti notabilmente si aumentò. Nel i S^G
l'università d'Upsal ne contò 800, quel-
la di Lund appena 326. Neil 852 trovo
nella i.^i 559 studenti, nella 2/ 526, in
lutti 2o85,de'quali 481 studiavano teo-
logia, 5o3 legge, 248 medicina, e 827 col-
tivavano diverse altre scienze. Di questi
2o85 studenti,663,cioè più di un3.°,era-
no figli di cittadini, 19 i appartenevano al-
la nobiltà e 729 alla borghesia. In tutta la
Svizia si coniano più di 5o stamperie, un
3." delle quali trovansi a Stockbolm, e
si calcola che pubblichino annualmente
circa 4 00 opere. La Svezia, uno de'più an-
tichi regni d'Europa, è una monarchia
con governo temperato e rappresentati-
vo. Il trono è ereditario nella linea ma-
scolina del re, il quale deve professare la
religione luterana detta Evaugtlica della
Confessione Augiistana: la sua persona
i inviolabile e sagra, ed i ministri sono
responsabili. E' assistito da un consiglio
di stato composto di 9 membri, compresi
i ministri ei grandi uHìzìali della corona.
Una dieta generale o stortingh limita il
potere del re, e si compone de'4 ordini,
cioè della nobiltà, del clero, de'rittadini,
e dc'proprietari rurali. Il capo d'ogni fa-
n)iglia ha il diritto di sedere in delta as-
semblea; il clero vi è rappresentato dal-
l'arcivescovo d'Upsal, dngli i I vescovi del
regno, e da'deputali del clero interiore.
Questa rappresentanza nazionale ultima-
mente si costituiva di 1 1 00 capi di fami-
glie nobili, di 70 ecclesiastici o letterali,
diioo deputati di città, e di 260 proprie-
tari riuidi. l'or essereeleggiblle nt;lla rap-
presentazione dell'ordine de'cilladuii bi-
S V E
sogna essere proprietario di terra, ed ap-
[)artenere ad una famiglia in modo per-
manente addetta all'agricoltura: i depu-
tati della citladinanza sono nominati da-
gli abitanti delle città. Ogni ordine ha il
suo oratore e vice-oratore. I deputali del
clero, della cittadinanza e del contado ven-
gono spesati in tull'i conti da'Ioro commit-
tenti. Ciascun ordine delibera separata-
mente, se le decisioni per essere adottate
haimo d'uopo d'ima semplice maggioran-
'/a; perchè una pioposizione di legge sia
in grado di ricevere la sanzione regia, ba-
sta che sia accettata da 3 ordini. Il re ù
il capo dei potere esecutivo: non può la-
re né abrogar leggi, imporre tasse, dichia-
rar guerra, senza il consenso della dieta,
che adunasi per diritto ogni 5 anni, e più
spesso ove il le lo giudichi conveniente,
diuando lesessioni3 mesi. L'apertura rlei-
la dieta si proclama dagli araldi. 11 re no-
mina a tutti gl'impieghi, scegliendoli fra
i candidali che il senato gli presenta. La
cancelleria regia comprende due diparli-
menti, quello dell'interno e quello degli
alfari esteti. Vi è pine il dipartimento o
segreteria pel culto, e(jueI!o[)er la guerra.
Una camera delle finanze è incaricata ilei
tesoro; l'amminisliazione del commercio
e quella delle minieie sono ciascuna sol»
lo la soprintendenza d'un collegio specia-
le. Gli svedesi hanno da antichissimo tem-
po un codice di leggi tanto civili che cri-
minali, delle quali ponno a ragione an-
dargloriosi. Mia testa dell'amminislrazio-
ne della giustizia trovasi il tribunale re-
gio supremo, al quale sono subordinate
le corti regie di Stockholm per la Svezia
propria, e di loenkoeping perlaGozia che
forma un 4-° della Svezia. Fino dal IX
secolo la Svezia abbracciò con entusiasmo
i puri dogmi della religione cattolica, e pei
successivi zelanti banditori dell'evangelo
fu compita la sua conversione dal paga-
nesimo al cristianesimo. Per VII secoli
uiniitenne intemerata la sua credenza re-
ligiosa, anzi notai a Stati l Regm TRir.u-
T.\r.i ALLA s. SedEjcIic per tale si dichùrò,
S V E
oltre la Svezia, anche la Norvegia e !;• Da-
nimarca (e {|uesta fino da Canuto II nel
I o i4)Come lo erano la Russia e la Prus-
sia)j ma ne'primi anni del secolo XVI vj
penetrarono i pestiferi errori di Lutero
(/^), e ijueirillustre chiesa rimase sepa-
rata dalla cattolica unita e dalla s. Sede.
Nel secolo XVII il re Gustavo II Adolfa
non solo fece abbracciare da tutta la Sve-
zia il luteranismo e abbandonare deHni-
livameiile la vera chiesa cattolica, rite-
nendo però l'antica gerarchia ecclesiasti-
ca; ma fu il principale e formidabile fau-
tore, che sostenne colle armi il protestan-
tismo di Germania. Quanto allaLappo-
nia , le parli svedese e norvegiana sono ge-
neralmente di religione luterana, la parte
russa delia religionegreci«scismatica:ncn-
dimeno tra' lapponi esistono ancora mol-
li costumi pagani nelle loro religiose ce-
remonie. In materia di religione furono
questi popoli trascurati sino al i 660, al-
lorché Enrico Bredal vescovo di Dron-
theimo Nidrosia luterano vi fece qualche
proselito, ma i missionari acattolici non
vi riuscirono a far proseliti che dopo il
i 7 r4- Tra' lapponi si trovano traccie v&-
W^\o%Qdit druidi, e degli usi degli eiret. A-
dunqueil luteranismo èia religione dello
stato, nia le sedicenti chiese protestanti-
che sono soltanto simulacri di chiese. La
svedese è formata e governata dall'arci-
vescovo d'Upsal, e dai I vescovi (i3 ne
registrò Calteau), co'Ioro arcivescovato e
vescovati; da prevostee o preposture, da
soken o parrocchie. L'arcivescovato è U-
psal,i vescovati Linkoeping o Lincoping,
Skara oAYzrrtjStrengnas o Sirfgn.es,F'e-
stcrasoWeilevih, TVexsio, Lund, Goe-
theborg, Calmar, Carlstadt, Hernoeàand,
"Wisby. dei vescovati in corsivo, siccome
antichi, ne feci gliarticoli,così dc'scguenti
vescovati di Norvegia, e come i primi a-
cattolici. Cm/rt/z/VzoChristiausaiid, Ber-
gen,Dronlheim 0 Nidrosia, Nordmarken
e Fiiunarken. D'altii vescovati svedesi e
norvegi non più esistenti, pure ne scrissi
l'articolo. La costituzione di cui nel 1772
S VE
i3
luroco piantatele prime basi,guareutisce
a tutti la libertà di coscienza, e la sicurez-
za delle persone e de'beni, ninno poten-
do essere processato, se non in conformi-
tà della legge. La tolleranza de'culti si e-
stende alle diverse sette formatesi nel re-
gno, introdottevi in processo di tempo, es-
sendovi il centro di quella iS^'S^edenbor-
gisti [T''.). A'nostri giorni colla legge dei
I 5 luglio I 8 |.5 fu permesso a tutti quelli
che professano la religione cristi. /na, sen-
za eccezione, di celebrare pubblicamente
il loro culto. Perciò essi furono dichiara-
ti esenti da tutte le tasse personali; e le
disposizioni deila legge che faceva dipen-
dere l'abilitazione delle successioni, e del
battesimo edegli altri sagramenti, furono
abrogate. In ricambio, gli ecclesiastici dis
sidenti furono sottomessi alle medesime
prescrizioni,che il clero dello stato. INIa ol-
ire quanto deplorerò verso il fine di que-
st'ai licolo,leggo nella Civillà cattolica, 1."
serie, t.G, p. 1 1 3, le vessazioni che ancora si
fanno nella Svezia contro i cattolici. «E' la
Svezia, come nessuno ignora, governai.!
a foggia costituzionale, e il suo statuto as-
sicura a tutti gli svedesi, tra molte altre,
anche la libertà di coscienza e di stampa.
Quest'ultima, a dire il vero, è anche trop-
po rispettata, sicché gli scrittori di quel
paese stampano quanto lor pare e piace,
senza verun ritegno. Onde ne provengo-
no quotidiani assalti non solo alla catto-
lica religione, ma contro i ministri e, co-
sa forse unica al mondo, contro gli stessi
sovrani che governano le sorti di quella
nazione. In sostanza, per gli svedesi non
v'è cos'i cosa sagra, che non la possano vi-
lipendere a talento in virtù della libertà
costituzionale. Quanto poi al libero eser-
cizio di qualsiasi culto o, per meglio di-
re, del cattolico, cambia la bisogna. Que-
sto ad onta della costituzione si persegui-
t.irabbiosamente, enon pochi sono i suoi
cultori clic n'hanno guai e sbandeggia-
mento. Or (nel 1 8 5.f) trattasi dicondui-
nar all'esilio 7 povere Monne scoperte ree
di null'allro, fuorché ilcll'aver abb indo -
i36 SVE
Itala la religione di slato per abbraccia-
re il cattolicismo. Sei di esse sono madri
di famiglia, che rapite a' figliuoli ed agli
sposi saranno costrette di ramingare in e-
slere contrade, (ino a morirvi di fame e
di uiiseria. Nello scorso settembre ( i 853)
di altre simili vessazioni furono vittime
due innocentis><ime donzelle. Insomma il
governo laicale Iia stabilita la sua religio-
ne che debbesi od osservare o cambiare,
se meglio piace, con qualunque altra,
i'uorcliècon quella che si professa da due-
cento milioni di fedeli". La s. Sede, co-
me poi narrerò, inviò nella Svezia, pri-
ma della sua separazione, legati e nunzi,
e viceversa la Svezia mandò a'Papi ora-
tori e ambasciatori, anche con residen-
za in Roma, ed eziandio sino agli ulti-
mi tempi. Ora però in quella metropoli
tiene soltanto un console interino resi-
tlenleper la Svezia e la Norvegia, e la Da-
nimarca vi tiene un console residente;
mentre il Papa tienenella Svezia un con-
solegenerale residente in Stockholm. In-
oltre laSvezia e laNorvegia negli stati pon-
tificii ha il console in Ancona, e vice-con-
soli a Civitavecchia, Pesa ro,Uavenna, Ili-
mini, Sinigagliai e la Danimarca consoli
in Civitavecchia, Pesaro, Ancona per tut-
ta la linea dell'Adriatico, e vice-console
in Sinigaglia. Esistono nella Svezia 5 or-
dini equestri e cavallereschi, per distin-
guere la nobiltà e il merito; i .° de'iSerrt-
ifini(f.) assai distinto; 2.° della Spada o
Spadt (/'.) pel merito militare ; 3." del-
la Stella polare (/'.) per la carriera ci-
vile; 4" di fVasa (F.) istituito per ri-
compensa de'commercianli, artisti, dot-
ti che si distinguevano pe' lavori relali-
"vi all'economia politica, le cui opera-
zioni tornavano a vantaggio dello sla-
to, ec. ; 5° di S\'tzia o di Carlo XIII.
Questo re lo istituì col proprio nome ai
27 maggio 181 I per promuovere tra i
suoi sudditi r amore scambievole (però
vnAV Aliìianach de Gotha pour V aiinée
1837: Ordres de Chcvalcrit,^. G6, si dice,
j>our les employc* supérieurs dcs fraucs-
S VE
roacons, presidces par le fondaleur), a-
detnpiendo non meno i loro doveri ver-
so il principe, che soddisfacendo altresì a
tutti gli obblighi che impongono la reli-
gione, le leggi e la benevolenza verso i si-
mili e l'umanità. Ordinò Carlo XIII ne-
gli statuti, che olire il re, l'erede presun-
tivo e i principi reali della Svezia, ì qua-
li dallo stesso re sono nominati, non pon-
no conseguire la dignità di cavalieri se
non (jue'cìttadini svedesi che siansi distin-
ti nell'esercizio delle ricordate virtù. Con-
siste la decorazione equestre ìd una ero-
ce smallata di colorerubino, e sormonta-
la dalla corona reale. Il centro della cro-
ce è bianco, e contiene un triangcilo che
racchiude la lettera G (che nel citato AL-
ììianach si spiega : est un signe de l'ani-
nitc derordreaveclefiaucs-macons): nel
rovescio poi vie il numero Xffl posto in
mezzo a due C intrecciali, per allusione
al nome del fondalore. Il nastro da cui
pende la croce è di seta oodata, tinta in
color di fuoco. Il medesimo Carlo XHl
istituì anche una medaglia, in premio del-
la bravura e [)el coraggio mostrato nelle
guerre clamorose del suo tem[)o dalle sue
milizie: questa medaglia è d'oro per gli
uniziali,e d'argento pe'sotloulUziali e pei
soldati. Il nastro di seta dalla (|uale peu-
de, metà è giallo e metà celeste. Vi è inol-
tre la medaglia de Serafini o óeWa Dire-
zione de' Pot'c ri, che si conferisce in oro
a quelli diesi rendono benemeriti col ze-
lo loro nel provvedere a'bisogni de'po-
veri. Questa medaglia portasi in petto co-
me la precedente pendente da un nastro
di seta: da un lato ha l'efGgie del re col-
repigrafe:F/7</c//c<^?Z?. G. ReX Sveciae ;
dall'altro la leggenda: Orf/.e(7M.iS'cm;j/j//j.
ReslauraliLs natali regis LWiirj e l'iscri-
zione: Vroceres ciim Principe nectii i 7 48.
Lo stemma dellaSvezia eNorvegia,secon-
do la pubblicazione de'20 giugno i844i
lo descrive lo &[esio A linana eli rammen-
tato. Tiercé par une croix paltce d'or à
({ui manque le bras sinistre; à droite au
cautousupcrieur Ueia u'ois.: d'azur à trois
S VE
coui'onnes d'or 2, i , qui est de Svède, et au
canlon inférieur: aussi d'azur à Irois bar-
res ondée d'argent, aulion d'or, couion-
nédegueules, qui est de Golhie; à gau-
che: de gueules au.lion d'or,couroniic de
tnéiue et lenant en ses patles une bache
d'arnies d'argent, emmanchée d'or, qui
est de Noivège. Devise: Droit et Ventc.
Notai a Danimarca e Stkmma, che sicco-
nie distiano III dopo che la Svezia eta-
si emancipatadal giogodanese, continua-
va a pone le 3 corone del Noid sullo stem-
ma jegio di Daniraaica e JNoivegia, eoa
allusione della 3.' a quella di Svezia, il re
di questa Gustavo 1 Wasagli mosse guer-
ra. Le rendile dello stalo, da ultimo e-
ransi considerevolmente aumentate, e il
debito pubblico negli ultimi anni sembra
diminuito. L'organizzazione attuale dcl-
l'eserci lo svedese risale aCarloXI, che creò
la Svezia qual è per conto amministrati-
■vo e militare: fece questo re emanare da-
gli stati generali nel iGiDO un atto detto
di riduzione e di restituzione, in virtù del
quale tulli i dominii della corona e del
cleio, alienali da due secoli a profitto del-
la nobiltà, doveano essere tolti agli accjui-
sitori e tornare allo stalo; trovossi così il
re possessore d'ima massa ragguardevole
di beni fondi, ed egli decise d' usarne a
costituire in modo permanente l'esercito
nazionale, il qual sino allora non era sla-
to reclutato che con leve irregolari. A tal
fine distribuì tulli quei dominii in feudi
militari di diverse grandezze, gli uni dei
quali, col nome ili basloelle, furono asse-
gnati agli ulliziali d'ogni grado e d'ogni
arma, gli altri a'soldati di cavalierini; do-
vendo \\ prodotto di tali terre tener luo-
go di soldo agli ulliziali, ed a'cavalieri in-
caricali di farli valere. In seguilo, all'og-
getto di provvedere alla leva delle trup-
pe in generale ed al mantenimento de'sol-
dali d'infanteria, Carlo XI concluse colle
Provincie de'conlratti, secondo i (juali i
proprietari de'beni Ibndi, altri da «juelli
delle terre nobdi, furono scompartiti in
piccole a&sociu^iuuccllecUia mule rolUall,
SVE 137
ciascuna delle quali somministra un uo-
mo per essere soldato in vita, ed in caso
di morte o d'mfermità lo sostituisce. Le
truppe, la cui organizzazione posasu que-
ste basi, compongono i 5 sesti dell'eser-
cito svedese, e vengono designate sotto il
nome d'indelia o ripartite. Tale sistema
si è conservato sino a'noslri giorni; sol-
tanto la ripartizione de'proprielari inas-
sociazioui incaricale della leva e del mau-
tenimento del soldato, essendo stata re-
golala secondo l'estensione del territorio
e non sul numero delle persone, associa-
zioni tali si trovano di sovente ridotte a
due o anche ad uu sol membro; talvolta
ancora il numero de'membri si è infini-
tamente moltiplicato. Di più essendo nel
I ySgslato reso legale il possedimento del-
le terre nobili per tutte le classi di cilla-
ni, r esenzione dal reclutamento diven-
ne un privilegio inerente a certa classe
di terre e non di persone. In casi di guer-
ra tali lene privilegiale sono forzale a
provvedere ad una leva straordinaria che
riceve il nome di extra roleritiges'i scom-
partisce tra i reggimenti dell'indella. Sei
reggimenti di cavalleria e aS reggimenti
di fanteria trovansi così distribuiti sopra
tutta la superficie dellaSvezia.l^er i i mesi
dell'anno le truppe rimangono a'propri
focolari, occupale a coltivar le loro ter-
re; solo i reggimenti d'infanteria vengo-
no successivamente adoperati in lavori
straordinari, come costruzione di canali
e di strade, ed allora ricevono un soldo
giornaliero. Il mese di giugno è assegna-
lo ad esercizi generali, il quale breve spa-
ziodi tempo basta perdarea quelle trup-
pe colonizzale un'eccellente tenuta e uu
eipiilibiioperfelto;la cavalleria sopra tul-
io è mia delle migliori d'Europa. I 3 reg-
gimenti delle guardie a piedi ed a caval-
lo, che formano la guarnigione della ca-
pitale, un reggimento di cavalleria leg-
gera del principe reale, ed il corpo d'ar-
tiglieria diviso in 3reggimenti, compongo-
no (piclla parte deircsercilo, della V'/tv/-
S'udf o reclutalu, ullalto distili la dall'm-
138 SVE
delta in questo che non pos<;ie(le terre e
riceve slipetidio regolare; e ({uesle truppe
goiio costantemente sotto learoii. il 3.° e-
leaiento dell'esercito svedese è il bevoe-
ring, cioè la coscrizione o riserva nazio-
nale, che componesi di tutti i giovani non
maritati da' io ni'^ anni; dividasi in j
classi secondo l'età de'coscritti, ed una di
esse si raduna ogni anno peri 5 giorni. (
{giovani cui è toccata la volta, ricevono un
nbilo e delle armi e vanno a riunirsi al reg-
gimentocolonialedella loro provincia:do'
pò i \H giorni d'esercizio sono prosciolti
da ogni altro servizio militare in tempo
di pace; se scoppia la guerra sono sogget-
ti ad essere richiamali sotto le bandiere.
L'amministrazione dell'esercitosi divide
in 3 dipartimenti, cioè del personale, del
niaterialeedel disbrigo degli affari. Leg-
go in due statistiche del 1 854. Nella r .'che
J'esercitodella Svezia ècompostodi3 par-
ti,cioè VlndtUa forte di 34,363 uomini;
1' esercito Nazionale del Gothland, che
contaf)499uotu'"';eriuellodi Bevoering,
ch'è una speciedi riserva, la quale può es-
sere portata al numero di i 3o,ooo uomi-
ni. L'esercito della Norvegia è diviso in
due parti, cioè le truppe nelle varie sta-
zioni composte di 14,324 uomini, e la ri-
serva landwchr con gì 80 uomini: oltre
aciòhavvi la milizia civica della città. Nel-
la 2." che l'eireltivo dell'esercito svedese
in tempo di pace consiste: fanteria, divi-
sa in 46 battaglioni di linea, 27 di riser-
va, ei 2 di deposito, 85,000 uomini; ca-
valleria, composta di 4o squadroni di li-
neaci odi riserva, 5564 uomini; artiglie-
ria, cioè 20 batterie di linea e 5 di riser-
va, 44' ^^j ossia in lutto 94,980 uomini.
A ciò si aggiungano la milizia nazionale
del Gothland, di circa 8000 uomini, e le
altre milizie ascendenti ai 3, 000 uomini;
dimodoché l'elFettivo di tutta la forza di
terra, compresi i soldati del treno, stal-
lieri, ec. ammonta a pressoché 1 16,000
nomini. A Carlscrona vi è una scuola mi-
litare che contienecircai3ocadelti:Ia sola
fortezza importante del paese è quella di
S V E
Carlscrona,ch'è pure capoluogo dclln ma-
rineria svedese. Il regnodiS^'eziaedi Nor-
vegia possiede inoltre una flotta propor-
zionata al lo sviluppa mento del le sue coste,
chiamata pure Squadra Sveco-Norvegi;i-
na. Questa potenza è più ancora potenza
marittima che continentale, quindi è che
con ragione ha sempre atteso con solle-
citudine ad accrescere il numero de'suoi
legni, ed a formare marioai istruiti e a-
bili. Vi hanno scuoledi navigazione io vii-
li porti. L'organizzazione della marine-
ria fu pureda Carlo XI modellala su quel-
la dell'esercito di terra. Il personale com-
ponesi di due elementi principali: i ma-
rinai ripartili o indelta, e la coscrizione
marittima xioebevoering. I proprietari dei
cantoni limitron al mare, e quelli delle
Provincie interedi Bleking e diHalmstad,
sono incaricati della leva e del manteni-
mento d'un certo numero d'uomini ch<ì
formano il corpo ili marinai indelta; fin-
ché non sono in mare, coltivano i ritagli
di terra loro assegnati, e si dedicano a'Ia-
vori che meglio loro convengono. Ince-
so di guerra può !a coscrizione maritti-
ma essere chiamata tutta intera: essa si
compone di giovani da 20 a 25 anni che
abitano il litorale. Devesi notare, che nel-
le vaste selve della Svezia trovasi molto
poco legname da costruzione per la ma-
rineria, ed è forza al governo di fune ve-
nire dagli altri paesi costigiani del Balli-
co. La carica di grande ammiraglio èaf-
fìdala al principe reale: l'amministrazio-
ne della marina, a capo della quale è c-
gli collocato, è inoltre afTidata a un con-
siglio speciale, presieilufoda un ammira-
glio. Tutti gli alfari amministrativi della
marina di guerra passano fra le mani di
questo consiglio, composto de'persouag-
gi più slimali. La flotta militare di Sve-
zia è divisa in 3 squadre formanti due par-
ti, che sono:i.° la flotta reale, di stazio-
ne nel porlo militare di Carlscrona sul
Baltico, nella costa meridionale, capoluo-
go e principalccantiere di costruzione del-
la marina; 2." h floUiglìu destinala a di-
S V E
fendere l'ingresso degli skaeren o scogli
delle cosle, ripartila in due squadre fra i
porti di Stockholm e Gotliemhurg, ili."
nella costa meridionale, il 2. "nell'occiden-
tale, ambedue lunghi peiò di minore im-
portanza marittima di Carlscrona. Ognu-
na di esse, perfettamente armate, hanno
i loro stati maggiori, e da più anni si van-
no aumentando. Le navi delle flottiglie
sonoin generale più leggiere, il che le ren-
de più atte a difendere le cosle. Da ul-
timo gl'ingegneri idrografi inglesi, esami-
nati nell'ardenteesanguinosaguerra d'o-
riente della Piussia contro la Turchia [f^.)
e suoi alleati Inghiltei ra e Francia, i pa-
raggi de'3 regni scandinavi, dimostraro-
no essere i migliori porti; nella Svezia,
Wingo;nella Norvegia, Cristiansand; nel-
la Danimarca, Nieboig, e Kiel nel duca-
to d'Holstein. Secondo una statistica del
1854 sullo stato marittimo della Svezia
e Norvegia, quanto alla Svezia, il mate-
riale della flotta reale è di 1 o vascelli di
linea con 700 bocche da fuoco, 8 grosse
fregate e 5 fregate leggiere con 5oo boc-
che da fuoco di minor calibro, 4 legni det-
ti heramena che stanno fra il vascello e
la fregata, I 3 bricks, cutter e galere: to-
tale 70 legni circa, e più di i 5oo bocche
da fuoco approssmiativamente. La flotti-
glia ha quasi ooo legni leggieri pel ser-
vizio della custodia delle coste. Il perso-
nale di queste due parti della flotta mi-
litare conta un ammiraglio, dueviceam-
miragli, 4 contrammiragli, 7. 1 6 capitani
e luogotenenti, 78 ufìiziali esolto-uffizia-
li d'artiglieria di marina, qoo cannonie-
ri, 3qo novizi, 35o timonieri e marinai,
I 1 85 piloti e altri impiegali, 6000 mari-
nai dell'indelta, 2000 dell'ordinaria co-
scrizione,e i 2,000 della bevoering,in tut-
to circa 26,000 n>arinai (dovendosi pu-
re aggiungere a schiarimento, formarsi i
due contingenti marittimi,da quellosom-
ministratodallecittà ma ri Ili me,e da quel-
lo detto extra lolering, da'proprietari di
terre nobili). Vi sono inoltre le truppe del-
la marina assoldata, le quali sodo sem-
SVE 139
pre imbarcale, e sono divise in 49 com-
pagnie, di cui 34 fanno il servizio a bor-
do della flotta reale, ei5 sulla flottiglia.
Il governo ha inoltre a sua disposizione
la marina mercantile, composta di oltre
a 1000 legni, di cui 3o circa sono battelli
a vapore. I principali arsenali o cantieri
da costruzione sono a Stockholm, a Carl-
scrona ed a Gothembuig. Uno stato no-
minativo de'legni della flotta svedese si
legge a p. 200 del Giornale di Roma del
1854. Quanto poi alla flotta reale di Nor-
vegia, non ha vascelli di linea, ma solo i 5
legni leggieri, fregate, corvette, bricks o
scooner. La flottiglia norvegiana è com-
posta di 1 00 scialuppe e bombarde. Il per-
sonale si compone d'un viceammiraalio.
d un contr'ammmiraglio, 3 capitani di
vascello, 12 capitani, 12 capitani luogote-
nenti,4o ufìiziali di gradi inferiori, 4o sot-
to-ufììziali, e 3 5o soldati di marina. In ca-
so di guerra la Norvegia deve sommini-
strare allo stato i marinai necessari per
rarmamento della flotta. Le truppe per-
manenti della marina sonocomposle d'u-
na compagnia d'artiglieria, e una di mari-
nai dii IO uomini ognuna, una d'operai
dii5o uomini, ed una di costruttori na-
vali dii5o uomini. Queste compagnieso-
nodistazionea Frederikwoern,ed a Cri-
stiansand dove Irovansi i cantieri milita-
ri del regno. I grandi magazzini sono a
Dronlheira ed a Bergen: lo stabilimento
principale è ad Horten sulla costa occi-
dentale del golfo di Cristiania. Laonde la
Svezia dev'essere riguardala come stato
importante in una guerra maiitlima,noa
menochein tjuerracootinenlale.Airsiuu-
gerò un cenno statistico sulla flotta del-
la Danimarca. Si cou)pone di 5 vascelli,
8 fregate, 9 corvette e bricks, 3 scooner,
2 cutter, 63 scialuppe cannoniere, i 7 bat-
telli da bon)be, 6 piroscafi a rota e imo
ad elice. Anche la Svezia e la Norvegia
costruì strade ferrate e telegrafi. Nel 1 8 j i
fu compita e inaugurala la [.'ferrovia in
Isvezia: questo tronco che trovasi nel «li-
streltodi Filipostad è lungo circa 1 02 chi-
i4a SVE
loinelri, e congiunge il Iago di Langliar
a (joello di Yageii. La Norvegia nel i 8 >3
leraiinò la sua strada ferrata centrale e
l'apri al commercio. La costruzione delle
ferrovieèin incremento ne'dueregnijdan-
dosi opera pure a'telegrafl. Neil 853 pe-
rò la Svezia possedeva la sola linea di te-
legrafo elettrico in attivilàjdaSlocklioltn
ad Upsal.
Chiesa di s. Brigida in Zioma.E'posta
nella ma<T^mfiCA Piazza Farnese, nel rione
VII riegola,ed un tempo ebbe propinquo
l'ospedale nazior»ale pe'svezzesi.llFauuc
ei cUe pel i ."pubblicò inlloina il IValtalo
di luUe L^ opere pie dell'alma ciuàya p.8 7,
cap.23: Dello spedale de Go^/,riferisce di
esso e sua chiesa quanto vado a riportare,
co le debite avvertenze fra parentesi pre-
cipuaujente. La donna nobilissima s. Bri-
gida vedova,discesa dal sangue reale de're
V. redine della Srozla e della Svezia, die
principio a ini ordine religiosOjCioù del ss.
Sah'alore (e al cui articolo meglio tratto
(ti sue gesta e altro che la riguarda, oltre
quanto di lei e della degna e non men glo-
riosa llglia s. Ca/tT/'/ia dirò in più luoghi
«li questo stesso articolo), ([uale già da s.
Basilio Magno in Grecia era stata istilui-
lo, vale a due che un medesimo mona-
siero abitassero uomini e donne, ma in
tal maniera separali e divisi che tra loro
non si potessero ueppur vedere; l'abba-
dessa però tenesse il governo di tulli nel
lemporale,avendo i religiosi sacerdoti cu-
ra dello spirituale. Andavano questi ve-
stiti di bigiocon una croce rossa nella spai-
la, e si propagò l'ordine con diversi mo-
nasteri in parecchie parti. La santa si re-
cò in Roma verso il 1 3 \Cì (meglio più tar-
di, e certamenle colla (iglia vi era nel-
y Alino santo ùlio celebrare nel i35oda
CleLiiente VI) nel pontilìcato d'Urbano V
(ma fu eletto nel I 3G'2),did quale ottenne
la conlermadel suo ordine, indi visse nel-
la città molti anni esemplarmente e peni-
tente. Testimonio di sua santità è quel ss.
Crocefisso che si vede nella cappella o-
luuuiuiu nella patriarcale basilica e Ciiie-
S V E
sa di s. Paolo fuori le mura di Roma,
che miracolosacnente si rivolse alle sue
preghiere verso quel luogo ove lei stava
orando. Dipoi la sanla fece edificare inR.o-
ma un ospedale presso Piazza di Campo
di Fio re,' ììfìWa piazza del Duca poi detta
Farnese,ove vollechefossero ricevuti i po-
veri pellegrini che di nazione gota ossia
svedese venissero a visitare le sagre chie-
se di Roma. Seguita la sua morte e cano-
nizzazione, contigua allo spedale da Boni-
ficio IXprimadel i3r)i fuerettala chie-
sa sotto l'invocazione di s. Brigida, e nel
1 5 I 3fu restaurala,oude sulla porta fu po-
sta l'iscrizione: Oo'aH-y s.Brigidae Piaste-
nen.de regnoSvetiae instaurala anno Do-
mini t ") I 3. Ma dopo che la nazione svez-
zese abbandonò li santa e vera religione
e la s. Sede, per abbracciare gli abbomi-
nevoli errori dell'eresiarcaLulero, lo spe-
dale restò abbandonato, fi nelle sottol* ao-
lo Ili, il celebre storico e poi arcivescovo
d'Upsal Oluo Magno svedese (più proba-
bilmente e per ([uanto narrerò il suo fra-
telloGiovanniMagno celebre nunzio pon-
tifìcio e arcivescovo d'LJpsal) in nome di
sua nazione lo prese e possedè gran tem-
po. Dopo la sua morie (cioèdi Giovanni,
perchè morì sollo Paolo 1 1 1, morendo O-
laoneli jjGsottol'aolo IV), Giulio III ve-
dendo non più concorrervi i goti e svede-
si, l'applicò per cerio tempo al monaste-
ro di/^^'0.y///i/a/iechiaiuatodelleConver-
tile, comechè già Meretrici e pentite di
loro oscena vita vestivano l'abito religio-
so per fare penitenza. Il monastero fu go-
verna to d a 1 1 ' .<^ rciconfra tern ita della C a -
/v/àile'cortigiaui di Roma, e dopo trasfe-
rito altrove (e per ultimo in s. Giacomo
alla Lungara, vale a dire alcune mo-
nache del monastero di s. Maria Mad-
dalena al Corso, in esso passarono a in>
segnarvi le regole religiose: il monaste-
ro alCorso.poi distrulto.servì pure perla
fabbrica del Tabacco, oniXe. in quell'arti-
colo ne riparlo) giunse ad a vere piùdii5o
religiose. ]\Li da certo tempo (ricordo che
Fanucci pubblicò l'opera ucl 1G02), la
S V E
nazione svedese, ovvero alcuni di essa, ri-
prese la cura deirospedale, facendo ufE-
ziare la chiesa, supplendo ai suo mante-
nimento colle jendilee limosine.NelC©/-
legio Gernianico-Ungarico (ne riparlai a
Seminario romano), a tempo di Fanucci
si tenevano 4 a'unui svedesi (e poi mol-
tissimi e io diversi tempi furono e stjuo
accolti dal Collegio Urbano di propagan-
da ^^/f)o goti cattolici, a studiare le scien-
ze ecclesiastiche, per poi inviarsi alle mis-
sioni di loro patria o altrove. I poveri
pellegrini svedesi, giunti in Roma, erano
ospilati,nudriti,e se infermi curati. Qual-
che anno prima del 1602, alcuni fiali con-
versi del monastero del Paradiso, subur-
bano di Firenze, e forse svedesi, si reca-
rono in Roma chiedendo l'ospedale come
appartenente a loro, e la causa in detto
anno ancora pendeva indecisa, non tro-
vandosi chi volesse far loro ragione. Inol-
tre S.Brigida fece edificare due monaste-
ri del suo ordine in Italia, quello di Fi-
renze, e l'altro di Genova: incominciò a
ricevere le divine rivelazioni e visioni di
Gesù Cristo e anche della B. Veigine, e
moiì in Roma nel monastero della Chie-
sa di s, Lorenzo in Pane e Penna (della
quale riparlai nel voi. XXVI, p. 1 89), nel
quale era abbadessa s. Caterina vergine
sua figlia, principessa di JNericia, di cui è
capitale Oerebro, efu canonizzata da Bo-
nifacio IX, come fu scolpito sulla porla
della medesima per la quale si entradalla
chiesa nella sagrestia,dielro l'altare mag-
giore, con quesl' iscrizione : Sancta Bir-
gitta hic obliti o'jZ die 10 tnensis tnaii,
et canonizalur per Bonifaciimi IX an-
noi 3qi diej od. Il processo per la cano-
nizzazione di s. Caterina si conservava in
una delle due camerette giàabilaleda es-
sa e dalla madre nell'edinziodell'ospeda-
le,i; pili volte lo vide Fnnucci. Aggiunge
che nella chiesa sonovi molte iscrizioni
della vita, miracoli e morte di s. Brigida,
eche ultimamente eia stata accomodata
la facciata e sulla porla si pose quesl' iscri-
zione: Ilospitale Sunoruni Goilhonun,
SVE 141
et TVandalonim. II Panciroli che giàa-
veva stampato nel 1 600 I tesori nascosti,
o desciizione delle chiese di Roma, nel
parlare di questa di s.Brigida,atrerma che
l'unito ospedale era perla nazione diSve-
zia.L'Amydeno.Dep/e/rt^ero/»^/?^. pub-
blicato nel 1625,3 p. 35 palla dell'ospe-
dale,/20.';p/;/Z'»5 ivu^mf ^fondalo da s.Bri-
gida 0 Brigitla di regio sangue. riportan-
do le suddette iscrizioni. Che l'abitò O-
lao Magno, e che vi si lecevono, qualora
vengano in Ronia,i goti,i vandali, gli svez-
zesi. Nel 1 653 Martinelli ci diede Eomci
ex ethnica sacra,o\ea p.82 discorre del-
la chiesa e dell'ospedale di s. Biigidao
Biigitta, nella piazza del duca di Pairoa
e Piacenza, dalla santa abitato e pe'^tel-
legrini goti del regno di Svezia che per
causa di divozioneiecansi inRoma.Oew-
de a Pio I F cimi nulli aniplius golhi ad
Li bevi venirenl, uniluni ecclesiae ino-
nialimi Convertilarunif ut vocant : de-
ntimi a Pio F ab illa separatimi, elcom-
missimi card, l'icario, ^elle pareli la-
terali eranvi due iscrizioni in versi che ri-
produsse. Il Piazza che nel 1 679 pubbli-
cò ìeOperepiedi i?0f7;rt,e nel 1 698 VEit'
sevologio romano, in ambedue traila
nel cap. 5 : Dello spedale de' goti, si'cz-
zesi e i'andali a piazza P^irnese. Ripe-
te il rifeiito da Fanucci, insieme all'er-
lore della rimarcata data, ed aggiunge
che non solo il ss. Crocefisso in s. Paolo
parlò a s. Brigida del regiosangue diSve-
zia e di Scozia, e le fece rivelazioni, ma
ancora quello che si venera nella Chiesa
di s. Lorenzo in Daniaso. Inoltre vuole
che l'ospedale da lei fondalo fosse comu-
ne, a motivo de'suoi antenati, pegli sve-
desi e scozzesi (lo ricoi dai a Scozia), che
sollo il nome di goti si recano a visitare
le chiese diRoma. Che ivi ebbe la sua casa,
per lungo tenipo abitò, visitando! luoghi
santi, e servendo agl'infermi e pellegri-
ni con gran carità eumdlà; andando con
abito abbietto sulle porle delle chiese di
maggior concorsoo di j)assaggio de'fede-
li, cercando iimosine pel mantenimento
i4;ì SVE
tifi! stio ospedale, e Ira le nltrc su quella
di s. Lorenzo in Pane e Perna. Confer-
ma Piazza, che a suo ten)po ancora ve-
niva la chiesa e luogo pio ben custodito
a nome della nazione svedese, sia nel cul-
to,che nell'ospitalità, la quale esercitava-
si con qualche pellegrino svedese cattoli-
co con molla carità, conservandosi anco-
ra nelle stanze della santa fondatrice al-
crme di vote sue memorie, quelle della fi-
glia s. Caterina essendo restale nel mona -
stero in PaneePerna, dopoché i loro cor-
pi furono tiasferitia VaslenanellaSvezia,
e nella chiesa di S.Lorenzo vi è la cappel-
la di s. I3ri|^ida con dipinti reputati del
rav. d'Arpino,ove erasi deposto il beato
suocorpo. Non debbo tacere che il Bovio,
Lapida Irionfanle nella hasiìica di s. Lo-
renzo in D n tiiaso ,'='\.^n]\s7\\n nel i 729, nel
cnp. r>, descrivendo la f ita di s. Brigida
di Svezia, dimorata e morta nella casa
di s. Damalo I Papa, la dice figlia di
Tiirger piiucipe di ^^ericia, discendente
dal rcal sangue di Svezia, e di Sigride e-
gualnientedel regio sangue di Scozia. Ra-
giona delle sue splendide virtù, delle mi
rabili rivelazioni divine di cui fu degna,
della coronazione che ne feccia B. Vergi-
ne, e che venuta in Boma nel 1 35o aiulò
!id abitare nella casa di s.Damaso l,ospi-
7Ìo de'pellegrini ragguardevoli stabilito
«la quei Papa, continguo alla basilica, con
finestrella corrispondente ad essa, da do-
•xe soleva venerare il ss. Sagramento e
il ss. Crocefisso esistente. Riunitasi ivi a
lei la figlia s. Caterina, le fece scuola di
celeste dottrina e coll'esenipio edifican-
te. Perciò la casa fu doppiamente santifi-
cata, ricevendovi s. Brigida altre divine
rivelazioni, esercitandosi nella penitenza
e nelle più belle virtù, ed ivi scrisse le te-
gole pel suo ordine, di cui fu fondatrice.
Sostiene il Bovio che s. Brigida abitò sem-
pre in detta ca'^a di s. Damaso 1, vi nio-
rl santamente, fu trasportato il corpo a
s. Lorenzo in Pance Perna, e nel 1374
da s. Caterina a Vaslena: perciò dice dub-
bioso l'asserto che la «aula abitasse anco
S V E
ra nella rasa dell'ospedale dogli svedesi,
e vi rendesse l'anima a Dio. In prov.T os-
serva, che l'odierna basilica di s. Lorenzo
inDamaso non esisteva ove sorge, ma ben-
sì più vicina alla strada del Pellegrino che
in que'tempi non era aperta, e le case di
s.Damaso I erette pe'pellegrini ragguar-
devoli, erano sì ampie che si protraeva-
no e arrivavano a piazza Farnese, e con
questo egli crede che l'ospedale svedese
fosse parte dell'ospizio di s, Damaso I e
una sola abitazione,per concordare le con-
trarie afTermazionijCheabilò e morì nella
casa dell'ospedaie. Ritiene [)ure che nel
sito essendosi poi aperta la via, in memo-
ria prese i! nome di Pellegrino. SuH'o-
rigine di questa denominazione, il cav,
Rullini nel Dizionario delle strade dRo
//'i7,espone 3 opinioni: i ."dall'avere «.Bri-
gida stabilito nella propria abitazione il
vicino spedale pe'pellegrini della Svezia;
2." per condurre la strada all'ospizio e
chiesa della ss. Trinità de'Pellegriiii; 3."
perchè nella via stabilendovisi gli argen-
tieri e orefii'.i.vi concorrevano i pellegri-
ni all' acquisto di croci, medaglie, coro-
ne, ieli<pjiari, vasi sagri. Nella metà del
secolo passalo il Venuti pubblico la sua
Ixoma moderna, ove a p. 570 dichiara
che s. Brigida abitò ed ebbe alcune visio-
o
ni da Gesù Cristo, nella casa contigua al-
la chiesa che descrive; e perciò alTerma
con Piazza che ivi si conservavano un suo
Crocefisso, l'uflizio, il manto nero, e un
braccio del suo corpo. Tuttora si conser-
vano le 3 stanze abitate dalla santa, una
delle (]uali essendo stata il suo oratorio,
per la festa vi si celebra la messa. La chie-
sa di s. Brigida e l'ospedale ebbe de'ret-
tori svedesi, monaci dell'ordine del ss. Sal-
vatore, e ne fu governalrice la stessa re-
gina Cristina quando si stabilì in Roma,
avendoli visitati nel 1784 Gustavo HI
benché acattolico. Nel declinar di quel se-
colo eravi a custode e rettore un religio-
so svedese di detto ordine; ma neliepoca
ilellai. '^repubblica del 1798 cessò del tut-
to l'ospizio 0 ospedale; e siccouic la chic-
S V E
sa è filinle della basilica di s. ÌNIarla in
Trastevere, e per cui sulla fiicciala ester-
na vi è l'arme del cardinal arciprete, ol-
tre quella del Papa, da tal tempo in poi
l'ha in cura un rettore beneficiato delti
medesima, clif^ abita presso le stanze di
s. Brigida, le quali, come ho veduto, cor-
rispondono con finestre all'abside della
chiesa (il resto del fabbricato a sinistra
della chiesa fu iiJotlo ad abitazioni che
si locano), e per la festa della santa agli
8 ottobre sono divotamenle vi>itate con
indulgenza. Il Piazza neW Emerologio di
Roma, narra in quali sue chiese vi so-
no leliquie e si celebra la festa di s. Bri-
gida e di s. Caterina, con et udite nozio-
ni su ambedue. Ivi aggiunge, che l'o-
spedale lo fondò in una casa donatale da
Francesca Papazzurri matrona romana,
che vi contribuì pure con limosine, Io do
nò al suo ordine, e s. Brigida vi riposò
nel Signore. Conviene però che alla sua
venuta in Roma per prima abitazione fu
alloggiala nel palazzo di s. Lorenzo in Da-
maso, ove si ricevevano i personaggi Co-
rastieri pellegrini; e vi venerava il ss. Cro-
cefisso, quando non poteva andare a s.
i^aolo. Che s. Caterina dopo la morìe
della madre continuò ad abitarenella ca-
sa dell'ospedale degli svedesi, sino al suo
ritorno in Isvezia. Il cardinal Albani, poi
Clemente XI, per le sue relazioni culla
regina Cristina, fece ingrandire, reslau
rare e ornare la chiesa di s. Brigida con
pitture a fiesco nella volta, e ad olio nei
() quadri laterali di Biagio Puccini, buon
pratico di sua epoca; inoltre vi aggiuirse
la balaustra di marmo all'altare maggio-
re co'suoi stemmi, ripetuti nella volta e
altrove; vi fece pure la facciata esterna di
travertini, sormontata dalle simili statue
di s. Brigida e di s. Caterina, con iscrizio-
ne in onore della prima. L'interno delia
chiesa è sufficientemente grande,consua
cantoria, ed lia 3 altari : il maggiore di
marmo,e con colonne e ornali di stucco,
ha per quadro le ss. Brigida e Caterina,
pittura antica di buona maniera: iduela
S V E 143
lerali, con cassettoni di legno intngliali e
dorati, quello a sinistra ha un ss. Croce-
fisso, l'altro a destra ilfjuadioa oliodel-
laB. Vergine col s. Bambino e s.Gio. Bat-
tista , d'Annibale Caracci 0 meglio sua co-
pia. Dalla parte dell'epistola del suo al-
tare vi è il monumento sepolcrale di buo-
ni marmi, dello svedese conte Bielke se-
natore di Pioma, il cui ritratto è scolpi-
to in medaglione di mai mo bianco, con
due putti eguali, e onorevole epitalfio.
Vi sono pure due iscrizioni gotiche, altre
sepolcrali, fra le quali una del veo. De-
siderio Vassoni Clicimilen, l'altra di Lo-
renzo Benedetto monaco di Vasteoa, ret-
tore dell'ospedale e morto nel 1323.
I primi abitanti della Scandinavia, se-
condo alcuni, erano di razza finnica olap-
[)0na; furono essi soggettati da'goli e da-
gli sciti, i quali più tardi invaselo il pae-
se. Altri vogliono che il po[)olo di Svezia
e di Norvegia discenda da un popolo, che
abitava le S|>iaggie del .Mar Nero, all'im-
boccatura del Don. Altri pretendono che
i primi abitatori della Svezia fossero i cim-
bri, colonia de'cimmerii, ch'era antica-
mentecompostadi due parti,ciascuna del-
le quali avea il suo re particolare, ed ora
riunivansi insieme sotto lo slesso sovra-
no. Il comune de'geografi crede, che sog-
getto questo paese a frequenti e varie in-
cursioni di popoli nomadi, nell'oscura e
vetusta sua origine, abbia ti alto il moder-
no nome da'^i'/o//7,ricordati daTacito,aii-
lichi suoi abitatori, onde la Svezia si chia-
mò Si'ilhiodj col qual vocabolo s'indica
una contrada, di cui .»iiano .«itale abbru-
ciate le molte foreste, forse per renderla
propria all'abitazione. Tutti convengono
che la Svezia è uno de'piìi antichi regni
d'Europa, ma ch'è poco nota la sua [ìii-
mitiva storia. Si ritiene pure che sembra
primìlivamente popolata da'diinesi o fin-
landesi, da'lap[ioiii, da'goli i quali stabi-
litisi nel lato meridionale, dicesi ch'ebbe-
ro la culla nella Gozia o isola Goellaiul,
sebbene eziandio l'origine di questo va-
loroso e celebre popolo sia oscurissima. Si
i44 s'VE
noverano 3 principi scandinavi col nome
tli Frontone prima dell'era cristiana, e si
•vuole che 70 anni prima di essa il famo-
soOdino duce degli scili v'iiionipesse:lut-
lo però trovasi sparso di dubbi. Sappiamo
dalla storia, che Odino fu capo d'un po-
polo scita, probabilmente stanziato fra il
l'onto Eusino e il mar Caspio, il quale
nella gueira di INIilridateredel Ponto Po-
Icinoniaco contro Roniti, essendo suo al-
lealo,volle piuttosto che sottomettersi ai
lomani, vedendoli penetrati sinoalTanai
e alla Palude Meolide, riparare in regio-
ni più settentrionali e ignote a tali con-
fjuislatori. Egli chiamavasi veramente
Siggo figlio di Fridolfo, ma assunse quei
nome, ch'era del supremo dio degli scili,
sia perchè ne fosse il [)onlefice, ovvero per
qualche politico motivo. Ardito e assai va-
loroso, ropidamenle soggiogò i paesi tra
il Pieno, l'Elba e l'Oder, con alcuni popoli
russi e sassoni, e ne divise le provincie ai
suoi figli; poi mosse verso la Scandinavia,
passando per l' Ilolstein e pel Jutland :
quelle provincie cpiasi vuote d'abitanti,
gli fecero poca resistenza. Comparvee con-
quistò la Fionia, e fondò Oilensec [f'.),
cilUi della Danimarca nell'isola di Fionia
in amena situazione; cerio è che dessa si
ritiene per la più antica di quel reame, e
secondo altri le fu dato tal nome io ono-
re dell'imperatore Ottone I dal re Aral-
do che la fece fabbricare. Odino indi sot-
tomise la Danitnarca, la vSvezia e la Nor-
\egia;e sostenendo lo splendoredi tali ge-
sta con molta impostura eeloquenza, giun-
se a farsi credere una divinità. I popoli
smarriti dalla celerilà ed estensione delle
sue conquiste, creilevano ili ravvisare in
esso una terribile divinità pronta a ful-
minarli, ove avessero opposto la più pic-
cola resistenza. Per avvalorare tale pre-
sligio fece uso di astuzie, di ftirsi repula-
re ispirato,col suo parlare impetuoso, per-
snatlendo i creduli scandinavi in lultociò
che voleva. Venuto a morte annunziò che
recavasi nella Scizia ad assistere ad uu
banchetto eterno cogli altri dei, e che a-
S V E
vrebbe ammesso colà lutti i guerrieri
morti onorevolmente colle armi in mano,
e prima di morire si fece colla punta d'u-
na lancia g tagli sulla pelle a guisa di cir-
colo, e colla propria spada altre ferite. Ec-
co la fonte della superstiziosa credenza di
que'popoli,edella loroammissionene! pa-
lazzo Walhalla d'Odino, ed a'suoi ban*
chetti. Questa idea di sua divinila fu la sor*
gente di tutte le favole, del cullo e de'ri-
li scandinavi. Odino dopo la sua morie
ottenne dalle nordiche nazioni i più ma-
gnifici funerali, non che gli onori divini.
Laonde la mitologia scandinava fece di
Odino la principale divinità degli antichi
popoli del Nord, e precipuamente de'scan-
dinavi: dio terribile e severo, padre della
carnificina, spopolatore, incendiario, agi-
le, romoieggianle, che dà la vittoria, ri-
desta il coraggio nelle battaglie, nomina
quelli che devono essere uccisi: vive e go-
verna per secoIi,e dirige tutto: egli ha crea-
to il cielo, la terra e l'uomo, e stelle un
tempo co'giganti. Fu da principio adora-
to in aperta campagna e senza templi, so-
pra semplici are; in seguitogli ersero tem-
pli,e il più famoso fu (|uellod'Upsal. An-
clie a Dronlheim o Nidrosia, e nell'lslao-
da, Odino ebbe splendidi leinpli. ivi era
rappresentato con utia spada in mano;
Thor e Frigga stavangli alla sinistra. Da
lui era chiamato da'popoli del Nord il 4-^
giorno della settimana Oileasdag, On^-
d(7f;, J Todeusdage fFoderìsday: egli fa
creduto come l' inventore della magia e
l'autore di tulle le arti, e perciÀ) con ispou-
denlealìNIercuriode'greciede'romaui.La
festa solenne in onore di lui celebra vasi al
principio della pritnavera, onde olleuere
da questo dio delle battaglie prosperi suc-
cessi nellespcdizioni che intraprendevan-
si. Da principio se gli olTersero le primi-
ziedellateira, poi cavalli, cani, fdlclii, gal-
li e grossi tori, e finalmente in Upsid vit-
time umane, cioè 9 viventi o uomini o a-
nimali, ogni g anni e per g giorni: gl'in-
felici sagriflcati erano o prigionieri se in
tempo di guerra, 0 schiavi se in tempo di
S VE
pace, talvolta però nelle grandi calamità
CKJeva la scelta anche su leste nobili e per-
sino sul re, ch'era obbligato assistervi col
senato e i più distinti cittadini con offer-
te; non è poi raro l'esempio che i re stes-
si gli sagrifìcassero i propri figli. Aquino
re di Norvegia oli'rì i propri figli in sa-
grifizio, affine d'ottenere da Odino la vit-
toria contro di Araldo suo acerrimo nemi-
co. A uno re di Svezia sagrificò i gsuoi fi-
gli a Odino, affmchè il nume gli prolun-
gasse i suoi giorni. L'antica storia del Nord
è feconda di sì abbominevoli sagrifìzi, ch'e-
rano accompagnati da diverse ceremonie.
Oh inumana e barbara cecità! Frigga o
Frea, che in tedesco significa donna, era
lu moglie di Odino, e la 2.^ divinità dei
danesi e la dea per eccellenza: presso i nor-
vegi e irlandesi, Thor 3. '' principale divi-
nità de'scandinavi era preferito a Odino
suo padre; e presso gli svedesi Freya fi-
glia di Niord dea dell'amore, la Venere
de' scandinavi, sovente confusa con Frig-
ga, sebbene ad essa inferiore.Niord, il Net-
tuno del Nord, era un altro figlio d'Odi-
no, ed anche l'eloquente Bor,l'Apollo dei
greci. Bor era il padre d'Odino e di tutti
gli dei. L'iconologia rappresenta Odino,
il gran principio di tutte le cose, avente
sempre sugli omeri due corvi, i quali gli
dicono all' orecchio tuttociò che hanno
sentito e veduto di nuovo: uno chiamasi
Ilugin, initlltUo, l'altro Wumin, memo-
ria. Ogni giorno Odino li pone in liber-
tà, ed eglino dopo aver percorso il mon-
do, ritornano la sera verso l'ora del pran-
zo. Tali e altri numi secondari, dipenden-
ti da Odino come più antico, erano gli dei
degli antichi popoli del Nord. Nella Sve-
7Ìa, nella Norvegia e nella Danimarca tro-
vansi ancora qua e là, o in mezzo d'una
pianura, osopra qualche collina, degli al-
tari e intorno a'qua'i quasi sempre incon-
transi delle pietre focaie, imperocché ogni
altro fuoco, tranne quello che traevasi da
quelle pietre, non era pe'sagrifizi basta n-
ten>ente puro.Considirando gli scandina-
vi Odino per loro legislatore, adottarono
VOL. ixxi.
SVE 141;
i caratteri runici da lui portati dalla Sci-
zia, se pure non fossero romani e mal si-
tuati. Que'rozzi popoli si persuasero fa-
cilmente che in essi eravi qualche cosa di
soprannaturale o di magico, e forse Odi-
no stesso fece loro intendere che opera-
va de'prodigi col soccorso di que'caratte-
ri,per cui se ne classificò la specie con una
infinità di superstizioni, in benefici, no-
cevoli, vittoriosi, medicinali, e quali pre-
servativi da disgrazie. Furono anche im-
piegali per usi più ragionevoli e meno su-
perstiziosi, per lettere, per iscrizioni, per
epitaffi. Rari a trovarsi sono quelli scrit-
ti dalla dritta alla sinistra, essendo più co-
muni quelli scritti dall' alto in basso sur
una stessa linea, alla maniera de' cinesi.
Quelli d'Elsingia, provincia del nord di
Svezia, li decifrò l'astronomo Magno Cel-
sius. Il valore essendo una virtù indispen-
sabile per giungere al Walhalla, credu-
to la residenza de'morli sul campo di glo-
ria,gli scandinavisidedicaronoparticolar-
mente alla guerra e alla pirateria. I Goti
stabiliti nella Svezia, colle loro numero-
se emigrazioni si resero formidabili e fa
mosi, ed invasero ['Italia e Roma al ca-
der del romano impero, cogli Eruli [F.)
e altri popoli scandinavi. Con orribilistra-
gi ne invasero le altre contrade, come
Francia e Spagna^ e contribuirono alla
sua totale rovina;col nome di Goti, Ostro-
goti e T'isigoti fondando regni e monar-
chie, che descrissi a'Ioro ai ticoli, in uno
alle principali loro battaglie, conquiste e
gesta. Le tribù che i goti aveano lascialo
nella Scandinavia, dopo essere state per
lungo tempo divise, finirono col riunirsi
onde formare il regno di Gozia o Gothia:
i sovrani di questo paese lo divennero au-
chedella Svezia, esinod'allora ledue mo-
narchie più non ne formarono che una
sola sotto il nome di regno di Svezia, in-
titolandosi il sovrano anche re de' Go/£ e
de fandali (^.), popoli antichi lungo il
mar Baltico ed in altre contrade, i «juali
come unosciame piombaronosul crollan-
te impero romano e contribuirono alla
IO
1 46 S V E
sua dissoluzione; Roriì a, V Italia ^ la Gol-
lia ,\nSpa(;nn y Africa e altre regioni an-
cora ne licorda no colla ferocia Ichai ba-
rio tlislruggilrici de'magnifici monumen-
ti delle arti dello stesso romano impero.
1 goti e i vandali, ed altri scandinavi con-
(juistalori, in parte abbracciarono la nuo-
va religione cristiana de'vinli, ma presto
soggiacquero nella maggior porzione alle
pestilenti eresie degli Ariani, de' Dona-
tisll [F.) e di altri eretici, professandone
gli errori e sostenendone a danno del cat-
lolicismo i fanatici fautori.
Forse a'terapi apostolici a questi po-
poli sommamente barbari fu annunziata
la fede di Gesù Cristo, e v'hanno monu-
menti non ispregevoli, onde poter crede-
re che s. Andrea apostolo (il che si ran-
noda al narialo ne'vol.LlX,p. 27C),LXl,
p. 64) portasse e stabilisse ili.°la reli-
gione cristiana in quelle parli. Nella Go-
7Ìa molto si estese e propagò il cristia-
nesimo dopo la metà del secolo HI, quan-
do regnando Valeriano e Gallieno, i goti
invasero le provincie romane loro vici-
ne, le depredarono delle loro ricchezze,
e ne tornarono ricchi di molte sp«>glie
e di molfissime persone fatte schiavt- in
quelle sconerie. Fra gli schiavi vi furo-
no molti ecclesiastici d'ogni ordine, i qua-
\\ si resero ammirabili e rispettabilissimi
a'Ioro padroni per le celesti virtù, di the
il Signore gì' illu>trava, e convertirono
alla Ì*tt\e di Cristo in tutti i luoghi ove
si trovavano,e nominatamente nella Go-
lia, moltissimi gentili, e lo attesta Sozo-
nieno, Hisl. cccl. lib. 2,cap. 6. La fede
di Gesù Cristo ebbe nella Gozia quel cor-
so, cit'ebbe in tutti i luogbi della terra:
fino dal suo principio fu perseguitata da-
gli empi, e pel sangue de'martiri diven-
ne illustre e famosa, e sostenuta da un
numeroso stuolo di personaggi santissi-
mi, che la professavano, come ncavo dal
p. Kninart, Aili siìicen dtpiinìi marti-
ri della chiesa cattolica I. 3, nella rela-
zione del martirio di s. Saba martire del-
la Gozia. Attesa la barbarie dc'goli, e la
S V E
somma inimicizia crudele eh 'ebbeio ro!
|)opolo romano, appena è rimasta sino a
noi qualche piccolissima notizia di ciò.
I^iima della metà del secolo IV, scrivea
s. Cirillo Gerosolimitano, Calli, i o,n.° i g.
Calli. 1 3, n." 4o, e s. Epifanio, Tlaer. 4o,
n. i4,che la Gozia avea già avuti ne'tem-
pi andati martiri illustri, e che allora vi
avea nella Gozia vescovi e preti, diaco-
ni e monaci, vergini sagre, e laici d'ogni
ordine, com'erano tutte le provincie più
colte del romano impero. Oltre le anti-
che persecuzioni, una berissima ne pati-
rono i cristiani in tempo di Costantino I
il Grande. Oltre quelli che aveano data
allora la vita per Gesù Cristo nelle pa-
trieloro,moltissimifurono costietti a pi
gliarsi un volontario esilio e a ricoverar-
si nelle provincie del romano impeio. Co-
stantino I ve li accolse molto amorosa
niente, assegnò loro comoda abitazione
nella INIesia, soccorrendo con cristiana
carità, come par certo, alle loro somme
iniligenze,secondoFiloslorgio, Hisl. evci
lib. 2,cap. 5. Regnando Valente e Grazia-
no, i cristiani della Gozia patirono un' al
tra fiera e sanguinosissima persecuzio-
ne, narrata da Sozomeno lib. 6,cap. 37,
ila Socrate, Ilist. enei. lib. 4, cap. 3, e d;i
Rollando, Ada ss. t. 3 aprii. a'26,de'sR
Gothis, Bathusi ce, martiri. Regnavano
in diverse parti della Gozia Atanaiicoc
Friligerno : essendo tra loro in guerra,
Friligerno vinto dal nemico, fu costret-
to per sostenersi ad implorare l'aiuto dei
romani. Atanarico,non potendo di peg-
gio, in odio de'romani sostenitori dell'e-
U)ulo e professori del cristianesimo, co-
minciò a perseguitare crudelissimanien-
le tutti gli adoratori di Gesù Cristo ch'e
lano ne'suoi stati. Questa persecuzione
sembra che incominciasse intorno all'an-
no 368. Il furore d'Alanaiico sopra i cri-
stiani fu crudelissimo, ma la virtù de'cri-
stiani fu superiore alla crudeltà del ti-
ranno, e fecero vedere nella Gozia quei
miracoli di fortezza, che tanno a tutti cre-
dibile, come dice la s. Scrittura, che il le-
S V E
slimonio reso da'martiri all'evnngelo, è
testimonio divino e infallibile. De'iuai-
tiri ilella Gozia coronati in questo tem-
po, fuorché una lettela enciclica sul mar-
tirio del ricordalo s.Saba, niuu'alfra me-
moria particolare non abbiamo, e sola-
mente dalla storia di Socrate, loco cita-
to, e di Sozomeno, si sa in generale, che
la persecuzione in quelle contrade fu fìe-
rissima a questo tempo, e che il Signore
coronò moltissimi suoi servi del mar-
tirio. La lettera enciclica della chiesa di
Gozia del 872, è riportala dallo slesso
p. Piuinart, ed è commovente e edifican-
te. Dolendosi Alanarico, che altri chia-
mano Atarido, che molti de'suoi sudditi
avessero abbracciata la fede di GesùCri-
slo, fece punire con vaii supplizi molti
cristiani, facendoli rei di aver profanala
e abbandonata la religione de'loro mag-
giori,con quelle particolarità che riporta
il p.Ruinart. Tra le enormi empietà com-
messe, si narra che i gentili attaccarono
il fuoco ad una chiesa ov'eransi rifugiati
uomini e donne, co'Ioro figli e bambini,
e con loro tutti la fecero ardere. Prelese
Socrate che questi mai tiri fossero aria-
ni, e ne seguissero gli errori. Avverte il p.
Ruinart, che ne'tempi posteriori a quello,
in cui dal Signore furono coronali i mar-
tiri de'quali si è sinora parlalo, i goti cri-
stiani fossero sedotti all'eresia ariana, è
vero pur troppo; ma è altresì verissimo
e certissimo, che i martiri morti nellaGo-
i\a nella persecuzione d'Atanarico furo-
no tulli sinceri cattolici. Lo attestano s.
Girolamo, s. Ambrogio, che loda som-
mamente i meriti d'Acolio o Ascolio ve-
scovo di Tessalonica, e s. Agostino che
parlando di questi martiri li chiama cat-
tolici della Gozia. Altrettanto afferma s.
Isidoro di Siviglia, dichiarando inoltre,
che atterrilo Atanarico dopo lunghissi-
ma persecuzione dal numero de'professo-
ri della cattolica religione,sospese la stra-
ge di loro, e comandò che dovessero ri-
tirarsi da' suoi stali, e fissare altrove la
loro abitazione. Queste autorevoli tesli-
SVE i47
monianze dimostrano il grave abbaglio
di Socrate. Aggiunge i! p. Ruinart, che
nel concilio di Nicea del 325, fra gU al-
tri padri che condarmarono Ario e i suoi
errori, è sottoscritto Teofilo vescovo dei
goti. Yerosimilmeule il primate di tutta
la Gozia si chiamava ilvescoi'o degotij
e questi avea sotto di se più altri vescovi,
ch'erano a lui subordinali e da lui dipen-
denti.Poiché la lettera enciclica della chie-
sa di Gozia fu scritta a nome del prima-
te de'golie di tutte leohiese di quelle con-
trade. Osserva il p. Ruinart, ch'è distesa
eccellentemente, ed è lavoro troppo su-
periore alla capacità de'goti, ch'erano as
sai incolti e barbari : e per quanto la fe-
de di Gesù Cristo rendesse tulli que'goli
che la professavano istruiti della loro cre-
denza, e a paragone de'loro coinpalriot-
ti gentili, assai colli e civili, pure questa
coltura non pare bastante a dettare una
lettera ottimamente scritta, com'è quel-
la del martirio di s. Saba. Abbiamo dal
le lettere di s. Dasilio, che Ascolio nati-
vo della Cappadocia e vescovo di Tessa-
lonica, mandò nella Cappadocia il corpo
di un martire ch'era morto poco prima
in un paese de' barbari non molto lon-
tano dalla Cappadocia. 1 motivi di man-
dare nella delta provincia un donativo
cos'i prezioso, furono perchè dalla Cap-
padocia erano passati alle contrade ov'e-
ra morto il dello martire, i primi ban-
ditori della fede di Gesù Cristo; ed era
della Cappadocia lo stesso Ascolio, che
colle sue eso> tazioni avea contribuito al
valore di detto martire e de'suoi compa-
gni. Si crede che parli s. Basilio del cor-
po di s. Saba, e che Giunio Sorano ch'e-
ra a'confini dell'impero romano, per as-
sicurarli col suo esercito dalle scorrerie
de' barbari, ricevesse da' cristiani della
Gozia il corpo di s. Saba, e di loro com-
missione lo mandasse ad Ascolto, perchè
Io dovesse trasmettere nella Cappadocia.
1 vescovi e i preti della Gozia, vedendo
il sommo furore, onde in quelle barbare
contrade erano perseguitali i cristiani,
i48 SVE
probalVilmenle vollero mandare nelle ter-
re tle'romani tutte le rrlifjuie che pote-
rono ile'loro martiri, por assicurarle dal-
le sacrileghe profanazioni e ingiurie dei
gentili, e perchè avessero le debite reli-
giose onoranze della Chiesa. Ascolio era
sialo esortalorea S.Saba e agli altri mar-
tiri: forse avea mandali nella Gozia al-
cuni ecclesiastici che potevano essere o-
riundi goti, e di quelli che sotto Costan-
tino I si erano riparali nell'impero ro-
mano; i quali ecclesiastici sapendo bene
il linguaggio barbaro della Gozia, avea-
no meravigliosamente giovato a tulla
quella cristianità nella persecuzione di
Atanarico. Questi ecclesiastici poterono
avere reso nolo e rinomalo alla chiesa
Gotica il nome d'Ascolio di Tessalonica,
e poterono determinarla a spedire a lui
il corpo di s. Saba, acciocché lo mandas-
se nella Cappadocia. Ascolio scrisse a s.
Easilio la descrizione dell' eroismo dei
martiri goti, ed il santola rilesse più vol-
te con infinita sua consolazione, ammi-
rando in essi lo spirilo de' primi tempi
beatissimi del cristianesimo. Da lullo que-
sto si congettura dal p.Kuinart con mol-
to fondamento, che i cristiani della Go-
zia col corpo di s. Saba mandassero ad
Ascolio tulla la storia del martirio di lui,
pregandolo che a nome della chiesa Go-
tica in una lettera in lingua greca com-
prendessetulta quella storia, onde a lut-
ti fòsse nota la fine gloriosa di quel ser-
vo fedele di Gesù Cristo. Sia (|ualunque
l'autore della lettera, è certo d'essere un
monumento di somma autorità, e scrii-
lo subito dopo il martirio di s. Saba, av-
venuto a' 12 aprile del Sy?., e si crede
«he nell'anno stesso le sue sagre reliquie
fossero trasportale nella Cappadocia.
Nel buio della storia di Svezia, dei
primi secoli di nostra era , il Lenglet
nelle Tavolette cronologiche della sto-
ria unh'trsaley ricavò dai suoi storici
il nome de' primi re svedesi che si co-
noscono, non senza molte incertezze. Ta-
li sono nel 4^» Svvarlmanno, cui suc-
S V E
cessero nel Sog Tordo f, nel 5i o Piodol-
fo, nel .Ita 7 Arino, nel 'j/^^ Attila (s'in-
tende diverso dal re degli Unni), nel 564
Tordo li, nel 582 Algolo lignei 6o6God-
stago, nel 63o Arto, nel 649 Acone II,
nel G70 Carlo IV, nel 676 Carlo V, nel
685 Birgero, nel 700 Erico I, nel 717
Tordo 111, nel 764Biorno III, indi Ala-
rico, neirS I 3 BiornolV, neir824 Bra-
temundero.Asuo tempo sembra che inco-
minciasse a penetrare la benefica Incedei
vangelo in altre par li di Svezia, per quanto
accennai a Danimarca, nel riccNcre il pre-
zioso dono della vera fède. Quindi regna-
rono Simasto dell' 827, Eroi dell' 842,
Carlo VI deir853: sotto questi 3 ultimi
re si ellelluò la conversione di gran par-
te de'svedesi al cristianesimo. Frattanto
gli svedesi eallri scandinavi pagani, essen-
dosi associali a quelle terribdi spedizioni
che soggiogarono popoli e fondarono tro-
ni, le loroainù portarono il terrore nel-
le piì» lontane spiaggie. Fra're conquista-
tori, le tradizioni di Saga ricordano Ivar
il TViclfndrnc o TVidfarne ossia il Con'
(7fn'5/rttore,chc regnò pure sullaDanimar-
ca, e fece eonquiste nella Geiniania, nel-
la Russia, nell'Inghilterra, ma ne sono in-
certe le memorie storiche: i discendenti
ch'ebbe dal matrimonio di sua figlia A n-
dur con Roerik principe danese, regna-
rono lungamente nella Svezia e nella Da-
nimarca. Inolile fra're guerrieri Ilarald
Hildeland che die la battaglia di Braval-
la, la più celebre di que'tempi eroici; Ra-
gnar Lodbrok.che peri in Inghilterra, e
altri. La Svezia, la Norvegia e la Dani-
marca erano considerate nel IX secolo co-
mela culla di quelle guerrieie bande che
inondarono piìuegioni,noD conoscendo-
si a quell'epoche nel settentrione che uq
cieco e feroce valore: ed i principi cristia-
ni, per opporre un'azione a'Ioro attacchi
e alle loro tremende depi edazioni, crede-
rono bene di cattivarseli per mezzo della
religione cristiana ch'essi professavano, e
la quale era fondata su reali vii lìi emi-
neutemenle più umaue della superstizio-
S V E
sa e baibara cl'Oùiuo: questa fu la mis-
sione di s. Anscario apostolo del setten-
trione, che vi si recò verso 1' 83o dalla
Germania, per destinazione di Papa Gre-
gorio IV; e cos'i anche il settentrione e la
Svezia, siccome gli altri popoli, sono de-
Litori della verità e civiltà del cristiane-
simo allo zelo de'romaui Pontefici. Che
se dalla Germania provenne alla Svezia
la pura religione cattolica, ad essa pur de-
ve il veleno del fatale luteranismo e la sua
apostasia. Il monaco benedettino s, An-
scario, dell'antico monastero di Corbeia
nella Picardia, passalo nel nuovo istitui-
to da s. Adelardo in Sassonia o Wtstfa-
lia, predicò la fede prima a'dauesi,poi agli
svedesi, e per ultimo a'popoli che abita-
vano il settentrione di Germania. Egli fu
accordato ad Harold o Harald o Heriold
principe di Danimarca o re del Jutland
meridionale, chebattezzato alla corteira-
periale di Lodovico 1 il Pio nella chiesa
di I\l agonza, presso il quale erasi rifugia-
to, bramava la conversione de'scandiua-
vi dalle false e superstiziose pagane cre-
denze in cui erano miseramente ravvol-
ti. Il santo monaco si portò in queste con-
ti ade in compagnia d'alcuni mercanti del
paese, ed arrivò a Birka o Byrke, città di
cui si sono perdute tutte le traccie, e vi
ottenne la libertà di predicarvi la religio-
ne cristiana. Il Signore benedì le fatiche
apostoliche di s. Anscario,ed un gran nu-
mero d'idolatri confessarono Gesù Cristo
e la sua celeste dottrina. Gregorio IV uel-
r832 lo dichiarò legato della s. Sede, ed
arcivescovo à' Amburgo, città che messa
a sacco e fuoco neir845 da'normanni o
norvegi , lo zelo indefesso di s. Anscario
consolò e mantenne nella fede il suo greg-
ge da'barbari sbandato. Vacata ueir849
la sede di Brema, Papa s. Nicolò I l'uni
a quella d'Amburgo, e commise al santo
il reggimento delle due chiese, onde Cre-
ma divenne la metropoli di tutta la Ger-
mania settentrionale. Harold che a vea ac-
compagnato il santo non potè farvi rico-
noscere la propria autorità, e fu obbliga-
S V E 149
to nuovamente a ricoverarsi da Lodovi-
co I, il (juale gli donò l'isola di VValche-
ren nella Seelandia ove morì, ed una fi-
glia sposò un piccolo re di Norvegia. Nel
partire s. Anscario dalla Svezia e Dani-
marca, vi lasciò per vescovo Simone nella
sededi Byrke da lui fondata neir836,coa
alcuni missionari fatti venire dalla nuo-
va Corbeia, abbazia già florida e la «[ua-
le per l'attaccamento alias. Sede e pe'pri-
vilegi cui a preferenza di altri monaste-
ri germanici ottenne, fu delta sposa di s.
Pietro, siccome primo e grande semen-
zaio di lutti gli apostoli del settentrione,
ove dopo diverse vicende del cristiane-
simo lo propagò e rese florido e vigoro-
so. Ma per allora tutte lesullecitudini del
vescovo Simone e de'benedettini di Cor-
beia non poterono impedire a'popoli di
Svezia e Danimarca di ricadere nell'ab-
biezione dell'idolatria, e furono il vesco-
vo e i monaci cacciati dagl'idulatri. In si
deplorabile stato, reclamante la nascente
chiesa scandinava ilsuofondatore,s. An-
scario ricomparve in Danimarca, ove sot-
to la prolezione del re Erico II, gli riuscì
di fare rifiorire la religione cristiana; ma
il suo mirabile zelo trovò molti ostacoli
in Isvezia, Dappoiché avendo voluto O-
las, principe superstizioso, che la sortede -
cide«se se fosse da permettersi ne'suoi sta-
ti il libero esercizio del cristianesimo, s.
Anscario che con pena vedea la causa di
Dio assoggettata all' eventuale capriccio
della fortuna, raccomandò fervorosa mea-
te a lui l'esito d'una decisione tanto stra-
Viiganle. Dio lo esaudì a danno del pa-
ganesimo, perocché appena la luce evan-
gelica sfolgoreggiò, che il monarca, i capi
della nazione e una prodigiosa moltitudi-
ue di popolosi convertirono: s. Anscario
fece edificare diverse chiese consagrate al
bianco Cristo, come in que'tempi remo-
ti gli scandinavi chiamavano ilSalvalore,
a motivo del color bianco delle pareti e-
sterncilelie medesime, e le provvide d'ec-
cellenti pastori, prima di ritornare a Bre-
ma, ove sautamcute morì ncir8G5. Pare
1 lo S V E
che alla gloria della conversione a Dio dei
popoli settentrionali, abbiano pure con-
tribuito l'imperatoie Lodovico i, ed JLh-
bone arcivescovo di Reims, che vi man-
dò Goherlo suo parente, olire diversi mis-
sionari inglesi. Per avere Gregorio IV af-
fidato a s. Anscariola legazione scandina-
va e la predicazione della fede, moren-
do egli arcivescovo di Brema i suoi suc-
cessori esercitarono quindi la giurisdizio-
ne ecclesiastica e metropolitica sui vesco-
vi del Nord, finché ne'secoli X e XI eret-
te le sedi vescovili e arcivescovili, a queste
fu devoluta; cioè ad Up'>nl[/^.) [)er la Sve-
zia, a Nidrosiao Dronlheim per la Nor-
vegia, a Lnndeii [V.) per la Danimarca,
a Bign {y) per la Livonia quando piìi
tardi passò quella regione in potere della
Svezia, ed ora della Russia insieme all'E-
stonia, altra provincia un tempo con(|ui-
sta della Svezia; e siccome s. Rlenardo o
Mainardo fu ih. "vescovo della Livonia e
dell'Estonia, da lui furono pure al suo
tempo convertiti i superstiti svedesi ch'e-
ranoancora nelle tenebre del gentilesimo.
Impadronitisi gli svedesi di Lund,ridus-
seio la sede arcivescovile in vescovile, eil
\\ re di Danimarca trasferì il grado me-
tropolitico di Lunden a Copenaghen. A.
tali artìcoli citati riportai il novero dei
\escovatisuHraganei delle metropolitane,
e quelle scandinave d' Upsal, Nidrosia e
Lunden, nelleloro provincieecclesiaslichc
ne contarono 22. Ad onta degli sforzi di s.
Anscario, passò veramente più d'un se-
colo prima che le soavi dottrine di Gesù
.Cristo avesserogetlato profonde radici nel
cuore del superstizioso popolo, soprattut-
to fra gli svedesi della regione piii alta, i
quali possedevano i principali e più splen-
didi lem pli de'Ioro falsi dei,ed erano ad essi
più attaccati de'goti gentili e di altri scan-
dinavi. Bensì dipoi nel corso di pochi se-
coli furono erette le amplissime 7 dioce-
si vescovili della Svezia, olire laprimazia-
led'CJpsal. Egualmente in seguito altret-
tanto facileaccesso e pronta diffusione tro-
vò nella Svezia l'osservanza claustrale. Gii
S V E
abitatori di questa grande ma non egual-
mente popolata regionedellaSvezia,i qua-
li sino dal bel principio si fecero ammi-
rare per tanta pietà, lealtà ed una vera-
mente singolare rettitudine e semplicità
d'irreprensibili costumi, gareggiarono ad
apprestare un'accoglienza ospitale a'de-
gui e benemeriti figli di s. Benedetto, di
S.Bernardo, di s. Domenico e di s. Fra»i-
cesco d'Assisi. Ben presto s'innalzarono 60
tra monasteri e conventi a questi diversi
istituti di benedettini, cisterciensi, dome-
nicani e francescani, i cui membri diffu-
sero, come altrove, nel popolo docile e in-
telligente le miti arti di pace, l'agricoltu-
ra, la civiltà e la dottrina. Notai a Riga,
che Papa Innocenzo 111 die alcuni abbati
di Svezia a protettori dell'orduie de'ca-
valieri Porta Spade di Livonia. Né alla
chiesa di Svezia mancarono i suoi santi
d'ambo i sessi, e ne vanta circa 2 3, oltre
IO vescovi. Fra questi ultimi si trovano
molti inglesi e alemarmi che vi recarono
l'evangelo dopo s. Anscario, e s. Rember-
lo compagno di lui e successore nella se-
de di Brema, perciò ebbe la generale so-
printendenza dellechiese di Svezia, di Da-
ninìarca e della bassa Germania, per pro-
seguire l'opera cominciata così felicemen-
te dal suo predecessore. Fiorirono poi s.
Escili Ilo, s. Sigifrido, i ss. Stefino e A-
dalvardo vescovi di We\sio e di Scara, s.
Enrico vescovo d' Upsal, i ss. Brynuifu,
Ilcmming e Nicola vescovi di Scara, Abo
eLincoping. Di altri santi parlerò in pro-
gresso dell'articolo, e mi gioverò pure del
d.*" Agostino Theiner: r,a S^'ezìa e le re-
lazioni di essa colla s. Sede sotto Gio^'an-
ni III, Sigismondo HI e Carlo IX, Ro-
ma i83i3. Quest'opera tanto importante
per la storia ecclesiastica, oltre il pregio
dell'esattezza e diligenza, ha quello prin-
cipale d'essere sostenuta da documenti au-
tentici, e finora celati alle ricerche degli
storici, la uìaggior parte de'quali e i pn'i
notevoli, per graziosa annuenza di Gre-
gorio XVI, l'autore trasse dal prezioso ar-
chivio della s. Sede, e dalle biblioteche
S VE
Dorboniana e Eraucacci di Napoli. Ipiin-
cipiiilella pretesa rifurma religiosainisve-
zia, fra gli orrori del sangue, sono uno dei
punii più interessanti tiattati dal cIj. au-
tore, ed i più alti a convincere per via di
fallogrinfelici seguaci dell'errore. Dichia-
ra inoltre, che niuna nazione per avven
tura al paii della Svezia, liconoscela sua
conversione al cristianesimo dal santo e
generoso zelo de'romani missionari. L'o
pera fu pubblicata in Augusta in due par-
ti nel 1838-39. Tradotta in italiano dal
can. Giovanni Breschi, è a lamentarsi che
nella tipografia del collegioUrbano fu sol-
tanto impiessa la i.'parte,perciò mancan-
te de'preziosi documenti che cita ed esi-
stenti nella 2.^, e di quella almeno profit-
terò, ancora parlando dell'apostasia de-
gli svedesi dal caltolicismo, e dove sarà
opportuno.
Dopo Carlo VI, Lenglet registra i se-
guenti re: neir883 Ingeldo I, nell'891
Olao I, nel 900 Ingeldo II, nel 907 E-
rico VI, nel g-ìG Erico VII, nel 940 Eri-
co Vili il FìUorioso, che dicesi creasse
la dignità di fari o contedi palazzo, nel
980 Olao li, altri lo chiamano OI;io HI
SloetkoDung, altri Olas Scobcong, e si di-
ce propriamente il [."re cristiano di Sve-
zia, nato nel 984 e soprannominato il
Fanciullo o il re del Grei/ibojpevchè u-
sciva dalla culla quando Erico Vili suo
padre il foce riconoscere successore al tro
uo. Volendo fare rifiorire ne'suoi stali la
religione cristiana, ricorse all'Inghilter-
ra per aver de' missionari, e pregò il re
Eteiredo II che gliene procacciasse. Que-
sto principe scelse s. Sigi/rido esemplare
pretedi York (come lo chiama il Butler,
però nella vita di s. Eschillo appella s.
Sigifrido arcivescovo di York), il (juale
arrivato nella Svezia si die a combalte-
le il paganesimo con tantosuccessoe me-
raviglioso zelo, che si meritò il titolo di
Aposiolo della Svezia. Bezelio che ne
scrisse la vita,riferiscechealsuo arrivo in
Isvezia si servì d'interpreti per predica-
re. PrJQia ciò fece iu \Vc\.5Ìo uella Go-
SVE i5r
zia meridionale,oveistiluì la sede vesco-
vile, poi scorse il Sud Gothlaod, indi \\
Westro-Gothland ed altre provincie, e
tutte le ridusse a confessare Gesù Cristo.
II re Olao ricevè dalle sue mani il bat-
tesimo, insieme a tutta la di lui famiglia,
ed a parecchi grandi del regno a suo e-
sempio. I\Ia avendo s. Sigifrido lascialoa
Wexsio i tre nipoti Sunamano, Unama-
no e WiamanOjfurono barbaramente uc-
cisi dagl' idolatri, indi venerati martiri.
Il re sdegnato di tanta crudeltà e che po-
teva avere pericolose conseguenze, risol-
se di condannare a morte gli uccisori, i
quali ottennero grazia per la mediazio-
ne pietosa di s. Sigifrido, che virtuosa-
mente ricusò di ricevere le somme a cui
li avea multati il re. Volendo Olao esten-
dere le prerogative della corona, i gran-
di vassalli vi si opposero fortemente e fu
obbligato a cedere. Leggo nel Butler,/^'/-
te de' padri, de' martiri e degli altri prin-
cipali .^ant', che il vescovo s. L'ifrido o
TVolfredo martire, soltoOlao 11 predi-
cò la fede con successo iu Isvezia, e seb-
bene coll'autorità del re nel .028 vole-
va spezzare il grande idoloThor, fu uc-
cisoall'istante. I cronisti sono discrepanti
-sull'epoca della morte d' Olao, Lenglet
l.< riporta ali o 18, Cautù al 1026. Olao
guerreggiò contro i iiorvegi, che trasse-
ro partito dalle loro vittorie per dilata-
re le proprie frontiere. Egli (u ili. "mo-
narca degli svedesi che assunse il titolo di
re di S^'ezia, essendo i suoi predecessori
stati semplicemente chiamati re ^rZ^^v^?/,
città in cui per solito risiedevano, e ch'e-
ra il centro dell'amministrazione del cul-
to religioso. Nella biografìa di s. EschU-
/o col citato Buller dissi ch'egli seguì nel-
la Svezia il pareutes. Sigifrido, e che que-
sti nel ripartire per l'Inghilterra prega-
to d.igli svedesi di consagrarlo vescovo
e darlo loro in potere, il santo gli esaudì,
anzi al dire del d.'" Theiner fi vescovo di
Scar I e di Stregnes. Lo zelo apostolico di
s. Eschillo ebbe un successo meraviglio-
so,ed il re Ingou, grandissimo propugna ■
i52 SVE
loie del CI istiancsimo, contribuì a mol-
tiplicai- le conversioni e ne restò vittima.
Trucidalo dagl'i nfedeli,questi posero sul
trono Svenone \\ Sani^uinario, con fune-
stissimi danni alla novella chiesa di Sve-
zia, poiché si ripristinarono l'empiee
barbare superstizioni del paganesimo ,
ed il santo fu lapidato. La storia de' re
continua a quest'epoca ad essere oscura,
contraddittoria e difficile; furono talvol-
ta confusi i re d'un regno, con quelli ap-
partenenti piuttosto agli altri due del
Nord, ed alcuno de'3 regni sovente eb-
be a un tempo due re che dominavano
in diverse provincie; i nomi poi per le di-
verse nomenclature degli scrittori pre-
sentano continui imbarazzi, peggio le di-
screpanli date dell'epoche. Ingoi» e Sve-
none, che ho ricordati col Uuller, Len-
glet e Canta non li nominano aft'ullo. Il
j ."dà per successore ad Olao 11 nel i o i 8
A miuido II; Cali tu in vece nel 1026 ripor-
ta che successe a Olao III, il re Annodo
Giacomo. Pare che debbasi chiamare A-
liund 11 Giacobbe : il re che portò il no-
me d'Auund 1 il Broul o dislnUtore Je/-
/t'yò/e5/e,per quelle immense da lui bru-
ciale per accjuistar terreni che distribuì
agli abitanti più industriosi, avea nel se-
colo VII ereditato le corone di Gozia e
di Danipiarca, conquistate da suo padre
Inguar, e gli successe il figlio Ingialdo.
Anundo Giacobbe perciò s'intitola II, e
montò sul trono dopo Olao II suo geni-
tore: fu cognominalo Kollnener o Car-
bonaio, perchè fece uua legge penale,col-
la quale statuì, che colui che recasse dan-
no al suo concittadino, fosse condannato
a veder bruciata la propria casa. Questo
principedopoaver infuso vigore alle leg-
gi, favorii progressi del cristianesimo nei
suoi stati. Strascinato in una guerra con-
tro Canuto II il GrrtH<7e re di Danimar-
ca e d'Inghilterra, nel io3o perde una
parte della Svezia, e poi la vita io una
battaglia uelio35. Anundo 111 il /'ec-
cìiio suo fratello gli successe, nel 1087
tliccLenglcl, euelioSi Canlù,che lo fa
SVE
regnare sino alio56,mentreLenglelneI-
l'istesso anno gli dà per successore Aco-
ne II, e nel io54 pone il re Stenchilo ,
indi nel 1059 Ingeldo III che essendo i-
dolalra si fece cristiano, nel i o64AUte-
no, nel 1080 Filippo, nel 1 1 io Ingeldo
IV, nel I 1 29 Piagualdo, nel i 1 agMagno
e Suerchero,neli i5os. EricolX. IlCan-
tìi poi, dopo EmundooAnuodo III scri-
ve così la serie: Stenchil nelio56, Eri-
co VII ed VII, ma dev' essere errore di
stampa, Aquino I nel 1067, Ingo I nel
1080 con Alitano sino al 1090, Filippo
neh I 12, Ingo lloeli i i 2solo,Suerche-
ro I nel i i33,Erico IV il Sanlo neh i 55,
altro fallo tipografico dovendo dire IX
e neh j5o, ma di lui meglio dipoi. Da
questore potrò descrivere in breve le no-
tizie e la serie de're di Svezia, prima del
quale, come osservò Vertol, citalo dal-
VArle di verificare le date, che nel l. 8,
par. 2, ne riporta la cronologia storica,
non si può avere un'esatta e successiva
serie. Prima però narrerò altre notizie,
liiporla il Piazza x\c\V Einerologio diRo-
ma p. 433, che già neh 079 nel pontifi-
cato di s. Gregorio VII, la Svezia e la Nor-
vegia eransi dichiarate tributarie alias.
Sede, d'un denaro per casa a s. Pietro.
Il Papa scrisse tanto aire di Norvegia, che
al re di Danimarca, di mandare de'no-
bili a Pioma per apprendere le discipline
ecclesiastiche, acciò a vesserò sempre c]uei
regni nazionali idonei per le loro chiese
e pel governo spirituale dell'anime. Ingo
] o Ingone il Buono figlio di Stenchil salì
sul trono verso l'anno i 080, ed associò al
governo suo fratello Alslano, ma fu as-
salilo dal cognato Blolswen, il quale im-
padronitosi del potere lo conservò per più
anni. Liberato da taleavversarioche par-
tigiano era dell'antico falso cullo d'Odi-
no, il re Ingo I alfezionato al cristianesi-
mo, propagò successivamente la sua re-
ligione. Fino dal principio del suo regno
si pose in relazione col Papa s. Gregorio
VII, che gl'indirizzo una bolla per l'or-
canizzazioue del clero e l' introduzione
S V E
della decima. INel pontificalo di Url)ano
IJ come furoDO di suo ordine predicate
le Crociate per la Sirin,or\(.\e liberare dai
saraceni i iiioglii santificati dal Salvato-
lo, il re fece rijolveie parecchi svedesi a
prendervi parte, e Ragnilde sua moglie
andò nel medesimo tempo in pellegriudg-
gio a Gerusalemme. Rilevai aDAMMARCA,
che per le delle Crociale più volte dai
porti scandinavi di essa, di Svezia e iVor-
vegia salparono legni armali per la sagra
guerra, nella quale si distinsero i croce-
segnali svedesi, norvegesi e danesi. iVotai
ancora, cheUrbano 11 sottrasse i 3 regni
del iVord dalla giurisdizione spirituale
dell'arcivescovo d'Amburgo eBrema,e li
sottopose alla metropoli di Lunden, se-
condo il concertato di s. Gregorio VII,
e le pratiche fatte col predecessoie Ales-
sandro !l, anche peressere divenuto l'ar-
civescovo Licraaro partigiano acerrimo
del perfido Enrico IV imperatore e ca-
porale di tutti i scismatici. Narra Rinal-
di, che molestato Erico III re di Dani-
marca dall'arcivescovo d'Amburgo, che
lo voleva scomunicare per falsi sospetti,
sì appellò alla s. Sede, e recatosi in Ro-
ma da Urbano 11, dopo esaminata dili-
gentemente la sua causa, fu riconosciuta
la sua innocenza. lodi il re ottenne che la
Danimarca non fosse più soggetta all'ar-
civescovo d'Amburgo e di Crema, ed a-
vesse il proprio arcivescovo. Urbano li
spedi un legalo in Danimarca, e conside-
rate tutte le sue città scelse Luiid o Lun-
dea, lauto per gli eccellenti costumi del
suo vescovo Ascanio, che per essere age-
vole il recarvisi dalle altre cillà per ma-
reo per terra; e gli sottopose ancora nello
spirituale laSvezia e laNorvegia. In que-
sto secolo si disliuse in santità di vita s.
Elena di Shofda o Schodwig, nell' O-
slrogozia o Gozia orientale, non che pei
suoi lunghi e sagri pellegrinaggi. Redu-
ce da'Iuoghi santi,sforzandosi d'introdur-
re lia'suoi concittadini ancora pagani la
religione cristiana, n'ebbe in pieinio la
palma del mailirio. Nella suu biogiufia
SVE i53
con Buller la dissi canonizzata da Ales-
sandro 111 neh iGo; all'articolo Canomz-
ZAZioNE con Lambertini nel i 164, equi
aggiungo ad istanza di Carlo VII redi
Svezia. Riferisce il d.*" Theiner, che Ste-
fano i. vescovo (meglio arcivescovo) di
Upsal, per comando d'Alessandro IH la
scrisse nel numero de' santi; vale a dire
dopo la pontificia canonizzazione.il re In-
go I impegnatosi in una guerra con Ma-
gno 111 da' piedi scalzi re di Norvegia,
riportò parecchi vantaggi e concluse la
pace colla mediazione d'Erico III il Btio-
no re di Danimarca: uno desìi articoli
del trattato fu che Magno avrebbe spo-
sato Margherita figlia d'Ingoi, la (juale
ricevè perciò il soprannome di moglie di
pace. Dopo avere re>o illustre il suo re-
gno mediante parecchi utili istituti, In-
go I mori nel i i 12. Gli furono succes-
sori neh I 12 Filippo, nel i 1 18 Ingo lì
il PiOjda altri chiamato Ingone IV, am-
bedue figli di suo fratello Alstano, per-
chè Filippo morì senza prole. Siccome
la Svezia comprende una parte della Po-
roerania, che il R.inaldi chiama paese del-
la Schiavonia, e cosi nominala per sta-
re allato al mare,edessendoitata la con-
trada in origine abitata da'goti e da'van-
daii, non che dagli slavi, così conviene
che col medesimo annalista Rinaldi fac-
cia qui parola dell'introduzione del cri-
stianesimo tra'pomerani. Papa Calisto li
neh i24allidòla predicazione dellevan-
gelo nella Fomerania a s. Ottone (nella cui
biografia parlandosi del luogo di nasci-
ta essendosi usata la ri in vece del l'j è det-
to Svezia, mentre egli è di Svevia) ve-
scovo di Bamberga, il quale con felice suc-
cesso convertì buona parte de' pomera-
nì. Il perchè Boleslao 111 duca ili Polo-
nia invitò s. Ottone a recarsi tra'pome-
i-ani gentili a lui soggetti, per illuminar-
li colla dotti ina di Gesù Cristo, Ma l'uo-
mo apostolico ben sapendo che l'aposto-
lato alle genti non devesi ricevere dai
principi temporali, ma appai tener>i sol-
tuQto ullu s. Sede, uè procurò la facoltà
I 54 S V E
dal Papa Calisto 11, la quale gli lu cori-
ferinata dal successore Onorio Il,eme-
rilossi col suo zelo il titolo di apostolo
della Pomtranìa; la quale verso il i i4o
ebbe il suo vescovodal nnocenzo II, men-
tre più tardi Gregorio IX neh 281 per
la conversione al cristianesimo di altri pu-
merani, se ne rallegrò con loro e li ri-
cevè sotto la speciale protezione di s. Pie-
tro e sua. Intanto il buon re Ingo II re-
gnò solo, e mentre il cristianesimo con-
tinuava a far progressi, si fabbricarono
parecchie chiese, la schiaviti! fu a poco'
a poco abolita, e furono regolate le cere-
luonie del matrimonio. Ingone II mor\
nel I I 3o avvelenalo, secondo alcuni sto-
rici. In tempo di Suerchero I suo succes-
sore, il Papa Eugenio III ncli 146 creò
cardinale l'inglese Nicolò Brekspear e nel
1 i4^ lospedì legato apostolico nellaSve-
zia, Danicnarca e Norvegia per esamina-
re lo stato di queste chiese, e stabilirvi
que'provvedimenti che fossero giudicati
più acconci e opportuni al vantaggio del-
le n)edesime. Oltre V aver confermato
nella lede le barbare nazioni, anche colla
piedii:a7Ìoiie,second() Butler che lo chia-
ma apostolo della Norvegia, nello stesso
\ i4<^ celebrò il concilio d\ Lincoping (o-
ve per equivoco è detto Lundeu in vece
diNidrosia),eresse in metropolitanaDroo-
iheim o Nidrosia capitale della Norve-
gia, la quale perciò fu sottratta alla giu-
risdizione metropolitica di Lnndeii. In-
oltre consagiò in arcivescovo d'Upsals.
Enrico suoconcittadino e compagno nel-
la predicazione. Dopo essersi il cardinale
adalicato con grandissimo zelo per l'in-
tera conversione della Norvegia,e di mol-
te altre conlradedelNord, tornato in Ilo-
ma meritò d'essere eletto Papa col nome
<li Adriano IV , e quindi canonizzò s. Si-
gifiido apostolo della Svezia. Prima di
questo tempojdebbo notare, che spenta in
Isvezia la regia progenie degli Stenchili, i
Bondied iSuercheri oSueri occuparono
a vicenda per quasi mezzo secolo il tro-
no.Nel modo col quale uel ii 3 3 gli ostro-
S VE
goti innalzarono alla dignità dire Suer-
chero I, così gli abitanti della Svezia su-
periore collocarono ad Upsal neli 1 5o sul
trono s. Erico IX d' una delle più illu-
stri famiglie di Svezia, istruito e ornato di
tutte le cristiane virtù, sposo di Cristi-
!ia figlia o nipote del re Ingo II. Ucciso
poi per mano de'suoi vassalli Suerchero
I ucli i55, anche gli ostrogoti colla Go-
zia si posero sotto la signoria di s. Erico
IX, ma nel tempo stesso i goti innalza-
rono al trono Carlo VII figlio di Suer-
chero I: questa doppia elezione produsse
forti dibattimenti, finché convennero i
due partiti, ch'EricoIX regnasse solo sui
goti e gli svedesi,! quali non formereb-
bero più che una sola e stessa nazione ;
che dopo la morte d'Erico IX succedesse
CarloVlI,eche poscia il trono fosseaUer-
na ti va meo te occu pato da'Ioro discenden-
ti Bondi e Sucri. .Ad Erico IX della stirpe
de'Bondi e figlio di Jeswar o I war,gli sto-
rici danno il soprannome di Legislatore ,
e gli autori ecclesiastici quello di Santo
a cagionedelladivotasua vita.pegli sfjr-
zi da esso fatti per convertire 1 popoli di
Finlandia alla religione cristiana, e prin -
cipalmente pel riportato glorioso mar-
tirio. I popoli trovarono in lui un padre
o piuttosto un servo di tutti i suoi sud-
diti; con ardore amministrò la giustizia,
protesse gl'infelici e U sua casa fu sem-
pre aperta agli oppressi. Visitava spesso
gl'infermi e li soccorreva; contento del
suo patrimonio, non impose tasse; fece
fabbricare delle chiese, e raccolse in un
volume le antiche leggi e costituzioni di
Svezia, che porta il titolo di Leggi del re
Erico.Taìe codice d'Uplandia fu in tanta
estimazioue,ch'era costume dire: La leg-
ge di Dio e di s. Erico. Questa raccol-
ta fu poi confermata dal savio re Magno
I, il quale compilò e pubblicò un altro
codice intitolato Gardstroettey che altri
vogliono attribuire allo slesso s. Erico.
Benché d'indole soave e pacifica, talvol-
ta fu costretto a prendere le armi. Egli
regnava iu un'epoca, iu cui l'enlusia-
S V E
smo religioso conti uceva eserciti di fran-
cesi, inglesi e tedeschi in Siria,oade com-
battere gl'infedeli. 11 re di Svezia trop-
po lontano dal centro dell' Europa per
associarsi a quelle spedizioni , ma ani-
mato dal più gran zelo per la propaga-
zione della fede, risolse d'intraprendere
una crociata contro le nazioni settentrio-
nali ancora pagane, e in braccio delle su-
perstizioni idolatriche.Mosse contro i fin-
landesi che spesso cagionavano de' gua-
sti nelle terre del suo dominio, in com-
pagnia di s. Enrico arcivescovo d'Upsal,
tra'golfi dlFinlanilia e di Botuia. Ottenne
\itloria, ma non potè trattenere il pianto
in vedere il campo di battaglia pieno di
morti. Dopo aver soggettata la Finlandia,
incaricò l'arcivescovo S.Enrico con missio-
nari a predicarvi il vangelo,e vi fece innal-
zare un gran numero di chiese. Alcuni sto-
rici pretendono che i fìnui o finlandesi re-
sisterono e difesero con ostinazione il lo-
locultoe indipendenza; che il re non po-
tè farvi stabilimenti che lungo il mare, e
che l'arcivescovo d'Upsal tornato in Isve-
zia fu assassinato. Lasomma pietà di s. E-
rico IXfupostainischerno da alcuni sve-
desi ancora ostinatamente seguaci dell'i-
dolatria, e poi concepirono odio contro
di lui.MagnoEricson o Henrikson figlio
del re di Danimarca Svenone 111, che a-
vea ambiziose mire sulla corona diSve-
zia, vi marciò con un corpo di truppe, si
mise alla testa de'malcontenti e li stimo-
lò a cospirare contro il re. Appressandosi
adUpsal,ne fu avvertito S.Erico IX men •
tre ascoltava la messa ia uua chiesa, e pa-
re la metropoli d' Upsal, né volle inter-
romperla. Intanto Magno ci congiurati,
non ostante l'amore che il popolo avea
pel re, potè circondare co'ribelli congiu-
rati il tempio. 11 re per risparmiare il san-
gue de'suoi sudditi che volevano difeu-
tlerlo, fattosi il segno della croce si pre-
sentò non lungi dalla chiesa a' suoi ne-
mici, i ({uali gli mozzarono il capo a' 1 8
maggio I 1 5 r, secondo Ijiitler, che seguii
nella biografia, senza avvedermi che l'aii-
SVE 1*71;
nolatore avvertiva che gli autori dcW Ar-
ia di verificare le date assegnavano l'an-
noi i6o per questo martirio (e come as-
segnano i iSy, per quello dell'arcivesco-
vo s. Enrico, che Culler scrive i i5i), e
riscontrati ora i medesimi trovo invece
a'iy maggioii62; vogliono altri l'anno
1 1 6i più iraprobabilmenle.il popolo pro-
ruppe in lamenti, ripose divcjtamenle il
suo corpo nella stessa metropoli d'Upsal,
lo venerò teneramente e lo prese per suo
principale celeste patrono, e la Chiesa io
canonizzò per martire. Al suo tempo Pa-
pa Alessandro III neh i6o confermò l'e-
rezione fatta dal cardinal Brekspear cou
autorità d'Eugenio III, della provincia
ecclesiastica d' Upsal e del metropolita-
no di questa, ed ecco perchè altri ripor-
tano ali 164 la consagrazione dell." ar-
civescovo di Svezia. Così la Svezia ebbe
il suo metropolita indipendente, e secon-
do alcuni fu sottratta dalla giurisdizione
dell'arcivescovo di Lundeii,qixe[ìo d'Up-
sal fu dichiarato primate del regno, col
diritto di consagrare il re,edi 3 regni scan-
dinavi ciascuno ricevè il suo particolare
metropolita. Però l'arcivescovo di Lun-
den sostenne le sue pretensioni, le quali
del tutto cessarono nel secolo XIV. Nel
I iGiCarlo VII figlio diSuerchero I, del-
l'illustre prosapia de'Suerl, successe a s.
Erico IX, giusta le precedenti enarrate
convenzioni. Debbo notare,che veramen-
te Carlo VII dovrebbesi piuttosto chia-
marlo Carlo I, poiché sostengono i cri-
tici che prima di lui niun principe di tal
nome avea regnato nella Svezia. Giovan-
ni Magno nella storia di essa, pel «."par-
lò de'suoi re del nome Carlo, anteriori
a questo. Benché tutti i dotti convengano
esser dessi principi immaginari, per evi-
tare confusione con altre cronologie, pre-
ferii di seguire la cronologia di Magno tUi
gran tempo adottata. Carlo VII subito
perseguitò Magno Ericsou, creduto «la
lui complice dell'assassinio del suo geni-
tore Suerchero I; lo di>fece presso (>e-
rcbro e gli tolse la vita, vendicando a un
i56 SVE
tempo l'uccisione di suo padre e quella
del predecessore. Silfatta azione couva-
lidò le sue ragioni al trono, onde gli sve-
desi lo riconobbero per re a preferenza di
Canuto dello£'mo-iS'ofl(([ueslo appellali-
•voiVo/iOiSewsignificafiglio, poiché antica-
menlee come altre nazioni, la più parte del-
le famiglie nobili scaudioa ve ognuna chia-
ma vasi semplicemente col suo nome bat-
tesimale, e con quello dei padre aggiun-
gendovi quello di Sou o Sen), cioè figlio di
6. Erico IX. Gli stati di Gozia e di Svezia
convennero altresì che l'arcivescovo loro
nuovamente creato, intorno alla residen-
za del quale ancora non aveano potuto
accordarsi, avrebbe sede in Upsal e noti
riceverebbe piìi il pallio dall'arcivescovo
diLunden. Il regno di Carlo VII fu tran-
quillo nell'interno, prospero e abbondan-
te. A persuasione di l*apa Alessandro HI
fu rotta la sagra guerra agli abitanti del-
ringriae dell'Estonia, che perseguitava-
uoicristiani loro limitrofi e ne invadeva-
no le terre,ed insieme per costringerli ad
abbracciare la religione cristiana. Carlo
VII, seguendo le pedate dell'antecessore,
fondò molle chiese e vari monasteri, cui
riccamente dotò, l^rincipe pacifico, pro-
mulgò buone leggi, e per impedire le iu-
testinediscordie prescrisse che d'allora in-
nanzi ire avessero a prendersi alternativa-
mente dalle famiglie de'Bondi ede'Sueri,
come aveano giù deciso i vescovi ei gran-
di del regno. Il potere del clero aumen-
tandosi considerabilmeute, accorgendosi
il re che l'eccessive sue imuiutiitèi poteva-
nodiventarepericolose per l'autorità rea-
le, volle porre un termine alla sua esten-
sione. Una mano di faziosi chiamalo dal-
la Norvegia Canuto,che ivi avea riparato,
eglisirecòaVisingsoeisoladellagodiWet-
ter ove risiedeva il re: sospettando Canu-
to ch'egli fosse partecipe della sedizione
che cagionò la morte del padre suo, lo fe-
ce ammazzare a Iraduueulo a' i8 aprile
I iGB. Cristina moglie di Carlo VII fug-
gì dallo zio Valdemaro l re di Daiiimar-
ca,col figlio Suei'cheio, e Oauulofu rico-
SVE
nosciuto per sovrano. Vatdenaaro I fece
•vani «forzi per detronizzarlo, e Canuto ri-
portò su di lui compiuta vittoria ohe lo
rese padrone di tutta la Svezia. Intanto
un discendente di Suerchero I fu accla-
mato re in Gozia; altri pretendenti ten-
tarono di sollevare diverse Provincie, ma
furono disfatti a Cìuelbo. La tranquììlìtù
del suo regno non fu poi turbata che dal-
le incursioni de'popoli pagani all'est,! qua-
li devastarono parte dell' Upland. Canuto
non s'ingerì nelle turbolenze della Nor-
vegia e della Danimarca, nella i .^avendo
dovuto Papa Celestino IH spedire un car-
dinal legato, a istanza degli arcivescovi di
Nidrosia edi Lunden. Nondimeno mio dei
suoi grandi vassalli inviò truppe nella Sca-
nia per sostenere i ribelli contro Canuto
VI re di Danimarca. La pace che regnò
nella Svezia sotto il savio e fermo Canu-
to, fu favorevole a'progressi della cultu-
ra: il re fondò im gran numero di mona-
steri, fi voli molto i monaci, e si fece anzi
aggregare all'ordine de'cisleiciensi. Ver-
so il fine di sua vita fu indotto ad espia-
zione dell'uccisione di Carlo VII a sceglie-
re per successore il di lui figlio Suerche-
ro II; indi si tentò invano di fargli intra-
prendere la guerra contro il suocero Suer-
rero re di Norvegia. Imperocché leggo nel-
l'annalista Rinaldi all'annoi 198,0. "7 i,
che Sueriero tirannicatneute avea usur-
pata la corona di Norvegia, quindi incru-
deh contro ([ue'che gli si erano opposti,
con l'esilio e la morte, e principalmente
si mostrò fiero contro gli ecclesiastici, con
giusta permissione di Dio, per averlo pro-
mosso agli ordini contro i canoni, essen-
do egli illegittimo e figlio d' un fabbro.
Suerrero si ribellò quindi contro ilPapa,
e rigettò gli ambasciatori a lui mandati
dallas.Sede.il perchè Papa Innocenzo IH
comandò all'arcivescovo di Nidrosia e a-
gli altri prelati diNorvegia,che dovessero
porre l'interdetto nelle terre che gli ub-
bidivano, e scomunicassero isuoi aderen-
ti; oltre aciò con sue lettere gl'iucilòcon-
tru i Hi di Svcioiac di Dauimarcj. Lo sles-
S V E
so Rinaldi afferma die anco la Norvegia
e la Danimarca pagavano alla Sede apo-
stolica W denaro di s. Pietro. Protesse Ca-
nuto le lettere, emoiìncli if)2, altri dis-
sero neh 19'ì^, altri neh 199 a Friesberg
in Vestrogozia o Gozia occidentale. Siier-
chero li ascese al soglio, che Erico X fi-
glio del defunto' voleva contendergli, e poi
si limitò ad essere designato per succes-
sore. Suerchero II era sospettoso e timi-
do, e ben presto di venne crudele e tiran-
no. Narra Hurter nella Storiadi Papa In-
nocenzo III, che Suerchero o Suero li
da principio prese ad allevare con pater-
na cura i figli orfani e pupilli del prede-
cessore, e si affezionò tanto a loro che non
sapeva nn solo istante da se dipartirli; ma
non andò guari, e forse per semplici so-
spetti, che la discordia insorse fia loro,
\olendo il re vendicarla morte del padre
suo, ed i figli di Canuto avendo tramalo
nel 1 200 una macchinazione contro la vi-
ta del re, 3 di e«si lasciarono la vita com-
battendo: il 4-° Erico X potè salvarsi in
]Vorvpgia,donde3 anni dopo passò nell'U-
plandiadove la famiglia sua godeva l'af-
fetto del popolo, fino da s. Erico IX suo
avo. Quivi lacrudeltàdi Suerchero II ra-
dunò ben tosto intorno a lui un gran nu-
mero di partigiani, in fronte a'quali egli
mosse contro di quello. Il re come paren-
te percanto materno di Valdemaro II re
di Danimarca, gli chiese soccorso e n'eb-
be 8000 uomini condotti dal vescovo di
Pioschild: ma nulla valsero a difenderlo
contro al suo suddito ribelle, poiché nel
I ."febbraio 1 208 in una sanguinosa bat-
taglia presso Kongslave furono sconfìtti
i danesi, e Suerchero li dovè fuggire in
Danimarca in compagnia dell'arcivesco-
vo d'Upsal, che indarno erasi adoperato
per comporre in amichevole accordo i due
competitori, il favore che Suerchero II
erasi acquistato con presenti, franchigie
ed esenzioni da gravezze, e per la sua pa-
rentela col primate di Scandinavia, l'ar-
civescovo Andrea di Limden, frce s'i che
u Roma i suoi diritti fossero tenuti per
S V E 1 5j
pili legittimi di quelli d'Erico X, si tenne
vera l'insurrezione de'figli diCanuto,eche
Papa Innocenzo IH con sua lettera disap-
provasse l'impresa del pretendente. Il re,
sapendo d'essere sotto il patrocinio di s.
Pietro, comechèla Svezia era regno Cita-
to tributario alla s. Sede, si dolse di es-
sere ingiustamente cacciato dal regno, con
danno anche delle chiese, le quali, come
suole avvenire nelle guerre civili, non fu-
rono rispellale. Laonde il Papa, che eser-
citava l'autorità suprema d'un eforo (fra-
se usata da Hurter : dissi altrove, che a
Sparla gli efori erano antichi magistrati,
istituiti per bilanciare e reprimere il pcf-
tere e l'autorità del re e del senato) sui
regni della cristianità, e faceva professio-
ne d'acconciare le liti de're e di proteg-
gere le ragioni de'popoli, scrisse a'vesco-
vi di Lincoping e di Scara, ed all'abba-
te di Vadsten. » Egli non vi sta bene di
chiiider gli occhi sopra simili dissensioni;
voi dovete anzi riconciliare Erico col re
legittimo, e far in modo che lo lasci go-
dere in pace del regno, ch'è suo per di-
ritto. Se le buone parole non valgono, voi
dovete minacciarlo delle censure ecclesia-
stiche, ed insistere soprattutto perchè e-
gli si scusi coll'arci vescovo d'Upsala del
sopruso fatto alla sua chiesa". Raro es-
sendo tuttavia che un re cacciato veda in-
grossare il numero de'suoi partigiani, e
dando il possesso di fatto d'un tronoassai
vi vuole a mantenervisi : Erico X seppe
s'i ben provvedersi contro il suo awersa-
riOjSOSlenutodal re diDanimarca,che nel-
la nuova invasione da Suerchero li ten-
tata nel 1 2 io, perdèquesli in una 3.' bat-
taglia la giornata, la corona e la vita ai
17 luglio, poco lungi da Gestilren, pae-
se degli ostrogoti. Dopo l'uccisione del suo
rivale Erico X Canuto-Son detto TTr//-
(0 divenne redi Svezia, e consolidò la su.i
vittoria sposando Richenza sorella del re
danese, acquistandocon varieconcessioni
il clero, che da principio erasi mostralo
poco a lui propizio, e fece benedir I.1 sua
memoria per aver procuralo la pace e la
1 58 S V E
prosperità (1i;l regno. Rinnovò 1' aulico
tialtato co'figli di Sueicliero li, e disegnò
a successore il di lui figlio Giovanni I, che
fu l'ultimo re della casa de'Sueri. Erico
X dopo aver pacificamente regnato, mo-
rì neh 2 19, epoca che altri anticipano e
altri ritardano, lasciando un figlio dipoi
re. Nel 1 220 Giovanni I montò assai gio-
vanesul trono, ed ebbe a tutore Olao ar-
civescovo d'Upsal. Col consiglio di questo
prelato egli inviò missionari nell'Estonia,
ma furono cacciati dagli estonii. Unitisi
poi questi popoli co' carelii, i vandali, i
prussiani, inondarono la Gotliia e truci-
darono presso Lincoping il ducaCarlo con
gran numero di signori e il vescovo del
luogo. 11 re fu ammonito da Papa Ono-
rio 111, acciò non pili occupasse le cose
della chiesa, né vi ponesse vescovi non e-
lelti secondo i canoni. Giovanni I poco
dopo morì neh 223: i raggi di saggezza
fatti brillare nella breve ilurata del suo
regno, gli meritarono il soprannome di
Buono. Rimarcai nel voi. LXlX,p. 278,
che Papa Onorio 111 a suo tempo inviò
per legalo in Danimarca, perchè il regno
era tributario e censuario della .s. Sede,
il cardinal Gregorio Cre^^f/j::/, onde di-
fenderla dagli assalitori, come particolar-
mente appartenentealla chiesa romana,e
commettendogli puregli affari di Svezia.
Divenuto re Erico XI il Balbo o lo
Scilinqualo, figlio d'Erico X, il Papa
Gregorio IX spech legato apostolico nel
settentrione il cardinal Guglielmo, che
già lo era stalo di Livonia e della Prus-
sia, a predicarvi la fede.. Il cardinale fece
«juel bene che celebrai nella biogralìn, a-
(lunò un concilio coli' intervento del re
e. dell'arcivescovo d'Upsal sulla discipli-
na ecclesiastica e sul celibato de'chierici.
Innocenzo IV nuovamente lo mandò le-
gato in Isvezia, ed in Norvegia, ove coro-
nò il re Aquino V, il quale per un'amba-
sceria a Roma, per essere coronalo so-
lennemente nel pontificio nome,avea do
mandato un legalo al Papa. Questi nel-
l'incaricorc il cardinale Guglielmo anche
S V E
della legazione di Svezia, ordinò a'pre-
lati e a'baroni del regno die lo dovesse-
ro ubbidire. Aquino V fu anche legitti-
mato dal legato, e per riconoscenza alla
romana chiesa di tanti benefizi, prese la
croce contro i saraceni; ed Innocenzo IV
pose la di lui moglie, figli e tutte le cose
sue sotto la protezione della s. Sede, e gli
concesse per la guerra crociata e pel sol-
do da darsi a'combaltenli,la 3.^ parledel-
le rendite ecclesiastiche. Il re di Francia
s. Luigi IX inlesa la pia risoluzione d'A-
quino V, per ambasciatori l'invitò a con-
giungere il suo esercito a quello proprio
di altri crocesegnati per liberare la Terra
santa da' saraceni, siccome lo ravvisava
possente in mare. Ma Aquino V temendo
che i suoi norvegi, diversi ne'costumi e
nel linguaggio da'francesi, non potessero
andare d'accordo, cortesissimamente ri-
spose a s. Luigi IX ch'era meglio che cia-
scuno conducesse il proprio esercito se-
paratamente. Indi per lasciare più tran-
quilla la Norvegia in sua assenza, doman-
dò licenza al Papa di domare i circonvicini
pagani e di ridurli alla fede, il che felice-
mente gli riuscì. CanulodeHillustre ca-
sa de' Falkunger e cognato d'Erico XI,
osò contendergli il Irono, e vincitore io
una I. '^battaglia, l'obbligò a fuggire inDa-
niraurca. Erico XI ritornato io Isvezia
indi a poco, die una 2."bciltaglia al suo
rivale che perì nell'azione. Erico XI ben-
ché balbuziente e paralitico, mostrò nel
suo governo molla saggezza e prudenza:
l'università d'Upsal lo riguarda per suo
fondatore. Morì senza figli a' 2 febbraio
I 25o, ed il trono di Svezia passò poi nel-
la casa de'Falkunger che da gran tempo
lo vagheggiava. Dappoiché nel i25i Val-
demaro! figlio del valoroso conte Birgcr
e nipote primogenito dal lato di sua ma-
dre lngel)urga d'Erico XI di lei fratello,
di I 3 anni fu eletto re di Svezia a pregiu-
dizio deprincipi della casa de'Sueri. Sic-
come egli era giovanissinio, Birger I suo
padre conico prefello del palazzo, digni-
tà dìj'arl e i .' del reame che nella sua fa-
S V E
miglia la più potente del regno era clive-
mita ereditaria, presele redini del gover-
no con titolo di reggente come uno dei
più ragguardevoli che allora fiorivano.
Egli avea completamente sottomesso la
Finlandia, di cuii più erano pagani e dei
quali le piraterie costituivano un flagel-
lo per la Svezia, che incominciava a de-
dicarsi alle arti e alla civiltà. Viaveasta-
hilito alcune fortezze, delle colonie sve-
desi, e curata la conversione al cristia-
nesimo degl'infedeli. Malcontento d'es-
sere stato posposto al figlio nel titolo di
re, fu obbligato contentarsi di quello di
reggente, quindi a lottare contro una fa-
zione formatasi nel seno della sua stessa
famiglia per cacciare dal trono il figlio.
Inoltre Valdemaro 1 ebbe ad antagonisti
altri Faikunger, invidiosi di veder la co-
rona fuori di loro famiglia pe'diritti che
vantavano. Si venne alle armi, ma sul
punto di dar la battaglia, Birger 1 fatti
entrare i capi de'Falkunger in una con-
ferenza, sotto pretesto di voler trattare
all'amichevole, li fece arrestare e troncar
loro il capo. Birger I si dedicò poscia a
cancellare le odiose impressioni che avea
formato negli spiriti il suo tradimento,
protesse la religione, edificò e dolo chie-
se, fondò e fortificò la citlàdiStockhoIm,
che più tardi divenne invece d'Upsal ca-
pitale del regno, e in nome del re suo fi-
glio e qual governatore generale del rea-
me pubblicò parecchie saggissime leggi,
(he fecero epoca nell'esistenza sociale de-
gli svedesi: abolì '\ Giudizi tìi Dio o Pro-
ve, o Purgazioni , non ihe totalmente la
schiavitù. Tra le leggi si nota quella che
ammette le donne a succedere a'Ioro pa-
renti, da cui sino allora erano slate sem-
pre escluse, e fu presciitto ch'esse per
l'avvenire godessero la 3.'^ parte de'beni
nella linea retta, e la metà nella linea col-
laterale. I travagli di Birger I pel perfe-
zionamento dell'ordine sociale nel suo
paese prodotto avrebbero più pronti e
più sensibili eflelli, se poco tempo pri-
ma di morire non avesse diviso il regao
S V E I '9
1ra'4 suoi figli, in guisa che il maggiore
Valdemaro I dovea regnare sotto il tito-
lo di re,e gli altri ottenere alcuni ducati.
A convalidare quella disposizione il reg-
gente era ricorso a Papa Clemente IV,
il quale vi acconsentì e die la sua appro-
vazione con una bolla; ma questa non val-
se a prevenirele gelosiejuèi contrasti che
insorsero tra'suoi discendenti, e che fece-
ro rinascere più volte le sanguinose sce-
ne di strage e di vendetta, di cui la Sve-
zia era slata teatro nei precedenti seco-
li. Birger I nel i 266 si jitirò in un mona-
sfero e poco dopo morì: il suo elogio di
Lehnberg è tenuto capolavoro dell'elo-
quenza svedese, ^'aldenlarol uscito di tu-
tela, ebbe ben presto a competitori i fra-
telli Magnus duca di Sudermania eprin-
cipe di Golhia, Erico duca di Smolland,
e Benedetto duca di Finlandia. Valde-
maro I contribuì a fare riuscire le trame
orditegli, per l'imprudente suo pellegri-
.naggio,in tra preso ad espi azione d'aver se-
dotta la sorella uterina della moglie. Nel
I272partì pei Gerusalemme, lasciando la
reggenza al\lagnus,ilqnaleabilmente nel-
la sua assenza si giovò per accrescersi par-
tigiani. jVella biografia di Papa Gregorio
X, coll'auforità del suo storico, ricordai
i rimproveri che fece a Valdemaro I pei
suoi vizi, ed a'baroni svedesi perla vio-
lazionedella libertà e immunità ecclesia-
stica; e perchè il re divenne peggiore, a
mezzo de'snoi prelati lo piivò del trono
e gli sostituì il fratello IMagno I circa il
1 275, meritevole per pietà, prudenza e
virtù. Le altre storie prolungano il ri-
torno di Valdemaro I in Isvezia al i 276,
e narrano che presto la discordia scoppiò
tra'due fratelli; il re accusò pubblicamen-
te di aspirare IMagno alla sovranità e gli
dichiarò guerra. Ma"no soccorsoda Eri-
CO VII re di Danimaica si difesee in più
scontri sconfisse il re, che vedendosi poi
disprezzalo da'sudditi edagli stranieri ce-
de a IMagno la corona, indi facendo pra-
tiche per risalire il tiono, venne rinchiu-
so nel castello di ISicopingj ivi morendo
i6o SVE
iiclici88enonpnrenel i3o2.AIlri voglio-
no che Magno lo facesse prigioniero in li-
na battaglia, quindi lo rilasciò e gli cecie
alcune provincie,ma poi lo fece arrestale
e condannare a perpetua prigionia. L'as-
sunzione al trono di Magno I o Magnus
detto Ladulos o £a<ie/rt.? (per a ver decre-
tato gravi pene contro i ladri e contro
chiunque togliesse alcuna cosa dall'abitu-
ro d' un contadino senza pagai la), si ri-
porta al iCiyS o al r 279: prese il titolo di
He di Svezia e de GoLi, conservalo poi
sempre da'successori.i rjuali vi aggiunse-
ro pur quello di re de Fondali. La pre(Ì3-
renzada lui data agli stranieri in confron-
to degli svedesi, destò la gelosia de' po-
tenti Faikunger e di parecchi altri signo-
ri, che perseguitarono i loro rivali e tru-
cidarono Ingmansuo favorito (altri dico-
no Ingeniar cognata del re); minacciaro-
no la regina Edwige, e ne arrestarono il
padreGerardo I conte d'ilolstein. Magno
], benché risoluto di Tendicarsi,dissiniulò
il suo risentimento : si armò segretamen-
te, invitò i capi de' malcontenti a un bati-
chetlo e li fece decapitare a Stockholm;
laonde niuno più gli fece resistenza. Verso
qucsl' epoca si riporta il conquisto della
Lapponia. A procurarsi il re un appoggio
contro i grandi collasua condotta, lusingò
il clero e protesse il popolo. Estese le pre-
rogative de'vescovi,fiibbricò chiese e con-
venti, e osservò scrupolosamente le ce-
remonie religiose. Quindi il concilio di
Sudortelje del 127C) decretò pene rigo-
rose contro chi avesse ardito allentare
contro la persona del l'e dalla Chiesa ri-
conosciuta per sagra. Il popolo che pei
provvedimenti del re giunse a goder cal-
ma e sicurezza, tenne sempre sincera ni en-
te le sue parli e si mostrò pronto a di-
fenderlo. Magno I fu il I ."redi Svezia che
mantenne continue relazioni colle poten-
ze straniere,e che organizzò lemilizic.l'er
incoraggiare i sudditi a militare sotto le
.sue bandiere, accordò immunità territo-
riali a quelli che si presentavano con ar-
mi e cavalli: ciò fece nascere ludislinzio-
S V E
ne delle terre in esenti e tassale. Median-
te destre negoziazioni cogli stali, gli riu-
scì a farsi accordare vaste terre in domi-
nio, e la proprietà di 4 gi'andi laghi. Lo
antiche rendite della corona non potè va-
ilo bastare ad un re, il (juale cercava di
crescere splendore alla dignità sovrana,
mediante imponente pompa, che faceva
de'tornei, riceveva ambascerie, e costrui-
va considerabili edifizi per la fiinigiui
reale. Naturalmente generoso e magnifi-
co, pieno di dolcezza ed equità, saggio e
prode, si fece amare e rispellare. La sua
memoria sarebbe immune da rimprove-
ri, se fosse giunto ol trono per vie legit-
time. Dopo aver assicurato la successio-
ne al lìglio Birger il, mori nel 1590,0 se-
condoaltrinel i agH.neH'isolaWisingsoe:
de'contadini trasportarono solennemente
il suo corpo nella chiesa de' francescani
di Stockholm. In questo secolo XIII il re-
cente storico Reuterdahl, il più giusto tra
quanti scrittori luterani della Svezia il-
lustrarono la patria storia ecclesiastici ,
e meglio ancora di Thomaeus, però ncju
senza erronei pregiudizi da'(|uali si mo-
stra preoccupato, riferisce che nella Sve-
tia, Norvegia e Danimarca eranvi 7,000
parrocchie. Osserva pure, che mentre i
suoi antenati cattolici non risparnnava-
no a dispendi per edificare le chiese, nei
correnti tempi del secolo XIX per le su-
perstiti della riforma torna dillicileil rac-
cogliere Imito denaro, quanto è neccs>a-
rio al loro mantenimento, e ciò per l'e-
stremo ilell' odierna miscredenza ! Rileva
il d.' Theiner, che nel secolo Xlll ono-
rarono la Sve7Ìa colle loro virtù s. Ingri-
da morta nel i T.'ò'ò, fondatricedel celebre
monastero di vergini a Schòninga ; e s.
INbitilde figlia delpioAdolfo conte d'Hol-
Stein, lattosi religioso quando restò ve-
dovo. Seguendo l'esempio del magnani-
mo genitore, volle anche IMatilde dopo
la morte del marito Abele re «li Dani-
marca, prendere il sagro velo; ma spin-
ta dalle rimostranze del degno e illumi-
ualoarcivescovo di Lundcn, si ricongiuu-
S VE
se in matrimonio col vedovo Birgei' I am-
iiiinislralore del regno svedese. Morto
questi, ella si unì con s. Ingrida, e com-
pagna a lei indivisibile, visitò insieme i
luoghi santi di Palestina, donde ritorna-
ta nella Gothlaudia, si racchiusecon es-
sa nel detto monastero di Schòningajdo-
ve morì nel 1288 in fama di serva insi-
gne del Signore. Nel 1290 o nel 1298
Birger li primogenito di Magno I fu ri-
conosciuto per suo successore in età di
I lanui.Torckel Canuto-8on marescial-
lo del regno, incaricato della reggenza du-
rante la sua minorità, coprì tal posto e-
minente per lo spazio di 1 3 anni con tan-
ta asprezza, che sollevò i popoli e i fratelli
stessi del re; non risparmiò il clero e lo
dichiarò soggetto alle pubbliche gravez-
ze, come il rimanente della nazione. Fe-
ce bensì molte vantaggiose riforme nelle
leggi civili, iucoraggiò il commercio e re-
presse le sedizioni di Finlandia. I suoi po-
tenti nemici, unitisi a Erico e Valdema-
ro fratelli del re, essendo insorti, s'impa-
dronirono di diverse Provincie, onde Bir-
ger II spaventatos'avvicinòa'suoi fratel-
li, e nel I 3o4 fece morireTorkel qual tra-
ditore della patria e della Chiesa: questa
morte generò una serie di discordie, di
combattitnenti e di calamità. 1 fratelli del
re, orgogliosi per tal successo, mostraro-
no nuove pretensioni,che ricusate daBir-
ger II, egli nei settembre fu arrestato col-
la regina Marta o Margherita di Dani-
marca: posti in piigione nel castello di
Nykoeping, un fedele servo riuscì a sal-
\areil loro figlio Magno e lo condusse in
Danimarca. Scoppiò la guerra civile, e
l'anarchia invase la più parte del regno.
Neil 307 dopo 3 anni e per le rimostran-
ze d'EricoVIlI redi Danimarca, Birger li
ricuperò la libertà, costretto ad accettare
daTratelli due terzi circa del regno,essen-
do il resto aggiudicato dagli stati gene-
rali tenuti in Arboga, a'fratelli per farne
due ducali indipendenti, Poco dopo Bir-
ger Il credè di riacquistare il toltogli, al-
leandosi co're diDcUiimarcae Norvegia,
VOL, LXXl.
SVE i6i
ma le loro milizie ottennero pochi suc-
cessi contro i duchi fratelli ch'erano in
possesso delle migliori piazze. Per l'ac-
cordo del 1 3 1 o i duchi convennero di ren-
dergli omaggio delle loro terre iu qualità
di vassalli del regno; condiscendenza che
nel re non ispense il desiderio di vendet-
ta. NeliSiy avendo tratti a corte i due
principi sotto pretesto di loro dare una
gran festa, li fece prigioni e li lasciò mo-
rire di fame. La loro barbara morte non
restò impunita,avendo gli svedesi preso le
armi per vendicarli. Nel i3i9 Birger II
sconfitto in parecchie battaglie, si salvò
nell'isola Gothland e di là inDanimarca,
ove il re suo cognato gli die per asilo il
castello di Spicaburgo, in cui morì di cre-
pacuore nel 1 32 I o neh 326, dopo aver
inteso che il nipote Magno II figlio del
ducaErico e d'Ingeburge di Novergia nel
i32o era stato innalzato sul suo trono,
e che il proprio figlio Magno innocente,
crudelmente sulla pubblica piazza avea
perduta la testa per mano del carnefice.
Biiger II fu irresoluto e deboIe,e per l'am-
bizione de'grandi e il furore de' parlili
il suo regno fu uno de'più infelici: il suc-
cessore fu poi la i.'^ vittima delle passioni
che l'aveano elevato alla corona. Magno
1 1 Smek o V Accalappialom età di 4 anni
nel 1 3 1 9 divenne re di Norvegia col nome
di Magno Vili, per la morte d' Aquino
V suo parente restalo senza prole, e nel
I 320 re di Svezia, il cui senato ne prese
la tutela, e profittò di tale circostanza per
ottenere un potere al quale aspirava da
lungo tempo. 11 senatore Mattia Kelhil-
mundson fu incaricato dell'amministra-
zione del regno. Questi intraprese la guer-
ra contro i russi, e contro il gran vassallo
Canuto. Mediante negoziazioni abilmente
condotte neh 332 a Calmar con Gerhard
conte d'Holslein,unìallaSvezia la Scania,
e per l'ascendente di sua riputazione an-
che le Provincie diBlekingen ediHalland
che la Danimarca avea lungamente pos-
sedute. Nel 1337 Magno II strinse le re-
dini del governo. Alternativamente de*
1 69. S V E
l)ole e temerario, deciso e irrcsolulo, di-
vinine il zini))(ìllo de'si^nori. Disgrazialo
nella enei ra contro i russi , ridotto per
soppciiic alle pMhblicIie spose a profitta-
re del (U naro di s. Pietro, die la Svezia
come tributaria della s.Sede ad essa som-
ministrava,soggiacque airinterdetlo sen-
tenzialo dal Papa Benedetto XII o Cle-
njcnlc VI, il cjuale scomunicò Valdema-
ro li! o IV re danese, per aver abbando-
nato i suoi stali pel pellegrinaggio di Pa-
lestina, onde poi il resi fece assolvere. In
veceMagnoll jion avendo Icmulo tal gra-
ve censura, irritò la moltitudine con di-
scoisi che lo qualificarono poco docile al-
la Chiesa; perde la fiducia del clero e del-
la nobiIlà,e degli stati generali, i quali nel
1348 decretarono che avrebbe diviso il
potere con Erico XII V Adescato ^ììo fi-
glio. Allora insorse guerra tra ambedue,
e neh 354 furono indotti da'mediatori a
dividersi il regno. Nel 1 3 '117 larei;inaI5ian-
ca di IVamur, indispettita peicliè Erico
XII suo figliole aveva ucciso un favorito,
l'avvelenò in tni festino, in uno alla mo-
glie Beatrice di Brandeburgo, e ne morì
esclamando: Colei che mi die la vita, me
l'ha tolta. Alcuni difendono Bianca di tal
delitto, e ne incolpano qualche suddito
ribellatosi [)el carattere crudele e violen-
to del principe. Anche la regina Beatrice
morì con lui. Nel i 3 li o Magno llavea crea-
to il suo figlio Aquino VII re diNorvegia,
olaquino oHakoneV I Ilcouie altri lo chia-
mano, e nel 1 35f) lo fidnn/ò alla celebie
Margherita figlia cadetta di Valdemaro
llIoIVre di Danimarca, e di Ed vige di
Schleswig. Questi però esigendo in com-
penso di talcoulralto, alleanza e soccorsi
richiesti, la restituzione delle provincia di
Scania, Hai land e Blekingen, INIagno 11
gliele cede: quest'atto di del)olczza irritò
gli svedesi contro di lui Indi per vendicar-
si degli abitanti dell'isola Golhland che
ricusavano le imposte da lui stabilite, in-
dusse il re danese a farvi arnìala mano
neh 36 1 uno sbarco. AVisby,celcbree an-
tica città che n'c la capitale, e una delie
S V E
pili commercianti del Nord, fu da'dane-
si saccheggiata, e 1800 coloni passati a fil
di spada: il re di Danimarca desolò pure
l'isola Oeland. liidolli gli svedesi agli e-
stiemijSupplicarono il figlio del reAquino
VII re di Norvegia ad assumere 1' am-
ministrazione della Svezia,col noD»e d'A-
quino II; mentre Magno 11 fu arrestalo
e rinchiuso in Calmar, donde fuggì nel
1 362.Pretendendo gli svedesi cheAquino
li sposasseElisabetla figlia d'Erico II con-
te d'ilolstein, la principessa imbarcatasi
per la Svezia cadde in potere del re di
Danimarca, che la tenne prigione, e poi
si fece religiosa nei monastero di We-
sleinoVaslena inlsvezia. Indi persuase A-
quiiio II a sposar la figlia sua Margheri-
ta, secondo la promessa, il che sielletluò
in Copenaghen nel 1 363 : Marghei ila fu
poscia snprarmominala la Seiiiiraniide
delNoid, per aver poi riunito sul siioca-
pole 3 coioncscandiuavCjCOinediròa suo
luogo, tlopo la morte di suo padre, del
suo sposo e del figlio suo. Ma questo ma-
tiimonio fece ribellare gli svedesi, che ri-
solsero d'olFrire la corona al conte d'I lol-
slein. Questi essendosi ricusalo, per suo
consiglio nel i 363 ovvero nel i 36'7 scel-
sero A licerlo figlio secondogenito ti' Al ber-
lo duca ili INlecklenburgo (del quale du-
calo parlai a ScnvERiNsua capitale), che
tosto "iunse in Isvezia. Allora si fece fnr-
male processo al re Magno II, csu-jli ar-
ticoli di accusa proposti losidichiaiòde-
caduto per sempre dal trono : la stessa sen-
tenza colpì il figlio Aquino II, comedi lui
complice per molli riguardi. Il re Alberto
era nato da Eufemia sorella di Magno II,
e fu acclamato re di Sveziaa Slockholm
nel I 365, dalla stessa assen)blea che avea
deposti suo zio e cugino. Rimaneva non-
dimeno a que'due principi un considere-
vole partilo nella Svezia, il quale raffor-
zalo dalle truppe norvegie e danesi si tro-
vò in istalo di far fi onte al novello re. Se-
guì quindi battaglia tra Alberto e i due
principi deposti, e la vittoria si dichiarò
a favore del primo. Aquino II feri lo «eli a-
S V il
7,ione,si salvò colla fuga, e Mngno II fallo
prigione fu contlotto a Sfockholm ed ivi
carcerato. Alberto dopo aver dato l'at-
tacco a diverse piazze che opposero vigo-
rosa resistenza, pe'soccorsi ricevuti dalli»
Danimarca, prese il partito di venire col
re Valdemaro IV agli accordi nel i 366,
dal quale ottenne pace col cedergli diver
se provinole di Svezia. Ma non perciò il
redi Norvegia Aquino VII fu meno riso
luto di fiir nuovi sforzi contro il cuginoj
per almeno riacquistare al padre la tol-
ta corona. Nel 1871 egli rientrò in Isvezia
e pose l'assedio a Stockholm. Alberto ri
coisealie trattati ve,e fu stipulato cheMa-
giio II uscirebbe di prigione, e in avve-
nire vivrebbe da semplice privato colli-
rendite d'alcune provincia che gli furo
no assegnate per suo trattamento. Magno
Il acceltò le condizioni, rinunziò al trono
e si ritirò in Norvegia colla sposa Bianca:
egli visse nel suo ritiro sinoa circa il 1378,
in cui per disgrazia si annegò nel guado
presso Liiigholm. Alberto dopo aver ri-
stabilito l'ordine, godè molti anni di pa-
ce. Nel 1876 morì Valdemaro IV re di
Danimarca,clie pel t.°tra're danesi unì ai
suoi titoli quello di re dei Goti, titolo che
continuarono a suo esempio a prendere
i suoi successori. Gii successe Olao VI, na-
to da Margherita sua figlia e da Aquino
VII re di Norvegia, sebbene di 5 anni, pei
maneggi della madre. AlbertoducadiMe-
cklenburgo però fece prendere il titolo di
re di Danimarca al nipote Alberto, nato
da Erico suo primogenito e da Ingeburgc
primogenita di Valdemaro IV, secondo
il trattato con questi stipulato; ma non
ebbe elletto, e Olao VI per l'energia di
sua madre, che si amicò tutti i vicini, re-
stò in possesso del regno. Margherita re-
stala vedova d' Aquino VII nel i38o ,
per la minorità del figlio si trovò carica-
ta del governo de'regni di Norvegia e Da-
nimarca, e se ne mostrò degna colle sue
grandi qualità. Intanto (jui ricorderò col
d.'"Tliciner i santi fioriti in questo secolo
XIV, non meno fecondo de' precedenti,
S V E 1 63
olire i due vescovi già ramroenlall. Bero
di K!ockerike,morlo sul principio del me-
desimo,si meritò l'ammirazione e la gra-
titudine della chiesa e del popolo svedese
per la sua grande carità,alla quale deve il
sopiannome di padre de^poveri. Al fian-
fo di esso stanno i due Stefani, l'uno do-
menicano di Wesleriis e l'altro cistcrcien-
se di HìM)y. Ornamento più bello della
corona de'sanfi di questo secolo òs. Brigi-
da, che già celebrai siiperiornjente, mor-
ta 911 028 luglioi873 nel monastero
della Chiesa dia. Lorenzo in PnneePer-
ita di Roma, la quale può riguardarsi
come l'educatrice delle virtù eroicamen-
te cristiane nella Svezia; tanto fu potente
l'esempio di lei, e le parole piene dello
spirito di Dio. Tra questi santi soprasta-
rono per la virtù e per la scienza Mattia
domenicano e canonico diLincoping mor-
to nel I 8c)'2, e Pietro priore del monaste-
ro de'cislerciensi d'Ai vastra neirOstrogo-
zia: l'uno era all'altro consigliere e di-
rettore di coscienza. Mattia pe' conforti
di s. Brigida tradusse nella lingua ver-
nacola o dialetto svedese i libri dell'anti-
co e nuovo Testamento a edificazione e
istruzione de'fedeli. L'opera di lui rima-
se, come monumento dell'antico ìinguag
gio,ed esempio di fedele versione, a con-
fusione de'licenziosi e bugiardi volgnriz-
Ziimenli de' riformatori. Pietro Ololf ha
molti diritti alla riconoscenza, massime
della Svezia: cappellano di s. Brigida e
islitulore de'suoi figli, conserva una me-
moria di benedizione in tutti i cuori cri-
stiani pe' viaggi che intraprese, pe* suoi
scritti, e soprattutto pir l'educazione del-
la sua discepola s. Caterina, degna figlia
d'una madre cotanto illustre quale fu s.
Brigida. Confessore e depositario di tut-
ti t segreti di quella santa donna, egli l'au-
compagnò ne'pellegrinaggi di Roma e di
Gerusalemme; raccolse ledi lei meravi-
gliose rivelazioni (delle quali riparlai a
ss. Salvatore ordine di s, Brigida), ne
descrisse la vita, e nel 1 38f) (data piìi si-
cura del 1 874riportala di sopra eoo l'aii-
i64 S V E
torilà del Bovio, che pure raccolse le
notizie (Iella santa) ne ritornò le sagre
leliquie nella Svezia, e solennemenle
le depose nel monastero da essa innalza-
to di Vaslena o Waslena o Westein nel-
la diocesi di Lincoping sino dal i334> in-
di rifuhLricato neh 384 '" "" luogo più
comodo, ove il vescovo diocesano in luo-
ghi separali introdusse le monache e i mo-
naci. Esaurito questo pietoso ufilcio, e-
gli pure beato si riposò nel Signore, po-
tendo dire con Simeone: Ora accommia-
ta pure o Signore il tuo servo, secondo
la tua parola, nella pace. La celebre s. Ca-
terina figlia di s. Brigida, morta abbades-
sa nel claustro di Vastena nel 1 383, vive
ancora al presente nel cuore delle divote
dame romane, molte delle quali si dierO'
no a imitarne particolarmente le ammi-
rabili virlij; e quando nel iSyg il Tevere
jDopipatamenle si elevò in Roma all'al-
tezza dii3 braccia, ed uscito dal suofa-
tnoso letto metteva lo spavento e il peri-
coloin una gran parte dell'alma cillìi, es-
se ricorsero all'intercessione della vergi-
ne svetlese, cui per la morte delhi madre
in Roma onoravano come loro, e il fiu-
me Iraripato ritornò subito dentro le sue
sponde. Si ha di s. Caterina un libro in-
titolato: Siclinna Tr'ócst ^óoiCoiisolazio-
ne dell' anima: la santa nella prelazione
dice che il suo libro è un tessuto di mas-
sime tratte dalla s. Scrittura e da trattati
di pietà; essa vi si paragona all'ape che
forma il suo miele dal succo de' diversi
fiori. Inoltre s. Brigida fu fondatrice del-
l'ordine del ss. iS\zA'rt/o/r(nel quale artico-
lo riparlai dell'ordine equestre di^ncc/Vz-
720,seda lei oda altri istituito) per ambo
i sessi, pel (piale ben meritò non solo della
sua patria, ma ancora di tutta la cristiani-
tà. Questo s'introdusse ben presto nella
Germania,neiri Ughi 1 terra, nel laSpagna,e
ncllealtre parti del settentrione: manten-
ne sempre nel suo seno il sagro luocodel-
la pietà e della scienza, ed in Baviera ha
sopravvissuto eziandio al turbine distrut-
tore della lifuima. Si può vedere C. Fr.
S VE
barone di Nellelbiat, Notizia <V alcuni
monasteri di s. Brigida fuori di Svtzia,
particolarmente in Germania, con os-
H'n'azioni e figure ^ Francforte e Lima
1769. Vastena, monastero parimenti e-
letlo dalla santa sotto l'mvocazione del-
la B. Vergine, e culla ilei suo ordine, ha
mantenuto sino agli ultimi tempi la pu-
rezza dell'antico spirito e della discipli-
na, ad onta delle persecuzioni piìi crude-
li de'novatoii, e per lungo tratto è sialo
l'unico asilo della cattolica fede e de'con-
l'essori generosi di essa nella Svezia. Inol-
tre qui ancora debbo fare menzione del
pernicioso e desolante gran Scisma[f .)
d'occidente, conseguenza dello strano e
sempre deplorabile trasferimento della
residenza papale da Roma ad Avignone.
Dacché il francese Papa Clemente V nel
I 3o5 preso alle trame del nefando Fdip-
po IV il Bello re di Francia, trasportò
la pontifìcia dimora in quella regione e
poi la stabilì in Avignone, corsero pili di
71 anni e 7 pontificali d'indecoroso esi-
liode'Papi dall'elerna Roma, paragona-
ti meritamente a'70 anni della cattività
babilonese. Ed ora pure runarco, che ba-
sterebbe laconsiderazionedi questo stre-
pitoso fallo, fecondo di tante e lunghe ca-
lamità per le nazioni cristiane, per con-
vincere chiunque non ha perduto del tut-
to il senso comune, della necessità del-
l'indipendenza politica e quindi della ci -
vile Sovranità de' romani Pontefici [f'-)-
Alcuni de'7 Papi volendo riparare allo
stravagante trasporto, non ebbero corag-
gio di elfettuare il ritorno in Roma. L'al-
tro francese Urbano f [F.), che nella
coronazione non volle la pompa della
cavalcala, riguardando la dignità pon-
tilìcia come esiliata al di là de' monti,
nel 1367 partì d'Avignone e tempora-
neamente reintegrò Roma del soggior-
no papale come sua sede; indi vedendo
oppressiva alla Scandinavia la primazia
che l'arcivescovo di Lunden voleva con-
tinuare sulla Svezia, consagrò arcivesco-
vo d' Upsal Birgero, e gli die il pai-
SVE
lio qual primate di Svezia, il che fu un
gran colpo alle pretensioni del primate
di Lunden. li clero svedese appena si li-
berò dall'influenza de'datiesi, toccò la sua
più grande altezza ; divenne forte e po-
tente mediatore fra il popolo e il trono,
e ben pieslo fu scudo ali. "contro l'esor-
bitanze crudeli e le oppressioni del 3.°
Non si può abbastanza lodare la manie-
ra d'impero tutto mite e paterno che la
nobiltà e il clero esercitavano, afllnchè il
popolo non avesse da muovere il meno-
mo lamento. Ma poi ripartendo da Ro-
ma Urbano V,s. Brigida, cui avea appro-
dato l'ordine, gli riferì la rivelazione del-
la B. Vergine: che se tornava in Avigno-
ne morrebbe subito, e darebbe occasio-
ne a un furioso scisma, in cui perirebbero
migliaia d'innocenti cristiani. Non ceden-
do il Papa alle zelanti, energiche ragio-
ni e rimostranze di s. Brigida in favore
di Roma, i suoi vaticini! si verificarono
appuntino. Al successore Gregorio A/,
pure francese,?. Brigida tanto devota al-
ias. Sede, egualmente fece riverenti e vi-
ve esortazioni, perchè si recasse a stabi-
lirsi in R.oma; e Valdemaro 1 V re di Da-
ni(narca lo pregò perchè canonizzasse Ur-
bano V,che avea ossequiato in Avignone
vivente. Finalmente, come aDio piacque,
nel 1877 Gregorio XI ritornò debnili-
vamente alla propria sede. Quella lunga
e funesta pellegrinazione indeboh nelle
menti de' popoli il criterio di conoscenza
per distinguere in caso di bisogno chi fos-
se il legittimo Papa, e turbò la discipli-
na de'mezzi adoperati nelle legittime ele-
zioni.Morto nel I 3-8 Gre^forio XI inVa-
ticano.ivi^i cardinali elesseroPapaLrZ»rt/jo
/'/(/^.), che venne universalcnente rico-
nosciuto. Tuttavia, pel suo zelo poco pru-
dente, per la sua indole severa, cominciò
a mostrarsi rigidissimo co'cardinali tutti
francesi, meno 3, riprendendone aspra-
mente e con duri modi i costumi, e ne-
gando loro risolutamente di ritornare ad
Avignone. Indispettiti i cardinali, fuggi-
rono in Anagni e Fondi, ed elessero ai
SVE i65
20 settembre dell'iste^soanno l'antipapa
Clemente FU dì Ginevra (perciò ne ri-
parlerò a Svizzera), col pretesto che l'e-
lezione d'Urbano VI fosse slata estorta da
timore del popolo romano, allorché do-
mandò un Papa romano o italiano e non
francese, temendo il ritorno in Avignone.
Quivi si condusse l'antipapa e vi stabili
cattedra di pestilenza, ciecamente ricono-
sciuto da diversi regni e nazioni. Così eb-
be principio quel lagrimevole scisma, nel
quale i fedeli incerti non sapevano chi ri-
conoscere per legittimo pastore univer-
sale, perchè tanto iu R.oma che in Avi-
gnone continuarono le successioni dei
FapiedeoU Antipapi. Ma oltre al tre mo-
narchie e popoli, la Germania col Set-
tentrione, Svezia, Norvegia, Danimarca
con Pajssia e Prussia, restarono fedeli a
Urbano VI e ubbidirono a' suoi lesit-
timi successori Bonifacio IX, Innocenzo
\ li e Gregorio Xll, ili. "canonizzando
s. 1j( igida. La figlia di questa s. Caterina,
ed.llfonso spagnuolo vescovo diJaen, che
menò vita solitaria e apostolica, e fu com-
pagno di s. Brigida ne'sagri pellegrinaggi
con altri servi di Dio,so5teiinero la legit-
timità d'Urbano VI e la canonica elezio-
ne sua.
Alberto re di Svezia tentando di ri-
cuperare la Scania, nel 1 38o prese la cit-
tà di Laholm; ma sentendo diesi avvi-
cinava l'armata danese preferì di ritirar-
si. Volendoegli essere re assoluto nel suo
regno, e manifestando questo divisamen-
to neh 385, entrò in contesa co'sisnori
e il clero de'suoi stati pe'loro diritti e pre-
tensioni. Il popolo da lui favorito si di-
chiarò perla sua causa, ma la nobiltà più
forte, dopo aver fatte al re inutili rimo-
stranze, gli dichiarò ritirare il giuramen-
to fittogli di fedeltà. Frattanto essendo ai
3 agosto 1387 mortoOlao VI nella Sca-
nia, assai lagrimato da' sudditi danesi e
norvegi per le belle speranze che avea di
se date, la madre Margherita successe al
figlio ne'regni di Danimarca e Norvegi. i
cùlconseusodi tutti gliordiui di quc'due
i66 S V E
stali, soddisfalli della dolcezza e sagaci-
là del suo governo. JMa i uoivegi accor-
dandole lo scetlro sua vita duianle, pev
bilanciarela ripugnanza di ubbidircauna
donna, in che si opponevano le loro an-
liche leggi, stabilirono che do|)0 la sua
morte passerebbe nel giovine Erico suo
pronipote di 5 anni, come figlio di Wra-
lislao principe di Poinerauia e di Maria
figlia d' Ingeburge sorella primogenita
della slessa Margherita. Questa clausola
conferì sin d'allora al giovine principe il
lilolod'Erico re diNorvegia. InollreMar-
gherila couie vedova d' Ac|UÌno o Hakone
11 redi Sveziae VII o Vlllcpial re di Nor-
vegia, assunse pure il titolo di regina di
Svezia, perciò acremente nioUeggiata dal
re Alberto, ma essa non tardò a fargli sen-
tire che non lo avea preso invano. Mar-
gherita,nata in Copenaghen, bella, gran-
de, forte e dotata di mollo spirilo e ca-
l'atlere, avea dentato sino dall'infànzia la
più viva ammirazione. Il padre suo Val-
demaro III o IV diceva che la natura e-
rasi ingannata facendola nascere donna,
poicljè l'avea piuttosto destinala ad esse-
re uo(no. La sposò al figlio del le di Sve-
zia.prevedendo che lai parentado avreb-
be potuto condurre a grandissimi risul-
tati per la politica degli stali del Nord, on-
de penetratosi tal disegno insorsero que-
gli ostacoli che già tracciai, Morto il fra-
tello Ciisloforo, Margherita da tal mo-
mento vide schiudersi dinanzi alci un va-
sto can)po di onori e di prosperità ; per-
chè sebbene la sorella sua primogenita
fosse lngell)urge di Mecklenburgo, non
essendo il diritto di successione statuito
in maniera chiara e precisa, gli slati di
Danimarca radunati in Odensee furono
divisi di parere su tale importante que-
stione. 1 talenti di Margherita, sostenuti
dall'alfetlo del popolo,prevalsero quando
il figlio Olao VI fu salutato re, ed essa fu
delta reggente nella sua minorità. Se-
guendo poi con attenzione gli a v veniraeu-
li di Svezia e di Alberto poco capace di
tjovcraarla,nou trascurò d'acquistarsi dei
S V E
partigiani, che le domandarono soccorsi
contro Alberto. Questi spaventato emi-
grò in Danimarca, e riconobbe Marghe-
rita regina di Golhia e di Svezia,con trat-
tato de'22 marzo 1 388, cui accedette il
senato svedesi* a'20 maggio per una par-
te del reguo.Margherita prouiise di man-
tenere i privilegi del regno.edi difender-
lo contro le pretensioni d'Alberto, e le
furono consegnate le piazze furti. Tutta-
volla Alberto volle mantenersi nel pote-
re, lusingato de'soccorsi ricevuti da'prin-
cipi d'Holstein eMecklenburgo.Anzi gon-
fio d' orgoglio, credendosi ormai invin-
cibile, giurò di non levarsi il berretto pri-
ma d'aver vinto Margherita: l'esito della
guerra lo fece pentire di tal ridicolo giu-
ramento, e del disprezzo satirico col (|ua-
leavea irouicacnentc provocato lo sdegno
della regina. Nel 1389 seguì la battaglia
ili Falcoping nella Weslrogolliia a^ 24
febbraio, che perde Alberto, e filto pri-
gioniero,o in quella de'2 I sellembre, col
figlio Erico, fu tratto a Bahus alla presen-
za di Margherita, che fattagli consegna-
re con pungenti parole uua beriella, ven-
ne da essa mandalo nel castello di Liiid-
hotm nella Scania. Quesla memorabile
giornata terminò di operare ciò che la
sommissione volontaria d'una parie degli
svedesi avea couiiucialo, l'altra continuan-
do neiramirchia, mentre la Danimarca e
laNorvegia godevano di pieno ri poso. Me-
no Stockholm e un piccolo numero d'al-
tre piazze fòrti che tenevano ancora pel
partito d'Alberto,lulto il resto dellaSve-
zia ricevè la legge da Margherita. I tede-
schi che dominavano in Stockholm, sfu-
garoij^o il loro furore contro que'svedesi
che giudicavano inclinali di darsi alla re-
gina. Giovanni di Mecklenburgo venne
in aiuto di quella piazza assediala da'da-
nesi,e la liberò. Dopo aver continuata la
guerra in Isvezia per 6anni,enlrò in trat-
tative con Margherita, e concluse con es-
sa a' 17 giugno iSgS un trattato a Lind-
holm, con cui fu stabilito che re Alber-
to e suo figlio fossero posti lu libertà, a
S V E
condizione òhe se in 3 anni non potessero
venire a un llnule accordo colla regina,
si costituissero di nuovo prigioni, ovvero
si riscattassero pagando ad essa 60,000
marcili d'argento, o consegnando Stock-
liolni con quanto possedevano nella Sve-
zia e riuunziando alla corona. Analoga-
mente a tale convenzione, Alberto e il fi-
glio vennero consegnati a'deputali delle
città an>>eaticlie, di' eransi costituiti ga-
ranti di quella stipulazione, e partirono
dalla Svezia. Allora Margherita vedendo
the per l'unpossibilità d'Alberto di paga-
re il riscatto, tale regno lesarebbe rimasto
sotlouiesso, e che unito ne avrebbe senza
ostacolo il governo a quello di Danimar-
ca e delia Norvegia, sviluppò il vasto dise-
gno di cui da lungo tempo meditava l'e-
secuzione.Raccolti a tale oggetto nel i 3q6
gli stali nella pianura di Mora Steen pres-
so Upsal, vi fece acclamare a' 28 luglio
il suddetto pronipote Erico Xlll in redi
Svezia, ma sotto la sua amministrazione.
In tal guisa ftlargherita ralFermò il suo
potere ne'3 regni senza urtare ninna pre-
tensione, e seppe procurare alla sua am-
bizione il più favorevole avvenire; impe-
rocché non fissò in modo positivo 1 epo-
ca in cui avrebbe rinunziato il potere al
successore. Drizzando ancora più lungi i
suoi accorti sguardi, volle unire per sem-
pre, mediante un patto solenne, i popoli
che le ubbidivano. Convocò "li slati de'3
legni di Danimarca, Svezia e Norvegia,
in Calmai o Colmar città e porto di mare
di Smaland nella Svezia, ed a' ly giugno
I 3c)7 gl'indusse a riconoscere per unico
Sovrano Erico XIII, come redi Danimar-
ca IX, e (juale re di Norvegia 11, e lo fe-
ce coronare dall'arcivescovo di Lunden
e da un vescovo di Svezia. Nell'arringa
ch'ella tenne poi all' assemblea, vi fece
sanzionar l'unione perpetua delle 3 coro-
ne del Nord, formando una sola monar-
chia, vasta, Uorida, ricca e possente sot-
to un solo sovrano. L'atto di ([uesto fa-
moso trattato fu scritto il suo giorno o-
uomaslicOjfcsla dis. Margherita, a'20 lu-
S V E 1G7
glio, altri dicono VS o il i 3, con queste 3
basi principali. i.° Che il re continuerelj-
be ad essere elettivo, cioè scelto tra la fa
miglia regnante finché sussistesse, come
lo era stalo sempre ne'3 regni, e da' de-
putati degli siali di ciascuno di essi.2.*'Che
s.uebbe obbligato di soggiornare ne'3 re-
gnialternativamente.edi spendere incia-
scuno le rendile che ne ricaverebbe. 3."
Che ciascun regno conserverebbe il suo
sigillo, le leggi e i privilegi. In questo trat-
tato finalmentefu riconosciuta di comu-
ne consenso la primazia dell'arcivescovo
«i'Upsal sulla chiesa di Svezia, e termina-
rono le pretensioni su di essa del prima-
tedi Lunden che la contrasta va. Indi Mar-
gherita fece porre nel suo scudo 3 corone.
Abbiamodi J. Bring, De unione Calma-
/•/e/2j/,Lundaei 745. Fr.G.Muenchberg,
Historia pragmatica pacli Calmarien-
sisy Hafniae(749. L'unione de' 3 regni
era di difllcile mantenimento e imprali-
cabile, per l'ontipalia che regnava tra le
nazioni, tutte aspirando all'indipenden-
za, e la parzialità di Margherita pe'suoi
danesi fece pentire gli svedesi e norvegi
dell'unione di Calmar : tutta volta colla
fortezza del suo animo riuscì a tener in
fienogli spiriti. Riscallò dall'ordine leu-
tonicoWisby,che Alberto a vea allogato ai
cavalieri, e da questo principe neli4o5
ottenne la rinunzia foitnale alla corona
di Svezia, conservandogli il titolo di re.
Lo scisma continuando a Incerare l'uni-
tà della Chiesa, si trailo l'abdicazione del
Papa Gregorio -Y// e dell'antipapa .Se-
ncdetlo Xlll. Ninno cedendo, nel 1409
si riuiù il Sinodo (/'.) di Pisa, coli' in-
tervento eziandio de' vescovi e desìi am-
basciatori de' 3 regni del Nord. Deposti
ambedue, a'26 gingno fu eletto Alessan-
dro V, onde in vece d'un capo della Chie-
sa a un tempo se n'ebbero 3, ed i fedeli
restarono agitati sulla legittimità del ve-
ro, per cui la cristianità fu divisa in 3 uh-
biihenzc. La Romagna, parte del regno
di Napoli, la Baviera, il Pai ilinalo del Re-
uo, i ducati di Brunswick e Luucbour^,
i68 SVE
il landgraviatod' Assia, l'elelloralocliTie-
veri, altre cillà e vescovi di Germania, i
legni del Nord restarono fedeli a Grego-
rio XII. La Francia, l'Inghilterra e l'ir-
iHnda, la Polonia, l'Ungheria, il Porlo-
gidlo, e la maggior parte di Germania e
d'Italia, con Iioma, Ijologna eallre pro-
\inciedello stalo papale si sottomisero ad
Alessandro V. La Spagna, la Scozia, l'i-
sole diCorsica eSardegna, leconteediFoix
e d'Armagnac riconobbero il falso Bene-
detto XIII. Papa Gregorio XII nel i4' o
^ped'l Giovanni arcivescovo di Uiga alle
parti settentrionali, aHlne di confermare
1 popoli nella sua ubbidienza. La regina
Margherita co'suoi lumi e coraggio an-
dava sostenendo il colossale edifìzio po-
litico da lei innalzato, mantenne la tran-
quillità efece fallire i maneggi de'nialcon-
lenti. Estese nella Norvegia la giurisdi-
zione dell'arcivescovo di NidrosiaoDron-
tlieim, ed intraprese di convertire i lap-
))oniai cristianesimo, ed allora perlai/
volta penetrarono de'missionari in quel-
le agghiacciale regioni, ma con poco suc-
cesso. Sostenne la conlessa d' Ilolslein ,
contro il vescovo d'Osnabrnck di lei co-
gnato che le contendeva la reggenza dei
.suoi slati, usando la cautela nell'inìpre-
slanze che le fece, di liirsi dare per gua-
rentigia le città delloSchleSAvig,indi ven-
nero in guerra tra loro,sospesa dalla tre
gua delibi I. Erico XI 11 non corrispo-
se alla sua benefattrice, si mostrò impa-
ziente (li regnale, mentre n'era incapa-
cejccrcò di scontentarla e d'impadronirsi
delle redini del governo: fece deca [ti la re
Broderson generale che godeva la fidu-
cia della regina, pe'sinislri successi pro-
vati per la i .""volta soltoMargherila dagli
eserciti danesi>nella guerra contro i conti
d'iJolstein per le pretensioni sulloSchles-
wig.Tuttociò producendo cordoglio alia
regina, mentre a bordo d'un vascello per
evitare una malallia contagiosa navigava
per la I)anin)arca, a'iy novembrei4' '^
piorìdi morie subitanea di 60 anni pres-
so Flensburgo, Trasportala nella calle-
SVE
drale di Roschild, Erico XIII fece scolpi-
re sulla sua tondja da lui creila , che la
memoria di Margherita, la posterità non
onorerà mai tanto quantoella merita. Le
sue qualità eroiche e le grandi cose ope-
rate in 37 anni, in cui esercitò l'autorità
regia, le meiilarono un posto eminente
tra le donne celebri: nelle sue gesta v'han-
no delle cii costanze in cui seppe innalzar-
si ad una grandezza e potenza, di cui do-
poCarloMagno forse in Europa non era vi
esempio. Sei cuslumi non furono del lut-
to esenti dalla critica, ne copriiono le mac-
chie all' occhio della moltitudine le libe-
ralità che prodigava alle chiese, e la sua
divozione pel clero che favorì per oppor-
lonlla tuibolentaeesigenle nobiltà, ch'el-
la infrenò colla forza del suo inqeqno. E-
rico XIII pel suo carattere fu 1' op|tcslo
di Margherita, che gli avea cinta la fron-
te con 3 coione, le quali non seppe con-
servare.Privo di talenti, vileecrudele. pre-
se misure opposte a'veii vantaggi della va-
sta monarchia chedovea governare, e a-
lienò da se tutti gli animi. Indeboh il suo
credilo con rom|)ere la tregua per la lun-
ga guerra ai conti d'ilolslein, nel i4i4f'*"
cendosi aggiudicare dal senato di Dani-
marca il ducato di Schieswig. Nello sles>o
anno si convocò il famoso Sinodo di Co-
stanza^iU cui ragionerò anche aSvizzERA,
continuazione di quello di Pisn,\)ef l'e-
stirpazionedell'eresia, la riforma de'pub-
blici costumi, e per resliluire la pace alla
Chiesa sempre scissa dall'ubbidiie la cri-
stianilàa GregorioXII,a Giovanni XXII
dato in successore ad Alessandro V, ed al
pseudo e ostinalo Benedetto XIII; ed al
quale concorsero fatalmente una molti-
tudine di baccellieri e dottori università-
rii , che resero le sessioni tumultuarie e
tempestose, co'Ioro inverecondi e cavillo-
si sermoni. V'mtervenne ancora Tepisco-
palo del Nord, e i suoi ambasciatori e o-
ratori. Gregorio XII virluosameule pera-
more dell'unità cattolica rinunziòil pon-
tificato; Giovanni XXIII, elelto in forza
e per conseguenza del sinodo pisano,fuv-
S V E
vi {leposlo,e così il manifèsto antipapa Be-
iieclelloXllI acremente censurato di sco-
munica qnal devialo dalla tede, ludi col
suffragio de'3 collegi cardinalizi, e degli
elettori delle nazioni, ammessi perquesla
slraordinariacircoslau7a,neli4i 7fii crea-
lo tarlino V, riconosciuto da tulli [)er
somnioPontefìce,ed ebbe la gloria d'estin-
guere l'infelicissimo e lungo scisma. 11 Pa-
pa dipoi neli4'25 s'interpose nella guer-
ra cbe ardeva Ira Erico Xlll,e i duchi
Adolfoe Gerardo fratelli per loScbleswig,
acciò cessassero di spargere il sangue dei
caltolici, e piuttosto rivolgessero le loro
armi contro gl'infesti eretici circonvicini;
onde ingiunse a Nicolò vescovo di Brema
di cercare in ogni modo a suo nome di
pacificarli. Ma Erico Xlll tornalo dalla
visita de'sanli luoghi di Gerusalemme, e
radunato un esercito, marciando contro
gliereliciboemi non potè vincerli efud'uo-
pò abbandonare l'impiesa. Pticominciata
poscia la guerra per loScbleswig, egual-
mente fu costretto terminarla a suo sca-
pito, per difendersi da'propri sudditi in-
surrezionali dal procedere de'suoi mini-
stri. Nella Svezia ardeva il focolare della
ribellione, e i governatori danesi cbe vi
avea posto si comportavano da veri tiran-
ni. Engelbrecbt e Puke gentiluomini sve-
desi, neli433si miseroalla testade'uìal-
contenti, e imbrandite le armi soggioga-
rono in breve diverse provincie di Sve-
zia. IS'el 1435 Engelbrecbt raccolti gli sta-
tici persuasea deporre formalmente il re;
alla qnal nuovaErico Xlll passò in Isve-
zia e giunse in Stockbolm non senza a-
ver corso gravi pericoli nel viaggio. Pre-
sentatosi Engelbrecbt innanzi la città, si
convenne ad una tiegua,durante la qua-
le si fece dichiarare generalissimo delle
truppe svedesi e amministratore della co-
rona. Si raccolsero a'3 maggio ad Helm-
stadi nell'Halland gli stali generali, e fu
ratificala l'unione di Calmar sulla pro-
messa falla dall'arcivescovo d' Upsal iu
nome del re, di volere ristorare i danni
della nazione, La dieta di Svezia seguita
SVE 169
a Stockholm nel novembre confermò ta-
le deliberazione; dopo di che Erico Xlll
passò in Danimarca , lasciando per via
Iracciedi risentimenti contro gli svedesi,
eia risoluzione di non osservare gli assun-
ti impegni. Ricominciale le turbolenze di
Svezia, Eng(ilbrecbt fu assassinalo pare
d'ordine diCarloCanuto-Son, discenden-
te dal re Canuto, o secondo allri dal re s.
Erico I X, geloso della sua influenza, 0 per-
chè come credono alcuni uscito dalla clas-
se del popolo; indi s'impadronì del pote-
re, ma la sua condotta tirannica avendo
sollevalo gli svedesi, questi tornarono al
loro legittimo sovrano. A'27 luglio 1 43(3
nella dieta di Calmar il re confeiì co'ile-
putali de'3 regni, e fu rinnovala la famo-
sa unione con qualche cambi a mento e ad-
dizione. Quindi passato Erico Xlll nell'i-
sola di Golhland, ove limase 1' inverno
inoperoso,profitlando Carlo Canuto- Son
di lede incertezza, ripigliò il piimitivo po-
tere. iN'eli438 stanco il re dell'opposizio-
ni che provava in Danimarca, ritornò nel-
l'isola di Gothland co'suoi migliori effetti,
determinalo di stabilirvi il suo soggiorno,
ed ivi si abbandonò alla pirateria. I da-
nesi avendolo inutilmente invitato a tor-
nare Ira loro, nel i439 offrirono la coro-
na a Cristoforo III di Baviera, nipote del-
l'imperatore Pioberlo e di Erico Xlll dal
canto della sorellaCaterinasua madre. In-
(.liglislatidi Svezia adunali da Carlo Ca-
nuto-Son nel 1 44° dichiararono il trono
vacante per l'abbandono fittone da Eri-
co XIII, il quale riguai dandosi come de-
caduto visse poi vita privata, nell'oscuri-
là e nel disprezzo, morendo nel i4T'9Amò
le lettere, ed avea ottenuto da Papa Mar-
lino V l'erezione d'una università nel suo
regno, che non potè aprire per mancan-
za di mezzi; e lasciò una Cionaca sulla
Danimarcajch'esisle negli Scriplorcin ve-
runi Stptentrionalium d'Erpold. Ile Cri-
stoforo accorda tosi conCarloCnnuto-Sou,
rS sette(nbrei44' f"-' in Calmar acclama-
lo re di Svezia e coronalo a Upsal dal-
l'arcivescovo; e passato nel i44^ '"^ '^OV'
lyo SVE
vegiadall'arcivescovo diNitlrosia fu con-
sngialo re in Crisliaiiia. Ritoiiialo in Da-
nimarca, egual consacrazione ricevè dal-
l'arcivescovo di Lunden. Cnsloforoconi-
spose alle speranze de'3 regni, e verificò
le niagnificlie promesse da lui fatte. Riu-
nì alla corona di DaoimaicaCopenaglien,
appartenuta sino allora alla sede vesco-
vilediRoschild, mediante alcune terre che
dièincan)bio,estabdi di formarne la sua
residenza, dandole leggi e privilegi. Ge-
loso della potenza e florido commercio
delle cillìi anseatiche, fece forti prepara-
tivi e formò una possente alleanza per at-
taccarle, ma venne sorpreso dalla morte
in llelsimbnrgo nella Scania a'6 gennaio
1 448senza lasciar figli. La sua morie fu l'e-
poca della disunione de'3 regni. Carlo Ca-
iiuto-Son maresciallo di Svezia, vedendo
il trono vacante, riiuiovò i suoi sforzi a
j)ervenirvi; e lauto fece colla sua potenza,
che negli stati da lui adunati aStockholoi
In acclamalo re di Svezia a'20 giugno e
coronalo il 28, col nome di Carlo Vili.
InDanimarca vedendosi che conlroil con-
\cnuto a Calmar, che il re doveasi eleg-
gere da'3 stali del regno, la Svezia da so
avea crealoCarlo VIII,adunatasi in dieta
particolare ad Ilatlerslehen, il senato nel
I ."settembre i44^ accia mòre Cristierno
o Cristiano I conte d'Oldemburgo, pre-
sentalo dallo zio .4d()llò duca di Schles-
wig, a cui era siala olforla la corona, co-
me suo erede e discemlente da Erico 1 X,
IndiCarloYllI volle cacciare Erico XIII,
che ancor vivea, dall'isola di Golhland,
da dove praticava piraterie sulle spiaggio
svedesi e danesi, Erico XIII ricorse a Cri-
stierno 1, lo pose in possesso della cilla-
dellaesi riliròinl*omerania,ove finii suoi
giorni. 1 generali danesi terminarono la
conquista dell'isola, che fu per la Svezia
perduta. Carlo VIII potè reintegrarsi con
f u-si eleggere re di Norvegia a'2 i ottobre
i449> dopo aver fatto annullare l'elezio-
ne diCrislierno 1 eseguila in Cristiania,
ed a'20 novembre fu coronalo dall'arci-
vescovo di Nidrosia. Ma nel Kpo passa-
SVE
lo Ci--istierno I in Norvegia trionfò sul ri-
vale,ne fece annullare la nomina, e fu co-
ronato a'29 luglio in iSidrosia. Di là re-
catosi a Bergen, i senati di Danimarca e
Norvegia rinnovarono con atto solenne
l'unione decine regni; e gli stati diSvezia
costrinsero Carlo Vili a rinunziare alla
corona di Norvegia, per le pratiche diBe-
nedelto d'Oxenstiern, da altri chiamato
lienglson, arci vescovo d'Upsal, sempre in-
tento ad attraversare i suoi disegni, mos-
so a ciò da Cristierno I, e indispettito dal-
la riduzione de'beni del clero fitta a pro-
fitto della corona: inoltre quel prelato nel
I 45 I indusse Cristierno la portar la guer-
ra nella Svezia. Ciò saputosi da Papa Ni-
colò V, a' 23 giugno spedì suo nunzio
in Isvezia, Danimarca e Norvegia, Barto-
lomeo vescovo Coronense, con l'istruzio-
ne di pacificare e persuadere i due re a
rivolgere piuttosto le armi contro il for-
njidabile Maometto II iuiperatorede'lur-
chi, che stava per irrompere contro il re
di Cipro, e di aiutar questi con poderosi
Soccorsi. Per allora la guerra Ira're scan-
dinavi fu sospesa, ma neli4'>7 pei' 'e?"
gieri prelesti BenedettoarciveSviovod'Up-
s:d la dichiarò al re di Svezia, dopo aver
fjllo sapere a Carlo Vili che gli ritirava
il giuramento di fedeltà. Fallosi duce di
un esercito, lo sorprese aSlregnes.lo scon-
fisse e costrinse a chiudersi inStockholin ,
ove si recò a investirlo. Carlo Vili tentò
invano di placare l'arcivescovo, veden-
dosi abbandonalo dalla guarnigione eda
gli abitanti, perciò non trovandosi sicuro
fuggì co'suoi migliori averi a Dauzica. In-
di i cittadini aprirono le porle all' arci-
vesco vo,che fece dichiarare vacante il tro-
no, e dispose gli spirili a favore di Cri-
stierno l, acciò ristabilisse l'unione di Cal-
mar, essendo pur divenuto sovrano di
Schleswig, e d'Holslein eretto poi in duca-
to dall'imperatore Ferdinando III. Il re
giunse a Slockholm, di cui tosto gli furo-
no consegnale le chiavi, e passalo ad Up-
sal fu eletto re di Svezia a' 24 ghigno e
ivi coronalo, ricolmando di benefizi far
S VE
civescovo, il clero e le chiese. Dipoi Cri*
slieino I neh 463 entralo in contesa col •
l'arcivescovo d'Upsal Benedellu, in occa-
sione d'una rivolta che sos[)ellò da lui
fomentata, si assiemò di sua persona e Io
trasse a Copenaghen, il che saputosi da
Papa Pio 11 scomunicò il re. 1 fratelli del
prelato e il vescovo di LincopingKeltil
Carlson Wasadi lui ni[)Ote, avendolo in-
vano ridomandato offrendo 24 cauzioni,
assoldarono truppe, commossero tutto il
clero svedese contro il re, ed istigati i po-
poli a ribellarsi, s'impadronirono d'ulcu-
ue piazze e assedrarono Slockholm, INel
i4('4 Cristierno I passò in Isvezia, die
battaglia al vescovo di Lincoping nella
Westmania, fu vinto e si ritirò in Slock-
holm: ivi assediato dal prelato,e veden-
dosi impotente di respingerlo,si restituì in
Danimarca. Allora i malcontenti richia-
marono dalsuo usilo Carlo Vili, il quale
giunse a Stockholm nell'agoslo con mol-
ti soldati e vascelli A. tal nuova Cristierno
1 si riconciliò con Benedetto arcivescovo
d'Upsal, e lo rimandò in Isvezia: al suo
arrivo subilo le cose mutarono di aspet-
to. Egli insegu"i Carlo Vili, e nel 1 465
lo costrinse a far la sua rinunzia al trono,
essendogli accordato a vita il governo di
Finlandia. Ma questa rinunzia non resli-
lu'i la calma alla Svezia; essendo essa do-
minata allora dal clero, l'arcivescovo Ce-
detto, ed Enrico Axclson dell'illustre ca-
sa di Tott,si contesero il titolo d'animi-
nislratore del regno, eia vinse il 2. "Mor-
to il prelato nel 1 467, Enrico ofliì di nuo-
vo la corona a Carlo Vili, che giunse a
Stockholm a'i2 novembre, e di bel nuo-
vo gli fu fatto giuiamenlo di fedeltà, Nel
1 469 Cristierno l,che a vea ancora un pò
tenie partito nella Svezia, vi passò, e sul
principio riportò de'vantaggi; ma attese
varie perdite solferle, nel 1470 per ope-
ra di Stenoo Sture nipote del re, fu co-
stretto ritornarein Danimarca. Poco do-
po Carlo Vili morì a' 1 5 maggio, dopo
aver dichiarato am mi nislratore del laS ve -
zia il detto nipote Stenon I denominato
S V E 17,
r^/i//c-o,edil suo figlio di tenera età poco
gli sopravvisse.
Gli stali di Svezia, non curando le ri'
mostranze de'danesi perchè fosse rinno-
V ila l'unione di Calmar, confermarono
Sleoou I finché potessero accordarsi nel-
l'elezione d'un re; ed egli governò la Sve-
zia con saggia, prudente e vigorosa am-
ministrazione in mezzo alle discortlie che
l'agitavano. Se meno lieto per la religio-
ne fu questo secolo XV, con ragione può
dirsi che esso alimentò funeste scintille
di ecclesiastici e politici tuibameiili, le
quali sul cominciar del successivo secolo
in un generale incendio divamparono. Os-
serva il d.r Theiuer, che ne somministrò
materia il famigerato trattato di pace e
unione di Calmar, concluso per congiun-
gere in una lega ollensiva e difensiva i 3
vicini regni di Svezia, di Danimarca e di
Norvegia, contrastauli tra loro in perpe-
tue ostilità; i quali regni inforza di que-
sto trattalo doveano essere retti da un so-
lo sovrano, alla cui scelta lutti e 3 concor-
jerebbero.Per quanto quest'alleanza fos-
se saviamente immaginata, e paresse do-
versene aspettare i migliori elfetti, pure
la natura slessa delle sue condizioni ren-
devano impossibile un felice riuscimen-
to; dappoiché gl'interessi delle 3 nazioni
che in processo di tempo si aumentava-
no, doveano alimentare le reciproche ge-
losie e quindi generare un odio implaca-
bile che non sarebbe trattenuto per al-
cun vincolo. Infatti, come si è veduto, i
3 regni insorsero l'uno contro l'altro in
feroci dissensioni, onde il nome e la diiiui-
la reale immensamente ne scapito. La no-
biltà ed il clero per altro assai vi guada-
gnarono, perchè il popolo in queste [)o~
litiche agitazioni si tenne così ben ilispo-
sto, da porgere volontieri l'orecchio alle
insinuazioni di questi due grandi stati, cui
gl'interessi vicendevoli aveano collegalo
insienie in intimaamicizia. Forse in niuu
paese, come nella Svezia, ebbero essi più
sUette lelaziooi, le quali d'altra parte e-
radilUcile mantenere in Qua durevole ar-
172 SVE
monia, non potendo entrambi essere sem-
pre direni dalle medesime intenzioni e
<J;ille medesime vedute. Tulli i possedi-
menti e le ricchezze enmo esclusivamen-
te nelle mani degli ecclesiastici e de'no-
bili: poderi, ville e cnstella tutto loro ap-
parteneva, di che i vescovi e i magnati
erano cresciuti smisuratamente nel pote-
re e nell'indipendenza, e si è detto a che
peiveuneio l'arcivescovo d'Upsale il ve-
scovo di Lincopiiig. Ln podestà reale, al
confronto di (pjesti signori così possenti,
andò pressoché perduta, per le continue
divisioni eziandio de'sudd ili. Ognuna del-
le 3 nazioni voleva provvedere a'propri
vantaggi , e pertinacemente ricusava di
concorrere agli altrui; ed un solo re do-
\ea con egnal giustizia promuovere così
diversi e bene spesso inconciliabili inte-
ressi. Di che non è a dire quanti arbitrii
e prepotenze ancora derivassero, ogni-
qualvolta le corte viste de'regnanli non
c(jn)prendevano la posizione ardua e ve-
race, ed i bisogni delle 3 grandi nazioni.
A Danimarca rammentai l'andata in Ro-
ma di Cristiano I in abito da [)ellegrinu
[)er soddisfaree per essi re dispensato d'un
suo voto di portarsi a (ierusalemme, ma
con gran corteggio, magnificamente ospi-
tato ne'primi d'aprile I 474"'^'' palazzodi
«.Spirito inSassia da Sisto IV. Oitenne
da lui, oltre molti doni, la bramata gra-
zia, coH'ohbligo di fondare un ospedale,
e come amico delle lettere rilurnato nei
suoi slati neli47B eresse a Copenaghen
l'università pel permesso ottenuto nel suo
soggiorno in Roma da Sisto IV. Questo
Papa a'28 febbraio i47^> ^d istanza di
Stenon I, fondò pure rmiiversilàd'Upsal,
la quale si aprì neiroltobrei477- L'am-
ministratore nel 1 482 introdusse in Isve-
zia l'arte tipografica, la quale per suo t."
saggio stampò l'anno dopo il libro ìaù-
U)\i\\o:DialoQus crealurantin ojHimeìno-
raliznlnx oiniii maleriae inorali jocuìulo
et aedificalivo modo applicahiUs, incipit
felicilcr. Quando Crislierno I nel 1 47 i si
presentò aSlockholm alla lesta d'un'ar-
S VE
mala e richiese la corona, Stenon I mar-
ciò contro di lui, lo sconfìsse e conservò
il supremo potere; ottenne poi altre vit-
torie sui russi invasori di Fmiandia. Al-
l'indipendeoza dellaSvezia precipuamen-
te contribuì il grande Stenon I, generoso
e veramente d'antica magnaninnlà,esper-
tissimo de'pubblici affari, salutato dagli
storici imparziali co'nomi di liberatore e
salvatore di sua nazione. Godè d'una po-
destà illimitata come di re, e sep[>e assai
bene mantenere e difendere le franchigie
del clero e della nobiltà, senza ledere i
vantaggi dello stato: gH svedesi pongono
l'etàdell'oro nel lungosuo governo. Sag-
gia pietà, caldo afletto di religione, fer-
mezza invilta nel mantenere i duitti ina-
lienabili dellaChie$a,fiu-ono legrandi pre-
rogative,difficili a rinvenirsi in un polen-
te, le quali gli guadagnarono popolarità,
deferenza e acnore. Già sin ilal tenkpo suo
molti nobili agognavano all'ecclesiastiche
ricchezze: Stenon I per mostrar loro in
un modo solenne tutta la reità di quella
cupidigia, convocò la dieta e si n)oslrò in
parole e atti quasi intendesse restringer
l'ormai soverchia [xitcnza de' vescovi e
della chiesa; tulli i senatori gli dierono a
divedere la loro approvnzione. Allora e-
gli si alzò, e con acri parole li ripiese di
silfatla temerità, dichiarando non mera-
vigliarsi se alla con)une patria fusserocol-
le tante sventure, essendo impossibile che
cada la dignità della chiesa, senzachè non
tragga seco lutto lo stato nella rovina.
Che se taluno voleva precipitar la cosa
pubblica, incominciasse pure dal muove-
re assalto contro la spirituale gerarchia,
a cui non sarebbero mancali ilifensori.
Ilemming Gadd vescovo di Lincoping, il
più dotto ed eloquente del suo secolo,isli«
luito nelle scuole italiane più famose, e
già maestro di matematica al Borgia poi
Alessandro VI Papa, era l'anima di quel-
la generosa lolla di libertà patria contro
idanesi. Egliabbominava ildispoticogio-
go di quegli oppressori, ed alfrellava coi
più fervidi voli la liberazioue de'suoi lì a-
s ^ E
telli. Ma per condurre a fine la mngna*
«icua impresa sembrò talvolta dimenti-
care i sagri doveri del suo ministero, col-
pa più de'miseri tempi che sua, e non di-
sdegnò d'accoppiare al pacifico pastorale
la spada. I danesi lo temerono più di Ste-
non 1, come quello che prestò l'opera sua
anche col suo successore. Ad onta di sue
eminenti benemerenze,a danno di Stenon
J si formò un partilo contro di lui, il se-
nato lo spogliò di sua dignità, lo dichia-
rò nemico della patria, di cui era profon-
damente divoto, efecescomunicarlo dal-
l'arcivescovo d'Upsal. IVel tempo stesso
Giovanni re di Danimarca e ÌNorvegia,
ch'era succeduto al padre Cristierno I, il
quale era stato sepolto nella sua cappel-
la di Roschild, passò in Isvezia con l'e-
sercito, ruppe le genti di Stenon I e que-
sti si ritirò in Finlandia: col nome di Gio-
vanni li a'i4 agostoi483 il sovrano da-
nese fu riconosciuto re di Svezia, ma Ste-
non I non rinunziò 1' amministrazione
che nel i497> allorquando Giovanni li
ritornò armato in Isvezia , assediando
Stockholm,eda paltodi ricevere da Gio-
vaimi II la Finlandia, le due Bolnie e al-
cune castella, col grado di maresciallo di
Svezia. Quindi Giovanni 11 a'26 novem-
bre fu coronato in Slockholm dall'arci-
vescovo d'Upsal, e il suo primogenitoCri-
stierno II venne riconosciuto per succes-
sore al trono, come già lo era stato per
que'di Danimarca e Norvegia. Nel 1499
ritornò in Isvezia e fece coronarein Upsal
la regina Cristina di Sassonia sua moglie.
Papa Alessandro VI celebrando l'anno
santoi 5oo, inviò legato aposlolicoil car-
dinal Pc'iauld in hvezia,Danimarca, Nor-
vegia e Prussia per promulgarvi l'indul-
genza del giubileo. Dipoi altro legato fu il
cardinal Bahacz per predicar la crociata
contro i turchi, e perciò oltre l'Ungheria
sua patria, di cui era pure primate e arci-
vescovo di ly/r/^'o/j/VZjCsercitò la legazione
inlìoemia.Polonia, Danimarca, Norvegia,
Svezia, Prussia, Moscovia e Baviera , in
uua parola pei lutto il Selleutrione eoa
SVE 173
gran zelo. Nel i SocsStenonl sdegnalo per-
chè il re gli avea ritirato una parie del-
le gratificazioni accordategli , formò un
partilo per liberare la patria dalla domi-
nazioneslraniera ecacciarlo dallaSvezia,
e potè riprendere il titolo e le funzioni di
amministratore. Giovanni II per ricupe-
rare il regno fece inutili sforzi colle armi,
colia mediazione dell'imperatore e l'au-
torità della slessa s. S^de, e lo perde per
sempre. a'i3 dicembre! 5o3 la morie lo
liberò da Stenon 1 suo possente rivale, che
fu tumulato in Stregnes; trionfo che si
dileguò rapidamente, perchè l'ammini-
stratore avea comunicato il suo spiiito ai
capi delpropriopartito. Questo subito gli
sostituì per amministiatore del regno
Swante Nilson Sture d'una famiglia di-
versa da quella del predecessore, che ma-
resciallo del regno, le sue tendenze ea-
bilità già erano conosciute, ed avea ere-
ditato da Stenon I l'amor patrio, l'eroi-
smo e la fervente pietà. Egli terminò di
francare la Svezia dal giogo straniero, e
colla sua destrezza e valore rese inutili
tulle le misure prese da'danesi per im-
porglielo di nuovo. Egli seppe pure con
vigilante fermezza fissare a suo favore
l'incostani-a degli svedesi e tenerli ubbi-
dienti , malgrado le diverse perdite che
gli fece provare il suo rivale. A'2 genna-
ioi5i2 terminò i suoi giorni, portando
alla tomba il compianto della nazione,
che gli surrogònell'amministrazioneil fi-
glio Stenon Sture 11. Mentre Giovanni I(
tentava di ricuperar la corona, median-
te un potente parlitoavverso a Stenon II,
tra i capi del quale eravi Gustavo Troll
poi famoso arci vescovo d'UpsaI,emulo del
genitore, la morte lo colse a'21 febbraio,
vivamenledeploraloda'danesi,come mo-
derato, pio, giusto, pacifico e buon eco-
nomo. Stenon II fu glorioso quanto il pa-
dre perspianar la via all'intera liberazio-
ne della patria, e se trascorse in qualche
cosa, più sono da incolparne i consiglieri
suoi. D()tato di spiritiardcnti, e chiama-
to al timone del regno nel primo fiore
I 74 S V E
«lell'ctà, non è nieraTlf»lla s'egli non nq-
giiin<;e alle sue virlù quella somma pru-
denza e moderazione, perlaquale i due
predecessori rotantosi segnalarono. Trat-
to in errore da'suoi ministri, egli die trop-
po facile orecchio alle calunnie d'un no-
bile d'infima classe contro l'alto clero e
la nobillà con esso collegntn. Ver tale de-
bolezza d'animosi disgustò i piii ragguar-
devoli personaggi del regno: questa fu la
causa per la quale l'illustreebenemeren-
tissimoGiacomoUIfion arcivescovo d'U-
psnl si ritirò, e più tardi mori nella cer-
tosa di Griipsliolm; onde gli fu dato nel
i5i6 da Stenon li a successore il nomi-
rato Gustavo Troll, i contrasti col quale
ebbero origine dagli accennati inconve-
nienti, e per essere Gustavo della prima-
ria nobiltà, la quale avea veduto di mal
animo che l'amministrazione del regno
dopo la morte di SAvante non fo^se stala
anidala a Erico Tioll padre dell'arcive-
scovo, discendente da una delle più an-
tiche stirpi di Svezia,proveltoe sperimen-
tato, che godeva i voti de'prehili edelKi
[)iù elevata nobiltà, sopraltalli da'giova-
«li senatori e dal resto della nobillà. Ciò
fu causa elici nobili col ceto ecclesiasti-
co si posero sulle difese, contro la grande
e prepotente influenza deHamministra-
tore. La fiizione danese, già combattuta
tlall'episcopato, perqueste scissure ripre-
se nuova lena e vita, protetta da Gusta-
vo,dald/Theiner dichiarato ingrato, per-
chè avea ricevuto da Stenon li la sede
onde questi riacquistar l'amicizia del pa-
<lre suo, e gli ricusò il giuramento di fe-
tleltà, per riconoscerei diritti di Crisliei-
iio li e piopugnandoli. Neli'Jiy Stenon
li spedi in Roma a Leone X per alfari
ecclesiastici rilevantissimi, il celebre Gio-
vanni Magno Goto di Lincoping, uomo
d'incorrotta fama, d'acuto intendimento
e di nìolta pietà, qualità accoppiate ad u-
na rara moderazione e prudenza , dotto
nel diritto canonico e nella teologia, na-
to fatto pel maneggio di grandi e didici-
li negozi. Nella corte di Leone X potè per-
S V E
fezionarsi neiresperienza,8cqnislando de-
strezza somma nelle cose spirituali e tem-
porali, comechèdi continuo usando cogli
uomini più famosi d'Europa per ingegno
e dottrina. Intanto la religione tra gli ec-
clesiastici, i magnali e il popolo in un mo-
do mirabile fiorivajinleramente e coscien-
ziosamente se ne osservavano le leggi, la
s. vSede vi era in onore e riverenza, e l'a-
more e la fedeltà al Papa era profonda-
mente impressa neiranimodi tutti gli sve-
desi. Il popolo venerava e commendava
la puritàeseveiità grandede'costumi dei
suoi preti ; si avea rispetto al celibato e
scrupolosamente si osservava. Il popolo
nel I 5 1 3 avea celebrato nella vasta cat-
tedrale d*y^/;o, antica capitale della Fin-
landiacon sicuro ecomodoporto, con in-
credibile solennità la canonizzazione fit-
ta in Roma (U Leone Xdi s. Heraming,
con gran concorso dalle parti più lonta-
ne del regno, e con lietissime feste nazio-
nali; e tulio si rinnovò poi in Lincoping
quando lo stesso Papa nel i 59,o canoniz-
zò*. Nicolao. I divoti svedesi facevano sa-
gri pellegrinaggi ove riposavano! sagri a-
vauzi di s. Erico IX in Upsal, e delle ss.
Ingrida, Matilde , Brigida e Caterina in
Vastena,ed ivi porgevano fervorose preci
pel mHntenimenlo dell'antica fede, in un
tempo ch'era minacciata da'fanatici e vi-
ziosi proseliti, che andava facendo nella
vicina Germania gli errori abbominevo-
li di Lutero, predicando la soppressione
del celibato e 1' usurpazione de' beni di
chiesa , con un codazzo d' altre eresie e
scisma deplorabile, tra le oscene danze di
Venere eBacco; facendo così il popolo ave -
dese un pubblico e solenne contrapposto
alle vergognose licenze de'novelli pretesi
riformatori. Ma questa edificante pietà e
festiva gioia del fedele popolo svedese, do-
vea esser ben presto turbala, e quindi ra-
pita dolorosamente. Continuando le acer-
bedissensioni Ira l'arcivescovoTroll eSte-
non II con aperta guerra, questi l'assediò
nel suo castello di Steke. Narra il d.*" Thei-
ncr, che l'arcivescovo di Lundcn Birgcr
SVE ij V E 17;
prese la difesa di quello d' Upsal, e per to aI»I)ond.inti vcltovaglie, e invece il re
(onìmissioiie avuta da Leone X a mezzo ingrnt.imente corrispose con recai<-i seco
del re danese Cristierno li (il quale era gli stndichi contro la buona fede. Ed inol-
stato co! padre Giovanni II acclamato re tre clie Leone X inviò tanto al re die al-
di Svezia fino dali497, epoi gli stali di 1' amininistiatore il celebre cardinal de
Danimarca, Svezia e Norvegia assicura- P/o per legalo, per invitarli a impugna-
rono Giovanni Il tbe Cristierno II gli sue re le armi contro i turchi nemici f)rnii-
cederebbe, e quando questi fu coronato (labili del nome cristiano. Qui debbo di-
re di Danimarca eiVor\egia gli svedesi lo cliiarare,cliedovendo procedere colle/1/e-
riconobbero nella dieta di Waiberg), ne! mone del eh. ed eruditissimo mg.' Wa-
l5i7 o prima scomunicò rammiiii>lra- timoni, in confutare la pretensione de'lu-
lore qualca[)ode'i ibelli (per avere co' ve- terani svedesi sulla successione aposloli-
scovi e alcuni signori di Svezia dichiara- ca che suppongono esistere in Isvezia, ed
to Cristierno II illegittimo e non eletto li insieme riportare nozioni che si ranno-
bciamenle loro re, per cui concitatosi il daiio con altri gravi articoli, e in ispecie
jiopolo, il re fu costretto prender le armi colla deplorabile riforma di Lutero e sue
per nirttersi in possessodel suo trono, che nbbominevoli conseguenze , primiera-
gliconlendeva Stenon 11, il (piale persua- mentecon tanta autorità rettifico le celi-
be gli svedesi nella dieta d'Arboga d'op- sure pontificie di Leone X. Questo Papa
porgli la forza), e come liianno del clero. scomunicòStenonlI a' Tmaggioi j i4>per-
Questi però nofi sospese l'assedio, duran- chèavea ingiustamente tolto alla legina
l«; ilqualee C(j||a mira di deluderlo, Troll Cristina madre di Ciistierno II la sua do-
cile a vea intelligenze con Cristierno 11 , le; indi neh j 16 Leone X inviò in Isve-
eiiliì) conSlenon II in negoziazioni, enei zia il nunzio Gio. Angelo Arcindxildi per
cotso delle coniérenze una fiotta danese far la pace Ira Stenon II, lallocleroe i
sbarcò un esercito presso Stockholm.Ste- grandi di Svezia, col re Cristierno II. Ma
non II accorse per dargli la caccia, e ri- il pontificio legato si lasciò guadagnare
turno trionfante a Sleke,di cui s'impa- da'mngnilìci presenti di Stenon II;equc-
droni, costringendo il prelato per salvar sii, di cui altri fa un santo, inliomellen-
la vita, con violenta infrazione delle leg- dosi nel governo di Svezia conilo il trat-
gi canoniche, per prepotenza a rinunziaie tato dell'unione di Calmar e i patti disuc-
alla sua sede. INel 1 5 18 Cristierno II fai- cessione, pei seguilo l'arcivescovo d'Upsal
lo uno sbarco vicino a Stockholni, si Irò- Troll pai liginno del re IcgiUimo Cristier-
\ò n fronte Slenon II e fu da essoa'22 no II, e avendo preso il castello di Sle-
luglio sconfitto a IJenkiika. Il re gli chic- ke, ove l'arcivescovo erasi ritiralo, lode-
se ostaggi per conferir seco lui, ed otte- pose di sua propria autorità; e Arcimbol-
nutine 6, invece di portarsi al convegno di guadagnalo dai presenti e dalla se<le
di Stoekhohn, li condusse in Daniuiar- d'L'psal che Slenon 11 gli olTrì, approvò
ca.Nel niinierodupiesti prigionieraviGu- «juesta deposizione. Indi gli svedesi nella
slavo Erico-Son figlio d'Erico Wasa du- dieta d'Aiboga del 1 5 i <S pi omisero a .Sle-
ca di Griipsholm, poi vendicatore della non II, che non farebbero caso di tulle
mala fede e della libertà degli svedesi le sentenze di scomunica che il Papa po-
(juando lo elessero re. Trovo nell'anna- lesse lanciare contro la Svezia; e re Cri-
lisla Rinaldi, a dello ann(»i 5 18, che inol- sliei no II accusòStenon II: 1 ."d'averasse-
lie Stenon II al debellato Cristierno II, dialoTarcivescovo Troll; 2.' d'aver f.ilfo
che avendo rolto la tregua e assedialo prigione e caricalo di catene l'arcivesco-
Slockholm, era slato in mare esposto a voGiacomo UIf»on; 3." d'aver sequestra
morir di fame, giù gli aveasomminislia- to i beni de'ciinonici d'Lpsal che prcscio
lyG S V E
i) partito del loro arcivescovo; 4-°<l'3^er
fatto rivoltare gli svedesi contro il loro
re legittimo, e fattili mancare al loro giu-
ramento di fedeltà, costituendosi loro go-
vernatore senza l'autorità del re. Dipoi a-
vendo Cristierno 11 esposto a Leone Xla
condotta del nunzio e la sua collisione
cogli svedesi, il Papa poscia richiamò il
prelato, ed incaricò Birger arci vescovo di
Lunden primate di Svezia e legato della
s.Sede,come lo chiama licitato mg/ Wa-
rimont, di sentire i testimoni a carico e
difesa s'idiH'ArcimboldijSÌ di Slenon II,
ed'inviarne processo verbale a lloma, co-
me il Papa scrisse a Cristierno II a' i6
agosto 1 5 1 9. L'arci vescovoGustavoTroll
nella dieta d'Arhoga del iSip, coH'an-
iiuenza del ntuizio pontifìcio Gio. Ange-
lo Arcindjoldi, fu dalla nazione dichiara-
lo decaduto; ma egli invece islitiù uu ec-
clesiastico giudizio, nel quale giustilicò la
scomunica che avea sollecitata contro
l'amministratoreStenon li e suoi fautori,
enestabih il reCristierno II legittimo ese-
cutore. NeliSig Cristierno II Irruppe di
nuovo sulla Svezia, e dopo aver conqui-
.stato sulla costa orientale l'isola Oeland,
nella prefettura di Calmar, fu sconfitto
<linnnzi a questa città. Nel seguente an-
noi 520 ricevuti vari rinforzi dal cogna-
to imperatore Carlo V, da Francia e da
Scozia, nel gennaio fece un nuovo sbar-
co in Isvezia. Rrumpen suo generale si
scontrò 11193 Bogesund nella Westrogo-
7Ìa con Stenon 11, che mentre stava per
riportare vittoria restò ferito, e spirò sul
ghiaccio del lago Maelar quando era por-
lato a Stockholm. Questa città fu difesa
dalla sua vedova Cristina, mentre i dane-
si senza inciampi percorsero vittoriosi
la Svezia, la quale caduta in confusione,
in sì diOicili circostanze essendogli stati
senza capo adunati in Upsal, comparso
l'arcivescovo d'Upsal Troll, come quello
che non avea perduto i diritti alla sua se-
<le per la forzata abdicazione, persuase
l'assemblea a sottomettersi a'6 marzo a
Cristierno II. Questi a'7 aprile ratificò le
S VE
condizioni colle quali gli fu conferita la
corona, con indulto generale di perdono;
ma Cristina aiutala daLubecca ricusò di
sottomettersi. Laonde il nunzio Arcim-
boldi vedendo scoperto il suo operato ,
procurò di scolparsi con Cristierno II eoa
lettera de' 18 aprile iSig. Continuando
Cristina a sostenersi in Stockholm , nel
maggio Cristierno II si recò ad assediar-
la, e dopo 3 mesi mediante grandi pro-
messe capitolò. Il re fece il suo solenne
ingresso in Stockholm a'7 settembre, ed
a'4 novembre fu coronatodall'arcivesco-
vo d'Upsal Troll, riunendo cos\ di nuo-
vo sulla sua testa le 3 coione delNord. Pe-
rò la gioia di tal ceremoniasi cambiò to-
sto in lutto. Niun tiranno commise giam-
mai tante atrocità (|uanto il re nella ca-
pitale della Svezia 18, il gè il io novem-
bre.Cristina fu cacciata in prigione, il cor-
po del marito Stenon 11 disotterrato, fu
strascinato su'graticci e arso in una pub-
blica piazza, dopo averlo il re insieme al
cadavere del figlio con rabbia ferina e
inaudita lacerato co'propri denti; indi ne
fece per terrore portare in giro gli avan-
zi per tutto il regno. Ad esterminio poi
delle principali famiglie che ritrovavan-
si riunite in Stockholm e già da lui splen-
didamente banchettate, sotto il pretesto
che siccome colpite dalla scomunica del-
l'arcivescovo di Lunden, quali aderenti
dell'amministralore fossero eretiche, fu-
rono arrestate, e negando loro gli estje-
mi conforti della religione, vennero de-
capitate sul patibolo, inclusivainente ai
santissimi vescovi Mattia di Slregnes e
Vincenzo di Scara, onde il popolo gemen-
do inorridito si sciolse in lagrime. Per 3
giorni tra la generale costernazione resta-
rono insepolte 94 vittienedi tanta infan)e
crudeltà, che immolò al suo furore il fio-
re della nobiltà svedese, e dipoi strasci-
nate da'carnefici fuori della città furono
bruciate. A sì tremenda vendetta, aggiun-
se Cristierno II per giustificazione, eoa
infernale astuzia, h dichiarazione d'es-
sere esecutore d'uu breve pontificio, che
S V E
con false rappresentanze avea nel i5f9
carpito ila Leone X, di scomunica contro
Slenon II e suoi addenti, colla minaccia
d'interdetto a tutta la Svezia, in ciò a-
iutato dagli arcivescovi d'Upsal e di Lun-
den, al dire del d/ Theiner. Il traditore
Cristierno II, che la posterità ben a ra-
gione cliiama il Nerone del Nord, e lo
rassomigliò ancora a Caligola (certo è che
come cristiano gli ha di gran lunga ol-
trepassali), ingannò con lettera il Papa,
tenendo il linguaggio d'un difensore del-
la Chiesa, couìe e megiio riferisce lo sles-
so d.^ Theiner, col quale principalmente,
e tenendo presente per le modifica/.ioni
mg.rWarimont,procederòin narrare l'in-
fausta introduzione del luteranismo in
Isvezia per opera di Gustavo I, il cui pa-
dre fu compreso nel massacro di Stock-
holm. Egli dice pure che l'interdetto fu
inulilaiente lanciato nel i 5r9, senza che
il Papa l'avesse decretato. Anche il Rinal-
di confuta la calunnia e menzogna con-
tro LeoneX divulgata da GiovanniMeur-
sen e disavvedutamente scritta da Olao
Magno, storici di Danimarca eSvezia. Do-
po la morte di Slenon II il suo oratore
presso la s. Sede Giovanni Magno Goto,
per quiete si ritirò a Perugia, ove per la
reputazione che godeva fu eletto profes-
sore di teologia. Tosto che seppe la ca-
tastrofe di Stockholm rinunziò la catte-
dra e volò a Roma per difendervi le ragio-
ni della patria a lui cara, contro le ini-
que arti di Cristierno lì. Ne'privati ra-
gionamenti con Leone X, e ne'pubblici
in concistoio alla presenza del sagro col-
legio , reclamò eoeigicamente contro le
crudeltà commesse in Isvezia, ed in no-
me de'suoi concittadini domandò solen-
ne soddisfazione.il Papa e i cardinali all'u-
dire il racconto lamentevole de'casi del-
l'infelice nazione oppressa, non poterono
ri'^parmiare le lagrime. Altrettante cru-
deltà commise Cristierno II in ogni par-
te del regno che percorse, dovunque la-
sciando vestigi di morte, di sangue e di
tirannia. In Raspurg nel giorno di Mata-
VOI- LXXI.
SVE 177
le fece mozzare il capo, insieme con al-
ili io campioni della patria indipenden-
za, all'illustreGadd vescovo diLincopini,',
al quale dovea pei* la massima parte d
suo innalzamento al trono. Nel giorno del-
l'Epifania del i52 I fece squartare in Va-
slena due cittadini, e gettarne i brani ai
corvi. In quello della Purificazione, giun-
to nel monastero diNydala, in ricambio
della riverente accoglienza, fece annegar
nel (lume, colle mani legate al dorso,il pio
abbate e 7 monaci, Così il barbaro pu-
niva la fede serbala dagli svedesi alla lo-
ro patria, nell'ultima guerra contro i da-
nesi. 11 numero degli uccisi in questa ma-
niera nella Svezia arrivò a 5oo, altri di-
cono 600, e che dappertutto ove passava
ficeva innalzar le forche. Carico d'immen-
sa preda de'beni confiscati a lauti infeli-
ci,e dell'universale indegnazione, tornò iu
Danimarca. Unode'miiiistri principali dei
suoi eccessi fu Teodorico SclachekoSgla-
ghoeck, che creò vescovo di Scara e poi
arcivescovo di Lunden,e gli alììdò il go-
verno di Svezia. Poi per le sue estorsioni
e tirannie avendolo richiamato, quando
giunto in Danimarca illrancescano Gio.
Francesco da Potenza nunzio del Papa,
in suo nome altamente si querelò della
mortedegli ecclesiastici avvolta nella stra-
ge di Stockholm, il re per iscusarsi eoa
Leone X e calmarne il risentimento, ne
incolpò i consigli di Teodorico, e dopo a-
verlo caccialo in orribile carcere, lo fece
bruciare a'22 gennaio 1 52 2 sul mercato
di Copenaghen , sicuro di non riviolare
l'immunità ecclesiastiche perchè esso non
avea ricevuto da Roma le bolle dell'isti-
tuzione canonica. L'estremo supplizio era
pure pieparato,se non fuggivano, a'due
virtuosi prelati, Enrico Valchendorp ar-
civescovo di Nidrosia e primate di iVor-
vegia, ed a Giorgio Scorborg arcivesco-
vo diLunden e primate di Danimarca; l'u-
no perchè confortalo dal cognato del re
l'inìperalore Carlo V, l'avea ripreso nel-
le scandalose sue tresche, l'altro per di-
sapprovare lecarnificine commesse iu I-
13
178 SVE
Svezia. S'impossessò delle loro sostanze e
tielle proprielà di loro sedi. Più lardi e-
stese le sue vendette a'capiloli metropo-
litani, con mille strazi maltrattando quei
pacifici ecclesiastici. Voleva eziandioche
fosse annegato il rispettabile vescovo di
Slregnes, Giovanni Anderson Beldenak,
peraver eccitato il popolo all'omaggiodel
nuovo re o reggente Gustavo I, ma per
timore del Papa gli condonò la vita, e l'in-
viò a Borenholm carico di catene. Neppu-
re a Gio. Angelo Arcimboldi nunzio del-
la Scandinavia avrebbe perdonato la sua
vendetta (irritato pel narrato con mg.'"
Warimonl), se non l'avesse trattenuto la
jjaura di Carlo V, piucchè di LeoneXjma
pose le mani addosso ad Antonello suo in-
nocente fratello, e su di esso sfogò il suo
furore, nulla curando le preghiere della
regina Isabella d'Austria che s'interpose;
e di più tolse al nunzio un milione di tal-
leri delle oblazioni che da tutte le chiese
di Scandinavia avea raccolte, forse perle
indulgenze concesse a chi contribuiva alla
sontuosa riedificazione della basilica Va-
ticana, e per la quale il re avea ricevuto
il cardinal legato del Settentrione (forse
il rammentato cardinal Vh), sperando
che lo avrebbe giovato quando ambiva la
corona di Svezia, che gli spettava pe'pre-
cedenti riconoscimenti degli svedesi. L'an-
nalista Rinaldi dice che il re imprigionò
e spogliò il nunzio della s. Sede. Se pron-
tamente non ritornava in Roma, chi sa
chesarebbc avvenuto al ricoidato nunzio
francescano Gio. Francesco da Potenza,
inviato dal Papa a Copenaghen, dopo le
informazioni di Giovanni Magno, per i-
slituire un ecclesiastico regolare processo
e di tultoprendere cognizione, quindi do-
mandar conto al tiranno della strage dei
vescovi e altri ecclesiastici. Bensì il re eb-
be ardire di difender la sua innocenza in
faccia all'inviato pontifìcio,e ne scrisse let-
tera piena di menzogne a Carlo V. Sulle
diverse narrative fin qui riportate, per i-
storica imparzialità non debbo occultare
quanto ofli^nna mg/ "Wariu)OUl.«Dopo
SVE
aver Leone X esaminalo i documenti del-
la questione (iraCristierno II, gli svede-
si e Steoon Il,e prima che sapesse di sua
morte), scomunicò di nuovo Stenon li, e
mise in interdetto la Svezia coti una bol-
la de'i3 maggio I 520, diretta all'arcive-
scovo di Lunden e al vescovo di Koschild,
che sono incaricati dell'esecuzione di que-
sta sentenza: di maniera che è una men-
zogna quello che dicono gli storici, che il
Papa die incarico a Cristiano li d'eseguir
la sentenza contro gli svedesi, come fan-
no IMessenio, Loccenio e Geyer. Quindi
l'arcivescovo Troll (che nella bolla viene
reintegrato della sede d'Upsal) ebbe ileo-
raggio di dire a Cristiano li prima della
strage di Stockholm del i5:xo, che il re
dovea domandare il parere della corte di
Roma sulla punizione che voleva inflig-
gere a'colpevoli di lesa maestà edi ribel-
lioneaperta contro i decreti del Papa: ma
distianoli non ascollò il saggio consiglio
dell'arcivescovo Troll e passò oltre. Il le-
giito del Papa Gio. Fiancesco da Poten-
za esaminò neh 621 l'affare della strage
di Stockholm, e non trovò colpevoli che
Belnedake e Sclachek,che soli aveano so-
s[)intoCristiano II a commetterla. E il ve-
scovo di Lincoping Giovanni Braskscri-
vea a'9 dicembre! 526, che gli era stato
impossibile di sapere la decisione del le-
gato: né v'ha bisogno dire che Gustavo
I non lasciò che questa decisione passasse
la frontiera di Svezia (forse perchè con-
teneva la riprislinazione di Troll), giac-
chèavrebhe potuto aprire gli occhi degli
svedesi in suo disfavore". Dopo aver Cri-
sticrno II tradito la chiesa di Svezia, vol-
se anco l'inique sue arti contro quella di
Danimarca e contro i doviziosi beni che
possedeva: a tal uopo chiamò a Copena-
ghen un discepolo dell'eiesiarca Lutero,
e gli concesse piena facoltà di sporgere la
nuova rea dottrina, tanto cara e preziosa
a tulli i principi cui premeva impiuiemen-
te la sete di lussuria e degli altrui averi.
Tutto il popolo e gli stali del regno e il
clero solennemente protestarono, ma non
S V E
furono attesi: il novello falso predicatore
sotto la protezione di Cristierno II conli-
imò neiraljbominevole intrapresa. l'are
che il re negli ultimi di sua vita detestas-
se le passate scelleratezze, le confessasse,
e doniandòdi riconciliarsi collaChiesa;ed
il Papa Clemente VII, mosso pure dalle
preghiere dell' imperatore suo cognato,
autorizzò il cardinal Lorenzo Campeggi
legato a Intere di Germania per arresta-
re il corso all'eresia luterana, con lettera
riportata dalBernino,a riammetterloalla
lommiione de'fedeli. Sembra al d/ Tliei-
ner che la misericordia del Signore non
permise di raccoglieie tra le sue braccia,
(jual figlio pentito della Chiesa, un uomo
reo di tante empietà. Pure Cristierno II
appartiene a' re santi della sedicente li-
forma! Indi soggiunge queste gravi paro-
le e comparazione. "Cristiano li divide la
gloria di fondatore d'una chiesa novella
insieme con Enrico Vili re ò' Inghilter-
ra C^.), rassomigliando nelle crudeltà e
ne'tìisonesli costumi, col libidinoso land-
gravio à' Assia, coll'incrednlo e ingordo
delle sostanzedellaChiesa Alberto di FrH5-
sia {f.), e con altri principi di tal manie-
ra. Di siffatta progenie di nomini avea-
no mestieri i Pro/e^/^/zf; (/"'.) per islabi-
lire il loro regno di sovversione, d'impu-
dicizia e d'incredulità". Per seguire la nar-
rativa che il eh. scrittore premette al-
le azioni di Gustavo I, ho prima di que-
sto tracciato in breve alcune delle tante
iniquità di Cristierno II, quanloallaSve-
zia, altrimenti del non men ol^brobrioso
operato in Danimarca, Norvegia e altri
suoi dominii da cui fu deposto, avrei do-
vuto essere molto prolisso, il che mi vie-
ta il molto che mi resta a- dire; e sebbe-
ne vado qua e là spargendo qualche no-
zione su'dueregni,a compensare lo stretto
compendio tenuto in quegli articoli, nel-
l'intendimento che il più importante l'a-
vrei in questo accennalo. Ed è perciò che
a compimento dell'indicazione sull'intro-
iluzioue del luteranismo nelle infelici Da-
nimarca cNorvegia, aggiungerò precipua-
SVE 179
mente col A} Theiner. Fu Giovanni Du-
genhagen pomerìano e religioso aposta-
ta, intimo amico di Lutero, parroco lu-
terano di Wiltemberga e professore di
quella università, che consumò la sepa-
razione della chiesa di Danimarca sotto
Federico I e sotto Cristierno III, succes-
sori immediati di Cristierno II. Fin dai
17. agosto i537 Bugenhagen, divenuto
ministro o vescovo della riforma , avea
preso parte alla coronazione di Cristier-
no III e della regina sua moglie, senza il
consenso de' veri vescovi, e due giorni do-
po, per autorità conferitagli da Lutero,
consagrò 7 vescovi della Duova chiesa lu-
terana, che altri chiamano intendenti o
soprintendenti, perchè dovessero in av-
venire supplire alle funzioni de'vescovi, e
fare eseguire i regolamenti spettanti al-
l' ordine ecclesiastico. Altrettanto fu fat-
to nel regno di Norvegia, per lo stabili-
mento del luteranismo. In tale occasione
della coronazione, Bugenhagen pubblicò
questo ceremouiale: Ordinatio eccLsia-
stica regnoruni Daniae etNorvegiae,ac
duca tu ni Slesvicii et Hohatiaejussii Cìiri
stiani III regis Daniae cii/us diploma est
praefìxunijal. aBugenhagio conscripla.
Siccome quest'apostata avea ingrassato i
re,dando loro illimitata autoritàd'impos-
sessarsi di tutti i benide've>>covati,de'capi-
loli, de'conventi e monasteri,e d'ogni ma-
niera di pie istituzioni, così nemmeno e-
gli dimenticò di prendersi la sua parte,
e ricco a dovizia delle rapine delle chiese
se ne ritornava a Wiltemberga nella pa-
tria Geimania, dove appena pose il pie-
de esclamò: Addio, o Danimarca, tu tien-
li il mio vangelo, ed io m'avrò i tuoi de-
nari! Commiato veramente degno di sa-
telliti e di sacrileghi di tal fitta. .A sem-
plice schiarimento de' 3 nominati re di
Danimarca e Norvegia trovo opportuno
riuninentare ciò che narra il Berninonel-
\' [Ustoria dell' eresie, t. 4,p- 3G3, che ri-
.soluto Cristierno II il'cnlrare anch'esso
nella setta luterana, per torsi davanti o-
gni opposizione de'vescovi nel suo regno.
i8o SVE
che l'ammonisse o fulminasse tli scomu-
nica, gl'invito un giorno tutti a pianzo, e
tutti dopo di esso fece vivi bruciate in
f|ueila stanza, professando poi egli pub-
blicamente, come di trionfato nemico,con
pompa e fuochi di gioia la religione lu-
terana. Diche inorridirono gli stessi ereti-
ci, per tanto eccesso di crudeltà. Dubito
dell'eccidio di questi altri vescovi,non leg-
gendolo confermato in altri sci itlori,e non
facendone parola ild.rTlieiner. Neh 52 3
la Svezia, la Danimarca e la Norvegia ri-
bellate contro Cristierno li Io deposero
del regno, la Svezia scelse per suo re Gu-
stavo 1; la Danimarca e Norvegia il du-
ca di Schleswig-Holslein suo zio Federi-
co 1 il Pacifico, che avea introdotta nei
suoi ducati l'eresia luterana. Cristierno
11 fuggì, e dopo aver errato per la Ger-
mania e pe'Paesi-Bassi, col soccorso di Lu -
becca e degli olandesi nel 1 53 i sbarcò in
Norvegia, ma vinto in battaglia e fatto
prigione, il nipote lo mandò nel castello
di Sonderburg, donde passò in quello di
Callandburgo, ove morì neh 559 misera-
mente,e secondo alcuni di veleno, sebbe-
ne sembra che Cristierno 111 avesse mi-
gliorata la sua condizione. Di Gustavo I
edellaSveziadovrò molto parlare. Quan-
to a Federico 1, per lui neh5c>.5 la re-
ligione cattolica provò gran rovescio in
Danimarca e Norvegia, per aver egli pro-
fessato il luteranismo e autorizzata la li-
bertà di coscienza con edillo prescriven-
te, che ciascuno si conducesse in fitto di
credenza come debitore di renderne con-
toa Dio. Raccolti in Odensee gli stali nel
\5i'7, fece ad essi ratificare il suo editto
o malgrado i reclami de' vescovi, e per-
mise a'monaci, frati e religiose di lascia-
re i loro chiostri e secolarizzarsi, e ad es-
si e a'preti di maritarsi, con proibizione
a'prelati di rivolgersi a verun altro tri-
bunale tranne quello del re perciò che ri-
guardasse affari ecclesiastici. La città di
Malmoe fu lai." a rinunziare pubblica-
mente all'ubbidienza che avea sino allo-
ra osservala verso la chiesa romana, ne
SVE
lardarono le altre città di Danimarca a
seguire il suo esempio. Appren do dall'an-
nalista Rinaldi, che il PapaClemenle \ li
avea esortato caldamente Federico 1, ed
il suo figlio Cristierno o Cristiano duca
diSchleswig-Holslei n,di difendere la cau-
sa di Cristo e della Chiesa cooìbatluta dai
luterani. I\Ia eg^lino invece di compiacer-
lo, introdussero l'eiesia nella Danimar-
ca, nella Norvegia e ne'detti due ducati,
abolendo la religione caUolica,ed il i .°per
meglio stabilirsi nel regno tolto a Cristier-
no II. Scrive Olao Magno, poi arcivesco-
vo d'UpsaljChe tanto nella Svezia, quan-
to nella Danimarca, nella Norvegia e nel-
l'altre Provincie, le monache mo>traro-
no una meravigliosa costanza e fortezza
d'animo, nel conservare l'integrila della
fede cattolica e del proprio corpo. Al con-
trario i preti ed i religiosi comunemenle
corsero senza freno alla lussuria, e posta
in abbandono la fede cattolica dilatarono
l'eresia. Vedasi il citaloBernino.Morì Fe-
derico I neh 533, e fu sepolto nella calte-
diale di SchlesAvig. Seguì un inlerregno,
perchè l'interesse della religione divise i
danesi in due parliti intorno al successo-
re da eleggersi. Cristierno primogenito
del defunto avea per se i luterani, di cui
ne avea abbracciato la sella, come notai.
1 cattolici tenevano per Giovanni secon-
dosenito d'Sanni.attaccato alla santa re-
. . o • •
ligionede'suoi maggiori. Un 3. partito si
dichiarò pel prigioniero Cristierno II. Ai
24 giogno adunatisi in Copenaghen i di-
versi ordini dello stalo, ebbero i vescovi
la superiorità e fecero emanare a' 3 lu-
glio un decreto favorevole alla religione
cattolica. Ma que' prelati e loro seguaci
insistendo perchè si chiamassero i depu-
tati di Norvegia a far la scella d'im so-
vrano che dovea essere loro comune, fu
dal senato, che durante l'inlerregno ri-
mase padrone del governo, rimesso l'af-
fare alla festa di s. Giovanni dell' auno
dopo. I vescovi temendo che il figlio di
Federico I non terminasse a danno della
religione la pretesa riforma da lui iul«o-
S V E
dolla, virilmente si opposero alla sua e-
sallazioiie.La potente reggenza di Lubec-
ca sostenitrice del partito di Cristierno li
e del popolo che lo desiderava, vedendo
senza capo la Danimarca e discordanti i
suoi membri, formò il progetto d'impa-
dronirsi del commercio del Baltico, inter-
dicendo agli olandesi il commercio colla
Svezia e Danimarca. Non essendovi riu-
scita,fìnse di voler nstabilireCristierno II
armata mano con flotte, e pe'progressi ot-
tenuti il senato danese accelerò l'elezio-
ne del duca, e decise tra'due principi che
aveanosino allora diviso ì voti, in favo*
re di Cristierno 111 duca di Schleswig-
Holstein, acclamandolo re a Rye a'24 lu-
glio I 534- I vescovi temendo il partito di
Cristierno II, e stretti da una sollevazio-
ne di quellodiCristierDoIII, a questi die-
rono l'assenso. Dopo aver espugnato i luo-
ghi che gli erano contrari od occupati dai
nemici, fra'quali fu memorabile l'assedio
di Copenaghen e l'importante piazza di
lyialmoe, Cristierno 111 si alleò poscia col
cognato Gustavo 1 re di Svezia, e co'suoi
soccorsi terminò la guerra con Lubecca.
11 le intese tosto a cambiar la religione in
Danimarca e iVorvegia, e fece arrestare
in un istesso giorno tutti i vescovi, a fron-
te de' clamori che suscitò sì ardita riso-
luzione. Raccolti gli stati di Danimar-
ca, senza chiamarvi il clero, con un edit-
to de' 3o ottobre 1 536 fece interamen-
te abolire la cattolica religione per tutta
l'estensione del regno, il suo culto, la co-
munione e ogni rito. In conseguenza fu-
rono destituiti tutti i vescovi, e per con-
siglio di Lutero posti in loro vece nelle
sedi de'soprintendenti, che inseguito ri-
pigliarono lo stesso titolo di vescovi. I ve-
scovi cattolici furono accusati d'aver fo-
mentato turbolenze,e che si fossero oppo-
sti alla religiosa riforma con mezzi violen-
ti. Destinò i beni del clero al pagamento
dei debiti dello stato, al mantenimento
dei ministri luterani, dell'università, delle
scuole e degli ospedali. Nel i537 si fece
coronare a Copcuagheu da Bugeuhagcn
SVE i8t
a lui spedito da Lutero, col riferito cere-
raoniale; e poscia incaricò quel ministro
luterano di stendere un formolario di fe-
de e di di^sciplina, il quale essendo stato
approvato da Lutero, fu sanzionato eoo
un decreto del re e del senato, indi spe-
dito per tutto il regno per la sua osser-
vanza. Fer contrassegnare l'avvenimen-
to della coronazione con pubbliche alle-
grezze, die la libertà a'vescovi cattolici,
tranne Rennon. In una dieta tenuta l'an-
no stesso a Copenaghen, essendo stata e-
manata un'ordinanza conlenente princi-
palmeule,clielaNorvegia sarebbe da quel
momento e per sempre aggregata allaDa-
nimarca,essa perde il suo consiglio di sta-
to, né fu più considerata che come pro-
vincia della Danimarca e amministrata
da'governatori danesi. Sin allora non e-
sistevaioDani marca veruna versione del-
la Scrittura sagra in lingua volgare,onde
Cristierno III nel 1 545 incaricò i profes-
sori dell'accademia di Copenaghen a tra-
durla in danese, e sulla versione della tra-
duzione alemanna di Lutero. Ed eccotni
col d.r Theiner per principal guida e con
altri, a bievemente riferire l'avvenimen-
to al trono di Svezia di Gustavo I, e l'a-
postasia della religione de'padri suoi, in
cui strascinò l'intera Svezia, che tuttora
giace nell'errore dello scisma e dell'eresia.
Niun tiranno forse avea giammai cosi
profondamente e fieramente come Cri-
stierno li otìéso il sentimento nazionale
del nobile popolo svedese. Era un grido
generale d'indegnazione e di vendetta, e
con iuìpaziente ansietà aspettava il mo-
mento e l'uomo ardito che in nome della
patria l'eseguisse. Questo uomo fu l'im-
pavido e ardimentoso giovane Gusta voi
Wasa.Educaloalla scuola degliSturi am-
ministratori del regno, e da loro amato
con particolare alletto; ne possedeva la
bravura, il coraggio e l'amor patrio, ma
non già la magnanimità, l'equità, il di-
sinteresse, e molto meno la pietà e la fi-
liale sommessione verso la Chiesa. Dato
con altri per ostaggio daSlcuuu Ila Cri-
i82 S V E
tiano o Cristierno II, questi come raccon-
tai, di prepotenza lo ritenne in prigione,
<londe per gran ventura essendo scappa-
tOjSi trasferì a Lubecca, ove seppe il ma-
cello di Stockholm e tra le vittime il pa-
dre suo; e che la madre, due sorelle e al-
tre svedesi erano slate gettate spietata-
mente nelle carceri di Copenaghen, nelle
quali prohabiltnente perirono di veleno.
Acceso d'ira e di vendetta, fin d' allora
viemmeglio maturò i grandi disegni che
concepiti nella cattività gli riuscì elTel-
tuare. Lithecca trovandosi alla testa del-
la lega delie città anseatiche, era gelosa
dell'ascendente che Cristierno li pretide-
va nel Nord, e cercava l'occasione d'in-
debolirne la potenza. I magistrali fecero
all'esule la più favorevole accoglienza, gli
promisero armi, denjy-i, soldati, e gli die-
rono un vascello per tragitiare nella Sve-
zia, Travestito da paesano, tra mille pe
ricoli, pervenne nella Dalecarlia.i cui pro-
di abitanti odiavano l'oppressione stra-
niera de'satrapi di Cristierno II, perciò
asilo de'mal sofferenti della lirannide da-
nese. Il suo maestoso aspetto trasse lutti
gli sguardi, la sua voce eloquente per-
suase lult'i cuori a vendicar i patiti mas-
sacri, e ridonar 1' antica libertà e indi-
pendenza all' amata patria. Tra gli ap-
plausi de'montani dalecarli e degli altri,
giurarono tulli di seguirlo armali sotto
la sua bandiera. Con sì audaci e ardenti
guerrieri, Gustavo mosse all'ardua im-
presa marciandosu d'Upsal eStockholm,
e lungo la via s'impadronì de' castelli.
Battè nel I. "scontro i danesi a Brunbàck
e presso Wesleras, e penetrò fino adUp-
sai chiave del regno e i ."centro della po-
tenza del clero e della nobiltà insieme riu-
nita, dopoaversuperatole truppe chegli
avea opposto l'arcivescovo d'UpsalTrolI.
Sorpreso e meravigliato il popolo dell'e-
roismo e bravura del giovane vincitore,
nella dieta di Vastena a' 1 4 agosto i Sa i
Io elesse amministiatore del regno e du-
ce dell'esercito. Una vittoria successe al-
1 altra, e la potenza danese in Isveziapre-
S V E
cìpitòalsuo tramonto e rovina. Neil 5^3
essendosi a'20 gennaio sollratta la Dani-
marca e la Norvegia da Cristierno II, so-
stituendogli Federico I, indi portato Gu-
stavo dal popolo svedese in trionfo, nella
dieta di Stregnes fu dichiaralo Cristierno
Il decaduto dal trono, ed egli venne so-
lennemente a' 6 giugno dagli siali pro-
clamalo re, col nome di Gustavo I. A ven-
do co'soccorsi de'IubeCchesi assedialaSto-
ckholm, questa pervenne in suo potere,
e così le altre piazze e fortezze del learae.
Per finire la sanguinosa contesa colane -
si e norvegi. Gustavo I vedendo lo stalo
rifini lo da lunghe sciagure.e che Cristier-
no II negoziava i soccorsi di Carlo V, en-
trò in trattative con Federico I coll'io-
terposizione interessata di Lubecca, per
la quale nell'abboccamento tra'due re a
Malmoe si fermò perpetua pace e assicu-
rò la sua corona e l'indipendenza di Sve-
zia. Ivi fu soppressa del lutto 1' unione
di Calmar, eia Svezia fu emancipata per
sempre dalla dominazione danese, pel
braccio invitto del suo nuovo re. A que-
sti non restando ormai che consolidare il
suo Irono.didldenle degli eventi della for-
tuna, dilTerì saviamente la sua coronazio-
ne. Volendo poi tramandarlo per l'av-
venire olla famiglia, e considerando colla
storia patria a iptanle incertezze andasse
soggetto un regno elettivo da lui conse-
guilo pe'soli personali meriti, si propose
di cambiare l'antica costituzione della
Svezia in una monarchia ereditaria da
passare a'suoi futuri discendenti. A tal fi-
ne ricorse nl!a nuova dottrina di Lutero,
a quell'ancora salutare di tutti i principi
poveri, avidi, orgogliosi e scostumati: e-
gli fatalmente seppe usarne da maestro
per abbattere l'antica chiesa, e come per
l'innanzi a' danesi, così dichiarò guerra
d'eslerminioal venerando episcopato cat-
tolico e alla più antica nobiltà. Creò un no-
velloenon meno potente episcopatOjcheo-
sa ancora pretendere di conservare la suc-
cessione apostolica, ed una novella nobiltà
estralla dalla feccia del popolo, e 1' uno
S V E
e l'altra secondarono efficacennente le sue
mire e capricci. Questa maniera iniqua
eli stabilire la propria dominazione, è il
I. "rimprovero che a sì potente principe
fa l'inesorabile storia imparziale rappre-
sentatrice del giudizio de'popoli, e inda-
gatrice severa delle cause che mossero i
re e le nazioni ad agire in uno o 1' altro
modo. Egli volle innalzare que>ta terre-
na e transitoria dominazione sulla rovi-
na dell'eterna religione, e della patria che
si vantava amare:proteslò temerariamen-
te che non si sarebbe imposta la corona sul
capo, se prima non avesse distrutto l'e-
piscopato e la chiesa cattolica in Isvezia.
Così in questo egli coprì d'infamia il pro-
prio nome e tradì la coscienza de'suoi sud-
diti.coraeesclamail d.^'Theiner, soggiun-
gendo:»» E Gustavo Wasa e tutti gli al-
tri principi, che hanno preteso di conso-
lidare e circondar di splendore il loro tro-
no culla dottrina di Lutero ede'riforma-
lori, sono stali ormai giudicati da Cristo
quando disse: Che gioverà all' uomo l'ac-
quislar lutto il mondo , quando debba sof-
frirne delrimenlo l'anima sua? Compri-
mano pure al presente i latrati della co-
scienza alla vista de'ricchi possedimenti,
frutto di loro apostasia, verrà tempo nel
quale non potranno giustificarsi, Peroc-
ché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria
del Padre suo insieme co' suoi angeli, ed
allora renderà a ciascuno secondo le o
pere diluì (s. Matteo xiv,26e27)."Que-
sti gravi riflessi hanno tanto maggior pe-
so e valore, come tutto il resto dell' £"-
sposizione storica stilla Svezia, lu quan-
to che il eh. autore è quegli che professan-
do gli errori di Lutero, rallegrò la Chiesa
con felicemente ritornare al suo seno do-
po averli detestati, il che ad onorsuo no-
tai nel voi. LXllI, p. 323. In niun paese
per avventura la pretesa riforma di Lute-
ro sì bene sviluppò e si stabilì, quanto in
Isvezia; allato ad essa nulla potè soprav-
vivere, e ciò devesi all'astuta politica e
alla penetrazione di Gustavo I, meglio
che al cieco impeto de' sedicenti apostoli
SVE i83
della nuova perniciosa dottrina. Egli die
al luteranismo tutto 1' appoggio e l'au-
torità che volle,e l'assicurò per l'avvenire
dalle sempre ripullulanti riforme e mo-
dificazionijalle quali negli altri regni iu-
cessanteinenle va soggettto. I primi rifor-
matori della Svezia, caldi e fidi discepoli
di Lutero, ed usciti dalla medesima scuo-
la di lui, adoperarono e tennero lo stesso
linguaggio del maestro control difensori
dell'antica e vera chiesa, menarono! me-
desimi lamenti, usarono le stesse armi per
dominare e ingannare la pubblica opinio-
ne, llpopolosvedese peraltro si contenne
in una manieradiversa dalla Germania^
a riguardo della nuova dottrina e de'suoi
propagatori. Affezionato con tutta l'ani-
ma alla chiesa cattolica e pronto a im-
pugnare r armi pel suo mantenimento,
uon vi volle che una trama finissimamen-
te ordita dal re ch'egli adorava, per trar-
lo proditoriamente nella rete della rifor-
ma. 1 nuovi apostoli v'ebbero ben poco
a fare, unicamente doverono coordinar
l'opera loro di frode e di menzogna alla
macchina da Gustavo I ponderatamente
combinata, il cheeseguirouocon tanta ser-
vilità da meravigliare e arrossire.Gustavo
1 solo colla sua astuzia e persistenza intro-
dusse il luteranismo nella Svezia. Qui di-
chiara il d.' Theiner,che per non inlerte-
nersi nel corso della narrazione a dilucida-
re l'inverecondo e strano linguaggio tenu-
to dagli svedesi riformatori, inteoileva e-
sporre sommariamente la maniera con che
Lutero intraprese e compì la sua missione,
per considerare il vero punto dell'introdu-
zione dello scisma nella Svezia. Quantoal-
la procedura diLutero e de'suoi numerosi
errori, che pur sarebbe importantissimo
il riportare, per la natura compeniliosa
di questa mia opera tralascio e mi dispen-
so di ripetere, ed anche per quanto già
dell'una e degli altri trattai colle mie de-
boli forze ne' numerosi articoli che gli so-
no relativi e lo riguardano; soltanto tra di
essi ricorderò Protestanti,Sassoma, Set-
ta,e (jnel che più moutaLuTiìu v.m e Lute-
i84 SVE
no, siccome articolo che sottomisi dopo
scritto alla sagace e dotta revisione dello
slesso d/ Theiiier. Non lacerò che questi
iDogislralraenle lumeggiò Lutero man-
cante di tutte le doti necessarie a un vero
riformatore, nella sua impresa vasta, in-
concepibile e strana,derivata da un furio-
so e cieco odio irreconciliabile contro la
Chiesa cattolica e il Ponleficc. Rimarca
le contraddizioni enormi in cui cadde nei
suoi deliri che lo resero abbominevole,con
iTioslrarsi con vinto dell'unitàjSantità e in-
fallibili tàdellaChiesa unita alPapa suo ca-
po, pel quale la chiesa romana è la sola
inantenilrice òc'Sagramenti. Egli tiene la
iVecle apostolica pei \a veia Chiesa di Cri-
i>\.o,nella quale solo puh oUenersi la salute
eterna (la quale sentenza dilucidai a Sr.r-
TA);non potersi negare il Prirnatoi\c\ Pa-
pa, con altre difese l'alte dal novatore dei
dogmi slessi che da forsennato combalte-
\a nelle sue aberrazioni. Testimoniante
tulle strappate dallaforza della verità, e
insieme volle disconoscerle perchè laChie-
sa ricusò condiscendere alle sue passioni
e orgoglio, pel quale con sacrilego allen-
tato e orrende bestemmie si pose nel luo-
go medesimo di Dio: ma quanto piìi alto
si letò col suo depravalo cuore, tanto più
profondane fu la caduta; e per non dir al-
tro prelese soggettare al proprio arbitrio
l'interpretazione della s. Scrittura e de'ss,
Padii,per nulla ricordare delle sue turpi-
tudini. Ritorna ndo aGusta vo I,seml)ra che
sino dalla sua dicnora in Lubecca ponesse
attenzione a'progressi dell'eretica dottri-
na e si proponesse introdurla alla sua vol-
ta in Isvczia, confidando che gli porgereb-
be potenti mezzi per stabilirvi una salda
e durevole dominazione. Giunto al Irono,
per cogliere interamente il frutto di stia
vittoria, volse il pensiero airordinamento
delle cose ecclesiastiche; perciò dopo la
sommissione della Finlandia, al principio
dell 5-22 provvide di pastori le vacanti
chiese di ijlregnes, di Scara e di Wesleras
nelle persone di Rlagno Sommcr, di Ma-
gno tliualdson e di Pietro Jucobsou Suu-
S VE
nanwader slato lungamente segretario e
cancelliere di Stenon II. Per la primazia-
le d' Upsal avea designalo il suo antico
maestroG io vanni Brask,sucessorediGadd
nella sede di Lincoping, ma perchè caldo
amico e difensore dell'arcivescovo d'Op-
sal Gustavo Troll, lo dimise dalla dignità
e di prepotenza v'intruse Erico decano del
capitolo. In breve riempii la sede d'Abo,
perchè Arvido virtuoso vescovo,con mol-
ti sacerdoti e nobili temendo la sua ira a-
vea preso la fuga. L'antico odio diCristier-
no II verso il degno e benemerito clero
passò nel cuore diGustavo |, che fece di-
sotleriare gli avanzi dell'oltimo arcive-
scovo Ulfion per aver contribuito all'in-
nalzamento di Giovanni di Danimarca al
trono svedese,e per cinque anni giaccjuero
inonorati, finché il suo successore e nun-
zioGiovannilNIagnoe il popololo ripose so-
lennemente nella tomba de'suoi predeces-
sori. Avendo in allri modi fatto conosce-
re i suoi avversi sentimenti alla chiesa cat-
tolica, a difenderla dall'invasione della
nuova dottrina si strinsero insieme gli sles-
si vescovi da lui eletti; poiché già ne ve-
devano minacciate le principali città per
la clandestina ditl'usione degli scrini diLu-
tero, perla ujescolanza de'soldali stranici i
nell'esercito, e soprattutto pel veleno be-
vuto da' giovani studenti nell'università
diWiltembergn che spargevano l'iniezio-
ne in patria. Primo fra questi fu Olufo
Olao Pelli o Peterson di iVeiida, nato in
Oerebro, ecclesiastico figlio d'un fabbro,
poi divenuto fondatore della riforma, che
pel suo ingegno il suo vescovo Mattia di
Slre^nes avea fatto canonico della catte-
o
drale e suo cancelliere. Egli celava artifì-
ciosamenle i suoi principii e non li lascia-
va trapelare, finché perito il suo bene-
fattore net san^iuinoso eccidio di Stock-
holin, e fuggito per le persecuzioni il suc-
cessore Beldenach , alto alzò la fronte e
senza timore cominciò a spargere la dot-
trina di Lutero, anche co' suoi scritti, e
guadagnò il proprio preposto earcidiaco •
no LoreuzoAudersou, uomo di grandi spi-
S V E
riti, ambizioso e dedito alle novità, il rjua'
le fece eleggereOlof direttore della scuola
teologica di Stiegnes e predicatore della
cattedrale. Laoiidesenza j ilegiio nellacat-
tedia e sul pulpito, Olof principiò a dif-
fóndere le massime eterodosse, con furo-
re contro la Chiesa cattoliia e i suoi pa-
stori, alterando l'antico insegnamento, in
nulla cedendo al grande antesignano Lu-
tero,e colla stessa malafede, scostumatez-
za e inverecondia. Olof propose a'suoi se-
guaci 7 erronei articoli, che prese a com-
battere iNicoIao dottore di teologia e de-
cano della cattedrale, di esemplare pielàe
vasta scienza. Quindi levossi un clamoro-
so contrasto di dispute e di questioni, che
Gustavo l,alIora amministratore ed a cui
stava a cuore che la nuova dottrina pre-
valesse, ne commise l'esame all'Anderson
già da lui elevato a cancelliere del regno
pei- l'appoggio dato a Olof e suoi seguaci.
L'Anderson che nulla di più desiderava
per Far trionfare la causa che avea abl>rac-
ciato, die al residente una favorevole idea
della dottrina di Lutero, rappresentando-
gli i vantaggi che gliene verrebbero, e co-
me i principi tedeschi che l'aveano adot-
tata eransi arricchiti co' pingui possedi-
menti del clero e dellaChiesa. Gustavo I u-
sato a ponderare qualunque impresa, pre-
se daGermania e forse da Witlembeiga si-
cure informazioni sulla natura e progres-
si della dottrina,e con quali tnodi senza tu-
multi potesse introdurla ne'suoi stati. Le
risposteconsuonarono in tutto colle paro-
le dei cancelliere,percui d'allora in poiGu-
stavo I, senza far trapelar nulla di sue in-
tenzioni, niente ommise di gratificare con
accorgimento i novatori. Ma gli aderenti
clell'anlica fede non erano men solleciti
a indagare e conoscere la «condizione dei
tempi. Già l'inoperosità del reggente, al
minaccioso avanzar dell'errore, comincia-
va a divenir sospetta e ispirava non lievi
dubbi ch'egli fosse d'intelligenza co'nuo-
vi apostoli. Il perchè nel declinar del i522
convenuto insieme lutto l'episcop ito, de-
teroiiuòd'opporsi furleiueule all'mvusio-
S V E i8T
ncdella riforma: il già nominato Giovan-
ni Brask vescovo di Lincopiug e lumina-
re dell'episcopato svedese, si posealla le-
sta del movimento, ed eccitò Klaus Huit
dotto e animoso domenicano diCalmara
dispulare sopra i y empi articoli con Olof.
Questi nel dibattimento qual corifeodella
lifoima ricorse alla satira mordace e al-
l'insulto, per cui il campione delia verità
rimase oppresso, ed Olof inorgoglito pre-
se il soprannome di ìMosè 2.°,per credere
di aver sottratto la Svezia dalla schiavitù.
Appena Gustavo I fu proclamalo re, co-
niinciò ad ingerirsi assolutamente negli
affari della Chiesa, deponendo quella ma-
schera che sinoallora avea portata,annun-
ziando chiaramente nella dieta di Sire-
gncs le sue tendenze. ÌS'on mandò ad effet-
to quanto avea disposto per I insaputo ar-
rivo del celebre Giovanni Magno nunzio
pontificio di Adriano VI, che avea avu-
to a maestro in Lovanio; imperocché il
Papa, a cui nulla piùstava a cuore quanto
d'alleviare i mali che affliggevano laChie-
sa, compreso da dolore perla misera con-
dizione de'cattolici svedesi, travagliati dal
doppio flagello della persecuzione di Cri-
slierno 11 (ignorandosi in Roma la sua de-
posizione) e dell'eresia, udito il voto dei
cardinali, impose nel marzo i 523 all'espe-
rimentato Giovanni di sollevarli, colla di-
gnità di nunzio della s. Sede, e colfinca-
rico della iifbrn)a delle chiese di Svezia
e di Gothlandia. Egli dovea prima recar-
si con importanti commissioni da Sigi-
smondo 1 re di Polonia, da xVlberto di
Piussia gran maestro dell'ordine teutoni-
co, e qumdi in Isvezia per opporsi preci-
puamente all'inlroduzionedegli errori lu-
terani, domandar conto all'arcivescovo
Gustavo Troll di sua condotta, ed a Ci i-
slieino II del sangue sparso de'vescovi di
Stregnes e di Scara. Gli consegnò il Papa
commendatizie pel vescovo Brask propa-
gntjOre infiticabile dell'antica fede, nelle
quali encomiando il suo zelo, lo confortò
a inliamuiaregli altri vescovi all'estinzio-
ne della uuscculc eresia, nou che esorUiu-
i86 SVE
dolo a sostenere validamente il nunzio ,
a/liiichè la sua missione sortisse il deside-
rato elFelto. Il nunzio dopo essere sta lo in
Polonia e Prussia, giunse nella Svezia
nìentre Gustavo I assisteva alla dieta di
Westeras. Non Io sorprese la novità del-
l'avvenimento, perchè nel suo pritno in-
gresso nel regno avea saputo l'innalza-
inentodel leggeuteal trono: si diresse per-
ciò immediatamente da lui per prestar-
gli i suoi omaggi, e perdergli parte delia
missione che veniva recando. Frattanto
il re avea fatto alla dieta un pieno uso del
suo esorbitante potere riguardo allaCliie-
sa, sotto prelesto dell'esausto erario. Lu-
becca pretendeva 70,000 marche d'ar-
gento pe'prestali servigi nella guerra, e le
paghede'soldati erano arretrate; per cui
estorse da'vescovi, ad onta della loro re-
sistenza, delle grandi somme in prestilo
che mai soddisfece.! vescovi che nella die-
ta si confermarono sui sentimenti etero-
dossi di Gustavo I, e presero per usurpa-
zione de'heni di chiesa la forzata impre-
stanza, l'inalleso arrivo infuse loro nuovo
sjiirito e fermezza per sostenere i loro di-
ritti e l'ecclesiastica libertà. Gustavo I con
dissimulazione fece onoratamente incon-
trareil nimzio da 3 vescovi primari e dai
notabili del regno,perch<j l'accompagnns-
seroinStregnes. Gli assegnò un luogo di-
stinto nel senato, e Giovanni Turessun lo
accolse con un solenne rugionaiuenlo,en-
con)iando il suo nobile altaccamento al-
la patria, dimostrato in Roma per molti
anni e nelle più tlilHcili circostanze. Gio-
vanni Magno cominciò ad eseguire le sue
commissioni col re, ma reslò addolora-
lo di vedere quanta breccia avessero fat-
to nel suo animo le nuove dottrine, e co-
me fosse circondato da uomini che pro-
fessavano le massime d'Olof e di Lutero.
Questi nidla lasciarono intentato per at-
traversare le rimostranze del nunzio,con-
sigliandoii re alla convocazione d'un con-
cilio nazionale, che il nunzio rigettò per
aver conosciuto il laccio che gli si lende-
\a. Alllilto per lauti mali iu cui gemeva
SVE
la chiesa di Svezia, si proponeva di resti-
tuirsi aPioma per esporli al Papa e a'car-
dinali, e indicare i mezzi per dissipare il
nembo della persecuzione e dell' eresia
che stava per iscoppiare; ma ne fu distol-
to dal capitolo d'Upsal pe'danni che ne
verrebbero alla sede primaziale,alla chie-
sa svedese e alla patria. La nobiltà del re-
gno co'senatori ecclesiastici e secolari,an-
cora adunati negli stati generali,a'i2 giu-
gno inviarono ad Adriano VI una rispet-
tosa lettera, ringraziandolo dell'avere in-
viato per nunzio un personaggio tanto
ragguardevole, essere nella speranza che
prendeiebbea cuore l'infelice condizione
della chiesa di Svezia, e le darebbe» pa-
stori uomini del paese atti a mantener la
pace; deplorare la condotta del Tioll ri-
fuggilo presso Cristierno II, pregandolo
date un degnoca pò alla metropolitana di
Upsal, dipendendo dalla sua saviezza l'in-
tera salute dellachiesa scandinava, e di la-
sciar tra loro il nunzio onde provvedere di
vescovi le vedove sedi. Questo desiderio
espose pure nella risposta il vescovo di Liti-
coping Drask, massime di riempire sol-
lecita niente la sede di Abo, in pericolo <li
cadere nelle mani de'russi scismatici; si la-
mentò dell'eretiche trame, e perchè i suoi
sforzi ad impedir il progresso dell' errore
e la rapina de'beni di chiesa avessero ef-
lìcacia maggiore,invocò d'essere dal iniii-
zio investito di particolare autorità. In-
tantocontro le innovazioni e (ninaccie di
Gustavo I, e sebbene l'onorasse di singo-
iar favore, alto alzò la voce il celebrePie-
Irò Jacobson Sunnanwader vescovo di
Westeras, caro alla nazione, onde i suoi
valorosi diocesani e svedesi di altre par-
li,presi da santosdegno per l'occulte mac-
chinazioni a danno della fede de'padri lo-
ro, corsero alle armi e giurarono di di-
fendere e vendicar la Chiesa. Il re scosso
dal pericolo che gli sovrastava, recossi a
Westeras, e dichiarato il vescovo reo di
ribellione, Io privò della dignità e delle
rendile. Altri e più imponenti movimen-
ti iudiversc parli del regno resero il prin-
S VE
cipe più circospetto nella persecuzione del
clero e della Chiesa. Il nunzio osservando
i passi de'novalori, si presentò al re,ef(jr-
lemente gli rimproverò !e usurpazioni da
lui commesse contro la Chiesa, lo avver-
ti delle conseguenze che ne verrebbero se
non si emendava, e paternamente l'esor-
tò a nonabbandonar la religione degli avi
suoi, e ad opporsi al progresso degli er-
rori luterani nel regno. E perchè la na-
zione e il clero avesse una guarentigia di
sua ortodossia, chiese la stipulazione di
solenne convenzione, obbligandosi il re a
mantenere il caltolicismo,conservurei be-
ni ecclesiastici, e proibire agli svedesi di
professarci dogmi falsi di Lutero e di leg-
gerne gli scritti. Gustavo I tenne a bada
il nunzio con lusinghiere promesse; ma il
prelato non facendone conto, senza il rea-
le assensochiamò in giudizio Olof e i suoi
aderenti, domandò conto di quanto in-
segnavano, proibì loro di non più spar-
gere dottrine e libelli contro la fede cat-
toiica,e gl'invito a rientrare nel seno del-
la cattolica chiesa. Il re e i proseliti diLu-
tero sorpresi della libertà e risolutezza del
nunzio, giudicarono bene di dissim.ulare
e acquistar tempo. A tal uopo Gustavo I
pel nunzio diresse ad Adriano VI 3 let-
tere scritte a' IO, 12 e i4 settembre 1 02 3,
piene di belle parole, tutte spiranti sen-
timenti conformi a quelli della lettera de-
gli stali generali,assicurandolo che in tut-
to cederebbe a'desiderii dell'inviato del-
la s. Sede; rincrescergli che non si fosse
ancor dato sesto alle cose della Chiesa, a
motivo della vacanza delle sedi vescovili,
alle quali quando in Roma fosse provve-
duto, e di là il nunzio con piùpieikzza di
poteri fosse ritornato, egli non avrebbe
mancato di concorrere con tutte lesue for-
ze a'vanta""i e all'onore della religione:
coopererebbe pulenleiuente co'vescovi a
porre un argine alla crescente eresia che
desolava laChiesadiGesùCristo,a ridurre
alla cattolica unitili vicini scismatici mo-
scoviti, ed a spargere la luce dell'e vangelo
nella su<ldita Lappouia ancor pagana; e
S V E 187
purché la s. Sede condiscendesse in qual-
che cosa delle contribuzioni dovutele per
la povera chiesa di Svezia, i suoi sudditi
non mancherebbero di concorrere alla
guerra contro il turco. Difenderebbe co-
stantemente la liberta e immunità della
Chiesa, e ne rispetterebbe scrupolosamen-
te i possedimenti, del che poterle essere
mallevadrice la santa guerra sostenuta
contro Cristierno II, nemico implacabile
della religione, sicché a buon diritto pote-
va vantarsifjndalore dell'ecclesiastica in-
dipendenza in sua patria: (juesto giustifi-
carlo dall'imputatagli oppressione d'al-
cuni vescovi perturbatori della pubblica
quiete. Sperare che il Papa vorrà eleg-
gere tali pastori chesieno di edificazione
e sostengano le loro prerogative senza le-
dere i diritti della corona: tali poter es-
sere i già da lui nominati di sopra, per
Scara e Stregnes; quanto però a Weste-
ras, Pietro Magno o IMagiiusson monaco
di Vaslena, già rettore del monastero o
provveditore dell' ordine e spedale [do-
r/ius) di s. Brigida in Roma (ov'erasi re-
cato per scausare la tirannia di Cristier-
no II, e pare che servisse il Papa Leone
X in più occasioni come segretario alla
cancelleria, giacché era uo(no istruito,al
dire di Swart; ma mg. r Wariinont nelle
sue Mcmovie prova che Pietro vi godeva
cattiva riputazione, e il Papa Giulio 11 lo
considerava un apostala, com'egli stesso
scrisse a'6 marzoi5i2,ed in quest'epo-
ca Cristierno II non dominava nella .Sve-
zia; di questo Pietro Magno, comechè su
di esso pielenilesi sussistere la successio-
ne apostolica in Isvezia, ripetutamente do-
vrò tenerne proposito); e quanto a Upsal
bramare che sia destinata al nunzio iMa-
gno, che ottimamente avea meritato del-
la Chiesa e della patria, ed era altissima
a mantenere la cattolica religione e la de-
bita riverenza alla cattedra di s. Pietro iu
tutta la Scandinavia. ^Nla ben presto Gu-
stavo I dimostrò con quanta poca lealtà
avea pronunziato queste promesse,e(juaii-
to l'odio S'IO coulru la cattolica rclmoiie
i88 S V E
fosse in lui profondamente radicalo. Men-
tre il nunzio accompagnato da magnifi-
ca flotta dovea partire per Roma, da que-
sta giunsero letleie minacciose che inti-
mavano al re sotto le più severe censure
di reintegrare nella sede d'Upsal Gusta-
vo Troll già deposto e seguace di Cristier-
no 11, credule apocrife e invenzione dei
novatori, aldne di preoccupare contro la
s. Sede l'animo del re, che ne restò irri-
talissimo. Inutilmente il nunzio fece ogni
sforzo per convincerlo di loro manifesta
falsità, ma Gustavo 1 cui tornava bene di
crederne la realtà, uè mosse amare la-
gnanze in due lettere del i.° e 4 ottobre
15x3, una a Adriano VI (era moi toa'14.
settembre e a' 18 novembre gli successe
Clemente VII), l'altra al sagro collegio
de' cardinali. Il linguaggio die vi ten-
ne fu aspro e acerbo, non senza rinnovar
a un tempo le piolesle di sommissione e
fedeli;! alla cattolica religione cai Papa
suo supremo capo, mostrandosi pronto a
qualimquesagrilizio, per l'onore e pel be-
ne della chiesa di Svezia. Scagliandosi con-
tro il perfido traditore Tròll, minacciò che
se la s. Sede non si ricredeva, di propria
autorità avrebbe ordinalo la chiesa diSve-
zia. Trattenne il nunzio, e in luogo di es-
so spedi a Roma il suo fratello Olot'o Olao
Magno pieposto di Stregnes (della qual
sede lo a vea eletto vescovo e ne dovea do-
mandar la conferma all^apa secondo mg.^
Warimonl), per indagare le vere deter-
minazioni del Papa, e dove fjssero cor-
rispondenti alle lettere, dichiarò che a-
vrebbe rotto con esso ogni relazione, di
cacciar 11 nunzio dalla Svezia, e di prov-
veder altrimenti laseded'lJpsal,e sopra
tulio d'assoggettare gli alfari ecclesiastici
olla podestà reale, come si adoperava ne-
gli stali che aveano adottato la riforma
luterana. Dove poi f »ssero conformi alle
assicurazioni del nunzio, allora Olof Ma-
gno rimarrebbe presso il P.ipa come suo
rappresentante munito di piena autorità,
e la s. Sede potrebbe interamente lldar-
si al suo reale appoggio e cooperazione. U
S VE
savio nunzio volle pure giustificare agli
occhi di tutti l'innocenza della s. Sede sì
indegnamente oltraggiata, con compilare
subito un processo contro Crislierno li e
il Troll; dichiarò ili.°autore della mor-
te de'vescovi, e confermò la deposizione
del 2." e qual complice di tal delitto, di-
cendo il d."" Theiner che confermò il giu-
dizio pronunziato da Gio. Francesco da
Potenza nunzio di Leone X fino dali 52 i.
Quanto alla complicità di Troll, siccome
istigatore della strage di Stockholm, ciò
ripugna a mg.' Warimonl, provandolo
col confessato da Gustavo 1 stesso lontano
dal crederlo reo di ciò» ben altrimenti di
quanto fmno gli storici moderni che ne
vogliono sapere più de' contemporanei".
Il re dovette riconoscere l' incolpabilità
della s. Sede e si chiamò soddisfatto ; di
più chiamò il capitolo d'Upsalegli pro-
pose il nunzio Magno per la sede, con gra-
dimento del capitolo che gliela avea of-
ferta due volte, e non accettata perchè.M.i-
gno prevedeva che essa l'esponeva al mar-
tirio. L'accettò colle condizioni, che la s.
Sede ne confermasse la nomina, e che il
re mantenesse tulli i privilegi, franchigie
e rendite che da lungo tempo godeva la
sede. 11 re acconsentì alle condizioni con
pubblico istromento che munì del proprio
sigillo. Inoltre per compiacerlo, dopo la
partenza del fratello per Roma, pubbli-
cò il suo celebre edillo, col quale risla-
bih nel regno la religione cattolica e ne
escluse solennemente l'eresia di Lutero,
ordinandone l'eslirpazione come l'intro-
duzione e dilfusióne de'suoi scritti, qual
pestifera dottrina degli Ussiti , la quale
con danno della pubblica quiete andava-
si disseminando, e ciò sotto la perdila dei
beni e della vita. Gravi rilievi mg.' Wa-
ri(nont fa sulle lettere pontificie riputa-
te surrettizie da Giovanni Magno. Inco-
mincia dal rammentare, che Leone X col-
la bolla deli520 avea ordmato la ripri-
stinazione dell'arcivescovo Troll sulla se-
de d'Upsal, quindi riferisce che nel 1 12 i
Gustavo Wasa offrì a questo prelato di
S VE
mantenerlo sulla sede d'UpsnI purché si
associasse a lui contro Crislieruo II, il che
Troll si ricusò di fare, per non far parte
della rivolta. Dice forse probabile con
Thysselio, Introduzione e propagazione
della riforma in IsK'ezia, che (|uella let-
tera del Papa che ordinava sotto pena di
scomunica a Gustavo Wasa di reintegra-
re il Troll, sia autentica; malgrado che
il nunzio IMagno, che non erasi portato
in Isvezia se non per riconoscere il ter-
reno, sostenesse ch'era fabbrica di male-
voli: però mg.r VVarimont ancora dichia-
ra falsa tale lettera, dopo l'anteriore o-
pinamentodubitativo. Che il Magnonon
si recò in Isvezia che per acquistar nozio-
ni dello stato delle cose, lo crede prova-
to mg/Warimont dalle lettere de' 12 giu-
gnoeio settembre, nelle quali il consiglio
di stato e Gustavo Wasa domandniono
pieni poteri pel nunzio Giovanni Magno,
per cui deduce ch'egli non gli avea al suo
arrivo in Isvezia. Aggiunge mg.' Wari-
mont in conferma, l'aspirare che il ÌMa-
gno fece alla sede episcopale d'Upsal,e che
la sua debole condotta 1 isvegliarono già
sospetti nel vescovo di Lincoping Bra^k,
come risulla dagli Alti relativi alla sto-
ria della Scandinavia. Nel riferire tut-
to ciò mg.*^ Warimont si mostra piena-
mente istruito di quanto il d."^ Theiner
disse del Magno e della lettela apocrifa,
che io sono andato riferendo. Indi mg.'
W arimont aggiunge altre considerazioni
a favore di Troll, che già innestai di so-
pra per modificare la narrativa del d.'
Theiner, essendo di rimarco ([uesta. «O-
lao Magno inviato plenipotenziario a Pio-
ina da Gustavo Wasa, colle lettere al Pa-
pa e a' cardinali, non potè mai ottenere
ima mentita deirauteuticità dell'ordine
dal Papa inviato a Gustavo Wasa, di rein-
tegrare l'arcivescovo Troll a Upsai sotto
pena di scomunica e d'interdetto".
Gustavo I con tale atto, cioè editto e
islromento, sembra che volesse rendeisi
benevolo anche Adriano VI, credendolo
Vivente, per le intime relazioni che avea
SVE 189
col suo antico discepolo Cai lo V, il qua-
le era lutto intento a sostenere il cogna-
to Cristierno 11. Nondimeno le azioni del
re non erano punto conformi al pensiero
espresso nell'editto, né la riconciliazione
di lui colla Chiesa era sincera : la dottri-
na di Lutero per la sua avarizia, e per le
prospettive lusinghevoli dell' Anderson,
gli aveano troppo abbagliato l'intelletto,
onde di giorno in giorno mostravasi più
sdegnoso verso il clero, e se ne antivede-
va l'imminente e inevitabile rovina. Il
magnanimo vescovo di Lincoping Brask,
che spogliato d'ogni dignità e beni avea
cacciato nell'esilio, e che da questo non a-
vea cessato d'avvertire con frequenti let-
tere i vescovi delle regie miie avverse alla
religione, dopo averlo il re fintamente
riammesso alla sua grazia, non guardò pe-
ne,sagri(jzi epericoli perallontanare dalla
Chiesa la tempesta che ad ogni momento
diveniva più minacciosa: confortò calda-
mente il nunzio a pone in opera tutta
l'itilluenza di primate della Svezia e le-
gato pontificio, per distornar dalla comu-
ne patria tanto flagello. Lettere vigoro-
sissime inviò pure al noniinatoPielroMa-
gnusson rettore del monastero o ordine
e spedale di s. Brigida in Roma, dipoi ve-
scovo di Westeras (convien credere che i-
gnorasse le sue vere qualità, che poi de-
scriverò, oltre l'accennato, essendo falso
l'asserito di sopra del luteranoSwart, ov-
vero il d/ Theiner ciò riporta sopra au-
torità the ripugnano a mg.^Warimont),
supplicandolo di rappresentare alla s.Se-
de lo stato deplorabile della chiesa sve-
dese,d'appoggiare con tutto zeloOlofMa-
gno che come reale incaricato dovea or-
mai esservi giunto, e di persuadere con
esso il Papa a scrivere fortemente al re,
onde desistesse dalle misureostili contro
la Chiesa, e di stabilir in ogni vescovato
un tribunale contro l'eretica pravità per
la conservazione della lede nella Svezia.
A' monaci del monastero di Vastena,
fondato da S.Brigida e baluardo della fe-
de come il più ragguardevole del regno,
1 90 S V E
Brask avvisò delle reali trame per sodar-
li e trarli a seguir Lutero colle opere lo-
ro inviate da Anderson, esortandoli d'es-
sere costanti nell'antica purità della fe-
de. Anche al re il campione del cottoli-
cismo indirizzò paterne lettere di rimo-
stranzCjSuH'equivoca di lui condotta; ma
Gustavo I ofiìiscato dalle ricchezze che
gli prometteva la riforma, avea chiusa l'a-
nima ad ogni raggio della grazia celeste.
In onta a tante sagre promesse, studia-
va l'introduzione dp'partiglani dell'ere-
sia in tulli i pubblici ufllzi sì civili che
ecclesiastici, e persino dentro i chiostri,
massimamente favoreggiando i reduci
dagli studi di Willemberga focolare del-
l'eresia. Così Olof Peterson ebbe in Sto-
ckholm l'ufìicio di i ."predicatore e di sin-
daco, pel quale fece il primo passo alla
sua futnia grandezza, e acquistò tale un
ascendente nella capitale, da regolare a
suo senno tutti i religiosi e politici alfa-
ri. Gonfio della sovrana protezione, dal
[tergamo prese di mira icon violenta tra-
cotanza gli ortodossi, i quali però a fu-
ria di pietre lo cacciarono dalla città. Ta-
le umiliazione del promotore dell'eresia
non iscoraggì il re, che sapendo il pre-
dominio de' monaci su'popoli e quanto
insuperabile ostacolo fossero a'suoi dise-
gni, dichiarò loro aperta guerra. Statuì a
lui devoluta la nomina delle abbazie, e
incoiati tutti gli abbati di pura fede e ze-
lanti, vi sostituì uoa»ini dediti alle nuo-
ve rifornie,precipuamen(e a Wesleras.O-
diando l'ordine domenicano, cspulsie dal
regno i non svedesi, e pose a suo visita-
tore generale con piena podestà il pi-io-
re di Sigi una, fautore deciso delle niassi-
me luterane. Cominciò a rapite a'mona-
steri tutte le preziose suppellettili e uten-
sili sagri, e all'abbadessa di Vastcna estor-
se la ricchissima urna d'argento con or-
nauienti d'oro, che racchiudeva le tan-
to venerate reliquie di s. Caterina. A po-
co a poco la Svezia divenne l'asilo e l'a-
ringo de' limatici e furibondi eretici, di
cui formicolava Germania; gli Anabat-
S VE
ti<;ù di prepotenza s'unpossessarono della
principal chiesa di Stockholm, da dove
con focosi ragionamenti esaltando il bas-
so popolo, sempre disposto alle novità, un
giorno irrup[)e nelle chiese profanando-
ne i vasi sagri, rubando le cose di pregio, e
rompendo quelle che non ne aveano; get-
tatea terra le s. imraagini,spezzate le sta-
tue, vituperosamente le trascinarono per
le vie. I fautori della riforma affatto non
coa^pressero tanti eccessi brutali, ed i re-
clami dei cattolici furono frastornati dal-
le mene de'seguaci di Lutero colle gran-
di somme di denaro offerte al re coimi-
vente. Questi palesandosi vieppiii avver-
so alla Chiesa, infastidito dal costante ze-
lo del vescovo Brask, gli scrisse amara-
mente, chiedendogli pe'consigli di Peter-
son, qiial diritto egli avesse d'ergersi in
giudice de'nuovi dogmi, non condannati
da veruD concilio generale,e ricusò proi-
bire la lettura de'libri di Lutero e di cac-
ciare i suoi proseliti. La guerra dunque
contro la fede cattolica fu solennemente
dichiarata, e Peterson si pose nelle pri-
me fde: dilfuse dappertutto l'opera di Lu-
tei o contro il celibato, e per imitare il suo
gran maestro Carlostadio, e Lutero che
vi si disponeva, ne'primi deli 525 cele-
brò con pompa il suo matrimonio nella
cattedrale. 1 vescovi con alla lesta l'irre-
movibiiclhask etulta la più cospicua no-
biltà, ne furono pieni di giusto risenti-
mento.Riprovarono animosamente e con
fermezza innanzi al re il temeiario ope-
ralo d'Olof Peterson, dichiarando il lo-
ro malcontento pe'dazi imposti su'vesco-
vati, chiese e monasteri per le spese del-
la guerra, e pel gravame imposto agli ul-
timi d'alimentar la cavalleria. Gli ram-
mentarono di aver nelle diete solenne-
mente giuralo di mantenere l'immunità
ecclesiastica,ed avere invece nell'oppres-
sive esazioni sorpassato lostessoCristierno
11. Dichiararono invalido e scandaloso
per gli altri preti il matrimonio di Peter-
son , perciò incorso nelle censure della
Chiesa, invocando la regia autorità per
S V E
annullarlo, ed a desistere dalle leggi op-
jircssive contro il clero. Gustavo 1 non sep-
pe die rispondere a si giuste rimostran-
te, e sfogò l'ila sua contro Brask, cui fece
intendere per lelleia, essere tulli i beni
ecclesiastici perlineuza della corona; che
Peterson sosteneva che il celibato era con-
trario alla s. Scrittura, slare a lui dimo-
strar la falsità dell'asserzione; ed il ma-
trimonio de'preli esser introdotto in tut-
ta la Germania, il che ben presto si fa-
rebbe pure in Isvezia, Il zelante vescovo
con pastorale vietò a'diocesani il dispu-
tare sulla dottrina di Lutero, come ve-
leno e morte dell'animajeperoonfermare
nella vera religione i fedeli intraprese la
\isila della diocesi, e contro l'apologia a
lui rimessa daPeterson,con vittoriosa let-
tera al re la confutò. Gustavo I continuò
la sua lotta contro la Chiesa, e per diffon-
dere meglio tra il popolo i nuovi dogmi,
ad esempiodi Lutero fece volgarizzare la
Kibbia,edestinò che la versione del nuo-
vo Testamento si eseguisse da'cattolici e
da* luterani, e la miglior versione volle
che si adottasse dalle chiese e dalle scuo-
le. Peterson pe'protestanti,e il nunzio pei
cattolici assunsero l'incarico di f u' volta-
re in isvedese il nuovo Testamento, ed il
2." invitò a coadiuvarvi i piìi distinti uo-
mini di lult'i capitoli e monasteri, a cia-
scuno assegnandone una parle,ed il tutto
si sarebbe esaminato da dotti teologi per-
rhè riuscisse uniforme allo spirito della
• hiesa cattolica romana. Il nunzio dopo
aver pacificalo col re gli uplandesi insorti
per gli ultimi suoi decreti, per di Itii com-
missione parli per Lubrcca col regio co-
gnato conte Iloya, onde assestare le gravi
differenze della Svezia con essa, le altre
città anseatiche e la Danimarca, ed egre-
giamente vi riuscì con gran soddisfazione
tielle parti, salvando la patria da perico-
losa guerra, e concludendo un trattalo di
commercio. Gli siali svedesi lo accolsero
con distinti onori e riconoscenza, per aver
salvalo il proprio pae«e emanlenuloi l)e-
nefizi della pace; demandarono al re l'io-
S\ E I ( ) I
denn!zzodeIlespesein4ooomarche,eseb-
beiie con pubblico alto le promise, poco
dopo le negò!! liforoialoi i intanto uniti a
de'viltembeighesi, con altera fronte, per
gradire al re che combatteva laChiesa, co-
me altrove, rabbiosamente predicarono i
tenebrosi dogmi , tiaboccando in insulti
e calunnie contro il Papa, i vescovi e sa-
cerdoti cattolici, insinuando ancora l'ab-
borrimenlo pel re, il quale a frenarli pre-
scrisse loro il modo per l'introduzionedel-
l'eresia. Per ingannare i cattolici, il re in-
limò una generale conferenza sulla reli-
gione pe'26 dicembre in Upsal, onde di-
scutervi le principali questioni, e con puti-
ti di tal natura per rendere odiosa l'auli-
ca Chiesa e prevenir l'animo degli astan-
ti contro di lei, i quali con arte furono
composti di magnati e altri che propen-
devano per le novità, oltre quelli the già
leprofes-^avano. Per la disputa furono de-
putali da' cattolici Pietro Gali professo-
re di teologia, da'Iuferani Olof l'eterson,
con l'intervento del re, dell'am vescovo e
nunzio INLigno, e molli capitolari ed altri
ecclesiastici. Olof ignorante della storia
ecclesiastica, prelese d'appr-ggiarsi unica-
mente alla s. Scrittura inlerprelalada Lu-
tero suo maestro. Non potè confutare le
opposizioni di Gali se non colle solite vili
ingiurie, e colla denominazione di sagrifi-
calore papista. H re ben conobbe la de-
liolezza del suo favorito, avendo interrot-
ta la conferenza, e invitalo i due dispu-
lanli a presentargli in iscritto gli argo-
menti favorevoli o contrari alle proposi-
zioni controverse. Aggiudicò la vittoria a
Peterson, sotto prelesto d' essersi lennlo
più attaccato alla Scrittura, e adulato le
sue ma.ssime e insultato i manteniloridcl-
Innlica fede: ne fece slampare eli arqo-
menli e diffonderli pel regno, per prepa-
rare meglio i popoli ad accogliere la ri-
forma. Neil 5^6 il re con rincrescimen-
l(j della nazione soppresse 6 monasteri,
compreso il celebre di Gì ii[)sholm cam-
biato in fcniezza. In (juesto tenijio Miigno
fece la visita dì sua vasta arcidiocesi, che
192 SVE
da 28 anni era priva tlilalespiriluale lìe-
nefìzio, con felice successo anche tem[)0-
rale, poiché il caritatevole arcivescovo
com miserando gl'indigenti privi di mezzi
percompraie il sale, non conoscendosi an-
cora l'arie di fabbricarlo in Isvezia, spe-
se del proprio più di i 000 marche e sta-
bilì sulle spiaggie marittime delle saline,
e così introdusse il modo di farcii saletra
gli svedesi con pubblico benefizio. Si gua-
dagnò collesue virtìi l'amore de'suoi dio-
cesanijche lo pregarono di richiamare sul-
la retta via il travialo principe, al qua-
le nel suo ritorno dimostrò essere ciò vo-
to ardentissirao di tulli; ma il re ingelo-
silo delle favorevoli impressioni lasciate
dal prelalo,interpretò sinistramente lesue
l)elle azioni, e il suo li vore giunse al colmo,
quando seppe che l'arcivescovo ricevè dai
ministri imperiali diLubeoca molle lette-
re che pel sigillo si supposero di Carlo V.
Lo citò a Slockholm a rendere conio del
supposto tradimento, restando confuso e
dolente di non potersfogare l'occulto odio
suo,quando in esse soltanto lesse le gratu-
lazionidellaziae de'ministri dell'impera-
tore per la bella convenzione stipulata a
Lubeccajdi chea menomargliene col po-
polo il merito, ne attribuì tulio l'onore
al giovane cognato conte Iloya, che sem-
plicemente l'avea accompagnalo nell'am-
basceria, mediante circolari alle provin-
cie: vessazioni tulle che aveano per isco-
pol'efiettuazione de'suoi disegni. Perchè i
Tescovi ricusarono una grossa sovvenzio-
ne, il re fece piopagar la recente opera di
Lutero, De bonis cleri confìscandis,\occ\\è
e le violenze usate contro jMagiio renden
do malcontento l'oneslo popolo nplande
se e norlandese, prese l'armi e stava per
impadronirsi d'Upsal, quando ilreaccor
se cogli artificii a impedirlo. Recatosi poi
coll'esercito nella città, raccolse il popolo
nella pianura, e alla presenza dell'arcive-
scovo espose la sua indegnazione per l'o-
peralo, e proruppe in invettive contro i
cliierici, il Papa, i cardinali e tutta la ge-
rarchia ecclesiastica, chiamandoli tradito-
S VE
ri dell' uman genere, peste della terra, i
preti ei frati perfida razza divoralricedel-
le sostanze della nazione, e minacciò a Ma-
gno la morte se avesse continuato a re-
sistere a'suoi voleri. Un profondo e tetro
silenzio lasciò inonoralo il re, e con ac-
clamazioni il popolo ricondusse in citlà
l'arcivescovo.GuslavoI seppe pel momen-
to dissimulare il suo furore, e quando vol-
le assistere il giorno di Pentecoste col suo
numeroso seguito al convito di maggio,
cioè al sontuoso tratlamento che gl'ini-
bandì l'arci vescovo, lo molleggiò maligno-
samente di profusione, e in quellochediè
lui nel dì seguente per contrapposto fu
frugalissimo,con detrazioni su'beni e fran-
chigie degli ecclesiastici. Queste ripeten-
dosi da'novatori,Gall eTuressonsi leva-
rono per rispondere alle provocazioni di
Olof, e si meritarono i plausi degli astan-
ti; pure il re si ostinò in dar la vittoria al-
l'idlimo, per aver cavato i suoi argomen-
ti dalla soia Scrittura. I fatti tosto suc-
cessero alle parole, si retjuisirono le cam-
pane, parte si convertirono in cannoni e
parte si destinarono a pagar il debito di
Lubecca, e ili nuove forti imposte si ag-
gravarono le mense vescovili d' Upsal e
suesulfraganee.L'umiliazionesolferta dal-
l'arcivescovo nel banchetto non bastò a
placar l'ira del re; benché infermo lo vol-
le inSlockhohn, rimproverandolo per per-
seguitare i luterani meritevoli d'ogm sti-
ma, e in ispecie il degno Anderson, e di
piaggiare il popolo, la nobiltà e i princi-
pi stranieri per averli favorevoli nella ri-
volta che tramava contro di lui. Il nun-
zio con pari forza e modestia si discolpò,
non pertanto il re lo fece chiudere nel con-
vento de'francescani, ed ove al solo An-
derson fu permesso l'adito per minacciar-
lo'di morte o esilio, se non dava libeio
accesso alla dottrina lulerana.da lui detta
evangelica, e per questa promettendogli
onori e ricchezze. L'arcivescovo rispose
sempre con orrore a tali suggestioni, di-
chiarandosi pronto a subir la morie o l'esi-
lio. Magnanimità che raddoppiò il ranco-
S V E
re del re, che giurò di levarlo dalla sede
e. sostituirgli un riovatore,cornc iniquo pa-
pista. Tullavolla tra'Iuterani prevalse il
consiglio d'allontanarlo con rpialclie am-
basceria e poi invaderne la sede. Il re per-
tanto lo chiamò a se accogliendolo con
on(jre,e l'incaricò d'una splendida amba-
sceria a Sigismondo I re di l^olonia per
domandargli la figlia Edwige in isposa.
Benché il prelato non fosse di ciò persua-
so, lietamente vi si sottopose per aver mo-
do d'isli'uir la s. Sede dello stalo uiisere-
vole della chiesa svedese. Dopo partilo,
l>rnscamen(e da Danzica lo fece ritornare
per sospetti, e poi lasciò che riprendes^e
la via per Polonia, deputando il Brask per
amministratoredi sua sede. Appena si ri-
seppe dal re esser di nuovo approdato a
Danzica, confiscò lutti i beni dell'arcive-
scovato: questo fu il seguale delle rapine
e dell'oppressione, chedoveanoalfattodi-
struggere la chiesa cattolica. La voce dei
più si era ammutita per l'esca de'terreni
vanlaggi,con che il re a vea saputo allettar-
li: solo l'episcopato si tenne inflessibile nel
raanteneri suoi diritti e nel difenderla fe-
de. II basso clero e alcuni claustrali, co-
me in altri luoghi, scorsero nella nuova
dottrina un facile mezzo di scuotere il gio-
go episcopale, e di sfogar le loro passioni,
vedendo in essa una via sicura di giun-
gereagli onori, dignità e ricchezze,e vio-
lare il celibato, terminando così in una
perfetta apostasia.Solamenle le sagre ver-
gini ebbero coraggio di ricusare la mano
a'forli e sacrileghi pretendenti, e lascia-
rono un bell'esempio di fede inviolabile
al loro sposo celeste, non così facendo quel-
le di Germania, tranne rare eccezioni.
Furono singolarmente costanti nel serba-
re illibata la loro castità le monache di
s. Brigida di Vastena; non temerono nò
l'ira del re, né le minacele de'grandi e po-
tenti. Tali erano i primi frutti che in I-
Svezia si producevano dalla riforma. Di
tanti disordini cagionati dalle innovazioni
luterane, mosse gravi lamenti Papa Cle-
uienle Vi! con lettera a'vescovi di Sve-
VCL. LXXI.
SVE
193
zia de'rg settembre r 526, deplorando i
chierici e religiosi cheavtano abbraccialo
l'empia e ilannata dottrina, negletti i riti
del battesimo e quelli della niessa, intro-
dotta ìa comunione ne' laici sotto ambo
le specie, abolita la confessione e l'estre-
ma unzione. Esortò i vescovi a cacciare
dal santuario gl'indegni ministri, valen-
dosi dell'autorità secolare se bisognasse.
I n vi tò il ree i grandi a coadiuvarli. Ma que-
sti non dierono ascolto alle rimostranze
del supremo capo della Chiesa, che anzi
profittando della lontananza del nunzio,
procedevano sollecitamente ne'Ioro ini-
qui disegni. Frattanto il popolo levava uu
fremito sempre crescentCje s'apparecchia-
va una sollevazione generale; una sangui-
nosa guerra di religione minacciava la
Svezia, e ben presto scoppiava se l'astuzia
e l'attività singolare di Gustavo I non l'a-
vesse compressa, volando rapidamente o-
vutjque a farne vendetta, o usando arti
per ristabilirla calma. Indi ricorse al so-
lito spediente de'novatori colle pubbliche
dispute, con argomenti atti a destarla po-
polaresimpatia, inulihnenlcopponendo-
siasì nocevoli conferenze i vescovi. Brask
campione di tutti, chiarì le macchinazio-
ni del re in ([ue'religiosi e solenni dibat-
timenti,sì colla voce che cogli scritti, impe-
gnanilo una grande e nobile lotta al co-
spetto di tutta la Svezia. lAIa il re per to-
gliere al prelato un potente mezzo di co-
municare co' suoi aderenti, interdisse in
tutto il regno l'uso della stampa; onde il
Brask si servì de'tipi di Copenaghen e dif-
fuse in maggior copia i suoi scritti, ecci-
tando gli altri piìi abdi propugnatori a
cond)attere vigorosamente i nemici diGe-
sìi Cristo; ma tutti spiranti moderazione e
senza una parola contro il re,anzi gli scris-
se,scongiurandolo a riparare a tante 10 vi-
ne e serbare intatta la religione de'padri
suoi. Gustavo! non ci fece caso, e conti-
nuò a promuovere le conferenze religio-
se, e poi dichiarò la sua iudegnazione a
Brask e gli vietò di stampare ovunque
benza il »uo permesso. Il vescovo nondi-
i3
,94 '^VE
nienoconlinuò nel tlifforKÌereesorln/ioni e
conforli Ira'ledeli. Inasprirò il ree medi
fando acerbissima vendeltn, a lenore di
f|uanli altraversavanoii suo divisamente
d'abbattere la cattolica fede,si recòadUp-
sal, e vi fece decapitare e squartare Pietro
Jacobson Sunnanwader vescovo di Ve-
sleras, eKnut in Slockholm già designa-
toarcivescovo d'Upsal, che avea fatto im-
prigionare e nel modo più vituperevole
come l'alfio, per aver ambedue eroica-
mente difeso la religione cattolica, ciòclie
produsse un generale fremito ne'popoli,
e gli onorarono quali santi e martiri. Al-
la lesta (le'malcontenti si pose l'intrepido
Giovanni, ma celando l'oscurila de'suoi
natali si spacciò per Nilo Sturio figlio di
Stcnon II detto il Signore (fella Monta-
gna. In M terribili e pericolosi momenti
Gustavo T pel [."giugno iS^y intimò la
dieta di Vesteras, promettendo che hbe-
ramente vi si tratterebbero gì' interessi
della'religione edello stato; ma usò della
pili gran destrezza nell'eleggere le, perso-
ne che doveano farne parte,e di compari-
re tutte con seguito armato per impor-
re alla moltitudine. Imperocché colla sua
avvedutezza ne conobbe tutta l'impor-
tanza, pose perciò preventivamente in o-
pera tutta l'arleesottile astuzia per con-
seguire il proprio intento, ed in sì tem-
pestosa adunanza superò se stesso, pro-
fittando del clamoroso avvenimento della
presa e tremendo saccheggio di Fomo{/.)
e prigionia di Clemente VII, principal-
mente per opera de'piìi accanili erelid,
che commisero esecrabili scelleratezze e
ruberie,riprovatepoiformalmentedaCar-
lo V al modo notalo anche nel vol.LXX,
p. 49- Con un lauto banchetto si aprì la
memorabile dieta degli slati a'aG giugno
nel convento de'domenicani, in cui il re
per lusingare e impegnare vieppiù i no-
bili in suo favore, li fece sedere presso di
se nel posto d' onore che sempre avea-
no goduto i prelati e altri ecclesiastici, in-
versione che non poco sturbò i vescovi,
confermandosi nelle perverse iutenzioni
S VE
regie; essi però confortati e infinmmali di
zelo dalle precedenti eloquenti esorta-
zioni di Crask, rannodali più strettamen-
te alla s. Sede, aveano giurato una pro-
testa di mantenere ad ogni costo i diritti
della Chiesa, di non cedere un obolo ec-
clesiastico, e di giammai abbandonar la
fede. Il cancelliere Anderson magnificò i
benefizi del governo di Gustavo I, espose
l'enormi spese a cui non potea sopperi-
re l'erario, che esortò a sovvenire ; indi
propose i punti da deliberare, cioè come
si potessero comprimere le frequenti som-
mosse del popolo, fatte sotto pretesto di
cambiarsi la religione dal re, e come si
potesse aumentar la sua ricchezza e po-
tenza.Il redopo aver inveito contro i pos-
sedimenti del clero, ordinò a'vescovi di
cedere alla corona quanto sopravanzava
di loro entrata, e di rimettere a'Iegitti-
mi eredi tutti i beni acquistati dopo il
censo del 1454)6 permise a' contadini di
non pagar più i filli de'Ioro terreni, do-
vuti alle panocchie oa'conventi e mona-
steri.Alle imputazioni del re rispose Brask
in nome dell'episcopato svedese, ne mo-
sliò tutta l'ingiustizia, provò che le sante
istituzioni de'maggiori non potevano es-
sere da'posleri rivocate né soppresse.sen-
za incorrere nell'ira di Dio; che il clero
dipendendo dal Papa, non potea nulla
intraprendere senza il suo beneplacito j
essere solo soggetto al re quando le sue
leggi non ripugnano a quelle della Chie-
sa, né poter dar mai il suo consenso per-
chè la Chiesa divenga una proprietà e di-
pendenza reale. Il Bia>k incontrò gran-
de approvazione nell'adunanza, e molli
tra'più ragguardevoli del popolo e della
nobiltà si dichiararono per la difesa della
Chiesa. Il re ne scoppiò di sdegno e mi-
nacciò di partire, dove non si fossero a-
scoltale le sue proposizioni, artificio co-
me in questa usato altre volte con suc-
cesso, e disse: Io non posso più essere vo-
stro signore, poiché mi anteponete i pre-
ti e i frati; vi rinunzio il regno, datelo a
chi volete; ma dovete almeno farmi giù
S V E
slizia, mi siete debitori cV un compenso
per qiinnto del mio profusi per lo stato;
e fra le lagrime e i sospiri andò a chiu-
dersi in un castello, lasciando lutti sbi-
gottiti. Surse a rincorar gli abbattuti a-
nimi della moltitudine, Thure Johnson
nd essa carissimo, inlimo di Brask e stret-
to parente del re. Disvelò le mire di ro-
vesciar l'antica chiesa, e poi peicorse le vie
inviiando i cittadini a una generale sol-
levazione contro il re e gli odiati lutera-
ni che minacciavano d'invadere la Sve-
zia. Ver questo inaspettato avvenimento,
gli stati di nuovo si radunarono, ove An-
derson e Magno vSamnar o Sommar ve-
scovo di Slregnes ricomposero le cose,
questi rappresentando i pericoli se il re
avesse lasciato il timone dello stato. Bryii-
lesson, personaggio ragguardevole e zela-
tore della religione e della patria,assunse
l'incarico di pacificar l'animo di Thure,
il quale si rese alle sue ragioni, protestan-
do che se il re non cessasse dal proponi-
mento di slalìilire il luteranismo, nulla
lascierebbe intentato per rovesciarlo dal
trono. Lieti di questo vantaggio i regi par-
tigiani, passarono agli affari religiosi, nei
quali erano certi d'aver eftìcaci declama-
tori contro il clero, e da ciò dipendere la
vittoria del re. Gali ed Olof presero alla
loro volta la parola : disputarono acre-
tnenle,e il 2.° colle solile sue armi di tur-
pitudini e buifonerie.per spargere il ri-
dicolo sulle dottrine e riti della Chiesa:
di esecrazione sulle pretese ricchezze e po-
tenza de' vescovi e del clero, parlando in
lingua svedese con meravigliosa compia-
cenza della moltitudine. Gali reclamò
contro quest'ultima licenza, si tenne co-
stante a pai lar Ialino, secondo l' antico
liso, ma l'adunanza applaudi Olof e vol-
le che tutti parlassero nell'idioma del pae-
se. 11 3.° gioino della dieta cotìiinciò con
ouspicii migliori pel re; i nemici del cle-
ro eransi aumentati,gli amici spaventati
andavano considerevolmente diminuen-
do, gran parte de'nobili si die al parti-
lo regio, i borghesi e contadini minaccia-
SVE .9^
vano di non abbandonar la dieta, se pri-
ma non vedessero il re. Olofe Anderson
andarono a invitarlo a nome del popolo
di 1 ipiender le redini del governo. Gu-
stavo I affettò ripugnanza, e la dieta ne
fu addolorala, e solo cede a una 1.' am-
basceria, venendo accolto con plauso uni-
versale, trovandosi così il re nel colmo
di sua potenza. Il consesso soddisfece sen-
za limiti alle sue richieste, che ovunque
si sbandirebbero i perturbatori della pub-
blica quiete; egualmente la dieta si mo-
strò condiscendente per gli affari eccle-
siastici che piìi premevano al re, perchè
sperava di dividere con lui la ricca pre-
da, perciò gli concesse di rapire e mano-
mettere i beni ecclesiastici d'ogni prove-
nienza, di togliere a' vescovi la giurisdi-
zione temporale e circoscrivere il nume-
ro de'loro servi. Quindi la dieta ordinò,
che in tutte le scuole si leggerebbe la sola
Bibbia volgarizzata da Olof; che i vesco-
vi ordineranno solo uomini istruiti, né li
destineranno a uffìzi e prebende senza il
consenso del re ; che si abolirebbero le
soverchie parrocchie,e due si riunirebbe-
ro in una; che niun laico sarebbe più sog-
getto alla scomunica per aver percosso
un chierico, ma sarebbe giudicalo colle
leggi del paese;che i vescovi non pretendes-
sero più gli spogli o eredi là de'preti mor-
ti ab inlesialo, ma la rilanciassero a'pa-
renti;che se uno sposo prima del matri-
monio avesse abusato di sua promessa,
dovesse condannarsi dalle leggi canoni-
che se ricusasse di sposare; che tutti gli
ecclesiastici secolari e regolari sarcbbe-
10 tradotti al tribunale ecclesiastico in af-
fari spirituali, nel resto dipendessero dal
foro laico; che i frati mendicanti tacesse-
ro una sola questua annua e per6 setti-
mane; finalmente che in tutta la Svezia
si predicherà il semplice e puro evange-
lo. Il re incominciò nella dieta a por ma-
no su'beni ecclesiastici, ottenendo da've-
scovi di Stregnes e Scara la cessione dei
loro castelli; ricusando Brask il suo feu-
do, lo fece occupare: nel dì segueule or-
U)G SVE
«lino «'vescovi, prelati, capitoli, chiese e
monasteri di rinunziare a beneficio della
corona le loro terre, feudi, possessioni,
lascife, ed a tutte le rendite provenienti
da prebende, benefizi e legali pii, coin-
pensando gli spogliati con pensioni, e fa-
cendo sottoscrivere a'vescovi il decreto.
Intal modolaChiesa fu spogliata de'beni,
depressa l'aulorità de' vescovi, abbattu-
ta la cattolica fede, secondo le predizioni
di Brask.La dieta di Vesteras die al naon-
do l'esempio del piìi assoluto dispotismo.
Le scarse rendite assegnale a' monaci e
frati, produssero l'effetto che si voleva,
prima diminuirono e poi sparirono del
tutto. Ma sul dividere della preda nac-
que irreconciliabile discordia, indi san-
guinosa guerra Ir a'nobili e il re: il popolo
prima spettatore, indi prese in ira l'uno
e gli altri. La massima parte de'beni ec-
clesiastici se li prese il re, e fu la sorgen-
te delle immense ricchezze che lasciò ai
suoi discendenti; la minor porzione l'at-
tribuì alla corona. Il numero più proba-
bile di tulle le possessioni lolle da Gu-
stavo I alla Chiesa Cu di circa 3 0,000,
comprese le applicale alla corona. Seguì
lo spoglio delle suppellettili e vasi sagri
di valore. I modi usali nell'esecuzione del-
le prescrizioni furono i piìi ingiusti, e nel
riparto de'beni a'nobili slessi si usò in-
giustizia e prepotenza, che procurò indi
mitigare Erico XIV ; quindi lamenti e
malcontento generale. Conlemporanea-
menle il re continuò ad abbattere più a-
perlamenle la religione cattolica: a' 1 5 a-
gosto fece atterrare tultelechiese de'sob-
borghi della sua diletta capitale e metro-
poli della riforma Stockholm, insieme al-
la maestosa e di puro gotico stile unita
al convento di s. Chiara, e le povere re-
ligiose francescane si rifugiarono in una
■vicina isola. Gustavo I chiamava le chie-
se cattoliche, covigli de'nemici del trono
e dello statoli montanari sdegnali da tan-
ta enormità, ripresero le armi, e il cre-
duto Sturio o Nilo ricomparve colle nu-
merose bande: si combattè ferocemente
SVE
d'ambo le parti, indi col perdono e alcu-
ne convenzioni terminò rinsurrezione,la-
sciandosi evadere Nilo in Danimarca, ma
il re fece decapitare il suo amico Siegfiid-
son degno ecclesiastico. S'impadronì del
convento de' domenicani di Stockholm,
che i frali dovettero abbandonare, poi
dalle fondamenta demolì il vago edifizio,
prezioso monumento di cristiana archi-
tettura, e il suolo fu destinato a giardi-
no regio.
Avendo Gustavo I protestato che non
si sarebbe coronato se prima non atter-
rava l'autorità episcopale, ora cheavea
conseguito l'intento, a' 12 gennaio i^JiS
fu solenuemenle coronato ad Upsal dal
sunnominato Pietro Magno o Magmis-
son vescovo di Vesteras, slato già in Ro-
ma e fors'anche colà consngralo, secon-
do ild.'Theiner (ma noi fu alFatlo, come
poi proverò con mg."" Warimonl),ed un
concionatore fece una fierissima diatri-
ba contro la chiesa cattolica. Tra le feste
e i convili, comparvero all' improvviso
griiidumabili n:onlanari e instancabili di-
fensori dell'oppiessa religione, condotti
da iVilo reduce dalla Danimarca. Minac-
ciando loro una guerra d' esterminio si
venne a palti,e poi contro le promesse il re
fece uccidere i creduli più rei, indi corse
a domare altri luoghi sollevali e ne tras-
se grosse multe: dipoi rifugiatosi Nilo in
Iloslock, il magistrato per compiacere il
re gli fece mozzare il capo. Indi cacciò i
religiosi da Lodose e da Vesteras, e quelli
chesi ammogliarono ottennero le miglio-
ri parrocchie ne'castelli.Olof andava pub-
blicando le più sozze e impure opere con-
tro la Chiesa, i vescovi, i preti, i frali, e-
sortando questi a prender moglie; in par-
te lo imitò Anderson. I riformatori ecci-
tati dal re eresseio un inesorabile tribu-
nale d'inquisizione contro chiunque av-
versasse le loro dottrine, per cui la Sve-
zia a manoa mano reslòpriva de'più no-
bili suoi difensori della religione,fra'quali
il Brask per uvilare il patibolo evase a
Dauzica,ove s'iucoulrò col nunzio Magno
S V E
di ritorno da Polonia, ed iniieme pian-
sero le sventure di loro patria. Coraggio-
samente per lettere avvi>aioiio il re, i ma-
gnati, i più ragguardevoli del clero e del
popolo dell' abisso nel quale erano per
precipitare, e dell'insidie teseda'novato-
ri per trarli ne'Ioro lacci, ma inutilmen-
te. Magno inoltre scrisse al re che Sigi-
smondo i era pronto dargli la figlia in i-
sposa con 200,000 ducati di dote, ma la
virtuosissima EdAvige voleva conservar
pura la religione in cui era nata; e che
coll'alleanza della Polonia avrebbe potii-
toabbatterenelsuoincremento la minac-
ciosa potenza della Prussia. Però i rifor-
matori temendo per questo matrimonio
ostacoli alle loro macchinazioni, mancan-
do alla sua richiesta si persuase a sposa-
re Caterina figlia del principe di Sasso-
nia Lauenbuigo, povero ma ardentissi-
mo promotore del luteranismo. Il re in-
timò a Magno di tosto tornare in Stock-
holm, sotto pena di perder la sua grazia
e le rendite arcivescovili; ma egli franca-
mente rispose, che non rivedrebbe più il
paese nativo, se la vera religione e la ve-
ra chiesa non fosse rimessa in onore. Gu-
stavo I andò sulle furie, e scrisse un'amo-
revole lettera ad Olof Miisrno suo fratel-
lo che l'accompagnava, e già destinato
suo rappresentante in Roma, d'abbando-
nar Magno e di venir in Isvezia, promet-
tendo di farlo cancelliere del regno; ma
egli rispose che volev,\ seguir la soite e i
patimenti del perseguitato fratello, onde
sdegnato il re fece confiscare i beni de'due
fratelli, e miuacciò pena di morte a chi
avesse con loro corrispondenza, sfogan-
do il suo risentimento contro tutti "li a-
o
mici del nunzio, e sul capitolo d'Upsal a
cui rap'iquanto di prezioso rimaneva nel-
la cattedrale. Giovanni Magno fin dali.°
luglio 027 avea scritto a Clemente VII
con minuto e commovente ragguaglio lo
stalo infelice della sua Svezia, pregando-
lo ad accorrere prontamente al soccorso
di lei, narrandogli la sua missione in Uo-
ma, donilo d'Adriano VI eia sialo spedi-
SVE 197
lo nunzio in Isvezia, de! cui stato subito
gli fece deplorabile relazione, e quanto a-
vea fatto pel sostenimento della fede cat-
tolica; che se gli avesse comparlila la con-
sagrazione d'arcivescovo d' Upsal, a cui
era stalo nominato dal re, e confermato
i poteri di nunzio concessi dal predeces-
sore, avrebbe potuto nominare e ordina-
re i vescovi, con meglio prestarsi a van-
taggio e per l'onore della s. Seòe. in pa-
ri tempo provocò la pietà de'piìi potenti
prelati di Germania e Polonia per la tra-
vagliata chiesa svedese, e di diversi sovra-
ni, fra'ffuali Sigismondo 1; e lutti ne scris-
sero premurose lettere al Papa per arre-
stare i progressi dell'eresia, altameoteco-
mendando il Ma^no, massime Sigismon-
do I che invocò su di lui la coosagrazio-
ne e le richieste facoltà. Ma le fiere per-
secuzioni in cui allora trova vasi espostala
s. Sede, e le politiche agitazioni e inva-
sioni dello stato pontificio, impedirono a
Clemente VII di rivolgere le sue cure al
settentrione, temendo pure d' inasprire
Gustavo I, dove si prendessero forti ri-
soluzioni. Gustavo i avea scosso dallefon-
damenta la chiesa di Svezia, non gli re-
stava che al tutto d'abbatterla ne'dogmi.
ne'i iti e nella disciplina, e ciò fece nel con-
cilio nazionale d' Oerebro capitale della
Nericia del i. "febbraio 1029, con l'inter-
vento de' vescovi di Scara, Slregnes e Ve-
stera«,per concessione del re,edegli uomi-
ni pili dediti alle nuove dottrine d'ogni
vescovato, il re alFidandone la presiden-
za e direzione al cancelliere Anderson.
I riformatori astuti seppero innestare i
principii fondamentali del luteranismo, ai
brani della religione antica, e per tal for-
ma contentarono il re e riuscirono, se non
a dileguare, ahneno a mitigare l'appren-
sione del popolo sul tantoabborrilo cam-
biamento della fede patria. Fu raccoman-
dai» la lettura della Hibbia, specialmen-
te del Nuovo Testamento , anzi da essa
solasi iledusse il nuovo ordinatnenlo del-
la chiesa. La predicazione e il catechismo
sarebbero il 1 ."scopo delle ce» emonie >a-
gre: si iijicgheiebbero principalmente il
Pater nosler, il Simbolo e la Salulazio»
ne angelica. Il nuuieru delle feste fu as-
sai listietto, e per allora lasciale quelle
tlella Concezione di Maria, Natale, Epi-
fania, Pasqua, Pentecoste,! giorni festivi
degli A postoli e de'protetloii locali. Si de-
clamò mollo conti oieceienjonie,i sagra-
mcnlali ei santi usi della Chiesa, i quali
meglioera l'abolirli einlantos'illuminas'
se il popolo sulle superstizioni che conte-
nevano. A'sagtairjentali e a'riti si die al-
tro significato. Si tollerarono le ss. Imma-
gini,e invece de'lumi innanzi ad esse s'in-
culcò la limosina. Vennero disapprovati
i pellegrinaggi e processioni del venerdì
sauto. In una parola, in questa specie di
concilio o conciliabolo Gustavo I fece del
tutto abolire la religione cattolica e adot-
tare la Confessione A ugusCana ( F.). Que-
ste determinazioni le approvarono gli ec-
clesiastici astanti, ed il re diede loro forza
di leggi*,edecrelòcbeinogni catledraleuu
teologo della nuova dottrina dovesse spie-
gore al popolo la s. Scrittura. Co'decreti
del conciliOjOlofstaiupò il Manuale Sve-
ticum,e V Orcio Missae S%>eticae, libri li-
turgici e fondamento delle nuove dottri-
ne. Tutti i riti si doveanocelebrarein lin-
gua vernacola o dialetto svedese. Iliedun-
«(ue ormai ottenne il proprio intento nel-
l'aver abbattuta l'antica chiesa, e solo ri-
tenne alcune insignificanti costunianze
per non offendere il popolo con un tota-
le cambiamento. E se i regi udiziali aves-
sero adoperato prudente moderazione e
l'accorgimento prescritto loro, compiuta
era l'opera; avendo con fanatismo atter-
rato le cattoliche islituzionì,e da'liabau-
ti messo a ruba, ferro e fuoco quanto a-
vanzò alle devastazioni de' riformatori ,
oppresso il clero, maltrattati gli aderen-
ti nobili e cittadini, l'esecrazione per la
nuova dottrina e l'inasprimento del po-
polo giunse al colmo, e segui la guerra
di religione e poi la civile per tutto il re-
gno con lotta santa. Non potè mai il re
deporre la spada ^ che troppo sovente inac-
S Y E
chiò del sangue de'suoi popoli, insensibi-
le alle loro lagrime e clamori, a'poi)olari
tumulti e rivolgimenti che senza posa tra-
vagliarono il regno. Non coiisenlendomi
la brevilà neppur accennarli, per ciò che
spetta alla loro origine e circostanze che
gliaccompagnaron<;,si [)uò leggerne la d<)-
lorosa iliade nel d.rTlieiner, le atroci per-
secuzioni, le confische e altre gravezze, i
niassacri e le vendette, la guerra impla-
cabile contro la Chiesa, l'emigrazioni e so-
lenni proteste de'vesco vi e altri personag-
gi fedeli al cattolicismo, la generale deso-
lazione del regno, la nuova re(|uisizione
delle campane con rammarico e opposizio-
ni de'popoli, le incessanti esazioni sui mo-
nasteri e vescovati, la ripugnanza de'buo-
ni svedesi di fidare i propri figli agl'isti-
tutori luterani. Gustavo I tra le turbolen-
ze e i generali lamenti, celebrò solenue-
mente le sue nozze alla presenza de'nuo-
vi vescovi da lui notninati:essi furono l'ar-
civescovo d'Upsal Lorenzo Petersun, pei
meriti del fratello Olof fanatico e famoso
luterano; il vescovo d'Abo, in luogo del
cacciato e virtuoso Erico, Martino Skytte
detto l'apostolo luterano della Fiidamiia;
il vescovo di Liucopiiig già preposto Gio-
vanni MagnussoUjin luogo di Brask;il ve-
scovo di Scara Sveuone uìaestro di scuo-
la; il vescovo di Wexsiogià canonico Gio-
na: il primate fu consagrato in un mona-
stero vicinoaStockliolui.ed i vescovi per
un diploma regio. Le spunsalizie ebbero
luogoa'23settembrei533;il primate giu-
sta l'antico uso impose la corona alla re-
gina e la consagrò, ma con olio non bene-
detto, come Bugenhagen avea fatto in Da-
nimarca con Crislierno III , aifermaiido
che qualutique unto di cucina era santo
e idoneo a consagrare i re! Gustavo I a-
vendo sollevato aliai. "sede di Svezia l'o-
scuro Lorenzo, volle supplire alla nobil-
tà che gli mancava, con destinargli cospi-
cue rendite, una guardia di 5o soldati e
una sua parente per moglie, le cui due
figlie poi si maritarono a due ministri del
nuovo cvangelo, uu de'quali fu nominato
S V E
a successore nellii sede pi'imnziale. Loren-
zo per incontrale il genio regio, tolse o-
gtii influenza a'suoi canonici e soslituì lo-
ro! partigiani ilei kiteranismo, e Ira'soste-
pilori suoi Dollnvido fu creato vescovo di
Stregncs,e Agricola d'Abo. L'ordinazio-
- ne di Lorenzo alla dignità arcivescovile
stubiPi interaoienle il luteranismo nella
Svezia e die alla religione cattolica l'ul-
timo tracollo. Il nunzio Magno, a non la-
sciar più ;i limgo inconsapevole il Papa
dell'infausto avvenimento, dal luogo del-
l' esdio si trasferì in Bologna, ove allora
trovavansi Clemente VII e Carlo Y, e fu
da essi accollo con gran distinzioni. Il Pa-
pa amorevolmente loconsolò delle patite
persecuzioni,econdoltoloseco aRoma, do-
po diversi concistori tenuti per trattar gli
alfari di Svezia, a'6 giugnoi533 lo pre-
conizzò arcivescovo d' Upsal e primate
della chiesa svedese, indi a'28 luglio oon-
sagrato dal cardinal Alessandro Cesari-
ni in s. Angelo in Borgo. Onorato del pal-
lio e avuta la conferma di tutti i poteri
jicevuli da Ailriano VI, fu da Clemente
VII rinvialo per suo legalo apostolico in
Isvezia: dopo un travaglioso viaggio, per-
venne in Danzica alla metà di giugno
1 534. Quivi risaputa dal vescovo Crask
la sua ordinazione, fin da'ig settembre
I 533avea spedita in Isvezia fervorosa pa-
storale, esorlando tutti i fedeli per quan-
to slasse loro a cuore l'eterna salute, a
inautenersi coslanli nell'antica fede, ed a
rigettar con isdegno l'empie dottrine di
Lutero, e che combalterebbe con loro
sino all'ultimo respiro. In egual senten-
za scrisse al re, jìivgandolo a ritirarsi dai
suoi atlenlati contro la religione , dalle
crudeltà contro i fedeli, d.dle rnpine del-
le chiese: ricordasse i castighi che in que-
sta vita piombarono su IJaldassar, Nabuc-
co, Giuliano, Enrico IV e Federico II, e
certamente aspettarlo il divino terribile
giudizio. 11 nunzio stesso dopo il suo ritor-
no in Danzica non cessava d'iiininonire
Gustavo I per lettere e messaggi del pe-
ricolo calrcnio che poneva l'anima sua, se
S V E
'99
SI fosse oslinalo ad oppiioieie l'antica re-
ligione: gli dichiarò di voler onninamen-
te ripristinare la fede cattolica in Isve/ia,
ma con dolcezza e riguardi. Similmente
cotjforlò i cattolici a non abbandonar l'an-
tica credenza per qualunque patimento,
e prepaiarsi a soffrire coraggiosamente
ulteriori persecuzioni. Danzica era l'asilo
polacco e il convegno di tulli i santi con-
fessori scandinavi fuggili dall'ira del re,
Magnoe Braskerano i consolatori e i pa-
dri di que'solferenli. Egual cura si prese
il nunzio per le minacciale e vicine chie-
se di Danimaica e Norvegia, nelle quali
Guslavolsospirava il consolidamento del-
la rif irma, per meglio assicurar quella di
Svezia. Il Magno avvertiva pretnurosa-
mente que'vescovi e prelati di star vigi-
lanti, massime i danesi, perchè Cristier-
no III alleato di Gustavo 1 avea da que-
sti appreso nel principio del 1 53 5, che non
sarebbe sicuro sul trono, se nel re^no do-
minasse il cattolicismo. Ben alzarono la
voce a disinganno di Cristierno IH, l'ar-
civescovo di Lunden e il pio vescovo di
Pioschild Gioacchino Rennon, ina non fu-
rono intesi,e l'episcopato cattolico fu ab-
battuto,la libertà ecclesiastica interamen-
te oppressa, come già narrai. INIngno di
lutto rese conto alla s. Sede, e scrisse al
re Sigismondo I che a lui e suoi concit-
tadini dava generoso ospizio; a Carlo V,
alla sorella di lui Maria governatrice dei
Paesi Bassi, a Federico palatino del Re-
no e duca di Baviera parente di Cristier-
no III, perchè questi persuadessero a ces-
sare dalle crudeli persecuzioni contro la
chiesa cattolica. Ma tardi giunsero le me-
diazioni,ela religionecaddeancora inNor-
vegia, colpa pili dell'inique arti di Gu-
stavo Ijche de'riformatori i quali, tranne
l'impinguarsi insieme co'principi de'beni
ili chiesa e lasciar libero il freno a o^rni
o
genere di lussuria, di poco altro si cura-
vano. Più si mostrava Gustavo I ingrato
e avverso al nunzio e arcivescovo callo-
lieo d'Upsal, più questi ardeva di sovve-
nire la patria in ugni occasione, e lo prò-
200 S V E
vò ancora quando una tempesta sulla fi-
ne del I /ìS/j spinse parte della flotta sve-
dese contro Lubecca, nel porto di Dan-
zica alleata de'Iubecchesi, poiché il nun-
zio col fratello tanto fecero che liberaro-
no i prigionieri. L' inaudite crudeltà di
Gustavo 1 indussero! montanari a ripren-
derle armi e combattere, finché nel i 537
alleatisi co'vicini scossero alTallo il giogo,
ed or vincitori or vinti, videro i loro ca-
pi massacrare esoggiacqueroad una guer-
ra di eslerminio. Fra tante sventure nuo-
ve perdite afllisse la chiesa cattolica, per
la morte in esilio dell'intrepido difensore
della religione Pietro Magno o Wagnus-
son vescovo di Vesleras (come lo quali-
fica il'd.iTheiner, ma conviene attende-
ic quanto di Pietro dovrò dire con mg.r
Warimont), e IVlagnoSainnar vescovo di
Slregnes,dopochèin dura prigionia espiò
qualche colpevole condiscendenza verso
il re: ali. "di essi successe l'apostata En-
rico furibondo contro la chiesa cattolica
e ignobile strumento di Gustavo I. IVel
i^Sy il ntmzio IMagnosi recò al concilio
generale di IManlova, convocalo da Papa
Paolo III e per suo invito, afCinedi por-
re un argine a'mali che provenivano ilid
i)un)ero stei minato d'eretici che alìlig-
gevano la Chiesa. Inoltre nel 1 538 fini tli
■vivere il venerando Brask, ospitato pie-
tosamente da'monaci di Lundcn o di Lan-
da nella voivodia di Posen,ed il clero po-
lacco gaieggiò neir onorare il generoso
atleta di Gesù Cristo, e ne depose la sal-
ina indecorososepolcro. lire intesa la sua
morie non più contenne il suo fiu'ore con-
tro! nionasleri di Vaslena da Lrask sem-
pre difesi: la maggior parte delle mona-
i:he fece deportare nel monastero di JMuu-
thaliv in Norvegia, e il più de'monaci cac-
ciò Ira i geli dell'estrema Lapponia, sot-
to pretesto che vi dovessero preilicar la
fede, ed il restosi salvò col tributo di 3oo
marihc e de'supersliti eliciti preziosi, 1-
liesorabihuentefu soppresso e rovinalo il
ITicnaslcro di s. Brigida di Seyon in In-
(jlùllcvii'jchc eretto da'rc di Svezia si abi-
S V E
lava dagli svedesi. Per conlenerei popoli
sotto il giogo della riforma, nel i 54o il
re istituì t)ella ditta di Lodose,e per tut-
te le Provincie, un tribunale dispotico e
tremendo die sommariamente e senza ap-
pello giudicasse su tulli gli affari di reli-
gione, siccome avea per iscopo il tolale
esterminio del cattolicismo: in tal modo
Gustavo 1 divenne l'arbitro e l'assoluto
dominatore della Chiesa, e lo stesso clero
luterano più che altrove, [)endevadal suo
dispotisnìo e capricci, e perciò detestava
il re. Quando egli chiese a Bolhwido ve-
scovo luterano di Slregnes il bell'episco-
pio, e questi glielo negò, domandò il re:
In (piai capitolo dell'evangelo erano as-
segnate a'vescovi sì splendide abitazioniV
Rispose il vescovo: Nel capitolo in cui si
concede a're l'usurpazione delle decime
e de'beni ecclesia>tici! Quando non ebbe
più bisogno de'soslenilori principali del-
la nuova chiesa, dièa divedere quanto po-
co conto ne facesse, e gli stessi Anderson
e Olof incorsero nella sua disgrazia, so-
stituendo loro il fiunoso satellite Giorgio
Normann, già scolare diletto di Lutero e
promoloreilel suddetto terribile tribuna-
le, grande iiupiisitore luterano della Sve-
zia. Condannati ambedue a morte qunli
rei di lesa maestà, ricomprarono la vita
ciascuno con 5oo pezzi d'oro. Così la giu-
stizia di Dio raggiungeva tulli gliaposta-
ti e traditori, e riuscì di gran lezione ai
cattolici e luterani, che vi riconobbeioina-
nifesta la vendetta divina. Commossi al-
tamente gli animi de' vacillanti e de'ca-
diili, Giovanni IMagnusson fallo vescovo
di Lincoping in lucigo di Brask quando
espatriò, nel i 543 abiurò la nuova dot-
trina,e lasciala la sede rienlrò nel seno del-
la Chiesa e santamente finì; gli successe
l'apostata religioso Klaus Huit inlimo di
Lutero, ecome luiamuioglialoa una mo-
naca. Fortunatamente la Svezia non eb-
be a lamentare multi di questi scandalosi
esempi; tulli gli allri claustrali preferiro-
no l'esilio e la uìorle al vilipendio della
gallolica fede e della propria professioue.
S VE
Fin da* IO settembre i 53(3 il re era sta-
to invitalo da Paolo 111 nel inviare i suoi
prelati e oratori al concilio generale di
I\Iantova. Ma egli non solo non vi man-
dò alcuno, ma procurò che l'imitasse il
re di Danimarca. Anzi accolse cou onore
e benevolenza i messaggi de'principi pro-
testanti, e a loro istigazione entrò nella
famosa lega di Smalkald, obbligandosi a
difendere e promuoverei! protestantismo
con giuramenti: e consiglialo da iMauri-
zio di Sassonia ad accomodarsi aWInle-
teriin [F.) di Carlo V, lo ricusò come l'o-
pera più esecrabile del pa[)ismo. Perciò
iiiun minislrodella chiesa Scandinava, ad
eccezione di Giovanni INIagno, si presen-
tò al concilio generale trasferito poi in
Trento, poiché gli altri vescovi erano o
traviati, o impediti, o languivano in cate-
ne. Il Magno ne'due anni precedenti al-
l'apcrtiu'a del concilio, fu tlecoiosamen-
te ospitato in Venezia dal patriarca Qui-
lini, suo magnanimo amico e protettore
delle lettere, ed ebbe agio di comporre la
sua bella storia della Svezia: l'intitolò ai
figli di Gustavo I, Erico, Giovanni eCar-
lo che poi gli successero sul trono, per-
suaso che contemplando essi la pielù di
tanti incliti personaggi svedesi, non po-
trebbero non inorridirsi della deformità
in cui era caduta la Svezia. Dopo finita
l'opeia, invitato da Paolo III in Uoma, a
Iraltenervisi finché incominciasse il con-
cilio, alhanto da'continui patimenti, dal-
le lunghe peregrinazioni, vi morì di 5?
anni a'aa marzo i544> nienlre l'infelice
Svezia consumava la sua prevaricazione.
Roma ammirò in Magno le più eroiche
"virtù, amore e riverenza illimitata alla s.
Sede, il primate illustre di tutta la Scan-
dinavia. La sua morte fu compianta da
tutti i roDìani, il Papa per distinzione lo
fece tumulare nella basilica Vaticana ac-
canto a s. Leone 1 , onorando la pompa
funebre il capitolo co' cardinali Betnbj,
Moroni, Polo, Guidiccioui e Caralfa poi
Paolo IV, ed il fratello Olao Magno gli
pose 1q bella isuizionc che riporta il d."'
SVE 20.
Theiner. Cadde dopo Magno la chies i di
Scandinavia, ma il sagro fuoco della re-
ligione si trasfuse collo spirito apostolico
<lel fratello in ()I;io, che gli successe nel-
la carica e nell'fu-civescovalo (mg.r Wa-
limont diceche fu consagiato arcivesco-
vo d'Upsal in partibus ?i \ 6 ottobre i 544;
in altro luogo scrive che Paolo HI die il
permesso per la consagrazione a'28 giu-
gno i 547: questa svista, o menda tipogra-
fica , dell' eruditissimo e diligentissimo
scrittore, credo che debba spiegarsi, che
a'28 giugno i544 0 1^47 <^'^ '' t^'T''' '1
mandato per l'ordinazione, la quale ebbe
luogo a' 1 6 ottobre?, trovando più proba-
bile il i 544> ^"no ^^l'^'la niorte del fratel-
lo, e lo stesso anno ripete mg.r Varimoiit
in un 3.° luogo), nel zelo e nell'amore di
(juanto ancora vi restava di cattolico nel-
la sua patria, e morì inPioma ricco di me-
riti e di virtù ili.°agosloi55(), e Paolo
IV Io fece deporre presso il fratello per
onorevole dimostrazione. Olaoscrissesul-
le costumanze e sulle guerre de' popoli
del settentrione: alcuni pretesero che in-
tervenisse al concilio di Trento, comeSoa-
vecheper censuia lo chiama titolare che
non vide mai la sua chiesa, ma lo trovo
confutato dal Pallavicino weW Istoria dd
concilio eli Trerdo,'\ì quale lodandone l'ec-
cellenti lelteree l'apostoliche fatiche, ben-
sì afferma che non si mosse da Roma.Gu-
stavoi travagliava incessantementeall'in-
grandimento della propiia famiglia, e a
stabilir sopra solide basi la nuova dottri-
na, indie non poco gli giovò la morte e
l'allontanamento degli ultimi vescovi cat-
tolici. La sua mano di ferro avea compres-
so ormai il pubblico risentimento. Gli sta-
ti generali si convocarono a Vestcrasai
() gennaio i544j ed ivi Gustavo I stabilì
ereditaria nella sua famiglia la corona di
Svezia. Nel suo furbo ragionamento ma-
gnificò i suoi servigi, si lamentò delle ri-
bellioni, finse di rinunziar la corona, e per
giustificai- i suoi cambiamenti religiosi ,
rappresentò che il culto di Dio consiste
meglio ucila carità, nella soggezione, ucl
20-2 S V E
cvetlere alla mediazione di Cristo verso il
Pndie, e iieiramor verso il prossimo, che
nelle ceremonie, ne'sagramentali e altri
argomenti, alti più a fomentar la super-
stizione che la soda pietà. Dichiarò aver
abolitole umane lessi che derosavano a
quelle di Cristo, e ristabilita la vera re-
ligione; dipinse i vescovi cattolici come
Altrettanti Caldina, e con sifTatte e altre
cabale e parole ottenne il suo scopo. La
corona svedese fu dichiarata ereditaria
nella stirpe de'Vasa, e il primogenito E-
rico venne nominato principe ereditario
e proclamalo re; si assegnarono provin-
cie per appannaggio degli altri f]gli,edoti
convenevoli alle figlie. Dopo aver Gusta-
vo I regolata la costituzione del regno,
passò all'ordinamento delle cose leligio-
se. Proscrisse per sempre le sagre ceremo-
nie, fece infrangere le ss. Immagini, e gli
ornamenti preziosi die all' erario; e per
compiere l'apostasia di tolti i cattolici, de-
cielòseveri castighi contro chi non man-
dava i figli alle scuole luterane, ed a'nuo-
vi riti non assistessero dal principio al
fine. Operò il Signore non pochi strepi-
tosi prodigi in ogni parte coutio que-
sto nuovo iconoclasta, per render palese
la santità della cattolica chiesa, e la rei-
tà della nuova setta elicsi stabiliva, ma
lullo fu inutile. Lo sdegno di Dio si fece
sentire nella Svezia, con orribile tempe-
sta che porlo l'estrema desolazione in tut-
te le campagne,e Gustavo I stesso ne fu
riscosso e spaventalo. Invitò tutti i po|)oli
alla preghiera calla peniten7.a,equal ca-
po della nuova chiesa prescrisse un di-
giuno di 8 giorni, da rinnovarsi per4o-
gni anno. L'ordinanza con aperta contrad-
dizioneèun'eccellenteapologia della cat-
tolica religione, e insieme grave accusa
della nuova setta e de'suoi vizi. Per gli
eccessi della lussuria, il re fu costretto pu-
nirla negli stessi suoi diletti preti della
nuova dottrina, con battiture e multe;
l'immoralità e la rilassatezza divenne ge-
nerale. Successivamente si continuò l'ul-
teriore spoglio delle chiese, e la dislru-
S V E
zione de'monasleri; (piello di R.ieserl)urg
fu dato alle fiamme, così furono demoli-
ti i celebri di Wahrnhem e di Gulhem,
sepolcro de' re e delle regine di Svezia,
a'quali si rannodavano le più antiche me-
morie storiche. Neli54i Gustavo I get-
tò le fondamenta del suo nobile castello
di Vastena, co' materiali de' s;igri edifi-
zi; però risparmiò il gran mooastero di
s. Brigida, per la sua imponente archi-
tettura gotica e vaghissime vetrate dipin-
te. Ivi nel santuario della miracolosa im-
magine della B. Vergine accorrevano i
popoli d'ogni parte in sagri pellegrinaggi,
a piangere l'ultima rovina della religio-
ne, onde il re per troncarli tentò di sov-
vertire i religiosi, e in qualche cosa fin-
sero accedere alle nuove dottrine; ma il
generoso Turesson che vi si era ritirato,
intrepidamente si oppose alla perversio-
ne a cui il re con tanto impegno voleva
indurlo. Nella Finlandia, oltre la sede di
A ho, vi eresse quella di TViburgo, su cui
collocò Paolo Justen, col quale ottenne
più facilmente d' introdurvi il luterani-
smo. Non essendo Agricola vescovo d'A-
bo consngralo, il re fece ambedue con-
sagrare daBothwidodiSlregnes nel i5 54.
Il I .° non volendo dismettere l'uso della
mitra, del pastorale e dell'altre insegue
episcopalijCadde dal regio fivore,e Io stes-
so avvenne a Bothwido. A fronte dell'op-
posizione dell'episcopato, di 6?, anni il re
in terze nozze sposò la trilustre Caldi-
na Slenbock, nipote di sua 2. "moglie Mar-
gherita di Laholm che gli die molli figli,
dalla I .'avendo avuto Erico, e ninno dalla
3.'' Noterò chemg.r Wariiiìont,di cui va-
do ormai a parlare, nella sua opera chia-
ma come altri Gustavo I cognato di Cri-
slierno Ili, per aver sposato la sorella Ca-
terina, e di più che il i.° voleva assassi-
nare il 2.° allorché fu a Stockholm, per
impadronirsi della Daniinaica, come gli
notificò la sorella, che morta poco dopo
corse grave sospetto su Gustavo 1 per pu-
nirla della manifestazione. Nell'atterrarsi
la maestosa cattedrale di Stockholm per
S V E
foiiiire spazio e materiale alla nuova cil-
tailella, successero i castighi celesti, on-
de il re ne ordinò la sospensione. Gusta-
vo 1 e i successori impedirono l'introdu-
zione di nuove riforme d'altri erelici,per
cui pochi sono i regni come la Svezia, e
anche la Danimarca per Cristierno 111,
nel quale il luteranisnto tiene l'esclusiva
dominazione. Inoltre Gustavo I vietò le
a[)pellazioni alla s. Sede, e con arrogarsi
la conferma de' vescovi, si sottrasse del
tutto dall'ubbidienza del Pa|)a. Leggo nel
p. Contiti, Dizionario dell'eresie^ all'ar-
ticolo Lutero, 5 II luleranisiiio in Sve-
zia, che Gustavo 1 avendo cacciato da
questo trono il cognato di Carlo V, conob-
be di dover temere l'autorità del Papa
influenzata da quell'injperatore, e il cre-
dito del clero inclinato jiel deposto Cri-
stierno II ad onta di sua tirannisi; qiiintli
\olendo mutar il governo della Svezia,
sopprimere la grande autorità del clero
e regnar da monarca assoluto, risolse di
annullare la potenza del Papa e il potere
de'chierici; e questa essere la vera causa
della mutazione religiosa inlsvezia,e sa-
rebbe un mancar d'equità e disceinimen-
to l'attribuirla alle indulgenze pubblica-
te nel regno da'minislri di Leone X, co-
me prelese alcuno. Ossei va che la mag-
gior parte de' nuovi dottori ebbe sopra
il clero il vantaggio della scienza e del-
l'eloquenza audace, ascoltali dal popolo
sempre avido di novità, principalmente
se tendono ad abbassare i superiori. Gu-
stavo 1 accortissimo per rovinare la po-
tenza letnporale de' vescovi e del clero,
attaccò prima gli ecclesiastici di 2. "ordi-
ne e dopo i vescovi, il che eseguì con iscal -
trezzae violenza, protestando sempre con
ipocrisia d' essere attaccatissimo alla re-
ligione cattolica, e la Svezia divenne quasi
tutta luterana. Tuttavolta in molte chie-
se del regno si vide un bizzarro miscu-
glio di ceremonie cattoliche e di preci lu-
terane; de'preli e de'curati ammogliati
dicevano la messa ancora in molti luo-
ghi, secondo la romana liturgia; si ani-
S V E 2o3
ministrava il sagramento del battesimo
con preci ed esorcismi, come nella chiesa
cattolica; si seppellivano i morti colle stes-
se orazioni, che si usano per chiedere a
Dio il sollievo delle anime de'lrapassati,
nonostante che la dottrina del piirgalo-
I io fosse condannata da'Iulerani. Che nel-
l'assemblea generale del clero di Svezia
in f()rma di concilio, e composta de' ve-
scovi, dottori e pastori luterani, vi si a-
dottò per regola di fede la confessione di
Augusta, ri nunziandosi solennemente con
scisma alla dovuta ubbidienza del capo
della Chiesa: abolitoli cullo della roma-
na chiesa, proibite le orazioni pe'morti,
dallechiese luterane di Germania si pre-
se il metndod'amministrare il battesimo,
e alla messa fu sostituita la Cena con a-
buso di nome per indicare il sagramen-
to de\\'Eucarislia,e creduta da essi una
cena religiosa.Finalmentesi dichiarò ban-
dito il celibato e i voti religiosi, appro-
vato lo spoglio de'beni ecclesiastici. Si du-
rò tuttavia molta fatica nel sopprimere
interamente la pratica e la disciplina del-
la chiesa romana nell'amministrazione
de'sagramenti, [)ergli universali lamen-
ti, onde Gustavo I per timore di esfrema
esasperazione, ordinò a'cninisiri luterani
condiscendenza a chi voleva le antiche ce-
remonie, e che le nuove si stabilissero a
misura che trovassero i popoli disposti,
siccome avvenne a grado a grado. Dice
però il continuatore di Fleury."Nuiro-
sfanfe, gli svedesi hanno meno degli al-
tri luterani mutato in quanto riguarda a
religione, poiché essi hanno vescovi, sa-
cerdoti e diaconi maritati. Le loro chiese
sono poco differenti dalle cattoliche; han-
no una liturgia molto simile a quella del-
la chiesa romana; nelle festività solenni
si confessano e talvolta si pongono aio
ein a'piedi de'Ioro ministri per ricever-
vi la penitenza". La Svezia protestante
pretende di avere la successione episco-
pale apostolica, non altrimenti della chie-
si protestante iV fn^hiltcrrd per legge sta-
bilita. Quindi di grauilissimo pregio per
a«>4 S V E
In storia della pretesa rif jima svedese e
(Ielle vere origini del malaugurato pro-
lestantisino ne'diversi paesi, come della
f^rniide analogia tra Svezia e Inghilterra
delle lirannicheusnrpazioni e inganni con
che le due nazioni furono strappate dal-
l'antica fede e dalla cattolica unità, sono
le Memorie storiche sulla pretesa succes-
sione apostolica in Svezia, compilate in
Isvezia stessa sopra autentiche fonti e ra-
ri documenti, dal belga mg.'' Costantino
de Warimont, il quale ivi fu missiona-
rio sei anni, e venuto in Roma fu amore-
volmente accolto da Gregorio XVI e no-
minato suo cameriere d'onore. Avendo-
ne fallo dono agli Annali delle scienze
religiose, questi co' più giusti encomi e
\oItate dal francese in italiano, nonché
tradotti i titoli delle opere svedesi e a"-
giimgendovi il testo, per cura del bene-
merito compilatore della 2.' serie dei
niedesimi,ilchiarissimo professor d. Gia-
como Arrighi, le pubblicò nella 2.' se-
lio, t. 4, p. 245:6 32 1,1.6, p. 328. Mi
duole l'animo che io non possa diflbn-
dermi in darne im estratto, e con dispia-
cere debbo limi tarmi a farne laconici cen-
ni, anche per supplire alla non pubbli-
cata e desiderata 2.-' \^nv\Qàc\V Esposizio-
ne slorica di quanto hanno operaio i som-
mi Pontefici romani nei;li ultimi tre se-
coli per restaurare la religione cattolica
nel settentrione, ossia Si'ezia e le relazio-
ni di essa colla s. Sede,diiì giù lodato te-
desco d."^ Theiner.
La chiesa di Gesù Cristo dev'essere e-
difìcata su' fondamenti degli Apostoli, e
principalmentesul principe di essi s. Pie-
tro, perchè sia veramente quella chiesa,
contro cui giammai prevarranno le por-
te dell'inferno, e tutti gli sforzi della pui
potente euìpielìi; imperocché con questa
sola chiesa e non con altra Gesù Cristo
sarà sino alla fine de'secoli.I cristiani con-
fidati su tal inconcusso principio e fondi-
mento, haimo in tulli i tempi riguarda-
to la successione apostolica cornei! pai-
ludio della Chiesa, persuasi che uu prete
S VE
o un vescovo non abbia il minimo pole-
redi amministrarci ss. sagramenli,se non
sia slato ordinato prete o consagrato ve-
scovo da un vescovo, che facendo l'albe-
ro genealogico delle successioni de'voco-
vi non risalga fino agli ApoNloli per la
comunicazione della podestà spii iiuale.
Tale fu la dottrina invariabile de'ss.Pa-
dn, e tutte le antiche sette separate dal-
la Chiesa furono perfettamente d'accor-
do su questo dogma in tutti i paesi e in
tulli i tempi '• i teologi più notabili fra i
protestami di Germania, che si vantano
di ortodossia con abuso di vocabolo, sono
oggimai d'unanime consenso, che la chie-
sa cristiana non può trovarsi se non ivi,
dove trovasi la gerarchia de' vescovi, preti
e diaconi istituita da Gesù Cristo, la qual
gerarchia è impossibile senza una succes-
sione non interrotta d'ordinazioni che ri-
salgano sino agli Apostoli; donde conclu-
dono, che colà dove questa successione
non trovasi, non vi sono altri sagramenli
che quelli di Korah, che servono ad irri-
tare il Signore. Di qui hanno origine i re-
centi tentativi de'proteslantì di rimpastar-
si nella pretesa succi-ssione apostolica <le-
gli anglicani, e ie relazioni co'lult-rani di
Svezia stabilite dall'associa/.ione cosi iletta
Gustavo Adolfina. Ma Lutero al contra-
rio insegnava che tulli i cristiani sono fat-
ti preti per lo stesso battesimo, e che ogni
altra ordinazione nulla significa! Si bella
egli di quaKuKjue successione, e dice che
questa none in alcun modo necessaria pe*'
predicar la parola di Dio e amministra-
re i sagiamenti, perchè tutti gli uomini
hanno la missione dell'apostolato. Il sa-
cerdozio è per lui un segno e non nn sa-
gramento, e quindi pretende non essei-vi
più unzione sagra, non vestimenti partico-
lai-i, non ordinazione. Al popolo spellare il
diritto de'solTragi, alla comimilà o par-
rocchia quello di dare regole, ordmazioni
e leggi; imperocché prelende la parroc-
chia rappresentare il popolo, e il chierico
non esseiecheil ministero del verbo e nori
avere il potere di couferirlo. Lutero qua-
S VE
leeccIesiaslioodiWiUemlìorgn (della rjnal
rillì» parlala Sassom\ ePR0TESTA>Ti),era
adollato di progetti di riluraia. IlausDiaii
avea immaginato nn'ortliiiazione per in-
siifflalioncni senz'alila ceiemoiiia, e fu al-
lora che Lutero videsi costretto di rista-
bilir l'ordinazione, come un simbolo po-
polare, e oidinò prete a' i 7 maggio 1 'j2 )
Giorgio Korer. ligia nominaloBugeidia-
gen, non essendo egli vescovo piìiclie lo
fosse il suo amico Lutero, fin dal i 533 e
prima che coronasse Cristiernolll e la sua
sposa, e consogiasse i 7 primi vescovi del-
la nuova chiesa danese, avea pur creato
in Danimarca i dottori, per cui i dottori
di quel paese hanno il vantaggio d'avere
successione canonica,come riferisce il pro-
testante Giorwell nella Biblioteca svede-
se. I\Iaa'24 ottobieiGi 7 il cancelliere di
stato Axel Osenstiern creò il i.° dottore
in teologia in Isvezia,e questo cancelliere
avrebbe dovuto essere prete e dottore in
teologia, perchè il grado di dottore in teo-
logia presso gli svedesi posNasignificareog-
gidi qualche cosa,soggiuiigeGiorAveli sup-
ponendo che l'ordinazioni danesi sieno va-
lide, e che in q-.esto paese si trovino veri
preti. Gustavo I non vollesubito romperla
apertameutecollas.Sede,e vedendo le dio-
cesi del suo regno di Svezia senza vesco-
vi, eccetto la diocesi di Lincoping, non si
die cura di far ordinare pieti, né sopra
tutto di fare consngrar vescovi, perchèa-
vea gustate le dottrine di Lutero nel suo
soggiorno in Germania, e avea riunito in-
torno a se i ricordati discepoli del rifor-
matore. Ma egli come andai narrando non
volle introdurre la riforma bruscamente,
uè subito cambiar fede, protestando m
vece con restrizioni mentali di mantener
l'antica, e solennemente lo avea giurato
nell'accettare d regno, e persino chiaman-
do il luteranismo amalgama di eresie con-
dannate già da lungo tempo, come peri-
colose all'ordme pubblico e alla sicurezza
dello stato. Se l'avesse detto sinceramen-
te, avrebbe pronunziato im vero, sebbe-
ne a un tempo eccitasse i novatori a spar-
S V E 30J
gere la dottrina evangelica luterana, falsa
(lollrina ch'egli avea abbracciata al prin-
cipio del suo regno, come scrisse aLntero,
ad onta the lo tenesse celato finché gli
si otliì l'opportunità di far testa a'difen-
sori dell'aiìtica religione. jyeli542 scrisse
al gran maresciallo di Svezia Larz e agli
altri consiglieri distalo: Promettete, pro-
mettete tutto, non vi è bisogno di mante-
ner la parola data! ^elle frequenti sue vi-
site nel paese, riunendogli svedesi diceva
loro-.Chele dottrine predicate da'discepo-
li di Lutero non erano tuiove, erano quel-
le stesse predicate da GesùCristo e da'suoi
apostoli, e già credute iu ogni tempo dai
loro antenati! Si può vedere P. E. Thy-
selio, Introduzione e progresso della ri-
forma in /.5Vf;;V7,Stockholm i 843. N. I-
gnel j Esame delle principali dottrine del-
la confessione di fede evangelico-Infera-
na, Orebroi 843. Spegel-Skriftelige,Do-
cunienli scritti pertinenti alla storia della
chiusa svedese 0 cronica episcopale, Up-
sal 1716. Handlinger, Alti riguardanti le
interne relazioni della Svezia sotto lire
Gustavo /, Stockholm 1841. Per que-
sta perfida politica di Gustavo I, che ci-
tando i detti e altri autori anco mg.' Wa-
rimont con prove sviluppa e chiarisce ,
gli svedesi divennero luterani a poco a po-
co senza avvedersene, ed erroneamente
credono ancor oggi appai tenere alla chie-
sa cattolica o universale, perchè vedono
nelle loro chiese, che le vesti elecertino-
iiie religiose sono rimaste quasi ciò ch'e-
rano nel ten)po dell'antica fede. Il popolo
di Svezia metteva molta importanza nel-
la consagrazionede'vescovi,e si concitò a
rivolta per aver de'vescovi ede'preli ordi-
nati. Gustavo I nel 1527 dichiarò essere
diflicifecontenere più a lungo il furore del
popolo, per non aver piìi vescovi unti, on-
de allora fu costretto a'5 gennaio i SiS di
farordinare 3 vescovi per calmare la col-
lera del popolo, le cui grida ogni giorno
divenivano più minacciose. ISella dieta di
Yeslerasdel 1 544 tuttavia rimproverò a-
gli stati la loro alfezione at>li antichi ve-
9,oG S\ E S V E
scovi e jille ceremonie dcirantica religio- 4 g'ot''^ piene di denaro,hcnchè ne aves-
re. Come fu la sciabola di Gustavo 1 che se perduto una considerevole quantità
a Vesteras fece della Svezia, da regno e- nell'assedio diStockholm: suo figlio Eri-
letlivOjereditario pe'suoi discendenti, così co XIV confessò che il padre avea ruba-
fu la sua inesorabile spada e non il con- to alla nazione quanto egli possedette. A-
vincimento, che costrinse gli svedesi alla dunque fu l'avarizia quella che generò il
purità evangelica della dottrina dell'em- luteranismo in Isvezia,come ful'adulle-
pio Lulero,efu mestieri ch'egli armasse rioquellochedièorigineall'anglicanismo
j 4:000 uomini per predicar quesl'evan- in Inghilterra. Belleorigini! Gustavo I che
gelo nella Dalecarlia; e al fa/noso Nor- parevadapriucipio mettessetanta impor-
mann e al vescovo di Vesteras Enrico fu tanza nella successione apostolica de' ve*
d'uopo nel i54o di rinchiuderei ripugnali- scovi e preti, e da autocrata (del cui signi-
ti svedesi nudi entro bolli pienedipun- fìcatoparlaiaRussu),comelochiamòGu-
genli chiodi, lequali si rotolavano per pre- stavo 111, non dubitò poi di sopprimere
tlicar loro l'evangelo di Lutero. Ma il re si i vescovi, dacché s'accorse che questi mo-
ficcorse che il sangue de'martiri che colava derni vescovi, per quantunque evangelici
(lnquestebolti,riuscivad'incoraggimcnto si fossero, non vollero comprendere che
figli altri svedesi per confessar animosa- il regno loro non era in questo mondo;
»nenteGesùCristo,onde lefece abolire eri- ma come il re compresero l'evangelo, e a-
corse a meglio raflìnatapersecuzione;non vendo mogli e figli andarono ben più a-
dimeno la morie spietata per tali costanti vanti nel cumulare ricchezze che non
cattolici soloHuivocata nel 1780. Gusta- dianzi i vescovi celibatari. Gustavo I non
vo I dunque cedendo a'clamori fece con- avendo più bisogno di quella parte di eie-
.sagrar alcuni vescovi da Pietro Magno o ro che eragli servito di mezzo polentis-
Magnusson vescovo di Vesteras sunnonii- simo per stabilire in Isvezia una specie di
nato, il quale credevasi generalmente in luteranismo, se ne disfece e gellò a lena
Isvezia avere ricevuto la consagrazione come si fa del palco servito ad elevare un
nella sua dimora in Roma nel i527,edon- cdifizio, ed eresse quel memorato tribu-
de invece era già ritornalo nellaSvezia nel naie criminale e d'inquisizione, per giu-
1 524»' 1 6 luglioe vi era ancora nel 1 5^5, dicare gli alFari ecclesiastici e castigare i
comesi ha dal DìariumFadslenense^}^' nuovi vescovi, medianteNormann soprin-
s,,\\\nQ \ '^ 11, e i\i\a)\ Ani ri guarii ami la sto- tendente e si può dire patriarca con pie-
riaddlaScamliìiai'ia.\\\eG\.\^^n\o\ non ni poteri di tutto il clero svedese, e lo po-
faceva alcun caso di queste consagrazioni se alla testa della chiesa scandinava di-
de'vescovi,rilenendole con Lutero super- venula per lui presbiteriana,on(lesoppres-
flue, ma le credeva necessarie per gettar se i vescovi; e nel fine del regnodi Gusta-
la polvere negli occhi del popolo, come voi noneranvi nella Svezia che una spe-
scrissepoi a Sommar oSamnar eletto ve- eie di preposti, che A re fece chiamare or-
scovo di Stregnes e uno de'suddetli 3 ve- dinari, cioè ad Upsal, Stockholm, Gcflfe,
scovi consagrali nel iSaS.Mg.'Wariraont Lincoping,Joiikoping, Calmar, Stregnes,
pure rimarca la sordida avarizia di Gusla- Orebro, Vesteras, Tuna, Abo e Wiburg,
\ol,ed esercitala co'suoistessifigli,avendo lo questa occasione l'insaziabile Gustavo
sostenuto liti con tulli i parenti perle ere- I dimise i pastori dalle loro funzioni nel-
dità. Si riguardava come erede univer- le parrocchie riccamente dolale, couser-
sale dell'argenterie e mobili delle chiese, vò per se le rendite, e fece fare il servi-
de'convenli e luoghi pii, senza dimenìi- 7Ìo divino da'vice-paslori a buon merca-
car le caldaie di rame e i vasi di slagno, to. INon è qui fuor di proposito riconla-
Egli possedeva del proprio 2 5oo terre con re l' invio fatto da Lutero d'alcuni visi-.
s V f:
latori in Sassonia per cosliingere ciascu-
no a intendere la Bibbia al modo ch'e-
gli riformatore volevo; laonde mediante
questa inquisizione tolse di fattoqiiella li-
bertà di coscienza, la quale egli stesso a-
vea insegnato in teorica. Il re dopo aver
distrutto il papismo prese il titolo di Pa-
pa, altri ironicamente pure lo dissero P^-
pa, q\1\'\ arcivescovo ó'Upsalj imperoc-
ché egli usurpò nella geiarchia ecclesia-
stica l'ciutorità maggiore di quella del pn-
n)ale,e interpretò la famo«a hlterlà evan-
gelica, facendo emanare lutti i poteri del-
l'episcopato dalla regia persona sua , il
perchè Thyselius lo proverbiò sovrano
pontefice eredi Svezia. I successori di Gu-
stavo I ebbero cura in tutti i tempi d'e-
sercitare il diritto di tenere gli svedesi in
una schiavitù tempor;ilecompleta. Quin-
di Carlo XI nella sua legge di chiesa di-
chiarò, ch'egli era il sovrano giudice del-
le cosr.ienre tanto pel clero che pe'Iaici.
La reginaEdAvigeEleonoia, nella reggen-
za pel suo figlio Carlo Xi, condannò i li-
bri del vescovo di Slregnes, e rai'^e all'in-
dice de'libri proibiti il catechismo pub-
blicato dal vescovo d'Abo. Queste leggi
sono ancora in vigore nella Svezia, e nel
I 843 il concistoro d'Hernosand proibì ai
laici di spiegare la bibbia, cui non pon-
ilo leggere per intero: ecco la libertà reli-
giosa di che i teocrati di Svezia largheg-
giano verso i poveri svedesi loro schiavi
spirituali; eppure Lutero avea detto che
ciascuno deve leggere la Hi bbia mi Ile e mil-
le volte, e che non si deve ubbidire a un
governo il quale ne impedisca la lettura.
La consagrazione dei vescovi in Isvezia
non fu dunque che un mc7Z0 politico, per
introdurre insensibilmente il luteranisuìO
nella Svezia stessa sotto la corteccia del-
l'antica religione e contro la volontà na-
zionale. Rhyzelio confessa neir/Y^/.?ro/JO-
scopia i^i'cogo/Zt/r^?, Lincoj)ingi 'j^^i^ che
la consagrazione di Pietro IMagno vesco-
vo di Vesleras in Roma non è che un si
dice, ma in Isvezia si crede di buona fe-
de ch'egli fosse consagratOjC questo baslu-
S V E 207
va alla politica di Gustavo T. Invece Da-
liii, Flint e Geyer la danno per fatto sto-
rico, però senza darsi la pena di provar-
lo con qualche memoria autentica. Gior-
^vel rifeiisce che Gustavo I fece consagra-
re Pietro IMagno o INIagnusson in Roma
nel 1527 da un cardinal vescovo; altret-
tanto senza provarlo ripetè Sveno Bael-
ter, il solo e unico scrittore della storia
della liturgia luterana svedese, nelle Os-
servazioni storiche sitila liturgia della
chiesa j Orebro i838. D'altronde è ben
provalo che Pietro arrivò nella Svezia nel
luglio I 024, come riportai di sopra: vi eia
ancora nel i 02 5, similmente nel 1026 co-
me lo narra il vescovo Rraskin una let-
tera de' I o marzo presso i citati /étti, e nel
febbraio i 527 fu presente a Upsal e con-
dannò a morte il suo predecessore Pietro
Jacobson Sunnamvadher, vescovo eletto
di Vesteras; azione odiosa che lo tende-
va irregolare o inabile a essere consagiato
vescovo, secondo il diritto canonico. Dun-
que Pietro IMagno non lasciò piìi la Sve-
zia, dopo il suo rilorno nel i Ti24,e non po-
teva andare nel 1327 a Roma per f.irsi
consagiare, poiché a'Sgennaio i 528 cou-
sagiò in Isvezia 3 vescovi, come raccon-
ta R.hyzeIio, e«.l inque'leinpi non vi era-
no né battelli a vapore, né strade ferrate
per viaggiare. Prima di questo teropoPie-
tro Ingemari non arrivò da R.oma in Isve-
zia colla lettela di Pietro Magno de' 3o
settembre I ? i8,chea'2 3 giugno i 52o,se-
condoil ricordato Diariiun f'adsleiiei:sc,
per cui è impossibile ch'egli sia stato con-
sagrato vescovo in Roma nel 1527, e in
conseguenza l'asseizione contraria e men-
zocrna. JM".''^Varimonteziandiocon eru-
dita critica e disamina ragiouatajConfuta
pe' manifesti anacronismi il riferito da
Andrea Nigero Swart 2.° vescovo di Ve-
sleras dopo la morte dtl JMagno, quan-
to alla confern)a pontificia di sua ele-
zione alla sede di Vesteras e consagrazio-
ne in Roma, e conclude: che le persone
ch'erano meglio in istato di sapere sce-
rà stalo rtulmenlecoDsagralo vescovo, e
2o8 SVE
tla lui pur citate, non ne dicono niente:
e quando Giovanni llerbst elemosiniere
cattolico delia regina Caterina, moglie del
re Giovanni III, scrisse più commentari,
in essi sostenne, die i moderni ministri
della parola di Dio nella chiesa di Sve-
zia non sono veri preti, non essendo sta-
li legalmente eletti né ordinati, che in con-
seguenza non possedeva veri sagramen-
ti. Al tempo di Giovanni III e del suo fi-
glioSigisniondo vi furono troppe relazio-
ni tra la Svezia e Uoma, perchè si doves-
se lasciar in oblio la prelesa consagrazio-
ne di Pieti 0 Magno, alla quale i suoi con-
temporanei un poco ihiaroveggenti sem-
bra non prestassero Cede, perchè lo tra-
passano sotto silenzio nelle loro cronache.
E siccome il Messenio rifrisse l'aneddoto
della consagiazione di Pietro Magno in
Pioma e nel i')24)ttig-' Warimonl con giu-
ste considerazioni e testimonianze riget-
ta ancora silfalto asserto, non avendolo
trovato constatato nelle sue diligenti ri-
cerche, neppure nella voluminosa corri-
spondenza del celebre e infaticabileCiask
\escovodi Lincoping, ch'era in relazione
colla s. Sede; mentre da essa invece si ap-
prende ch'era afflitto di non vedete in-
torno a se che vescovi eletti e non con-
fermati dal Papa, né consagrati vescovi,
come fra le altre scrisse in una lettera de'
1 o maizo I 57.5 al vescovo eletto d'Abo,
presso Handinglar, E nelle sue lagnanze
nmaresulla vedovanza della chiesadiSve*
7Ìn non dice mai, ch'è almeno una con-
solazione per lui di vedere la sede di Ve-
steras occupata da un vescovo consagra-
lo. Dichiarai già che Giulio II teneva Pie-
tro Magno per apostala, e perciò godeva
cattiva riputazione in Uoma, quindi fal-
lace l'asserito dal nominalo suo successo-
re Swart. Una prova che ivi era egli ap-
prezzalo pel suo giusto valore, è la di lui
lettera de'3o seltembrei5i8con alcune
bolle di Leone X, all'abbadessa, al con-
ftissore generale e a tutta la comunità di
Vadstena o Vastena, scrivendo che tul-
le le indulgenze papali non significauo
SVE
niente affatto; che bisogna consultare gli
scritti d'im certo dottore agostinianodel-
l'universilà di Wittemberga, cioè a dire
Lutero. Pertanto, a torto Sv. art, Messe-
nio, Itliy/elio scrissero che il Magno ve-
scovo di Vesleras fu un fervente cattoli-
co lotnano (ino alla morte; mentre pre-
cisamente egli fu il i.°tra'suoicompatriol-
li a raccomandarla nuova dottrina di Lu-
tero agli svedesi, e fu questo fatto che co-
stituì agli occhi di Gustavo I i meriti di
Pietro Magno, d'altronde di spirito limi-
tato, per cui lo propose al capitolo di Ve-
steras nella sede episcopale vacala per la
deposizione di Sunnainvadher già ricor-
dato. Essendo astuto, si dava egli in Isve-
zia l'aria di vescovo cattolico, benché par-
tecipasse ne'senlimenti di Lutero sull'in-
dulgenze; tutta volta esso ne andò dispen-
sando nella Svezia per ingannare il buon
popolo alTezionato all'antiche abitudini.
Non si oppose alla predicazione del van-
gelo di Lutero nella sua diocesi, e quau-
do i diocesani gridavano sul cambiamen-
to di religione , con circolari li esortò a
tranquillarsi esotlomellere la cosa a più
maturo esame. Quando neh 52 3 Gusta-
vo I domandava ad Adriano VI (ed era
già morto, come rilevai) la conferma del
designato INIagno perla sede di Vesleras,
già col d.' Theiner (tenuto presente anche
da mg.*" WarinKjnt) narrai, che soprag-
giunsero le credute fdse lettere ponlitìcie
che esacerbarono il re,percui rispose colla
riferita amarezza, il che avrà imbarazza-
to in Pioma la richiesta pel Magno e gli
alfari di Svezia, onde certamente non si
potè trattare la conferma di esso, anche
per attendere l'informazione o l'arrivo del
degno nunzio Giovanni Magno (preferi-
to a Pietro in tal dignità), che il re avea
denunziata al Papa nella i. ''lettera; ed è
plausibile che l'invialo regio Olao Magno
eletto vescovo di Slregnes, venuto in co-
gnizione del suo discredilo, uoa si occu-
passe di Pietro Magno, anzi per la caute-
la colla quale procedeva la s.Sede non ot-
tenne la conferma dell'oltimo fralelloGio-
S V E
vnnni Magno per la metropoli d'Up<:aI.
Clemente VII nel breve de' ig setteml)rc
1526 al vescovo Brask, si lan)enlò alta-
mente del progresso che il liiteraoismo fa-
ceva in Isvezia, senza ùv\\ paiola di Pie-
tro Magno, il quale solamente ritenne di
avere idonearuente come ricevuta 1 isti-
tuzione canonica o la conferma di sua e-
lezione in dello anno, nella pretesa rispo-
sta che Clemente VII fece al re, accet-
tando i candidali da lui proposti alle sedi
vacanti, il che prova che Pietro per testi-
monianza dell' autore del breve, che in
questo è valida all'argomento, non pote-
va essere statoconsagralo nel 1 5^3 0 1524
in Roma, nel qual ultimo anno già Pie-
tro era ritornalo in Isvezia. Vi è poi for-
temente a dubitare sull' autenticità del
breve pontificio, che il nunzio Magno con-
tro la sua autenticità si lamentò con a-
tnarezza al re per l'ollraggio che ne rice-
veva la s. Sede ; breve che mg.*" AVari-
mont cercò invano anche nel Celsio, Re-
censio Bullorii ronìano-sveo^othici , e in
Gorthan, Ad recensionem BuUarii acces-
sio, e perciò dichiara non mai dato e fal-
so del tutto; ed eziandio per essere il bre-
ve in favore dell'arcivescovo Troll, di cui
superiormente tenni proposito, e che pro-
vocò la ricordata acre riposta regia. Ep-
pure sulla fededi tale apocrifo breve, Gu-
stavo I si fece coronare dal vescovo di Sca-
ra, uno di quelli in esso confermati, ben-
ché invalidamente consagrato dal prele-
so vescovo consagrato di Vesleras Pietro
Magno, la cui ipocrisia pare che fosse no-
ta al virtuoso vescovo Brask. Anzi se Mes-
senio nel Chronicon Episcoporum , Hol-
miaeiGi i, testimoniò la consagrazione di
Pietro, contro tanti fatti storici provati,
per acquistarsi il favore del governo sve-
dese e de'suoi compatriotti, per togliere
da loro il malumore d'essere stato mvia-
lo da Giovanni Illa fare gli studi dai ge-
suiti e d'essersi fatto cattolico (ma nel i G 1 3
riceveva ancora la Cena pres<iO i lutera-
ni, e già neh 610 avea pubblicatoli suo
scritto virulento contro i gesuiti e contro
VOI.. LXXI.
S V E 209
i cattolici in generale, e così pieno di ca-
lunnie, ch'egli stesso le ripudiò prima del-
la sua morte),quando poi nella prigionea
vita di Caianeborg, ove nulla più avea da
sperare e da temere, ivi scrivendo con do-
cumenti autentici, che prima non conob-
be,lai5co/i(^ia illustrala jSlockho\m 1701,
si corresse in molti punti, e con piena co-
gnizione dicausa dice solamente, cheGu-
stavo I fece il 5 gennaio iSiS a Stregnes
solennemente da Pietro Magno mettere in
possesso delle sedi episcopali i vescovi, sen-
za dire ch'egli veramente li consagrò, né
che fosse consagrato essoslesso. Nota inol-
tre rog.r Warimonl, che nella Scondia
illustrata, Vev\na%V\o\à che ne fu l'edito-
re si prese delle licenze, ed Arnoldo figlio
delMessenio, che la ritoccò e copiò, noa
approvòsempre ciò che scrisse suo padre,
e l'edizione citata di Peringskiold dlHe-
risce in più parli dal mss. di Arnoldo, sen-
za che nel corso dell' opera sia indicalo
quali sono le osservazioni o note dell'e-
ditore, ma tutto è dato come scritto di ma-
no di Giovanni Messenio. Ed è per que-
sto che mg.' Warimont avrebbe deside-
rato che il eh. d.*" Theiner nella sua di-
scorsa opera sulla Svezia, avesse avuto al-
le mani lefonli originali svedesi,dallequa-
li, eattinte nel luogo stesso, egli ricavò le
sue I\IeniorÌ€, per diffidare un poco più
delle asserzioni contenute negli scritti di
Giovanni Messenio, i quali certamente sa-
rebbero di grandissima autorità, se non
si conoscesse a prova che sono stati fal-
sificati; dappoichèsinodal 1637 il cancel-
liere della corte Salvins avea dichiaralo,
non potersi lasciare stampare e pubblica-
le gli scritti di Messenio com'erano, ma
doveansi rifondere per non compromet-
tere l'onore della nazione. Ella è cosa poi
inconcepibile, che il dotto vescovo lute-
rano svedese Enrico Benzelio citi il Chro-
nicon Episcoporum di Giovanni Messe-
nio come unica autorità, in una disserta-
zione in cui si propose dimostrare che il
clero svedese ha la successione apostoli-
ca, e ripetendo le parole di Messenio cad-
2,o SVE
tic ancor lui in grave anacronismo, dicen-
do che Gregorio XIII confermò l'elezio-
ni falle da Gustavo I nel i ')22 e notifica-
te a Roma nel 1 523, mentre egli fu crea-
toPapa nel 1572,6 Pietro Magnoera mor-
to nel 1534. Osserva rog.r Warimont, che
Pietro colle sue furberie servai di marcia-
piede a'nuovi vescovi per salire alle loro
dignità, ma più destri e cortigiani di lui,
lo supplantarono presso Gustavo 1 che lo
depose nel i 53o, onde si lagnò d'aver con-
sagrato o meglio posto in possesso de've-
scovi, che portarono troppo lungi la ri-
forma,come]Messenioconun giuoco d'im-
maginazione lo fi parlare; il quale lin-
guaggioda niuti documentfjautenlico può
giustificarsi, se non per riguardo al nar-
rato. Avverte inoltre, che quanto sulla
prelesa consagrazione è riferito nel Dia-
liiitn Vadsitncnse, i monaci compilatori
non ne sapevano di più, perchè GunIb-
\ol intercettava tutte le ltttere,e impediva
ogni coniunicazioneconl'e.Ntcro, e non la-
sciò scrivere che quanto gli tornava grade
Tole. Nell'edizione della Scovdia illustra-
ta o Epitome Scondiae illuslrafae,Uo\-
miae i7o5, si dice che i cattolici roma-
ni hanno in ogni tempo sostenuto clie i
vescovi luterani di Svezia non sono veri
vescovi. Di tutte le menzogne istoriche
non ve n'è alcuna piìi ridicola di quella
pretesa consagrazione di Pietro INIagno a
Pioma, e quelli che la lipetono a' nostri
giorni non hanno propriamente altro
scampo per difendersi dalla taccia di men-
titori, che quello di riconoscersi ignari of-
fallo de' veri storici monumenti. Anche
Magno Celsio nella i.' parte del suo y^p-
paratus ad hisloriam Sveogothicam,ìio\ ■
niiae 1783, nel darci 1' enumerazione e
Ja sostanza di tutte le bolle e brevi che
la s. àSede inviò in Isvezia, dice che Pie-
lioRlagno non ha potuto ricevere la con-
ferutadisua elezione da AdrianoVI(come
mortoa' i4settembre i523enon neli52i,
cioènellostessogiorno incoi Gustavnl gli
scrisse la lettera per ottener la conferma
di Pietro): e questo è tulio quello die il
S V E
laborioso cancelliere e isloriografo del re-
gno di Svezia potè trovare. Fredenheim,
che per benignità di Pio VI e dell'orchi-
vista pontificio mg.*" Marini, potè dalla
biblioteca Vaticana e dall'arcliivio della
s. Sede prendere copia di lulte le bolle
e documenti segreti relativi alla Svezia,
niuno indizio trovò della decantata con-
sagrazione di Pietro; laonde questa de-
vesi ritenere pretta menzogna grossolana,
ad onta di tultociò che fu detto e scritto
sino a noi. Mg. r Warimont riporta allri
fatti per vieppiù provare ad evidenza l'im-
possibililà della conferma dell'elezione e
consagrazione di Pietro Magno. La con-
sagrazione che di queUi vuoisi fjtta inRo-
mn, è il palladiuni della chiesa svedese,
sul quale solo la successione apostolica del
vescovato svedese può essere fondata : e
se questa consagrazione di Pietro non a-
ve*se avuto luogo, allora i cattolici po-
tiebberocon ragione opporre agli svede-
si,che nella chiesa di Svezia non trovasi
un solo vero prete, e in conseguenza ne
remissione di peccati, né vera Cena, co
me dicono gli slessi piotestanti Rhyzelio,
Baeller e Gt-yer. A Pietro Magno alcu-
ni attribuiscono di aver consagrato a' 5
gennaioi528 Magno Harald vescovo di
Scara, Magno Sommar vescovo a Slic-
gnes. Martino Skylte vescovo a Abo; ma
Samuele Pulfendorf con altra menzogna,
neir I/ilrodiizlonr alla storia del regno
di Si'ezia del i()85, diceche fu il vesco-
vo di Stregnes quello che consagiò in det-
to giorno i primi vescovi della chiesa di
Svezia ; imperocché dagli 8 no\embie
I 520, giorno della morie di Mattia Gre-
gori,in poi, non si ebbe piìi alcun vesco
vo consagrato a Stregnes. In ogni caso i
primi vescovi luterani della Svezia rice-
\ erono la consagrazione dalle mani di ta-
le che prima non era stato canonicamen-
te consagrato vescovo,e che in conseguen
ra non avendo la successione aposlolira
per se, non potè esserne propagatore pres-
so i vescovi e preti svedesi luterani, ^on
tiovandcsi Pici ro Magno notato ne'regi-
S V E S V E 2 ( .
stri Jella s. Sede de'peimessi della con- vescovo d'Upsal, purei potentati stranie»
sagrazione de'vescovi caltoliii di tutto il ri gli lifuitarouo il titolo di re o di mae-
nioodo, è chiaiissimo ch'egli non fu mai slìi, perchè falsi vescovi non potevano da-
consagrato vescovo da un vescovo catto- re legiitimaconsagrazione secondo le idee
lieo. Gli anni 1 523 e 15^4 erano troppo giuste di que'lempi: nel 1629 gli elettori
torbidi per Roma e pel Nord, perchè il dell' impero negarono lo stesso titolo a
Papa avesse potuto pensare di far ordi- Gustavo 11 Adolfo. Gustavo l confuso e
nare de'vescovi, e l'eletto arcivescovo di turbato dalla lettera di Olao, scrisse a' to
Lunden Giovanni VVeze partì da Roma dicembre 1 554 a'figli Erico e Giovanni,
a' 12 gennaio r 524j senza avere ricevuto che poi gli successero, inviando ad essi le
uè conferma, né consagrazione, com'egli lettere d'Olao, e disse loro: vCi sembra
dichiara nella sua rinunzia de'21 aprile, ch'egli ci calunnii scrivendo chela coro-
Quando nel 1 554 Olao IMagno SAvincfot nazione de'signori, principi e re fitta da
inviato plenipotenziario diGustavo I per vescovi lutei'ani non valga nulla. Ma noi
negoziare a Roma la conferma de'vesco- crediamo e speriamo, che noi e tutti i si-
vi eletti in Isvezia, gli scrisse che la con- gnori e potentati cristiani che confessa-
sagrazione de'vescovi nella Svezia, e in no, adorano e onorano d'un culto vero
conseguenza pure la consagrazione del re Gesti Cristo, siamo veramente coronati e
/ìitta da loro, erano invalide e nulle, Gu- cristianamente, e a cagione di questo noi
stavo I sarebbe stalo senza dubbio ben non facciamo alcun caso delle sue ragio-
contento di poter subito far menzionedel ni e opinioni papistiche". Adunque Gu-
inandato pontificio per consagrar vesco- stavo I dovè confessareche i vescovi del-
VQ Pietro Magno e dell'atto notarile del- la nuova chiesa luterana di Svezia non
la costui consagrazione, per chiudere cosi hann«i più diritto alla successione apo-
la bocca all'inviato, dimostrando chePie- stolica, di quel che s'abbiano i vescovi
Irò avea podestà di consagiare vescovi e degli altri paesi luterani, e segnatamen-
di conseguenza la consagrazione essere va- te quelli di Danimarca. Già dissi col d.*"
lida. Olao nella sua lettera dice die non Theiner e con mg.r Warimont, che Gu-
eravi differenza tra'vescovi consagrati in stavo I,dopo aver avuto le mani libere,
Danimarca dal d.rBugenhagen inviatoda oppresse il nuovo episcopato, e come se-
Lutero per riformare il p?iese, e i vesco- dicenJeprolettoredellareligionecrisliana
vi consagrali in Isvezia daPietro Magno, o papa di Svezia die pieno potere al mae-
Dunque Olao afferma che Rugenhagen, stro ordinatore Normann, inviato da Lu-
che mai pretese d' essere consagrato da tero per terminar la riforma in Isvezia,
vescovo cattolico, e PielroIMagno si trova- di deporre o nominar vescovi e preti, i
vano quanto al carattere episcopale nella quali dopo aver ricevuto un diploma dei-
stessa linea. Certo è che Olao era un giù- la cancelleria del re-papa Gustavo I oc-
dice competente, giacché ninno sapeva cuparono le funzioni episcopali e sacer-
mcglio di lui qual era stato il risultamen- dotali, e non si fece piìicaso di ordina-
to de'suoi negoziati a Roma per ottener zioneeconsagrazione.Alcuni studenti for-
la conferma dell'elezione de' vescovi di nati da Wittemberga in Isvezia, sotto la
Svezia. La lettera d'Olao toccò sul vivo soprintendenza di Norraann, nonsidie-
e pose in forte imbarazzo Gustavo I, dac- rono alcuna pena d'essere ordinati o con-
che gli svedesi curavano altretUinto d'a- sagrali, giacché aveauo imparato ad es-
vere un re coronato validamente, (juan- sere francamente luterani. Il clero dun-
lo curavano d'avere vescovi validamen- <|ue luterano di Svezia ha sua missione
te consagrati. QuantunqueErico XIV si dall'apostolo luterano lVormano,comeil
facesse ungere da capo a piedi dall'arci- clero luterano di Danimarca e di Norve*
212 SVE
già ha sua missione dall'apostolo luterà-
noBugenhagen,e il clero luterano di Sas-
sonia da Lutero stesso. Che se pure Pie-
tro Magno fosse stalo consagrnio vesco-
vo a Roma, e avesse portata la successio-
ne apostolica romana in Isvezia, questa
successione è già slata e di buon'ora in-
terrotta, essendo ridicolo che il clero lu-
terano d'oggid^i voglia toccare con un pie-
de Roma e coirallro Willemberga. Ec-
co come Gregorio XIII, scrivendo nel
1 58 1 a Giovanni Illjdefinì i diritti del cle-
ro di Svezia alla successione apostolica.
wQuelli che ne'vostri stati si danno il no-
me di preti e di pastori, non sono né veri
preti,nè legittimi ministri di Dio. Quan-
do i veri preti amministreranno ne' vo-
stri stati i sagramenti, allora il vostro po-
polo non sarà nudrito solamente di pa-
ne, il quale i miserabili ministri gli dan-
no con un'idolatria detestabile, perchè
essi non sono consagrati, e non hanno in
conseguenza alcun potere di consagrare
la santa ostia". Ciiiara è pure la prece-
dente risposta data nel 1 5'j& dal patriar-
ca scismatico greco di Costantinopoli ai
teologi di Tubinga, che si erano diretti
alla chiesa greca per entrare nella sua co-
munione, e mantellare così la loro suc-
cessione apostolica, di cui i riformatori a-
veano bruscamente rotto il filo, e rimpa-
starsi in questa chiesa apostolica per po-
ter quindi mostrar la loroorigine da qual-
che altra chiesa e non da se stessi. Questa
risposta del patriarca dice la stessa cosa di
Gregorio XI li. Essa fa ancora notare,che
presso i luterani non v' è né remissione
de'peccati, ne vero sagramento dell'alta-
re, perchè le ordinazioni fatte da'lutera-
ni sono nulle e di niun valore^ e in con-
seguenza i ministri o i predicatori lute-
rani non hanno que'poteri che Gesù Cri>
sto die a' suoi apostoli per trasmetterli
a'Ioro legittimi successori.Laonde la chie-
sa cattolica latina, e la chiesa greca ben-
ché scismatica sonoconcordi nel loro giu-
dizio sul clero luterano, e dicono tutte e
due che la chiesa cristiana non si trova
SVE
che là dove ei trova la gerarchia de't'f-
scovi, àe preti e de' diaconi istituita da
Gesù Cristo slesso. Sotto il regno di Gio-
vanni III rimproverati i preti luterani
svedesi di non avere successione aposto-
lica, e che perciò i loro sagramenti non
sono che vane ceremonie per inganna-
re il semplice popolo svedese e condur-
lo così infallibilmente, senza che possa
accorgersene, nel regno di Belzebub. Hel-
sing eletto vescovo di Stregnes, ed il ret-
tore scolastico di Kicoping Martini, ri-
sposero d'ordine di Carlo duca di Soder-
manland o Sudermania colle solile in-
giurie e calunnie proprie de' loro settari,
e dichiarando: " Il Papa non è il succes-
sore dell'apostolo s. Pietro, e noi ci glo-
riamo di non avere ricevuta la pretesa
successione apostolica da questo anticristo
per essere preti dell'anticristo; n)a ci glo-
riamo di avere ricevuto la legittima suc-
cessione rinnovellata di Lutero". Prima
dunque che l'ultimo vescovo cattolico ro-
mano di Svezia fosse morto (l' illustre
Brask morì nel convento di Landa in Po-
lonia a'3 luglio i53c)), il clero svedese lu-
terano di Svezia confessò ch'era luterano
e niente più che luterano; nella qnal co-
sa gli storici svedesi moderni e soprattui-
ti il clero odierno di Svezia non vorreb-
bero oggi convenire. Giovanni III soleva
dire a'suoi consiglieri di stalo, ch'egli a-
•vea nella Svezia due specie di preti, gli
uni che sonoordiqati legalmente dagli an-
tichi vescovi cattolici, e che sono i soli ve-
ri preti; gli altri ordinali da'vescovi lu-
terani svedesijchenonsono veri preti, co-
me ordinati da quelli che non ponno es-
sere veri preti essi medesimi. Or se la co-
sa non fosse stata di pubblica notorietà,
il re si sarebbe ben guardato di fare si-
mile esplicita confessione, la qualeera dia-
metralmente opposta alle sue vedute po-
litiche d'introdurre insensibilmente il cat-
tolicismo nel regno; giacché eragli iutìni-
tamentepiù facile di far adottare i dogmi
eie ceremonie caltoliihe da'vescovi e dai
preti svedesi, che dichiaiaie l'ordmazia-
S V E
ne ili questo clero nulla, e farne venire
dallo straniero un altro die dovesse ne-
cessariamente mettere in sommossa con-
tro il re tutto il clero svedese, che si ve-
dea minacciato di perdere il suo posto e
lesile rendite. Giovanni III fu un re dot-
to, che oltre le lingue latina e greca par-
lava le principali lingue viventi, e ave.i
fatto durante la sua cattività uno studio
profondo della teologia e della storia del-
la Chiesa. Era egli duncjue ben idoneo a
giudicare della legalità de'suoi vescovi, e
sapeva d'altronde benissimo ciò ch'erasi
praticalo a tempo di suo padre Gustavo
I rispetto all'ordinazione de' vescovi. Il ce-
lebre nunzio Possevino gesuita scriveva
francamente a questo Giovanni III, che
egli avea nella Svezia, in luogo del cor-
po e del sangue di Gesù Cristo nel santo
sagramento, d pane e il vino luterano; in
luogo del santo evangelo, le grida insen-
sate degli apostali; in luogo di preti lai-
ci, de' servi; in luogo de' vescovi, uomi-
ni più capaci di condurre artnenti di bo-
vi che uomini, e piuttosto acconci a sta-
re nella stalla che sulla cattedra. Infat-
ti Giovanni III trovò il clero svedese ri-
dotto a un gran vilipendio dall'avarizia
del padre e dal calvinismo del fratello E-
rico XIV, ignorante, disonesto, avido di
guadagno e sucido, a non dir altro. Per
uscire da questo caos, Giovanni III co-
liiinciò a far pubblicare l' Ordinamento
ecclesiastico svedese, comi^os\.o dall'arci-
vescovo d'Upsal Lorenzo Peterson, e ri-
cevuto dal concilio d'Upsal del 1572, il
quale avea consigliato il crudele e abbo*
minevole Erico XIV a vendere la mo-
glie di suo fratello Giovanni III, Cateri-
na Jagellona, figlia di Sigismondo li re
di Polonia, a Ivan IV czar di Moscovia.
II medesimo prelato, ed i vescovi Helsing
di Stregnes e Caroli di Vesteras insinua-
rono a Giovanni III d'avvelenare Erico
XIV, e loro ubbidì II re Giovanni III a-
\ea saputo talmente guadagnar l'altocle-
ro svedese, per le sue viste di riunire sul-
la sua lesta la coroua di Polouia a quel-
SVE 2i3
la di Svezia, che l'arcivescovo nel iSS^
nell'orazione funebre della regina Cate-
rina, non dubitò di dire ch'ella era for-
tunata d' essere morta nella comunione
deWaclùesaciìllohca, fuor delta quale non
vi (• salute. Senza le macchinazioni del
fratello duca di Sudermania Carlo, il re
sarebbe pervenuto a riunire i due po[)o-
li sotto il suo dominio, e ad evitare tut-
te le disgrazie che piombarono dipoi sul-
la Polonia e sulla Svezia. Imperocché Si-
gismondo figlio di Giovanni III fi catto-
lico e re di que' due regni, e V Ordina-
mento ecclesiastico pvepavava. la via in I-
Svezia alla restaurata liturgia, sulla qua-
le abbiamo : Liturgia Svecanae cecie-
siae catholicae et orthodoxae conforniis,
Stockholmiae i SyS. Prima di tale regola-
mento nella Svezia non eravi altro ritua-
le che il buon grado di ciascun vescovo
o predicante. La consagraziooe de' vesco-
vi nel 15^8 e dell'arcivescovo nel i53i
non si fece da Pietro Magno colle cere-
monie cattoliche, ma colla parola di Dio,
con'preghiere e coll'imposizione delle ma-
ni, secondo Rhyzelio; né egli avrebbe o-
sato usare altri riti da quelli che piace-
vano a Gustavo I. Quando l'arcivescovo
Troll minacciò d'entrare con un eserci-
to in Isvezia, i vescovi Magno di Stregnes
e Pietro Magno di Vesteras, presi da ti-
mor panico, emisero in iscritto la prote-
sta, di non aver contribuito a introdurre
in Isvezia il luteranismo, che costretti da
forza maggiore, e cos'i ancora essi avea-
no consagrati i vescovi. La validità per-
tanto di queste consagrazioni è del tutto
incerta, fatta anche astrazione se Pietro
non fu mai consagrato esso stesso. Erico
XIV fece venir da Germania molti pre-
ti che non tenessero tanto alle cereraonie
papistiche, quanto il clero svedese, e tali
predicanti si contentarono dell'ordinazio-
ne già ricevuta. Ndì' Ordinamento o ri-
tuale del I 57 I dicesi espressamente, che
si dà ivi una (òrma d'ordinazione per
(|uelli che vorranno servir^eiif, giacché i
ciikliaui uou souu obbligali m coscienza a
I
2i4 '^ V E ^ SVE
servirsi di cciemoiiie; ouJe alili polè u- ,v*en<0 rfe//at7ueiflf. Secondo questa il ve-
sarne tuU'allra, o iiiuna couie ftce Noi- ^covoconsagia un altiodandogli l'impie-
uiami. Secondo tale rituale l'aioivescovo go di vescovo in nome della ss. Trinità,
dice al nuovo vescovo eletto: Mediante la imponendogli poi le mani, senza diie don-
procura e pieno potere che mi è stato da- de ha ricevuto il potere per la consagra-
to a quest'effetto da parte di Dio, dalla zione, agendo in virtù del pieno potere
comunità de'fedeli, io ti conferisco l'im- a lui tacitamente dato dalla comunità dei
piego di vescovo in nome del Padre, del fedeli luterani o piuttosto da parte del re.
Figlio e dello Spirilo santo. Questa è as- 11 vescovo ordina i preti dando loro l'in-
solulamente la Slessa foruioladicousagra- carico di predicare, con l'invocazione del-
zione, che nel 1824 '' «"^ ^^ Prussia iiu- la ss. Trinità e l'imposizione delle ma-
pose colla sua nuova Jgenda prussiana ni. Dipoi non sempre i vescovi ordina-
o OrcUiiamenlo ecclesiastico della cliiesa rono i preti, perchè Carlo XI l fece fare
EvangtUca di Gennania nel suo \° se- l'ordinazionede'preli dal preposto d'Up-
co/o. Dunque in tal modo lacomunitàpo sai e dal predicante della corte. France-
lrebbe,senza delegare la sua autorità, con- sco Vormundoi.° vescovo luterano diLun
sagrare e ordinare essa slessa i suoi vesco- den, fu consagrato neliSSy dal d.r Bu-
vi e preti. Nelle tre provincie a lui sotto- genhagen in Danimarca, i cui successori
messe, Carlo duca di Sudermania non fé- consagrarono gli altri. Mattia Steuchius
ce ordinare alcun prete, né consagrare al- vescovo di Lundeu ricevè la successione
cun vescovo; né ricevè V Ordinaviento o dell'apostolo danese Bugenhageii, e tra-
riluale dato alla Svezia dal fratello Gio sialo ad Upsal consagrò tulli i vescovi
vannini, e avendo cacciato nel 1600 dal di Svezia; così questo regno come la Da-
trono il nipote Sigismondo, die a'predi- nimarca ripete da Bugenhagen Usuccps-
canli delle già sue provincie i posti più sione de' vescovi, e quantunque il clero
importanti nella Svezia: laonde il clero svedese avesseconservato prima l'aposto-
di essa non ha il diritto di farsi scudo di lica successione fu compiulamente inter-
al tra successione aposlolica,che quella che rotta daSteuchius. Per l'ordinanza daCar-
gli è coniune col clero luterano in gene- lo XIII imposta nel 181 i, i preti luterani
rale. Divenuto il detto duca Carlo IX, di- svedesi, non ricevono nell'ordinazione né
chiaro che V Ordinamenloconiei\e''a ah- piìinèmeoo che il [)ermessodi predicare,
l>ominevoli cercmonie popisliche, lo fece ed è in ciò che consistono tutti i loro pote-
correggere e stanqiarc col nome di Ma- ri spirituali, e per amministrare i sagra-
niiale, il quale non contiene nulla sulla menti il vescovo non dà loro alcuna po-
consagrazione dei vescovi e ordinazione desta. Nel Manuale del 1809 perla con-
dc'preli. Gustavo II Adolfo voleva farlo sagrazione fu messa questa forinola: In
rivedere e ristampare, ma per la strepi- viiiìidel pieno potere che mi è stato da-
tosa guerra di Germania lasciò gli affa- to a quest'effetto io conferisco l'autoriz-
i ecclesiastici nel piìi gran disoi\line, per /azione reale per l'impiego di vescovo nel-
cui ogni vescovo fece per la sua diocesi un la diocesi di N. N. Termina mg.r AVari-
legolamenlo particolare a suo capriccio, mont le sue Memorie storiche sulla pre-
e il simile fecero i predicanti perle par- tesa successione apostolica inS\'ezia, col-
locchie.La regina Cristina intendeva fir- la seguente conclusione.»» I vescovi in Sve-
sie compilare uno unif)rme per tutto il zia non sono diuique altra cosa oggi che
paese; Carlo X rimise in vigore V Ordi- impiegati della corona, e non hanno al-
ìiaincnto del iGG i, ma niente stabilì sul- tri poteri spirituali, che questi che ema-
le ceremonie; finché Carlo XI dopo re- nano dall'augusta persona del re. Ma Ge-
\isioue fece stampale la Legge e regota- sii Cristo diceva: reudcle a Ccsaieciò ch'ò
S V E
di Cesare, e a Dio ciò ch'è di Dio; e a l'i-
lalo diceva: Il mio regno non è di <|ueslo
mondo; e non diede le chiavi del regno
de'cielinèal governatore Pilato, né a Ce-
sare slesso, ma sìa s. Pietro innanzi a tut-
ti e in ispecial maniera, e quindi agli al-
tri Apostoli. Dunque la podestà spiritua-
le non può risiedere che nelle mani di
quelli che sono edificali sul fondamento
degli A postoli j della qual cosa gli svede-
si sono convinti, perchè hanno l'ilsalo la
storia per provare che il clero svedese non
iia perduto la successione apostolica. O-
ra riprendo il fdo de'cenni storici e poli-
tici della Svezia.
Gustavo I durante gli ultimi anni del
suo regno fu tratto in guerra contro l-
van IV czar di Ru^^sia, ad onta che nel
ìSo'j avesse stipulalo con esso un trat-
tato di pace per 70 anni, e lo avesse con-
fermato nel I Ti54, '>ia lo ruppe nel seguen-
te anno, perchè lo czar nutriva jnire am-
biziose sulla Finlandia e sulla Livonia. Il
re si trasferì in persona nella Finlandia
e l'eresse in ducato, e provvide alla difesa
delle fionliere.Fece porre l'assedio a Or-
chez,chefu poi costretto ili levare. Gittali-
si poscia i russisullaLivonia,marciòilre a
tlifesa della provincia, che secondo gli sve-
ilesi liberò, ciò che negano gli storici rus-
si. Sentendosi indebolire le forze, mostrò
j)oco ardore di proseguire la guerra, e pro-
lìltato delle prime circostanze favorevo-
li, nel I 557 o nel 1 55c) concluse una tre-
gua di 4o anni. Tante cure religio'^e, per
guarentire il suo trono, per comprimere
le fazioni e per farsi rispettare dalle po-
tenze vicine, non gl'impedirono di fu' pro-
sperare l'dgricollura, incoraggiare il com-
mercio e fir rispettare la bandiera svedese
nell'Oceano e nel Mediterraneo,con nume-
rosa flotta e miglioramento de'porti, non
che di forlilìcare le fiontiere.Cuiò il rior-
dinamento della pubblica amministrazio-
ne e dell'insegnamento, ed elevò la poten-
za della Svezia Ira le principali d'Euro-
pa nel teatro politico. La sua alleanza fu
ricci'cnUi, e Franccsou 1 cuuclusc cuu cs-
SVE 2i5
so un trattato che si puòriguardarecome
lai." origine delle relazioni politiche tra
Francia e Svezia. Non gli si può negare
fermezza, costanza, ingegno penetrante,
visleelevate,una maestà imperiosa |aceom-
pagnata dal personale. Sapeva vincere gli
ostacoli, ma combattendoli talvolta tra-
scorreva in durezza e oegli impeti della
collera. Indebolito dall'età e dall'inquie-
liliulini che avea provocato nel disporre
della religione a suo capriccio, come fo-
ce dei beili de'sudditi, sentendo vicina la
sua fine adunò gli stali in mefto a'suoi
4 figli che loro raccomandò, lasciando la
corona a Erico XIV il maggioi-e, che po-
co amava per la sua indole violenta e fo-
cosa, ed i frequenti accessi di melanconia
lo rendevano inquieto e irresoluto; meu-
tre Giovanni, prudente e dolce, erasi cat-
tivato il suo amore; a questi, a Magno e
Carlo lasciò alcuui ducati o feudi che di-
vennero una sorgente di discordie e di ge-
losie. Gustavo I se non avesse rinunziato
alla religione degli avi suoi e resa lutera-
na la Svezia, se non fosse stato domina-
to dall'avarizia, che i suoi panegiristi chia-
mano pe'suoi tesori frutto d'una saggia e-
conomia, tirando un denso velo sul mo-
do col quale se li procacciò, e qualificando
l'apostasia della Svezia rigenerazione del-
la medesima,sarebbe slato unode'monar-
chi più considerevoli del suo secolo. La-
sciò il regno in pace co'vicini, e morì di
70 anni a'29 settembre i65o in Stock-
holm. Mg.'Warimont osserva ancora una
volta, che fu l'avarizia quella che generò
il luteranismo in Isvezia,enon il convin-
cimento religioso di Gustavo I, che non
avea realmente alcuna religione e mor\
della morte degli empi. Essendo all'estre-
mo punto, cacciò e riprese il predicante,
che tentava ricondurlo a sentimenti cri-
stiani, e non volle mai confessarsi de'suoi
peccati o pur solo ascoltare esortazioni.
Disse pertanto al predicante: Cessa collo
tuo landouiCjho bisogno piuttosto di qual-
che cosa per lo stomaco che per l'anima;
e morì da vcio miscredente. iMontò sul
2i6 SVE
Irono Erico XIV educato da principio da
Kormann discepolo di Lutero, poi da Bu-
ri o Beurreus francese calvinista venuto
da Francia,e da Joeran PehrsoQ altro set-
tario di Calvino e figlio d'un monaco a-
postata di Weslmauia, e d'ambedue ne
contrasse gli errori. Le prerogative dal
padre accordate a' fratelli, gì' ispirarono
gelosia, l'inquietarono nell' amministra-
zione, e favorirono le mire ambiziose di
que'che seminarono la discordia nella fa-
miglia reale. Nel i56i si fece coronare
con molta pompa ad Upsal, e nel mede-
simo tempo creò le dignità di conte e ba-
ione,fino allora ignote nella Svezia, ed i
marchesi furono istituiti dipoi. Il suo ca-
rattere fu un misto di follia e di crudeltà,
die pose il regno in tranibusto. Sino dal
1 56 1 la sua condotta ribellòrEstonia (an-
tico ducalo posseduto daWaRussia in par-
te, e in parte dalla Svezia e dallaPo/o/JW,
perciò motivo di loro frequenti contesta-
zioni, finché fu interamente ceduto alla
1.'), la quale scosse il giogo della Svezia
per darsi alla Russia; mentre altri aHer-
mano che Erico XIV allargando i liniiti
del regno a occidente, s'impadronì di par-
te dell'Estonia. Il fratello Giovanni duca
di Finlandia, avendo sposato Caterina fi-
glia del re di Polonia nemico della Svezia,
fu assediato dal re avverso a tali nozze nel
1 563 in Abo, e costretto ad arrendersi fu
mandato colla moglie nel castello dlGiilp-
sholm dopo aver fatto morire molli del
suoseguito,etalunocolIesue mani. Rifiu-
tato il re dalle regineElisabetta d'Inghil-
terra e Maria di Scozia, e da Cristina d'As-
sia, sposò dipoi Caterina Maus o Mans-
doter figlia d'un caporale, da cui nacque
Gustavo, che poscia spoglialo de'suoi di-
ritti visse in paesi stranieri, si ridusse a
far lo stallino e medicare i cavalli, e mo-
ri prigioniero in R.ussia. Inoltre lo stra-
•vaganle Erico XIV contemporaneamen-
te visse pure con Agda, povera fanciul-
la di Slockholm, e n'ebbe tre figlie. Nel-
la guerra contro i danesi con alterni suc-
cessi^ sperando nel i5G6 alla battaglia
SVE
di Swastera di pienamente trionfare, se
la prese con Nilson-Slure della fami-
glia dell' ultimo amministratore di Sve-
zia, accusandolo di codardia, sotto il qual
pretesto lo mandò per le vie di Stock-
holm con una corona di paglia in testa
tra gli urli della plebe. Ne restarono of-
fesi i nobili, ed Erico XIV a risarcire il
dileggio inviò Nilson ambasciatore al du-
ca di Lorena, e in pari tempo o per ti-
more d'una ribellione pose in libertà il
fratello Giovanni. Sotto il regime d'Erico
XIV la chiesa cattolica si mantenne nello
slato medesimo in cui l'avea lasciata Gu-
stavo I, ed appena ne rimaneva vestigio:
solo in alcuni avea lasciato un senso di do-
lore per la sua caduta, e un desiderio oc-
culto del suo ritorno. Il re sembrava men
severo, ed eravi speranza cliel'inquisizio-
ne luterana volesse cedere a un procedere
più mite. Né fanatici, né insolferenti come
quelli del padre erano i sentimenti d'E-
rico XIV, ma voleva ubbidire a' ricordi
del genitore morente, lasciando sussistere
il luteranismo. Però avea una personale
tendenza aìCahinisrno {^^•), fomentatagli
dal suo maestro di filosofia e matematica
Beurreus amico di Beza e dello stesso e-
resiarca Calvino, già caldo diffonditore
delle sue false dottrine in Inghilterra
quandofu inviato francesealla regina An-
na. Se le sue efficaci pratiche pel matri-
monio del re con Elisabetta avessero a-
vuto efletto, lo stabilimento del calvini-
smo in Isvezia era sicuro. Erico XIV lui-
tavolta volle che fosse libero ad ognuno
di qualunquesetta l'avere un asilo nelsuo
regno, per cui lutti i luterani e calvinisti
perseguitati per divergenti opinioni, si ri-
fugiarono nella Svezia. Così i cattolici su-
perstiti al comune esterrainio trovarono
nel giovane re sofferenza e umanità. Beur-
reus divenuto suo consigliere, prese ar-
ditamente ad eseguire i suoi disegui pel
calvinismo, e trovò in Giovanni Ofeg ve-
scovo di Vesteras un amico e sostenito-
re. Attaccò colla mordacità e col ridicolo
l'arcivescovo d'Upsal, il quale irremo vi-
S VE
bile ne'suoi principii religiosi si difese con
un'operetta, piena del risentimento e del»
J amarezza propria de'Iuterani ledescUi di
quel tempo. Protestava che tra la confes-
sione d'Augusta e la dottrina di Calvino
poteva essere tanto consentimento, quan-
to u'è tra Cristo e il demonio. Indi fiero
comhatlimentos'altaccò contro il lutera-
nismo dal vescovo OI'eg,e l'infausta guer-
ra che allora ardeva tra la Danimarca eia
Svezia ne porse l' opportunità. Essendo
venuto a mancare il vujo,non potè più di-
strduursi la Cena sotto ambo le specie, di
che il popolo si lurbò e mosse lamento, e
i calvinisti ne profittarono perla loro cau-
sa. Mentre l'arcivescovo si consigliava coi
suoi sulFrnganei sul modo di rimediare a
questo difetto, Ofeg e Beurreus incomin-
ciarono a sostituire al vind'acqua mista
eoi miele o altri spiritosi liquori; il lestes*
so non sembrò disapprovarlo. Ben recla-
mò l'arcivescovo e tutti i luterani, accu-
sando Ofeg di segreto calvinismo, e chìa-
xnaniìoìo liquorisla. Ma egli adunandosi-
nodi, svolgendo le s. Scritture, citando i
Padri, si discolpò e ordinò a'minislri di
sua diocesi che adottassero nella distri-
buzione della Cena le non)inale modifi-
cazioni, finché non erasi provveduto alla
mancanza del vino. L'arcivescovo pub-
blicò uno scritto firmato da'vescovi suf-
fragane! e da'piìi ragguardevoli pastori,
nel quale con amare invettive coufutògli
argomenti d'Ofeg, e sostenne che quando
non possa parteciparsi alla Cena nelle de-
bite forme,sia meglio rometlerla,e allora
ponno i fedeli supplire a questa privazio-
ne a mezzo della t\n\cì Dichiarò arci-ere-
tici Ofeg e i suoi aderenti, solo perchè sem-
bravano recare indubbio questa gran ve-
rità; volle che a tutta la Svezia fossero de-
nunziati, adliichè il popolo sapesse ben
guardarsi da uomini così perniciosi. Il re
però s'intromise a togliere la gran contesa,
evitando una guerra ci vile e religiosa. Ma
la fazione luterana vittoriosa contro il cal-
vinismo, tanto fece e disse, che finalmen.
lo Io pretjipilò dalla jjruiia del popolo, ^'cl
SVE 217
1 567 ritornalo Nilson daH'atnbasciala gli
cadde nuovamente in sospetto, e avendo-
lo eventualmente incontrato gli cacciò
un pugnale nel seno. Nilson se lo trasse
dal petto, lo baciò e il presentò al re, il
quuiein vece di commuoversi a quell'atto
mirabile di sommessione,crudelnienteor-
dmò a'suoi di finire d'ucciderlo, indi fece
eccidio di 26 parenti di Nilson. Agitato
poi il re da giusti rimorsi, si ritirò in un
bosco, ove slette nascosto per 3 giorni tra-
vestito da contadino. Ma la sua favorita
mandò in traccia di lui, e fu ricondotto
al palazzo, l'ehrson, ch'era divenuto mi-
nistro e favorito, ne calmò le agitazioni
elo restìtuìalla sua naturale ferocia. Tra*
vaglialo da paure e da rimorsi, dipoi non
ebbe più pace, dappertutto inseguendolo
l'ombre invendicale degli uccisi. Erran-
do un tempo nelle selve della Suderma-
nia, incontratosi con un suo antico e vec-
chio maestro, mentre questi [>rocura va di
confortarlo e dileguargli dalla mente le
torbide fantasie, lo prese per un traditore
e all'istante l'uccise. Dall'andare così ra-
mingo si abbandonòalla superstizione, al-
le vane osservanze e agli astrologi, com-
mettendo altre crudeltà. Il re invidiava
sempre i possedimenti lasciali dal padre
a'suoi fratelli, e per spogliarli studiò di
perderli nel giorno che dovea sposare la
Mansdoter sua favorita. Se non che fatti
essi a tempo consapevoli, lo preveniroMo
eassediarono in Stockholm.ov'egli si di-
fese sinoa'So settembre I 568. Obbligalo
a capitolare,dovè inoltre cederela corona
al fratello Giovanni nella cattedrale, e poi
fu rinchiuso nel castello della capitale e
trattato duramente. Pehrson durante le
trattative era stalo consegnalo, fu puni-
to de'suoi pravi consigli, egiustiziato spi-
rò in mezzo a orrendo supplizio. Erico
XIV stando in prigione si conservò alcu-
ni partigiani che tentarono più volle in-
vano di ripristinarlo sul trono, finche il
re fialello a terminare le ii)(juietilndmi,lo
fece avvelenare a'22 febbraio 1 IÌ78. E^li
uvea prulello le scienze e i dulli, nella cai-
2 1 8 S \' E
livitù si die allo sludio e Inscio alcune o-
pere. Sotto di lui si accrebbe la marine-
ria svedese, e le relazioni commerciali di-
\ennero uno de'primi oggetti del gover-
no. Dopo la forzata rinunzia del fratello,
Giovanni III giunse alla corona di Sve-
zia. Già di sopra notai com'egli fosse dot-
to, onde protesse le scienze e le arti; la
sua disposizione al catlolicismo che nuo-
vamente voleva rislabilire nel regno; il di-
sprezzo in cui teneva la setta luterana e
principalmente i suoi minisUi, e per sop-
perire alla loro ignoranza fece pubblicare
V Ordinamento ecc/e6/a?//co, rituale di cui
manca vano. Con questo permise a' vescovi
e preti maritali di vivere colle loro mogli,
accordò a'Iaici la comunione sotto le due
specie, e autorizzò la celebrazione della
messa nel volgare svedese, la quale ven-
ne rigettata da Gregorio XIII concui era
entrato in trattative, oltreché riprovò il
di sopra narrato, né meglio la trovarono
i luterani rimarcandola troppo favorevo-
le a'dogoìi cattolici; ma Giovanni III in-
uamoratodel suo 0/Y//>t(7///e/i/o, impiegò
la violenza e la pers^'cuzione perchè fosse
adoltato,e riuscì poi di far passare in legge
quella liturgia negli stati tenuti nel i 582,
minacciandu pena capitale a chiunque vi
contravvenisse. Mancò poco che con ciò
non occasionasse nel regno una solleva-
^ione, alla testa della quale era in procinto
di porsi il suo fratello Carlo duca di Su-
dermania; ma i due principi conclusero
un componimento, che lasciò libero ad o-
gni partito di seguir la propria religione.
Ne'pri mordi del suo regno, cedendo Gio-
vanni III alle sollecitazioni della reginaCa-
lerina calto!ica,come figlia di Sigismondo
II re di Polonia, intraprese di ristabilire
il cattolicismo; non ardi di procedere con
animo determinato, e non potè riuscirvi
per essersi mal diretto, pel suo carattere
privo d'energia e di franchezza. Il p. Maf-
fei negli Annalidi Gregorio XIII y narra
che il nunzio di Polonia Laureo poi car-
dinale, ncliSyi. entrò in qualche buona
speranza della riduzioue di Giovanni III
S V E
al cattolicismo, pe'molli ragionamenti a-
vuti sopra di ciò co'suoi ambasciatori re-
sidenti nella corte polacca (anzi nella sua
biografia dissi che Laureo guadagnò alla
fede cattolica l'ambasciatore svedese An-
drea Lorichio, e persuase Giovanni III a
ricevere il celebre p. Antonio Possevino
gesuita e nunzio apostolico), e ne die su-
bito avviso al Papa; il quale tanto più vo-
lentieri abbracciò la pratica, in quanto che
con tal mezzo sperava d'unire Giovanni
II! col re diSpagna a beneficio delle cose di
Fiandra manomesse dagli eretici e ribel-
li, mediante il concorso d'un'armata sve-
dese. Con questo intendimento Gregorio
XIII destinò d'inviare in Isvezia il p. Sta-
nislao Varzovizchi gesuita, nobile polacco
e buon teologo, a cui per diverse vie era
agevole introdursi dalla regina, e col fa-
vore di lei al re suo marito. Nel 1576
sembrando a Gregorio XIII che la mis-
sione del p. Stanislao in Isvezia pigliasse
buona piega, vi spedi un altro religioso
gesuita, il quale col favore della regina
Caterina cominciò a predicarvi libera-
mente l'eterne verità della religione cat-
tolica. Affermava Giovanni III di volere
ad ogni modo essere cattolicQ., e perciò
manderebbe in breve a Roma un amba-
sciatore con 3 sole domande: i .°di accor-
dare la comunione sub utraque speciej
2. "di permettere il matrimonio de'sacer-
doti;3.°di potersi celebrar la messa in lin-
gua volgare. Alle quali istanze, sebbene
Gregorio XIII non era per consentire
giammai, pure si rallegrò della buona vo-
lontà del re, avendo ragione di sperare,
che avesse colla grazia celeste a restar piau
piano persuaso dell'inconvenieuza di tali
proposte, ed accomodarsi a', consigli che
gli avrebbe dato, a' decreti de'concilii, e
della Chiesa madre e maestra universa-
le. Intanto il Papa si adoperò per procu-
rare che fossero pagate le pensioni sul du-
cato di Bari alla regina Caterina e alla so-
rella Anna nuovamente maritala con Ste-
tano Datori re di Polonia, e l'ottenne con
soddisfazione delle due principesse. Nel
S V E
1^77 Gregorio XllI per fumeulare e ac-
ceotlere quelle poche faville di pura fe-
de che nella Svezia nuovamente appaii-
vano, ammise con molta beiiignitìi Poiitu
de la Cardie gentiluomo di Lin^uadoca
e principale della corte di Giovanni Ili,
di cui avea sposato la figlia naturale S(jfia,
dal re mandato in Roma per trattare.
Quairlunque nel coociistoro pidjhlico nuri
rese l'ubhidienza consueta, l'esegui pciò
nella canaera del Papa e con gran som-
missione alla presenza di molti cardinali,
alFermando con larghissime parole in vo-
ce ed in iscritto voler esseie Giovanni III
buon re cattolico, ed ubbidienlissimoalla.
s. romana Sede. Indi in privato l'amba-
sciatore propose le petizioni del re surri-
cordate, facendo insieme istanza, che si
mandasse nella Svezia persona idonea [)cr
trattare in segreto le cose della religione
cattolica, e con autorità di assolvere il pre-
varicamento da essa. Le proposte esami-
nate, non si crederono affitto accordare.
E per isgannare il re e ridurlo al grembo
di s. Chiesa, Gregorio XIII destinò suo
nunzio in Isvezia il p. Antonio Possevino
gesuita, il quale partendo con l'ambascia-
tore, e passando per le corti del granduca
di Toscana, e de' duchi di Ferrara e di
Mantova, fu molto onoiatoed esortato al-
la dilìicile impresa, ed aocheaccompagna-
to con lettere ufiìciose e cristiane pel re.
Colpito nel viaggio Tambasciatore da in-
fermità, fu costretto fermarsijCon Venendo
che il p. Possevino lo proseguisse. Giunto
(juesti nella corte diSvezia non trovò quel-
la buona volontà e costanza di sentimenti
cattolici che si aspettava. Nondimeno con
l'aiuto della pia regina procurò di alFe-
zionare Giovanni III alle tradizioni apo-
stoliche e a'rili della chiesa romana. Ed
oltre a ciò, cercò di frastornare il re dalle
corrispondenze d'Elisabetta regina d'In-
gtùlterra e del principe d'Orange, ambe-
due eretici, e di poi lo nell'amicizia di Fi-
li[)po II re di Spagna sovrano delle Fian-
dre. Neh 578 si trattò la lega tra la Po
linia e l.i Svezia, per frenare la rapacità
S V E 2 I y
d'ingrandimento della Piussia, e Gregorio
Xlllpe'suoi nunzi aiutò gagliardemenle
le pratiche,stimandola di gran giovaiuen-
[{) alla riparazione della fede cattolica nel
settentrione, eil a questo elletlo inviò al-
cune persone in quelle parti. Il p. Pos-
sevino propagati molti buoni libri per la
Svezia nella lingua svedese, e riordinato
con somma soddisfazione il celebre mo-
nastero di s. Brigida di Vastcua, l'unico
che vi era rimasto nella Gozia , ritornò
in Roma per dare al Papa distinto rag-
guaglio del da lui operalo, e seco condus-
se a Roma alquanti giovani svedesi per
essere educati nel collegio Germanico nel-
la fede cattolica. Filippo II per consiglio
del Papa non lasciò di stringere amicizia
conGiovanni 111, per lettere e a mezzo del-
l'ambascialore Francesco Erasso, procu-
ran doGregorioXI 1 1 di sollecitare tal buo-
na intelligenza e unione, per comprime-
re le ribellioni delle Fiandre sostenute dal
principe d'Orange, e per liberare 1' In-
ghilterra dal giogo d' Elisabetta, a tale
effetto studiandosi collegare co' due re,
quello di Pofonia e principe di Transil-
vania, come riporta Novaes nella Siorui
di Gregorio XIII. Questi inoltre raccon-
ta, che Giovanni 111 animato dal zelo re-
ligioso della regina, segretamente abiurò
gli errori luterani nelle mani del p. Pos-
sevino, e di proposito cominciò a trattai e
della riduzione dell'intero regno alla cat-
tolica religione. Pare che il nunzio p. Pos-
sevino impegnasse Sigismondo figlio del
re, dalla madre educato nel caltolicismo,
a professarlo pubblicamente, colla fami-
glia reale. Il p. Possevinoda Roma (u spe-
dito nunzio apostolico nella Russia, nel
(|uale articolo celebrai il suo zelo e sape-
re. Anche in altri storici trovo affermala
l'abiura del luteranismo fatta da Giovan-
ni III, con promessa di conformarsi al de-
siderio del Papa, ma che il popolo espres-
se il suo disgusto di ritornare al culto cat-
lolico; i vescovi luterani che il re si era
guadagnato, vedendo che la loro condi-
>ccMdeuza gli uMcbbc assai esposti, mu-
220 SVE
tarono risoluzione e protestarono , cosi
CailoducacliSutlermaiiiasidichiaròcon-
tio i mutanienli che si maneggiavano.
LaondeGiovannilIIjSempie debole e ir-
resoluto, temè di procedere oltre, licen-
ziò i ministri della s. Sede, e morta la re-
gina passando alle nozzecoiiCruuilde Biel-
ke d'una fiìmiglia ligia alla falsa creden-
za luterana, il suo zelo [)er la chiesa ro-
mana si ralFreddò interamente e ritornò
del tutto al luteranismo. Neil 586 mor-
to Stefano Batteri re di Polonia, Giovan-
ni III negoziò che il suo figlio Sigismon-
do come nipote di Sigismondo li re di Po-
lonia gli succedesse, anche per professa-
re la religione cattolica, senza la quale i
polacchi non l'avrebbero eletto; altri in
vece dicono che fu contrario a tale elezio-
ne, prevedendo le conseguenze che avreb-
be prodotto in Isvezia, e infatti in segui-
to fu causa che ne perdesse la corona. Gli
elettori si divisero in due partiti, uno fa-
vorendo l'arciduca d' Austria, l'altro il
principe di Svezia: sia per timore che il
i.^divenendo imperatore non facesse il re-
gnoereditario di sua casa,conie i suoi mag-
giori aveano fatto dell'Ungheria e della
Boemia; sia per le pretensioni ohe avea
Giovanni IH sulla Lituania come statoe-
reditario della madre, e la quale era sla-
ta riunita alla Polonia; sia fiiialmeiite che
con preferire il principe svedese la Polo-
nia sarebbe potente per mare e per terra,
e così agevoitnente superare lo czar già
chiamato il gran drago settentrionale e col
quale aveano innata inimicizia. Nel i SSy
il partito più numeroso elesse per so-
vrano Sigismondo III re di Polonia (/^.),
mentre Papa Sisto Vavea incaricato An-
nibale di Capua arcivescovo di Napoli,
suo nunzio in Polonia, di favorire possi-
bilmente l'elezione di Massimiliano, onde
il suo partito restò fermo nell'elezione di
lui fatta, e si vuole che il Papa gli som-
ministrasse pure 22,000 ducati d'oro,
Massimiliano marciò nella Polonia con
16,000 uomini, che decimati dalle nia-
latliej fu viuto da ^igismoado Ili e fallo
SVE
prigione con dispiacere di tutti i principi
cristiani. Sisto V inviò legalo a Sigismon-
do III il cardinal Aldobrandini, poi Cle-
mente VI li, per ottenere la liberazione di
Massimiliano e pacitlcare i due principi.
Superate gravi diiBcoltà, la perizia e in-
dustria del cardinale a'9 marzo 1 58g ot-
tenne l'intento, rinunziando l'arciduca al-
le sue pretensioni, con grande onore del
suo nome. Frattanto Giovanni III aven-
do terminala la guerra di Danimarca, fa
costretto disostenernealtra contro lo czar
Ivan IV che devastava l'Estonia e la Li-
vonia; i generali svedesi sotto il supremo
comando del suddetto Ponto de la Gar-
die, ottenuti alcuni vantaggi,convennero
ad una tregua. I senatori svedesi indus-
sero Giovanni Illinsospettocontroii fra-
tello Carlo duca diSudermania,di cui te-
mevano l'influenza: il re avendo scoper-
ta la loro trama, gli accasò agli stati ge-
nerali e furonocondannati in prigione, in-
di rilegati nelle loro terre. Ciò con tolse
che sinistri dubbi amareggiassero il re-
stante de'suoi giorni. Atterrito da visio-
ni e da sogni, cadde in malattia di lan-
guore.e terminò di vivere a' 17 novem-
bre [ 592. Sigismondo suo figlio re di Po-
lonia gli successe, e mentre attendevasi il
suo arrivo, lo zio Carlo presele redini del
governo coll'assenso del senato. 1 1 suo i .
passoannunziòi suoi disegni: convocò gli
stati del regno ad Upsal, e siccome il ni-
pote avea sempredimoslrato grande av-
versione per la credenza luterana e pro-
fessava il cattolicismo, fece decretare so-
lennemente nel 1 593 che la religione lu-
terana sarebbe la sola tollerata in Isve-
zia, e che Sigismondo non sarebbe rico-
nosciuto re se non dopo che avesse ap-
provato taldecreto.NondiinenoPapaCle-
mente VI li, che da cardinale era stalo le-
gato a Sigismondo, per mezzo del nun-
zio di Polonia Germano Malaspina vesco-
vo di s. Severo, e non di s. Severino co-
me con Novaes dissi a Polonia, invitò il
re a ristabilire nella Svezia la fede cat-
tohcaddluiproftìssala^ ed a coiooarbi eoa
S V E
rito callolico. Ma opponendosi vlgorosa-
niente i magnatisvedesìeprotestandoche
nel regno volevano la sola religione lu-
terana, e che si dovesse coronare dal pri-
male, Sigismondo dovè adattarsi, aspet-
tando opportuna occasione per ristabili-
re il caltolicisDio iu Isvezia. .Sigismondo
arrivò nello slesso anno in Slockliolm, e
trovò il regno diviso in due partiti: l'u-
no sostenuto da molle famiglie potenti,
avea per iscopo conservargli le duecoro-
ne per diminuire il suo potere in Isve-
zia; l'altro composto degli uomini più atti-
vi degliordini inferiori, disapprova va l'u-
nione de'due scettri, per timore che gl'in-
teressi dellaSvezia sarebbero stati trascu-
rati, e la religione del paese esposta a pe-
ricolosi attacchi. Carlo si fece capo di que-
st'ultimo parlilo, e Io zelo poco pruden-
te di Sigismondo secondò l'ambiziose sue
mire, e gli convenne sottoscrivere il de-
cretod'Upsal. Nel i '>94 Sigismondo fu co-
ronato ad Upsal dall' arcivescovo a' ig
febbraio, dovendo promettere di conser-
vare la confessione auguslana : tuttociò
che potè ottenere a favoie della religio-
ne cattolica, fu di poterla fare esercitare
nella cappella del castello che avrebbe oc-
cupato in Isvezia. Sin d'allora incomin-
ciarono le malinlelligenze tra il re e lo
zio Cai lo duca di Sudermania zelante lu-
terano, e queste crebbero sempre più per
la sua ambizione al trono, sebbene l'ul-
timo de'fìgli di Gustavo I. Manifestando
il re la sua predilezione per la religione
cattolica, si lasciò strascinare ad impru-
denti provvedimenti, da'grandi opposti
al duca di Sudermania. l'ressato da'[)0-
lacchi di ritornare a Varsavia, abbaiido-
nòSlockholm, lasciando un ordined'am-
minislrazioiie the dovea es<.eie osserva-
to, durante la sua assenza. Tale ordina-
mento fu disapprovato dal duca Carlo e
dal suo partilo, e gli stati tlnisero che il
duca amminislreicbbc il regno d'accor-
do cól senato, e che lutti gli all'ari sareb-
bero dennilivarornle regolati nella vSve-
zia, seuzachè potesse esservi appello io l'o-
SVE 221
Ionia. Non pertanto i membri del senato
divoli a Sigismondo, adoperarono a gua-
dagnargli partigiani e tennero molle pra-
tiche in suo favore; ma a Carlo riuscì di
sovvertire i loro disegni, e approfittò del-
le circostanze per rassodare il suo jjotere.
Fingendosi annoialo del pesod'un'ammi-
nistrazione dillicile, dichiarò che si ritira-
va; ma prima di lasciarsi cadere dalle ma-
ni le redini, convocò i rappresentanti del-
la nazione. I senatori ligi a Sigismondo
piotestaiono contro tale allo d'autorità,
ed i più zelanti passf^rono in Polonia. Car-
lo che avea in suo favore i 3 ordini e i pae-
sani soprattutto, pervenne al suo scopo :
fu pregato di conservare l'amministrazio-
ne, e si minacciarono anzi di severo casti-
go coloro che non riconoscessero silfatta
risoluzione degli stati. La corona vacilla-
va sul capo di Sigismondo; egli se ne ac-
corse e passò in Isvezia con un esercito.
Carlo armò dal canto suo, e dopo alcune
infruttuose negoziazioni, i due rivali ri-
corsero alle armi per terminare la loro
contesa. Le truppe del duca furono disfat-
te nel combattimento di Slogeboig,e se
il re avesse profittato di tal vantaggio, a-
vrebbe abbattuto il parlilo del suo nemi-
co; ma egli negoziò e lasciò tempo a Carlo
di rimettere le sue forze. Sigismondo fu
battuto a Slongebro presso Lincoping, e
nel 1 598 fu ridotto a sottoscrivere una ca-
pitolazione. Promise di consegnare al vin-
citore i senatori che si erano trasferiti ia
Polonia, e di convocare gli stali; ma te-
mendo le conseguenze della sua debolez-
za e del sinistro che avea provalo, non osò
di rimanere in Isvezia e partì di nuovo per
la Polonio. Egli così assicurò il trionfo del
duca, che non incontrò più niun ostacolo.
Gli stali dichiararono nel 1599 Sigismon-
do decadulo,proponendo tuttavia di dar la
corona a suo flglioVladislao, «e questo gio-
vine principe entro un anno fòsse manda-
lo in Isvezia per esservi allevato sotto la
cura di Carlo, nella religione del pae.^e.
Frattanto Carlo fu eletto reggente, e on-
de meglio assicurarsi del potere, fece una
222 S V E
spedizione in Finlandia, dove Flemming
governatore fallo da Sigismondo gli eia
1 iroaslo fedele. Avendo terminala crudel-
mente questa spedizione, il reggente an-
dò a LincopingjOve gli stati erano raccol-
ti, vi'condannò i senatori consegnali da
Sigismondo, e 4 ne fece decapitare.La co-
rona fu offerta a Carlo, ma egli non l'ac-
cettò facendo nuove pioposizioni a Sigi-
smondo, che le rigettò e gli dichiarò la
guerra. Il reggente nulla andava trascu-
rando per stabilirla sua autorità su so-
lide basi e per compiere il suo trionfo, e
ne giunse il momento in cui credè accet-
tare il titolo e gli onori che gli mancava-
no. Gli siali congregali neli6o4a Nico-
ping a'ig marzo confermarono la depo-
sizione di Sigismondo, e decretarono che
la corona era devoluta al reggente e suoi
discendenti,e poco dopo si coronò a Upsal
col nome di Carlo IX. Giunto al trono
volle segnalare il suo regno per azioni
strepitose, e si recò in Livonia perccm-
l^a ttere i polacchi; ma tale spedizione eb-
be calti va riuscita e sarebbe peritose l'tif-
fìziale Wrede non gli avesse dato i! suo
cavallo, onde venne ucciso e il rj pel suo
sagrifizio colmò la sua famiglia di favo-
ri. Giacomo di la Cardie, forse figlio di
Ponto e generale svedese, fu più fortu-
nato co'russi e fece grandi progressi nel-
l'impero moscovita. Tale e vento sgomen-
tò Crislierno IV re di Danimarca, prin-
cipe attivo e intraprendente, il cpiale per
prevenir l'ambizione di Carlo IX, gli rup-
pe guerra e s'impadronì di molli luoghi
forti nella Svezia. Carlo IX si accese di
furore, e obliando la sua età e cagione-
vole salute, inviò al re danese una disfi-
da veemente e grossolana: Crislierno IV
ricusò il duello, colle più amare ironie.
Agitato dalle guerre collaPolonia e laPius-
sia, neliGoggli stati avendogli ricusato
i richiesti soccorsi, ne concepì tale ram-
marico che ne sconcertò lo spirilo, e mo-
rì a Nicoping l'8 novembre i6i i, fana-
licissimo luterano e persecutore de'super-
slili callolici; imperocché tulli gli svedesi
S VE
chesotto Giovanni III e Sigismondo a vea-
Tio avuto delle relazioni con Pioma o col
clero cattolico, li fece passare alla ruota
o impiccare furiosamente. Ebbe due mo-
gli,Maria figlia dell'elellore Palatino Lui-
gi, che gli partorì Caterina, sposala a Gio.
Casimiro Palaliuode'Due Ponti padre di
Carlo X;e Cristina d'Holstein che gli die
Gustavo II Adolfo di lui successore, Car-
lo Filippo morto neli62?, edue femmi-
ne. La sua memoria non è cara agli svede-
si, per le vendette cui si abbandonò e per
la durezza del suo animo; sebbene il suo
regno fu utile per diversi rapporti, aven-
do incatenato i parliti che tendevano al-
l'anarchia. Allargò all'est i confini del re-
gno, fece costruire diverse città, e pose i
fondamenti aGolhemburgo.Feceun nuo-
vo codice di leggi, intraprese i primi la-
vori di geodesia per levare lecartedel pae-
se,fonilò licei, e compose una cronaca m
versi della Svezia.
Gustavo II Adolfo il Grande, il cui
padre avendo ottenuto il regno a pregiu-
dizio del nipote Sigismondo, bramoso di
assicurare la corona alla sua posterità, im-
piegò le più sollecite cure nell'educazio-
ne del figlio, venne istruito nelle belle
lettere, nella storia, nella politica, nell-i
filosofia, nelle matematiche da Giovanni
Skylte. Una tregua avendo interrotta la
famosa guerra tra l'Olanda e la Spagna,
molti ufìiziali tedeschi, inglesi e francesi,
che aveano militato agli stipendi degli o-
landesi, passarono nel Nord in cerca d'oc-
casioni per esercitare il loro valore. Gusta-
vo Adolfo ricevè le prime lezioni di tattica
da quegli allievi del celebre IMauriziosta-
tolder, riguardatocomeuno de'primi ca-
pitani del suo tempo, e ben presto il gio-
vine principe aimunziò le brillanti doti
bellicose che lo segnalarono; per i.° sag-
gio e con valore superiore all'età sua, tolse
a' danesi la città di Crisliansladl con i-
slrallagemma che fece concepire gran o-
pinione di sua abilità. 11 padre neliGi r
lo presentò agli stali del regno e dichia-
rò maggiorenne. Poco dopo morì Carlo
(
S V E S V E 293
IX, e sebbene avesse statuito l'età di 24 prevenirlo con [tuie considerabili, e si ai-
anni per comandare, e designato un con- leò con Gio. Sigismondo elettore di Braii-
siglio di reggenza, i talenti di Gustavo li deburgo,sposandone la figlia M.^EIeono-
Adolfo e la maturità cLe già dimostrava ra,da cui nacque la celebre Cristina. La
indussero gli slati ad afiulargli le redini guerra collaPolonia ricominciò nel 16?. i,
del governo. Egli l'i 1 dicembre piomise e fu alloia cbe concepì il progello della
con a Ito solenne, di regnare secondo leleg- nuova disciplina e tattica mi li lave, cui per-
ei e la costituzione del regno. Subito ri- feyionò poi in Germania e cbe produsse
volse i suoi sguardi sugli uomini dime- una rivoluzione nell'arie della guerra,
rito per profittare de' loro lumi e ne for- Pubblicò im codice co'doveri de'cnpi e dei
mò il suo consiglio. Gli prepose Axel-O- soldati, l'ordine delle marcie e degli ac-
xenstiern col titolo di cancelliere, e que- campamenti, e la maniera d'esercitare il
sto ministro distinto per le profonde sue cullo religioso. Distribuì la cavalleria per
cognizioni in tutte le parli amministrati- isquadioni, die alla fanteria l'importanza
ve, ne divenne il confidente e l'amico. 11 le che dovea avere nelle baltaglie,prescrisse
tro\ò la Svezia in guerra colla Danimar- allineamenti più favorevoli alle mosse,
ca, Polonia e Russia. I danesi padroni del- perfezionò le armi e soprattutto i canno-
le fortezze di Calmar e d'Elf^borg, face- ni, e fece regnare la piti severa subordi-
vano scorrerie ecolla flotta minacciavano nazione in tulli i coi-pi. Terminati i pre-
lacapitale.Evilòogniconflitto cbe avesse parativi per la campagna, il re s'imbarcò
potuto esporre un esercito indebolito, si con un esercito di 24,000 uomini: arri-
contenlò d'arrestare i progressi del nemi- vaio in Livonia, cinse d'assedio Riga. La
co, e colla mediazione d'Inghilterra van- difesa fu ostinata, perchègli abitanti avea-
taggiosamenteconcluse la pace neli6 I 3. no impugnato le armi, ma in fine si ar-
II feld-mare«ciallo le Cardie avendo so- rese ottenendo In conservazione de' suoi
slenuto in Russia con onore le armi sve- privilegi. Vi trovò il re alcuni gesuiti, e
desi, i russi di Nowgorod aveano offerto comeacerrimo luterano, li mandò viacol
lo scettro al fratello del re Carlo Filippo, divieto di ritornarvi, perchè erano in so-
ma temporeggiando, quando si recò sulla spetto di accordi col le di Polonia onde
frontiera la reggenza di ]\Iosca avea ac- ristabilire l'avventuroso e preziose bene-
clamatoMichele Romano'^v. Questo nuo- fizio della religionecallolici in Isvezia. Le
vo czar ricominciò la guerra, la fece con principali forze di Sigismondo III erano
poco buon successo, e nel 16 17 solloscris occupale contro i turchi, per cui ricorse
.se la pace, cedendo alla Svezia il paese tra alle negoziazioni ecliiese una tregua. Spi-
TN'owgorod e il baltico, rinunziando alle rata che fu neh 0)25, ed il redi Polonia
pretensioni sull'Estonia e Livonia. Allora persistendo nelle sue dis[iosizioni ostili,
Gustavo II Adolfo si fece coronare a Up- Gustavo II intraprese ima nuova spedizio-
sai a' 1 2 ottobre, e volse tutta la sua al- ne. Avendo espugnatetutle le piazzeforti
tenzione dal lato della Polonia, ove il cu- della Livonia, entrò in Lituania e in Cur-
gino Sigismondo III non avea rinunzia- landia,e s'impadronì di Biraen. Mosse ad
to alla speranza di risalire sul trono di incontrarlo Sapicha generalede'polncclii,
Svezia; Io spossamento delle forzesolol'a- e i due eserciti si azzuffarono neh 626pres-
\ea costretto a tregua cheslava per spi- so Wallhcif nella Scmiqallc. Fu questa la
lare, durante la quale erasi formato un prima battaglia ordinata in cui si trovò d
partito tra gli svedesi, ed eragli riuscito re, e riportò compiuta vittoria. Ritornalo
d'interessarci polacchi nella suacausa,cal- in lsve7Ìa,poco dopo ricomparve nell'ar-
colandosid soccorso dell'imperatore Mal- mata con un rinfoizo considerabile, ve-
lia suo cognato. 11 re di Svezia risolse di ncndo secondalo ne'suoi progetti dall'e-
27.4 S V E
lettore di Brandebuigo, dal duca diRns»
sia, e dal principe di Tiansilvania mari-
to d'una sorella dell'elettore. Le princi-
pali piazze della Prussia polacca caddero
in potere degli svedesi, ed il re vittorioso
si recò a Stockholm per deliberare cogli
stati sulla continuazione della guerra. Ra-
dunati nuovi rinforzi, nel 1627 assediò
Danzica, ma ferito nel riconoscere il for-
te di Weichselmunde, abbandonò tale
impresa, e si collocò in un campo trince-
rato ad Arschau. Fu di nuovo ferito fa-
cendo un riconoscimento, e si trovò per
3 mesi obbligato all'inoperosità. In que-
sto tempo arrivarono negoziatori di va-
rie potenze: Sigismondo III pareva in-
clinato alla pace, ma cambiò d' avviso,
quando seppe il buon successo dell'armi
imperiali in Germania, e disfatto Cristier-
no IV re di Danimarca come capo della
lega pel ristabilimento dell'elettore Pa-
latino,\\e\\a sanguinosa battaglia dì Lut-
ter presso Wolfenbultel. Intanto che l'e-
sercito svedese stringeva i polacchi, il fa-
moso boemoWallenstei nsu premo conian-
dante dell'imperatore Ferdinando li, i-
nondò colle sue truppe l'Holstein e il Me-
klenburgo, s'impadronì di Rostock e di
Wismar.ed assediò Stralsunda. L'impe-
ratore inviò nello stesso tempo 5ooo fan-
ti e 2000 cavalli in Polonia. Gli svedesi
però si manteiuiero superiori, e riporta-
rono a Sthum una vittoria decisiva. Si-
gismondo IH acconsentì alla tregua di 6
anni, accordando che il re di Svezia re-
slasse in possesso di tutte le piazze che a-
vea occupate in Livoniaein Prussia. Ta-
li conquiste furono afiìdate alle cure d'O-
xenstiern, ed il re si dedicò a nuovi pro-
getti.Learmì del bavareseTilly e diVVal-
lenstein avendo soggettato la Gennania
fino alle sponde del Baltico, poiché Fer-
dinando Il ambiva l'impero di quel ma-
re, o per gli abili maneggi diplomatici del
prode Tilly,Crislieino IV nel 1629 si pa-
cifìcòa Lubeccacoll'imperatore. Siccome
il re danese considera vasi capo della lega
de'priucipi protestanti dell' impero gcr-
S VE
manico contro i cattolici, quando Tilly
lo vinse a Lutler, Papa UrbanoVI II scris-
se al comandante ha varese,per significar-
gli la gioia della Chiesa per vittoria sì van-
taggiosa a'caltolici.Cosìla casa d'Austria
assodava il suo potere, ed i protestanti
slavano per soccombere nella lotta con-
tro l'alleanza cattolica, dappoiché aito ri-
suona nella storia moderna la strepitosa
gueri-a de'3o anni, che dal 1 6 1 8 al 1 648
insanguinò il suolo di tutta la Germania.
Due opposti personaggi visi segnalarono,
il re di Svezia, e Tdly di Brusselles gene-
rale bavarese di Massimiliano duca ed e-
lettoredi Baviera, comandante degli slati
cattolici confederali, uomo di salda fede
cattolica, disinteressalo , sobrio, dì gran
perìzia nelle armi e vincitore di 36 bat-
taglie. Ad istigazione della Francia e sul-
le lagnanze de'protestanti Gustavo II A-
dolfo intraprese d'oppoisi a'progelti del-
l'imperatore, poiché soccorse Stralsunda
che si difendeva ancora, entrò in nego-
ziazioni co'principi protestanti, e con Lui-
gi XI II redi Francia,il quale era nell'in-
tendimento di deprimere la possanza di
casa d'Austria. Avendo ottenuto un sus-
sidio considerevole dagli stati del regno,
e fatti d'accordo col senato lutti i prov-
vedimenti per l'amministrazione interna,
s'imbarcò vicino a Stockholm con 1 5:000
uomini, e arrivò sulla costa di Pomerania
verso la fine dì giugno 1 63o, comincian-
do le ostilità nell'isola di Rugen. I prin-
cipi protestanti minacciali dalle truppe
imperiali, si mostrarono incerti e irreso-
luti; ma Gustavo II non si lasciò preve-
nire, occupò le piazze più importanti del-
laPomeraniaecostrinse l'elettore diBran-
deburgo educa di Prussia Giorgio Gu-
glielmo suo cognato a far causa comune
con lui. In pari tempo sottoscrisse un trat-
tato coWa Francia , e sollecitò Gio. Gior-
gio I elettore di Sassonia a dichiararsi; e
questi pentito d'aver dato mano all'op-
pressionedell'eletlorePalatmo, di concer-
to con altri principi protestanti, indusse
segretamente Gustavo II Adolfo a venire
S VE
in Germania, sotlenlrando ai re di Dch-
niraarca,di cuiil soccorso era i iuscito io-
ntile. Siccome rimpetalore Ferdinando
Il col suo celebie editto dei i(ì^.(j, avea
foizato i protestanti a restituire tutti i be-
ni ecclesiastici, ch'essi aveano acquistato
all'ombra del famoso trattato ili Passa-
via, così formossi tra loro una foriuida-
bile lega per sostenersi nel possesso di ta-
li beni di cui s'erano impadroniti, e Gio.
Giorgio! riguardandosi come il capo dei-
la lega, e desiderando figuiarecome per-
sonaggio principale, desiderava di dive-
nir mediatore tra l'impeiature e il re tli
Svezia. L'imperatore, capo naturale ilel-
la lega cattolica, esercitava sulle opera-
zioni del suo partilo più influenza che
qualunque altro principe. L'esercito poi
di Massimiliano duca ed elettore di Bavie-
ra, non solo si chiamava l'esercito di ese-
cuzione, ma veramente era pure la sola
forza militare che proteggesse gli stati cat-
tolici, per cui Massiuiiliano di fatto era il
vero capo della lega: avea a comandante
delle sue truppe Tilly, uno de'più grandi
capitani del suo tempo, e pel suo valore
e trionfi godeva la preponderanza. Que-
stasituazioneera umiliante perFerdman-
do li, allorché l'ardito Wallenstein co'suoi
consigli l'indusse a formare un numero-
so esercito di 1 00,000 combattenti, ed o-
però sebbene disgiuntamente d'accordo
con Tiily. Quando il le di Svezia minac-
ciava Francfort sull'Oder, Tilly divenu-
to generalissimo imperiale accorse per li-
berar quella piazza, ma informato di sua
resa, tornò ad assediare la città an'.eatica
di MagdcburgOy ebbra di protestantismo
e collegata cogli svedesi. Imlarno il duca
d'HolsIein e il colonnello W'i angel tenta-
rono di molestare Tilly, il quale raddop-
piando i suoi sfjrzi a'i o o 20 maggio 1 63 l
prese d'assalto la città. Mentre i vincito-
ri, dopo accanila e sanguinosa pugna co-
gli abitanti entro la città stessa, erano in-
fine riusciti a insignorirsene, ecco da più
lati erompere il fuoco, scoppiar sotter-
ranee mine, e tutta Mcigdeburgo andare
VOL. LXXI.
S V E 22 j
in fiamme. Fuggirono dall' incendio le
truppe imperiali e i miseri cittadini cer-
caruno invano scampo nelle cantine; so-
prnggiunse il vento a crescere la violeiiz<T
delia conflagrazione,e la sera stessa di (|uel
memorando giorno, quella potente città
si ridusse a un miicchiodicenere,e 1 5,000
cadaveri di cittadini giacquero solfocati e
arsi, oltre 5ooo periti nell'azzuiriinento:
orribile avveuMueiilo che fu dipinta d»
Schiller co'più vivi colori. Fino a'uoitri
giorni la colpa dell'eccidio di Magdebur-
go fu odiosamente altiibuila al coman-
dante dell'armi imperiuli il cattolico Td-
ly, vituperato per tal distruzione da'pro-
testanti qual cane sitibondo di sangue, e
lo Schiller non fece che rincalzare silfat-
ta persuasione nel suo libro, e come cal-
do protestante, tutto intento a denigrare
i cattolici e le cose loro. Ma a restaurare
la verità storica in prò del bravo e bene-
merito Tiliy, di recente entrò in campo
da valoroso i! veslfalioAlberto Ileisingcou
due dissertaz.oni storiche: Ma^dtburgo
non disirutia da Tilly, e Gusta^-o Adol-
foin Germania, Berlino 1 345. Colla for-
za ineluttabile de'documeuti, e colla sa-
gacità d'una critica retta e imparziale, po-
se in chiaro lume, come il Tilly deve an-
dar scevro da quella nota d'infamia, e co-
me anzi l'incendio di Magdeburgo fu o-
pera di Falkenberg capitano delle truppe
svedesi in quella città, congiuntamente u
una fazione di cittadini pieni tli protestau-
tico fanatismo e d' astio contro la parte
cattolica , i quali col distruggere quella
piazza sì forte vollero togliere agl'impe-
iiali tutto il frutto della vittoria. Tilly pa-
drone dell'Elba, voleva impedire al re di
Svezia d'avanzarsi: scrisse alla Sassonia e
agli stati protestanti , eh' essi dovessero
hancaraente sottomettersi all'imperato-
re, e licenziar le loro truppe. Avendo la
Sassonia rifiutato tl'aderirCjeglientrònel-
la Turingia e vi sparse il terrore, e poco
dopo arrivò neir Assia. Gustavo il s' ac-
.-;ostò, gittando un ponte suìrElba,a Tan-
gerinuud per assalire rilagdibuigo, ove
i5
226 S V E
litornò Tilly e indi passò in Sassonin. n
neodosi a Fiuslenslein che avea i '),oon
nomini; penetrò nel Morsbmg , e prese
Lipsia per capitolazione. Fratlnnto l'elet-
tore di Sassonia avea dato a Gustavo li
le proprie truppe da comandare, e il re
s'avanzò contro Lipsia, ricevendo rinfor-
zi assiani nel cammino. Tilly che occu-
pava nna posizione vanlaggiosa, indotto
da Pappenheiin eia altri generali, si mos-
se incontro a lai e all'elettore lungi una
lega dalla città, e nella pianura gli pre
sentòbattagliaa*7setleuibrei63 i. Le due
artnaie erano ciascuna di circa 3o,ooo
combattenti. Le truppe sassoni levale di
fi esco, non fecero resistenza, furono poste
in rotta e l'elettore si salvò colla fuga cre-
dendo i suoi stati perduti. Però Gusta-
vo II, senza scom[)oi si, fece nuove dispo-
sizioni: respinta cli'ebbe la cavalleria au-
striaca,assaltò la fanteria che perde i suoi
cannoni e le bagaglie, abbandonandosi al-
la fugargli svedesi l'inseguirono sino a not-
te, e ne distrussero la più parte, la qual
vittoria gli apri la via fino a ]Magonza,che
presea'sgdicembre.Tillyferitoda Scolpi
di fucile, e da parecchi di picca nella testa
e nel braccio destro, fuggi nella Westfilia
cogli avanzi dell'esercitOjindi sebbene rin-
forzato dalle truppe che gli condusse il du-
ca di Lorena, non si oppose a' progressi
del re.Tilly che fino allora ei'a stalo cont;i-
tlerato come il migliore generale d'Euro
pa,videsvanirelasua riputazione in pre-
senza di Gustavo II. Tale successo lumi-
noso di Lipsia sparse in tutta la Germa-
nia l'ammirazione e il terrore. Si affer-
ma che Oxensliern lo consigliasse ad ac-
corciar la guerra di Germania, e di av-
viarsi poi alla volta della Prussia per ter-
minar le sue conquiste verso il Baltico, ma
che l'elettore di Sassonia e il duca di Sas-
sonia-Weimar Bernardo lo incoraggisse-
10 a proseguire i lieti successi, e gli mo-
strassero in una prospettiva seducente la
corona intperiale come termine e guider-
done di sue fatiche. Senza manifestare al-
tri disegni che quelli di soccorrere i pro-
festanti , il re marciò peria Francnnia,
s'impadron'i di varie piazze, e fece avan-
zare i suoi generali sino al Reno, sotto-
mettendo tutto il paese dall'Elba al Reno:
da un altro canto provvide per conservar
le sue conquiste nel noid di Germania,
dalla Sassonia fino al Baltico. L'impera-
tore Ferdinandoll,discesoin un punto da
quel sublime grado di altezza che sem-
brava s'i formidabile, perplessa Vienna da
timori, ricorse al borioso ed esigenle^Val-
lenstein, che[ier la sua alterezza nel set-
tembre i63oavea privatodel supremoco-
mando, ed a lui affidò l'esercito, come so-
lo braccio capace di fienare il torrente,
non lasciandoaTilly altroché poche trup-
pe per tenersi nella difensiva. Il re essen-
dosi recato col principale esercito verso la
Baviera , arrivò sulle rive del Ledi nel
i632. Tilly eh 'erasi trincerato in Rain,
volle disputargli il passaggio di quel fiu-
me, e si appostò nel bosco; ma a'5 apri-
le 70 pezzi di cannone piantati contro gli
austriaci e i bavaresi, li forzarono ad ab-
bandonar il campo,e Tilly nell'opposizio-
ne in cui si sforzò cadde ferito , e pochi
/giorni dopo morì a'Soaprile inlngolstadt,
dopo aver perdutf) quasi i 2,000 uomini.
Altringer assunto il comando dell'eserci-
to, ne ordinò la ritirala. Il re di Svezia
enti ò in Monaco a' i 7 maggio, e progre-
dendo nelle conquiste fece mettere pre-
sidio nelle principali piazze della Bavie-
ra, ed essendosi injpadronito d'Augusta
ricevè il giuramento da'cittadini, non so-
lo per lui, ma per la corona di Svezia. Par-
ve di scorgere in tale condotta di Gusta-
To li lo j.copo a cui tendeva: vari stati di
Germania ne presero ombra, e l'impera-
tore concepì i più fjrti timori. Intanto
Wallenstein colla magia del suo nome
rinnovò il prodigio della f()i mazione d'un
esercito, e si rinforzò coll'armata di Ba-
viera. Entrò in Boemia per assalirvi i sas-
soni, e s'impadronì di Praga a'5 maggio
1 632, poi di tutta la Boemia. Indi si con-
dusse in Franconia, e per attirarvi il re
s'avviò verso Norimberga, e così preser-
S V E
vaie gli stati ereditari d'Austrin. Norim
heif^a avendo dato a Gustavo 11 i mag-
giori contrassegni di divozione, qnesli ac-
corse a salvarla, potenilone ricevei e soc-
corsi; ma Wallenstein avea il vantaggio
del niimeio, nondimeno temeva espone
il suo pai lito e riputazione ad una gior
nata campale, sperando inveced'aHamn-
le l'inimico. 1 due eserciti si osservarono
por 3 mesi senza risolversi : il re piovo
od appiccar la battaglia , ma non potè
traivi \Valleiisfein, il quale volle persi-
stere nella sua inazionecconfidavadi riu-
scire a tagliar fuori i viveri al nemico. Fi
nnlmente un'oi libile penuria aflliggendo
<lel pari Norimberga, che il rampo regio,
Gustavo li raccolti ch'ebbe 70,000 uo-
mini, ordinò a'24 agosto 1 632, contro il
parere del suo consiglio, l'assalto genera-
le del vallo imperiale. Durò il combat
timenlorooreefu terribile: Wallenstein
si può dire che non si serv'i che delle so-
le artiglierie, respinse da tutti i lati i ne-
mici, ne uccise circa 4ooo, oltre 10,000
ubilanti di !\oi imberga mietuti dalla fa-
me. Gl'imperiali peideronoi 000 uomi-
ni, e Wallenstein ebbe la gloria d'aver
fermato se non vinto un capitano, il qua-
le fino allora aveii superati tutti gli osta-
coli. A'q settembre il re levò il campo, selc-
ia essere inquietatoda Wallenstein, mos-
se per la Sassonia, e lasciando un corpo
inFranconia, marciò verso il Danubio e
la Baviera. Erasi impadronito di varie
piazze, allorché seppe che la Sassonia era
stala invasa dagli austriaci, e 1' elettore
sollecitava il suo soccorso. Guatavo 11 a
impedir al nemico di stabilirsi nel setlen-
li ione di Germania, lasciati alcuni corpi
in Baviera, nella Svevia e in Alsazia, si
congiunseal duca ili5nssonia-\Veimar per
recarsi in Turingia e di làin Misnia,(lov'e-
ransi raccolte le principali forze dcll'im-
peralore. Arrivando, intese che Wallen-
stein avea staccato un corpo comandalo
dn Pnppenheim per inviarlo nella Bassa
Sn-isomajC prolìllando di tal circostanza
ordinò di assalire senza indugio. A' i G no-
S V E -ìi^
vembre i632 incominciò una batlaglin
sanguinosa nella v.tsta pianura che si sten-
de Ira ^^ eissenfels e Lut/en. La fmleria
svedese ruppe le linee degl'imperiali, le
mise in disordine e s'impadronì de'Ioro
cannoni: il re volendo accelerare l'arrivo
della sua cavalleria, si avanzò nella mi-
schia, e perde la vita, non si sa come,di
38 anni, prima ciie si fosse potuto accor-
rere in suo soccorso, e dopo aver dato a
vedere in quest'azione famosa tuttociò
che l'arie della guerra ha di più profon-
do e più degno dell'ammirazione degli e-
spei ti. La nuova della sua morte invece
d'abbattere il coraggiodegli svedesi, infu-
sea! valor loronuovospirito, epioml-aro
no sui nemici con tanlo ardore, che li cac-
ciarono in fuga da ogni parte. L'arrivo da
Hall de' 12,000 uomini di f'appenheim
sospese alcuni momenti la rolla; ma egli
venendo ferito mortalmcule.gli austria-
ci sroiaparvero di nuovo dal canipo e si
salvarono in Boemia; essendo sottenlralo
nel comandode"li svedesi il ducadiSasso-
o
ii'a-Weimar,vin^e l'accanimento del reg-
gimento di cavalleria toscana del capita-
no saneseOttavio Pirrolomini,poi uno dei
de'più ragguardevoli generali austriaci di
questa famosa guerra, e lutti gli sforzi di
Wallenstein, che sebbene infermo di gol-
ia e impiagato, crasi recalo alla battaglia
in lettiga, diportandosi co 1 grande atti-
vità, ad onta che una pal!a l'avesse feri-
to in una coscia. La perdila de'due eser-
citi si calcola a circa 10,000 morti; alcu-
ni riguardano indecisa la vittoria, ma gli
svedesi restarono padroni del campo, e l'e-
sercito imperiale soflij più di loro. Tut-
tavia gli svedesi aveano perduto il re, e
(juesta morte (il una vera vittoria per l'Au-
stria e per la lega. Pullendoif e altri sto-
rici raccontano che Gustavo li Adolfo pe
lì per Iradimenlo, e ne incolpano Fran-
cesco di Sassonia-Lauenburgo, il quale
in seguito passò a'servigi dell'Austria. Il
corpo del re coperto di sangue e di feri
te, lu trasportato aW eissentels per esser-
\ I imbaUamalo,e di là in l'omerania,doii-
228 SVE
de una nave svedese lo condusse a Stock-
holm. Gli austriaci portarono via una
parte del vestilo semplice e tuodesto di
questo re guerriero, che gli avea conjbat-
luti con tanta gloria, e di cui rispettava-
no anch'essi le grandi qualità; indi depo-
sero nell'arsenaledi Vienna la sua soprav-
•veste di pelle di buffalo forata da parte
a parte, e il suo cappello co'segni d' un
colpo d'arme da fuoco che avea leso il cra-
nio. Ove il re perde la vita, fu poi eret-
to un monumento in pietra. La morte di
Gustavo II Adolfo rassicurò la corte di
Vienna , ma sparse la costernuzioue nel
parlilo protestante. I cattolici di Germa-
nia, le chiese e i monasteri soffrirono im-
mensamente dal crudele fanati^nlO del-
l'esercilo invasore; e nella biblioteca di
Stockholm furono portati preziosi libri e
niss. massime slavi e in gran numero, tol-
ti dalle biblioteche di delti monasteri in
questa terribile guerra, e fla ultimo su di
essi fece minuzioso esame Dudick conser-
vatore della biblioteca impc.rialedi Vien-
na, iucaricfilo dal suo governo di ricer-
cale lultociò che ha lapjiorto con l'isto-
ria antica di Boemia e Moravia. 1 libri tol-
ti dalle biblioteche d' Erbipoli, Olmiilz,
Praga, Brema e altre, pervennero io po-
tere della dotta figlia Cristina denomina-
la la Palladc. di Si'czia. La religione cal-
loli-^a molto soffrì per l'armi vittoriose
dell'eretico monarca, divenuto il terrore
di Germania e della fede; anzi correva vo-
ce ch'egli meditasse passare in Italia a ter-
minare i suoi trionfi con l'acquisto di Ro-
ma: per cui e come notai nella biografia
d'Urbano FUI, questo Papa fu critica-
to percliènel minaccialo eccidio della re-
ligione, nou die all'imperatore lutti quei
socccisiches'aspeltava,e mirasse con iu-
dilferenza l'abbassamento di casa d'Au-
stria, disgustato per la guerra di Manto-
va, come riporta Novaes. A Germania pe-
rò registrai quanto fece per aiutarlo, e re-
gistrò la storia che Urbano Vili si afìlig-
geva in sentire le sconfìtte dc'cattolioi, gli
avanzameuli e funesti progressi de'lule-
SVE
rani, le crudeltà che commettevano, le
depredazioni delle chiese e monasteri, il
ludibrio de'sagri ministri e del Papa stes-
so. L'encomialo Heising, non contento di
aver vendicalo il nome del gran Tilly, non
paventò di sfrondare alquanto quel serto
di gloria onde si cinge Gustavo II Adol-
fo , precipuamente dagli scrittori prole-
stanti, il che è come un ferire i loro cor-
religionari nella pupilla degli occhi loro.
Sono più di 200 anni che costoro lo [)re-
dicano per un eroe, che scevro da ogni in-
tenzione terrena e interessala, per puro ze-
lo della fede evangelica e in coscienzioso
sentimento d'un supremo dovere, prese
a sostenere la tremenda lotta contro la par-
te cattolica romana degl'imperiali; e pe-
rò lo salutano e gridano co'faslosi nomi
di liberatore e rigeneratore di Germani.'i,e
salvatore di sua fede evangelica. Ma l'Hei-
sing provò loro a rigore d'argomenti e di
fatti, che la famosa guerra de'3o ainii fu
nell'origine come nella natura sua, niente
altro che vera ribellione contro la legitti-
ma podestà, eseguita in gran parte ila or-
de di ladri con incendi, saccheggi, guasta-
nienlid'ogni maniera,sottoil meiitilo no-
me di religione e libertà germanica: che
quando dopo 12 anni di silfalti guai, l'ar-
mi imperiali aveano restituito l'ordine, il
diritto, la quiete pubblica, nel comprime-
re l'ambizioso eletlorePalatino, trasse fuo-
ri dalla sua Svezia Gustavo II Adolfo, e
venne in Germania comechiamato da al-
cuno di quei principi, per cui diceva di
combattere, e vi riaccese sanguinolenta
guerra per altri 18 anni, tutta a diserta-
mento di Germania, da lui percorsa da
conquistatore: che Gustavo II AdoUb vi
fu mosso dal natio indomabile suo genio
di conquistare, dalla sicurezza e ingian-
dimenlo del suo regno , da gelosia della
potenza imperiale : che il manifesto di
guerra con cui pigliò le armi, al dire di
Federico II re di Prussia, fu un capola-
voro di sofìstica regia, seuz'alcuna ragio-
ne che valesse; né la difesa del protestan-
tesimo o de'prolestauti vi era tocca puu-
S VE
to né poco; che questa sua missione ce-
lestiale in prò della fede evangelica egli
non la pose innanzi che n)olto dopo,quan-
do cioè la vide necessaria a carezzare l'a-
nimo de'protestanti e far vieppiù prospe-
rare le sue anni: che orrori senza modo
si commisero in tutte le città alemanne
dalle milizie capitanale da lui; e che da
ultimo quella guerra fu vero estermiuio
di Germania e perdila di sua politica in-
di pendenza. Se la Svezia va superba diGu-
stavo li Adolfo, come il piìi gran re che
abbia avuto, è ben lungi dal riguardarlo
per quell'uomo mistico che di lui si sono
formali i teologi protestanti tedeschi; o-
l)ora la Svezia in lui il conquistatore che
la levò per lungo tempo al i. "ordine del-
le potenze d'Europa. Ma i tedeschi, il cui
aunienlamenlo dovea servir di condizio-
ne al politico ingrandimento della Svezia,
non vogliono intendere di fargli eco, per
lutti i mali che per lui hanno patito, col-
la rovina della nazione. Certo è, che per
Gustavo li Adolfo la Svezia diventò la
I. ^potenza del Nord, tanto per la reputa-
zione delle sue armate, quanto per l'am-
piezza de'suoi possedimenti, e perle pro-
vincie conquistale. I suoi storici lo cele-
brano non men grande guerriero e poli-
tico, die legislatore,amminislratore euo-
mo. Vev assicurar l'esecuzione delie leg-
gi, fondò nel i6i4 lai. "corte di giustizia,
ed in una causa che lo riguardava, pie-
miò i giudici peraver deciso in favore dei
suoi avversari. D'accordo cogli stali, or-
ganizzò il governo e l'ordine interno del-
la dieta, e alle leggi costituzionali dello
stato die maggiore precisione; la nobiltà
sotto di lui ac(|uistò un eccessivo potere,
per consiglio d'Oxensliern, ristabilendo-
la ne'suoi ilii itti e privilegi di cui l'avea
spogliata il padre. IN'è la sua politica per
aiVczionarla al Irono restò delusa; i nobi-
li lo seguirono con ardore alla guerra, e
furono gli stromenti principali di sue vit-
torie. Vietò il ducilo sotto pcn.i di mor-
te, fu rigoroso noi farne 0'>servar la Icg-
ge.e dopo aver minaccialo la decapitazio-
S V E 229
neal superstite de'duellanti,non piùs'in-
lese parlar di duello negli eserciti svede-
si. Se per la guerra gì avo il popolo di nuo-
ve imposizioni, dischiuse nuove sorgenti
di prosperità e ricchezze. Chiamò da Ger-
mania e Fiandra uomini industriosi per
iscavar le miniere ed erigere le ferriere,
non che per accrescere le manifatture e
il commercio. Fondò diverse città, e me-
glio riedificò Gothenburgo devastata dai
danesi. Le imprese commerciali si dila-
tarono in Asia e Africa, e de'coloni sve-
desi e finlandesi si trapiantarono in Ame-
rica a formar stabilimenti sullesponde del
Delaware. Rimiovò l'università d'Upsal,
e le donò le terre di sua famiglia VVasa:
inoltre aprì nuove scuole, fondò collegi,
e pensionò un letterato perchè voltasse in
isvedese le migliori opere straniere. Egli
avea lo spirito coltissimo, parlava più lin-
gue e intendeva l'italiano, e scrisse delle
memorie storiche. Era soggetto a degl'im-
peti, e reprimendosi ne manifestava di-
spiacere; oltre l'impetuosità gli si rimpro-
vera la temerità. Nato con mente attiva
e animo elevalo, concepì vasti disegni, e
gli ellettuò con gloria, serbando sempre
semplicità di costumi. R.ispettò la sua re-
ligione luterana, senza intolleranza, acco-
gliendo nel suo regno uomini d'altre set-
te, commendevoli pe'talenti. Gustavo II
AdoKò trasmise più d'una delle sue grandi
qualità a Cristina sua figlia erede del Iro-
no,e fu assai pianto dalla moglie, la quale
conservò religiosamente il di lui cuore iu
uno scrigno riccamente ornato. Dall'olau-
dcse Cabeliau ebbe il figlio naturale Va-
sai)org, fatto poi conte da Cristina e ot-
tenne possedimenti in Weslfalia,ov'ebbe
discendenti chesi estinsero nel secolo pas-
salo. Gustavo II Adolfo è considerato co-
me il creatore della nuova arte militare
in Europa: Luigi XIII ebbe tanta stima
per lui, che ne portava sempre il ritrailo
e n'esaltava i meriti di frequente co'suoi
grandi. Il cardiiialSfuizaI*allavicinochi<i-
mò (pasto re di Svezia, esterminio della
Germania e spavento del crisliaucbimo.
a3o S V K
Cristina nula nel 1626 successe a suo
padre Gustavo 11 Adolfo, il quale veden-
do in essa il solo appoggio del suo Irono,
la fece educare colia massima diligenza.
Volle che fosse allevata iu modo forte e
oiaschio, e che venisse istrutta in tutte le
scienze che pollavano ornare il suo spirito
e dar enei già ai suo carattere. Avendola
condotta nella fortezza di Calmar, quan-
do non avea più di due anni, e il coman-
dante di essa temendo di far sparare il
cuiiiione in presenza delia fanciulla, il re gli
disse: Tirate, ella è llgiia d'un soldato; bi-
sogna che {.'avvezzi a questo strepito. La
bambina udito ilfi'agore,battè le mani cou
gioia e fesla! Poco dopo il re parli per Ger-
mania, e raccomandò caldamente sua fi-
glia aisuoamicoeconsiglieie Oxenstiern,
11 le avendo terminata la vitale sua corsa
a Lutzen, non avea Cristina alcun diritto
ul retaggio delia corona, poiché il suo bi-
savolo Gustavo 1 fondatore della monar-
cliia ereditaria, convenne cogli slati nella
legge d'/<«/o«e, la quide chiama va allo scet-
tro la sua discendenza maschile, negando
m qualunque evento alle femmine ogni
altra ragione,che d'una dote competente,
t; risei vando in difetto di progenie masco-
lina l'elezione dei principe alla disposizio-
ne degli slessi stati. Nondimeno l'alTelto na-
zionale verso la memoria di Gustavo li
Adolfo, che con l'arti della pace e della
guerra era stato sì benemerito delia Sve-
zia; la considerazione de'tumulti, onde iu
queste nuove elezioni talora in cambio di
creare il re si distrugge il regno; e la spe-
ranza di qualche grande, cui le nozze di
Cristina dovessero portar quietamente il
dominio nella casa sua, operarono che gli
ordini a' 1 4 marzo 1 633 dessero a lei quel-
la signoria, che l'era indebita secondo le
leggi, ed inesercitabde pe'suoi 6 anni d'e-
tà, provvedendosi a questo coi porre, fin-
ché ella crescesse, ilgoveir.o supremo iu
cura,equalisuoi lutori,di Sdignitari della
corona, conosciuti pe'ioro lumi,sperienza
e amor patrio; il cancelliere Oxenstiern
«opra tulli si era fiUto ammirare da grau
>» VE
tempo pei l'energia e la maturità de'suoi
consigli, onde ottenne la direzioiìC degli
allàri iu Germania, e d'accordo co'geue-
laii sostenne 'a gloria e l'influenza delia
Svezia. Proclamata regina Cristina per
l'airezione de'popoii, le grazio della natu-
ra supplirono al difetto dei sesio : la Mia
educazione fu continuata secondo le pre-
scrizioni paterne. Fino dalla puerizia si
vide eh' ella niente avea di fanciullesco,
fuorché i'elà;niente di donnesco, fuori che
il sesso, disdegnando i sollazzi non amava
vestire da femmiua,madauomo. Ingegno
sublime e maturo, senno più che senile,
disprezzo d'ogni culto e d'ogni deliiia,
niun altro piaceredi corpo provava, salvo
il fiticoso della caccia, né di niente tran-
ne l'operant'i de'libri: altreltanlo amore-
vole del tempo rA\o studio, quanto avura
al sonno, a cui non ilava più che tre ore.
Dotata di viva immaginazione, di memo-
ria felicissima e d'un'intelligenza poco co-
mune, fece in poclii anni gran proijlto
nella storia, nella geografia, nella [)olitìca,
ed arrivò ad intender bene i 1 lingue, tra
le quali la ialina, greca, ebrea, araba, e
non meno a penetrarci sensi quantunque
profondi de'più famosi sci illori,ciic iu cia-
scuna di esse fiorivano, né mancò di stu-
diare i classici poeti, svolgendo gli autori
greci e Ialini. Onde apprese le scienze, così
le profane di matematica e di filosofia, co-
me le sagre in quaUiii([iie parte della teo-
logia, ed i ss. Padri. Né la speculazione la
distoglieva dalia pratica. Allo stesso tem-
po intervenendo assiduamente iu senato
[)er ammaestrarsi nell'arte della futura
dominazione, vi stava sì attenta, e n'era
così capace, che appena giunse all'età di
pigliare il governo,ebbe l'intera perizia di
amministrarlo; sicché loslo regnò con più
assoluta autorità, e con maggior venera-
zione de'popoii e de'senatori, che mai ve-
runo degli antenati. In pari tempo mani-
festava già quella singolarità di condotta
e di carattere, di cui l'intera sua vita portò
riiiq)ronta, e che fu forse il risultalo ili
sua educazione 0 delle naturali sue dispo-
S VE S V E 23(
sizioni. Si durava molla pena nelle occa- giitoacconsenlire a tali condizioni! Ma O-
sioni solenni a farle osservare gli usi e le ienstiei n non si mostrò più disposto del
convenienze, che prescriveva 1' etichetta le defunto, a fidare in uomo di cui l'in-
della corte; abhandonaudosi talvolta alla tcra condotta era misteriosa, non si fidava
piùgrande famigliarità con que'che la cir- mai di rispondere per iscritto o in mo-
condavauo, dispiegando in altreoccasioni do categorico a Wallenstein, il quale ai-
un'alterezza disdegnosa o una dignilìiim- lorcliè sembrava prossimo a concludere
ponente. La gloria militare che gli sve- sconcertava tutti i negoziatori con nuove
desi eran>i procacciata sotto il regno del bizzarrie inesplicabili. Laonde tali uco
padre, non si ecciissò sotto quello di sua ziazioui riuscirono infruttuose quanto le
figlia. Appoggiati dalla Francia, e dalla precedenti. L'inazione sua nella Slesia,
più parte dc'principi protestanti deli'im- malgrado forze soaimamente superiori,
pero, continuarono la guerra sotto la con- era del pari un mistero. Tutto fu scoper-
dotla de' generali Banier, Torstenson, lo colla sua defezione nel i634, d'e co-
Weimar, Wrangel,Horn,esostennerora- inunicata al general Piccolomiui, come
scendente dell'armi svedesijed il cancellie- quello su cui aveva più fiducia in ra"ione
re Oxenstiern appoggiò i loro sforzi colle de'suoi talenti, non essendo riuscito a far-
sue negoziazioni in Francia, 01anda,Ger- gli cambiare risoluzione, questi destra-
mania. Dopo la battaglia di Lutzen,Wal- mente corse a Vienna ad avvertirne l'im
lenstein generalissimo della lega cattolica, peratore. Wallenstein che poco prima era
sottopose a severo esame la condotta dei i'uotno il più potente d'Europa, messoal
suoi ulHziali in tale combatti(nento,peres- bando dell'impero, fu abbandonato dal
sere o punito o ricompensato: 1 8 soggiac- suo esercito, respinto da'nemici cui si vo-
quero alla pena di morte. Tutta Germa- leva unire, ed ucciso dall'irlandese Deve-
nia impaziente aspettava di vederlo prò- loux in pena del suo tradimento. Fiul-
fittare delta costernazioiiecheavea cagio- tanto agli svedesi, ch'eransi avanzati in
nato a'pioteslantila perdita dell'eioesve- Frauconia e nel Palatinalo, la sorte del-
dese; fu sommo lo stupore quando coll'e- l'anni non fu sempre favorevole, e il «e-
sercito che avea reintegrato mosse per la neral Ilurn a'6 settembre 1634 fu scou-
Slesia. Bernardo di Weimar e Horn, tra- fitto a ^'ordlinghen dal re d'Ungheria
scorrevano le sponde del Reno e la Sve- figlio dell' in)peratore e poi Ferdinando
via. Massimiliano di Baviera nuovamente III. Questo disastro non lo abbattè pim
minacciato, implorava il soccorsodegl'im- to, e nel 1 636 il general Bannier a'4 ol
periali; l'imperatore Ferdinando II insta- tobredi>fece gl'imperiali presso Wistock,
va presso al suo generale perchè soccor- e nel seguente anno penetrò in Sassonia,
resse i punti più esposti. Wallenstein ab la pose a guasto, die la legge al Brande-
l'opposto, inquelmentre proseguiva tran- borghese, e stese i suoi conquisti sinonel-
quillameiiteie trattative con lsvezia,Sas- la Pomerania. Nel i 636 Oxenstiern che
soma e Brandebuigo, convenendo sul ri- avea passato molti anni in Germauia, toi
stabilimento de'privilegi e restituzione dei nò in Isvezia, e prese sede nel consiglio di
beni confiscali, a' principi luterani della reggenza. Cristina lo accolse come un pa-
lega; promettendo, se avesse conseguito die.loammiseairintera sua confidenzii,o
la corona di Boemia, il richiamo degli e- >i forinò.pe'frequenti trattenimenti ch'eb-
siliali, di restituir loro i beni, stabilir la becon lui, all'artedi regnare. In brevemo-
liberlà de'culli, e di reintegrare 1 I conie btiò, assistendo al consiglio, una matuiilà
Palatino ne'suoi stati; proponendoagli al- di criterio che fece stupire i suoi tutori,
leati di marciar con essi contro Vienna Neli6|0 essendo stata dall' imperatore
percoslringcrvi l'unperalorCjSeavcsseuc- Ferdinando 111 convocala la dieta ili Ra-
232 S V E
lisbona, Baimi er che a vea desolalo la Boe-
mia tentò (I'ii)ipedirla,n[ia f^li falPi il colpo,
e mon a'9.0 maggio del seguente artno,
dopoaverdicliiaraloche nelcomandodel-
l'aim;Mti gli succedesse Torslenson: que-
sto generale marciò sulle sue [jedate, ri-
portò piirecclii vantaggi contro gl'irape-
1 ialijdislece l'arciduca Leopoldo e il gene-
ral Piccolomini a' j 3 oUobrei642,e pre-
se Lipsia. Fino allora il paese dell'Austria
era stato preservato da'furori della guer-
ra,ma essendo in apprensioni d'un'invasio-
ne, le cui conseguenze erano incalculabdi,
riuscì a Piccolomini di trasferire il teatro
generale della guerra a ponente, facendo
in pari tempo prigioniero il colonnello
èlcLlang, con un corpo svedese non poco
numeroso, pressoKeuburgo nell'alto iMla-
tinalo; molestò mollo i movimenti de'ne-
mici, e cagionò loro perdite considerabili.
Gli slati di Svezia adunali nel iG/p, sol-
lecitarono Cristina a stringere le redini
del governo; ma ella ricusò,allegando l'e-
tà sua di circa 1 7 anni e la sua poca espe-
rienza. Costretta poi ad assumerle, si di-
stinse subito nella gran facilità per appli-
care agli allari, e nella fermissima saldez-
za. Intanto Torslenson nel i643 saccbeg-
giò la Slesia e la Moravia, ed entralo in
Boemia nel i G^5, riporlo a'6 mai zo com-
piuta vittoria sugl'imperiali a Jankau.
L'assedio di Brunn in Moravia da lui in-
tiapreso, gettò la costernazione in Vien-
na, da cui l'imperatore fu sul punto di
allontanarsi. MaToislensou fu l'annosles-
so obbligato dalla golia ad abljandonare
il comando dell'esercito a Wraiigel. Indi
il conte Montecuccoli, uno de'più grandi
generali imperiali, nel 1 G4G cacciò gli sve-
desi ila tutta la lìoemia. Cristina neh 64^
avea lei minato la guerra colla Danimar-
ca, cominciata nel precedente anno, e pel
trattalo che fece concludere ottenne la
cessione di diverse provincie. Intraprese
poi a pacificare la Germania e ad aifret-
tare il lisidlato definitivo delle negozia-
zioni incominciale per talegravissimo og-
getto. Oxenslieru no,o era d'aqcordo coq
S VE
essa; egli desiderava la continuazione del-
la guerra, per assicurare alla Svezia vit-
toriosa maggiori vantaggi, e la gioì lidi
dettar sola le condizioni della pace. La re-
gina voleva godei e del riposo e della tran-
quillila; desiderava di far fiorire le aiti
pacifiche, e di dedicarsi al suo amore per
le lettere. Il figlio del cancelliere fu in-
viato a Osnabruckj ove si teneva il con-
gresso per la pace generale, ma Cristina
lo f(;ce accompagnare da Alder Salvius,
cortigiano accorto e valente politico, e sul-
la cui divozione poteva contare. 1 grandi
interessi dell'Europa furono discussi dai
plenipotenziari della maggior parie del-
le potenze, inOsnabrnckey)/f/'ii/e;',e i*a-
pa Innocenzo X v'inviò il nunzio Chigi
poi Alessandro VII , dal predecessore a
ciò destinato. A' 17 aprile 1G48 Wrangel
sconfisse gl'imperiali presso Augusta, u-
nilo al celebre visconte di Turenna co-
mandante dell'esercito di Luigi XIV re
«li Francia. Questo re e Cristina ftu'ono i
principali promolori della pace di TVesi-
falia a 'j.^ ottobre, la quale restituì la
tranquillità alla Germania e die fine ni
conquisti degli svedesi, i quali con que-
sto famoso Irallato rimasero in possesso
degli siali dell'arcivescovato di Brema e
del vescovato di V^erden, della Pomera-
nia cilei iore, dell'isola di Rugen,e di\yis-
mar. Siccome nel iGSy crasi estinta la fi-
miglìa ducale di Pomerania, la casa elet-
torale di Brandeburgo avendone recla-
mato il possedimento, la Svezia che se
n'era impadronita, e che i suoi successi
militari rendeano allora prepoiuleraute,
indennizzò l'elellore di Brandeburgo sol-
tanto per la cessione di tutti i vescovati se-
colarizzati.Inoltre la Svezia ottenne 3 voci
nella dieta dell'impero, e una somma di
molti milioni di scudi germanici. La libertà
di coscienza fu stabilita in tutta l'Alema-
gna, ed i suoi beni ecclesiastici in gran-
dissima parte furono concessi a'principi
protestanti per risarcirli delle spese della
guerra. Siccome pregiudizievole allaChie-
su, li nunzio Chigi emise soleoue piulesta
S VE
contro il Iratlato, ed Innocenzo X Io ri-
provò come ingiuiioso all'impero e alla
repubblica cristiana. Di questa f.iniosa pa-
ce e della disastrosa guerra de'3o anni,
parlai in tutti gli articoli suindicati e negli
altri die vi lianno relazione. Salvius, il 2."
plenipotenziario di Cristina al gian con-
gresso, non poco contribuì alla conclusio-
ne di sì importante adare. La regina per
ricompensarlo l'innalzò al grado di sena-
tore, benché non vantasse nobdià di na-
tali; di che si mormorò, non essendo l'in-
gresso del senato aperto se non alle per-
sone tieila primaria nobiltà. Rispose Cri-
stina che un merito eminente dovea vin-
cerla in confronto di 1 6 quarti di nobiltà,
e vi dovea tener luogo. Cristina era chia-
mala pe'suoi talenti e per le circostanze
politiche a brillare nel settentrione, e per
alcun tempo si mostrò penetrata di lai glo-
ria. Sostenne in molte occasioni la dignilà
della sua corona, e l'onore del suo paese.
La Francia, la Spagna, l'Olanda, l'Inglul-
terra cercarono la sua alleanza e le diero-
no contrassegni lusinghieri della loro con-
siderazione. Ella bandì molti editti van-
taggiosi al commercio, e perfezionò le isti-
tuzioni dotte e letterarie, create sotto i re-
gni precedenti,edinAbo fondò ini'illustre
accademia, come leggo in mg.'IMastai Fer-
retti, Nolizie sloriche dell' accademie di
Europa ^cap.3, /accademie di Danimarca
e S^tzia. ha nazione erale alIezionala,esi
compiaceva di vedere alla duezione del
governo la figlia di Gustavo II Adolfo,
attorniala da'capitani e dagli uomini di
stalo che quel gran principe a vea forma-
to. Un volo generale manifestava che la
regina volesse scegliere uno sposo, e assi-
curare in tal guisa la successione al trono;
ma tale legame era contrario al genio di
Cristina, per 1' indipendenza che voleva
godere; ella ricusi) di maritarsi, e rispose
un giorno a que'che di ciò le parlavano:
Non mi obbligate a prender marito; può
nascere fnciltuente da me un Nerone, co-
me un Augusto. Tra' principi che aspi-
favauo alla sua luapo, cruvi Carlo Gu-
S V E
233
slavo suocuginOjinsigne percarattere no-
bile, per cognizioni eslese e per grande
prudenza. Essa rigettò la domanda che le
fece di sposarla, ma nel 1 64r),o a' 1 8 ot-
tobre i6jo, o più lardi, indusse gli s'ali
ad eleggerlo per successore, per provai e
cli'ellaavea [)reso irrevocabilmenteil suo
partito di restare nubile. Ma come poi di-
rò, la regina avea un altrostipremo mo-
ti vo,che celava gelosamente, non solo per
abdicare la corona, ma insieme per eva-
dere dalla Svezia. Indi Carlo Gustavo, col
nome di Carlo X,do|)0 breve tempo si fe-
ce coronare in P|)sal, ciò che altri ritar-
dano con più probabililà non prima dei
17 giugno 1654. Verso lo slesso tempo
la regina cambiò in sorprendente modo
ilsistema d'amministrazione e di condot-
ta. Trascurando i consigli degli antichi
ministri, ascollò quelli di molti fivoiiù
ambiziosi, tra'quali distingnevasi iMagno
di la Cardie. 1 raggiri e le pratiche di pic-
cole passioni successero a'Iavori impor-
tanti, alle mire nobili e utili. Il tesoro del-
lo stato fu in preda alle profusioni del ius-
ào e dell'ostentazione: i titoli e gli onori
toccarono ad uomini corrotti o privi di
talento, e la gelosia fece nascere non solo
doglianze e clamori, ma altresì partili e
fazioni. Accerchiata da imbarazzi e .lidi-
coltà, tratta in un laberinto in cui le sfug-
giva il filodi guida, la regina cominciòa ili-
chiarareclie voleva rinunziareal governo.
vSiccome la regina abiurò poi i suoi erro-
ri luterani e si convertì al cattolicismo, io
credo che in si irai te narrative vi sieno e^
sagerazioni di parziali scrittori che vide-
ro in cagnesco l'atto eroico tli Cristina,
alterando i suoi difetti e facendola com-
parire eccessivamente volubile, l'oche
principesse furono come Cristina sogget-
to di lodi e di salire. L'abdicazione tìi pre-
ceilula e accompagnata da quelle circo-
stanze che riferirò coli' autorità ilei con-
temporaneo cardinal Sfoi/a PidLwicino
disopra lodato.che testimonio oculare di
molti falli, confidente d'Alessandro VII
ccousapevole de'scgreti, che riguardava,-
234 S V E
uo la conversione della regina e la sua ve-
nuta in Pioma, alla quale ivi ebbe fre-
quente accesso, merita sopra ogni altro
pienissima fede. E servirà di confutazio-
ne, o per lo meno di rellificazione, alle
tante dicerie pubblicate e ripetute senza
critica per menomare questo bel trion-
fo della chiesa cattolica, e adombrare l'e-
roismo della regina. Si giunse fino ad af-
fermare, che gl'imbarazzi dell'ammini-
strazione, e la cospirazione di Messenius
avendo minacciato non solo i favoriti del-
la regina, ma essa stessa ; laonde e per
l'ambizione del suo carattere di dare al
mondo uno spettacolo straordinario,risol-
se rinunziare al trono, senza punto attri-
buirlo alla causa principale, perchè reli-
giosa e cattolica! Gli antichi ministri af
Sezionati alla memoria di Gustavo 11 A-
dolfo, e che speravano avrebbero gli an-
ni prodotto un cambiamento favorevole,
fecero le piìi forti rimostranze, ed Oxen-
stiern sopra lutti li espresse con tanta e-
nergia, che la regina desistè dalla sua ri-
soluzione.Ripigliò il governo con più fer-
mezza, e dissipò per alcun tempo le nu-
bi che si erano alzate ìntoi no al suo tro-
no. Le scienze, le lettere, le arti forma-
rono la principale sua attenzione. Già sin
da quando isuoi generalistordivano l'Eu-
ropa col rumore delle loro gesle milita-
ri, la regina fra le gravi cure del gover-
no ancora si dava tranquilla allo studio
delle scienze e delle belle arti, in mcz7u
a'dottl più distinti da lei chiamali da di-
versi paesi. Grozioe Cartesio erano le sue
guide principali, l'uno per l'erudizione,
l'altro per la filosofia. Fu anche questo
gusto per la vita privata e studiosa, giu-
dicalo pococompatibileco'doveridel tro-
no, che le fece concepire avversione al
matrimonio. Comprò quadri, medaglie,
gemme, manoscritti, hbri rari e preziosi.
Per formare la sua ricca biblioteca spe-
dì uomini dotti in Germania e Inghilter-
ra, in Francia e in Italia, con ordine di
fare ricerche di mss. e di comprarli a qua-
lunque orezzo. In Italia inviò Giobbe Lu-
S V E
dolfo poliglotta che conosceva 2 2 lingue;
u»a più di lui fu fortunato Isacco Vossio,
dal quale avea appreso il greco, il quale
percorse i Paesi-Bassi, la Germania e la
Francia. Ovunque comprò libri rari e di
gran pregio, ed in Parigi per 4o, eoo li-
re acquistò un notabile avanzo della fa-
mosa biblioteca già esistente nel mona-
stero benedettino sulla Loira, chiamato
l'anima de'codici di Francia. Egualmente
pel Vossio la regina acquistò per 3o,ooo
scudi la biblioteca di libri orientali di Gi-
berto Gaultuin.Con altri acquisti e la spe-
sa d'ingenti somme, formò una rara e co-
piosa libreria, i cui soli mss. e codici ar-
rivarono a Sodo. Ambiziosa sempre di
trarre nella sua corte di Stockhohn i più
sapienti,e di giovarsi della loro dottrina,
v'invitò Freinsemio, Salmasio, Bochart,
Vezio, Chevrau, Conrigio, Meiboraio e
Naude, il quale diceva di Cristina: Ella
sa lutto, ha veduto tutto, e lutto ha let-
to. Tra'diverlimenti lellerari, che accop-
piò agli studi scrii d'ogni letteratura gre-
ca e latina, ed alle dotte conversazioni di
filosofia, storia, antichità ed erudi7Ìone,
si può ricordai'e il canto antico e la dan-
za greca che fece eseguire da Meibomio
e Naudé, che fiu'ono in estremo imba-
razzo per sostenere la loro parte, e dei
quali ili. "entrò in furore contro il nie-
dico Bourdelot che di lui si rideva. Im-
perocché il Meibomio che avea stampato
una raccolta deqli autori dell'aulica mu-
sica, fu impegnato dalla regina, a cui l'a-
vea dedicata, a cantar un'aria di musica
antica, mentre Naudé avrebbe danzato
qualche ballo greco al suono della sua vo-
ce: questo spettacolo fece ridere tutti gli
astanti; ma lo schernito Meibomio, dopo
d'averammaccalodi pugni il visodiBour-
delot, che avea suggerita questa comme-
dia, abbandonò la corte. Ed eccoci alla
sua strepitosa rinunzia al Irono, e con-
versione al cattolicismo, in che procede-
rò nella narrativa principalmente colla
Descrizione deh ° vi aggio fatto a Roma
dalla regina diS\'ezìu Cristina /Ilaria
S VE
ronverlila alla religione cai lotica ^ e dtl-
It accoglienze fjuivi avute sino alla sua
pai lenza. Opera inedita del p. Sforza
Pallavicino della compagnia di Gesìi,
accademico della Crusca e poi cardina-
le di s. Chiesa, traila da un mss. della
biblioteca Albani (pubblicala dal biblio-
tecarioTito Cicconi gesuila),Uoiiia 1 838.
Quanto compendiosa uieule su questo ar-
pomeulo lifeiisce Novaes, nella Storia
d Alessandro F II, coQCOvà.x col luss. del-
ia Fila d' Alessandro /'//dello ste>so
caidinale con alcune postille di mano del
J^apa in margine, dal Novaes Iella nella
biblioteca del Gesù di Roma (della qua-
le, ora non più esistente, palla il Cicconi
ap. 6e 7 delli Descrizione del conlag:o
di Roma del i656, scritta dallo aIcS'ìo
cardinal Pallavicino, avvertendo che lai
perdita vienesupplita ÒAWaf'itamss.d^ A-
lessandro F//jtullora esisleule aeWuBi-
llioteca Ch'giana cfj /?o//jrtj ch'egli giu-
dica di lai porporato, e precisamente l'e-
secn piare che ofùì al cardinal Flavio Chi-
gi nipote del Papa, ed in essa vi è ripe-
tuta pure la Descrizione del viaggio di
Ciislina),cWeg{\ profittò per compilare la
detta Storia, e di questa io me ne giovai
ne'luoghi che dipoi audrò i icordando,per
non ripetere io tutto il già detto.
Le nozze diCrisliua erano tuttora ambi-
te da'primi re della terra; ma ella che ab-
borriva d'esser donna, mollo più abborrì
bempre di soltopoisi ad lui uomo. Sorli
un animo osser\anlissimo dell' onesto, e
lo intesa dire che giammai avrebbe ope-
ralo ciò che scorgesse gravemente discon-
venire alle regole della ragione, e che le
cagionasse rossore. Perciò la divina luce,
the non lascia mai d'eiitiaie ove la per-
tinacia o il viziu non le chiudono il pas-
su, cominciò a spuntare nel suo intellet-
to (ella presto conobbe ch'erano incre-
duli molli de'dotti chela circondavano,
e per materialista tenne il suo medico la-
vorilo Bourdelot di luiiitalo sapere, che
poi espulse dulia Svezia), hinauzi di per-
\enire al ritiovaineulo del vero die prin-
6 V E ji35
cipio da! più agevole, cioè dal conosci-
cnento del falso. Scorse la vanità della
setta luterana, che si professava nel suo
regno, non autorevole per antichità, non
confermata da miracoli, non ingegnala e
seguita da uomini santi, non conforme al
lume della natura, non cor.cordea se sles-
sa, varia, instabile, finta a capriccio. Per-
tanto si pose a investigare con operosa
diligenza ì fondamenti delle altre selle
così de' cristiani, come degl' infedeli; ed
in tutte rinvenne difetti eguali o maggio-
ri, eccello nella cattolica. Verso la quale,
ancorché le tenere sue orecchie fossero
imbevute d'iniraicissimi concetti dalle sa-
tire de'suoi predicanti, nondimeno cre-
dendo ella più all'esperienza propria, che
alle lelazioui d'uomini passionali, s'era
ila purgando da quella prelibata opinio-
ne, menile erale occorso di trattare cou
molli seguaci della cattolica fede andati
alla sua corie o per alfari pubblici o per
vaghezza privata; ed uvea trovato in lo-
ro lutt'ullro, che quella malvagità. oud«
da'minislri eretici vengono calunniati. E
così passando ella con puro e imparziale
animo ad esaminarla, aveala conosciu-
ta aulica, stabile, uniforme, auleolica-
la da cultori doUissimi, feconda di san-
tissimi allievi, e benché superiore, in nul-
la però ripugnante al lume della ualu-
ra. Quindi raccolse, die se alcuna fos-
te verace, questa era dessa. Ma leggendo
in Cicerone sopra la natura degli dei, co-
me non poteva già sospellaisi più d'una
leligione esser vera, ma bensì non aver-
vene alcuna vera; anche intorno a que-
.Nl'ultimo punto spese lungo studio e lun-
ga meditazione. E fu tentata di slare in
lòise,ora sopra la ditferenza dell'opere li-
bere, buone o ree, se non in quanto al-
cune non profittevoli, ed alti e dannose al
mondo, come appunto le naturali : ora
sopra la piovvidenza divina rispeltoal cu-
rare o no le umane operazioni morali: ora
sopra la volontà divina, la (piale liclncg-
ga o non t'ichiegga uu delermiiiato cul-
to ed uua dclcruiinula fede. Non rim.i
236 S V E
se autore celebre, che di ciò avesse tratta-
to, il quale da lei non fìjsse veduto; non
lelteralodi nome in queste dottrine per le
Provincie seLtenlrionali,con cui non pi"o
cacciasse di ragionare. E talora fu spinta
a credere, che bitstasse osservar iioH'esler-
iio la religione del suo paese, e nel rima-
nente operare secondo gì' insegna ujenli
della natura. Ma infine, le parve che Id-
dio, cioè l'ollimo, sarebbe peggiore d'o-
gni tiranno, se tormentasse tutto il ge-
nere umano con fieri rimorsi, ma falsi del-
ia coscienza; e se avendo egli innestrlu
alle sue creature universale persuasione,
che a lui sieno in grado i loro sagrifìoi ,
che ascolti ed esaudisca i loro voli, gli a-
vesse tutti in non cale : e non meno, se
dando egli a tutte le nazioni un sollecito
zelo di sostenerla vera religione siccome
itanta, e di perseguitar la falsa coni'em-
pia, tutte fossero vere, o piuttosto vane
ad un modo. Oltre a ciò, insegnando la
chiesa cattolica, ch'ella soiaègiala al cie-
lo, e che raitce sette gli sono in odio, e
vedendosi in lei s\ numerose testimonian-
ze di verità con operazioni ammirande,
e possibili solo a Dio; se questa sua dot-
trina fosse menzogna, ne seguirebbe, di-
scorreva Cristina, che Dio avesse inter-
posta la sua onnipotenza a testimoniar la
menzogna. Questi e altri gravi argonìen-
ti convincevano il suo intelletto. [N'ontli-
nieno sentendosi ella inquietare da vari
did)bi, che in lei muoveva o l'acutezza
del proprio spirito, o la suggestione del-
lo spi rito nemico, desi <ler a va conferi re con
nomini riputati , e massimamente con
quelli dell'esemplare compagnia di Gesù,
ch'erano insieme i piìi celebri antagonisti
de^li eretici nel settentrione. Ma essendo
perciò esecrato il nome loro dagli svedesi,
e come quelli che aveanogià indotto il re
Sigismondo alla professione della fede cat-
tolica, e alla sommissione di se e del re-
gno al romano Pontelice,non vedeva mo-
llo per trattarvi. Ora Iddio, del quale so-
no i pivi sottili arllficii quelli, che all'uo-
1110 sendjranu casi, come opere, nelle qua-
S V E
li niente avendo l'industria umana, tutto
l'artificio è di Dio, le apri di ciò la stra-
da nel luglio iG5o. Era venuto nella Sve-
zia Giuseppe Finto Parer (nota Cicconi
che Parer lo trovò pure nel suddetto mss.
Chigiano, e che da altri storici è detto Pe-
reira: però leggo nel portoghese Novaes
soltanto il cognome di Pinlo) come am-
basciatore di Giovanni IV redi Portogal-
lo per cagione di commerci marittimi; e
stava con lui per confessore il gesuita por-
toghese p. Antonio Macedo, ma senza l'a-
bito odioso tra' luterani di quella zelan-
te ebenemerita religione,persona di buon
giudizio e di suflìciente letteratura. Non
intendendo l'ambasciatore i linguaggi fa-
migliari alla regina, né questa perfetta-
mente il poitoghese, valevasi quegli per
inteiprete or io presenza, or con amba-
sciate, d'un suo segretario, il quale espo-
neva alla regina i concelti del suo signo-
re, ed a lui rendeva nel portoghese ciò
che la resina diceva latinamente. Essen-
dosi malato il segretario, l'ambasciatore
dovè sostituirgli il p. Macedo, la cui co-
gnizione non era ignota a Cristina, la qua-
le preso ildestro dall'occasione, introduS'
se con lui discorsi di lettere in prima ge-
neralmente, e poi anche di religione. E
come scaltra a meraviglia nellaconoscen-
za degli uomini, apprese che col p. Ma-
cedo potevaallargarsi. A vanti al resto vol-
le con varie interrogazionichiarirsi, sees-
so e gli altri di sua scuola credevano in
verità ciò che professavano, ovvero era-
no simulatori di tal credenza per servi-
re alla politica umana. Ma si convinse che
eglie i suoi religiosi aveano tanto per ve-
re le cattoliche dottrine, che stimavansi
avventurali nel dare in difesa loro la vi-
ta. Strinse perciò la pratica e la conferen-
za anche in presenza dellambasciatore,
il quale nidia intendendo, solo accorge-
vasi che il colloquio tra l'interprete e la
regina era più lungo di quanto portava
la sua risposta. Interrogatone di ciò il [x
Macedo, egli senza mentire ne assegnò per
cjgione varie domande letterarie frappo-
S V E
sfe dalla regina, il che aU'nnihnsciafore
non (lispiacqtie, credendo così di guada-
gnar più grazia e ngevu'rzza ne'suoi af-
fari. Quando Cristina ictò abbastanza
peisuasa,vedeadochela pratica col p.Ma-
cedo non poteva esser né libera, né du-
revole, lo pregò n portare al p. genera-
ledella couìpagnia una sua lettera di cie-
deuza,e gli esponesse a voce l'inclinazio-
ne che sentiva ad abbracciare la [ade cat-
tolica; ma che prima desiderava comuni-
car in materie di religione con due teo-
logi di quell'ordine, i quali si lecassero
in Isvezia travestiti e sconosciuti: voler-
li italiani, come di nazione a lei men so-
spetta, e che li rendeva |)iù esenti da ri-
scliiodi scoprimento. Non si ricusò il p.
Macedo, quantunque per non partecipar
l'arcano all'ambasciatore, eli convenne
partire in sembianza di fuga; onde sospet-
tò che l'avesse tradito o con sottrargli
qualche scrittura, o con volerne rivelare
i segreti, onde ricorse alla regina di farlo
inseguire e ricondiu re. Ella Irovossi in an-
gustie, non potendo aprirsi con veruno,
tuttavia ordinò le cose in modo per pla-
car l'ambasciatore, che l'incaricato ad ar-
restarlo fìngesse di non averlo potuto ar-
rivare, protestando con tutti che mai più
avrebbe ricettato gesuiti. Il ministro tro-
vò nel porto di Lubecca il p. Macedo, a
cui la contrarietà del \ento avea negato
di far vela, ma non potè[)ersuaderlo a re-
trocedere, onde l'ambo jcialore scrisse per
ogni parte focose lettere contro l'innocen-
te credulo reo. Giunto in Roma nel finir
dell'autunno iG5r, trovò morti il sanese
p. Francesco Piccolooiini generale fin flai
1 7 gennaio, e l'altro cui erano indirizzate
le regie lettere, per cui le consegnò al siu-
rogato vicario p. Gosvino iNickel ungaro
poi eletto gener:de. I^er buona ventura tal
mutamento fu ignoralo da Cristina quan-
do scrisse, altrimenti poteva cagionarle
perditadicoronaedi vita per le leggi sve-
desi, per aver scritto a un tedesco, nazio-
ne sì atroc( mente offesa dalle itrnii sve-
desi, e uou sarebb«si faciliueule fidula di
S V E 237
lui, Il p. Nickel nonosòd'imprcndere ne-
gozio sì grave col so'o proprio consiglio,
e reputò che gli fosse lecito confidarlo al
cardinal Chigi segretario di slato, prati-
cissimo del settentrione, come quello che
da nunzio avea soltoscrillo il suddetto
trattato di pace di Weslfalia previa pro-
testa. Da lui coi.fortato, abbracciò la pia
domanda, e scelse occultissimamente [)er
tanta missione il p. Alessandro .Malines
piemontese e il p. Paolo Casati piacen-
tino, ambo gesuiti nati nobiini"nte, pe-
riti dell'idioma francese, ch'era il piìi co-
mune alla regina, e di complessione tol-
lerante d' ogni fatica, sperimentali nel-
la virtù, vivaci d'ingegno, facondi di lin-
gua, accorti nel trattare, e dolati di va-
rie lettere così sagre, come profane e mas-
simamente nelle georaclriche, le quali es-
sendo gradite singolainiente a Cristina,
potevano dar loro titolo di ragionare fre-
quentemente con lei, e condire con dilet-
to di essa i più severi discorsi. Dopo vari
stenti e peritoli pervennero a Stocklioloi
nel fine di febbraio i 65 1, e per conget-
tura potè la regina riconoscerli, e col la sua
scaltrezza e animo franco le riuscì d' in-
trodur pratica con loro. Finalmente dopo
spessi e lunghi discorsi, appagala ell;i in-
torno alla verità della nostra sola fede, in-
terrogò i religiosi, se il Papa Innocenzo
X avrebbe potuto dispensarla di vivere
cattolica di nascosto, prendendo in palese
una volta l'anno la comunione luterana.
Ed udito di no, perchè la simulazione è
atto intrinsecamente ingiurioso aDio,sog-
giunse:Adunque bisogna depoi le il regno.
Avta essa tentato d'addomesticar in Sto-
ckliolm la religione cattolica per mezzo
dell'utilità, del diletto e dell'onore, facen-
dovi concorrere dalle provincie, artefici,
letterali e cavalieri, che accetti al paese
ne togliessero pian piano l'odio e l'orrore:
ma il tutto era stato nulla, ostando a ciò
l'interesse dc'nobili e la licenza del volgo,
sicché ivi erano tulli gelosi che non v'al-
lignasse una religione tanto facile a insi-
gnoiirsi ovunque s'appieude, echeiusi-
238 6 V E S V E
gnoriln avrebbe spogliali i primi dalle ra- linps con allre indirizzale al cardinal Ca-
pine ecclesiastiche, e legato ciascuno colle niillo Pamphilj nipote del Papa, al car-
sue leggi. Pertanto caduta di siffatta spe- dinal Chigi, ed ai p. generale de'gesuiti,
ranza, deleiminò Cristina di lasciar la co- edivisavasicheil p. Malines portasse tutto
Iona e la Svezia, e di ritirarsi a vivere pri- a Roma, dopo che fosse arrivalo in Ma-
valamente in tal terra, donde non le fosse drid il Pimenlel, il quale avesse l'onore di
chiuso in morte l'accesso ol cielo. Con cjtie- darcon l'aulorilà sua l'ultimo compimcn-
sto fernìo proponimento sul principio di lo al trattalo in quella corte. Ma giunto
maggio 1 6^2 rimandò a Roma il p. Co- nella Spagna ilp. Malines, ed abbozzato
sali, come il più giovane, con lettera di ere- il negozio, essendosi poscia il Pimenlel im-
denza alsiio p.generale,econdisegnod'in- Inarcalo, la perversità de' venti gli vietò di
viarealire IcUereaPapa InnocenzoX,pei' proseguir la navigazione, e lo risospinse
mezzo del p. Malines, quando il negozio a'porli di Svezia ; onde T altro, dopo a-
fosse maturo. Ma poi ripensò, che un tan- verlo lungamente atteso invano, eljbe ne-
to affare, il quale poteva essere implicalo cessila di lasciar il lavoro imperfetto, ve-
in mille nodi, e bisognoso di mille aiuti, nendo richiamalo in Italia da'suoi supe-
dovesse appoggiarsi alla mano di qualche riori, ove poi tenne sempre corrispon-
gran potentato. Dopo aver messo l'ar.imo denza di lettere colla regina, la quale ad
per qualche tempo in Luigi XIV re di esso e al p. generale andò snccessivanien-
rrancia,come principe alleato, mutò pen- tes'gnifìcando infino all'ultimo i suoi pen-
siero e s'avvisò di non potersi volgere in sieri, e valendosi dell'opera loro. Il ri-
meglio che nell'austriaco re di Spagna Fi- torno del Pimenlel fu cnro a Cristina, per
lippo IV, nel quale non avrebbero luogo aver seco alcuno di cui fidarsi; onde vol-
alcuniriguardipolilici validi per avventu- le che rimanesse, fingendo nuovi ordini
la a trattenere i' re di Francia, e l'impe- del suo principe, e in luogo di lui fu di-
laloreFerdinandoIII. Fissa inquesto,lro- sposto che andasse fr. Gio. CattistaGue-
\ò maniera di persuadere al suo senato mcs o Gomez domenicano,(lotato di pro-
che si spedisse un ambasciatore in Ispagna bità e di prudenza, il quale avendo ser-
per Irallato gradevole agli svedesi di trai- vitocon dissimulazione di vestimento.ne-
ficoenavigazionejprevedendoclieciòmo- cessaria in tali paesi, al conte di Raboglie-
verebbe scamliievolmente gli spagnuoli, do ambasciatore di Spagna in Duiimar-
desiderosi di buona corrispondenza con ca, era stato invialo da esso per suoi af-
quella regina potenleeconfcderataa'fran- fari a Madrid, ed accidentalmente avea
cesi, d'inviarne un simile a lei. Così ben presa la compagnia del Pimenlel nel viag-
preslo avvenne; e l'oratore giunto a Sto- gio , ed era soggiaciuto allo stesso infor-
rl.holm fu il cav. Antonio Pimenlel, che tunio marittimo, e alla stessa necessità di
<!a!la regina in breve conosciuto per savio ricoverarsi a'iidi di Svezia; sicché la sua
e pio, gli scoprì il suo interno. E delibe- gita in ispagna era libera da tutte leom-
larono, che l'ambasciatore facesse richia- bre. l ministri della corte spagnuola sulle
marsi dal re, e iti Ispagna stabilisse Taf- prime proposizioni dello faccenda recate
fare; ma che fraltanlo si premettesse l'in- loro dal p. IMalines, avrebbero voluto ad
y'w colà del p. IMalines con lettere al re, ogni patto che la regina continuasse nel
ed al favorito ministro d. Luigi de Haro regno per que'vantaggi che ne sarebbero
per dirigere il delicato negozio, e disporre ridondati, e alla fede cattolica e al re di
nncoraquel principe ad accompagnare ed Spagna. Ma sentita Timpossibilità di far
autenticare un sì fatto annunzio con prò- ciò, senza violare la medesima fede.il re
pria lettera a Innocenzo X; per cui altiesì t.cceUò generosan>ente d'e>ser padrino di
consegnò la regina sue lettere al p. Ma- un sì bel allo. Or mentre k deliberazioni
S V K
di Spagna pendevano, avea lardalo la re-
{^ina l'ordinare clie si desse al Papa la sua
lellera,e la contezza della sua determi-
nazione, ed a lui n'avea sol recato il cai -
dinal Cliigi qualche incerto barlumejcon-
tenendosi egli fi a questi segni, sì per l'in-
certezza che avea il suo animo poco cre-
dulo di natura alla costanza d' un cuor
femminile, in propouiiuento più che vi-
rile; sì perchè scorgeva che aire<!ecuzio-
iie nulla poteva nuocere più che l'antici-
pato dilatamento della notizia. Ebbe in
lerilà il cardinale anche un altro rilegtio
d'allargarsi in ciò oltre il necessario col
I^apa. La regina sin da quando inviò il p.
Casali, cnoslrossi disposta di recarsi e sta-
ì>ilirsi in Ron)a,conieinciltìicapodi quel-
la religione ch'ella abbracciava, e pej" cui
abbandonava lo scettro e la patria, e do-
ve poteva vivere più sciolta che negli sta-
li d' alcun pi incipe secolare, ed aver più
consolazione di spirito e di studi, e di cjua-
iiiiique onesto diletto, che in altro luogo
del mondo; di che Innocenzo X anco per
sua gloria si mostrava già cupidissimo. INIa
il savio cardinal Chigi considerando che
(juanlunque la regina fosse per veder in
Koma esempi segnalalissimi d'ogni virtù
cristiana, tuttavia siccomegli occhi unia-
ni sono dalla natura volli all'insù, così più
riguardevole per avventura sarebbe slata
a'suoi occhi rimmoderata autorità della
cognata del Papa d. Olimpia PamphUj
(/.), esercitala da lei con deforme avidi-
tà e anjbizione; onde sarebbe piaciuto al
cardinale che l'avvenimento della regina
si riservasse a tempi migliori, o che alme-
no prima la d^ùtt ponesse nel suo cuore
più ferme radici. Questo desiderio del car-
dinal Chigi fu secondalo dal corso degli
avvenimenti, poiché quantunque riceves-
se dopo la regina le rispostediFilippo IV,
ella ritardò di dar conto al Papa ilell'af-
fare col mezzo del re deslinalonc il i ."ad
annunziarlo, riserbaiidolo per quando fos-
se uscita di Svezia e avesse preso asilo nel-
le sue Provincie di Fiandia.
A pervenire Cristina aHelIelluRzione
S \ E 23f)
de'suol costanti desiderii,nuovamente di-
chiarò, che non volendo inchinarsi a vi-
ta feconda, ad ovviare a'turbamenti che
in caso di morte avrebbe recato l'incer-
tezza del successore,adunògli stati e gl'in-
vito a destinarlo. Con l'autorità e la per-
suasione, li dispose a sostituirgli Carlo
Gtistavo di Baviera duca di Due Ponti,
figlio della sorella del padre, di cui già par-
lai e riparlerò. Quindi dichiarò Cristina,
che a togliere le gelosie e le sedizioni, le
quali sorgono talora menile l'uno ha il
[lossessodel regno,e l'altro la speranza e
il diritto della successione, le piaceva per
gratitudine alla sua Svezia di consegna-
re il proprio retaggio in vita, e di ritirar-
si a condizione privata, godendo la quie-
lee pascenciosi dello studio. E benché in
ciò incontrasse incredibile durezza nc'po-
poli, de'quali possedeva lutto l'amore, e
che sotto di lei aveano giustizia, gloria e
felicità, finalmente cederono al suo irre-
movibile volere. JNon si riservò per tale
rinunzia uè piazze né porli, per non lasciar
gelosie di stalo, ma procede con quei can-
dore che conviene alia sincerità della fe-
decattolica. Stabilì che le si pagassero an-
nui 200,000 talleri o scudi, colle possibi-
li cautele per la sicurezza, e che neppu-
le per le leggi di Svezia potesse esserne
privata. Convenule le condizioni, a' 17
giugno 1654 nel gran portico d'Upsal as-
sisa in trono e sotto un magnifico baldac-
chino, la regina fece leggere ad alta vo-
ce il solenne atto di sua donazione in f i-
vore di Carlo Gustavo ivi presente, ce-
dendogli tutti i suoi dominii e regno; in-
di lu letta una patente del nuo\ore, in
cui egli obbligava 3 isole e alcune entra-
te nella Pomerania, corrispondenti nelle
rendile allo statuito annuo assegno, e gli
slati concorsero a fii marcii contrailo con-
venuto fra le due parli. Quindi Cristiiva
alzatasi inpiei.li,si andò a spogliare di tut-
te le regie insegne, e con allegra franchez-
za in un tratto si sciolse la veste di por-
pora, e comparve in abito privato. Note-
rò che ìi Cancellieri nelle sue opere riu*
24o S V E
ni eruilile e anclie ciiiiosenotizie sulla re-
gina Cristina, le quali andrò collocamlo
a'Iuoghi loro; massime nel Mercato, ove
lilerisce che nell'archivio di Castel s. An-
gelo di Roma fu custodito ristromenloo-
liginale di sua liniuizia scritto in isvede»
se, sottoscritto dai consiglio regio e dagli
stati con 3 in 4oo sigilli pendenti. Di que-
st'atto d'abdicazione Benedetto XIV ne
fece fare la traduzione in italiano e in fran-
cese, dallo svedese Lielke senatore di Ro-
ma.A p.2i6 1 icorda gli scrittori dell'esegui-
ta rinunzia e i iserve fatte dalla regina pel
suo decoroso aianlenimento,ollreSamue-
le Puffend(jrf, Conunenlarioritm de rebus
svecicis, ahcxpcdilione Gu.stni'i Adulphi
rcgis ìnGcrnìaniani^adabdicaiioneiii us-
qiie Christiìiae, Ultiajcctuin 168G. Dipoi
la regina simulando malattie femminili,
mostrò convenirle andare a'bagni di Spà
ne'Paesi -Bassi s[)agnuoli. Ma gii svedesi, a
cui traspariva non so che di confuso ar-
cano in queste azioni della regina, sotto
specie di volerla colà accompagnare col-
Tarmata, la rimoveanodal viaggio terre-
stie, ed allegando l'intrattabilità del ma-
re, procrastinavano l'indjarcamento, fin-
ché passasse la stagione di prender quel-
l'acque al suo fonte. Ella però, che sotto
■vari pretesti avea già mandati in Fian-
dra i suoi libri e pitture, per legare con
eleganza i primi e fare acconcie cornici
alle seconde , accompagnandovi ancora
quanlodi nascosto potè cumulare di gioie
e argenti, prese occulta fuga su velocissi-
mi cavalli; troncatasi la chioma e in ar-
nese maschile, con pochi fidati servi, sen-
za dichiarar mutamento di religione, ma
.solo vaghezza di libertà, ondeeleggere una
dimora a suo piacere. Dicesi che in par-
tire prendesse per impresa queste parole:
Pala viani iiweiìient , quasiché i destini
le dovessero additare la via. Dopo infi-
niti disagi, rischi e strattagemmi, traver-
sata la Danimarca e parte di Germania
\eslita da uomo, si condusse nc'domiuii
del le di Spagna. Si fermò prima in An-
versa e vi dimorò qualche mese, quando
S VE
l'arciduca Leopoldo fratello dell'imperfi-
tore e governatore di quelle piovincie si
trovava con alcuni principi, e co! fiore del-
la nobiltà all'assedio d'Arras, il quale poi
fu sciolto dall'esercito nemico francese co-
mandato dal giovine re Luigi XIV, di
cui fu lai. ■'impresa. Indi tornato l'arciduca
in Brusselles, colà si portò la regina, in-
C(jntrata e accolta col massimo onore ai
26 dicembre 16 54, e la stessa notte abiu-
rò segreta mente l'eresia nella cappella del-
l'arciduca, alla sua presenza e di pochis-
simi principali ministri che ne furono te-
stin)oni, e s[)ecialmente del Pimentel(gli
altri si ponno leggere \\^ Cancellieri, nel-
r opera citata a p. 2 i 5, ma egli dice che
l'abiura seguì nella notte di Natale), che
dopo la rinunzia della regina era ito in
Ispagna, e indi per lei ritornato in Fian-
dra col titolod'ambasciatore,riconducen-
ilo seco qual segretario d'ambasci;it.i fr.
Giambattista Gomez in abito d'ecclesia-
stico secolare. In mano di questo, ch'era
l'unico sacerdote ivi consapevole dell'af-
fare, si fece l'alto, e parimente da lui ri-
cevè la regina i sagramenti dell'assoluzio-
ne e dell'Eucaristia, ritenendolo per or-
dinario suo confessore. Fin qui col car-
dinal Pallavicino riportai le vere partico-
larità della memorabile risoluzione diCri-
stina, sia dell'abdicazione che dell'abiura,
in esecuzione del proponitneuto e onde
meglio propugnare le contrarie asserzio-
ni da cui si pretende far derivare tali ce-
lebri determinazioni. Ora pel resto delle
principali notizie sull'eroina di Svezia sa-
rò pi ìi breve in proporzione del molto che
occorrerebbe descrivere, anco per averne
trattato ne'Iuoghi che indicherò in corsi-
vo. La regina Cristina dopo l'abiura del
luteranismo usava di assistere occulta-
menle alla messa del p. Gòmjz e di rice-
vere da lui il Corpo del Signore, ma in
palese con istudio celava d'essere cattoli-
ca, non però si dimostrava eretica in al-
cun atto. 11 perchè nella moltitudine cor-
se di lei dubbia e sinistra fama, quasi in
verità non teaesse veruna leligiuuc, e da
S V E
lulernna ch'era prima tenuta, si flesse sco-
pc-rta per atea, vedendosi che non osser-
viiva l'antica setta e non ne abbracciava
altra nnova, mentre dimorava in paese
catlohco. llqual concettosi l'ondava sopra
una certa sua hbertìi d'operare e parla-
re, non già empio o disonesto, ma nien-
te religiosa e guardinga, ed usata da lei
in Brusselles per arte d'ascondere la sua
vera credenza, e per natura del suo spiri-
to maschile intollerante di conlegni don-
neschi , ed ancora per la sua condizione
abituata ad esser legge a se slessa e non
apprenderla dagl'inferiori. INIa è temera-
rio il giudizio umano, quando si limita
a giudicare del puro esteriore e ne igno-
la la cagione. Conviene sapere, che allo-
ra la regina per non riuscir gravosa a ve-
runo pel suo onorevole mantenimento,
trattava col re di Svezia per comporsi in
qualche gran somma di denaro, onde as-
solverlo per sempre dall'annua pensione,
divisando di mettere poi quella pecunia
a il ulto in llomn oin altro luogo sicuro.
A quesl'edelto dunque ricopriva la sua
vera religione, il cui palesamento avreb-
be impedito il disegno, e di tuftociò fece
ella consapevole il redi Spagna. Appena
pervenuta in Fiandra, la regina udì la di-
sperata salute e successivamente la mor-
te d'Innocenzo X, avvenuta a'7 gennaio
i65ti; il the la pose in grave pensiero, co-
me sollecita del successore, dagli alfetti e
da'sensi del quale vedeva che dipendeieb-
be la sua tranquillila e consolazione, at-
teso il fermo proponimento, benché ta-
ciuto agli spagnuoli, di collocare la sua
stanza in Roma. Indi risaputa sul fin d'a-
prile la creazione del cardinal Chigi in Pa-
pa col nome ò' Alessandro f^' II, già noto
a lei per unico direttore di questa prati-
ca,e per uomod'incomparabdezelo e be-
nignità,meravigliosamente si rallegrò, pa-
rendole che in quell'inaspettata elezione
Iddio avesseancora voluto rimunerar lei
del gran sagrifizio olleitogli per abbrac-
ciar la sua fede; peroni pregò Filippo IV
che partecipasse al Pupa tutto 1' aliare,
VOL. ixxi.
S V E 24 1
coni* erano tra loro convenuti. Quando
poi reputò che il re l'avesse eseguito, vol-
le anch'essa scrivere breve lettera ad A-
lessandio\II,epelp. Malines la fece[)re-
sentare ili.°luglio, mentre quella del re
giunse più tardi nel settembre. Il Papa
non rispose direttamente alla regina, per-
chè ancora non avea riconosciuta este-
riormente per madre la Chiesa, onde nou
poteva riconoscerla autenticamente per
figlia di essa, e perchè la sua lettera non
era del tutto chiara; ma die al p. genera-
le de'gesuiti uno scritto di propria mano
da mandarsi alla regina,ove mostrava pa-
terna allegrezza di sua conversione, di-
chiarava di volere che innanzi di penetra-
re nello stato pontificio ne facesse atto so-
lenne, acciò se le potessero usare le do-
vute accoglienze, intorno alle quali l'in-
vilò a fidarsi di lui, e la tratterebbe co-
me a gran regina si conveniva. La lette-
la del re di Spagna fu onorevolissima al-
l'eroismo della regina,echiamavasiad es-
sa sommamente obbligato per l'elezione
fitta di se in padrino di s'i nobile rigene-
razione, congratulandosi del principio di
suo pontificato con auspicii di tanta glo-
ria. Intanto Cristina rispose al Papa, che
ubbidirebbeciecamente.ed essendosi pro-
posta d'incamminarsi a Roma sul prin-
cipio d'autunno, e giunta in Innspruck
città austriaca avrebbe emesso l'atto che
richiedeva. Parfi a'22 settembre col Pi-
menlel e numerosa corte, composta in
gran parte di svedesi eretici, e de'cjuali
si andò sbrigando per via, insieme al con-
te ì\Iontecuccoli che poi l'accompagnò a
Roma. Per (juanto ella sfuggisse gli ono-
ri,che rendono più pomposo e in uno ri-
tardano il cammino , lii per ogni luogo
da'principi e dalle città ricevuta con ma-
gnificenza pari alla grandezza del suo na-
scimento e fama. Il Papa sentita la sua
mossa e i suoi pensici i , giudicò dignità
della s. Sede, che la solenne abiura si fa-
cesse con autorità d'un suo delegalo,escel-
se mg.' Luca Olstcnio canonico Valica-
no e I ."custode della Biblioteca f'atial-
16
2^7. S V E
na, già luterano <1' Aml)urgo convertilo
colla lettura tle'ss. Padri, per reputarlo
a lei gj^^adito a motivo dell'anteriore car-
teggio letterario tra loro passalo, facoU
lizzandolo ad assolverla da ogni scomu-
nica, dopodi averla ulteriormente istrui-
ta nelle massime ca lloliclie,della sana dot-
trina della chiesa romana, il che registrò
pure ne'suoiiD/V7r/rt il celebre m^ie5//o<7eZ-
le ceremonie pontifìcie mg.*" Fulvio Ser-
vanzi di s. Severino. Il breve Cum sicut,
de' IO ottobre i655,per la facoltà dell'as-
soluzione, si legge nel Bull. Rem. t. 6,
par. 4, p. 5o, L'inviò a Innspruck per ri-
cevere dalla regina la solenne professio-
ne della fede roujjma, facendolo precede-
re dal p. Malines, onde notificare a Cri-
stina la di lui commissione. Divulgatasi
per Roma la volontà della regina, ormai
non più dissimulata da lei, il Papa vol-
le preparare il suo ricevimento, e però e-
san)inati i cerenioniali e i precedenti e-
sempi, e trovato che si dovea mandare a
riceverla sui confini dello slato 4p''ela-
ti, o vescovi assistenti al soglio, o udito-
ri di rota, o chierici di camera, deputò per
nunzi i mg." Centivoglio e Torrigiani ar-
civescovi di Tebe e di liavenna,ed i mg."
Ciuacciolo e Cesarini chierici di camera,
col grado di nunzi per vieppiù onorare
la regina e per precedere all' ambascia-
tore spagnuolo Pimen'lel che l'accompa-
gnava, dovendo assisterla nel viaggio, de-
stinazione che attribuì loro col breve Spe-
data vestra^óe^C) ottobre, Bull, cit., p.
58. Per legati incaricò i cardinali diaco-
ni (alle regine di Francia o di Spagna si
solevano mandare i cardinali preti o ve-
scovi) de Medici e i\' Assia cugino della
regina , per incontrarla mezza giornata
vicino a Roma e quivi condurla, median-
te il breve Cum charissima, de' 29 no-
vembre, ì5m//. cit., p. a^. A'nunzi die per
ceremoniere mg/ Servanzi, perchè l'in-
carico era più difficile, ed acciocché poi
colla sua ben fondata e discreta esperien-
za servisse alla regina a quanto nelle fun-
zioni le occorresse; a'legali,come missione
S V E
più facile, destinò ad assisterli tug.*^ Car-
lo Carcarasio altro maeslrodelle ceremo-
nie pontificie. Tutto ricordò mg.'^Servan-
zi ne'cifati Diaria, <:\\&(\\x'\ rammento per
aver egli notato diverse cose riguardanti
la regina nella sua venula e soggiorno in
Roma, e dell'assistenza personale ila lui
prestatale. Giunta sul fine d' ottobre la
regina in Innspruck, vi trovò il p.lNIalines
che le significò a nome del Papa, in ma-
no diclii dovesse pubblicamente abiura-
re, al che si rimise con ogni ossequio; e
sopravvenuto mg."* Olsleuio, si fece a' 3
novembre nella chiesa arciducale di s.
Crocede'minori osservanti (riformati, on-
de poi la regina si fece ascrivere alla fi^-
gliuolanza deirordine,ed ebbe a confesso-
ri e teologi alcuni suoi religiosi , come i
riformati p. Reroardino da Venezia iixli
vescovo di Pekino, e il p. Lorenzo da s.
Paolo svedese) quella uìemorabile azione,
alla quale per accrescere solennità, la re-
gina preferì al privato corridoio del pa-
lazzo adiacente alla chiesa e perciò ma-
gnificamente addobbalo, di recarvisi per
la pubblica piazza, ma con semplice veste
nera, con in petto una croce di 5 grossi
diamanti. Pervenuta in chiesa, e condot-
ta processionalmenle all'altare in mezzo
de'due fratelli arciduchi, fece la profes-
sione di fede romana (ove conliensi vir-
tualmente l'abiura) con voce alta, e in
ginocchioni avanti mg.*^ Olstenio, che se-
deva con berretta in testa, rogandosi l'at-
to da'pubblici notari, il quale l'arciduca
Carlo signore d' Innspruck fece scolpire
in simulacrodl bronzo in detta chiesa con
immenso suo giubilo a perenne ricordane
za, segnalando l'avvenimento (descritto
anche con opuscolo ricordato da Cancel-
lieri,a p.2 1 5,con altre notizie relati ve)con
salve d'artiglierie e suoni militari. Gì in-
numerabili astanti ne furono tanto com-
mossi, che si sciolsero in lagrime, in ve-
der umiliata alla fede cattolica colei che
poc'anzi le minacciava poderosamente l'è-
sterminio, e ciò col sogi illzio di 3 regni
(cioè come regina di Svezia, de'goti e dei
S V E
vandali) e con dubbio d'avera mendica-
le il sosleulamento: opera nella (|ualc chi
non vi ravvisa la mano onnipotente diDio,
non ha lume più che brutale. La regina
per dimostrazione di riverenza al Papa,
per la posta voleva spedire il suo mag-
giordomo Antonio della Queva e luogo-
tenente generale di cavalleria in Fiandra,
colla seguente lettera, lai. ^che scrisse in
italiano , ma essendosi malato supplì il
conte Monlecuccoli. » Santissimo Padre.
Essendo io finalmente arrivata a quel
tanto dii me desiderato segno di vedermi
ricevuta nel grembo della nostra s. ma-
dre chiesa cattolica romana, non ho vo-
luto mancare di darne parte a Vostra San-
tità, ringraziandola umilmente dell'ono-
re, che mi ha fatto de'suoi benignissimi
comandamenti, i quali sono osservati da
me col rispetto dovuto allaSantità Vostra.
Ho manifestato al mondo, per obbedire a
Vostra Santità, aver lasciato con somma
allegrezza quel regno, dove il riverirla è
posto fra i peccati irremissibili, ed ho mes-
so da parte ogni rispetto umano per far
conoscere, ch'io stimo assai più la gloria
d'obbedire a Vostra Santità, che quella
del piùdegno trono. Supplico Vostra San-
tità di ricevermi così spogliata come so-
no d'ogni grandezza con quella sua pa-
terna ed usata benignità, che s'è degna-
to di mostrarmi sinora. Io qui non ho al-
tro da sacrificare ai santi piedi di Vostra
Santità, che la mia persona. Insieme col
sangue e con la vita l'olTerisco tutta a Vo-
stra Santità con quella cieca obbedienza
che le è dovuta , supplicandola a voler
disporre di me conforme giudicherà più
convenirsi al pubblico bene della nostra
s. Chiesa: alla quale, ed alla Santità Vo-
stra come a suo unico e vero capo, ho de-
dicato tutto quello che mi resta di vita,
con ardentissimo desiderio d'impiegarla
e spenderla tutta alla maggior gloria di
Dio; dal (piale auguro a V^ostra Santità
(juc'Iunghi e felicissimi anni che sono tan-
to necessari al bene ed al riposo comune
della ciistiauitù. Pregaudo Nostro Signo-
S V E 243
re di conservare nella Santità Vostra quei
gran doni, che le ha dati, e di far me co-
sì fortunata, ch'io possa arrivale a quel
desiderato giorno, nel quale mi sia per-
messo d'inchinarmi a'&antissimi piedi di
Vostra Santità, li quali umilmente le ba-
cio,pregandoladi parteciparmi la sua san-
ta e paterna benedizione. D'Innspruck li
5 di novembre 1 655. Di V. Santità ob-
bedientissima Figlia Cristina". Ricevuta
questa generosissima e religiosissima let-
tera, il Papa convocò a posta il concisto-
ro, e diede parte a'cardinali succintamen-
te di tutto il negozio trattato seco molti
anni avanti, quando era in minor condi-
zione, ridotto a compimento in que'po-
chi mesi del suo pontificato. Fece quin-
di un appropriato discorso, e pubblicò i
due cardinali per incontrarla. Esortò gra-
vemente i cardinali a far opera, che ve-
nendo in Roma tal principessa ogni cosa
trovasse piena di santità, acciò scorgesse
la f iKità di quanto si dice di là da'mou-
ti della santa città e della romana corte.
Indi fece leggere dal segretario de'brevi
mg.*" Rondinini, le lettere di Filippo IV
e di Cristina. Leggo in più scrittori, che
l'Europa rimase attonita in veder la fi-
gliadiGustavoII Adolfo, di quel monar-
ca ch'erasi sagrificato perla causa de'pro-
testanti , passare nel seno della romana
chiesa. Pochi tennero sincera la sua con-
versione, ed i più pretesero d'indagarne
le cause ne'principii di tolleranza ormai
universale , che le avea insinuati il suo
dotto precettore Giovanni Matthiae ve-
scovo luterano diStiegnes per sua nomina,
e pel quale ella ebbe la più alta conside-
razione, anche per essere stato cappella-
no del padre. Quando lo scozzese Dureo
si recò in Isvezia per predicarvi l'unione
de'luteranico'calvinisti,truvòin!Mattliiatì
un parligianozelante, che sostenne a tut-
ta possa un sistema pacifico analogo ai
suoi principii: nata forte opposizione tra
il clero svedese, il vescovo si vide esposto
a pericolose [»ersecuzioni,e ne scampò pi-r
la protezione del governo. Stanco d'uni
244 s V E
lotta contraria al propriogenio, rinunziò
il vescovato nel 1664 e si ritirò. Altri con-
getturarono, che Cristina nel desiderio di
vivere piti gradevolmente in Italia, ella
vi andava a fermar sua stanza, nel suo
genio per tutlociò ch'era straordinario.
Si narra, che avendo veduto in un libro
citata l'opera di Campuzauo: Com'ersio'
ne della regina di Svezia, e posta in dub-
bio la medesima, vi oppose la seguente
postilla: Chi lo sa non lo scrive , echi lo
scrivcnon Iosa. Alcune erudizioni su det-
to libro si ponno leggere in Cancellieri a
p. 223. Alcuni della fazione francese in
Roma, argomenlavansi di scemar pregio
all'opera per iscemarlo agli spagnuoli, e
da'quali falsamente credevano che la re-
gina volesse vivere dipendente, e ch'ella
avesse operato o per bizzarria, o per leg-
gerezza, o per tedio delle cure. Ma il Pal-
lavicino con robusta difesa distrugge que-
ste e altre imputazioni. Gli ambasciatori
veneti, arrivati in que'giorni inTioma per
cavar aiuti dal Papa per la guerra di Can-
dia, mirarono con tristo sguardo le spe-
se di questo accoglimento, quasi uscissero
ad essi di mano, sebbene poi il Papa offrì
loro grossissimi sovveniraenti. Né mancò
il minuto volgo, fomentato da' contrari,
di mormorare pe' dispendi cui andavasl
inconlrOjSenza considerare il generale mo-
vimento che recava tanti vantaggi mag-
giori, mentre il solo cardinal De Medici
per delta legazione sborsò 80,000 scudi
pel suo magnifico corteggio e altro. Ma
gli uomini di maggior intelletto,inualzan-
do più su il pensiero, udivano con vergo-
gna , che nella città, la quale è la sede
della religione e del pontificato, si que-
stionasse intorno alla convenevolezza di
questo meraviglioso fatto. Questo poi a
manoamano la moltitudineapprovò dal-
l'utilità che ne provenne, ed anche dal-
l'amabilità della regina, che sgombrò in
gran parte le calunnie colla presenza, e
atquislossi gli animi colle maniere. Tiat-
tenutasi Cristina 8 giorni in Innspruck tra
immense e magnifiche onoranze, mosse
S V E
perritalia,edal principe vescovo diTren-
to, come dal duca di Mantova, ricevè ri-
verente e splendida accoglienza. 1 vene-
ziani o per politica o dillerenza di cere*
monie, le dierono il passo come ad in-
cognita, bensì la presentarono di abbon-
danti ed eccellenti rinfreschi inviati al Pi-
meutel. Quindi pervenne a'2 I di novem-
bre nel lo stato ecclesiastico à\Ferrara,nc-
colta con tutti gli onori da due nunzi ver-
so Melara (allora con altri paesi descritti
a Rovigo, non staccata dalla provincia),
lungi 28 miglia dalla città : essi le pre-
sentarono un breve del Papa, ed insieme
una carrozza, una lettiga, ed una sedia del
medesimo pel suo viaggio. All'apparire
e allo smontar de'nunzi, ella non curan-
do la pioggia volle parimenti smontare;
indi salì nella pontificia carrozza. A'due
cardinali Gio.Battistai9/?rtrf(7 legato e Car-
lo Alberto Pio vescovo della città (che la
trattarono magnificamente) , quando le
furono incontro, ed agli altri successiva-
mente, die il titolo d! Eminenza jeà in tut-
to il resto usò una gran cortesia, la qua-
le era più apprezzata, perchè ella niente
però calava dal posto regio, e così que-
gli onori vedevansi fatti non da privata,
ma da regina. Si ha da Carlo Festini fer-
rarese: I trionfi della magnificenza pon-
tifìcia celebrali per lo passaggio nelle
città e luoghi dello sialo ecclesiastico e in
Boma per lo ricevimento della maestà
della regina di Svezia, descritti con tulle
le azioni seguite alla Santilàdi N. S. A-
lessandro /^//,Roma i656.AvverteCan-
cellieri, che nel passaggio della regina a
Ferrara, per commissione del Papa fu
destinata a servirla sino a Roma d. Co^
stanza figlia del duca Sforza e moglie di
Cornelio marchese Benlivoglio, in vece
della dama Queva rimasta indietro per
indisposizione. Gareggiarono le città e i
presidi, per lo più cardinali (e l'andai no-
tando nelle loro biografie, e in diversi ar-
ticoli delle città e luoghi per ove transi-
tò), in darle nel suo passaggio artificiosi
e pomposi Iralleuimeuli a pubbliche spe-
S V E
se di spontanee contribuzioni, alcuni (ìei
quali meo gravi non approvò il l'apa e
non permise in Ronoa. In ogni luogo ve-
niva prima conilotla al diiomo.ed ivi con
sagra solennità riceviila. Visitò per lut-
to le piìi segnalate reliquie divotaiuente;
e volle deviare ad Asisi per venerarvi il
corpo di s. Francesco. Ma più insigni atti
di religione esercitò in riverire la s. Casa
di Loreto. Venendo colà d'Ancona, tosto
che si scoprì con la vista la cupola della
chiesa, smontò di carrozza, e colle ginoc-
chie a terra adorò (jiiel divino albergo;
indi volle fare a pie'ili, e colla testa sco-
perta, non ostante il rigore della stagio-
ne e la delicatezza del suo corpo intolle-
rnnle il freddo, tutta quella lunga pen-
dice per cui si sale alla città. Nell'entra-
re in chiesa ricusò l'onore del baldacchi-
no; orò nella s. Cappella con tal divozio-
ne, che ad un' immensa turba di circo-
stanti trasse le lagrime. Comunicossi qui-
vi la mattina seguente, ma in occulto, poi-
ché riserbavasi a prendere in pubblico la
1.'' volta il Corpo di Cristo dalla mano
del suo Vicario; fece l'oblazione alla B.
Vergine di quella Corona e scettro che
descrissi in quell'articolo, ove con Novaes
dissi polita yvnenive Pallavicino dice/70-
sitatn. A'diamanti di cui la notai arric-
chita, pare che collo Sprengero, Roma
nova, si possa aggiungere, rubinis splen-
didani. Prosequendo il cammino alloc-
giù sontuosamente, per tutto ricevuta o
in palazzi della camera apostolica o dei
vescovi, e d' altri signori come in Asisi,
in Cnprarola e in Ijracciano, ma sempre
a spese del Papa, le quali non ascesero a
100,000 scudi, perchè egli viavea man-
dalo un esperto e fedele ministro came-
rale, che riunì al decoro una discreta eco-
nomia.Finalmente a'20 dicembre giunse
alla villa suburbana, già degli Olgiati,
ove recaronsi i cardinali legali, non pre-
ceduti dallaCroce, perchè nel distretto di
llomn. La pompa e Cavalcata colla qua-
le la regina fu condotta neir///^/T.v.^o jo-
Iciiiic ili lionia, per la restaurala /'u/^i
S V E 24i
del Popolo, alla basilica Vaticana e nel
Concistoro dal Papa, la narrai nel voi.
X, p. 3o2 e scg., in uno a'magnilìci doni
presentali in Momedel Papa,ollrechè nei
qui indicali articoli, nel ^..''avendo ricor-
dato la Descrizione del Pallavicino. Ivi
notai che due furono gl'ingressi, uno pri-
vato e l'altro solenne, nel quale fu por-
lata in concistoro. Neil.' ingresso essen-
do giunta alle ore 3 di notte alla porta del
giardino del Palazzo apostolico f'alica-
iiOy vi fu ricevuta da mg."" Farnese Mag-
giordomo con tutta \a famiglia ponti fi-
da domestica e onoraria, e condotta nel-
le camere destinate e superbamente ad-
dobbate,già abitazione d'I iinocenzoVIIF,
poiché essendo l'ora tarda non si credè
conveniente farla andarealgrandiosoP<2-
lazzo Farnese, che il duca di Parma no-
bilissimamente le avea fatto preparare,
con preziosissime suppellettili e superbi
addobbi, venendo ornata la facciata eia
porta con istucchi dorati, pitture e iscri-
zioni, figure e imprese. iMutatesi da'Iega-
ti le vesti da viaggio, la condussero alla
galleria, chedividee insieme unisce ledue
gran fabbriche del Vaticano, e sulla so-
glia di essa trovò mg.^ maestro di came-
ra, dal quale venne introdotta ì]ì\ Papa,
essendo |)iene le stanze di tutto il fiore di
Roma. Quando fu al cospetto del Pon-
tefice, la regina s'inginocchiò 3 volte, gli
baciò il piede e la mano, ed egli imman-
tinente la sollevò e la fece seilere, non di-
rimpetto a se come gli altri minori prin-
cipi, ma piìi onorevolmente a destra del-
la predella partecipando del baldacchino,
sopra seggio reale di velluto cremisi, ma
senza bracciali, nel resto tutto ricco e a-
dorno d'oio e d'intagli. Racconta Cancel-
lieri, che il Bernini iileò unseddc per ac-
comodare le dilFerenze insorte nel tratta-
mento della regina, a cui pel cereuìonia-
le non si poteva dure una seilia con brac-
ciuoli, non essendo più regina, per aver
rinunziato alla corona, né un semplice sga-
bello come u'cardinali, dovendo ricevere
una maggior ilislinzione. Onde (ormò un
246 S V E
sedile, che non fosse né uno sgabello, ne
una sedia, il quale si conservò sino agli
ultimi tempi nella galleria geografica del
Valicano. La piacevolezza d'Alessandro
VII nel volto non bastò siCfattaniente a
teniperaruela maestà, che la regina quan-
d'ebbe a cominciare il discorso, con ef-
fetto da se più non provato, e in dir le
premeditate parole, non s'intrigasse. Di
che il Papa senza mostrar d'avvedersi per
maniera di cortese famigliarità le inter-
ruppe il periodo, e con umanissimi det-
ti la rinfrancò a ragionale. Si trattenne
quivi ella per una mezz'ora, ma colle por-
tiere alzate, cautela usala dal Papa ogni
volta che furono insieme.
Il conteSeverinoServanziColiiOjche en-
comiai a s. Severino sua patria per le be-
nemerenze con essa, ed anche per la com-
posizione di diversi eruditi opuscoli che
ivi ricordai, in quello intitolato. Ragioni
addoUe ec, Sanseverino 1847, descrive
e illustra il quadro e sua rappresentazio-
ne, che di recente egli fece eseguire dal
valoroso, fecondo e insigne pittore suo
concittadino, cav, Filippo Bigioli, e nel
njedesimo ne pubblicò il disegno con e-
leganle incisione per darne un'idea; o-
pera lodata assai dagl'intendenti dell'ar-
ie con belle composizioni e descrizioni
stampate. Esso esprime la riferita i." u-
dienza che Cristina ebbe da Alessandro
VII, e l'inchiesta che gli fece perchè le
conferisse la cresima, e l'adesione del Pa-
pa, il quale nell'istante commise a mg.*'
Olstenio e a nig.^'Servanzi (antenate a-
scendenle del conte) ivi presenti, di pre-
pararla al ricevimento di lai sagramen-
to, che le avrebbe somministrato insie-
me a quello dell'Eucaristia, in questo in-
teressante opuscolo raccolse il eh. conte
Severino molte importanti notizie della
conversione, venuta e soggiorno in R.0-
ma di Cristina, ragionando e provando
ancora la narrata destinazione di mg.r
Servanzi a incontrarla, e quindi l'incari-
co di assisterla e istruirla ove occorresse
anche nella disciplina della fedc,uelle sa-
S VE
gre ceremonie e ne'trattamenti di corte,
oltre l'incombenza di altri negozi delica-
tissimi; di che il prejalo fece ripetuta me-
moria ne'suoi pregievoli e citati Diaria.
ludi il conte dimostra i gravi studi falli
da mg.'^ServanzijIe qualità che lofregia-
ronOjle onorevoli comn)issioni che adem-
pì per 38 anni qual dotto e zelante cere-
raoniere della s. Sede; gli opuscoli che
scrisse nel suo uHlzioper la medesima,os-
sia Diaria Fulvii Strvantii, per cui me-
ritò un canonicato in s. Maria in Via La-
la di Roma, e da Clemente X pensione
eoo onorifico breve che ricorda le due
distinte legazioni sulla venuta di Cristina
in Roma, e l'accompagno in Francia di
quella del cardinal Chigi nipote d'Ales-
sandro VII per assisterlo e aiutarlo. Nel
dì seguente al suo arrivo in Roma e ne-
gli altri di sua dimora nel palazzo Vati-
cano, Cristina vide i suoi giardini, le pit-
ture, le statue, i libri, cose tutte singola-
ri in lor condizione; e di ciascuna e degli
autori dando squisito giudizio, che facea
restar attonito ogni intelligente. Ma seb-
bene abi tasse col nome d'incognita le stan-
ze. Valicane, non meno fu oggetto di stu-
pore la scienza da lei dissimulata, che la
dimostrata, mentre ne'famigliari discorsi
eziandiocon uomini letterali, che tra per
curiosità e per ossequio furono a riverirla,
non le uscì giammai una parola latina,
né un concetto di erudizione; ammirabile
continenza in un personaggiodi tal sape-
re,di tal grandezza, di tal sesso: e tanto più
mirabile perchè si sperimentò non arli-
fiziosa ed a tempo, ma abituale e perpe-
tua. La mattina del 23 dicembre i car-
dinali legali colla precedente loro splen-
dida comitiva veunero a pigliarla per la
slessa porla segreta in arnese di campa-
gna, ed ella con una veste bigia tutta se-
minata di canutiglia (la cui etimologia e-
ruditamente spiegò il Cicconi, per dimi-
nulivodi canna o cannello d'argento, oro
e vetro, ridotti a mano per ricami, '\o-
vendosi meglio chiamare crt/J/^«//g/'<7),au-
do con loro al ponte Mih'io, donde si re-
S V E
ci) alla i'illa di Papa Giulio UT, e poi
alla porta Flaminia o del l^opolo ailor-
liala aocoia colle insegne della icgin;i.
JN'ella nurneiosissimaeinagnilìceiitissiina
cavalcala, nolo il contemporaneo diari-
staGigli,che la regina entiandoa 21 ore in
Roma, cavalcava una cliinea a modo di
nomo secondo il sno costume, vestita al-
la francese (non d'amazzone come scris-
sero alcuni) di color bei rellino, ricama-
to d'oro, col cappello in lesta con cordo-
ne d'oro. Erasi ordinato per pubblico e-
dilto in quel giorno che si osservasse fe-
sta solenne e universale, e che per le vie
ove dovea passare, ciascuno il meglio pos-
sibile parasse le mura e finestre di sua ca-
sa : tranne le monache e gl'infermi, tutti
accorsero allo spettacolo. Risuonava Ro
ma di tamburi e di trombe, e come la
rcgina(ricevuta con applausi da quasi tut-
ta la nobillà romana) fu presso Castel s.
Angelo ribombarono le artiglierie (a pon-
te Molle erano stati schierali 1000 fanti
scelti di milizia pontificia, e 2000 sulla
piazza di s. Pietro, oltre due squadroni
di corazze, e tutti ripetutamente esplose-
ro le artiglierie con i 8 pezzi di cannoni):
nella notte e in quella del di seguente si
fecero splendide allegrezze di fuochi ar-
lilìciali e di luminarie. Arrivata alla ba-
silicaValicann(il principe d.Cami IloPan)-
philj nipote il'lnnocenzo X, che avea ri-
nunziato il cardinalato, le die la mano
nello scendere da cavallo: egli e il prin-
cipe di Galestrina Barberini si distinsero
pel magnifico corteggio nella cavalcata),
fu ricevuta in processione dal capitolo e
dal clero, e ccjndoUa all'altare maggiore
ov 'era esposto il ss. Sagra mento. Appren-
do dal diarista Gigli leslimonio oculare,
che la basilica di s. l*ielro era stata ap-
parata co'piìi ricchi e superbi drappi d'o-
ro, con imprese ed emblemi proporzio-
nati alla regina, e di bellissime tappezze-
rie e paramenti, che aveano i piìi opuien
li signori diRoma, ed in chiesa «vanti tul
ti i pilastri tra le cappelle erano lauti co-
ri di musici (pianti n'csislcvano iu Uo-
S V E 247
ma. Usci dalla basilica n riceverla tutto
il capitolo, ed i musici inluonarono il fe-
rii Creator Spirilus. Fu menata a far o-
razione al ss, Sagramenlo, e poi all'alta-
re de'ss. Pietro e Paolo, e tanto in (piel
luogo che nell'altro fu portalo un Croce-
fisso, ed ella lo baciò; (iuite le ceremo-
nie fu cantato da'musici il Te Deuni, e
poscia fu condotta dal Papa, il quale la
ritenne a cena nella stessa stanza ove lui
cenava, e poi ritornò nelle sue camere.
IMa della cena il Pallavicino non fi men-
zione, dicendo soltanto, che accolta nel
palazzo nuovamente dal maggiordomo,
da 8 vescovi assistenti, dal maestro del
sagro ospizio, e dai cardinali Orsini eCo-
staguti, più antichi diaconi, e in mezzo
a' quali nvea cavalcato, ascesa in conci-
storo nell'andar avanti ol Pontefice, se-
condo il rito inginocchiossi tre volte, ed
allo stesso tempo i due cardinali che le
stavano a lato s'inchinarono giusta il co-
slurae.L'ullima delle 3 volle essendo per-
venuta al soglio sopra cui sedeva Alessan-
dro VII, gli baciò il piede e la mano; e
con brevissime parole scambievoli finì la
ceremonia, fiattanto scaricandosi nella
piazza di s. Pietro innumerabili colpi di
maggiori e minori bombarde. Furono
pubblicati colle stam[)e: Benetlelto Mei
lini, r^a Chiesa trionfante nella ^'entità
della regina di Svezia. Giuseppe Elmi,
Uelazione del viaggio fatto da Svezia in
Roma della serenissima regina di Sve-
zia, con i ricevimenti fattile nello stato
ecclesiastico, per ordine della S. di N.
S. Alessandro f'II, RomaiGG3. Barto-
lomeo Lupardi, Relazione dellacavalca-
la falla in Roma nell'ingres^io di Cristina
regina di Svezia, Roma 1 6 76. Applausi
di Felsina nel felicissimo passaggio del-
la serenissima Christina regina di ò^rf-
zia,iG'ì'ì. Antonio de IMelangoncllis de
Amadoris, Ad Cliristinani Flaminiae fi-
nes ingtvssanà, Oratio sul' p'-rwna lega-
toriini reip. s. fl/artni, iNeapoli. I-'ranci-
sciisRapaccioliCard.,C<in«i>irt ad Cliri-
stiiiani svccorum leginam in acdem e-
248 S V E
pisropall, Interamnae liospilìo recepta,
presso Mazzucchelli. Inolile la descrizio-
ne e la pompa dell'ingresso in Iloma di
Cristina fu ampiamente descritta da al-
tri, e dal p. Bunanni, Numismala Ponti-
Jicum, t. 2, p. 647. Un bel numero di re-
lazioni stampate si ponno leggere inCan-
cellieri a p. 2 19, anche per le visite che
poi fece la regi na del collegio roinaDO,del
seminario romano, dell'università roma-
na, del collegio di propaganda fide, del
collegio inglese e altri luoghi, cogli ap-
parati che fecero magnifici, le allocuzio-
ni e i poetici componimenti reiterati in
diversi idiomi. Ricorderò solo quelli del
Collegio Urbano, e riportati nel voi.
XIV, p. 23o. A' 24 dicemhie il Papa
cohrevi Singiilaris, Spiritiuili, L'ximta,
presso il cit. Bull. p. 69, concesse alla re-
gina di poter visitare qualunque conven-
to e monastero di religiosi in Roma di
clausura, anche accompagnala da onesto
e moderato corteggio di uomini e donne;
di poter visitare i monasteri delle mona-
che con discreto seguilo di donne in mo-
desto abito; e d'incedere a piacere nelle
sagre Grotte Vaticane, nella cappella di
SaiìctaSnncloriini,ed in quella sollerra-
iiea di s. Elena as. Croce in Gerusalem-
me. Nella seguente domenica mattino, fe-
sta di Natale, i due cardinali legali insie-
me a 4 de' vescovi assistenti condussero
Cristina dalle sue stanze nell' adi;icente
basilica di s. Pietro, ove ricevè dal Papa
la Coiìfeniiazione, facendo rulìizio di pa-
drino pel re di Spagna Filippo IV il car-
dinal de Medici, ed essa al suo nome ag-
giunse quelli di ]Maria,e di Alessandra per
ilivoto aflelto verso il suo nuovo padre il
Papa e con suo permesso, sebbene poi co-
stumò sottoscri versi Cristina Alessandra.
Seguila la ceremonia della cresima, la re-
gina si assise entro un ricco talamo ap-
parecchiato per lei (nelle bellespiegazio-
ni che il p. Cicconidìi sul vocabolo tala-
mo, dichiara doversi qui prendere per
luogo appariate dentro la stessa chiesa,
con geuuflessovio, e adorno di lappezze-
S VE
rie,ovecome in un trono assi devasi la re-
gina jfors'anche un baldacchino con am-
pi drappelloni pendenti, o un padiglione:
il Bagatta nella f^ilad' Alessandro f II
lasciò scritto, che il suo posto fu appa-
recchiato fuori delrecintoovesiede ilPa-
paei cardinali,alla destra dell'altare mag-
giore, in forma di gabinetto; e che leva-
ta da' due cardinali legati con 4 vescovi
assistenti, fu condotta da sua Santità, do-
ve inginocchioni ricevèla s. confermazio-
ne, e di poi prese dal medesimo la s. co-
munione avanti che la ricevessero i car-
dinali diaconi; e che dopo il desinare an-
dò in lettiga a s. Maria Maggiore), rima-
nendo presente alla solenne messa canta-
ta dal Papa, e ricevè di sua mano il Cor-
po di Cristo, con provar in tutta (|uella
funzione di sopraumana maestà, gagliar-
dissimi sensi d'un divoto terrore non i-
sperimentato mai pili dui suo animo. In-
di fu invitala dal Papa a lautissimo Pran-
zo, che seguì come dissi in queirart,icolo:
però illjagatla storico contemporaneo di-
ce che seguì tale convito nella seguente
domenica;ma io trovai che in questo gior-
no cadde la festa di ìNotale, e che dopo il
pranzo fu divertila da un dramma eccel-
lentemente eseguito. La medesima sera
poi (o nella seguente secondo il Bagatta)
la regina uscì dal palazzo Vaticano, e vi-
sitata la contigua basilica, andò con in>
finito corteggio di principi e titolati a ca-
vallo,^ dimorare nelFarnesiano,ove a'28
fu visitata da tutto il sagro collegio. Le
vie da lei percorse tra la moltitudine ri-
splendevano per la copia de'lumi, onora-
ta nel passaggio dal collegio inglese col
suono delle sue campane, e col plauso di
tutti gli alunni schierati e con torcie ia
mano accese.Trovòil palazzo Farnese il-
luminato nell'esterno con 3 ordini di lor-
de quanti sono quelli delle sue finestre.
A'29andòcon 9 carrozzealla visita della
basilica Lateranense, ed a'3o a s. Giaco-
mo degli Spagnuoh, chiesa che descrissi
a Si'AGNA. Nel I. "dell 656 in compagnia
d'una dama visitò la chiesa del Gesìi dei
S V E
gesuili, e si affacciò a'coretti; a'5 si porlo
a veder Castel s. Angelo, v\t\ (jual articolo
dissi che poi da ivi cuti 3 palle di cannone
colp^ il pollone di villa Medici, che avea
preso di mira, e lasciò un t'ondo per sinfo-
nie militari da suonarsi all'aurora nella
sua ringliieia; a"6 entiò nel monastero di
Tor de'Specclii; a'20 in quello de'ss, Do-
menico e Sisto. Alessandro VII sino dal 3
gennaio, co' hrevi Li charissinia.Eximia
tnajestalis, Singutaris niojeslc2HSjde\cit.
Bull. p. 7 I , autorizzò il capitolo \ alica-
no a ricevere la regina ove si conserva-
no le reliquie maggiori del Volto Santo,
della s. Lancia e della ss. Croce ; die li-
cenza alla regina di visitare ([iialunque
santuario, cappella e sagro sotterraneo di
Iloma, col suo uiodesto accompagnameu-
lo d'ambo i sessi; e le permise d' entra-
re collo stesso seguito nella certosa di Ro-
ma, e nell'eremo de'camaldolesi di Fra-
scali, ove vietò il pernottarvi. Col breve
Quando majori, degli i i gennaio, Bull.
Cit. p. 73, il Papa accordò alla regina va-
rie indulgenze negli esercizi divoti, nella
comunione, nella visita degli ospedali e
degl'ml'ermi. Dipoi, oltre all'assiduità del
coi leggio prestalo a lei da'primi baroni,
volleio alcuni di loro e specialmente i
Barberini onorarla e ricrearla nel carne-
vale, dandole soninosi trattenimenti di
tornei e caroselli, e di poetiche azioni rap-
presentate sulla scena con la melodia di
eccellenti cantori.econ la vaghezza di me-
ravigliose apparenze.il principe l'amphi-
Ij le donò un bellissimo carrozzino, e lu
servita daini per 10 giorni continui nel
carnevale nei suo palazzo al Corso, dov'è
in una notte si eresse con ben inlesa ar-
chitettura una superbissima loggia tutta
di cristallo posta a oro, che prendeva nel-
la strada tutta la lunghezza dei palazzo
earrivava olla sommila de'lelli: ivi si re-
citarono o"ni "iorno vari drammi in mu-
sica, facendo la regina stima singolare di
quel principe con nubilissime dimostra-
zioni, come riporla il Bagalla. Le quali
feste il l'apa le pcriuijc, ma non cuusi-
S V E 249
gliò; ma valsero, oltre il guadagno degli
ai listi, a rendere giocondissimo il popolo,
e in uno modesto e virtuoso, non che a
dimostrare come in Iloma non solo dal
Papa, ma da' particolari, non meno si
pregia un diadema deposto per la religio-
ne, che posseduto, laonde non si rispar-
miano fatiche e spese, in grazia di chi es-
sendosene dispogliala non può allettar ve-
runa speranza di guiderdone. 1 discorsi
tenuti c'olia regina mentre dimorò nel Va-
licano e poi, recarono al Papa molla al-
legrezza, per aver in lei conosciuta sal-
dezza immobile nella fede, ed il Pallavi-
cino udì dalla bocca di Cristina che si sa-
rebbe reputala a vergogna se il Papa,
quantuntjue da lei tenuto per santo e im-
pareggiabile nelle altre virtù, in questa
della fede l'avesse avanzata. Quindi spe-
rava ilPapa,che per l'esempio di sì gran-
d'alto corroborato dalla perseveranza,a-
vrebbe trailo altri molti alla religione or-
todossa ne'paesi Ijoreali, dove signoreg-
giava l'estimaziouee l'auloritàdeila prin-
cipessa; in fatti poco dopo si convertì al
cattolicismo il duca di Aeiiburg e Giu-
liers Cristiano Augusto d» Sulzback dei
Palatini del Reno. Vide ancora il Papa
nella regina un animo generoso, candi-
do, forte, nemicodelia vanità edeli'osten-
tazione, amalor dell'onesto per la pura
onestà. L'inlellello lo sperimentò mera-
viglioso per verità, poiché già in breve a-
vea conosciuto le condizioni di rioma,e
con animo tanto cattolico che ilPapa eoa
letizia lo sperava quale istromento elhca-
ce per operare santamente cose grandi. Al
contrario lo tenevano in ansietà que'gra-
vi ritiessi che magislralmenle , come ia
tutto, lasciòsciillo il Pallavicino, ed i qua-
li non senza dispiacere mi è forza evitare
per la dura legge della carta misurata. In
poco solo accennerò, omettendo i più u-
lili e morali ritiessi: che il Papa era in ap-
prensione, trovandosi al buio intorno al-
le certe entrate della regina, lullavolta
era fermo di mai abbandonar quella dia
tutto uvea abLaudoualo per Iddio: elio
2JO S V E
conosceva di non [)otersi fidare nell'aiu-
to degli spagnuoli, conoscitore com'era
dell'animo nobile della regina, incapace
«l'abbassarsi a villa, Unito [mìj che sape-
va esser maggiori i servigi a loro da lei
accoidali sul trono, tIelLe ricevute acco-
glienze e accompagnamento, anzi d' es-
sersi essa guardata d'intrinsicarsi co'car-
dlnaliadeienti aSpagna,irritata coU'am-
bascialore che tendeva alienarla dai Pa-
pa,affine di toglierle ogni rifugio che nelle
l)raccia spagnuole; anco per le preten-
sioni de'grandi di Spagna che in Roma
cuoprivansi il capo alla sua presenza, il
che negando agli altri le avrebbe tolto
il corteggio che ne ricevea, e accordan-
dolo disgustava i primi. Con5Ìderava,che
se le leggi di Svezia privavano il re di-
venuto cattolico, della corona, nonde'be-
iii, i (piali la sagace regina espressamen-
te erasi riservali nella memorata somma
in uno alla condizione sovrana, onde non
potevasi considerare suddita. Ma d' al-
tronde avendo la regina ad lunspruck
scritto al re Carlo X della cambiala reli-
gione, ancora allendeva risposta, [)reva-
lendo la cupidigia alla gratitudine, an-
che per la generale pro[)rietà dell'eresie,
tutte originale e nudrite dalla rapacità, e
dubita vasi che il re col favore del [»opolo
troverebbe pretesti per dispogliarla del
convenuto, i quali non mancano mai a
chi può salariare molle penne per colo-
rarli (per mala ventura tuttora vi sono
gli scrittori o autori di professione, che si
pongono a stipendio di certi governi, dei
librai, degli editori, de' gazzellieri, e di
chiunque voglia compr.ne i loro servigi;
classe [)oco rilevala di letterati, Che del-
la penna lor fanno inercalo: dissi a 1:^-
oiiiLTERRA, che Gobbet per denaro scris-
se contro e in favore della prelesa rifor-
ma), ed assoldar molte spade per soste-
nerli. Intanto la regina d'animo tutto
profusione, a ipiesla non poteva sopperi-
re il Papa con limitati moiii, e con cre-
scenti e imprevisti bisogni, ed allura co-
slrcUo a guardare i coullni per le guerre
S VE
propinque e pe'sospetti delle pretensioni
del duca di Modena per Ferrara che do-
vea tener munita, di sovvenir i poveri nel-
la penuria di frumento, di mandar soc-
corsi a'cattolici di Svizzera assaltati da-
gli eretici, e minacciato da terribile pe-
ste. Dava ancora pensiere ad Alessandro
VII in iscorgere nella regina que' difet-
ti che la fama avea divulgati per zelo di
detrazione, e piìi che in Fiandra le dis-
dicevano in una Roma, si per la minor
libertà ivi conceduta alle donne, si per-
chè la dichiarazione di cattolica ricerca-
va in lei più modestia e pietà, e di noa
trattar liberamente co'giovani, essa non
mostrando quella divozione che va con-
giunta con una fede viva, pel suo fallace
principio che la virtìx dovesse star lungi
dall'apparenza. 11 Papa nel suo zelo bra-
mava l'emendazione di questi mancamen-
ti, e nondimeno senza toccar il passato,
per istillarle concelti pii andava dandole
piccoli libri spirituali pieni di sugo, e fa-
cendole conoscere delicatamente in lutti
i discorsi, che ninni gratitudine gli sa-
rebbe più cara di quella che giustificasse
il da lui fallo e da fusi. Perciò era parco
d'udienze, e in vece s'ingegnava che con
più d'efficacia altri l'auimonissero, non
per gloria sua, ma per quella di Dio, col
quale avrebbe più merito dire unVveMa-
ria ili palese, che un Rosario in segreto.
La regina che nell'altura del suo cervel -
lo sempre mostrò la più grande deferen-
za verso il degno Papa, incominciò a vi-
sitar più spesso le chiese, gli sottomise le
regole dell'accademia da lei formata (si-
no da'24 gennaio, come notai nell'arti-
colo Accademie di Rom\, insieme al suo
scopo e da chi composta, derivando poi
da essa la tuttora florida e celebratissima
accademia d' Jrcadi a, i}e\ìa quale ripar-
lai pure a Poesia) per suo diporto, e nel-
la quaresima la cambiò in trattenimenti
spirituali, con musiche sagre, mescolan-
dovi qualchesermonede'più reputali pre-
dicalori. Però nella libertà del tratto l'e-
mendazione era troppo lenta, perchè uou
S V E
si osaYaapertameiileavvertirla,anco per
1.1 naturale sua focosa vivacità. Tuttavia
il l'apa veduto che il fruito era di buo-
na condizione, quautinique acerbo, con-
fidava che il lenjpo colla maturità gli da-
rebbe peifezione. Intanto, contro ogni e-
spet ta zi one della regina,ma secondo quel-
la di tulli gli altri, dagli svedesi erasi a
lei confiscalo ogni suo avere. Imperocché
quantunque essa nella rinunzia e nella li-
srrva avesse usato le cautele più oppor-
tune, luttavolta non essendosi potuto e-
sprimere da lei il caso di farsi cattolica,
rimase appicco agli eretici che per la se-
verità delle leggi ciò avrebbe richiesto
special menzione; e poi qualunque lagio-
ne bastava a fjrla rimaner perditrice a-
vantia giudici tanto sdegnati per lo scor-
no del suo generoso ripudio, ardendo essi
di vergogna e di rabbia che una fanciulla
da loro eletta a regina, e celebrata quin-
di come una Fallade di sapienza, avesse
condannato la loro religione per cosi ma-
nifestamente saciilega, che a fine di la-
sciarla s'indusse eziandio a ripudiarla co-
rona; onde la dichiararono decaduta d'o-
gni ragione, e privarono d'ogni entrata.
Cristina rimase stordita da questo col-
po, come (|uella che abborrendu qualun-
(pie ombra di servitù o soggezione, non
sapeva abbassarsi a vivere dell'altrui. IVon
sarebbe stato inflessibile conlultociò l'al-
tiero suo animo a pigliar f|ualche sovve-
nimenlo dal Papa come da principe dif-
ferente dagli altri, ed a cui tutti s'inchi-
nanoqual padre cumune;nondimeno pro-
vara due ritegni s'i dal chiederlo, come
d'acceltarloseoiferto spontaneamente, co-
noscendo la deficienza dell'erario puiili-
fìcio e le suddette condizioni in cui tro-
va vasi il governo, e neppure ignorandole
mormorazioni fitte per lo speso nel suo
ricevimento. Altro ritegno derivava dal
sapere, che dalla circospetta equità e pro-
bilùd'Alessandro VII, non venivano pun-
to approvati i suoi leggeri costumi; anzi
quando il Papa glien'avea fitto gettare
alcun mnttu 0 da «jinilche religioso accel-
S V E 2^1
toa lei per vaghezza di lettere,© dal cele-
bre cardinal Decio Azzolini il giuniore
di Fermo, il cui spiiilo vivace, il prodi-
gioso ingegno, l'eccellenza nella giurispru-
denza, nel l'eloquenza, nel l'erudizione, nel-
la poesia, [)ercui era denominalo Vnnnila
( I ciò allude il rovescio d'una medaglia
coniata colla sua efllgie, e il molto /tJC-
pcriits ndeleni), non che il venusto ed e-
legante aspetto, il suo nobile disinteresse,
l'amenità gentilissima di tratto, erasi me-
ntalo la sua intimastima, considerandola
magnanimo mecenate de'Ietterati; la re-
gina con baldanza come di chi fosse ve-
nuta a regnare in casa altrui, avea rispo-
sto ch'ella era tale quale la provavano, e
elùdi lei non rimanesse contento si stesse,
mentre poi protestava ossequio infinito ai
pontificii cenni. Questo conlegno ilissimu-
lato dalla prudenza d'Alessandro VII, gli
pungeva il cuore, perchè gli troncavano
la speranza di migliorarla, edi recar nella
vita esem|)Iare di lei unsi gran lustroalla
Chiesa. Ella dunque benché si staccasse
con pena da Pioma, grato albergo d'animi
grandi, e di più vedesse quanto poco le
rimaneva da confidar ne* suoi svezzesi,
nondimeno si propose di far l'ultime pro-
ve, con recarsi in .\trburgo città vicina
alla Svezia e conforme di setta, e quivi o
per via di lettere odi parlamenti ingegnar-
si di venire a qualche compenso de'suoi
alfari, bramosa di ricondursi poi in R.oma,
ma come a stanza d'elezione, non (|ual ri-
covero di bisogno. l'ei tanto signi fico al Pa-
pa la sua deliberata partenza, tacendogli
per vergogna la sua sopravvenuta po-
vertà per le mal consigliate spese. Ales-
sandro \ II preso ila meraviglia da s'i im-
provvisa risoluzione, dubitando che ciò
fosse occasione di variamento nella fede,
procurò di deviarla da tal pensiero; ina cl-
1 1 fissa nel suo proponimento l'assicurava
che solo urgente e onesto rispetto la muo-
\ea a qucldisagio,onde il Papa per schivar
ogni on)bra di violenza non insistette. La
regina quindi gli chiese qualche galera
per navigar u Marsiglia, giacche i passi
25a S V E
terrestri erano chiusi per sospetto di con-
tagio. Rispose il Papa, che siccome non
poteva ritenerla, COSI non doveva coope-
rare alla sua andata in paese luterano. Il
che costrinse la regina a recarsi da lui, e
manifestargli la necessita di partire, senza
spiegargli cosa intendeva opei are, bensì as-
sicurando lo eh e risulterebbe a servi "io del-
o
Ja fede cattolica, ralfermandogli il certo
suo ritorno. Allora il Papa per non irri-
tarla con aperta diflldenza, mostrò con-
fidare nella sua fermezza eie consentì l'u-
so delle galere, dandone parte a cardinali
in concistoro. Per la sua prodigalità avea
impegnato tutte le gioie, e non le restava
uno scudo per intraprendere il viaggio;
perciò la necessità vincendo la vergogna, si
fece violenza in domandar soccorsosi Pa-
pa, impegnandolo a far siche alcun noer-
cante le prestasse denaro con promessa di
restituzione. Tutto ritleltulo, Alessandro
"N li pieferi di rimetterle segretamente in
dono per un religioso di comune conli-
denza, una borsetta eoa alcune medaglie
d'oro e argento, esprimenti la sua entra-
ta in Roma in mezzo a due cardinali, colla
porta Flaminia adorna della nuova allusi-
va iscrizione, oltre una polizza di 10,000
scudi, invocando scusa per la pochezza
del dono, a motivo della nota angustia
dell'erario. E' indicibile quanto la regina
si mostrasse compresa e del benefizio, e
della maniera per cui cerca vasi d'occultar-
lo, onde nel ringraziare pianse due volte.
jNon mancavano frattanto alcuni d'opina-
re,che per dignità della s. Sede si convenis-
sedarle un annuo assegno\^di scudi24,ooo
secondo alcuni) per vivere in Ptoma.enoa
esporla alle tentazioni dell'indigenza, 0-
scurando quello splendore che l'eroica sua
conversione avea recato alla nostra fede;
tanto più che il cardinal Barberini, vi ven-
ie lo zio Urbano Vili, avea dato grosso
e diuturno sowenimentoaFeLlerico land-
gravio d'y^ii;(2j il quale nella conversione
non avea lasciato nidla in confronto di Cri-
stina sua cugina, e in cui colla [)orpora
gì; erauo stati cumulati pingui bcueilzi ec-
S VE
clesiastici e fatto legato nel di lei ingresso
in Roma, sebbene allora i suoi giovanili
costumi fossero più reprensibili della re-
giua,sperandosi ch'essa per la provata de-
ficienza dimettesse il fasto e il capriccio.
PSoii avendo bisogno il bell'animo d'Ales-
sandro VII d'altri molti stimoli per eser-
citare la beneficenza, nel convenirvi per
diversi riflessi richiese 3 condizioni: lai .'
che la regina in obliqua maniera lo ri-
cercasse; la 2. ^per assicurare permanen-
temente il sussidio, che si accordasse col
consenso del sagro collegio; la 3. ' che Cri-
stina si disponesse a vivere in modo più
lodevole a se, e più onorevole alla s. Se-
de. Portate queste a cognizione della re-
gina,e laS/" con soavissime forme, con farle
riflettere che tutti gli occhi del mondo era-
no fissati in lei, come uno de'più ragguar-
devoli oggetti che fosse in terra: questa
dolce ammonizione riuscì cruda alle sue
orecchie, sdegnando d'essere ripresa e pre-
cipLiamente dal maggiore, onde scoppiò
in impeti d'iracondia. Deposta poi la col-
lera, e con maniera di gran riverenza e
affetto andò a licenziarsi dal Papa. Lagii-
mòquivi di tenerezza, né recossi a vergo-
gna esser veduta piangere dall'anticame-
ra; uscendo usò i più affettuosi ringrazia-
menti, chiese supplichevole al Papa la be-
nedizione per l'articolo di morte, il pregò
di perdono de'commessi errori, e gli ob-
bligò la sua fede al ritorno. Alessandro
VII corrispose con iuesplicabilegentilez-
za, si mostrò desiderosissimo del suo ri-
torno, e le offrì 4 galere per Marsiglia o
altro luogo, corredate splendidamente e
lautamente di vettovaglie. L'ultima fun-
zione della regina in Roma, fu pigliar con-
gedo da'principi degli Apostoli nella ba-
silica Vaticana, ove la ricevè l'arciprete
cardinal Barberini, che nella messa la co-
municò colla sua gente. ìVel dì seguente
18 luglio 16 56 si mosse per Palo (di cui
parlai nel voi. XLVlII,p. 264), allora de-
gli Orsini, ove l'attendevano le galere e
un sontuoso ricevimento a nome del Papa.
Quindi ella gli scrisse una lettera amore-
S VE
Tolissima e d'ossequio, e sciolse versoMnr-
sigiia. Alessandro VII poi a' 24 luglio in
concistoro partecipò tutto il n-iiiato ai
cardinali. Avea desideralo la regina di la-
sciare al Papa una memoria di se, e non
essendole giunte le sue pitture, pel reli-
gioso che le avea recato i doni, in tributo
di filiale allezione gli offrì un Croceiìsso
d'avorio e un'immagine della Tì. Vergine
fatta di soprnpposta d'argento con molte
figurine finissimameole lavorale e rap-
presentanti i misteri della Passione, e fu
benignamente accollo. Andò la regina
con prospera navigazione, ricevendo per
lerivierediGenova tutte le onoranze com-
patibili colle cautele sanitarie del serpeg-
giante contagio: maggior agevolezza tro-
vò in Marsiglia, dove più le importava,
dispensandola i francesi dalla quarante-
na e accogliendola con gran pompa e fe-
sleggianieiilo. Tosto giunsero lettere di
Luigi \l\, della regina madre e del car-
dinalMarzarinijOlfrendolela reggia, ed es-
sa le rimise al cardinal Azzolini per ren-
dere noli i ricevuti inviti, e scrisse al Pa-
pa con sensi d'infinita obbligazione, con
letizia del suo cuore paterno. Qui finisce
la Descrizione dell'aurea penna del car-
dinal Pallavicino. Avanli di proseguire i
cenni di questa celebre sovrana, convie-
ne che ricordi alcune cose avvenute a lei
in Roma. Primamente rammento, che a
G3?fGREGAZI0!»E DI PrOPAGATTDA FmE 11-
porlai di avere Alessandro VII dalle sue
rendile assegnato a Cristina l'annua som-
ma di 20.OOO scudi. Ciò affermai sulla
fede di Novaes peculiarmente dotto delle
particolarità del pontincato di quel gran
papa, il quale cita l' Egas, Pttrpura do-
<7rtlib.r»,n.°6?.,chefa un compendio della
vita di questa regina. Nel pi ccedente i;:u-
gno essendosi sdegnata cogli spagnuoli ,
che aveano dato aiuto a' polacchi nella
guerra contro Carlo X redi Svezia suo
cugino, licenziò la loro guardia che tene-
va ni suo servizio, e prese de'perugini che
lece vrstireconiegli sx'izzeri. Narrala Pf.-
sTiiENZA^chenel generale terrore e Iram-
S V E 253
busto da p?sa cagionalo, e nella quale A-
Icssandro \'II si ree eminentemente be-
nemerito di Roma, il che rilevai pure in
quell'articolo, da un famiglio dell'amba-
sciatore di Spagna si tramò una congiura,
e di far prigioni Alessandro VII, colla re-
gina, pel congedo dato alla guardia spa-
gnuola; laonde la regina accelerò la sua
partenza da R.oma per Francia, per sot-
trarsi a tanti pericoli, alle ore 7 di notte
de'?.o luglio, donde ritornò nel 1G6S (in
cui regnava Papa Clemente IX /»o<^/^//c-
si), secondo Cancellieri (lessi nel Ciescim-
beni, te vile degli Arcadi illii^fri, che Cri-
stina si restituì in Pionra nel 1 618, e sem-
bra più probabile; co>ì il suddetto assegno
meglio è ritenerlo accordato dopo il ri-
torno in Pioraa, altri pretendendo dimi-
nuirlo a 12,000 scudi, e il Papa le die
per intendente delle sue finanze il cardi-
nal Azzolini, il quale godè sempre auto-
rità e riputazione presso la regina, che si
gloriava di averlo a soprintendente, con-
sigliere e arbitro delle cose sue e degli af-
fari della propria casa. Col breve Spiri-
tuali ma/eslatis, de'4 luglio 1 6 j^, Bull.
cil. p.iS4, Alessandro \ lì concesse alla
regina 1' indulto di entrare e pernottare
con 4 donne e sua famiglia in qualunrjue
monastero di monache, sì d'Italia che di
Fi ancia. Fu ricevuta Cristina in Francia
cogli onori praticati colle teste coronate,
essendosi fermata alcuni giorni aCoinpie-
gne dove risiedeva la corte, e di là a Pa-
ligi. La bizzarria del suo vestire e la sin-
golarità del suo tratto fecero un'impre.s-
sione poco vantaggiosa; ma in generale
si ammirarono ilsuospirito, i talenti e l'e-
stensione delle sue cognizioni. Durante il
suo regno , si era dichiarala ora per la
Francia, ora per la Spagna; nella sua di-
mora n Parigi fu mediatrice tra le due
potenze, ma il cardinal Margarini 1. "mi-
nistro della I.' rimosse tal intervento. Si
adoperò altresì nella relazione di Luigi
\l V colla nipote del cardinale, e si pre-
tende che colesse indurre il re a sposarla.
Il cardinale pruiuudo diplouialicosi de-
y.'iX S V E
terminò ad alhnitanaiia in modo civile
e accelerare la sua partenza per Ambur-
go. Dell'onoranze ricevute in Francia se
neleggeun saggio in questi due opuscoli.
De i'Escalopier, Relalioii de ce qui s'est
passe à l'arrivce de la reine Christine à
Essoivie, Parisi 656. Enlrce de Christi-
ne reine de Suede, Parisi 6 j6. Nel 1637
ritornò in Francia e le fu assegnato il pa-
lazzo di Fonlainebleau, che fu testimonio
della tragica One del marchese Gio. Rinal-
do Monaldesclii orvietano suo gianscu-
diere,cheavea goduto dell'intera sua con-
fidenza, e cui a vea rivelato i suoi piìi inti-
mi pensieri, anzi secondo alcuni suo aman-
te. L'accusò la regina di perfìdia e tiadi-
mento, e ris(}lse di farlo morire. Ordinò
a Lodovico Santinelli pesarese capitano
delle sue guardie di f irlo uccidere, e peri
quasi alla sua presenza nella galleria dei
Cervi 1*8 o IO novembre, segnando una
macchia indelebile alla memoria di Cri-
slina. Si ha la Relation de la niortdu niar-
(juis de lìlonaldeschi grand écuyer de
Christine de Suède, par le p. Le Bel Ma-
thurin, dans le Recueil de diverses Pic-
ces curieuses pour servir à l'histoire, Co-
Iognei664. Quantunque la regina cer-
casse di palliare la sua crudeltà, con dar
parte al cardinal Mazzarini della morte
di Monaldeschi, come seguita in rissa col
Santinelli, pure essendosi saputo il fatto,
fu detestalo da lutti e le conciliò la pub-
blica odiosità, per cui rimase esposta a mil-
le censure. Onde fu detto argutamente,
ch'era una regina senza regno, una prin-
cipessa senza sudditi, una generosa sen-
za soldi, una politica senza ragione ili sta-
to, una formidabile senza forze, una no-
vella cristiana senza fede, una fabbra del-
la propria rovina, che faceva conoscere al
mondo che vi vuole ma^^ior viilùetaien-
toa viver beneda privata nell'Europa me-
ridionale, che 9 fare da regina nelle geli-
de parti del settetitrione. 11 re di Francia,
la reginn madre e il ministro ne furono
egualmente sdegnali, ma si credette op-
porluno dissimulare; il Papa ne restò in-
S VE
consolabile e trafitto di dolore. Passaro-
no due mesi primachè Cristina si facesse
rivedere a Parigi: vi fu minor premura
di vederla, e le vennero prodigali meno
incensi; ella n' ebbe però da una donna
di spirito, dalla De la Suze, che avea ab-
bandonalo la credenza protestante pres-
soché in pari tempo ch'erasi separata da
suo marito, per evitare di vederlo, diceva
Cristina, in questo mondo e nell'altro! Ap-
pena Cristina otteunc il permesso di re-
carsi a Compiegiie, in cui dimorava la cor-
te, parli di Francia ne'primi giorni della
quaresimai658 per tornare in Pioma. Il
Papa tipo di prudenza si regolò con sag-
gezza , zelo e generosità. Dimorando iti
Piouia, Cristina ebbe nuove poco soddi-
sfacenti della Svezia, donde non poteva
ricevere le sue rendite, anche per soste-
ner Carlo X la guerra con Danimarca e
Polonia, come poi dirò. Morto nel 1660
Carlo X, la regina intraprese un nuovo
viafTiiioin Isvezia sotlo colore di voler re-
no
golare le sue faccende economiche; ma si
scorse in breve ch'ella nutriva altri pro-
getti e che piangeva quel trono, dond'e-
ra discesa pochi anni prima con fastosa
indifferenza: in tal modo si verificò la pre-
dizione fattale dal cancelliere Oxenstiern,
ch'ella si pentirebbe del passo falto.II prin-
cipe reale Carlo XI essendo fanciullo, el-
la fece intendere che se venisse a morte,
aspirerebbe alla corona; ma silfatla idea
fu male accolta, e le si fece anzi sottoscri-
vere un alto formale di rinunzia, pare con
decorosa pensione. Altre contrarietà re-
sero il suo soggiorno a Slockholm poco
soddisfacente e l'indussero a partire. In-
tanto aspirando di farvi ritorno, reffelluò
nel 1666; ma avendo risaputo che non
le sarebbe accordato il pubblico esercizio
della sua religione, partì avanti d'arriva-
re alla capitale, e soggiornò alquanto iu
Amburgo. Nel 1 668 avendo Giovanni II
Casimiro re di Polonia rinunziato alla co-
rona, vi aspirò Cristina, ma i polacchi non
badarono alla sua domanda; ella tornò iu
Italia e fermò il domicilio iu Roma pel
s ^ E
limanenle de'suoi giorni, riassmnemlo In
ciilluia delle leUeie e delle arti, che di-
vennero il principale oggetlodelle snecu-
re. Alessandro VII era morto ali mag-
gio 1 667jegli era stalo dato per successore
il celebre suo Scgrelnrio di slato cardinal
Rospigliosi col nome di Clemente IX ai
20 giugno, il quale elesse a segretario di
stato il cardinal Azzolini pel suo spirito
e singolare capacità, come alto a tutto.
La regina ne fu mollo con<;olata, e dimi-
nuì il dispiacere della perdita del suo ma-
gnanimo benefattore. Però Clemente IX
poco visse, morì a'g dicembre 1 669, e gli
successe a* 29 aprile 1670 Clemente X
Altieri. Celebrando questi V/fnno santo
1675, a quell'articolo notai chele regina
si trovò presente all'apertura della porta
santa, e più volte fu veduta in abito di-
messo salire ginocchioni la scala santa
piangendo di compunzione, il che riuscì
di molta edificazione al popolo, avendo
pure somministrato ragguardevole som-
ma pe'pellegrini. Rilevo dal contempora-
neo Ricci, De giubilei universali p.3i8,
l'atto di Crislina di gran venerazione per
Clemente X. Avea la reqina onorato nel
suopalcoalc(uii signori d'ollremunte, tra*
quali un cavaliere acattolico, che n«i vo-
lendosi inginocchiare all'arrivo del Papa,
la regina glielo comandò; epercliè alla i .'
\olta non ubbidì, reiterando l'ingiutizio-
ne, lo minacciò che se non ubbidiva a-
vrebbe ricevuti disgusti , e si sottomise.
Clemente X col breve Circitmspecta, dei
25 giugno 1673, la dichiaiò amministra-
trice della chiesa nazionale e annesso o-
spedale di s. Brigida. IVel passar di Lova-
niOji gesuiti tentarono d'invogliarla a me-
ritarsi un posto eguale a quello della san-
ta sua connazionale, ma essa rispose: Che
gradiva d'averlo piuttosto nel coro de'Iet-
terali.AClementeX a*2 1 settembre 1676
successe Innocenzo XI Odescalchi, il qua-
le avendo nominato mg.rAlbani, poi Cle-
mente A'/, segretario (ìe'Bm'i, la regina
gli scrisse quella gratulatoria che accen-
nai in quegli articoli. Dipoi nel i G88 l'a-
S V E 2-::
scrisse alla sua celebre accademia, nella
quale soltanto ammetteva il fiore de' let-
terati di tutte le nazioni dimoranti in Ro-
ma, e per l'Albani dalla regina fu dero-
gato alla legge degli accademici, di sen-
tire per turno le loro produzioni, piacen-
dole udirlo quando voleva, a motivo dei
plausi che riscuoteva. I citati Crescimbe-
ni e Cancellieri ci dierono il novero de-
gli accademici reali, ed il r.^più numero-
so, riportandolo nel t. i,p.20f), essendo e-
gli del bel numero uno. Crescimbeni an-
cora co'piìi splendidi epiteti celebra la
gran donna, e la scelta che fece de'[)iìi il-
lustri tra'dotti della cospicua letteratiua
romana per formare l'accademia, tra i
quidi diversi gesuiti, e il suo regio segre-
tario barone Michele Cappellari di Bel-
luno, antenate di Gregorio XVI, di cui
bene scrisse il conte Florio Miari bellu-
nese, nel Dizionario storico-arti &tìco-let-
terario Bellunese, rimarcandone la dot-
trina, i pregi e le opere; fra queste (pia-
lifìca di famoso il poema eroico la Crì-
stianiade,\nhto\nlo Christinas,si\'e Chri-
stina lustrata , in XII libri, Veuetiaei 700,
e nel quale descrisse le di lei gesta, repu-
talo degno d'essere dedicato a Innocenzo
XII e rimunerato dal successore Clemen-
te XI. Crescimbeni magnificando pure la
nobilissima sua corte, racconta come in
questa con generose e mensili provvisioni
teneva Cristina molti tra'primaii scien-
ziati e artisti, siccome gran protettrice e
maesira di essi, istruita in tutte le scienze
e nelle bel!e aiti, ilonna the colla sua ec-
celsa mente fu al di sopra del suo sesso,
avendo illustrato i legni, la scienza, la re-
licione. Così il suo vasto inqeqno valse ad
esercitare non lieve influenza sull'italia-
na letteratura. Da essa fu bandito lo scri-
vere gonfio e lezioso, che a quei dì era
tanto in voga, come leggiamo nell'ofiere
e composizioni poetiche di quell'epoca. Di
Sovente correggeva i vari componimenti
che le presentavano, onde valse a ricon-
durre la poesia e la pro*a sulla via del buon
gusto, ^iulladimeno in mezzo a tante pa-
256 S V E
cificee geniali occupazioni, brillando qual
stella nel (ìrmanienlo di que'che sanno,
pel singoiar conlraslo di sua natura, l'in-
qiiietitndine e l'affanno non cessavano di
perlurbarla.VoIeva prender parte a'gran-
di avvenimenti, e far mostra d'influire sui
destini del mondo. La disputa insorta nel
pontificato di Clemente X, per la fermez-
za del cardinal Palazzi Altieri, in propo-
silo delle abusive franchigie immunitarie
sui p^/«zzij che descrissi a Immunità^, la
tenne con ansia lungamente occupala; e
in difesa de'minislii di residenza del cor-
po diplomatico offrì la sua mediazione a
molle potenzeche pretendevano sostener-
le, ma trovarono un insuperabile propu-
gnatore nel venerabile Imiocenzo XI, il
quale nella sua mansuetudine e saviezza
si contentava rispondere a coloro che gli
rappresentavano i difetti d'esigenze del-
la regina, col dire: Ella ì- una donna.
Ledillicoilà col Papa sulle franchigie del
suo palazzo, e sull'arìnua pensione, «par-
sero tristezza e cordoglio su^li ultimi an-
ni di sua vita, nel suo tanto gradilo sog-
giorno di Roma. Gelosa per tanto tempo
<li mantenere tal privilegio, ma poi vi ri-
nunziò. Si ha la Rflalion vtrilablc da sue-
crs de la déniixsinnque la reinedc Suede
fil de son qiiartier à Rome le Zo avril
16S7, Ron)eiG88. Nel 1 685 quando da
Luigi XIV fu rivocato il funigeralo edit-
to di Nantes, scrisse a Terlon acnbascia-
tore di Francia in Isvezia una lettera, in
cui disapprovava l'energiche determina-
zioni prese contro i protestanti, per cui
ironicamente fu motteggiata da liayele,
proverbiando la lettera, residuo di s[)iri-
lo protcslanle, il che è calunnia. Già no-
tai che l'emporio di erudizioni contenule
in Cancellieri comprendono ancora quel-
le che riguardano la Pallnde di S^'t-zia
e del suo secolo, come per antonomasia
■vien celebrata Cristina Alessandra Wasa:
ne aggiungerò altre, per lumeggiare il va-
sto argomento racchiuso in poche pagine.
Avendo un animo del lutto virile e piena
di coraggio, spesso accusava la natura che
S VE
l'avesse fatta nascer donna, e radendosi
perfino la barba, poco meno degli uomini
che invidiava; volava a cavallo come un
uomo, e si giunse a crederla ermafrodito.
Un giorno il medico Arligur le doman-
dò perchè le f jssero talvolta moleste tut-
te le lodi chea lei si facevano. Rispose: Che
l'aniiggevano perchè le destavano il disgu-
stoso pensiere del suo stato femminile,
sentendosi chiamare la decima Musa, la
Saffo novella, la gloria dei sesso; quindi
amava di travestirsi spesso da uomo. Cri-
stina sempre si dolsedi non essersi trova-
ta in una battaglia, alla testa d'un'arma-
ta. Osserva Cancellieri, che non è da me-
ravigliarsi che gli uonuni grandi del suo
lempoambisserodi venireammessi al suo
servigio, essendo essa la maggior prolet-
trice di tutti i letterati; perocché essendo
amantissima d'oqni "enere d'erudizione
e di scienza, tosto cominciò a raccogliere
nel suo palazzo una volta la sellimana i
più dotti di Roma, fra'quali ammise an-
cora alcuni de' più illustri patrizi roma-
ni. A'24 gennaio 1 656 si tenne nel palaz-
zo Farnese la i .^solenne adunanza, in cui
come nelle posteriori si attendeva all.i fi-
losofia morale, che formava il principile
soggetto de' loro tratlenimeuli studiosi,
verso i quali sempre die prove le piìi lu-
minose del suo favore, soccorrendoli ge-
nerosamente ne'bisogni. Molto si adope-
rò con Clemente X e Innocenzo XI per-
chè fosse chiamato in Roma il doltisNÌmo
iV^om, creato poi cardinale da Innocenzo
XII; onde non è meraviglia che -Io stesso
porporato, grato alle di lei beneficenze, la
chiamasse Saeculi decus et niiraculnnt.
11 Cancellieri dice aver veduto nella Bi-
hlioleca Albani \ 8 gran volumi, ove n'e-
sistevano molli altri de'suoi carteggi, e ri-
corda le opere che ne trattano. Ad essa
poi si congiunse ancora la poesia, che da
parecchi di quegli accademici si coltiva-
va. Dopo il suo ritorno in Roma , fissò
stabilmente la residenza nel palazzo Ria-
rio alla via Lungara, ora Palazzo Cor-
sini, ed ove terminò la sua gloriosa car-
S V E
riei'a,e di venne un Liceo a'fìlosofi, un'Ar-
cadia a'poeti, ed ancoun'Accndeoìia agii
aitedci, sede delle muse, delle ai li e della
sapienza. Ancor essa dilellavasi di e-icrci-
tarsi nel verse^'giaie in lingua italiana.
Suo fu il disegno del poema pastorale Eii-
dimione, dato ad Alessandro Guidi, vit-
tima d'un errore iWSlampa {/^., eppure
disse un poeta: Prato guininiai non fu
sleril ili fiori - Ne stampa fu giammai
senza gli errori)j e volle inserirvi pa-
reccliie ottave da lei composte, e distin-
te di virgolette. Gli die ancora l'idea di
una composizione in onore di Giacomo
II re cattolico d' Inghilterra, ed in que-
sta ancora vi aggiunse alcuni versi suoi.
11 trasporto di Cristina per le auticlii-
tà, le fece intraprendere uno scavo nel-
la piazza di Termini o Terme Dioclezia-
ne, veduto dall'Escliinardi e dal Ficoro-
ni. In mezzo però agli altri studi lodevoli
delle scienze, delle belle lettere, dell'eru-
dizione, si occupò ancora di quello vano
e inutile dell'alchimia, di cui la fece invo-
gliare in Amburgo l'astuto e famoso av-
venturiere Francesco Giuseppe Borro (di
cui Cancellieri fornisce nozioni bibliogra-
fiche), che le fece spendere colle sue im-
posture molte migliaia di scudi, per trar-
ne qualche sacco di cenere, avendola in-
gannata al pari del re di Danimarca, a cui
pure fece dissipare immense ricchezze, per
licercare l'irreperibile pietra à^X lapis pìii-
losofonun o pietra filosofale. Soleva dilet-
tarsi di scrivere de* motti arguti e delle
sentenze ne'margini de'libri, che leggeva
nelle lingue in cui erano scritti, cotue po-
liglotta e posseditrice della cognizione di
molte lingue, benché per l'ordinario se ne
creda di avanzo per ogni donna anche u-
Ila sola. Quindi se[)pe leggere ne'loro o-
l'iginali greci Tucidide e Polibio, in un'e-
tà in cui appena se ne saprebbero logge-
re le traduzioni. Perdimoslrarela sua su-
periorità d'animo ad ogni vicenda, scris-
se in un L. Anneo Seneca degli Elzeviri:
A(U'e.rsus virtulem possunt ralanntatcs ,
ilamna ti injariae, (juod advtrsus solein
VOL. LXXl.
S V E 257
nehtdae possimi. 11 p. Mabillon lodò le ra-
re doti di questa insigne pi incipessa, e la
sua biblioteca ricca di ?. i 4 > antichi mss.,
oltre i scelli e rari volumi, di cui l'Olste-
nio fece il catalogo. Ve n'erano pure de-
gli acquistati dalla libreria del cardinal
Mazzarini. La diminuzione loro dal mag-
gior numero che prima possedè va, deve at-
tribuirsi alla confusione di sua partenza,
a'rapiligli da alcuni quanto dotti altret-
tanto indegni letterali suoi amici, e prin-
cipalmente dal Vossio, che mancante di
onestà, come altri incaricati degli acqui-
sti, in questi non poco ignobilmente abu-
sò. Le furono rubati anche non poche me-
daglie e cammei. Ne'tasselli de'libri della
biblioteca di Cristina, essa vi fece impri-
mere il motto: Ad uswn Reginae. Fece
ancora la più doviziosa raccolta di qua-
dri, ed il p. Silos nella sua Pinacoiheca
pubblicò 39 epigrammi, che descrivono
altrettanti quadri della sua galleria. Rac-
colse pure medaglie, ed il Cavielli pub-
blicò: Index, seu catalogns numisniaiuni
reginae Cliristinae, RomaeiGgi. Inoltre
possedè una preziosa colleaione di gem-
nje, che acquistata dopo la sua morte da
d. Livio Odescalchi, insieme a'bronzi, eJ
a parte de' quadri (altra ne comprò nel
1722 il duca d'Orleans reggente di Fran-
cia per 90,000 scudi) e alle antichità, e
pel prezzo di 1 53, 000 sc-idi, onde furono
pubblicale le illustrazioni : Havercamp,
Numophylacium reginae Cliristinae,li\i-
jae I 'jf\.'i; N. Galeotti, /17<iV(ieM'/i Odescal-
chiuni, sive tìu'.saurus anliqnaruni geni-
martini, Piomae 1 7 ì 1 (nel voi. XLIV, p.
«So e 8 1 notai, che le collezioni di gemme
e medaglie di Cristina, acquistate da'Papi
dagli Odescalchi e riposte nella Bibliote-
ca-Vaticana , per la repubblica francese
andarono disperse, insieme alla collezio-
ne di medaglie d'oro e argento da Gusta-
vo III donala a Pio Vl.coll'efllgie di tut-
ti i sovrani e uomini piìi celebri della Sve-
zia). Queste raccolte e (|ueste 0[»ere assai
giovarono agli studi degli antiquari e de-
gli artisti, e sono ulteriori monumenti del
2)8 S V E
fiivoie prestalo alle belle aiti dalla gran
tloniia.L'ovv. Zappi nell'ingegnosa Ora-
zione sulle belle arlì,c.(i%\ lo rilevò nel i 70 i:
« Cliitli noi nonlia veduto Cristina Ales-
sandra, la gran reina degli svechi, allor-
( he portandosi a visitare il Bernini, e ri-
(Tvendola egli a bello studio vestito di
quel grosso abito e rozzo, con cui si ado-
perava intorno a'suoi nrjarmi, prese la ma-
gnanima donna un lembo di quel ruvido
manto, e si piegò, come in alto d'impri-
mere su quella veste un bacio reale; qua-
siché, in persona di s'i celebre architetto,
pittore e scultore, con l'architettura, con
la pittura, e con la scultura far volesse la
gran rcina de' goti una generosa discolpa
di fiueiringiuiie,che un tempo ferono a
SI belle arili suoi anlithi vassalli". Quin-
di assai prima di lui mg/ Agostino Fa-
voriti, ne' 3.3 esametri che fece incidere
intorno allastatua di marino pario, posta
da Giulio II al fondo del con idore di Bel-
vedere, e detta volgarmente di Cleopatra,
o Arianna abbandonata da Teseo (di che
parlai nMusEO Vaticano), l'introdusse a
parlare colla regina Cristina , dicendole
graziosamente, r///o<7»/o solare doleniem
Rtgiiiam Regina, ed invitandola ad am-
mirare gli avanzi preziosi dell'opere grc-
elie, risparmiati dal furore della sua gen-
ie, per riverenza e ammirazione della lo-
ro bellezza. Quando nel 1680 Innocenzo
XI nel dì seguente alla morte di Berni-
ni, mandò a regalare la regina, richiese
questa al cameriere del Papa, che si di-
cesse dello sialo lasciato dal cav. Bernini?
e risposele 4 00,000 scudi circa. Essa sog-
giunse: Io mi vergognerei s'egli avesse ser-
vito me, ed avesse lasciato così poco. Pri-
ma di questo tempo, nel visitare Cristina
i monumenti di Roma, pose grande al-
lenzionea lutlociò che si riferiva alla sto-
ria: ammirò molto la statua della Verità
scolpila da Bernini ignuda e sedente col
sole in una mano, e con un piede sopra
un globo, che viene scoperta dal Tempo.
Il cardinale che l'accompagnava, disse :
Iddio sia lodato, che vostra Maestà facci.!
S V E
tanto conto della verità, non sempre gra-
dita alle persone del di lei grado! Rispo-
se ella: Lo credo; ciò proviene dal non
essere tutte le verità di marmo ! Tra le
feste piìj solenni, datedal grandioso e ma-
gnifico genio della regina nel palazzo Ria-
rio, meriterebbero menzione le 3 accade-
mie da lei fatte eseguire io onore dell'am-
basciatore d'Inghilterra, da Giacomo li
invialo a Innocenzo XI: chi ne ha vaghez-
za di conoscerne la descrizione, può ap-
pagarla con leggere Cancellieri, che a p.
2^3 ne fa la splendida descrizione , con
ragionamento eloquente e applaudilo di
rag.r Albani poi Papa. Avvezza la regi-
na a un trattamento regio, in ogni circo-
stanza esigeva le più gran distinzioni, co-
me rilevasi dalla slampa: Prospelto e ni)-
paralo del palco, nel quale si rica-e la
regina Cristina (li>7vezia ne' giorni di car-
nevale ^ per vedere il corso depalii, e la
comparsa delle nia<ichcre , disegnato e in •
tagliato in acqua forte da Gio. Battista
Frt/f/^T. A vendo risaputo la morie del prin-
cipe Condè, che avea sempie amojiralo,
scrisse alla Scuderi , per indurla a c<'le-
brarne la memoria: La morte non m'in-
quieta; l'atlendo senza sfidarla, né temer-
la. Alcuni anni dopo, a' 19 aprile iG8f),
dopo aver vissuto piìi di (i3 anni, e 4 bi-
stri in Roma, ove si mostra ancora la ca-
mera nel palazzo Corsini, in cui terminò
la sua gloriosa carriera, spirò la grande
anima. Il Cresciinbeni riferisce, nella / i-
ta d' Alessandro G«/r//.>» Venne a morte
la sua real pruteltrice con sentimento u-
niversale di tutta l'Europa, e particolar-
mente de' lelteiali, a' quali mancava in
questa gran priiuipessa un apjMjggio non
minore di quello, che ottennero i poeti ai
tempi felici di Mecenate e di Augnslo.E-
la intornialo il regio letto dell'agonizzan-
le signora dall'inconsolabile Un ba de'suoi
cortigiani, ciascun de'qiali se le presen-
tava, non tanto per veileila, sinché vivea,
quanto per esser veduto e l>eneficalo Quel
l'anima generosa rimunerò quanti ebl>c
presenti, ma ncn ebbe già piesenie AIcs •
S V E
s.inilio, clic in dispaile piegando il cielo
per Io felice passaggio dulia sua insigne
benefalliice, non ebbe cuore s'i merce-
nario e inferessato da prosliarsi alla mo-
ribonda, per iuipetrarne soccorso alla sua
allora al)baiidoiiata , ed ancbe angust i
fortuna". Quindi passa il Cresciinbeni a
nai rare,comeCrislina morì cristianamen-
te con eroici e pii sentimenti, consolando-
si colla speranza che fosse passata a mi-
glior corona sul paradiso, come quello che
ne aven meritato l'estimazione. Dopo il
sin qui detto, e senza asconderne i difet-
ti, vanno Ietti con molta cautela que'bui-
grafi che ne appaimarono la gloria, forse
anche per l'eroismo di sua coiiversioneal-
la vera cbiesa, che indispose e mosse l'a-
stio degli scrittori d'opposta religione. Es-
si e 1 loro copisti la dipinsero di bizzar-
ra e ineguale condotta, singolare nell'ab-
bigliamento, onde tanto più si mostrava
donna quanto più aifeltava di non appa-
rirlo. Se la confessano protettrice delle
lettere, l'offendono indegnamente, come-
chè avesse riunito l'estensione del genio
di Giuliano, e il carattere benefico di Me-
cenate.Rimarcano un contrasloe un com-
plesso di fierezza e grandezza d'animo, di
franchezza e di dolcezza, d'orgoglio e di
■vanità, di durezza e di vendetta. Che il
discernimento e penetrazione de'suoi lu-
mi non poterono disforia da' chimerici
progetti, dall'imprese temerarie e da i'
lusioni. Non negano però, che si mostrò
grande, straordinaria, e che eccitò stupo-
re. Cristina lasciò molle opere di poca
mole, che nella più parie pubblicò Ar-
chenhoIznellesue.l/ewJonVjnel lySi.Tra
esse vi sono le inflessioni sulla vita e a-
zioni d' /llessandro il Grande, ch'era il
suo eroe; e le fllemorie della sua i'ita, de-
dicate a Dio, e nelle quali se giudica con
imparzialità notabile. 11 suo coi pò con so-
lenne pompa fu trasportato pe' funerali
alla chiesa di s. IMaria in Vallicella dejì-
Uppini, e l'apparato fu intaglialo in ac-
qua forte da N. Doiigny: altra incisione
simile di R. Andeannerl rappresenla la
S V E 2%
pompa funebre del trasporlo da delta
chiesa a s. Pietro in Vaticano, con nume-
rosa e magnifica cavalcata, con tutti i so-
dalizi, il clero regolare, la famiglia del Pa-
pa, tra un concorso immenso di popolo;
venendo deposto il cor[»o nella navata di
mezzo delle s. Giolle\ alicanedalla parte
dell'epistola, ed i suoi precordi restano vi-
cini a quelli di Benedetto XIII. Nello sles-
so 16S9 furono pubblicati in Roma: 7«-
fermità, morie, funerale della R. M. di
Cristina Alessandra regina di Svezia. In
Venezia : A. de Malangonelli de A mado-
ri, In funere Christinae GotJiorum,P'an-
daloruin, ac Svecomni rrginae panegy-
ricus. Nella basilica Vaticana, dopo la cap-
pella dellaPietàe vicinoa'quella di s. Se-
bastiano, Innocenzo XII ordinò e Clemeu-
te XI compi un nobile cenotafio alla re-
gina, con disegno del cav. Carlo Fonta-
na: i putti li scoI[)'i Lorenzo Ottone, e Gio-
vanni Teudon fiancese il bassorilievo e-
sprimente la sua solenne abiura fatta iu
Innspruck; gli ornali in bronzo dorato e
il gran medaglione simile del peso di 5ooo
libbre col suo ritratto, furonofusi da Gio-
vanni Giardini. Per singoiar coincidenza
di contro è il monumento sepolcrale di
Leone XII, eretto da Gregorio XVI, il cui
ascendente fu intimo segretario di Cristi-
na,l'encomiato latinista ed esimio lettera
to barone Cappellari. Neh 701 a'2 7 no-
vembre fu esposto alla pubblica vista e di
Clemente Xi il medaglione e il resto del
monumento non ancora terminato, e dai
critici fu trovato di cattivo gusto, onde il
Fontana fu pure acremente censuralo per
aver dichiaralo al committente Innocen-
zo XII chela spesa non avrebbe supera-
lo 3ooo scudi, mentre il solo medaglio-
ne e gli ornati ne costarono jooo; osser-
vandosi inoltre, che con minor sptsa si
poteva fare più magnifico. Mg.r France-
sco Bianchini, nel t. 2, p. 23 1 de'suoi O-
puscoli, Roma I 754) illustrò il Deposito
eretto da Clemente XI a Cristina regi-
na di Svezia nella basilica f^'aticana.GW
C. Dartolomeo Piazza neliGf)!^ sotto Iu*
26o S V E
uocenzo XII avea pubblicalo neWEuse-
vologio romano Iraf. i i,cap. 23: Del de-
posito di Cristina Alessandra regina di
Si'ezia nella basilica J^alicana. Prende
argometilo da questo per parlare erudi-
tamente cofne fu costume antico degl'im-
peratori e re d'essere sepolti, non in det-
ta basilica riservata pe'soli Papi, ma nel-
l'atrio e portici per riverenza a'ss. Pietro
e Paolo, stimandosi onorati comedi sta-
re in guardia alleloio porte. Indi dice del-
l'imperatrice Agnese venuta in Roma a
far penitenza per aver fatto eleggere l'an-
tipapa Onorio II contro Alessandro II, la
quale maialasi nel palazzoLateranensedi
s. Gregorio P'II, questi la fiice araorevol-
roente assistere (nientr'era perseguitato
a morte dal perfido figlio Enrico IV), le
fece in morte celebrare solennissime ese-
quie e deporre nel tempio di s. Petronil-
la della basilica Viiticaua,conepitallloclie
riporta. Poi ricorda il nobilissimo monu-
mento sepolcraleedifìcalodaUrbauoV III
nella medesima alla gran contessa I\Ja-
//7^/ejaiagnanima e munifica eroina di s.
Chiesa; quello da Sisto IV eretto in s. Ma-
ria d'Araceli a Caterina regina di Bosnia
(di cui anche nel voi. LXVll, p. 43, ri-
parlando della Bosnia), e quello che fu
dallo slesso Papa ordinalo per Carlotta
regina di Cipro e d'Armenia nella basi-
lica (a Sovrani pallai de'venuti e morti
inIloma,e dellesplendide beneficenze ri-
cevute in ogni tempo dalla magnanimità
de'Papi veri padri comuni). Per ultimo
celebra Innocenzo XII pel vago e magni-
fico deposilo decretalo a Cristina figlia
ubbidiente della chiesa romana, portan-
do alla religione e a Roma, e ricevendo
da esse altrellanto di splendore, quanto
di spavento e stragi le recarono le bar-
Lare nazioni de'goti e vandali che piìi vol-
le infelicemente saccheggiarono l'alma
città. Encomia i gran talenti e virtù sin-
golari di Cristina, la sua grandezza d'a-
nimo culla (juale sì fece temere e amare;
la sua applaudita conversione e venuta iu
Roma, Iriout'anle dell'umane grandezze,
S VE
e crede che il suo corpo dalle sagre Grot-
te Valica ne,o ve fu sepolta, d'ordine d'In-
nocenzo XII fosse trasferito nel suo mae-
stoso deposito, altro trofeo dell'mesauri-
bile apostolica beneficenza. Nel museo e
pinacoteca Mariotli, oltre un somigliante
busto di cartapisla dorata esprimente Cri-
stina, si conservava il disegno pel suo se-
polcro,concepito dal celebre gesuita p. An-
drea Pozzi e dipinto da lui sulla tela, seb-
bene dipingesse a fresco e sul muro, come
uella sorprendente opera della cupola di
s. Iguiizio e altre. In tal concetto la regi-
na si alza dal trono , per significarne la
rinunzia; il Tempo le presenta lo scettro
e le corone, ch'essa cal[)esla fiancheggia-
ta dalle 4 virtù cardinali. L'urna sembra
un altare, ed al quale sta appoggiala la
Storia con uu libro aperto e seri vendo l'a-
zione eroica, il di cui tempo viene indi-
calo da un segno del zodiaco dipinto sul-
la volta. La Gloria poi fibrata sulle sue
ali, impone un diadema sulla fronte del-
l'eroina. A Cristina furonoconiale 36 me-
daglie (descritte da C. R. Berchius, Se-
rie Nuniisniatuin ineniorialiiini, regnan-
te, vÌK'enleque Ckriuina cusoruni ; e da
Elia Brennero , Thesaurus nunimoruni
si'eco-gotkicoruni vetuslusj e nell'appen-
dicu alla Biblioteca Firmian, contenente
la Haccolta delle medaglie d' uomini il-
lustri, MilanoiySS) in onor suo con di-
versi rovesci e iscrizioni. A indicar quan-
to fossero grandi le idee di questa donna,
quella battuta dopo la sua rinunzia ha la
leggenda: Parnaso vale più del Tronoj
altra col suo busto nel rovescio ha la sfe-
ra terrestre col mollo intorno: Ne mi bi-
sognarne mibaslaj altra quasi simile col-
le parole: Non sufjlcil. Nella sala de'Con-
servatori di Roma in Campidoglio esiste
il suo busto in marmo bianco con iscri-
zione, descritto dal p. Silos con due epi-
grammi. 11 Cancellieri riporta molti scrit-
tori di sua vita, o che ne magnificarono
le gesta, o descrissero gli aneddoti eie no-
tizie. Nel suo testamcnlo rogalo il i ."niar-
zo 1 68c) istituì la Regina suo erede uni ver-
SVE
salissimo e fiiluciarìo il cardinal Azzolini
(che in una lettera cliìacuò il mai^giorcar-
cliiiale e il maggior uomo tlel mondo)"»!
quale per !e sue incomparabili qualità, per
i meriti propri, e per quelli che si è ac-
quistato con noi, nel corso di tanti anni,
dobbiamo questa dimostrazione di aifet-
to, di stima e di gratitudine". Narra Can-
cellieri, ch'egli seppe meritarsi la sua gra-
zia, mentre stava nel collegio dementi-
no (.WSomaschi, con questo tratto di spi-
rito. Trovossi colla sua camerata tneutre
la regina smontava a s. Luigi de'fiance-
si. Avendola veduta imbarazzata per non
sapere ove posare il piede, per esser la stra-
da imbrattala di fango, egli prontamen-
te si tolse il suo mantellino nero e grazio-
samente lo distese per terra, allinchè vi
passasse sopra, come fece, alTezionandosi
fin da qu(-l punto a sì obbligante e ama-
bile giovinetto. Tanto riporta Cancellie-
ri; nondimeno mi permetterò un riflesso,
oltreché già dissi che Azzolini era cardi-
nale quando venne in Roma la regina. A
quest'e()ota essa avea compiti 29 anni, e
il cardinale ne contava 43! Nell'istesso an-
no iG8c) il cardinal Azzolini e Innocenzo
XI seguirono la regina nel sepolcro, on-
de il nuovo Papa Alessandro Vili Olio-
boni, come già rilevai anche a Bibliote-
ca Vaticana, e riparlando di questa a
Stamperia Vaticana, a impedire che gli
eredi del cardinale e il prelato Azzolino
suo nipote nell'alienarne le sostanze, si di-
speidesse la preziosa libreria della regina,
l'accjuislò per la modicissima somma di
8000 scudi d'oro, e prelevali lutti i libri
stampati e 100 codici, che donò al proprio
pro-nipote cardinal Olloboni (dal quale
poi passarono alla Biblioteca Vaticana ,
quando per munilìcenza diBenedetloXl V
per essa acquistò l'Ottoboniana, e così si
riunirono alla collezione, come notai nei
citali articoli), gli altri iqoo codici collocò
nella Biblioteca Vaticana, ed a memoria
\i lii posta marmorea lapide nel 1 (.Ì90, ol-
tre la medaglia die si conio coll'epigra-
fe; Adduo ili f^alicano SìI/jìciUìuc /idOti-
SVE 261
lo ex regiis Chrisiinae thesaiu'ìs. Dal no-
raedel Fapa odal 2. "della regina, la stan-
za ove fcuono disposti i codici fu deno-
minata Alessandra, e poi ornata di pit-
ture da Pio VII, come si legge nell'iscri-
zione che vi fu posta. Come ognun ve-
de, per compiere le cronologiche notizie
della tanto celebrata Cristina, preferii di
non interrompere il filo di quelle della
Svezia e de'suoi successori, che ora vado
a riprendere.
Carlo X assunto al trono della cugina
nel 1 654, avea appreso l'arte della guer-
ra dal famoso generale,Torstenson che a-
vea il supremo comando degli eserciti sve-
desi in Germania, e si educò a quell'atti-
vità militare colla quale segnalò il suo re-
gno, essendo stato fatto generalissimo nel
1648, quando poco dopo si seguo il trat-
tato di Westfalia. La prudente e mode-
rata sua condotta, e il suo accorgimento
gli conciliarono la stima di Cristina e ac-
celerarono il suo innalzamento. Strinse
tosto le redini del governo con mano fer-
ma e sicura, avenilo le qualità e i talenti
necessari per seguir le orme di Gustavo
1.1 Adolfo suo zio, per sostenere la Svezia
a quel grado di potenza e gloria cui era
giunta. 11 suo regno fu una serie d'impre-
se ardite, di gesta notabili, d'avvenimenti
straordinari. Giovanni II Casimiro re di
Polonia, uscito per SigismondoIII suo pa-
dre dal sangue de'Wasa, mosse preten-
sioni alia corona di Svezia, e proteslòcou-
tro la sua elezioue qual successore di Cri-
stina, Le intraprese negoziazioni non po-
terono ristabilire l'armonia, e non fecero
che inasprire gli animi. Carlo X alleatosi
col principe di Ti-ansilvania, nel 1 65 J in-
vase la Polonia, e disfatti i polacchi in mol-
ti incontri, prese Varsavia e poi Craco-
via, ricevendo il giuramento di fedeltà dai
polacchi. Giovanni li essendo fuggito in
Slesia invocò l'aiuto dell'iuiperalore, dei
danesi, de'russi, e di Alessandro VII che
gl'invio per nunzio mg.'Pignallelli poi In-
nocenzo XII. Raccontai a Polonia quanti
grandi soccorsi Alessandro VII gli luruì,
26a S V a
menile iiiRorna a un tempo dovea aiutare
Cristina, eccitando calorosamenle i prin-
cipi cattolici a difenderlo. Nel 1 656 Cai lo
X occupò la Prussia e costrinse l'elettore
a riconoscersi vassallo della Svezia. Es-
sendosi parte de'polacchi sottratti dal suo
giogo, con nuove vittorie lisottomise,coin-
j)eusando l'elettore che l'a vea aiutato col
renderlo indipendente dalla Polonia. A-
■vendo il czar Alessio fatte alcune scorrerie
inlsvezia,gli furonocedutediverse fortezze
l'd acconsenti nel 1 658 a una tregua. I suc-
cessi di Carlo X avendo ingelosito la Da-
nimarca, e intimorito Francia e Inghil-
terra, lai. 'attaccò la Svezia, onde il re dal-
la Polonia corse a respingere i danesi, in-
sorgendo intanto i polacchi a ristabilire
il loro re. Carlo X rapidamente sottomi-
se l' Holstein, Io Schleswig e il Jutland.
Con)battè i danesi ancl/e sul ghiaccio del
piccolo Belt, e vittorioso entrò nell'isola
Fionia, e poi in quella di Seland, spar-
gendo il terrore a Copenaghen. Federico
HI re di Danimarca gl'invio negoziatori,
e colla mediazione di Francia e Inghil-
terra nel i658 sottoscrisse un trattalo a
Pioschild, pel quale Carlo Xebhe molle
Provincie e Ira esse la Scania, l'Ilalland
e il Bleckingen, situate sull'altra sponda
del Sund, e queste restarono alla Svezia,
la quale ebbeil mare per confioecolla Da-
nimarca. Uno de' negoziatori danesi nel
sottoscrivere la cessione, disse: Vorrei non
saper seri vere! Nella Svezia dopo l'ardito
passaggiodel Belisi coniò la medaglia col
molto: Natura hoc clchidt uni. Contutto-
ciò Carlo X non era soddisfatto, ed aspi-
rando a unire la Danimarca alla Svezia,
o almeno indebolirla per non più temer-
ne, con pretesti si presentò all'assedio di
Copenaghen, ma fu lespinto, mentre la
sua flotta era messa in disordine dalla da-
no-olandese. Lasciata Copennghen bloc-
cata, si recò in Isvezia per soccorsi, ma la
morte d'un tratto lo sbalzò in Gotheni-
Lurg nella tomba a'aS febbraio 1660. E-
gli ambiva l'impero del Nord, e voleva
ampliar la monarchia svedese fino all' O-
S V E
ceano settentrionale. Àvea ancora piia va-
sti progetti, cioè di passare in Italia ctju
polente llolla come un 2.° Alarico, per
mettere ancora una volta Roma sotto il
potere de' goti, senza però distruggere i
monumenti delie scienze e delle arti. Di
spirito illuminato, parlava molle lingue,
proteggeva i dotti e s'mlerteneva fimi-
liarmente con quelli che sovente aduna-
va intorno a se. Era fiero e nobde, e pre-
tendeva di ristabilire in Isvezia il dispo-
tismo.Gli successe il figlio Carlo XI di 5,o
megliodii5 anni, sotto la tutela della pro-
pria madre Edwige Eleonora d'Holstein-
Gottorp, e d'un consiglio secondo il pa-
terno testamento; ma a (|uesto gli stati so-
stituirono 5 grandi dignitari [jer ammi-
nistrare il resfuo. Il ristabilimento della
pace fu ili ."oggetto a cui intesero, e fu
conclusa a Oliva, per la quale assicurate
le conquiste all'est del Baltico, Giovanni
II fece rinimzia formale di sue pretensio-
ni al trono di Svezia. La pace colia Da-
nimarca restituì a questa soltanto l'isola
di Bornholm,e il distretto di Dronlheiin
o Nidrosia in Norvegia, mediante un e-
quivalenle a flivore degli svedesi. Indi i
russi restituirono le fortezze. La sa""ezza
00
della reggenza non appagò la nazione sul
governamento interno, entrò il disordine
nelle finanze, e si aumentarono arbitra-
rie imposte, il popolo malcontento pro-
ruppe in minacce, e due partiti potenti
accrebbero i mali. Carlo XI assunse il go-
verno nel 1672, diretto dallo zio Magno
di la Cardie, la cui abilità strinse f allean-
za con Inghilterra e Olanda per osteggiar
Luigi XIV; ed il re si dichiarò per Fran-
cia, e fece occupar la Prussia per esser-
si dichiarata contro di essa. Ma l' elettore
Federico Guglielmo il Grande, àa\ Pieno
portatosi contro gli svedesi, li sconfisse
compiutamente. Allora idanesi per ricu-
perare il perduto penetrarono in Isvezia,
venendo battuti dal re nel 1677 a Helm-
stadt, nella famosa battaglia di Lund, a
Landscrona, onde evacuai ono il paese in-
quietando lecoslccogliolandcsi,i quali poi
ò V K
pel trdllato di Nimega cessarono le osli-
lifà, e Francia cosliiiise gli altri nemici di
Svezia a ravvicinarsi alla corte di Stock-
IkJqi. Pelò Carlo XI cede alla Prussia al-
cuni luoghi di Pùmeiania,esi obbligò pa-
gar una somma alla Danimarca, conve-
nendo al suo matrimonio con Cliica E-
leoiiora sorella del re danese Cristierno V.
Intanto ì partiti fomentavano 1' inter-
na agitazione, senza che il re prendesse
parte a tali gravi tmnulti, e soggiacque al
senato che divenne il suo consigliere, D)sn-
tre prima era un magistrato interposto tra
esso e i rappresentanti delia nazione. Rin-
novata r alleanza con Fiancia, Carlo XI
risolse di restar neutro alle guerre che po-
tevano insorgere tra gli altri stati d'Eu-
ropa, indi ridusse il senato a non essere
che il consigliere del principe, e i senatori
a non aver cheli volo consultivo, ed in una
dieta straordinaria il clero, i cittadini e
gli agricoltori, per umiliar la nobiltà che
troppo ormai dominava, conferirono al
re l'autoritù assoluta e volle subordinate
a lui le leggi, lasciandolo padrone d'usar
i mezzi più convenienti nel governo del
regno. Ricuperata l'assoluta autorità so-
vrana, fedele al suo sistema pacifico, in-
tese principalmente a migliorare l'ammi-
nistrazione interna, e per regolare l'im-
posizioni continuò a convocar gli sta ti. Nin-
na parte di essa fu negletta, e tranne l'e-
secuzione talvolta dura e ingiusta del de-
creto sul reclamo de' beni della corona,
the dopo Gustavo II erano passali in di-
verse guise nelle grandi famiglie, tutte le
provvisioni furono fa Ite con saggezza e con-
dotte con moderazione. Le principali i-
slitiizioni di Carlo XI esistono ancora: so-
no desse sopì a lutto la conformazione liel-
l'esercilo nazionale, il catasto per l'inipo-
sta sui predi, la banca di Stockholm, la
polizia medica e quella delle pubbliche
strade. Creò il porlo di Carlscrona, per-
fezionò le leggi marittime, e fece scavar
i primi canali. Le manifatture >i svilup-
parono molto sotto il suo regno, il com-
mercio crebbe considerevolmente; le lì-
i> V E ^f,^
iiaiize ridotte a più solida condizione, le
scienze, le lettere e l'arti ottennero gran-
di incoraggiamenti. Carlo XI fece viag-
giare dotti e artisti, per l'acquisto di nuo-
vi lumi, dotò di rendila fissa l'uni versila
di Lund nella Scania, fondata nel i 6(38
durante la sua luinorilà; fiorendo (juella
d'Upsal pegli studi dell'antichità, cricevè
notabile increiueoto,oadepoi si eslesesul-
la Storia naturale, botanica e astronomia.
-Nel I 694 il re si recò a Torneo per vede-
re ii f-inomeno del solstizio,e nel seguente
iir.no vi mandò due matematici svedesi
p.M- importanti osservazioni, di cui pub-
blicarono i risultati. Carlo XI non era do-
ta to del le bri Hauti qualità chea vea no reso
luminosi molti de'suoi predecessori, e seb
bene la sua educazione era stala negletta,
avea ricevuto dalla naluiagiuilizio retto,
ragione maschia e forte. L'esperienza e l'u-
more dell'applicazione svilupparono tali
disposizioni, e dieron» loro un'influenza
energica sui destini della nazione: la se-
rietà dominava nel suo carattere, elagra
vita nel suo contegno. Un giorno che la
regina volea parlargli d'alfari, colpita dal-
le lagnanze del popolo oppresso da' tri-
buti e indispettito dal rialzato prezzo del-
le monete per pagar i debili dello slato,
duramente le disse: Signora, noi vi ab-
biamo scelta perchè ci deste de'figli e non
de' consigli. Nel 1692 avendo la Livonia
fallo rimostranze per essere stata spoglia
la de'suoi privilegi, il re condannò a mor
tePaikul che con eloquenza avea perora
lo, e 5 landraths o consiglieri di slato che
aveano sottoscritta l'istanza: il [."fuggì in
Polonia, agli altri commutò la pena in 6
anni di prigionia. Carlo XI dojioaveruel
1Ó81 ereditato il ducato diDuePonli, mo-
rì in Stockholm quasi improvvisamente
a'i j aprile 1697, lasciando i seguenti figli
nati da Ulrica Eleonora: Carlo XII bel-
licoso e in cui trasfuse l'illimitato suo po-
tere, Edwige moglie del ihica d'Holstem,
0 Lirica Eleonora maritala col principe
ereditario d'.Vssia-Cassel e poi regina di
Svezia. Terminò di vivere ucl momento
264 S V E
in cui raccoglieva il frutto de'suoi trava-
gli, chiamato quasi da tutta Europa a me-
diatore delle negoziazioni die produsse-
ro la pace di Piyswick. Trasmise al figlio
un regno fiorente, un esercito e una flot-
ta del pari rispettabili , e un tesoro che
maiavea posseduto alcun sovrano delset-
lentrione. Il suo lungo reggimento fu det-
to da alcuni il secolo di Pericle per la Sve-
zia; altri Io tacciarono d'estrema durezza.
Carlo XII, V Alessandro del Nord, nac-
que in Sloclvholm, fu educato con gran
diligenza e istruito da'dotli più ragguar-
devoli del paese nelle lingue, nella storia,
nella geografia e nelle matematiclie. En-
rico Denzelio teologo profondo e somma-
mente ligio alla confessione augustana,lo
ammaestrò nella religione e gì' ispirò sì
gran fiducia di se, che poi lo fece arcive-
scovo d'Upsal. Sebbene conoscesse l'idio-
ma francese, non volle mai usarlo. Tia
le sue prime letture, preferì quella di Q.
Curzio, e le gesta d'Alessandro il Gran-
de fecero una viva impressione nella sua
fervida mente. Successo al padre sotto la
reggenza dell'ava Edwige Eleonora, im-
paziente di regnar da se solo, coli' aiuto
di Pipei',poi conte del regno e suo mini-
stro fnvorito, si fece dichiarar maggioren-
ne dii5 anni nello stesso 1697 a'27 no-
vembredagli slati, e a'24 dicembre fu co-
ronato. IS'olossi in questa ceremonia ch'e-
gli strappò la corona dalle mani dell'ar-
civescovod'Upsal,e se la pose in testacon
un tuono di grandezza e fierezza che im-
pose a tutta l'assemblea. Il giovane mo-
narca dimostrava poca disposizione ad at-
tendere agli affari; gli esercizi violenti e
principalmente la caccia degli orsi erano
il dominante suo gusto. Ignorava ancora
i mezzi di celebrità e di gloria chea lui
davano un carattere fermo e uno spirilo
elevato, unitamente a costituzione sprez-
zatrice d'ogni fatica; ma l'occasione dico-
uoscorsi cdi cominciare una corsa atliva
si presentò in breve. Da lungo tempo la
preponderanza dellaSvezia nelsettentrio-
\ic t:ccilavu la gelosia delle limitrofe pò-
S V E
lenze, che sempre aspiravano al momen-
to op[)orluno d'indebolire una suprema-
zia che le umiliava. La di lui giovane etk
e inesperienza parve a' suoi vicini occa-
sione favorevole per far de'conquisli sul-
la Svezia, e staccarne le porzioni ch'era-
no loro vantaggiose. Con questa vista lo
zio Cristierno V re di Danimarca, e Au-
gusto II re di Polonia ed elettore di Sas-
sonia si collegarono nel 1699 col czar Pie-
tro I il Grande contro Svezia, con guer-
la che si estese per tutto il Nord, e durò
più di 20 anni : il [ìnimogià Io era col du-
ca d'Holstein amato cognato e confedera-
to del re di Svezia e tentava spogliarlo.
Carlo Xll nel 1700 volle energicamente
prenderne la personale difesa: uscito a un
tratto dalla sua indifferenza, fece attonito
il consiglio pel vigore delle provvisioni
che propose. Dopo alcune deliberazioni
ioloruo al governo interno, s'imbarcò a
Carlscrona con truppe e 3o vascelli di li-
nea, oltre un gran numero di bastimenti
minori, rinforzati da una squadra anglo-
olandese;corse in aiuto del duca cognato,
dissipò la flotta danese, penetrò nel cuore
della Danimarca, né si ritirò se non dopo
d'aver costretto il re a Thra ventilai, di
rinunziar alla federazione co'suoi nemici
e di dare piena soddisfazione a! duca, e ol-
la restituzione de'dirilti di cui si voleva
spogliarlo. Nulla chiese per se, e tultociò
che i danesi aveauosonuninistrato al suo
esercito fu loro pagato, avendocuratoche
i soldati non commettessero eccessi. Con
(|uesta I ."spedizione ebbe principio altresì
il genere di vita semplice, frugale e duro,
cui Carlo XII tenne per tutto il rimanen-
te de'suoi giorni. Non più distrazioni, non
più frivoli divertim.euli; il vino fu ban-
dito dalla sua mensa, e uu pane grosso
era talvolta il solo suo nutrimento. Dor-
miva sovente sulla terra, ravvolto nel suo
mantello-.veslivaunsoloabitoazzuirocou
bottoni di rame, portava grandi stivali li-
no oltre il ginocchio e guanti di buffalo.
I\Ia ni festò sempre la massima iudiffereii-
z.a per ledouue,cd a uiuua riuscì d'otleue-
S V E
re impero su (li lui. Ria non bastava l'aver
ridollo la Danimarca alla pace,era d'uopo
rìpulsar gli attacchi del re di Polonia e
delc7.ardi Russia,strascinati nei loro am-
biziosi progetti contro Sve?.ia dalli vonese
Paikuljclie cercava di vendicarsi de'diiii
traltan)enti di Carlo XI e di sua condon-
na. Dopo essere Carlo Xll tornalo ne'stioi
stati, impaziente di combattere i duemo-
narclii, parli dalla sua capitale, che non
pili rivide, andò in traccia de russi, ed ai
3o novembre con 8000 nomini sconfisse
gli 80,000 russi a Narva che l'assediava-
no, con più di 3o,ooo morii: gli ufllziali
russi comandanti dal duca di Croy, si die-
rono al vincitore che gli accolse in forma
dolce e umana, fece restituir loro la spa-
da, e spinse la generosità sino a far loro
distribuir denaro. In occasiotie di tal vit-
toria si comò a Stockholm una medaglia
su cui da una parte vedevnsi un russo, un
danese e un polacco incatenati, e dall'id-
Ira Ercole colla clava che calpestava Sullo
i piedi Cerbero, con quest'epigrafe: Tivs
uni conudit ìctu. Il czar e il re di Pulo-
nia,scnz'e8sere inaspriti per la luro disfat-
ta, strinsero vieppiii la loro alleanza, ed
in una conferenza a Birsen concertarono
un nuovo piano d'attacco contro Carlo
XII. IMa l'altività di questi prevenne le
loro o[)erazioni: entiò in Livonia, passò
la Divina e balte i sassoni; trascorse quin-
di nella Cnrlandia, ed espugnò Abltau in
im alle città del ducato con incredibile im-
petuosità.Voltosi poi alla Lituania, giun-
se in Birsen, ove poco prima aveano con-
giurato alia sua perdita: tutto piegò di-
nanzi a lui. Allora egli concepì il disegno
di detromzzare il redi Polonia, e per e-
se^uirlo unì le sue armi a' maneyi'i del
cardinal lìadziewski primate di Gnesna,
the avea avversata l'elezione d'Augusto
11, in uno al vescovo di Posnania, di che
fiì indignato Papa Clemente XI. Avendo
i pol.icchispeditoal cavallerescuCarloXl I
andjasciatori per trattar la pace, rispose
che avrebbe negozialo a Varsavia, la qua-
le al suo presentarsi gli aprì le porlo nel
SVE 20 7
maggioi 702. Ivi dichiarò con un manile*
sto.chc si (lilliiseper tuttaPolonia.chenoii
uscirebbe dal regno ove prima Augusto
II, che considerava illegittimo e nemico
di lui e della repubblica polacca, non fos-
se tornato in Sassonia e gli fosse dato im
successore. Postosi indi m marcia con
10,000 uomini per passar in Polonia, lo
trovòapposlatocon un esercito di 22,0 00
a Clissow, (pialche lega distante da Cra-
covia. A' 1 9 giugno s'impegnò il combat-
timento,e la vittoria decisiva fu degli sve-
desi, sempre seguaci della dotta tattica e
severa disciplina di Gustavo II, condotti
da un capo a cui ninna gesta sembrava
paurosa, e che dava loro l'esempio del più
brillante valore, quindi superavano tutti
gli ostacoli e si accingevano all' imprese
più ardite. Il terrene si sparse pel ^Ol•d,
ma il re non volle far una pace che l'a-
vrebbe reso arbitro del setlenlrione, e for-
se dell'Europa intera. Nel i 708 si raccol-
se a Varsavia una dieta per privar della
corona lo sfortunalo Augusto II, e fiat-
tanto l'armi di Carlo XII fecero nuovi
avanzamenti. Il 1 .'maggio seguì la batta-
glia a Pultausk sul INaren, ove sconfisso
5ooo cavalieri sassoni che opposero lieve
resistenza; indi formò il blocco di Thoin,
e in capo a 3 mesi lormalmenle a^sedllJ
la piazza, impadronendosene a'i4 otto-
bre. Avendo l'assemblea di Varsavia di-
chiarato nel I 704 Augusto li incapace al-
la corona, Carlo Xll i'cce eleggere con-
tro la con)uue espellazione Stanislao [
Lesczyoski, signoie polacco che avea co-
nosciuto a caso, ma il quale n'3 1 agosto fu
sloggialo dal suo rivale da Varsavia; bre-
ve però fu il liioiilò di .-Xaguslo II, e if re
di Svezia a'aq ottobre ricondusse a \'ai-
savia Stani>lao 1. Carlo XII sempre di
trionlòìn trionfoobbligònel 1 7u()Auguslo
li a chieder la pace, elicgli fu accordata
a'?! settembre col trattilo d'.VIt-Uaen-
•sladt, le cui conilizioni principali furono:
I ."^Che .\u2ust0 1 1 nel cedere a Stanislao
1 il Irono, conserverebbe il titolo e gli o-
uoridi re; 2.° Iruneheiebbcogui alleanza
266 S V E
col czar; 3.° lesliluirebbe in libertà i prin-
ti[)i Giacomo e CosUTnIino Sobieski fi-
glici» Giovanni 111; ^."conses^iìevehhe lut-
ti i disertori ch'erano passati a'suoi sol-
di, insieme al suddetto livonese Patkul,
the fece arrostir vivo e squartare, coa-
tro il diritto delle genti, perchè era allo-
la andjasciatore dello czar ad Augusto li,
tratto di barbarie che la posterità non
perdonò all' eroe della Svezia. Tornalo
Augusto 11 in Sassonia, Carlo XII vi fece
vui'uivasione, eneli 707 trovandosi pres-
so Dresda coU'esercito, prese al re il ca-
priccio di staccarsene per andare a con-
gedarsi con Augusto 11 che avea detro-
nizzato, colla sola compagnia di 4 uflizia-
li circa. Augusto II ne restò sorpreso, ed
ebbe appena tempo di pensare a'vantag-
gi chepotea ritrarre dall'imprudenza del
suo nemico. Carlo XII dopo aver fatto
secului colazione all' amichevole, si fece
mostrare le fortificazioni, parlando con
tuono imperioso come fosse inStockhoIm.
Hicusò anche seccamentedi graziar un li-
vonese proscritto, di cui Io richiese Au-
gusto II, e da questi si licenziò abbrac-
ciandolo,raggiungendo la sua armata che
trovò pel passo latto nella maggior iu-
quieliludine. Nel dì seguente Augusto H
radunò un consiglio, per deliberare su
«|uauto avea dovuto fu- nel dì innanzi !
]^are che (piesto fitto accadesse prima
della pace. Essendo il re in Sassonia voi
le veder la pianura di Lutzen,dove Gu-
stavo lì riportò quella vittoria che gli cu
sto la vita. Contemplandone il sito, escla-
mò: Ho procurato di vivere coni' esso ;
forse Iddio m'accorderà un giorno una
simile morte. Prima di lasciar la Germa-
nia, il re di Svezia chiese all'imperatore
Giuseppe I la libertà di coscienza pe'lu-
lerani di Slesia, ed il capodell'imperonou
osò opporsi alla sua domanda, né ad al-
tre pretensioni. Clemente XI si gravò a-
niaramente dell' iiiique condizioni della
pace cP Alt-Piaenstadt, pel pregiudizio re-
cato alla propagazione della lede, all'e-
sercizio del culto cattolico,ullu salute del-
SV E
l'anime e alla s. Sede, e scrivendo al car-
dinal Cristiano di Sassonia e ad Augusto
II, annullò e riprovò gli articoli del trat-
tato lesivi e dannosi al catlolicismo e al-
l'ecclesiastica giurisdizione; onde Augu-
sto lì rivocò poscia il trattato e lo con-
dannò, per dimostrarsi ossequioso al su-
premo capo della Chiesa. Dipoi il Papa
scrisse all'imperatore Carlo VI, esortan-
dolo a considerar nullo tale trattato, a
cui avea acceduto il predecessoreGiusep-
pe I, acciò non venisse mai ad elfettuar-
si. Nel 1708 rientralo Carlo XII in Po-
lonia, e lasciati 6000 combattenti a Sta-
nislao I per difendere il suo Irono, for-
mò il disegno, dopo averne scacciato i
russi, d'attaccar lo czar Pietro I sino nel
centro de'.suoi stati. Aveadue strade per
condursi iu Russia, l'una per la Livonia,
ove lutti i soccorsi della Svezia potevan-
gli giungere per mare, quella cioè della
nuova città fondata dallo czar sul Balti-
co; l'altra attraversava l'Ukraaia e con-
duceva a Mosca per deserti impraticabi-
li. Carlo XII fatalmente scelse quest'ul-
tima,e sulla line dell'aprilei 70f) s'avviò
perla via più breve verso INlosca; ma ar-
rivato presso il Duieper a poca distanza
da Sinolensko, cambiò disegno e indot-
to dalle proposizioni di Mazzeppa,etman-
uo de'cosacchi, s' incamminò per la fer-
tile Ukrania,ove sperava che i cosacchi
del Don, allora in guerra collo czar, si sa-
rebbero unili al suo esercito. Fu iu effel-
to secondato da alcuni abitanti, ma IMaz-
zeppa non potè o non volle somministra-
re i promessi aiuti. Il penoso viaggio, il
rigore tlella stagione, la mancanza de'vi-
veri,gli attacchi continui de'russi trava-
gliarono gli svedesi e ne fecero perire uu
gran numero: i rinforzi sopraggiunti fu-
rono deboli. Arrivato l'esercito presso
Pollava, dall'una all'altra estremità del
la Russia, mentre stava per essere inve-
stita, si presentò Pietro I con 70,000 uo-
Uiiui : il re volle riconoscerli e fu peiico-
losamenle ferito in una gaudja. Il 27 lu-
glio» 701) fu la famosa ijiuruala iucui veu-
S\ E
ne combnltiUa quella batlnglia, la quiile
c.iiiiIjìò la sorte tlell'eioe svedese e i lie.^li-
iii del sellenli ione. Callo \ll v' iiilerven-
ne pollato sopra una barella, ma non po-
teva animar le sue truppe e accorrere in
tulli i punii, non clie si aggiunse per l'in-
felice esito la mala inlelligi nza de'gene-
lali.l russi vinsero sbaragliando i 2 1 ,000
svedesi avvezzi a' Irioud, e ne rimasero
8ul campo c)Ooo; il conte Piper e diver-
si generali furono tra'6ooo prigionieri,
ed il re con debole scoria fuggi a cavallo
malgrado i dolori della ferita, e valicalo
il ]]ijrisleDe giunse a Bender sul Aiesler
nella T'essarabia, invocamlo asilo da'lur-
chi. Il suo nome dovunque famoso gli val-
se un'accoglienza onorevole, e il sultano
Acmel 111 ordinò che col suo seguilo fus-
se mantenuto a spese della Porta ; ma
il suo gran progetto era fallito, la fama
non poteva più figurare come invinci-
bile, ed i suoi mezzi di con(jui>la erano
scomparsi. Appena la novella della dis-
falla degli svedesi fu conosciuta, che lut-
ti i nemici di Carlo Xil ripresero corag-
gio. Augusto li protestò contro il tratta-
to d'Alt Raenstadt, Federico 1 V redi Da-
nimarca sbarcò un esercito nella Scania,
e Pietro I entrò in Livonia, La reggen-
za di Stockholm provvide in modo che
almeno fosse dileso l'anlico territorio sve-
dese. Il general Stenbock raccolse in fret-
ta un corpo militare e di paesani, battè
i danesi e li forzò ad evacuare. Furono
inviali alcuni nella Finlandia per ferma-
re i russi, i quali continuarono i loro [)ro-
gre^si, prevalendo in numero e incomin-
ciando ad annoilar pratiche cogli svede-
si. Intanto Carlo XII confinato in Bender
(juasi prigioniero de'lurchi, si maneggiò
con essi per oltener milizie, ma solo gli
riuscì che a'20 novend)re 17 io dichia-
rassero guerra alla Piussia. Nel 17111
due eserciti s'incontrarono sulle rive del
J'rulh, il campo dello czar fu accerchia-
lo da'lurchi, i viveri mancando allo sue
liii[)[)e, fece vani sforzi per trarlo dalla
pericolosa situaziouc. Carlo XII fu sul
S \ E 2G7
punto di veder vinto il suo rivale polen-
te; Pietro 1 nell'imbarazzo fu salvo dalla
.scaltrezza della moglie Caterina I, la qua-
le con coraggio e fermezza lo indusse e
confortò a domandar la pace al visir, che
guadagnato con ricchi presenti 1' accor-
dò, con immenso rammarico del re, che
vide salvati i russi e dislrulte le sue spe-
ranze, essendo stali interamente trascu-
rati i suoi interessi. Colmò di rimproveri
il visir,c tuttavia restò in Bender, uutreu-
dosi di progetti, e sollecit.uido presso la
Porta soccorsi contro i suoi nemici. Que-
sti frattanto profittavano delle circo»tan-
ze per mandar ad elfetlo i loro disegni,
e gli sforzi di Stenbock per salvare le pio-
viucie di Germania non poterono avere
decisivo risultato, per la contrarietà deJIa
leggenza. Da un altro canto la Porta fu
prevenuta contro Carlo XII da'russi, per-
suadendola ch'egli tendeva a impadronir-
si di Polonia e poi d'altaccarla d'accordo
coH'imperatore. Pertanto Acmetlll or-
dinò al seraschiere di Bender che indu-
cesse il re di Svezia a partire, e se ricusa-
va lo conducesse vivo o morto in Adria-
nopoli. L'i I febbraioi 7 I 3, dopo il sog-
giorno di 3 anni e mezzo, fu intimato al
re di partire entro 24 ore. iVon avvezzo
.■id altra volontà che la sua, e temendo che
fjssedato in potere de'suoi nemici, Carlo
X II risolse d'alfrontare con circa 3oo uo-
mini, che formavano tutta la sua gente,
il potere della Porta Olioinaua, e di al-
l' ndere la sua sorte colla spada in pugno.
Il suo soggiorno di Partniz presso Bender
e-sendo stalo attaccato da'giannizzori, e-
gli disperatamente si difese, ed allorché
il fuoco s' appiccò alla casa che abitava,
^olle occupar cjnella ilella cancelleria, ma
s'imbarazzò negli speroni, cadde e fu preso
colla sciabola siitulata: le sue paljtebre e-
rano bruciate dalla polvere, e i suui abi-
li portavano le tracce del sangue che avea
sparso. Alcuni giorni dopo m strano coiu-
battimenlo, Stanislao 1 arrivò a Bender
per iiubirre il re di Svezia ad acconscn
tue al trattato che si vedeva ridullu a cou-
268 S V E
eludere con Augusto li rientralo in Po-
lonia. Cario Xll ricusò aderire, e gli disse
clie se ncu voleva essere re di Polonia ne
avrebbe fatto eleggere un altro. Da Ben-
der il reale prigioniere fu da'turchi con-
dotto in Adrianopoli, onorevolmente ac-
colto dal sultano. Di là fu tratto a Demir-
Tocca, e non essendo questa rilegaziooe
di suo gusto, passò a letto tutto il tempo
che vi rimase sdraialo per io mesi, fin-
gendo d'esser malato, occupandosi a scri-
vere e lessfere: cliiamòase molti dotti dal-
la Svezia, e gl'invio ne'viaggi in Grecia e
Asia per ricerche scientifiche. Intanto i
suoi nemici continuarono a profittarceli
sua assenza per distruggere i suoi eserciti,
e togliergli i suoiconcjuisli e quelli de'suoi
predecessori. Parfi finalmente travestilo
ili. "novembre 17 i4,con 3 soli compagni,
correndo a cavallo notte e giorno per le
jìrovincie dell'imperatore, e giunse spos-
salo e sfigurato a Stralsunda nella Po-
merania a'22, che fu assediala ila un e-
sercito alleato di danesi, sassoni, prussia-
ni e russi. Vi fece prodigi di valoree d'in-
trepidezza, mescolandosi nelle file de'sol-
dati per animarne il coraggio, egli abi-
tanti della città lo fornirono d'ogni soc-
corso. Convenne cedereal numero, Stral-
sunda si arrese, ed il re passò nell'isola di
liugen e poi dimoiò a Luiid,non cedendo
allesollecitazioni pel ritorno a Stockholm,
sognando vasti progetti fomentali dal ba-
rone Goertz ardilo ne'concepimenti e suo
i.° ministro, il quale dopo la sua morte
fu dal senato decapitato per l'umiliazione
cui l'a vea ridotto. Carlo XI 1 disponevasi a
secondare i vasti piani del cardinal y^/-
heroni i ° m'inhlvo dìSpagua {^'.), ed a ri-
volgere le armi contro l'imperatore Carlo
"VI e le altre potenze che a veano conclu-
so Il quadruplice alleanza. Intese a met-
tere le coste in salvo dalle invasioni, or-
dinò leve di truppe e si propose il con-
quisto della Norvegia nel i 7 i8,avendoos-
servato il ralTreddamento insorto tra Pie-
tro I e gli alleati. La i .\>.pedizione non es-
sendo nuscitu, nella 2.''ue occupò parie, e
S V E
stava per collegarsi con Pietro I, quando
per compiere la conquista di quel regno
coM'espugnazione della fortezza di Fre-
derikshall, l'ii dicembre 17 18 recatosi
a veder la breccia che avea aperta, men-
tre stava appoggiato sul parapetto colla
spadcA impugnata, una palla di fàlconetta
lo percosse nel capo e l'uccise, dopo aver
scampato tanti pericoli, in età di 87 anni.
La sua morte fece del tutto cambiare a-
spetto alle condizioni di Svezia. iNelle ta-
sche del suo vestitosi trovò il ritratto di
Gustavo II, e un libro di divozione. Si
vuole che una qualche trama dirigesse il
fatai col po,e che venisse dal lato degli sve-
desi, contro un genio e stravagante eroe
che avea abusato della sua buona fortu-
na e de'felici eventi; onde seml)ia trop-
po spinta r appellazione di Alessandro
(Iella Svezia o del Nord, e troppo inde-
cente l'altra di D.Chisciotte del Nord. K-
gli non ebbe né il genio, né la politica di
Alessandro il Grande., ma lo somigliò nel
valore, nell'ambizione, nella rapidità dei
conquisti e nel prematuro fine, non però
neirintemperanzajed avea retto la Svezia
colla più assoluta autorità, non altra leg-
ge conoscendo che la propria volontà, fi-
gli ebbe il tempodi riuscire un uomo stra-
ordinario; non gli si lasciò quello di cui a-
V re bbe a voto d'uopo per di venire un gran-
d'uomo in una nuova situazione. Sem-
bra ch'egli si preparasse ad una inclina-
zione più pacala e più dolce, a modera-
zione, a politica più saggia, ed a ristorare
con Goertz una vigile amministrazione.
Grandi progetti nutriva per la marina,
l'industria e commercio. Ordinò lo scavo
d' un bacino di riparazione o raddobbo
nel porlo di Carlscrona, e d'aprire un ca-
nale per la comunicazione del Cattegatcol
Eallico. Nel suo soggiorno in Luiid, so-
vente si trattenne co'professori dell'uni-
versità, e assistè alle dispute pubbliche.
La fermezza, il valore, l'amore della giu-
stizia dominavano il carattere di Carlo
XII; ma egli portò all'eccesso sì bolle <|ua-
Illa, e le rese spesso funeste a se stesso ed
S VE
a'snoi popoli. Ef;li ebbe grandi rpialità e
giMiulitlin^Uijsi lasciò tra viene dalla pro-
spera, senza lasciarsi abballcie dall'av-
versa fortuna: per un istante scosse il co-
losso del jNord, e non seppe profittarne.
Alla sua morte la vSvezia cessò di far par-
te del numero delle grandi potenze. \ ol-
taire scrisse la Storia di Carlo XI f re di
Svezia, \tuti\a i y5 1 , oltre il d."" ^orberg
con opera voluminosa. L'inclinazione e
l'amore spiegato da Carlo XII pel gio-
vine nipote duca d' Holstein, figlio della
sua sorella maggiore,facevanocrederege-
iieralmenle che lo destinasse a succeder-
gli; ma egli dopo la sua morte fu trascu-
rato e anclie perseguitato, ed il suo pri-
niaiio partigiano Goertz giustiziato sul
patibolo. Questo contegno avvalorò i so-
spetti che il colpo uccisore di Carlo XII
fossedirelto con intelligenza degli svede-
si, e li confermarono il nioilo come fu re-
golata la successione al trono. A' nostri
giorni l'abito che portava alla battaglia
di Pultava fu venduto per un'esorbitan-
te somma; cos'i una sedia di Gustavo I,
e lo notai nel voi. LVI 1, p. i 1 1 .
Gli stati di Svezia dichiarato vacante il
trono, prevalendo il partito contrario alla
primogenitadi Carlo XI eal suofìgliodu-
ta d'ilolstein, a'3 i gennaio 17 ir) scelsero
a regina la sorella cadetta di essa e del re
defunto, Ulrica Eleonora, maritala a Fe-
derico landgravio d'Assia-Casscl, già co-
n)andanledeirarn)i olandesi nella guerra
della successione di Spagna, poi genera-
lissimo all'assedio di Fiederikshall sotto
gli ordini di Carlo XII, alla cui inoite non
ascose i suoi sentituenli: certo è die la re-
gina a lui cede il potere, e ch'egli sotto-
scrisse a tutte lecondi/ioni dell a le dal par-
tito de'graiidi pei liinilaii' la potenza rea-
le, quando il partito ch'erasi (ormalo ve
lo innalzò, dopo aver abbandonalo la re-
ligione della ritòrmala,incui era nato, per
abbracciar la lulciana: cos'i po-^pose la pre-
lesa religione degli avi suoi [>el Irono, men-
tre Ci ialina lo avea abdicato per abiura-
le tjuclla da lui adollula, per rientrare nel
S V E 2G9
grembo della vera, fuori della rpiale non
trovasi l'eterna salute. IJIrica Eleonora sa-
li sul Irono, non per diritto di successione
ereditaria, ma per libera elezione degli sta-
ti , poiché si prelese che avendo sposalo
un principe straniero avesse perduto il di-
ritto sull'eredità: la regina invece di con-
traddirvi , olfri da se stessa di ripoi li in
possesso delle loro antiche prerogative, se-
condo le precedenti assicurazioni, per es-
sere preferita alla sorella e nipote. Accet-
tata un'ollerla cosi generosa, fu in con-
seguenza il 2J febbraio pubblicata dalla
regina una solenne dichiarazione nella
dieta diSlockholm, nella rpialespontanea-
mente si spogliò del supremo potere as-
soluto e sovrano. Allora gli stati istituiro-
no una nuova forma di governo, che sen-
za distruggerel'aulorilà regia, vi pose quel-
le restrizioni che si giudicarono necessa-
rie, dividendo il potere fra il monarca, il
senato e gli stali. Clrica fu coronata a'9.8
marzo in Upsal,ed il nuovo governo, an-
ziché confermare le negoziazioni colla Uus-
sia, preferì di trattare co'principi di (ier*
mania, parenti o amici della casa d'Assia-
Cassel, e che ottennero per somme di de-
naro la cessione delle provincie tedesche
della Svezia. 11 1 ."febbraio 1720 fu segna-
la la pace di Stockholm tra la Svezia e la
Prussia, in forza del qnal trattalo la Prus-
sia acquistò la l'omerania, ad eccezione
d' ima n.' parteall'ovest, the ricevette il
nomedi Pomerania svedese; co-'i la rivie-
ra ili Peine servi di limite alla Pomera-
iiia svedese. Nel gioriìo stesso la Svezia eol-
la n)ediazir)nedi Francia conclusecoH'In-
ghilteriaalleanza difensiva. Siccome con-
ti mia va la guerra co'danesi, e più co'rus-
si che desolavano lefronlieie e minaccia-
vano la capitale colla llolla, a' j a|>riled(-l-
l'aiino stesso la regina vedendoche sareb-
be soggiaciuta sotto il peso delle dinicol-
là dell' amministrazione, col beneplacito
degli siali associò ai trono il principe e
suo amatissimo «poso Federico I, il cjiiii
le fu coronato a' 1 4 maggio a Stockholm,
d<i[)o avere ratificalo gl'impegni assunti
ira S V E
fl;ill,i iTginn vci'Jn gli slnfi. A' f/^ giiipnn
pgli «olloscrissclii pacediFicclons|)urgci;l
la Dnnimaica. Non rimaneva se non che
riconciliare la Svezia'colla Russia, e vi riu-
scii Federico I a'3o agosloi^sr col frat-
lato di IVystadt. La Svezia peidè la Livo-
iiia, l'Estonia, l'Ingermania ed alcnn'al-
tre Provincie, isole e piazze da essa ce-
dole alla Puissia, ma le fu resliluilo il du-
cato di Fitdandia, e f(i alla fine liberala
da lunga e infelice guerra che avea esau-
rito ogni suo mezzo. Federico I impie-
gò incanni di tranquillità che siiccedel-
Icro, a ripaiare i mali prodotti da una
guerra durata quasi 9,9, anni. Gli accade-
mici francesi spediti al Nord nel 1^3^ per
determinare la figura del globo, furono
<lal re accolti con distinzione, e agevolò ad
essi tutte le facilitazioni necessarie per lo
loro operazioni; e nel i 'j3^ il suo succes-
sore eresse a Torneo nella Rotnia occiden-
tale una piramide in memoria di loro fa-
tiche. La Francia trovandosi da lungo
tempo in alleanza colla Sve7Ìa, la rinno-
vò nel I 788, obbligandosi pagarle im sus-
sidio di due milioni. Nel 1 74 ' sorse nuo-
va rottura tra Svezia e Russia, e scoppiò
i.olla dichiarazione di guerra fatta a' 2.4
giugno da Federico I al czar Ivan VI, e
ili cui ebbe a pentirsi, quantunque non
l'avea approvata ed era stato obbligalo
ad acconsentirvi. A'3 sellenìbre venendo
sconfìtto un corpo svedese presso il fol-
te Wilmaiisti-andt, dopo essersi vigorosa-
mente difeso, la piazza cadde in potere dei
russi che fecero man bassa sulla guarni-
gione. La regina ch'erasi ritirata dal go-
verno, lo riprese quando il marito fece un
viaggio a Cassel. Dedicandosi alle lettere,
plaudì a'Iieti successi del marito, e per la
sua grande affezione gli perdonò le fre-
quenti sue infedeltà (vivente la regina a
vea sposalo colla mano sinistra la contes-
sa di Taube, da cui ebbe un figlio e una
figlia, che arricchì con eredità considera-
bile: quando tal matrimonio fu risaptilo
dagli slati e dal pubblico, grave ne fu i!
uialconlcuto, e per alcun tempo il re fu
S V !■:
obbligato allontanar la contessa dalla ca-
pitale).Ella pospose senza pena l'ambizio-
ne di legnare all'affetto coniugale. Orna-
ta di parecchie slimabili qualità, moi"i a'
5 dicembrei74i>o più lardi secondo al-
tri,e fu una nuova sciagura per la Svezia
che la pianse: con lei si estinse la dinastin
di Due Ponti. Piìi ancora fatale pegli sve-
desi fu la campagna del 1742, poiché l'ar-
mala inseguila da'russi si lasciò prende-
re entrollelsingfoit senza munizioniesen-
za speranza di soccorso: fu costretta ca-
pitolare, e per favore le fu permesso rien-
trare in Isvezia, abbandonando a'nemici
la Finlandia. Finalmente si rinnovò tra le
due corone la pace a' i 7 agosto 1 74^, per
mediazione d'Inghilterra in Abo. La Sve-
zia ricuperò la Fmlandia, contentando la
Russia nella scelta del successore a Fede-
rico 1, a contemplazione del principe im-
periale duca d'IIoIstein-Schles^vig-Gol-
torp poi Pietro 111; e fece decapitare i due
generali pel cattivo esito della guerra. Nel
I 748 Federico I esentò da ogni lassa per
24 anni le lene incolle, ond'essere lavo-
rale dal clero, dagli ufficiali della corona,
e da tulle le persone che aveano signorie
annesse alle loro cariche: l'agricoltura sin
allora trascurala in Isvezia, ricevè un in-
coraggiamento che si accrebbe sotto i se-
guenti regni. Federico Idopo avergover-
nalo pacificamente con abilità e con au-
torità, ad onta dell'interne divisioni, mo-
rì in Slockholm a'5 aprile i 7? r,senzala-
.sciar figli. Giiabbisognòlulla la sua pru-
denza per contenere due partili che vide
sorgere iielIostato,i quali alternativamen-
te dominarono nel senato e nelle diete per
un mezzo secolo, e i cui sforzi appunto ten-
devanoesfualmentead invadere rautorilà
sovrana. Da vasi agli uni il nome di ier-
r(7//,e all'altro aristocratico quello di cnp-
ptlli: l'influenza delle corti straniere ser-
vi per prolungare le discordie. I primi e-
lono fomentati da Russia, di cui favori-
vano le mire; i secondi da Francia. Sol-
loFiderico 1 i calvinistici prolestanli in-
glesi o anglicani oUeunerocou edillo del
S y E S\ E 271
1^4' '''' ''''Gita tli csei citare la Inrnreli- do (ìcnnnriafo alla illola una Imma per
gione nelle piazze niarillioie, ad cccezio- nuilaiela (orma dei governo in fa vmc del
ne di Landscrona nella Scania. Il com- re, il conte di Bralie, il J)arone d'Ilorn e
roercio, le scienze e le arli coiilriI)niiono parccclii alhi indignati deirnmiliaziono
colla loro nuova altitudineall'inlerna prò- del rc/iironoanestati come autori ocom-
sperità: il re le incoraggiò con zelo eseppe p-lici di -essa, e d'ordine della f izione dei
imprimere al suo regno un carattere d n- cappelli, decapitati a'i 3 luglio con sen-
lilità pubblica. Pujjblicò un nuovo codi- tenza del comitato segreto cJie n'era Ta-
ce civileecriminale,ed approvòl'isliluzio- nimn. Invano il re, e la legina Luigia Ul-
ne dell'accademia dellescienze di Stock- rica soiella di Federico II il Grande re
holm. Gli slati avendo dichiarato sin dnl di Prussia, disceseroallesuppliche più u-
3 luglio I 743, ebe Federico I non aven- millanti per ottenere per es>;i gra7Ìa; eb-
do fjgli,era d'uopo nominargli nusncces- bero il più ributtante rifiuto: né questo
sore, disegnarono il fivorilo dalla Russia in il solo affronto die gli slati fecero pro-
Adolfo Federico II di Ilolstein Eulin, di vare alla regina. Avendo inteso cb'eran-
cui feci parola aScHtESWiG descrivendo in si date in pegno in Amburgo alcune gioie
breve il dticafo iV Holstein, vescovo Iute- di lei, presero occasione per esigere l'in-
rano di Lubecca e amministratore del du- ventarlo delle gioie della corona. La le-
catod'IIolstein-Goltorp, nnloda Cristier- ginn sdegnata di questo procedere, lispo-
no Angusto ed'Albertina di Baden-Dour- le che separate che fossero le sue gioie
lite, ail onta che un forte partilo gli an- da quelle della corona, queste verrebbe-
lepoiiesse il principe leale di Danimarrn; ro cousegnale agli stati, slimando<;i trop-
ma il desiderio di pacificarsi colla Rus- pò offesa per non mai più portarle. Quc-
.sia, dopo la sfortunata rinnovazione della sta risposta irritò la dieta, e se la prese
guerra, prevalse. Acclamato re nel di se- coh"e,verso il quale uon usò più alcun ri-
guente alla morte di Federico I, a'7 di- guardo. ]Vè bastò agli slati d'attaccar le
cembre Adolfo Federico II fu coronalo, sue prerogative regie, persino obbligan-
giiu'ando agli stali di mantener le leggi e dolo che il senato usasse del sigdlo reale
ili governar la Svezia nella forma .stabi- allorché egli negasse di sottoscrivere, che
lita. Colla sua elevazione al trono la ca volle pure ingerirsi sulla sua autorità pa-
sa d'Holsteln-Scbles-\vig dominò il Nord, terna col rendersi disposilori dell'ediioa-
imperocchè sid Irono di Danimnrca e zionedel principe reale Gustavo III, i cui
IVorvegia sedeva la discendenza del duca i»-titutori furono cauibiali senza conoscer-
Crisllerno poi re CristiernoIJI,e stiquel- si il motivo. Tullavolla nulla trascinò il
Iodi Russia poi nel \'](\i vi montò Pie- re pe'bisogni e sicurezza dello stato. IN'el
Irò HI imperatore. Pochi principi trova- l^Syla carestia fiuie^tando parecchie
rono più allraversamenli di Adolfo Fé- provincie di Svezia, egli le soruministiò
derico II nell'eseicizio del sovrano potere, molla quantità di granaglie fitte venire
e meno meritarono di scontrai ne. Tutte di Russia. Allora la Svezia era alleala con
le sue vi«le tendevano al bene dello sta- quell'imperoconlro il potente redi Prus-
to,equaslsempielrovar(iiioinciampoper sia cognato di Adolfo Federico Il,a«;ui
parte delle fizioni óc'hcrictti ei\erappel- avea dichiarato guerra a' 1.4, marzo, sen-
//. L'ima e l'alti a fondavano la loro oppo- za liguiirdo al re di conlrario parere. Nel
sizlonc sulla natura del governo,di cui non setleudjre giunse nella Pomciania prus-
si poteva dissimulare il vizio, ma che nes- siana il feld maresciallo d' l'ngrrn con
Simo osava attaccare, perchè si eoireva il i T^,ooo svedesi, che lo<;to lece ritirare il
rischio della vita. Infatti nel 1 ^^f) un ca- prussiano feld maiesciallo Lcinvald : il
poralc del reggimento delleguardieuven- conte di Roscn senatore svedese assunse
272 S V E
nllora il comnndo delle truppe e l'afTidò
|)f)i ni conte Ilauiillon, e (juesti al haio-
ne di Laiiliii^lianseii. Le operazioni del-
l'armatasvcdese non furono decisi ve,ben-
chè soventi volte telici. La morte dell'im-
peratrice di Russia e l'assunziorre a quel
trono di Pietro III, nel 1762 cambiarono
nspetto agli, affari di Svezia e llussia: gli
slati feceio osservazioni sullacondolla del
senato, disapprovaiulo la dichiarazione di
gnerra. Alcuni senatori si dimisero dalle
cariche, altri furono deposti, altri richia-
mati. Il re entrato in senato a' 5 aprile,
fece concludere unr armistizio col re di
Prussia, che fu seguito a'a'Z maggio dal-
la pace pe'buoni udlci della regina al fra-
tello. Sino allora avea dominato negli sta-
li la fazione aristocratica òt cappelli fa-
vorevole a Francia , che ne premiava i
primari; quella debcrrctti sostenuti dal-
la Paissia e dall' Inghilterra, che come
l'altra potenza e per diminuire l'influen-
za ne stipendiava i capi, ripigliò l'ascen-
dente. INcll'aprilei 7G4 P^'' lai." volta si
videinStockholm un minislroingleseam-
messo in senato, e fu sua precipua cura
]»roctU'are di fare rompere l'alleanza con
P'rancia, intenta a mantener la Svezia in
discordia colla Russia e all'unione colla
])animarca, e rinunziare al suo sussidio
di due milioni, nonché a 12 di cui la Sve-
zia era in credito. Ma come l'Inghilter-
ra non offriva compenso a sagrihzio sì
£;rande, la negoziazione non ebbe effetto.
I fierrrlti non ostante tornarono incari-
ca, e nella dieta del 1766 insisterono di
iu\ovo per romperla con Francia. Il re ri-
dot lo al l'estremo dalle contraddizioni che
suscitavangli di continuo, per consiglio
de'francesi si determinò finalmente a pro-
porre la sua abdicazione a' 12 dicembre
1 768, ma nella dieta adunata nel seguen-
te aprile, avendo prevaluto dopo vivi di-
baltiu)enli il partito lìe cappelli, fu de-
cretato di mantener l'alleanza con Fran-
cia come vantagiosissima alla Svezia. Per
assodarla eper combinare la restaurazio-
ne del potere monarchico, il principe rea-
S VE
leGustavoIIlsoltoil nome di conte d'Ha-
ga (che lo era d' im suo castello di pia-
cere) col fialello P^ederico Adolfo parti-
rono di Slockholm, e nel gennaio i 771 si
presentarono in Versailles a Luigi XV re
di Francia, ove ottennero la metà degli
ai reirati sussidii, essendo convenuto co-
me ricevere il resto; ivi seppero la morte
suijitanea del padre, avvenuta a' i 3 feb-
braio, il quale oltre loro lasciò Carlo du-
ca di Sudermania,poi Carlo XIII, e Al-
bertina che vivea nel 1818 coadiutiice
dell'abbadessa di Quediimburgo. Adolfo
P'ederico II commendabile per la bontà
del suo carattere, amico e protettore dei
talenti, zelante per l'osservanza delle leg-
gi da lui couìinciate a riformare,e pe'pro-
giesìi del commercio, sebbene alquanto
debole, merita d'essere collocato fra' buo-
ni principi. Istituì a Stockhohn nel 1733
l'accademia di belle lettere, e introdus-
se in Isvezia il nuovo stile cominciando
dal r. "di gennaio a contare l'aiuìo. Il su-
premo potere usurpato dagli siali e dal
senato, e tutti i mali dalfanarchia, dal-
l'avvilimento delladignilàregia,e dal fu-
rore de' partili cagionati alla Svezia, furo-
no rivendicati dall'intrepido e immortale
successore e tiglio, quando con mano vi-
gorosa strinse lo scettro; felice rivoluzio-
ne che non costò una goccia di sangue
alla Svezia, e vi ricondusse l'unione, l.i
sicurezza, la tranquillila: dopo non bre-
ve intorbidamento il sereno sull'orizzon-
te della Svezia si ristabilì e rassodò. Gu-
stavo III,maritatoa Sofia Maddalena, fi-
glia di Federico V re di Danimarca, fa
bene istruito nella scientifica educazione
da abili precettori, e nelle diete burrasco-
se del regno di suo padre ebbe occasio-
ne di formarsi negli allari pubblici e di
mostrare i suoi talenti. Sentita in Fran-
cia la morie del genitore, fu acclamato
re nella sua assenza appenannorto il pa-
dre, e partito da Parigi sbarcò a Carlscro-
na a' 18 maggio, e il 3o entrò in Slock-
holm tra la gioia universale, per le sue
allabili maniere, collo quali ricevea tulli
S V E
colla dignilà ili le e la benignità di pn-
(lie. Avendo il senato adunato la dieta,
a'iS giugno il re arringò egli stesso gli
stati, il che non era piùavveniitodopoGu-
slavo I, petciièi successori parlarono loro
per bocca de'cancellierije conlinuò sem-
pre a farlo. Egli vi propose diversi prov-
vedimenti onde metter fine alle divisio-
ni che turbavano il riposo del regno, e
riguardanti principalmente leconculcate
prerogative dell'autorità regia. Ma non
fu ascoltato, ed i partiti si riscaldarono
ancor più. I conflitti loro fecero differi-
re la sua coronazione sino a'^g maggio
1 772, ed ebbe luogo nella chiesa di s. Ni-
cola di Stockholm, come più vicina alla
reggia, e colla maggior magnificenza; in-
tanto la carestia produsse sollevazioni. La
Scania istigala dal governatorediCristian-
sand sjcosse alteramente il giogo del sena-
to, e riconobbe a solo sovrano il re, e il
fratello duca di Sudermania nella stessa
provincia pubblicò un manifesto. Il sena-
Io si sdegnò con Gustavo III per laleam-
mnlinaraento, e decise assicurarsi di sua
persona. Questi avvertito che si doveaar-
reslarlo, prese le sue misure per isventa-
re il colpo. A'ig agosto recatosi nell'ar-
senale per vedere marciare il reggimento
di sue guardie chedovea montare al ca-
stello, vi andò circondato da molli ulll-
ziali, e avendoli ivi condoni li radunò nel
corpo di guardia, ed espose loro patetica-
mente il pericolo cui era esposto, perle
prepotenze d'un' aristociazia insolente e
sediziosa; dipinse ad essi l'infelice stato del
regno slrazialo,epromisedi far rivivere lo
splendore del nome svedese. Tutti, me-
no 3 assenti, promisero difenderlo a costo
del loro sangue : lo stesso entusiasmo si
comunicò a'soldati, e si trasfuse nell'ar-
tiglieria e nella milizia civica. Raccolto-
si il senato si po!<e una guardia avanti la
sala per impedirgli d'uscire, piometlen-
dogli che non gli sarebbe fallo alcun ma-
le. Il re scorse la città a cavallo, e per tut-
to ove passò, il popolo se gli lece incon-
tro e lo bened'i : fu unanime e generale
VOI,, ixxi.
S V E 273
l'allegrezza in Stockholm, e ogni sua par-
te risonava delle grida \'à'a il re. Ed e-
gli assicurava tutti, non altro essere suo
scopo se non di salvar la patria in peri-
colo, e qualora si dubitasse di sua since-
rità, era pronto deporre scettro e coio-
n.i: il popolo colle lagrime agli occhi lo
scongiurava a non abbandonar!*). La mas-
sa del popolo cheavea crudelmente ge-
muto sotto il potere della nobiltà, vide
con giubilo passare quello stesso potere
nelle mani del re. I cappelli furono esul-
tanti per la caduta degli avversari ber-
retti, dimenticando che quella catastrofe
trascinava seco la rovina della costituzio-
ne da loro sostenuta. Indi il re ricevè dal
popolo il giuramento di fedeltà, ed egli
giurò di governare da buon re. A'2 fGu-
stavo HI radunali gli stati manifestò la
forma del governo che avea compilalo,
circa come quella di Gustavo II Adolfo
e osservata sino aliGSo. DopoCarlo XII
i successori nati in paesi stranieri non pos-
sedevano l'idioma nazionale; Gustavo III
che lo parlava con rimarchevole purez-
za, incantò il maggior numero de'suoi u-
ditori, allorché nella perorazione disse :
-•-•Ho imparalo fin dall'età piti tenera ad
amare la mia patria , e ad inorgoglirmi
del nome svedese. Pteggere un popolo fe-
lice e libero, trovarmi in mezzo a' miei
sudditi ih. "cittadino dello stato, fu mai
sempre il più ardente de'tniei desiderii e
il colmo della gloria da me ambita". Que-
st'arringa produsse mirabilmente l'ellet-
to. Tutti applaudirono, e ciascun membro
dell'assemblea la sottoscrisse con giura-
mento dettato dal re. Quindi il re into-
nò il Te Deuiiì, che fu divotamenle can-
tato da tulta l'assemblea. In tal moilo li-
ni in meno di 3 giorni, con saggezza e u-
niauità, e senza veruna ellusione di san-
gue, questa sorprendente rivoluzione. Nel
medesimo giorno il le abuli il senato e ne
creò uno nuovo, composto come l'altro
di 17 senatori, la di cui autorità fu da lui
limitata. Al solo re In riservata la prero-
gativa di convocar gli stali, di conferir le
18
274 S-V E
cariche, compresi i senatori, di coraandnr
le armate, e di condurre le finanze. Tol-
ta in (al guisa la Svezia da' furori delle
i,moì\\i\e berretti e cappelli, si occupò il
re senza tregua delle cure di governo. Nel
fine dell'anno temendosi una rivoluzione
in Finlandia, bastò la presenza del re a
dileguar if.maliulenzìonati; indi concesse
la libertà della slampa, per sapere la ve-
rità ohe gli si teneva celata. Nel i 777 fe-
ce un viaggio a Pietroburgo, e ristabilì la
buona intelligenza tra le due corti. Uu al-
tro ne fece a Copenaghen a trovare il co-
gnato Crislierno VII, colla stessa mira di
assodarla pace tra la Danimarca e la Sve-
zia, e vi riuscì egualmente. Gli stati si rac-
colsero a'ig ottobre, e tutto passò tran-
quillamente. La riforma delle leggi tan-
to civili che criminali, la tolleranzadi qua-
lunque religione, e la sanzione delle leg-
gi fondamentali, depositata in un nuovo
atto di Unione e Sicurezza i renderanno
eternamente memorabile questa dieta.
Sinché durò la guerra tra gl'inglesi, i fran-
cesi, gli spagnuoli, il re tenne una squa-
dra armata a sicurezza de'suoi legni mer-
cantili. Nel 1780 concluse colla Russia e
la Danimarca il famoso trattalo di neu-
tralità armata, eh' ebbe tanta influenza
sui progressi del commercio del Nord. A
malgrado l'enormi spese che dovè soste-
nere il re, per la sua saggia economìa po-
se il regno in istato di difesa e gli restituì
il suo antico splendore, ponendo poi ri-
gorose restrizioni alla stampa, quando ne
conobbe lo sbrigliato abuso. Il libero e-
sercizio di tutti i culti in Isvezia, dopoii
consolidamento del luteranismo, si deve
allo spirito filosofico e tollerante di Gu-
stavo III. Conosciutosi da Papa Pio VI
l'editto pubblicalo dal re e dagli stali per
la tolleranza del cattolicismo nel regno,
o per averglielo partecipato il monarca,
scrisse al re una lettera sommamente lu-
.singhiera, per ringraziarlo dell'aver i cat-
tolici finalmente ottenuto il tanto sospi-
r-'to libeio esercizio della loro religione.
Gustavo III gli rispose, assicurandolo che
S VE
tale tolleranza sarebbe mantenuta tanto
lungo tempo,quantoi cattolici si condur-
rebbero da buoni cittadini e da sudditi
fedeli. Quanto allro poi fece in loro favo-
re, anche dopo il viaggio di Roma di cui
vado a parlare, lo dirò in fine descriven-
do il T'^icariaio apostolico della Svezia y
istituito da Pio VI, con allro riguardan-
te le missioni apostoliche della Danimar-
ca e Norvegia. Neirottobrei 788 avendo
bisogno per la sua salute di fare un viag-
gio, partì da Stockholm sotto il nome di
conte d'Haga pe'hagni di Pisa in Tosca-
na, per quindi passare in Roma. Venu-
to ciò a cognizione di Pio VI, spedì a'cou-
fini il corriere di gabinetto Vincenzo Ca-
tenacci per incontrarlo e accompagnarlo;
il caso portò che invece essendo giunto
a' confini e inatteso l'imperalore Giusep-
pe Il in incognito e sotto il nome di con-
te diFaIckenstein, il corriere poco accorto
lo prese pel re di Svezia e per tale l'an-
nunziò a'23 dicembre a Porta del Popo-
lo, e lo fece sapere ni Pnpa. Quindi gran-
defii lasorpresadi Pio V l,quai)doall'iin-
provviso si vide innanzi in luogo del re
l'imperatore. Bensì laser» del 24 arrivò
Gustavo III, il quale al riferire di Novaes
nella Storia di Pio l'I, assistè alle fun-
zioni della notte del s. Natale nella cap-
pellaSislina col l'impera lore,restando am-
bedue senza alcuna distinzione e vestili d.i
semplici iifEziali, genuflessi sullo scalino
destro a, pie dell'altare (allora non esiste-
vano le odierne Inbime, da dove i sovra-
ni e altri principi assistono alle sagre fun-
zioni, ma si elevavano talvolta de'coretti
equivalenti ). Ora in breve accennerò il
soggiorno in Roma di Gustavo III, rica-
vandolo da'moltissimi Diari di Roma del
1783 e del 1784 principalmente, che lo
descrìssero minuziosamenle, mentre nei
w.°94o del 1784*16 l'elenco de'personag-
gi del suo seguito. Incominciano es^i a nar-
rare, che nella noltede'24'^'ce'"hrei 783
circa le ore 6, preceduto dal dello cor-
riere, giunse in Roma il re di Svezia sot-
to il nome di conte d'Unga, e andò ad al-
S V E
loggiare nel palazzo Correa, ove sono gli
avanzi del Mausoleo d'Augusto (di cui nel
voi. LXi V, p. 1 4 > > ove indico il luogo in
cui parlai del palazzo). Ivi fu subito os-
sequialo per parte del l^apa, indi dal car-
^ dinal de Bernis ministro di Francia;enel-
la seguente mattina il re si recò a visita-
re l'imperatore, in casa del suo ministro
cardinal Herzan: poi l'imperatore più vol-
le si portò nel palazzo Correa, e il simile
fecero i cardinali, il corpo diplomatico, la
nobiltà romana. Nella stessa mattina del
s. Natale, Giuseppe li e Gustavo 111 pas-
sarono nella basilica Vaticana, ad assiste-
re al pontificale celebrato da Pio VI, che
dopo l'evangelo pronunziò un'eloquente
omelia. Ma ne Diari non si fa parola che
il re intervenisse nella precedente notte
alla cappella pontificia. Il re dopo il pon-
tificale si recò a visitare Pio VI, e fu ac-
colto con ogni onorevole distinzione, e co-
sì tutte le volle che vi ritornò nella sua
dimora in Roma. Il Papa egualmente ri-
cevè cortesemente i signori del suo corteg-
gio; e poi al maestro di casa,al cameriere,
a'due aiutanti di camera del re, tulli cat-
tolici francesi, colle proprie manicoiife-
lì la croce di cavalieri dello speron d' o-
ro e li bened'i paternamente. Il re fu pu-
re alle cappelle pontificie della Circonci-
sione e dell'Epifania, prima della quale
era stato nella chiesa di propaganda /ff/tj
a veder celebrare la festa con diversi riti
e ceremonie de'vescovi orientali, lestan-
do sorpreso e commosso in vedere cele-
brati i divini misteri ue'vari riti che so-
no adottati nell'unità cattolica, e in udi-
re colle diverse liturgie di tante nazioni
le lodi del Signore, in commemorazione
della manifestazione del divin Verbo alle
genti nella persona de'Magi. Dopo la cap-
pella pontificia passò nella chiesa d'Ara-
celi ad osservare il presepio. Intervenne
piu'e alla cappella della cattedra di s. Pie-
tro, e poi congedatosi dal l*apa ne'primi
di febbraio partì per Napoli, preceduto
• dal corriere Catenacci. Con «juesto si re-
tlituì iu Uoiua verso iio marzo, ferntun-
S V E 275
do la sua residenza nel palazzo Gìraud
ora Toìionia in Borgo. Indi intervenne
in s. Pietro all'esequie anniversarie per
Clemente XI, e successivamente alla cap-
pella della 4-' domenica di quaresima, a
quella per la ss. Annunziata colla solen-
ne cavalcata del Papa, a tutte le sagre pon-
tificie funzioni della settimanasanta, pon-
tificale di Pasqua e solenne benedizione,
assistito per le spiegazioni da un maestro
delle ceremonie pontificie, cui regalò di
tabacchiera d'oro. In tulli i luoghi il Pa-
pa fece erigete decorosi coretti per lui e
corteggio, e in cappella presso la cancella-
ta, oveora sono le dette tribune. Nell'ap-
partamento di mg."" Braschi, maggiordo-
mo e nipote del Papa, ammirò i triregni
pontificii. Donò al Papa tre nobili casset-
te colle serie delle surricordate medaglie,
esprimenti precipuamente tulli i fatti più
memorabili de're di Svezia, cioè una tut-
ta d'oro, le altre d'argento, edi mollo va-
lore. Il Papa,lieti^silllo di questo presen-
te, die al portatore 3 medaglie d'oro e 3
d'argento. Pio VI fece offrire al re pel con-
te Petrignani maestro di camera di mg.**
maggiordomo in bellissiuie casse, 4 pie*
gievolissimi quaclri,due di musaico e due
in arazzo, i primi rappresentanti la Sibil-
la persica, e Diana caccialrice; i secondi
figuravano una Sibilla e Lucrezia roma-
na: lutti con cristalli, e ornati di vaghe
cornici di metallo doralo colla pontificiu
arme.Iuollre le opere incise delMuseoPio-
Clementinodel Piranesi, e della calcogra-
fia camerale, tutte superbamente legale.
Il re in segno di special gradimento re-
galò il conte d'una scatola d'oro elegan-
te. Vide le due girandole o fuochi arlill-
ziali del Castel s. Angelo, per l'annivcr-
sariodell'esaltazionediPio VI; e l'illumi-
nazione della piazza,colonnalo e cupol;« tli
s. Pietro. Nel tempo delle sue due dimo-
re iu Koma fu assai festeggiato con lau-
liscimi pranzi e cene, con isplendide di
mostrazioni e cantate , di frequente djl
cardinal de Bernis, ed alcune d.igli ani-
busciutoridi Spagna, Portogallo, Malli,
276 S V E
Veneziajasslsleodo ancora alla conferma-
zione. Aa Pio VI somministrata alle figlie
dell'ambasciatore Memo. Magnidci con-
viti gli apprestarono i cardinali Herzan
e Pallavicino segretario di stalo, alcuni
principi, le cui conversazioni equelle d'al-
cuni cardinali multo frequemtava, essen-
do andato ancoa'pranzi del senatore di
Roma Rezzonico, e del duca Braschi ni-
pote del Papa. Con intelligenza osservò
tulle quante le magniiìcenze anticlie e
moderne di Roma, ed i principali gran-
diosi stabilimenti; ed intervenne anche a
diverse funzioni particolari, municipali e
sagre, per la propensione che mostrava
per lultociò che riguardava la religione
cattolica. Accuialameute ne visitò le prin-
cipali basiliche e chiese, non mai sazian-
dosi di ammirare spessissimo la basilica
Vaticana, i suoi sontuosi monumenti se-
polcrali,compreso quello della regina Cri-
stina, le sagre Grotte, la cupola nella cui
palla colle forl)ici incise un'iscrizione, e vi
ritornò per leggere la lapide marmorea
che in memoria era vi stata eretta e pub-
blicata dal Diario, co'nomi pure de'suoi
cavallerizzo e maresciallo: in una delle vi-
.site valicane amò osservare il ritodel bat-
tesimo. Tra le alile chiese visitate da Gu-
stavo 111, ricorderò quelle di s. Maria ad
fllartyres o Pantheon, di s. Gregorio al
Celio, di s. Agnese in Piazza Navona per
la solenne esposizione del ss. Sagiamen-
to, il santuario della Scala santa, e la chie-
sa e casa nazionale di s. Brigida, veden-
done le stanze da essa abitate e altre co-
se, I)ramando di tutto essere informato
da'religiosi svedesi che ancora la custo-
divano. Intervenne nel collegio Urbano
per l'accademia poliglotta dtW Epifania,
e gli alunni tra'componimenli de'di versi
linguaggi ne recitarono anche in sua lode.
11 re rimase attonito e meravigliato nel
vedere un'eletta schiera di giovani, diver-
si d'origine, colore e linguaggio, prove-
nieiili d'ogni parte del mondo, ed ivi rac-
colti per la potenza dell'unità cattolica e
colla raedesioia credeuza religiosa, ccle-
S V E
brare ciascuno nella propria favella il
Messia, e i Magi che accorsero ad adorar-
lo; con poetici componimenti de'piìi di-
stinti idiomi delle nazioni, parte maesto-
si e sonori, parte aspri e monotoni. Vi ri-
tornò per osservare lutto l'edifizio di Pro-
paganda, la biblioteca e la celebre Stam-
peria poliglotta (la quale come notai al-
l'articolo Stamperia DI Propaganda, ora
va a rendersi unica), provveduta copio-
samente di caratteri di lingue straniere,
per imprimere libri utili alla propagazio-
ne e mantenimento della fede cattolica.
Il cardinal Anlonelli prefello gli offrì per
saggio un Tetrasùchon tradotto in 44
idiomi iliversi, di suo ordine fallo com-
porre dal soprintendente Cancellieri e da
lui scritto in latino, e ne parlai nel voi.
XI V,p. 240, unitamente al donativo del-
le opere piìi celebri e rare ivi stampale
in lingue orientali. Il re sì mostrò sorpre-
soe sommamente conlento d'avcrsenlilo
nuovamente dagli alunni del collegio Cr-
bano, eletto nelle lingue di quasi lutto
il mondo le sue lodi. Agl'inservienti e ope-
rai della tipografia donò 4" zecchini d'o-
ro; al cardinale vari libri superbamente
legati, econlenenti le carte geografiche di
Svezia, le pianicele prospettive delle fdi-
briche diStockhohn;edue medaglie d'o-
ro al sommo erudito Cancellieri. L'Ar-
cadia nel serbatoio gli die una solenne ac-
cademia, e lo acclamò pastore arcade col
nome d' Anassandro Cheroneo, facendo
co' versi eccheggiar la sala de'suoi encomi:
il re se ne mostrò penelralo, e con inte-
resse vide i ritratti degli arcadi illustri,
fra i quali quello dell'immortale Cristi-
na. Non mancò di visitare e godere le ma-
gnificenze de'palazzi, gallerie e bibliote-
che di Roma, come de'palazzi pontificii
e loro giardini, di Campidoglio esuoi mu-
sei, di Uoii'hese, Pamphilj, Altieri, Ode-
scalchi o Bracciano, Spada, Rospigliosi,
Malici, Massimi alle Colonne, Farnese
già abitato dalla regina Ciì>tina, Corsini
ov'essa morì e vi fu più volte. Si recò in
Caalcl s. Angelo, e nell'armeria papale.
S V E
jVè ommise di visitare gli studi de'prin-
cinali artisti, incisori, scultori , pittori e
musaicisti , inclusivamente a quello del
cav. Francesco Piranesi (figlio del cele-
bre Gio. Battista) suo agente e poi inca-
ricalo d'affari presso il Papa. Visitò i con-
Teuti, i monasteri, e con intervenire alle
vestizioni religiose; le ville suburbane di
Roma, come la Borghese, Patnphilj, Cor-
sini, Altieri, Millini, Patrizi, Albani, Lu-
dovisi, Medici, Bolognelli , Negroni ora
Massimo, facendo escursioni a'suburbani
Frascati, Marino, Castel Gandollò, Alba-
no e Tivoli. Finalmente grato a Pio VI
e a tutti quelli che in ogni maniera era-
no stali larghi di festeggiamenti, si licen-
ziò dal Papa, e dopo affettuosi abbracci
parti per Parma a' 19 aprile, preceduto
dal corriere pontificio Catenacci. Nel n."
972 del Diario di /Jo/»^i 784» si legge
l'elenco de'regali e mancie lasciati in Ro-
ma da Gustavo llljfra'quali donò al car-
dinal de Bernis una scatola col suo ritrat-
to e 3 giri di grossi brillanti, valutata 8000
scudi, altra a mg.*" Braschi di 3ooo scu-
di, al conte Giraud un quadro col suo
ritratto da porsi nella camera iu cui dor-
mi,al custode generale d'Arcadia ab. Piz-
zi una ricca scatola d'oro, altra al corrie-
re Catenacci con 1 00 zecchini; quanto al-
le mancie, 200 zecchini alla famiglia pon-
tificia, 600 a quella del cardinal de Ber-
nis, oltre! 00 al cameriere, e una tabac-
chiera d'oro al gentiluomo. Racconta No-
vaes , che Pio VI ricolmò di attenzioni
Gustavo Ili, dichiarandogli la sua grati-
tudine per la protezione che dava a'cat-
tolici dc'suoi slati, onde n'era estrema-
mente conlento, e calorosamente a lui li
raccomandò. Che il cardinal de Bernis
scherzosamente disse al re, che Roma a-
vrebbe desideralo in lui meno modeslia,
nolo essendo che sotto il nome di conte
d'Haga si ascondeva il re di Svezia. Im-
perocché nelle fun7Ìoni amava restar con-
liiso tra'foreslieri, ma le avvertite guar-
diL' curavano di aprirgli l'adito a tulio,
prodigando le maggiori distinzioui. Com-
S V E 277
mosso dallo spettacolo toccante che pre-
senta Roma e la gerarchia ecclesiastica, i
suoi decorosi ri ti, le simboliche e misteriose
ceremouie,il re pienodi profonda ammira-
zione piìi voi le confessò, che i suoi correli-
gionari protestanti aveano torto di critica-
re la pompa ecclesiastica delle s. funzioni;
poiché essendo la religione necessaria a'po-
poli, trova va con veniente e necessario il cir-
condarla di quanto può renderla augusta
e imponente; dimostrò pertanto desiiierio
d'esserne istruito, e il Papa in tutto lo fece
appagare. A tutte le ore fu sempre Pio VI
accessibile per riceverlo con amore, ed il
re che lo venerava si mostrò soddisfattis-
simo dell'accoglienza ricevuta, non me-
no dal Papa che da'romani. Leggo Del-
l'/^ r/P di veri^car le date, e nelle biogra-
fie di Gustavo IH, oh' esso nel giorno di
Pasqua, trovandosi in Roma, il suo gran-
d'elemosiniere barone di l'aube (che nel
Diario di Roma si dice i. gentiluomo di
camera e cavaliere commendatore de'suoi
ordini), coll'assistenza d' un cappellano,
celebrò il servigio divino giusta il rito lu-
terano nel palazzo Giiaud : il re e tulli
gli astanti ricevettero la comunione sotto
le due specie. Eransi raccolti «ella cap-
pella regia tutti i protestanti che trova-
vansi in Roma, nella capitale del mondo
cattolico, e fu un avvenimento che non
aveaavutoesempi. Lo credo, almeno che
lo sapesse il pubblico. Aggiungerò che il
re, dopo aver in Roma osservalo i mo-
numenti delle arti e onorato gli sludi de
gli artisti, comprò statue, quadri, uieda-
glie, musaici: oggetti che trasportali a
Slockholin , aumentarono il museo di
quella grandiosa capitale. Ne'primi di giu-
gno arrivò a Parigi per visitare nuova-
mente quella gran metropoli eLuigiXVf,
ove si trallenne sino verso la fine di lu-
glio. Si rinnovarono gli antichi trattali
tra Francia e Svezia, e furono pagali a
(instavo III, 1,200,000 lire di sussidiiar-
rctrali, indi i minislii delle due potenze
segnarono una conveir/ione oonfermalri-
ce quella di comuicrcio e uuvij^uziuue del
278 SVE
I 74 ' • " ''c accordò a'fiancesi un perpe-
tuo tieposilo nel porto di Golbeuaburgo,
e la Francia gli cede l'isola di s. Barto-
lomeo nelle Anlille.Tra'due re si conven-
ne poi a un patto segreto d'amicizia e d'u-
nione: si garantirono a vicenda i loro sta-
li in Europa, e promisero in caso di ag-
gressione reciproco aiuto; cioè la Svezia
8 vascelli di linea e 4 fregate; la Francia
12 vascelli di linea, 6 fregate e 12,000
fanti, e in caso d'impotenza somministra-
zioni di denaro. Il re tornò ne'suoi stati
iu agosto: durante il viaggio die parec-
chi utili regolamenti, e dopo il suo arri-
vo in Isvezia si occupò de'miglioranjenfi
in ogni ramo d'amministrazione.Di nuo-
vo si fece sentire il flagello della fame, e
il re nulla trascurò per alleviar la pub-
blica miseria. Dopo che gli Stati-Uniti po-
terono far riconoscere la loro indipenden-
za, il re strinse con loro un trattato d'al-
leanza e commercio. Ma non ebbe lunga
durata la pace colla Russia, mentre le di-
visioni e turbolenze interne già soffoca-
te cominciavano a rinnovarsi, e nella die-
ta del 1786 sorse aperta opposizione di-
retta da alcuni membri nobili partigiani
del precedente sistema di governo. Gu-
stavo III sdegnato degli sforzi che face-
vano gli emissari russi per riguadagnar
V influenza esercitata sulla Svezia, e per
muovere a ribellione la Finlandia, fece
armare rapidamente a Carlscrona formi-
dabile squadra, trasse al suo partito la
Prussia e ottenne sussidii da'turchi. La
guerra colla Russia divampò nel 1788;
la flotta svedese combatteva con felice e-
vento la russa, presso Hogland : l'eserci-
to di terra dovea marciare su Pietrobiu'-
go, (juando la flotta fu battuta a' 17 lu-
glio da Creig, e la diserzione di parecchi
ufììziali concorse a'successi della Russia,
sul pretesto che la Svezia non era stata ag-
gredita, e che il re non avea diritto di far
guerra offensiva. Il colonnello liaestslvO,
i^h'era alla testa degl'insorti, fece depor-
re le armi al suo reggimento d'Abo, e il
suoeseaipio seguirono gli altri: indi su-
SVE
bornarono le truppe e intavolarono ne-
goziazioni co'generalidell'imperatriceCa-
terina II. Il re riboccante d'indegnazio-
ne e sorpresa, dopo essere stato traltenu-
tf) per più giorni nella sua tenda da' capi
della congiura, gli riuscì partire dalla
Finlandia e recarsi a Stockholm, indi vi-
sitò le Provincie del settentrione e del-
l'occidente del regno. Arrivato in Dale-
carlia arringò il popolo per indurloa mar-
ciare contro gli oppressori della patria :
la sua eloquenza produsse mirabile effet-
to, e 2000 dalecarli si armarono tosto per
la sua causa. Avendo sapulo che la Dani-
marca, alleata di Russia, avea fatto en-
trare in Isvezia un corpo di truppe per
assediarOotheraburgOjil re vi corse a ria-
nimare il coraggio del presidio e stornò
il progetto del nemico : colla mediazione
d'Inghilterra, Olanda e Prussia, la Dani-
marca fu obbligata alla neutralità. Com-
parvero a Stockholm e nelle provincie al-
cuni scritti anonimi, ne' quali molti ufPi-
ziali erano accusati di tradimento, i cit-
tadini di Stockholm si armarono, e il re
vi ritornò a' ig dicembre: il suo ingresso
fu un trionfo, la cittadinanza volle tirare
la carrozza del re, e nella sera fece gene-
lale illuminazione. Nel gennaio 1789 la
dieta incominciate le sue deliberazioni, ed
i nobili fatte nascere difficoltà, insorse vi-
vissima discussione, riprovata dal clero,
dalla cittadinanza eda'paesnni. li re cal-
colando su questi ultimi 3 ordini, fece ar-
restare i nobili capi dell' opposizione, e
propose nuova legge costituzionale o yil-
to d'unione e di sicurezza, nella quale si
aumentò il potere regio con diritto di far
guerra e pace, concludere trattali, con-
ferire pubblici impieghi e amministrar la
giustizia, e siccome divenuto inutile, se-
guì la soppressione del senato. Gli stali
quindi accordarono al re un sussidio pel
proseguimento della guerra. Intantogiu-
dicati edaunati a mortei capi uilìziali del-
la cospirazione di Finlàndia, fu giustizia-
to il solo colonnello Haestsko. Nel marzo
I 790 il re passalo in Finlandia aprì la
S V E
campagna contro i russi: seguirono vari
coiiibattiiuenli Ira' due eserciti e le due
flotte, ed i successi furono i)ilanciati. Vo-
lendo il re tentar un colpo decisivOjCon-
diisse i suoi vascelli nel golfo di Wiborg,
ne assediò la città, e avviò alcuni drap-
pelli a Pielrubuigo. Essendo riuscito al-
la flotta russa di tagliargli la comunica-
rione coll'esercito,e serrata la svedese nel
golfo, correva il rischio di cader nelle ma-
ni nenjicbe, onde il re animosamente, non
senza pericolo e perdile, si apr\ un pas-
saggio a'3 luglio. Indi avendo il principe
diNassau comandante le cannoniere russe
assalito le svedesi nello stretto di Suens-
kund, dopo un combattimento di 24 ore
il re riportò compiuta vittoria: i più belli
vascelli russi furono presi o arsi, moriro-
no 8000 russi, e gli svedesi ne fecero piìi
di 6000 prigionieri. Caterina 1 1 diresse uu
manifesto a tutte le potenzed'Europa, la-
gnandosi amaramente della condotta del
re di Svezia, le cui truppe aveano ope-
rato alti ostili prin^a che si attendesse la
guerra. Gustavo ili rispose con una me-
moria sui pericoli che minacciavano l'è-
(juilibrio politico dell'Europa, dal prin-
cipio del regno di Caterina li; dichiara-
zione die porta per epigrafe il passo di
Vii gilio: Accipe nane Danauru iiisidias.
A tale vittoria seguì la pace di Verelan
a'i 4 agosto, e le due potenze rientraro-
no nell'antiche relazioni. Nell'estate 1791
Gu^tavulli si trasferì in Aquisgrana con
pretesto di prender l'acque, ma per pro-
curarsi più particolare cognizione degli
avvenimenti della terribile rivoluzione di
Francia, edegl'interessi de'diversi partili.
Voleva avvicinarsi alle frontiere diFran-
cia per dar opera ad una controrivolu-
zione, e passando per Mecklenburgo si
abboccò con mg.' Caprara nunzio di Pio
VI, che vi si era recato colle slesse mire;
andò poi a conferire col duca di Bruns-
wick; ma l'arresto di Luigi XVI a Va-
icnnes fece andare a vuoto i piani con-
certati tra il re, gli emigrati francesi rea-
listi e le potenze u-ìtcrc. Uilornato iu Uve-
S V E 379
zia, continuò a occuparsi di tale oggetto
e negoziò l'alleanza colla Russia, la Prus-
sia, l'Austria, ei principi francesi, cui e-
ra riuscito fuggire a Coblentz, onde li-
berare l'imprigionato Luigi XVI e porre
un freno al tremendo partito democra-
tico. Caterina II alleala del Nord contro
Francia per ispeguere i disastrosi prin-
cipii della spaventevole rivoluzione, pro-
mise al re 1 2,000 russi e 3oo,ooo rubli.
Essa con Gustavo III ricusarono riceve-
re la notificazione fatta loro a nome di
Luigi XVI d'aver egli accettata la costi-
tuzione,dichiaranJo ambedue di non po-
ter riguardare quel monarca come agen-
te di libera sua volontà. Gustavo III che
avea ritirato il suo ministro da Parigi,
accreditò il conte d'Oxenstiern qual suo
ministro plenipotenziario presso i fratelli
di Luigi XVI a Coblentz. Allettato Gu-
stavo HI dall'idea di porsi alla testa d'u-
na crociata destinata a combattere l'as-
sen)blea nazionale di Francia, vedeva eoa
compiacenza che la sua alleanza col più
potente de' suoi vicini gli permetteva as-
sentarsi dal regno. L'imperatrice dal suo
cauto vedeva volentieri occupata altro-
ve l'operosità d'un re che avea osato ap-
pressarsi da nemico così da vicino a'ba-
1 nardi di Pietroburgo. Prima d'impegnar-
si in così arilila impresa, giudicò il re di
tutto provvedere, per assicurar la Iran-
(|(iillilà interna de'suoi stati, in un'epo-
ca in cui tutte le menti in Europa tro-
Vcivansi in fermento. Intanto le finanze
del regno non erano state regolate dopo
la guerra di Finlandia, e il credito pub-
blico notabilmente ne solfriva. Il re con-
vocò per necessità gli stali nell' inverno
lyc)! in Gelle; vi osservò una forte op-
posizione ne'nobilijinala proposizione del
principe fu vinta, e i deputati della na-
zione lo rassicurarono con illimitala ga-
lanzia sul debito contratto dal governo
durante la guerra. Questa gli si era rim-
proverata dalla sempre avversa nobiltà,
che non sapeva perdonargli il potere che
le avea tulio; ma senza della guerra trai
28o S V E
lavasi decidere chi regnerebbe a Stock -
holnti; se il re di Svezia o gli emissari rus-
si; per cui egli la cliiamò guerra difensi-
va. La nobiltà andava formando de'con-
ciliaboli e trame contro la vita del re, che
sarebbero già scoppiate se non partiva per
la dieta. Però la borghesia e i paesani, che
sino allora aveano mostrato tanto attac-
camento al re, ricusarono dieci milioni di
lisdalleri per un progetto cui non giudi-
cava in quel momento manifestare, cioè
la spedizione di Francia. Tuttavia il re
restò contento d' aver ultimato una die-
ta in cui erano tanti malcontenti. Gusta-
vo HI era ritornato da qualche tempo a
Slockholnijdove regnava in apparenza la
maggior calma. A'i6 marzo 1792 vi fu
nel teatro dell'Opera un ballo masche-
rato, a cui il re pure mascherato u)ler-
venne; però una lettera anonima 1' avea
avverlitodelccrloed estremo rischio che
correva, ma egli nel suo coraggio credè
uon calcolarla,preferendo l'abbandonar-
si al suo destino, che tormentarsi con pre-
cauzioni. Nel mezzo della notte fu ferito
da un colpo di pistola con canfora a ven-
to, carica di due palle e chiodi, e traspor-
talo in un vicino appartamento mostrò
la massima tranquillità; s'iiiterlenne coi
inini&lri stranieri e parecchi allri perso-
naggi e die gli ordini necessari. L'assassino
G. Ankarslroem ex alfiere o insegna del-
le guardie turchine, fu scoperto il gior-
no dopo, e ue'dì seguenti furono arrestati
i suoi complici, i conti Ribbing e liorn, il
colonnello Lilichorn autore dello scritto
anonimo, e il barone EhrenSAvaerd. La
nobiltà svedese malcontenta per vedersi
ristretta ne'suoi diritti, tramò la cospira-
zione e trasse a sorte co'dadi chi dovea
uccidere il re, e toccò al ca[)itano che lo
assassinò, il quale eia stato graziato della
vita per la trama nella guerra di Russia,
Questo mostro d'ingratitudine ebbe poi
a' 22 aprile tronca la mano e la testa.
Quando il re si sentì colpito, sul momen-
to credette che fosse stata la mano d'un
giacobino fraucese,comechc sempre pre-
S V E
occupalo de'suoì progetti contro la Fran-
cie rivoluzionata. Idea che con arte pro-
palarono subilo i congiurati, per rimuo-
vere affatto i sospetti su di loro. All'an-
nunzio del regicidio, mostrò il popolo il
più intenso dolore,e si dimenticarono tut-
ti i torti che gli erano stali rimprovera-
ti. L' assassino confessò, che si doveauo
pure trucidare il duca di Sudermania, i
principali personaggi che godevano la re-
gia fiducia, impossessarsi di Gustavo IV
e obbligarlo a proclamare una nuova co-
stituzione analoga e' principii e interes-
si de'congiurati. 11 re ferito mortalmen-
te tra l'anca sinistra e la spina dorsale,
con atroci dolori visse più giorni e spirò
a'i^ marzo, dopo aver inculcato di per-
donare a' complici dell'assassìnio, e con
fermezza senza un lagno dettate le ulti-
me sue volontà per la reggenza e l'edu-
cazione dell' unico suo figlio Gustavo IV
Adolfo, essendo morto l'altro Carlo Gu-<
stavo: dichiarò reggente il proprio fra-
tello Carlo duca di Sudermania, suo oc-
culto nemico non meno che del nipote,
e poi fu Carlo XI 11, dopo il decndunen-
to di Gustavo IV pronunziato dagli sta-
ti, 11 re Gustavo III dolalo di talenti po-
co comuni,e pieno delle rimembianze de'
suoi illustri predecessori Gustavo I, Gu-
stavo II Adolfo e Carlo X, volle restitui-
re alla Svezia lo splendore nel quale avea
brillalo sotto di essi; ma le circostanze po-
litiche erano diverse, e la Svezia da un
secolo Irovavasi ridotta a sfera troppo ri-
stretta per competere colle potenze ilive -
nule dominanti. Le divisioni interne ac-
crescevano gli ostacoli, e il disordine del-
le finanze diminuiva i mezzi. Per altro
il modo onde Gustavo IH contenne i par-
titi,e il trionfo che riportò sui nemici fin-
ché fu immolato dal tradimento; l'esito
felice della guerra col piìi potente de'suoi
vicini, e l'impulso che die al commercio,
alle lettere e alle arti, sono prove della
«uà attivila, coraggio e perseveranza. De'
lieti suoi successi, nelle circostanze criti-
che del regno, andò iu molla parte de-
S V E
bitore alla piacevolezzn del suo carattere,
e al dono delia facondia die possedeva in
grado enìinente. Amava la pompa, e la
sua corte era una delle piti hrillanli d'Eu-
ropa: amò il fasto e si abbigliava con e-
leganza che partecipò della vanità. I suoi
ozi erano principalmente spesi nella let-
tura, nel diseguo e nelio scrivere coinpo-
iiimenli teatrali, di cui attingeva gli ar-
guinenli dalla storia del suo paese. Fin
dal |)rincipiodelsuo regno eresse il bell'e-
difJzioov'èil teatro dell'Opera nazionale.
IS'eliybG fondò sul {nodello dell'accade-
mia francese, un'accademia svedese,econ-
corse per uno de'prinii premi proposti;
senza farsi conoscere inviò l'elogio del leld-
maiesciallo Torslenson, die fu coroRato.
Le lettere da lui scritte, i suoi componi-
nienti teatrali, i discorsi che recitò nelle
diete e in altre circostanze, furono pub-
blicati colle stampe.Gli si attribuirono le
Iti/lessionisuWa necessità di francare il ve-
stiiedegli svedesi dall'impero umiliantee
dispendioso delle mode straniere,i'oviuo-
so fomento del deplorabile lusso, stam-
pale all'Aia nel 1778. Dagl'imparziali gli
furono resi grandi e giusti elogi. IMallet
Diipan dice che niun sovrano del secolo
XV Ili, tranne Federico !l il Grande, lìon
avrà un posto così considerabile nella sto-
ria. Vendicò neh 7721 diritti della nazio-
ne,riprese i propri, rislnbih le basi ildl'an-
tica costituzione, e ripristinò l'equilibrio
tra la libertà e la monarchia. Sotto la sua
amministrazione operosa disjiarve la ve-
nali tà,ni uno osò far Iranico del la patria. La
marina, l'armala, le fortezze, il commer-
cio marilliiiio, la considerazione al di fuo-
ri, le arti, rinduslria in (pieslo regno ca-
lunniatosi rianimarono, >oii avendo po-
tuto spegnere il germe delle fazioni, sep-
pe infrenarle. Funi raris-.imamente, per-
donò ad ingrati benché sapesse non tra-
lascierel)beiodiesHMlo. Niun sovrano for-
se ebbe più zelanti amici, né più alVezio-
iioti, uè più implacabili nemici. L'Euro-
pa fu testimonio di sua attività, valore e
ioiiiì di spirilo che uiuu ruvcsciu sapca
S V E 381
sconcei tare. Era colto, letterato;- il suosli-
leavea il mcritodella concisione, e in uno
della robustezza e chiarezza. Gustavo ll[
alle fpialità d'un gran re unì quelle del-
Tuomo il più amabile. Era padrone di se
stesso, sobrio e fi"ugale, clemente, umano
e sensibile. Questo complesso di eminenti
qualità compensano i suoi difetti esage-
rali dallo spirito di parte. Abbiamo: Ili-
stoive dt l assassinai de Gustavo III voi
de Suède, Paris 1 797. Storia del regno e
della vita di Gustavo III re di Svezia ,
Venezia i 792.
Gustavo IV Adolflj successe a suo pa-
dre a'29 marzo I 792 di circa i4 anni, sot-
to la reggenza dello zio Carlo duca di Su-
dermauia,che pe'suoi principii massonici-
liberali non seguì 1' Ostilità adottata dal
fratello contro la rivoluzione fi ancese, né
prese veruna parte alla guerra allora scop-
piata in Europa, usando in vece di tutte
le larghezze: questa condotta pacifica gio-
vò al commercio e all'industria. Inoltre
il reggente non si limitò a fir pios[)erare
la navigazione; e pretendono alcuni, to-
gliendone la gloria a Guatavo 111, che il
reggente istituì a Stockholm il museo del-
le belle arti, raccogliendovi gli spaiai cpia-
dri e quelli di valore, ciò die altri allatto
dicono l'opposto, ed impiegò gl'iminensi
materiali adunali a fjrmare sontuoso il
palazzo del castello d'IIaga, per compiere
l'accademia militare trasferita da Carl-
scrona aCarlberg. Imperocché immaginò
ed eseguì il piano d'un' accademia milita-
re,facendo istruire 200 allievi nelle mate-
matiche, nella tattica militare, nella nau-
tica, nella geografia e storia. Gustavo IV
giunto air età maggiore s[)0sn poi Feile-
rica Dorotea di Daden : pailrone ilei go-
verno, abbracciò un sistema di politica
diverso da quello seguilo dallo zio, e volle
soslenere egli solo guerra controia /vvia-
c;Ì7,che avea vinte e sotl»)messequ,isi tut-
te le potenze europee, al moilu che nar-
rai ne'Ioro articoli, tanto sotto la sua re-
pubblica, clic dopo istituito l'impero da
rSapuicuuc ILìuujpailc.ldaucaKiauo alle
28i S V E
fronliere,! russi occupavano laFÌD!ancIia,e
ifiiiiicesi la Pomerania. La nazionesveùe-
se adombrala da'piogelli del re,e oppres-
sa dal peso dell'imposte, domandò istan-
lemenle a Gustavo IV di pacificarsi con
Francia e gli alleati suoi, siccome unico
mezzo di salvare il regno. Ma le propo-
sizioni furono rigettate dal re che si appa-
recchiava ad aprir la campagna, quando
intese a suo danno la marcia di due ar-
male svedesi verso la capitale, per rom-
pere la guerra civile. Piegato Gustavo IV
dal maresciallo di corte eda due generali
di cambiar politica o desislere di regnate,
snudò la spada e volle scagliarsi contro
di essi; ma essendo solo e senza nemme-
no i (.\(iì: reggimenti della sua guardia da
lui disgustati perchè li avea livellati alla
milizia, Cu disarmato e colla sua famiglia
chiuso nella fortezza di Drottuingholm ,
ove nel dì seguente 29 marzo 1809 die
la sua abdicazione. Il suo figlio Gustavo
priiici[)e reale di Svezia fu dichiaralo de-
caduto de' suoi diritti. Narra 1' annalista
Coppi, all'unno 1809, che Gustavo IV non
avendo voluto cedere alle istanze che la
Hussia gli avea fatte, di chiudere il Bal-
tico a'vascelli stranieri ed accedere al si-
stema continentale, a tenore de'patli se-
greti da essa convenuti con Napoleone I
imperatore de'francesi col trattalo di Til-
sit, sul principio del 1808 gli avea mosso
guerra,ed avea seco trutta la Danimarca.
Gustavo IV co'soccorsi dell'lnghillerra si
difese con molta energia, ma le forze e-
rano troppo disuguali, e nel corso della
campagna perde la Fuilauilia. Questo di-
sastro e il carattere inflessibile e talvolta
stravagante di Gustavo IV, per cui si te-
mevano altre perdile maggiori, produs-
sero molti malcoulenli fra la classe prima-
ria,e in fine una congiura per deporlo dal
trono. Sul principiodi marzo 1809 il feld-
maresciallo Rlingspor, il generale Alde-
rereux, e i colonnelli Aldersparree Schiol-
debrand miuacciarono la capitale con un
forte distaccamento dell' armata inviala
contro Norvegia; quindi a'i 3 Io arrcsta-
S VE
rono e 3*29 lo indussero ad abdicare la
corona. Salì allora al trono lo zio duca di
Sudermania,che prese il nome di Carlo
XI li. Apprendo dalla storia su questo priiv
cipe, che il padre suo Adolfo Federico II
lo avea fatto grande ammiraglio di Sve-
zia, di che folle renderlo degno con cor-
rispondente educazione, e vi corrispose
con successo. Prima cheil fratello Gusta-
vo III ascendesse al trono insorse fra essi
una specie dì rivalità e d'emulazione, e
nel cuore del duca di Sudermania gli ven-
ne desiderio di succederlo alla corona.
Quando poi seppe che non poteva Gu-
stavo 111 aver figli, il duca gli mostrò a-
micizia, e divenuto re il fratello ebbe il
goveTno di Slockhohn e lo pose a parte
de'progetti per distruggere la deforme 0-
ligarchia-.ilducalosecondòenergicamen-
te, persuaso che giorava a se medesimo
nella speranza che dovea poi stringere lo
scettro, onde contribuì al trionfo del fra-
tello, e fu allora che divenne duca di Su-
dernianiaiu premio di sua condotta, indi
prese moglie. IMa la fama che diceva Gu-
stavo 111 incapace d'aver figli, quando gli
nacque l'erededel trono, in vece si rivolse
contro il duca che veramente non ebbe
mai prole, e restò interamente deluso
(piando supponeva che fosse per[nascergli.
Vedendo annichilite le sue speranze, tor-
nò il duca ad esasperarsi col fratello, an-
dò spargendo dubbi sulla legittimità del
nipote poi Gustavo IV, molte persone ri-
tennero la nascita del principe misteriosa
e con (rode; ma 1' altra nascita a Gusta-
vo III d'un 2." figlio fece tacere le ardite
congetture,con aumento di slizza del du-
ca fratello. Nondimeno lo stuolo dei mal-
contenti si raggrupparono intorno a lui, e
il suo palazzo diventò una specie di cen-
tro d'opposizione, ove potevasi favellare
di costituzione e di libertà. 11 duca solca
far pompa d'un zelo per la massonerie!, e
s» fece insignire della i.^ dignità del rito
massonico di Slockholm: divenuto re i-
slituì iu favore di tali settari l'ordine e-
fj'icslre che descrissi iu principio. Nella
S V E
guerra c(^la Russia non servì il fratello
ji-aliiiente, e pare die segietamenle se la
iiitttuiesse co' russi, gedoUo da Caleiiua
11 colla lusinga di fargli cedere la Fin-
landia io sovranità: la successiva condot-
ta nel comaDdo della flotta conferma il
narrato. Il tradimeutu che ioipedì l<i di-
sfatta della flotta russa essendu ignoto a
Gustavo III, fece il fratello governatore
di Finlandia con onorifiche prerogative
principesche. Quando il resi coliegò con
Caterina li, già sua implacabile nemica,
pelcomun odio che portavano a'principii
anti-monarchici, il duca pe'suoi vincoli
e per le sue dottrine massoniche liberali,
si trovò gabbato e allontanato dalla re-
lazione russa per propendere in favore del-
la Francia rivoluzionaria. La stoiia regi-
strò pure che il regicidio del fratello e vir-
tuoso Gustavo IH fu commesso col di lui
consenso e sotto gli auspiciì de'suoi amici.
Il re ciò ignorando, lo dichiarò reggente,
consideiaudochesarebbeslato inutile l'e-
scluderlo, e la tutela e custodia di Gusta-
vo IV l'affidò ad Armfeli; ma il duca ac-
comunò la reggenza colla tutela, e mosti ò
una scandalosa indulgenza co'complici del
regicitlio. Die maggior latitudine alla
stampa, alla libertà di parlare, e dichìa-
rossi neutrale con Inghilterra e Francia;
né all'imperiosa Caterina 11 le riuscì di
trarlo negl'interessi politici cogli altri so-
vrani nella lega anti-fruncese. Si ebbe
<|uindi a dire che il reggente eia stipen-
dialo dal comitato di salute pubblica fi aii-
ccse, che gli avea dato 4 milioni per rom-
perla a un tratto colla Russia. Procurò gua-
dagnarsi i soldati, onde alcuni temerono
che volesse farne un isti iimento di di>po-
lismo e di usurpazione. Colla sua somma
iiiflueoza sul nipote Gustavo IV, stornò
il matrimonio cheCateriua II voleva strin-
gere con una sua nipote,e perciò fecoguio-
care la scaltrezza e l'opposta religione gre-
co scismatica. Conosciuto orcuai da tulli,
cprivod'appoggijdovè ritirarsi dalla reg-
genza, (|uando il nipote divenne in.igi;io-
ictmo Ma la i^ca^iuuc upci alasi dalle lal-
S V E a83
se miiure e dagli errori di Gustavo IV,
che non avea alcuna idea dell' Europa,
aprirono al duca un adito facile per ri-
[ligliarsi un potere, il cui esercizio nelle
sue mani era stato meno fatale alla Sve*
zia. Però Gustavo IV non era il solo o-
slacolo all'ambizione del zio, eiavi pure
quello del principe reale suo figlio; laon-
de il duca dal fondo del suo castello di R.o-
sersberg apparecchiò gli accennali avve-
nimenti del 1809, senza che mai compa-
risse il suo nome: volea apparire sulla sce-
na quasi costretto di viva forza, e compa-
rirvi come il salvatore della Svezia, o co-
me se questa in lui non potendo conse-
guire il re peressa domandato.stessequasi
in procinto di cader in dissoluzione o di
diventare provincia straniera. Molli e sva-
riati progetti furono l'uno dopo l'altro
proposticon tanto poca segretez'/a,chesot-
to un governo diverso da quello di Gu-
stavo IV^, i membri di siffatti conciliaboli
sarebbero stati posli in prigione, ma l'in-
fluenza da cui erano proletti era forte.Fra
questi piani, uno rannodavasi colf inva-
sione della Scania delle truppe danesi e
fiancesi.sottogli ordini del maresciallodel-
l'impero Bernailotle.poi Carlo XIV, nella
primavera I 808, dietro cui l'infelice Gu-
stavo IV do vea essere assassinato uelmo-
mento in che a Stockholm si fosse saputo
lo sbarco: invasione che avrebbe prodotto
lo spartimenlo della Scania tra la Russia
e la Danimarca, o almeno la porzione che
fosse toccata in sorte a Carlo duca di Su-
dermania sarebbesi ridotta a cosa meschi-
na. In conseguenza a tali riflessi, l'inva-
sione non potè riuscire, per aver il duca
avvisato gl'inglesi di ciò che apparecchia-
vasi contro la Scania, avviso che fu ba-
stevole per mandar a vuotola spedizione.
Ogni speranza d' essere sostenuto dall.i
Francia non era per altro da lui perduta.
^'erso la metà del 1 808 l'imperatore Na-
poleone 1 fu scandagliato per sapere, so
nel caso in cui Gustavo IV fosse deposto,
la Svezia potesse contare suli'indipt nden-
/a, vale a dire se il «.luca di Sudciiuama
284 S V E
sarebbe riconosciuto come re. Rispose Na-
poleone I: E' troppo tardi, la mia parola
è impegnata col principe reale di Dani-
marca.Questo linguaggiodeterminò il du-
ca ed i suoi fautori a gettarsi dal lato del-
la Piussia e deiringhillerra. La Finlan-
dia quindi fu invasa da Buxliowilen: A-
lopeus e Brown divennero l'anima delle
trattative che i congiurali iniziarono col-
la Russia e l'Inghilterra, coronate poi col-
r arresto del disgraziato Gustavo IV in
mezzo della stessa sua reggia, appena n'e-
ra partito il duca zio. Erano 20 ore circa
che i suoi partigiani ed egli slesso, «eser-
citavano sul re, che volea partire da Sto-
ckholni, una sorveglianza in cui tenne il
duca quasi in istato di schiavitù. Egli quin-
di respinse in una scena già combinata,
l'invito che gli fecero i congiurati di met-
tersi al timone dello stato,e non parve ar-
rendersi che alle reiterale loro istanze. Al-
lora sotto il titolo di amministratore della
Svezia, adottò di concerto colle potenze
alle quali doveansi de' riguardi, tutte le
misure necessarie alla consolidazione del
suo potere, e alla pacificazione della Sve-
zia.Cessa ronoipaindi le ostilità coliaFran-
eia, Russia e Danimarca. Gustavo IV rin-
chiuso nel castello di Drottningholm, al-
tri dicono di Griipsholm, elfettuò la sua
abdicazione, schiettamente e semplice-
menle.Si dimenticò senza dubbiocheque-
sla rinunzia, anche volendola supporre
spontanea,investiva il di lui figlio Gusta-
vo da cui egualmeute sarel)be convenuto
ripetere l'abdicazione. Tale allo letto agli
stati il ioma°;"io,essi finsero credere baste-
\o\e per dichiarareGuslavo principe reale
e la sua discendenza decaduti per sem-
pre dal trono e governo di Svezia; servi
di |)relndio ad altri maneggi, il lisultato
de'(juali fu l'elevazione del duca di Su-
dertnania alla dignità reale a' 6 giugno
1 809, e fu coronato a'ac) nella cattedrale
di Stockholm col nome di Carlo XIII. I\Ia
l'ambizioso duca non polègiuiigereal tro-
no che a caro prezzo, avendo dovuto ap-
pagare i libeiali, Napoleone 1 e la Russia,
S V E
cose tolte forse inconciliabili. I liberali
compilarono una costituzione ini i4 ai'-
ticoli, da cui la potenza reale venne limi-
tala, fu stabilito un consiglio quasi sovra-
no, con regole in caso d'assenza o malat-
tia del re, al quale venne proibito il di-
ritto di fu" guerra senza il parere del con-
siglio. Il duca dovè accettarla prima che
la corona gli fosse offerta. Per compiace-
re poi a Napoleone I e non avendo figli,
adottò come suo erede presuntivo, e lo fe-
ce adottare a' 18 luglio o a'28 agosto da-
gli stati sebbene dissenzienti, il princi-
pe Cristiano Augusto di Schleswig-Hol-
stein-Soenderburg-Augustenburg, a cui
r imperatore de' francesi avea dato la
sua parola di farlo re di Svezia. Cristia-
no Augusto dedicato alle armi, nel pre-
cedente anno era stato fatto dal re di Da-
nimarca, comandante generale in Nor-
vegia, allorché la guerra divampò colla
Svezia, e gli svedesi lo conobbero sotto
vantaggiosi aspetti e si guadagnò la stima
loro. La dieta concesse agli stati inferiori
parecchie facoltà, che sin allora erano ri-
servate alla sola nobiltà; determinò la
gran comunicazione del lago Wenern e
delBaltico,per mezzo del canale diGothie;
la libertà della stampa fu riconosciuta con
legge, con alcune restrizioni che piìi tardi
s' aumentarono pel solito eccessivo abu-
so. Indi Carlo XIII rivolse i suoi pensieri
a ralfermare la pace del regno, ed in fatti
la concluse a' 1 7 settembre in Fredericks-
hamm colla Russia, cedendole interamen-
te la importante provincia di Finlandia
sia per popolazione che per posizione mi-
litare, la Westro Botnia e l'isole d'Aland
e di Torneo, promettendo d'adottare il
sistema continentale volnlotla Napoleo-
I. A' I o dicembre si pacificò col trattato
di loenkoeping colla DaQÌmarca,e gli gio-
vò a garantir le frontiere da attacchi stra-
nieri. A' 6 gennaio 1810 in Parigi con-
cluse la pace con Napoleone I e la Fran-
cia, tornando perciò la Svezia a domina-
re nell'isola di Rugen e nella Pomerania,
Nel di seguente Cristiauo Augusto entrò
S VE
in Isvezia, ed a'i^ sì tenne assemblea so-
Iciine degli stali, in cui il piiiici[)e fece il
giiiinnicnto voluto dalla coslitiizioiie, e
ricevè l'omaggio de'rapj)i-eseritanti della
nazione. In pari tempo il re fece leggere
ratto col quale l'adottava per erede pre-
suntivo del trono, e gli dava il nome di
Carlo in vece del precedente di Crisliano.
Questo principe in breve per la sua gran
popolarità si guadagnò 1' iìilelto del po-
polo. Ma per quanto bisognoavesse la Sve-
zia di pace, l'obbligo di Carlo Xlll in se-
guire il sistema continentale paralizzò
gran parte di sue forze e fece sollevare il
grido di malcontento nazionale. Divenu-
le perciò risotene del Baltico asilo di con-
trabbando, Napoleone 1 vi fece esercitare
da'suoi agenti severa vigilanza, e vi co-
strinse il re a fare altrettanto. Già dopo
H mesi di cattività lo sventurato Gustavo
IV era statoesiliato in perpetuo della Sve-
zia coll'annua rendita di 3Go,ooo fran-
cbi, de'quali I 44)<^oo presi sul preventi-
vo dello stato, e morì nel i 887 (qui duo,
che il principe Gustavo suo iiglio entrò
al servizio militare dell' Austria, e nel
1853 la sua figlia principessa Carolina
Vasa sposò il principe Federico Augusto
Alberto di Sassonia, come primogenito
del re che regna Giovanni IN epomuceno,
il quale a'9 agostoi 854 successe al fra-
tello Federico Augusto II, morto d' im
calcio di cavallo nel capo, rovescialo dal-
la carrozza tornando da Monaco a Dre-
sda). Ad onta di sìlfalle cose, lo spirilo di
fazione in Isvezia era ben lungi (laire«;se-
re soffocato. Inlanto verso la primavera
la salute di Ciarlo Augusto coiuinciì) ad
alterarsi, nondimeno si recò nella Scania
per passar in rassegna un corpo di truppe
ivi raccolte. A'28 marzo ti aballò da ca-
vallo privo di sensi, e inqtrowisamenle
morì <ti colica. L'apertura del ciulaveie
si eseguì con negligenza, ciò i;he fece spar-
gere la voce non essere stata natiuale la
sua morte, ed i sospetti del popolo cadde-
ro sopra diversi personagi;i ra^i^uarilevdli
della capitale, lu cui tu Iraspurlalo il suo
S V E
285
cadavere. Traversando la jiompa fime-
bre la città, condotta dal gran maresciallo
conte di Axel di Fersen, conti o «picsli si
scagliò la furia popolaie,e ricolmato d'in-
giurie lo sli.'ce spirare a colpi ili pietre e
bastoni: la sorella contessa di l'iper,egtia|-
mente minacciala, si salvò in un castello.
Questo inatteso avvenimento aprì nuovo
campo a'partiti russi, lìancesi e svedesi.
Molti candidali furono l'un dopo l'allri
proposti, cioè il re di Danimarca Federi-
co VI, il figlio di Gustavo IV, il duca di
Oldenburgo. Napoleone I preferiva ih.",
l'impeiatore di Russia inclinava pel duca
suo cognato, ed ebbe qualche lieve defe-
renza pel diseredalo Gustavo, il quale a-
vrebbe potuto sostituirei! padiesinodalla
sua rinunzia, se fosse stato pili dis|oslo
a cedere la Fiidandia a'russi. In mezzo a
tante incerlezze, e mentre la dieta d'Oe-
rebro raccoglievasi per procedere all'ele-
zione del principe reale, alcune voci do-
cili alle segrete istruzioni di Carlo \ll[
proposero un generale francese, il mare-
scia Ho dell 'impero e principe di fo/j /e Cor-
i'o(/^.) Gio. IJattista Giulio lìernadolle.
Pi e tendono a leu ni, che domanda lo il con-
senso a Napoleone I, non osò di rilìulare
npertamente, ma procurò potentemente
attraversarne l'elezione, col mezzo d'un
ministro di cui poscia finse riprovare il
contegno. Non ostanle,la sua elezione eb-
be luogo iì'-?. I agosto 1810, e Carlo Xlll
adottò per figlio con atto legale il sik) nuo-
vo erede presuntivo. Tro%o nell'annalisla
(^oppi, che Carlo XIII invece di procu-
rarsi un altro successore Ira gli agnati, ne
«hiese e n'ebbe da Napoleone I uno Ir in-
cese. Concertalo l'aHàre tra'due sovrani,
la dieta svedese pubblicò: •' Non csNcrvi
pili «(piilibrio in Europa; e la Svezia si-
tuata fiala Russia, riiiglrillerra e laFian
eia, ilovea appoggiarsi a (piesl'ullima, da
cui avca più da speranr e nieno i\.\ teme-
re." l'er tali riflessioni elesse a' ?.8 agoslo
in successore di Carlo Xlll il maresciallo
r.eiiiadolle, il quale avea fiuia di lell.),
ed era 'pecialuienle nolo colà per aver
2.86 S V E
comballiilo nella Germania setlenlriona-
le. Porlossi questi aStockholm sulpiinci-
piodi novembre, ed apostatando dal cai-
tolicismo,abbiacciò il protestantismo pro-
fessalo dal popolo svedese. In conferma di
che, il Coppi cita le HJénioires de Napo-
Ifon par Montholon. Nel Panteon Pitto-
resco 0 biografìe degli uomini illustri jòeì
cav. Ignazio Canlù, leggo le seguenti no-
zioni su questo principe.Nacque nel 1764 a
Pau, ci Ita di Francia, capoluogo del dipar-
timento de'BassiFirenei e antico soggior-
node'principidiBearn,dairavv.Bernadot-
te.Fu semplice granatiere inCorsica,sem-
plice soldato di linea a Marsiglia nel gen-
naio 1785, caporale nel giugno, sergente
nell'agosto, foriere nel giugno 1 786, ser-
gente maggiore nel maggioi788,e aiu-
tante nel febbraio 1 790. Era il pi il bello, e
forse il più istruito solto-ulllziale. La ri-
voluzione di Francia lo spinse innanzi ra-
pidamente; nelle guerre del Reno diven-
to colonnello, poi generale di brigata e
di divisione. La pai te attiva die prese in
que'due anni 1 7f)5-()6, in quel centinaio
di combattimenti che furono dati all'ar-
ciduca Carlo d'Austria, mostrò l'intrepi-
dezza meravigliosa di questo guerriero ir-
removibile tra l'azione del fuoco, tra la
resistenza de'suoi soldati. Affezionatissimo
a Napoleone Bonaparte generale in capo
della repubblica francese, esultò sapendo
i suoi trionfi; ma non tardò la gelosia a
mettersi tra'due generali, dimodoché Na-
poleone, tentendo di lui, gli tolse la me-
la delle truppe che gli avea affidale. In
appresso fu mandatoambasciatoreaVien-
na; tornato a Parigi, il i 6 agosto i 798 spo-
sò Eugenia Bernardina Desiderata Clary
(ora regina madre vivente, che per sua
eterna ventura si conservò cattolica), fi-
glia d'un negoziante di Marsiglia, e sorel-
la della moglie di Giuseppe fratello mag-
giore di Napoleone. Chiamato al ministe-
ro della guerra durante la spedizione di
Egitto, ne fu presto allontanato per ope-
ra di bassi intrighi. Pur Bernadotte sep-
pe superare le antipatie personali pel be-
SVE
ne d<;l paese, accettò il titolo di governa-
tore deirAnnover,di maresciallo dell'im-
pero e principe di Ponte Corvo, quando
Napoleone I di quel dominio ne spogliò
la s. Sede con decreto de'5 giugno 1 806:
notai in quell'articolo che ritenne il prin-
cipato come feudo dell'impero francese
sino al 18 i4) e ne lodai il governamento
di esso. In seguito sostenne giornate cam-
pali gloriosissime, presso la città anseati-
ca di Lubecca a' 6 novembre 1806 con-
tro i 16,000 prussiani comandali da Blu-
ther, costretto a capitolare; e di Ratkaw
(forse Ralheiin negli stali prussiani, ove
accadde un combattimento tra'francesi e
gli austriaci, ma in tempo anteriore e nel
1796). Dopo la pace di TiUit, conclusa
nel luglio I 807, IraFrancia, Russia ePrus-
sia, Napoleone 1 Io fece governatore del-
le città anseatiche. Era sul punto di muo-
vere contro U Svezia, quando il rovescio
di Gustavo IV dal trono e l'assunzione di
Carlo XIII cambiò faccia alle cose. Se alla
battaglia combattuta a' 6 luglioiSog a
Wagram, nell'arciducato d'Austria, fosse
o no leale, la storia non ha ancor deci-
so; è fallo però, che dopo quell'avveni-
mento vittorioso pe'fiancesi, accrebbe la
freddezza fra Napoleone I e Bernadotte,
il quale infine si dimise. In ricambio la
nazione s vedese in dieta solenne a' i 8 a -
gostoi 8 io,lo chiamò a successore diCarlo
XIII, elezione che egli dovè solo al pro-
prio valore: da quel momento fu il nemi-
co più dannoso di Napoleone I. Tanto ri-
ferisce il cav. Canlù. Leggo inoltre nel-
V Artedi verificar U date, (ili siali di Sve-
zia raccoltisi per dare un successore al de-
funto Carlo Augusto, a'2 i agostoi8io,
che la precisa data, nominarono a prin-
cipe reale di Svezia il general franceseBer-
nadotle, che fu da Carlo XIII adottato
e nominalo per suo figlio. Gli svedesi a-
veano particolarmente a lodarsi della con-
dotta nobile e generosa di lui; bisogna-
va loro un guerriero,cheuel di fenderli da
formidabili vicini, potesse ristabilir la glo-
ria delle loro armi : quindi alla politica
S V E
univasi la riconoscenza nel fave una tal
scelta. Napoleone I promise al principe
reale Bernadotte al momento di sua par-
tenza parecchie concessioni in favore del-
la Svezia, ma non ricordò le sue promes-
se. Anch'egli ebbe da Carlo Xill il no-
me di Carlo, e si chiamò Carlo-Giovan-
ni. Gli avvenimenti che seguirono in I-
svezia, spettano anzi meglio alla storia di
Carlo-Giovannijche a quella diCailoX 111.
Fin dal suo arrivo, Bernadotte prese la
direzione attiva di quasi tutti gli aflaii.
Appena giunto in Stockliolm, il iiìitiistro
residente francese Alquier, a'i3 novem-
bre intimò al re, che se dentro 5 giorni
non dichiarava la guerra all'lnghillena,
aveaordiuedi partire senza prender con-
gedo. ]1 re dovè cedere alle minacce, ed
a' ì'j dello stesso mese pubblicò di fatti
una dichiarazione di guerra contro gl'in-
glesi. Questi però conobbero la necessità
d'un tal allo, e si astennero dal trattar
gli svedesi come nemici. Così Napoleone
1 esercitava la sua influenza nel settentrio-
ne, mentre estendeva la sua potenza nel-
l'Europa meridionale. Daly maggiora I i
a' 6 gennaio 1812, Bernadotte governò
solo, perchè una grave malattia del re lo
avea costretto di rimettere per qualche
tempo il timone degli alTaii al principe
reale. Ne'primi del 1 8 1 1 Napoleone I chie-
se 2000 marinari per la flotta di Brest,
e poi truppe di linea. Poco dopo doman-
dò che s'introducesse in Isvezia la sua ta-
riffa diTrianon sulle derrate coloniali,esi
nietlesée doganieri francesi in Gothcm-
burgo. Proposequindi una Confederazio-
ne Settcnlrionale,criiiposta della Svezia,
della Danimarca e del ducato di Varsa-
via, e messa sotto la piotezione di Fran-
cia; finalmente si limilo n trattare d'una
stretta e intima allean7a. Il principe rea-
le ricusò aderire a queste prnposÌ7Ìoni, e
allora l'imperatole cominciò a trattarlo
(]uale amicod'lnghilteria. In fatti, permi-
se che corsari francesi catturassero i ba-
stimenti svedesi sospetti di commercio co-
gl'inglesi; fece arrestare que'che si trova-
S V E 287
rono ne'porti occupati dalle sue truppe,
e presi i marinari li costrinse a servir sul-
le flolle d'Anversa e Tolone. Finalmen-
te fece occupine la Pomcrania svedese e
l'isola di Paigen. Quindi sen/.i dichiara-
zione di guerra, inimicizia aperta tral'ian-
cia e Svezia. Questa potenza si sottrasse
al sistema continentaledi Napoleone I, e
il simile fece la Puissia. La crescente an-
tipatia fi a Bernadotte e Napoleone I, e
l'imminente rottura di questo colla Rus-
sia, avea dato luogo a molle iniziativetra
il gabinetto di Svezia e quelli di Francia
e Russia ; Napoleone I offriva di fire re-
stiluiie la Finlandia ; Alessandro I pro-
metteva la Norvegia. Bernadotte mise per
mercede di sua alleanza con Francia, la
Finlandia e la Norvegia, ma poi si dovè
rassegnare per l'ultima soltanto. Il prin-
cipe reale non volle rovinarsi per l'im-
peralore de'fiancesi, avea l'esempio del-
la Spagna, e si avvide dell'agnato che gli
si tendeva. Per troncai e il male dalla ra-
dice, risolse d'aprire di fronte la questio-
ne con Napoleone 1, a mezzo del suo in-
caricato d'alfai i. »5 L'amicizia della Sve-
zia per la Francia le costò varie provin-
cie. L'imperatore de'francesi promise so-
lennemente di f,irnele ricuperare,odi far-
nela indennizzare con altre provincie vi-
cine alla Svezia: se questa promessa non
viene eseguila, la Svezia diventa nemica
della Francia". Una spiegazione così pre-
cisa sconceilò il gabinello imperiale, e
Napoleone I ebbe un nemico di piìi. Dice-
va a Rlaret: »5 Bernadotte impara la lin-
gua svezzese, sarebbe un bel col [>o di ma-
no quello di mandarlo a terminar i suoi
studi nella fortezza di Vincenncs". Que-
sto motteggio il rito Bernadotte, onde ac-
cusò in pubblico l'imperatore di non a-
vere ricordato le sue promesse, si lagnò
dell'esazioni lìilte sulla marina svedese dai
cdisari francesi, e dell'occuparione della
Pomerania. Gli rimproverò d'aver cau-
sato alla Svezia la perdita della Finlan-
dia,impegnandola in ima lotta disuguale,
e d'aver jioscia ricusalo di darle la Norvc-
9.88 S V E
già (In lui proinessn in compenso, oltre
altre amare lagnanze. Quaiulo Carlo XI li
riprese le redini del governo, le ostilità
colla Francia parevano inevitabili: l'inva-
sione della Pomerania già era stata ese-
guita da'fiancesi fino da' i ygennaio i 8 i 2.
Per tutto questo si succedettero rapida-
mente, la rinunzia delia Svezia al sisle-
nia continentale, ed in conseguenza la ria-
pertura de'porti alle navi di tutte le na-
zioni, i trattati di Pietroburgo de'5 apri-
le e d'Oerebro de' 18 luglio, che promet-
tevano alla Svezia la Norvegia, che le sa-
rebbe unita co'negoziatio colle armi, pro-
ciuandoalla Danimarca un compenso in
Germania; eli trattato d'Abo, col quale
la Russia garantiva ad essa l'eventuali-
là di due terzi della Zelanda, allora pro-
vincia francese nell'Olanda, ove ne fosse
fatta la conquista. L'alleanza della Sve-
zia colla Russia e coll'lnghilterra fu sot-
toscritta, e quest'ultima promise ad am-
bedue i suoi soccorsi, e di garantire i no-
minati trattati, come fece la Prussia. In-
di la Svezia prese parte alle memorabili
campagne del i 8 i 3 ei8i4, che precipi-
tarono dal trono Napoleone I, e che de-
scrissi a Inghilterra, Francia, Sassonia,
e negl'indicati e altri analoghi articoli. In
tale occasione IaSvezia,oltrei francesi,eb-
be pure a combattere i danesi, che le di-
chiararono guerra nel .settembre i8i3 :
Carlo XIII in tutta questa importante e-
poca non intervenne che nelle transazio-
ni diplomatiche. Mentre Napoleone I nel
i8i2 era penetrato con fnmidabile ar-
mata nell'interno della Russia, l'impera-
tore Alessandro I reduce da IMosca, ove
nel luglio pose in opera tutti i mezzi per
far diveniie la cuerra nazionale e relisio-
.sa, recossi in r''inlandia ad Abo, e quivi
incontrato lìernadotle concertò con esso,
che la maggior parte delle truppe russe
destinate precedentemente a marciare iu
Norvegia, l'ossero dirette sulla Duna con-
tro Napoleone I, che .sperava colla presa
di Mosca pacificarsi e per condizione il ri-
slabiliiucuto del regno di Polonia. Uprin-
S V E
cipe reale alla lesta di3o,ooonomini sbar-
còa'i8maggioa Stralsunda nella Pome-
rania, e occupata da'francesi. Mai sangui-
nosi combattimenti sostenuti , il crudo
freddo e i furiosi turbini distruggitori di
uomini e cavalli, la terribile fame e ^e^te-
uuazione avendo decimata l'immensa ar-
mata francese e quella degli alleati austria-
ci, sassoni, bavaresi, prussiani e italiani,
spaventoso fu il numero de'morti e pri-
gionieri, quindi disastrosissima la ritirata
precipitosa di Napoleone I. Ne fu conse-
guenza la sua caduta, imperocché Ales-
sandro! si alleò colla Prussia, e invitò nel-
la lega i principi tedeschi della Confede-
razione Pienana nel febbraio 18 i 3; ed eb-
bero un potente aiuto dalla Svezia, che
a'3 di marzo concluse un trattato coll'ln-
ghilterra, col (juale si obbligò di spedire
3o,ooo uomini in Germania sotto gli or-
dini del principe ereditario, e per compen-
so le fu assegnata la Norvegia, l'isola di
Guadalupa e un milione di lire sterline.
Dall'altro canto Napoleone I nel luglio
contrasse alleanza colla Danimarca, dal-
la quale ebbe un aiuto dii2, 000 uomi-
ni; ma ritiratasi da lui l'Austria, entrò nel-
la contraria coalizione per guerreggiarlo,
onde segui il trattato pel ristabilimento
dell'equilibrio europeo e 1' unione della
Baviera alla medesima. Fu sciolta la Con-
federazione del Reno, ed anche la Dani-
marca abbandonò la Francia, così Murat
re di Napoli e cognato dell'imperatore.
Nella guerra di Germania destinato il
principe reale a formar l'ala de^ra della
grande armata, ebbe sotto i suoi ordini
parecchi corpi pru.ssiani e russi di circa
1 00,000 uomini, sotto la denominazioi>e
di armala del Nord. La vittoria di Donne-
ivitzda lui riportata a'6 setlembrei8 i 3,
contro i maiesciaili Ney e Oudinot, sal-
vò la capitale della Prussia che Napoleo-
ne I voleva invadere. L'imperatore d'Au-
stria Francesco 1 lo fece couiplimentare,
e gli spedi la grancroce dell'ordme di M.*
Teresa. Rese pine importanti servigi a-
gli alleali nella ballagliu di Lipsia iliG,
S V E
17 ei8 oltohie susseguente, liaccontai a
Norvegia, che per le accennale conven-
zioni, nel 18 i4 Bernadoltc diresse un cor-
po numeroso contro l'Holstein, e forzò il
re di Danimarca Federico VI a sottoscri-
vere a'i4 gennaio il trattalo di Riel, pel
quale promise di cedere la Norvegia al-
ia Svezia, in cambiodella Pomerauia sve-
dese e dell'isola di Rugeo, garantito da
tutte le potenze alleate. Dissi dell'insur-
rezione de'norvegi, che elessero a reggen-
te di Norvegia oello storthing o dieta di
Eidswold, Cristiano Federico principe e-
reditariodi Danimarca, laonde fu aggior-
nata la cessione; mentre il senato di Pa-
rigi dichiarava decaduto Napoleone I dal
trono, per cui venne costretto alla rinun
ria dell'impero, e furono ripristinati i Bor-
boni e altri sovrani. Si adunò il celebre
congresso di ficnna, per regolare delini*
tivamenle le cose fra le potenze, le qu<ili
vi mandarono i plenipotenziari, inclusi-
vamente alla Svezia, e a'g giugno 1 8 1 5fu
sottoscritto l'atto finale: in questo fu ac-
cordata alla Prussia la Pomerauia svede-
se, confermandosi la Norvegia per com-
penso alla Svezia, ed alla Danimarca in-
vece i ducati d'Holstein e Lauenburgo, il
r."in permuta della Norvegia, il 2.° della
Pomerania svedese. Ma sebbene nel con-
gresso di Vienna fu statuito, che i catto-
hci de'ducati vi godessero i privilegi del-
le altre comunioni, di fdtlo la religione
cattolica non vi è tollerala, come rimar-
cai aScuLES\viG,parlandod'ainbedue. Nel
precedente anno 18 1 4aveaCarlo XIII as-
sunto in persona il comando d'una del-
le flotte svedesi, etl eseguilo uno sbarco
a K-rogeso, e fulminato la fui te/za di Fre-
derikshall che capitolò a' 2 agosto, men-
tre il principe reale alla testa d'altra s'av-
vicinò a Cristiania capitale della Norve-
gia. L'armistizio de'i4 agosto e la con-
venzione di Moss, furono 1 risultati di que-
st'energiche misure, dalle quali derivò in
breve la cessione di Frederikshail.la con-
vocazione d'un 2.' storthing, ed il consen-
so de'uuovi rappresentanti del paese al-
S V E 289
la riunionedella Norvegia alla Svezia, col-
la clausola che il re sarebbe mantenito-
re fedele della costituzione d'Eidswolddci
4 novembre, giurata dal re di Danimar-
ca. In questa guisa fu terminalo l'acqui-
sto per la Svezia di tjueslo 2." regno, che
pareva destinalo dalla natura a non for-
marne che UD solo colla slessa Svezia ,
quantunque la politica ve lo avesse per
lunga pezza tenuto disgiunto. E per tal
modo dopo 5 anni s'ebbe per quella par-
te un compenso per la perdita della Fin-
landia e della Bolnia orientale , oltre la
perdila della Pomerania svedese, cedu-
ta in prima alla Danimarca, la quale pel
suo contegno la perde in uno al prezzo
stipulato, andando a aumentare la por-
zione che già ne possedeva laPrussia. Car-
lo Giovanni nello .stesso agosto 18 t4, i>i
nome del re prese possesso della Norve-
gia, ed a'9 novembre fece il suo ingresso
nella capitale Cristiania, la cui dieta de'
20 ottobre avea dichiarato; Che la Nor-
vegia si univa alla Svezia, e con essa go-
vernata in comune da un medesimo mo-
narca, e formeranno un solo regno indi-
visibile. La costituzione d' Eidswold fa
modificala iu questo senso. Carlo XI I[
accedette alla santa alleanza delle gran-
di potenze, diminuì il debito pubblico,
ricevè dall' Ingliillerra 20,000,000 in
cambio della promessa Guadalupa, e dal-
la Prussia 3,5oo,ooo risdalleri iu com-
penso dell' occupata Pomerania. Sopra
tulle queste somme Carlo XIII prelevò
per se e per gli eredi del Irono un'annu j
rendita di 600,000 franchi. Una crisi nel
1817 a Ulisse il commercio svedese, alla
(juale poco sopravvisse il re, e non vide
il rimedio che dovea porvi la dieta, mo-
rendo a'5 fcbbraioi8i8 di 70 anni: cou
Ini terminò di regnare la casa d'ilolsleia
in Isvezia e Norvegia. Gli successe ue'lro-
ni di Svezia e Norvegia il princij>e re.ilu
Bernadolle, che proclamato senza osta-
colo prese il nome di Carlo XIV Giovan-
ni. L'i I maggio fu coronato re di Sve-
zia, a'7 settembre re di Norvegia; la re-
*9
290
s V f:
oinn Eiigfinia ùi coronata in Isvezìa n'9.8
ngoslo 189.9. Questo principe clie seppe
nifiilarsi due regni, nnaiilerieivi»;i e lias-
nictteili alla sua discendenza, ebbe i se-
guenli elogi dagli storici conlemporanei.
Come generale militare, una lunga car-
riera e brillanti successi clie da parecchi
anni liegiano le più belle pagine della sto-
ria francese, assicurano a questo re un
posto distinto nella posterità: come mo-
narca di due corone, i suoi lumi, la sua
bontà, l'amore che nutrì per le lettere,
le scienze, le arti, il comnjercio e l'agri-
coltura, garantirono a'suoi sudditi un re-
gno florido, pacifico, gloiioso e rigene-
ratore. Il suo lungo regno fu uno de'più
felici per la Svezia e per la Norvegia, sen
za disgrazie né nazionali, né reali. Tra'
pubblici lavori da lui intrapresi, va ricor-
dato il taglio d'una grande strada attra-
verso le alpi Scandinave, per legar mag-
giormente la Svezia e la Norvegia, e col
canale di Gozia un'i il Baltico coli' Ocea-
no. Carlo XIV divenuto decano delle te-
ste coronate, morì l'S marzo 1 840, in età
di 80 anni (nell'istesso lo seguì nella lom-
jja in Firenze a'27 luglio, il cognato con-
te di Survilliers, Giuseppe lìonnparle già
re di Napoli e di Spagna; ed a'7 del se-
guente anno la cognata M." Giulia Cla-
ry), lasciando il trono a Giuseppe Fran-
cesco Oscar I, nato nel j 799 e unico suo
figlio. Però gli storici cattolici deplorano
e compiangono il suo abbandono della
religione cattolica per ui»a corona terre-
na e transitoria.Nel luglio 18 53 nella fon-
deria realediRIonaco venne fusa in bron-
zo la statua colossale ed equestredi Cario
XIV, modellata a Roma dal celel)re scul-
tore svedese Fogelberg.Ad eccezione del-
la lesta e del braccio destro della figura
edella codadel cavallo, questa statua, al-
ta i 7 piedi, venne fusa in un sol getto :
ella posa interamente, ad onta d'un pe-
sodi 148 quintali, sui due piedi posterio-
ri del cavallo. Dovea inaugurarsi aSlock-
holm nell'ottobre 1854. Carlo XIV la-
sciò il detto figlio principe reale, grande
S V E
ammiraglio e duca di Sudermania, can-
ccllieie dello uni versila d'Upsal, di Lund
e di Cristiania. Gli successe nello stesso
giorno,ecol nome d'Oscar I ^u colonato
a'28 settembre 1844 in Stockliolm, redi
Svezia, di Norvegia, de'goti e de'vnndali,
e tuttora regna. Nel 1823 avea sposato
la regina regnante Giuseppina Massimi-
liana Eugenia cattolica, e figlia del prin-
cipe Eugenio già viceré d' Italia e duca
di Leuclitenberg. Sono loro figli: i ."Car-
lo Luigi Eugenio nato nel 1826, prii\ci-
pe leale e duca di Scania, hiogotenenle
generale e gian maestro d'artiglieria, ma-
ritalo alla principessa Guglielmina d'O-
raiige, clie lo fece padre della principessa
Luisri, e del defunto a' i3 marzo i854
Carlo Oscar Guglielmo Ftderiio princi-
pe ered tario, nato nel 1802, e nel 1853
fatto dal re avo duca di Sudermania. 1°
Fra ncescoGu'^tavoOscar duca d'IJpland,
moi to principe ereditario nel settembre
i852. 3.° Oscar Federico duca d'Osti o-
gozia, luogotenente della marina di Nor-
vegia, che nel 1847 lecandosi in Roma,
venne ricevuto nel Quirinale a'i5 mar-
zo dal Papa Pio TX. come rilevai in tale
articolo: fu accontpagnato dal comnien-
datoreDergnian incaricato d'alfaridiSve-
zia e Norvegia presso le coiti d'Italia, ac-
colto co' l'iguaidi corrispondenti al suo
rango, e con quel seguito riportato dal
n.°22 del Diario di Roma.f^.'^La princi-
pessa Carlotta Eugenia. 5 "Nicola Augu-
sto duca di Dcdecarlia. Nel 1 845 in hve-
zia fuvvi una dimostrazione civile e mi-
litare, per avere un'altra costituzione più
popolare. Nel t. 8, p. 700 della Ci\'tUà
cattolica, 2.' serie, si leggono importanti
nozioni sulla Danimarca, e i ducati di
Schleswig e Holstein;e si parla d'un par-
tito esistente in Danimarca, che vagheg-
giò l'idea i]e\\'itruone scancfinai'ica, Cioè
d'una riunione della Svezia, della Nor-
vegia edellaDanimarca; idea che ha gran
rassomiglianza ed eguale origine co' so-
gni de'[)aititi ultranazionalidi molti al-
tri paesi. JVella Danimarca a Crislierno
S VE
Vin successe a' 20 gennaio 1R4S '' 'C
Federico VII. Sino a quest'epoca la Da
nimarca non avea avuto altra rappresen-
tanza nazionale che un'assemblea di sta-
ti senza voce deliberativa. Ma in quel-
l'.inno sì fertile di statuti, Federico VII
lo piomise appena assunto al trono,e l'ef-
fettuò a'5 giugno 1 849, ma produsse tur-
bolenze e gtiai. Imperciocché riconqui-
stati nel 18 Te alla corona i ducali di
SchlesAvig, Ilolsfein e Lauenburg, ribel-
latisi a nome dell'unità tedesca, essi ot-
tennero per l'intercessione specialmente
della Prussia, già loro eccitatrice e soste-
nitrice, che nel tialtato di pace fosse ri-
conosciuto il loro diritto di conservare le
proprie leggi tedesche, di avere una die-
ta speciale e di essere governati da auto-
rità distinte da quelle di Danimarca. Di
che cominciarono tosto a querelarsi, a tor-
to o a diritto poco importa, che il parla-
mento d'un regno da essi chiamato stra-
niero si frammettesse troppo ne'loro af-
fari,edisponesse di loro rendite. Pertan-
to il re risolse di pubblicare tuia nuova
costituzione, la quale aviebbe bensì re-
golato gli affari comuni della monarchia
danese, ma avrebbe insieme rispettali
tutti i dij'i tli, soddisfatto a tutte le lagnan-
ze, e lasciate intatte tutte le libertà con-
cedute dal precedente statuto. La pro-
messa fu mantenuta neh 854 colla pub
Llicazione d'imo statuto, che concentrò
nelle mani del re e d'un suo consiglio tut-
ti gli affari generali concernenti l'intera
monarchia : esso è in 28 articoli. In que-
sti Federico VII stabilì un consiglio di
slato, incaricato di decidere gli affari co-
muni a tutto il regno. 11 consiglio lo com-
pose di 5o mend)ii, de'cpiali 7.0 sono no-
minali dal re, 3o dall'assemblee partico-
lari, cioè 18 dalla dieta del i-egno, 5 da-
gli stati provinciali dello Schleswig, G da
quello deirilolslein, ed uno dall'ordine
cavalleresco di Lauenburg. Il consiglio ha
voce deliberati va,quando si tratta di nuo-
ve imposte, di modificazione o soppres-
sione di quelle che sono iu vigore, di cou-
S V E 2c)i
trarre imprestiti, o di mutare lo statuto
f )n(lamcnlale. Negli altri :if(ari, ed anche
nell'esame ordinario de'bilanci, ha voce
meramente considtiva. Le sedutedelcon-
siglio sono segrete, e il re rinunziò al di-
ritto di sciogliere il consiglio, stabilendo
che dovesse essere convocato almeno una
volta ognibiennio. Ma se il i ."statuto pia-
ceva alla Danimarca e spiaceva a'diica
ti, il 2." giusta le leggi del progresso, •ipinc
que all' una ed agli altri, domandando
una libera costituzione. Pvispose il re:'-\oi
concedemmo la legge fondamentale della
Danimarca in virtù del nostro pieno po-
tere ; ma se è certo che noi Y abbiamo
conceduta per crescere la felicità del no-
stro amalo popolo, non è meno certo che
noi non vogliamo tollerare, che per l'a-
buso de'diiitti e della libertà da noi con-
cedutagli, n*iiscasi conducendo la nazio-
ne alla sua rovina". Indi il re sciolse la
camera, e avvertì il popolo della perni-
ciosa influenza che si esercita per mezzo
della libertà della stampa e della libertà
d'associazione da lui concesse. Già nel pre-
cedentei8j3 il re Federico VII pubbli-
cò la nuova legge di successione, ripor-
tala nel Giornale fti Roma a p. 762, nel-
la q!»ale e come narrai a ScHiEswir,, sta-
bilì che se lo zio principe ereditario Fe-
derico Ferdinando continuasse a non a-
ver prole, la successione della monarchia
danese passasse nel cugino principe Cri-
stiano di Schleswig-Holstein Sonderbur-
go-Glucksburgo,cui die il nome di priii
cipe di Danimarca. Neh 85 r le agitazio-
ni turbolente nella Svezia e nella Norvc-
già richiamarono l'attenzione d'Europa,
che ivi crede va stabilmente assicura ti l'or-
dine e la tranquillila, per le sue istitu-
zioni veramente costituzionali per rende-
re soddisfatti i popoli, e perciò impossi-
bile nelle pacifiche condizioni de'due re-
gni qualunque agitazione rivoluzionaria.
Che il principiocoslituzionalc vi fosse tan-
to stabilito, che ninna tempesta politica
pote.sse scuoterne l'edifizio: rpie' regni <-s-
sere sfuggili alla serie ili quasi lutti gli
592 S V E
stali continentali, per gotlerc sin da se-
coli istituzioni parlamentarie.Però la sce-
na si cambiò, ed assembramenti tumul-
tuosi si ripeterono dal partito sovverti-
tore e democratico, non contento dell'an-
tica forma, se non preponderante, certo
sufliciente a temperare il potere esecuti-
vo, il quale è notabilmente circoscritto.
Ciò destò gravi apprensioni, e più anco-
ra per le false e demagogiche dottrine del
terribile e chimerico sfrenalo elemento
del Socialisnio, ' moho sparso nella clas-
se degli artisti e ne'suoi molti fautori. An-
che nella Norvegia regna un significan-
te fermento pel demone della ribellione,
il partilo degli ultra-democratici, nemi-
co della nuova democratica costituzione
e conforme a'coslumi de'norvegi, i quali
non ebbero mai grandi proprietari, né
possente aristocrazia, cioè quasi su base
libera e naturale. Il potere reale è dalla
costituzione ridotto ad una misura mini-
ma, onde non Ila neppure il voto assolu-
to su'progetli di legge. Nel 1 852 il re O-
scar I fu colpito da grave e lunga malat-
tia, per cui formò un governo interinale
a'sSotlobrOjCduròsinoa'i 2 aprile i 853,
in clie il re riassunse l'esercizio del po-
tere. Nel declinar di tal anno, d'accordo
col re di Danimarca, si concertò sulla po-
sizione neutrale armata che loro conve-
niva nella sanguinosa guerra d'oriente
tra la Russia,e laTurchia aiutala podero-
samente da Francia e Inghilterra; quindi
agli 8 febbraio 1854 il luogotenente rea-
le nella solenne apertura dello storthiug
in Cristiania dichiarò aver pe'regni uniti
concluso col re di Danimarca, di osserva-
re in ogni caso avvenibile una posizione
neutrale, che non essendo compromessi
nelle diflerenze insorte fra l'altre poten-
ze, saprebbe conservare con forza e unità;
persuaso che i norvegi farebbero ogni sa-
grifizio per porlo in istato di conservare
e difendere la posizione indipendente.Nel-
la massa del popolo svedese si suscitò un
ardente entusiasmo per la guerra,tenen-
do per nemico nato la Russia. La stretta
S VE
neutralità armata de're Oscar I e Fede-
rico VII, fu partecipata a tutte le poten-
ze marittime d'Europa ea'principali sta-
ti dell'America, a favore e tutela dell'in-
dustria, commercio e navigazione de' 3
regni del Nord; e ne riceverono nuove ga-
ranzie di sicura stabilità, the Oscar I fece
comunicare a'4 stati della dieta di Stock-
holra convocata nel marzo 1854. ^"^i
pose l'isola di Golhland in istato di far
fronte a tutte l'evenlualità d'una guerra
marittima, per la sua importante posi-
zione in mezzo al Baltico, e abbondante
di buoni porti che offre in ogni lato alle
parli belligeranti, mas^me quello di Sti-
lac, uno de'miglioii di tutta la Scandina-
via, e il cui bacino può contenere una
gran flotta. Ne la Norvegia fu trascurata
di difesa, nelle contrade artiche special-
mente esposte alle aggressioni russe. Lo
stesso imperatore di Russia, sulla neu-
tralità s vedo norvegese, fece esprimere a
Oscar I la sua fiducia ne'di lui leali sen-
timenti. Il re dipoi pronunziò due discor-
si bellicosi, ripartali a p. 636 del Gior-
nale (li Roma, nel consegnare in giugno
la bandiera diLutzen al reggimento stan-
ziato a loeokoenping, perla prolezione
della patria e per la difesa de'bcni i più sa-
gri; ed alla uìiiizia stabilita nell'isola di
(iothland, che chiamò isola superba e la
perla della corona di Svezia, onde custo-
dirla e insieme sostenere la patria indi-
pendenza. Ambedue i discorsi furono ac-
colti con grande entusiasmo. Oltre i ri-
portati autori, scrissero sulla Svezia,Noi-
vegia e Danimarca: Alberto Rrai)ts,C/jro-
nica regnoruni Aquilonariiun Dan ine ^
Sveciae, Norvegiae, Argenlorati 1 546.
Regnimi Daniae ti Norvegiae, ac Hol-
satiae, et ducaluni Sleswicensis^ Bata-
viae 1629. Martino Zeilleri, Regnoruni
Daniae^et Norvtgiae, ut et ducaluni Ste-
ssici ^ et Holsaiiae, cum pratfatione de
rebus gesiis Normannoriim, Amsteloda-
mii655. Lacombe, Abregé chronologi-
nue de thisloirc de Dannemarc, Russie,
Suidcf Pologne, Frusse, Courland etc.
S VE
Paris 1762. De .Meiinier, Histoire des
gouverneinens du Nord , oh de V origine,
et des progrcs du gouvernrnicnt des pro-
vinces-itnics du Danncniarc, de la Sue-
de, de la Russie, et de la Pologne, Pa-
ris 1780. Svecia, sive de svecoruni regis
f/oMi/'HV.?f!M/7/ÌH5,LugtIuniElzeviri623.
Catteau, Prospetto generale della Sve-
zia, Dologria 1790. Graberg de Hemso,
La Scandinavie, Lyon 1822. V. Le Das,
Svezia e Norvegia, traduzione di F. Fai
nonetti, Venezia 1 84 ' con incisioni. Pieu-
terdahl, Istoria ecclesiastica della Sve-
zia, Lund 1 838. Giovanni Magno, De o-
innibus Gothorum Svecorunique regibus
hisloria, Pioinaei854- Olao Magno, Hi-
storia de gentibus septentrionalibus , 13a-
sileaeioGy. Hundlinger, Rorande Sknn-
dinaviens hisloria, Stockhoìm 1 843.Stier-
man, Dello stalo delle scienze in Isvezia
ne' tempi più. remoti.
Vicariato apostolico dellaSvezia. Do-
po avere la religione cattolica tanto fio-
rito nella Svezia, malgrado l'opposizione
del clero e di gran parte del popolo, Gu-
stavo I oduscò la sua gloria e rovinò la
nazione col fatai colpo dell'introduzione
del luteranismo con tutto il deplorabile
codazzo de'suoi errori, parto dell' aber-
razione dell'eresiarca Lutero, proscriven-
do e abrogando la santa religione de'cat-
tolici avi suoi, che inutilmente tentarono
di ristabilire i re Giovanni III e Sigismon-
do principalmente. Usurpati tutti quan-
ti i beni ecclesiastici, la confessione augu-
stana fu dichiarata la religione dello sta-
to, e perseguitato que'pochi che rimasti
fedeli volevano conservare la vera tede e
il suo cullo. Se gli attuali svedesi cono-
scessero le verità cattoliche, sarebbero ec-
cellenti fedeli, come alfermarono diversi
missionari, e degni de' religiosissimi loro
antenati, a motivo della loro buona in-
dole- Dati 593 circa sino aliG48, io cut
ebbe luogo la pace di Weslfalia, la Sve-
zia non più vide un ministro 0 missiona-
rio cattolico. Furono bruciati con fana-
tisuio i libri che uc Irallavano, e dccrc-
S V E 293
tale pene severe a chi professasse la reli-
gione della chiesa rofnana, omle del tut-
to estinguerne le reliquie e la memoria.
A'soli ambasciatori cattolici e con molte
restrizioni era permessa la cappella pri-
vata iielleloroabilazioni, col piopriocap-
pellano e confessore. In vari tempi il ze-
lo indefesso de'Papi inviò missionari non
meno iu Isvezia, che in Norvegia e in Da-
nimarca.o ve stabilendosi variarlisti,cotn-
raeicianti e altri professanti la fede cat-
tolica, si trovavano privi de'mezzi spiri-
tuali. A provvedere di sagri ministri le
missioni de' 3 regni del Nord, l'imperato-
re Giuseppe I eresse un collegio io Linlz,
capitale dtU'Auslria superiore, coll'auto-
rità di Clemente XI, quel ctlcbre colle-
gio di cui pure parlai a Passavia, per le
missioni ponlificiedella Germania setten-
trionale e de'regni di Svezia, Danimarca
e Norvegia. L'imperatore Carlo VI pia-
mente lo dotò per 3o alunni, e Giuseppe
1 1 colle sue deplorabili riforme lo soppres-
se , cessando così quel valido aiuto pel
mantenimento e possibile propagazione
dell'avversato cattolicismo, ad onta che
dovea essere come gli altri culli tollerato,
io forza del convenuto nel trattato di
\Veslfalia,e pel quale altri beni ecclesiasti-
ci e mense vescovili furono ingoiati dal go-
verno svedese. Finalmente il giusto e l'ot-
timo Gustavo III avendo decretato nel-
la ceicbre dieta la tolleranza ed eserci-
zio libero di qualunque culto, permellen-
do a'catlolici di edificare a Stockholm u-
na pubblica chiesa, ed alla congregazio-
ne di propaganda y?</d d'inviare in Isve-
zia missionari pel servizio S[>irituale de'
cattolici suoi sudditi; indi perla stima con-
cepita di Papa Pio VI, per le magnani-
me gesta che ne propagava la fama, tut-
to gli partecipò; pregando insieme a man-
dare nel suo regno un prefetto o vicario
apostolico, per dirigere il culto e i costu-
mi de'3o,ooo cattolici suoi sudditi. Pio
VI ne fu (juanto mai si possa dire conso-
lato, e lo manifestò nella lettera di allei
luusu riugcaziuujculu che sci i»^c all'cccel-
294 S Y E
lente monatca. Indi ad elTeltuare le sue
brame, il Papa incaricò rag/ Antonio Le
Cleicde Luigoé arcivescovo di Parigi, di
scegliere un degno ecclesiastico dalla ce-
lebre università della Sorbona, per insi-
gnirlo della dignità di vicario pontificio,
L'arcivescovo propose il sacerdote seco-
lared.'Oster della diocesi diMetz.ePio VI
col breve Pro cotnmissi Nobis, de'3o set-
letì)]ne 1^83, Bull. Poni, de prop.fìile,l.^,
p. 1 1)2, istituì il vicariato apostolico della
Svezia e nominò vicario apostolico loslcb-
so d/ Oster, soggetto a delta s. congrega-
zione di propaganda, e colle facoltà op-
portune anche di assolvere gli eretici che
avessero abiuralo alla loro eiionea dot-
Irina. Nel declinar del medesimo 1 788 re-
candosi in Roma Gustavo 111, notificò al
Papa, che il d/ Oster era giunto in Stock-
holm, e che avea gettata lai. 'pietra per
la chici^a cattolica da lui ordinata. Con-
tinuando il re il suo soggiorno in Roma,
Pio Vi seppe che l'edifizio non solo era
«tato co«npito,mache nella festa diPasqua
del 1784 erasi cominciato a celebrarvi
ruliiziodivino secondo il rito romano, col-
l'assistenza del duca di Sudermania Car-
lo fratello del re, onde la conlentezza del
Papa fu indescrivibile. Nella dimora non
breve di Gustavo III in Roma, grande fu
U disinganno delle sue prevenzioni sui cat-
tolici, benché il suo ragionevole criterio
avesse loro reso giustizia; vide meglio le
cose religiose nel suo vero punto di vi-
sta, riconobbe per imposture e calunnie le
massime di Lutero, ed aggiunse qualche
fiici Illazione alle dure restrizioni ingiun-
te a'caltolici e al vicario apostolico. Que-
sto avvenimentQ religioso volle celebrar-
lo anche il Bercastel, nella Storia del Cri-
stianesimo t. 35, n, "201. «Gustavo III re
di Svezia, animato da quel magnanimo
sentimento che non si vergogna di adot-
tare gli stabilimenti delle altre nazioni,
quando ponno esser utili alla sua propria,
e proponendosi principalmente d'imitare
le politiche provvidenze della Semirami-
de del Nord (Caterina 11) sua vicina, al-
S VE
lorchè egli Irovossi a Roma, domandò a
Pio VI un prefetto apostolico (altrettan-
to asserì Novaes, ma già era stato doman-
dato ed eseguilo), che avesse a dirigere
il cullo e i costumi di 3o,ooo cattolici sta-
biliti nelle dillerenti provincie del regno
suo, e soprattutto nella Gozia e nella Su-
dermania. Fu dal Pontefice incaricalo di
quest'affare l'arcivescovo di Parigi, dan-
tloj^li autorità di scegliere un simile pre-
fèllo nel rispettabile corpo della Sorbo-
na. Ritornato quel monarca da'suoi ving- J
gi d'Italia e di Francia, ritrovò già nella *
capitale non solo eretta una novella chie-
sa pe'caltolici romani, ma solennemen-
te coosagrata nel giorno diPasqua dall'ai).
Oster in qualità di vicario della s. Sede.
Così nel periodo di 3o anni, Berlino, Pie-
troburgo e Slovhholni ebbero e chiese e
pastori dipendenti dal romano Pontefice,
capo visibile della chiesa cattolica". Leg-
go in mg."^ Baldassari, Relazione delle av-
vtrsilàdi Pio J'I, t. 3,p. 240, che la mis-
sione cattolica di Svezia per la sua pover-
tà stando per cessare , \\ Papa inviò uu
breve al re Gustavo IV, eccitandolo eoa
amorevoli e obbliganti parole, e per l'a-
micizia avuta col padre, a spargere le sue
reali beneficenze sulla missione, incomin-
ciata co'di lui auspicii, Il re accolse gra-
ziosamente le pontificie premure, dièsuf-
ficienti sussidii, e la missione potè conti- J
nuare in utile de'cattolici. Neh 882 n'e- 1
ra vicario apostolico d. Gio. Ballista Gri-
daine sacerdote francese, autorizzato ad
esercitare lesue funzioni anche con diplo-
ma reale, I missionari soffrono per l'in-
temperie delclima,eperladilTicollà d'ap-
prendere l'idioma svedese, non che per lo
gravi fatiche che debbono sostenere. Gre-
gorio XYl a'io agostoi833 nominò vi-
cario apostolico di Svezia 1' attuale mg,^
Lodovico Studach bavarese, cappellano
e confessore prima della principessa rea-
le e ora regina regnante, colle facoltà del-
la congregazione di propaganda della for-
mola4-" Inoltre per le commendatizie del-
la regina madre e della regina che regna.
S V E
il Papa Jichiarò mg/ Sludach piotono-
luiio apostolico e gli conferì l'ordine c-
qneslre di s. Gregorio I da lui islituilo.
Ècco lo stalo del vicariato apostolico di
Svezia, secondo la relazione fattane dal-
la s. congregazione allo stesso Gregorio
XVI. I luoghi ove sono i missionari con-
sistono ne' seguenti. Stockliolm capitale
del regno e residenza del vicario aposto-
lico con due preti che lo assistono. La sua
giurisdizione ecclesiastica, non solo si e-
stendea tutto il regno di Svezia, ma com-
prende ancora (juello di JNorvegia. Ad es-
so ed a ciascuno de' missionaii la congre-
gazione dà annui scudi 3oo. Si hanno poi
de' fondi pel mantenimento dell'ospizio
de'poveri e della scuola, de'quali è am
ininistratore il medesimo vicario aposto-
lico. Questa dev'essere la pia casa fabbri-
cata appositamente pel ujantenimenlo di
4poveri,e fondata dal conted'Engestrom.
Il rigoi'e contro i cattolici a cpiell'epoca
diminuiva per l'indilferentismo de'Iute-
rauijche hanno in Stockholm i4 chiese e
4 oratorii. Le leggi però sono sempre se-
vere contro quegli svedesi che abbando-
nano il culto luterano, ed oltre quanto
dirò n'è un saggio infelice il narrato in
principio di questo articolo. Nel i838 i
cattolici che adempiiono il precetto pa-
squale, sommarono a i 799: devono esse-
re aumentati. Neh 84' il vicario aposto-
lico ebbe dal consiglio della propagazio-
ne della fede di Lione un sussidio di 5ooo
lianchi,a vantaggio ilella missione.I catto-
lici svedesi sono di ammirazione, e riscuo-
tono elogi dagli slessi protestanti. Vuol-
.si che la popolazione cattolica di Stock-
liolm ora ascenda a circa 2200. La chie-
sa fu fabbricata co'soccorsi di propagan-
da, e con l'elemosine procurale dal vica-
rio apostolico. Altri luoghi della missio-
nc,ov veroin cui abitano de'cattolici, sono
(loltemhurgo, Curlscrono, Oretroam, u-
Ila villa vicina aStockholm, Ioei)koe[)ing,
u\\ luogo poco distante (la esso, lJpsdl,Ge-
fles, Gevalif , ma con sairso numero di
cattolici, perla costante contrai iclà con-
S V E
2()>
tio gli svedesi che abbandonano il cullo
luterano. In Vadslena, giù celeberrimo
santuario di s. Brigida,esiste la chiesa sot-
to la sua invocazione, mantenuta nel suo
primiero stato, tranne le ricchezze invo-
lale dalla rapacità luterana. Vi si con-
servano le sue reliquie,e quelle del la sua li-
glia s. Caterina, il monastero di s. Brigi-
da fu ridotto a ospedale, e vi si custodisce
il suo ritratto dipinto in Roma. Da in-
fjrraazioni che mi procurai, seppi che vi
è una specie di eremitaggio. Il luogo fu
visitato da un missionario nel i83g. In
Stockholm vi è un sodalizio della buona
njorte de'tedeschi. In unode'molti ospc-
li i cattolici vi hanno 4 letti. Luigi XVIII
I e di Francia nel 1 8 1 6 a vea assegnato au
nue lire 4ooo pe' poveri cattolici della
parrocchia diSlockholm. Riporta il Gior-
nale eli Roma deh 854, P- 66, che nel
la festa del precedente s. Natale, nella cap-
pella cattolica alla presenza della regina
regnante e della regina madre, ambedue
costantemente cattoliche, fu eseguita la
messa posta in musica da Michele Ilay-
din, fialellodel celebre Giuseppe, scoper-
ta nell'accademia realedi musica diStock-
hohii, e conlenente singolari bellezze, ti
regno di Norvegia e la sua capitale Cri-
stiania hanno pure de'cattolici, ma fore-
stieri; e la congregazione di propaganda
y?/^/e sino dalla sua benefica istituzione, che
risaleah6?.2, vi mandò missionari. Tial-
tò di formarvi una missione di gesuiti ,
e di spedirvi un vescovo, ma non ebbe ef-
fetto, pe'rigori della proscrizione della re-
ligione cattolica. I cattolici sono artisti,
commercianti, i rappresentanti o consoli
delle potenze cattoMclie, e pochi altri. !\Ii
gode l'animo di qui trascrivere una no-
tizia della Norvegia, che ricavo dal Gior-
/Kilctli Roma deh 853, p. i i3j.» Si scri-
ve da Cristiania il il noveral)re. E" sia-
la compita nella nostra capitale la fabbri-
ca d'una chiesa cattolica. Sarà in breve
inaugurata .dia presenza di lutte le au-
torità: è ih. ''tempio cattolico, che esiste
iu Cristiania, dopo l'introduzione di I [m o-
296 S V E
testantismo in Norvegia, avuto luogo nel
1 5 1 7". La vasta regione della Lapponia,
clieclicesi significare Terra dell' esilio, ap-
parliene come tlissi in parte alla Russia,
e in parte alla Svezia, lacjualeebbe pu-
re la porzione spettante alla Danimarca
e dipendente dalla Norvegia, nell'unione
di questo regno con essa. Notai già'che la
religione de* lapponi è un misto di riti
cristiani e pagani; nella parte peròsigno-
rcggiata dalla Russia, vi si conosce pu-
re la religione greco- scismatica, introdot-
tavi da qualche prete o monaco mosco-
vita. Non può di certo asserirsi se vi sia
mai penetrato alcun missionario cattoli-
co, e nella congregazione di propaganda
non ve n'è notizia, sia per le leggi rigo-
rose contro il cattolicismo, sia per le sue
perpetue ghiacciaie e dalla mancanza dei
prodotti nostrali. Delle missioni cattoli-
che della Danimarca parlai a quell'arti-
colo, a CorENAGHEN, ed a Vicario apo-
stolico delle Missioni SETTENTRIONALI ni
Germania, da cui dipendono i cattolici,
COSÌ quelli de'ducati d'IIolstein, Schles-
wig, Lauenburg, e del granducato d'OI-
denburgo, ec. Dalle notizie che vado ad
figgiungere, potrà rilevarsi e prendere
un' idea dell'attuale condizione del cat-
tolicismo in Isvezia e Norvegia. INellaa.'
.serie degli annali delle scienze religiose,
compilati dal eh. prof. Giacomo Arrighi
in Roma, nel t. 4, p- 285, vi è l'articolo
intitolato: EJJetlo dtll'intollcranza sve-
dese centra il cattolicismo. In esso .si di-
ce, che V Ami de la religion nel i '0^6 pub-
blicò una lettera di Stockholni.sulla mor-
te del pittore Nilsson, caduto vittima del
t'.uiatismo luterano de'suoi compatriotli
ucH'ospcdale di Copenaghen in esilio, pel
semprevivo operoso spirito di ostilità nel-
la Svezia a danno de'fedeli seguaci della
vera religione, poiché si ritiene: non v'ha
nella Svezia altro delitto che quello di es-
sere , ma soprattutto di farsi cattolico.
Nilsson essendo nel f()rtunalo numero di
essi, fu .stiiippato dalla sua patria e cac-
cialo^ culla moglie e due piccoli figli, bi-
S VE
sognoso quasi di lutto, ed esiliato crudel-
mente, dopo aver sofferto per 5 anni in
pubblico e in pi i vaio l'odio e l'obbrobrio
de'luterani, ne'giornali e oe'tribunali e-
ziandio. Commosso il clero luterano di
Copenaghen e de'suoi dintorni, dall'in-
tolleranza svedese per la libertà religiosa,
si occupò di procacciarsi dalla Danimar-
ca la libertà di coscienza, pari almeno a
quella di Norvegia; indi convennero in
una conferenza d'invocare dal governo
la revisione della severa legge, sulla li-
bertà di religione all'infuoii della chie-
sa dello slato, per un cambiamento aven-
te per base:» Che niuna confessione di fe-
de cristiana, nel suo culto e nella sua dif-
fusione sia soggetta, come tale, ad alcuna
pena civile, fino a tanto che si resti nei
limili che il governo si piacerà determi-
nare, seguendo la natura propria di cia-
scuna setta". In Isvezia poi dalla dieta fu
proposta la legge, alla sanzionedel re: Che
il prete cattolico sia costretto a denun-
ciare, mediante lista distinta di tulle le
sue pecorelle posta a disposizione del con-
cistoro lulerano, tutti coloro i quali nel
corso dell'anno si saranno resi cattolici!
Indi si rideite, che lutto questo non vie-
ta agli svedesi di stimarsi il popolo più
tollerante del mondo. Di che è ragione il
confondere ch'essi fanno la tolleranza re-
ligiosa, dogmatica o teologica, colla tol-
le-ranza civile. Accordano il cielo a tutti,
la terra però soltanto agli eletti, cioè ai
luternni! Trovo a p. 5c)S deW Osserva-
tore Romano del i85i queste gravi os-
servazioni. La persecuzione che solhe la
chiesa cattolica in Isvezia, richiama al-
la mente i primi secoli delle persecuzio-
ni della medesima. Di recente furono trat-
ti innanzi alla polizia una giovine signo-
ra e il suo fratello, perchè erano divenuti
cattolici, onde essere loro imposta la pena
che le leggi svedesi impongono a chi ab-
braccia il cattolicismo, di 1 2anni d'esilio. Il
curalo Bernard convertì al cattolicismo G
persone: fu tratto alla polizia co'G neofi-
ti, vietandogli il soccorso d'un avvocata
S VE
Sembra però che questa persecuzione in-
contri grandi di/llcoltà nell'esecuzione. In-
di si narra, che fu celebrata nella chiesa
cattolica di Stockholm una messa in suf-
fragio della duchessa di Leuchtenberg ve-
dova del principe Eugenio Beauharnais.
Vi era presente l'augusta regina figlia
eh' è cattolica, ma tutù gli altri mem-
bri della famiglia reale si astennero, per-
chè le leggi dello stato vietano a' lute-
rani, sotto pena d'esilio perpetuo, d'as-
sistere a funzioni cattoliche. In sostanza
in Isvezia, i nati cattolici si può dire che
in generale sono lasciati tranquilli, ma
tormentati e prepotenlemente vessati i
neofiti, e chiunque si occupi di conver-
sioni. Nel t. 2, p. 349 della Cmltà caltoli-
ca, 2.' serie, si racconta. Che nel 1 853 in
Isvezia due onorati cittadini furono cat-
turati e tradotti in prigione, per aver o-
sato leggere nella capanna d'un villano,
alla presenza d'una dozzina di persone, i
«apitoli 7." e 8.° dell'Epistola a'romani. Né
valse loro d'essere altronde avuti in isti-
ma di caldi zelatori della chiesa luterana;
poichò la lettura di que'due capi era sta-
ta proibita con decreto reale nel 1726 :
tanto bastò perchè fossero tratti a scon-
tarne la pena sulla pubblica carretta dei
malfattori. Ecco la tolleranza vantata dai
luterani ! Malgrado però la solerzia dei
più fanatici apostoli del luteranismo, la
febbre irrequieta di mutare religione pa-
reche abbia invaso il paese. Ormai i ma-
gistrati si sentono impotenti a sorreggere
l'edifizio rovinoso di loro chiesa, e lo sci-
sma imbaldanzito si dilata rapidamente,
da quelli ohe disertano l'antiche bandie-
re, or infelici però sono lasciati in babà
di se slessi, abbandonando un errore per
abbracciarne un altro, e precipitanilo o-
gni giorno di male in peggio. Le più as-
surde e ridicole utopie religiose vi trova-
no apostoli e seguaci. La setta de'Iettori
guadagna imtnenso terreno, eppure i suoi
cultori prima di comunicare fanno gemi-
li e schiamazzi, una specie di lotta. Nel-
la severilùpoi della loro niorale, iuscgna-
S V E 297
no essere lecito non solo di maltrattare»
ma eziandio d'uccidere i non convertiti-
Quale sia lo spirito, lo zelo e la morale
del clero luterano in Isvezia, in favore del-
le sue pecorelle , e come adempia i suoi
doveri ne'supremi momenti, lo pubblicò
il Giornale di Roma deli 853 a p. q48.
" Impariamo un fatto curioso, che si ri-
produce a Stockholm; diciamo si ripro-
duce, perchè abbiamo trovato il fatto as-
sai volte registrato negli annali cattolici.
Il cholera infierisce in Stockholm, ed i mi-
nistri protestanti sono stati i primi a con-
sagrarsi alla salvezza di loro persona. Il
municipio di Stockholm allora si è rivol-
to a mg.^ vescovo di Munster nella West-
tilia, supplicandolo ad inviargli de'preti
cattolici per la consolazione e il sollievo
della popolazione abbandonata da'rnini-
stri di loro religione, che si erano ritirati
in luogo di sicurezza. Il vescovo di Mun-
ster non avendo sventuratamente dispo-
nibile che un solo membro del suo clero,
un p. gesuita,questo ha destinato a tale im-
presa. Il religioso ha preso il suo brevia-
rio,ed è partito". Questo è un solo esem-
pio, ma negli annali della storia delle pe-
stilenze, anche moderne, ve ne sono in-
numerabili dell'egoismo il pia ributtan-
te, e del modo riprovevole come si dipor-
tarono la più parte de'ministri protestan-
ti, abbandonando i loro correligionari, e
unicamente occupandosi di porsi in salvo
colle mogli eco'iigli. Invece essi annali a
caratteri d'oro e incancellabili registraro-
no, e lo abbiamo veduto in tutti i luoghi
percossi dalla gagliardia del morbo cho-
lera, e ammirato con affettuosa compia-
cenza, l'operato del clero cattolico, e per-
sino delle benefiche sorelle della Ciiiità,
anche in fcivoie de'[>rotestanli e ;dlri ;»-
cattolici scandalosamente abbandonati
da' loro inumani ministri, e dd ultimo
in vantaggio altresì degl'infedeli turchi.
Compresi i sacertloti cnttolici, secolari e
regolari, di tutta la sublimità dell'augu-
sto loro ministero, ed animali da un zelo
hupcriort a (|ualuuquc tlogio, vegliarono
298 SVI
a vrcentla al Ietto deiragonia, serenando
colleparoleconsolalrici della nostra s. re-
ligione la coscienza di chi soccombeva al-
la ferocia del male; e infondendo quella
fede e quella rassegnazione, che dissipa-
no negli ultimi istanti ogni ranìmaiicoe
ogni dolore. IMailiri de'Ioro doveri, mol-
li sacerdoti perirono, pagando il tributo
di loro vila alla gagliardia del contagio;
jna il posto di chi cadeva non restò vuo-
to un sol momento, e tutto il clero seco-
Jare e regolare dappertutto gareggiò in
abnegazione, si moltiplicò a seconda dei
bisogni, né per fatiche diurne e notturne
venne meno la sua forza e valore, virtù
che solo può infondere iicallolicismo.L'n»
no e l'altro clero furono esemplari emu-
li di eroismo e di operosità, spargendo a
tutti non meno i conforti spirituali, che
pronti soccorsi corporali, E questa è sto-
ria antica e contenìporanea.
SVITTINO (s.), vescovo e patrono di
Winchester. Uscito di nobile stirpe, mo-
strò fino dalla sua giovinezza specchiata
virtù, e si dedicò agli studi ecclesiastici.
Iimalzato all' ordine sacerdotale, fu pel
fiuo merito scelto ad occupare il posto di
prevosto o d* decano dell' antico mona-
stero di Winchester. Il re Egberto, con-
scio della sua pietà, sapere e prudenza,
lo fece suo prete, e gli aHldò l'educazio-
ne di suo figlio Elei volfo, che poi gli suc-
cesse e regnò sull' Inghilterra con molla
gloria, governandosi co' consigli di Svit-
liuo intorno alle materie ecclesiastiche;
ed avendo avuto se(npre per esso som-
ma venerazione, lo fece innalzare alla se-
de di Winchester nell'852, dopo la mor-
te del vescovo Elmestano, Leggesi in Gu-
glielmo di INIalmesbury, che Svinino a-
vea in se tulli i tenori della virtù, n)a che
liiUi li superava la sua umiltà, eia sua
carila verso i poveri; che si mostrava in
ognioccasione animato dal più puro zelo,
ed adempiva i suoi doveri di buon pa-
store colla più grande esattezza. Fabbri-
cò molte chiese, e molle ne restaurò. In
un'asscndjlea generale, tenuta nell'bj.i,
S V I
consigliò il re a fare una legge, colla qua-
le dona va allaChiesala decima parte del-
le terre del suo dominio: atto che il prin-
cipe offri sull'altare di s. Pietro, avendo
fatto l'anno susseguente un pellegrinag-
gio a Roma, ove lasciò vari pegni di sua
liberalità. Ordinò inoltre che si mandas-
sero ogni anno 3oo tnancuse, 1 00 pel Pa-
pa, e 200 per mantenerci lumi delle chie-
se di s. Pietro e di s. Paolo alla vigilia di
Pasqua. Estese eziandio a tutto il regno
d'Inghilterra il ramescot, ossia Denaro
di s. Pietro (^.). Quest'ottimo principe
mancò nell'857. S. Svillino, chea veagli
dato mano in tulli i suoi pii imprendi'
menti, gli sopravvisse qualche anno, e
moi'i ui 2 di luglio 862. Sepolto nel ci-
mitero pubblico, come aveva ordinato,
nel 964 s. Etelvoldo vescovo di Winche-
ster lo fecedisotlerrare,e lo trasportò nel-
la chiesa, nella quale occasione furono
operali molli miracoli. Nel 1093 fu falla
una seconda traslazione delle reliquie del
Santo nella chieda del nuovo monastero
di Winchester: un suo braccio era custo-
dito nella badia di Pelerboroug. S. Svft-
lino è nominato nel martirologio roma-
no ai 2 di luglio, ma l'Inghilterra ne ce-
lebrava la festa ai i5 dello stesso mese,
che fu il giorno della traslazione delle sue
reliquie.
SVIZZERA, //eAr/iVz. Repubblica fe-
derativa dell'Europa centrale. Confede-
razione Svizzeray posta quasi in mezzo
della zona temperata ilei nostro emisfè-
ro, che si estende da 28'' 5o a 28° 5 di
longittidine est dall'isola di Ferro, e da
4^''' 5o' a47*' 5o' di latitudine boreale.
Confina al nord col gran ducato di Ba-
den, verso il quale è il suo limite quasi
interamente segnalo dal Reno; il Iago di
Costanza la dis£;iimj»e al nord-est dal re-
gno di Wùrtemberg e dalla Baviera; e
all'est confinata dal Tirolo, verso il qua-
le ne determina la frontiera il Reno e al-
quanti rami delle Alpi ; tocca verso il sud
il regno Lombardo-Veneto e gli stati sal-
ili, dal quale lato il suo confine forma una
SVI
linea irregolarissiraa che segue in gran
juirle la cresta delle Alpi, e taglia il sud-
ovest del lago di Liigiiuo, il nord del la-
go Maggiore, percorre quasi tutta la lun-
gliezza del lago di Ginevra, e termina al
Piodano; all' ovest finalmente è la Sviz-
zera limitala d.illa Francia, verso la qua-
le formano una parte delle frontiere il
Doubs, il Rodano ed il Jura o Giura. Mi-
sura 80 leglie per lunghezza dall'est al-
l'ovest, dall'estrenutà orientale del can-
tone de'Grigioni,airestremità occidenta-
le di quello di Gmevra; 5i leghe nella sua
massima larghezza dall'estremità setten-
trionale del cantonediScialFusa, a II 'est re-
mila meridionale di quello del Ticino, e
27 leghe soltanto verso il 6° meridiano,
tra Kaisersttdd e il monte Gries, al sud-
ovest del s. Gottardo. Secondo Lutz, la
superficie è di 23 i 7 leghe (piadrate ; al
dire del consiglierefederale Franscini l'e-
stensione della Svizzera è di 47i900 ki-
lometri quadrati, paii a i4,ooo miglia
geografiche italiane, inoltre avvertendo
the una considerevole porzione di questa
medesima estensione è poco suscettiva di
essere abitata dall'uomo. Negò natura a
questa contrada un suolo generalmente
fertile, calcolando il terreno ca[)ace de'la-
vori d'agricoltura a circa 3o,ooo kilo-
metri; ma vi adunò quanto havvi di più
pittoresco. La Svizzera, paese tra'più cen-
trali d'Europa, è la più elevata regione
di essa, essendo la più bassa parte il pia-
noche trovasi di qua dell'Alpi nel distret-
to di Mendrisio, nella maggior porzione
di quello di Locamo, Lugano, Bellinzo-
na e Riviera; in piccola parte di Levan-
tina, Elenio e Alalie iMaggia, ed anche di
A'alle IMesolcina, Alte montagne coperte
di ghiacci eterni, valli ubertose, un'mfi-
nità di fiumi e torrenti che formano md •
le cascate, laghi ntmierosi, le cui sponde
presentano paesi incantevoli, è l'aspetto
generale di sì interessante e celebre re-
gione. Corre la catena delle Alpi sulla
J'routiera ineridiooale,sotto il nome di Al-
pi, dal colle o stretto di Ferret sino al muu-
S V I 2Q()
te Rosa in direzione orientale, e quindi
col nome di Alpi Lepontine dal monte
l'iosa al monte Gries in direzione nord-
est. Etttra essa poi nella Svizzera, sotto
il 46^80' di latitudine, e colà manda ver-
so l'ovest un gran ramo detto Alpi Berne-
si, che fronteggia al nord la valle del Ro-
dano, e mediante il Jorat va a conuiun-
gersi al Jura; recandosi essa stessa all'est
conserva il nome di Alpi Lepontine sino
al Bernardino, poi prende (piello di A1[jÌ
Ilezie, sotto il quale penetra nell'impero
d'Austria, dopo determinato qua e colà
il li(nite meridionale della repubblica; ve-
desi da quest'Alpi staccarsi al monte Se-
ptimer il ramo dell'Alpi de'Giigioui che
va al nord-est tra le valli dell'Inu e del
Ileno. Da queste enormi masse monta-
gnose partono numerosi rami, che cuo-
prono di monti elevati lutto il sud della
Svizzera, presentansi nel centro del pae-
se sotto la forma di allure mediocri e si
abbassano in colline nel nord. Il Jura, di-
retto dal sud-ovest al nordovest, cuopre
assai gran parte della Svizzera occiden-
tale; i suoi massi uniformi e regolarmen-
te allungati contrastano colle sommità
acute, i fianchi dirupuiati e la distribu-
zione sregolata dell'Alpi. Egli è sulle sue
frontiere meridionali che laSvizzera pre-
senta la sua più alta vetta, il monte Ro-
sa, che sorge ai4,58o piedi sopra il li-
vello del mare, ed ivi ancora rimarcansi
il monte Cervino 18,872 piedi; il Gran
s. Bernardo i 0,680 piedi, famoso pel suo
passaggio che trovasi in altezza 7550 pie-
di, e per l'utile suo ospizio che celebrai
a Sio.n; il Sem[)ione 10,327 piedi, cele-
bre per la mirabile strada che vi costrui-
rono i francesi sotto Napoleone I. JVoil'ia-
terno della contrada dislinguesi il s. Gol-
tardo r)3o6 piedi, nucleo notabilissimo,
donde fuggono tutte in una volta acqua
tributarie del mare del Nord, del goiflj
di Lione e dell'Adriatico; il Finster-Anr-
liorni 3,236 pieili; e la Jungfrau t •2,870
piedi, nelle Alpi Bernesi. 11 Jura presen-
ta in IbVizzerail monte L'cndre 5173 pie-
3oo SVI
di, hi Dole 5o4o piedi, ilChassel e il Clias*
seron circa 4'>oo piedi. Nelle Alpi, epor-
ii)i masse di ghiaccio, dette ghiacciaie eli
I ." 6 2." ordine, cuoprono le balze e col-
mano le valli più alte, presentando mille
forme svariate, mille colori; offrono an-
cora questi enormi massi di ghiacci sta-
zionari le più bizzarre figure di torri, pi-
ramidi, colonne in similitudini di sta-
lattiti, e variano nell' estensione e nella
profondità secondo il calore dell'estate ;
slanciansi innumerabili ruscelli dal seno
loro spumando e formando nappi d'ar-
gento. Una moltitudine d'altri accidenti
della natura attrae i forestieri in quelle
montagne; ma gravi pericoli quivi gli at-
tendono, malgrado le precauzioni gover-
native: il più tremendo è quello delle va-
langhe di polvereedi neve, le prime for-
male dal cascar della neve recentemeu-
le caduta sopra montagne scoscese, e che
un movimento dell'aria determina a im-
provvisosdrucciolare, ma non sono le più
pericolose: le valanghe di neve estrema-
mente compatta, la tninima scossa dell'a-
ria basta per distaccarle dalla sommità
d'una rupe; ingrossano rotolandosi e con
tanto impeto precipitano in fondo le val-
li, che spesso si sono visti uomini e ani-
mali prostrati e-tratti di vita soltanto dal
vortice dell'aria per esse prodotto a qual-
che distanza dal loro passaggio, se pron-
tamente fuggendo non si ricoverano ne-
gli antri appositamente incavati nelle ru-
pi. Questi gravi disastri si deplorano nel-
la piovosa stagione dell' inverno, e nel-
la primavera principalmente. Fenomeno
ancora più terribile, ma frequente meno,
si è (piello de'sobbollimenti delle mon-
tagne in alcune regioni svizzere, che in
un istante cadendo o in tutto o in parte,
mutano una contrada ridente in un caos
di desolazione, in cui sepolti giacciouo al -
la rinfusa gli uomini, gli armenti e le a-
bitazioni. Così anche le montagne, mo-
numenti della natura, che polrebbonsi
chiamare eterni paragonandoli agli u-
mauijVanno soggetti a deperire e distrug-
S V I
gersi! La più remota caduta di monta-
gne ricordata dalla storia dell'Alpi accad-
de nel 363, cioè la seguente, che Mario
vescovo di Losanna descrisse nella sua
cronaca contemporanea. La gran mon-
tagna Tauretunum nel Vallese cadde si
precipitosamente, che seppelTi un castel-
lo vicino e parecchi villaggi con tuttiji lo-,
ro abitanti : per una lunghezza di 60 mi-
glia e larghezza di 20, sconvolse sì forte-
mente le acque del lago Lemano o di Gì*
nevra, che slanciatesi sulle rive distrus-
sero antichissimi villaggi, cogli abitanti
e gli armenti, portando via furiosamen-
te il ponte di Ginevra, i mulini egli uo-
mini, ed inondata la città molti vi peri-
rono. I dotti del paese non s'accordano
sul luogo della crollata montagna, bea»
sì che i danni furono immensi; se per fa-
tale disgrazia si rinnovasse simile disa-
stro oggi, comechè divenuta la bella con-
trada tra le più popolose del mondo, ed
assai fre({uentata da ogni nazione,il dan-
no sarebbe infinitamente maggiore. A'3
marzo 1435 toccò alla città di Zug uno
scoscendimenlosignillcante. Dessa era al-
lora separata dall'omonimo lago per via
d'un bastione fiancheggiato da torri mas-
sicce, a cui erano addossate case.SuH'im-
brunir del giorno le fabbriche contigue
cominciarono a cedere sotto, e molte mu-
raglie a fendersi. l^arte degli abitanti fug-
girono colle cose più care, altri meno pru-
denti rimasero. Principiata la notte, che
fu tempestosa, i bastioni, le torri e 3o ca-
se s'inabissarono con fracasso e disparve-
ro nel lago profondissimo in quel sito,
colla morte di 60 persone, o 4of> secon-
do altri. Verso la metà di detto secolo, un
lato del Brunig di Berna si staccò, e sep-
pelh il castello e villaggio di Kienholta
non lungi dalla foce nel lago di Brientz.
Nel i5i 2 un'enorme quantità di materia
staccossi dal monte, che nel cantone Ti-
cino dominava il fiorente borgo di Bia-
sca, distretto di Riviera, e seppellì gran
parte della terra con morte di molti, in-
gombrò la valle Bregua, e chiuse il passo
S V I
ni fiume Drenno. Per duo anni furono
tniltcnute le acr|uc e costicitea lifluire
v»rso la sorgente e inondar il paese, for-
mando un lago di 1 200 passi. Penalmente
ruppero l'ostacolo e uscirono in copia a
devastare in gran parte lalun£;a eff tile
\allata clie si estende al lago Maggiore,
strascinando le capanne che gli abitanti
de'sommersi villaggi aveano formalo al
fianco de'monti, insieme al bestiame, ai
vigneti e alle foreste. Il Ticino perciò in-
grossato portò via il ponte e parte delle
mura di Beliinzona, e sconvolse il lago
Maggiore. Vi perirono più di Goo indi-
*idui,ollreuna compagnia di soldati sviz-
zeri che recandosi in Italia si sommerse
in detto fiume. Un fatto simile avvenne
nel 1545 nella valle di Tagne nel Valle-
se. A'4 marzo 1 584 "" terremoto fece ca-
dere la montagna di Luan nel cantone di
Vaud , copri i villaggi di Corbeyrier e
d' Yvorne nel distretto di Aigle, e fere mo-
rire con molto bestiame •sy personcjper-
chè le altre erano disperse per le campa-
gne. Tuttavolta i due villaggi furono ivi
rifabbricati. Il villaggio del Sempione, a
pie della montagna del suo nome, è co-
struito sulle rovine d'altro che disparve
nel 1 597, sotto un masso dello catena del
Sempione slesso. Nel lOiH precipitò il
monte rovinoso di Conto, e con tremen-
da ca tastrofè seppellì il ragguardevole
borgo d'IIeurs nella contea di Chiaven-
na,il villaggio Schillano, e il borgo l'Ieurs
con tutti gl'intijlici abitanti. Nel cantone
di Vaud nel I 7 i4 e nel 1 7/Ì9 fu ingom-
brato molto terreno dalla caduta di altre
vette. Lagriraevole è la memoria delleca-
lan>ità cagionate dal Rossberg nel canto-
uè di Svillu, (juando la terra e i sassi, che
da quello si distaccarono nel settembre
1 boG, desolarono una bellissima valle col-
la morte di 4^4 persone, gettandone nel-
l'indigenza quasi 200. Ora si fende una
montagna parte de' contraiTorti dello
Schv\artzhorii,thiamati\Vinkolllnrli,pfr
?.()0 metri di circonlèrcn/a , ed i lian-
tuaii precipitano nella valle di Meyriu-
SVI 3oi
gcn, vicino al luogo dove l'Aar si getta
nel Ingo di Bi ient?, presso la bella casca-
ta di Giessbach. Del resto, [)erla sicurez-
za della situazione la Svizzera può dirsi
uno de' più fortunati paesi del mondo,
poiché quasi non.si conoscono i tremen-
di e sterminatori terremoti, e poche dis-
grazie ricordi! la storia. Per la peiulen-
za quasi generale del paese non ponno a-
ver luogo quelle terribili alluvioni che o
il mare oi laghi o i fiumi producono nel-
le vaste pianure. Ivi non si conoscono che
le parziali e poco estese invasioni de'tor-
renli, quando sono maggiormente gros-
si per lunga pioggia, e rovinosi per ma-
terie che trascinano giù pe' monti. La
posizione topografica della Svi^zeia, in
fórma alcun poco rotondata e tutta in-
tersecata da monti e colli, facilita la sua
difesa e rende difficile ad essere invasa con
buon successo. Gli spessi monti, il picco-
lo numero di pianure, la loro ristrettez-
za e altre circostanze fanno sì, che il ne-
mico assalitore è esposto a grandi svan-
taggi. S'egli vi si reca con molte genti,que-
ste non potranno acconciamente dispor-
si e operare; se s'avanza con esercito non
grosso, egli avrà a fare con difensori egua-
li in numero, ma superiori per più ragio-
ni, e particolarmente pel vantaggio del si-
to eminente ed a loro notissimo e natu-
rale. Piendono poi migliore la situazione
della regione i molti fiumi , insieme col
resto. Dice l'avv. Castellano, che segnò na-
tura con insuperabili barriere la geogra-
fica estensione della Svizzeia.ed il maschio
valore de' suoi abitanti le die politica e-
sistenza. La Svizzera manda le sue acque
n 4 Diari differenti,. che sono il niare del
rs'ord, il Mediterraneo, l'Adriatico, il Ne-
ro. Sul clivo del i."" trovasi il Pieno, mas-
simo suo fiume, che dopo percorsa e li-
mitata la repubblica verso l'est, furma il
gran lago di Costanza , e trascorre sulla
li ontiern settentrionale, lasciato al nord il
cantone di Srianusa.ilinmando alquan-
to inleriormente alla « ili. "i di questo no-
me una superba catei atta: riceve essola
3o2 SVI SVI
massima parlcfìelle acqup della Svizzera, ruscelli e in fondo a qualche valle, inoon*
piiiicipnlmenleper l'intermezzo dell'Aar; fransi paludi o pozzanghere cagionale da
ri quale ultimo innaffia dal sud al nord la fieqoenti inondazioni e che spargano va-
Svizzera occidentale, prodncendo i laghi pori nocivi. I venti dominanti rinfresca-
di Brienfz e di Thun, ed ha per affluenti, no i giorni più caldi, ma i cambiamenti
a destra, l'Eramen, la Reuss, che traver- di temperalura producono le principali
sa il lago de'Waldstetles o di Lucerna o malattie alle quali vanno soggetti gli a-
de Quattro Cantoni,eper mezzodellaLo- bi tanti: diverse montagne riparano alcu
jez serve di scolo al Iago di Zug, in fine ni siti da' venti. Nelle valli del Ticino e del
la Limmatchegli reca le acque de'Iaghi Rodano, il clima si accosta a quello d'I-
di Vallenstadt e di Zui-igo; a sinistra la talia; egli è precipuamente in quest'ulti-
Sarina o Saane e la Tliiele per la quale madie trovansi gli attaccati da'gozzi e dal
Sì scaricano i laghi di Mora t, Neuchàle! cretinismo o mutoli e insensali. Appreu-
e Bienne. La Thur all'est, e la Birse al- do da una recentissima statistica, che in
l'ovest, sono quindi gli affluenti più no- alcuni cantoni ove il cretinismo ha mag-
tabili deIReno. lIRodanopercorredall'est gioranza , evvi un sordo-muto per ogni
oH'ov^ i il sud-ovest del paese, forman- 2o6abitanti: la proporzione media de'sor-
dr'.i il lungo lago di Ginevra, all'uscir do-rauti inEuropa si trova di i sopra iSgS
del quale riceve l'Arve per la sinistra; ed al)itanti. Il terreno è granitico nelle Alpi,
al suobacinoappartieneilDoubSjchenoi) calcareo nel Jura e svarialissimo nel re-
cammina nella Svizzera se non lo spazio sto del paese, dove però predominano il
d'alquante leghe. Il Ticino, affiuenle del gres e ie marne. In nessun luogo presen-
Po, è ih. "tributario dell'Adriatico; entra ta la natura un mescuglio cos'i diversifi-
esso sul territorio svizzero nel lago Mag- calo di pascoli, prati, laghi, lioschi, col-
giore, al quale la Tresa conduce le acque line e pianine. La principale ricchezza del-
del lago di Lugano, la massima parte del le alte valli sia nelle loro alpe o pascoli;
quale trovasi nella repubblica. L'lnn,che versoi! nord e l'ovest il terreno di miglior
percon e la grande valle dell'Engadina, va rendita appartiene più all'agricoltura.
0 portare le sue acque al mar Nero per Dividonsi ie Alpi in varie regioni, per ri-
mezzo del Danubio. I laghi maggiori so- guardo alla vegetazione: la regione infe-
iio quelli di Ginevra o Lemano, Coslan- rioreoquella delle viti principia nelle val-
ya, Neuchàlel,Waldsteltes, Zurigo e il la- li, alla sponda de'fiumi e de'Iaghi; più su
goMaggioreodiVerbano;quellodiBrientz è la regione delle querele; al di sopra co-
nci centro della contrada, sta i 790 piedi mincia quella de'fdggi, la succede quella
sul livello del mare; una parte di quello degli abeti, e colà gii alberi danno luogo
diCoslanza appartiene a'cantoni di s. Gal- a pingui pascoli.Le foreste occupano gran-
Io e di Turgovia. La temperatura della di spazi superiori al limitedella vegetazio-
tSvizzera è svariatissìma : mentre regna ne de'cereali, che viene da'faggi contras-
»m inverno perpetuo. sulla vetta dell'Ai segnato. I tassi, i pini, gli abeti crescono
pi, godesi nelle valli vicined'un clima dol- nelle altiu'e maggiori, e sono alberi rigo-
re e benefico; può il viaggiatore, in una gliosi che presei vanogli edifìci edi pasco-
strada d'alcuneore,sperimentare tutte le li dalle frequenti dislamazioni e cadute
differenze di caldo e di freddo che trovan- delle roccie e delle valanghe, e ne vanno
si nell'intera Europa. In generale però, il sovente menomando il danno. Ne'paesi e-
clima è rigido nel sud, mite e assai uni- levati, è l'orzo quasi il solo cereale che si
forme nel nord; quasi dappeitutlo l'aria possa coltivare; altrove il suolo èferacedi
e sana e pura; soltanto nelle vicinanze di grano e frutti, e presenta bei vigneti, pra-
alcuDÌ laghi, presso le sponde di diversi ti grassissimi e belle selve. La canapa, il
S V I
lino, le pianle olenginose, i legumi, i po-
mi di tei Tel, sono dilfuNÌ a granili pianl.-i-
gioni. Gli alberi fruttiferi fissano special-
mente l'attenzione in diversi cantoni. Fio-
renlissima è la coltiiia delle viti, rnas<;i-
me nel cantone di Voud per la sua perfe-
zione.Abbondanole pianle medicinali. ]Ma
ilsuolodella Svizzera non produceabba-
stanza pel consumo de'suoi id)itanIi,onde
vi si fa grossa imporlnzione di grano e vi-
no. Su per l'erta delle nionlogue souom
superbe bestie cornute; le vacche, pasciu-
te d'erbe succulenti,souiministi ano in ab-
bondanza un latte S(juisilo, di cui fumo
i montanari il i ."lorociboecolqualecom
pongono forn)aggi rinoniali, essendo so-
pra lutti noti quelli di Gruyeres e di Gla-
I is. I cavalli non sono dì razza fina, ina
fjcilmenle sopportano la fatica; essi e le
api formano la ricchezza d'alcuni canto-
ni. I muli, cercati pel passo loro siciuo,
sono nelle montagne le principali bestie
da soma. Allevansi per tutta la Svizzera
pecore, capre e poici. Quotidiunan)eute
più rare divengono le bestie feroci, non-
dimeno si trovano ancora molli lupi, or-
si neri o bruni, nelle parti selvaggie dei
cantoni del Vallese, de'Grigioni e del Ti-
cino; vie pure il lince. Le camozze, le vol-
|)ie le marmotte Irovansi numerose nelle
montagne, né mancano gli scoiattoli e le
uìartore. Sono le lepri la selvaggina più
comune, e vi hanno alcuni caprioli: rari
sono i cinghiali. Le roccic dell'Alpi ser-
^ono d'asilo ad avvoltoi e ad acjuile gran-
di e formidabili; né rari sono nelle pia-
iiuregli sparvierie gli astori, I fighicicor-
si d'acqua abbondano di pesci, piioiari
tra'quali sono il luccio, la trotta, il sal-
mone, la bolalrice, il sermone oombii-
na-cavaliere. Tiovansi nell'Alpi piìj sor-
ta di metalli, ma geneialmente iu iiiolto
scarsa quaulilà, per farne oggetto di spe-
culazione. In altri tempi però vi si scavava
«lell'oro, dell'argento, rame e piombo; la
mancanza di legna o la difTicoll.'i di tra-
sportarne feceabbandonarque'lavori Nel
i853 si ricominciò a fare ricerche d'uro
S V I 3ol
n F(lsl)erg nel cantone de'Grigioni, e vi
si conIÌIui tuia società per cercarlo nella
Cnli-nda , ove si pretende contenerne. Una
miniera d'oro era aperta -20 anni addie-
troad una lega e mezza al di sopra diFe's-
lieig, ma (u abbandonata perchè il cc^to
via niaggiore del prodotto. In forza del-
le scoperte della scienza è però probabi-
le che si possano effettuar decomposizioni
a Uìiglior meicato. Un abitante di detto
comune 3u anni fd spaciò un sasso cadu-
to dalla montagna, e vi estrasse un va-
lore di 5o fiorini d'oro. Alcuni credono
e sperano tiovarsi in Isvizzera una pic-
cola California non conosciuta. Nel l'ret-
tegan si pralici.no scavi per la ricerca del
ratne. Le miniere di ferro non sono suf-
ficienti al consumo del paese, e si trova-
no solo neIJura. Il Reno, l'Aar e la Reuss
convogliano dell'oro. Chiudono le Al[)i
nelle viscere del zolfo, vetiiolo, caibon
fossile, alabastro, marmo, gianito, porfi-
do, ges.so, ec; vi si trovava gran quanti-
tà ed enormi ammassi di cristalli di roc-
cia, in mezzo a grandi banchi di quarzo,
e molte petrificazioni. Non mancano pie-
tre preziose, come diaspri, agate, serpen-
tineeallre. iIJura somministra inabbon-
danza uiarmo e conchiglie marine peti i-
ficate. Parecchie valli sono doviziose per
ligniti e torba. Pochi paesi riescono più
;ibbondanti di sorgenti minerali: le piìi
celebri sonoquelledi s. Maurizio, di Gur-
nigel, di Baden nell'Argovia, di Pfelfcr-i
e di Leuk. L' industria è atlivissiuin, il
nord e l'ovest pieni di fabbriche di stolle di
lana, di cotone e di seta, di D)crletti, te-
le indinne, fettuccie, carta, orologi, bigiot-
terie, chincaglierie, guanti, fazzoletti, gal-
loni, stoviglie, porcellana, tabacco; la con-
fezione del burro e del cacio occupa gì nn
parte degli abitatori delle campagne. E-
sporta In Svizzera quantità granile di ta-
li oggelti , in cambio ritirando da' paesi
.«Iranici i pecore, grano, vini, sole, spezic-
ne, droghe, tessuti, articoli di lusso. La
navigazione de'corsi il'acqua e de'l.ighi,
le belle jlrade, alcune delle quali costi ni-
3o4 SVI
le a grandi spese per mezzo le Alpi, fi-
cìlitano il coromeicio interno ed esterno.
Mentre l' Europa si cuopriva di strade
fcrrate,e dappertutto la rapidità delle co-
municazioni tende a mutare le condizio-
ni dell'esistenza de'popoli, anche la Sviz-
zera comprese ch'essa non poteva resta-
re più a lungo straniera al vasto movi-
mento che si compiva intorno a lei; rico-
nobbe la necessità di associarvisi per non
trovarsi nel centro d'Europa, in un iso-
lamento funestoagl' interessi del suocom-
mercio e industria. Fino dal 1 844 '•'•S^"
gnere incapodi VaudFraisse tracciò con
analoga memoria una strada ferrata di 36
chilomelri,per unire il lago di Ginevra a
({nello di INeuchàtel, e combinandosi col-
la loro navigazione e dell'Aar, aprire una
comunicazione diretta tra'bacini del R.0-
dano e del lieno. Pertanto anche altro-
ve fu risoluto fabbricare stradeferrate,ed
il Vallesefece eseguire i lavori prelimina-
ri per la linea da Domodossola a Meyrin-
gene Lucerna per la valle di Gombs, con
lunnels. Consideratosi poi che la Svizze-
ra conta per abitanti nelle leghe quadra-
te maggior numero che non la Baviera,
la Prussia e l'Austria, fatta astrazione ai
cantoni alpestri e dedotte le regioni mon-
tuose, e che i paesi più popolati sono il
cantone di Ginevra, poiCasilea, l'ingegne-
re inglese Stephenson die la preferenza al-
la linea da Basilea a Olten sull'altra del
Beno. Si progettò una strada ferrata di
Luckmauier, e si crede di non munirne
i cantoni de'Grigioni e di Ticino, i qua-
li poi vi convennero d'accordo comune.
IVcl 1 847 il le di Sardegna concluse in Lu-
gano una convenzione co'caotoni di s. Gal-
lo, de'Grigioni e del Ticino, per aprire in
comune una strada ferrata che dal lago
Maggiore, ove giungerebbe la Sarda, pas-
sasse pel Luckmanier sino a'iaghi di Co-
stanza e di Wallensladt,onde raettereGe-
iiova in relazione coll'iuterno della Ger-
mania. Neil 852 il consiglio federale fe-
ce studiare un complesso di strade ferrate
allo SlephcusoD pei' la comuuicuzioDc di
S V I
Basilea e Ginevra, e queste due città col-
la frontiera sul lago di Costanza. Le stra-
de fc'ira te francesi e piemontesi, che de-
vono riuscire a Ginevra, sarebbeio per
tal modo ricongiunte da una parte alle
strade ferrate tedesche che già arrivano
al lago di Costanza, dall'altra a quelle del-
l'Alsazia e del granducato di Baden. Quin-
di i cantoni di Lucerna, s. Gallo, Solet-
ta e di Vaud votarono la concessione del-
le porzioni di linea che attraversano i lo-
ro territorii. Una linea partendo da Ro-
schach sul lago di Costanza, arriverebbe
su (juel di Ginevra a Morges; un'altra li-
nea che si congiungerebbe alla i ."a Olten,
si dirigerebbe di là sopra Basilea, passan-
do per il liauenstein. Il governo france-
se fece studiare una linea da Lione a Gi-
nevra, e quello di Piemonte pose mano
all'opera. Si può sperare in pochi anni che
i porli di Marsiglia e di Genova saranno
messi in comunicazione diretta, per l'in-
terno della Svizzera, con tutta la Ger-
mania e i mari del Nord e del Baltico. Nel-
lo stesso iSTc! il cantone di Vaud propo-
se il foro d'un tunnel a traverso il Gran
s. Bernardo, in vantaggio altresì della li-
nea da Saliiis a Orbe. Si richiese a detta
epoca la strada ferrata tra Villeneuve e
Martigny, e da questo ad Aosta. Nel 1 853
fu concluso tra la Sardegna, il Vallese e
Vaud, che la strada di Martigny ad Aosta
sul Gran s. Bernardo, con un tunnel pel
colle di Menouve,sia compita in 5 anni.
Alla rete di stradeferrate in prossima co-
struzione nella Svizzera, devesi aggiun-
gere il progetto dell'introduzione della te-
legrafia , secondo il decreto federale del
i852. Questa rete telegrafica si riparte
in 4 circondari d'ispezione. III. "compren-
de le linee de'cantoni di Ginevra, Vaud,
Vallese, Friburgo e Neuchnlel.il 2. "com-
prende le linee de'cantoni di Soletta, Basi-
lea-Campagna, Argovia, Lucerna e Svit-
to, eccettuata la linea Svitto-lVichtersch-
■vvyl. I13.°circondarioZurigo, Zug.Sciaf-
fusa, Turgovia, s. Gallo, Appenzell, Gla-
ris, colla linea Richleràchwyl-Sviito. Il
S V I
4" abbraccia le linee telegrafiche tìe'cnn-
toiii del Ticino, d'Uri e de'Giigioni. Le
^)iincipali piazze di commercio sono Gi-
nevra, s. Gallo, Zurigo, Berna, Basilea e
Neuchàtel. Ogni cantone ha la sua mone-
ta, il cui titolo e valore trovansi variabi-
lissimi dall'uno all'altro, perchè ciascuno
volleesercitareil diritto sovrano della co-
niazione. Ne nacque grande confusione e
una farragine incredibiledi monete di ra-
me e di bassa lega. Una repubblica non
vuole accettare quelle dell'altra, e le ara-
mette solo per un valoi e minore del no-
minale. Il viandante ne soffie noioso di-
sturbo, e ben sovente danno considerabi-
le; altrfltanto avviene a'commercianli, e
solo godono, come altrove, gli accorti spe-
culatori. Dal I 798 al 1 8o3 il governo del-
la repubblica Unitaria o Elvetica fece co-
niare un poco di moneta di biglione, ma
cessato quel regime diversi cantoni la ri-
fiutarono, né si osservò l'ingiunzione del-
la dieta. Si fece un concordato tra'can-
toni per non battere per 20 anni monete,
il cui valore fosse minore di mezzo franco,
ma restò inosservato; onde il sistema mo-
netario è dovunque signoreggiato da dif-
formità di opinioni, non che pernicioso.
Egualmente sussiste una differenza gran-
dissima tra le misure ed i pesi, che tal-
volta variano in uno stesso cantone, aven^
do misure e pesi differenti quasi ogni di-
stretto,ogni città, ogni borgata. Fu intro-
dotto l'ottimo sistema decimale, ma non
tutti i cantotii ancora l'hanno adottato.
La Svizzera nella sua parte centrale e
occidentale d' oggidì portò io altri tempi
il nome di Elvezia. La porzione orientale
e particolarmente il territorio de'Grigio-
ni, appellossi Ixeziaixao da tempi assai re-
moti.Ginevra veniva ascriltaal paese de-
gli allobrogi. Anche il Vallese, ed i di-
stretti formanti l'attuale cantone Ticino,
Sciaffiisa e Basilea, ed altre parli della pre-
sente ConfedcraziontSvlzzcra non appar-
tenevano al paese Elvczio. Il nome degli
elvezi comparve dopo che cpiesli ebbero
Jierdulo In libertà, e che il loro paese fu
VOL. ixxi.
SVI 3oì
saccheggiato e guasto da genti straniere.
Le successive invasioni degli alemanni,dci
goti e de'borgognorii dispersero in Elve-
zia tutte le tracce dell'antichità, delle ar-
ti e dell'uidustriajle leggicgli usi, icostu-
mi e i linguaggi preesistenti: lo stesso no-
me di Elvezia si perde. IMa gli abitanti
delle montagne e valli elvetiche, slate lun-
gamente sconosciute in Europa, formaro-
no in tempi assai remoti e molto oscuri
una lega olfensiva fra di loro, ricusarono
di portare giogo straniero di alcuna sor-
te, e vollero essere liberi. Siffatta legt fu
poi riconosciuta e rinomata sotto il nomo
di Confede razione, e \ popoli ond'ella for-
ma vasi denominaronsi Confederali. Que-
sti vocaboli già tiovavansi nel patto di fe-
derazione concluso nel 1 3o3, e con qiie'^ti
venne la Svizzera nominala nel 1648 nel
trattato di ^Vestfalia. Non è ben certo
quando i nomi di Sv^'izzeri e Svizzera sie-
no stati primieramente in uso. Par mol-
to probabile l'opinionedi Bullingher, giu-
sta la quale il nome Svizzero [Schwey-
zer) fu per lai.^volta udito nella più an-
tica guerra fatta contro la repubblica di
Zurigo da' Confederali, fra'quali primeg-
giando allora per entusiasmo e fors'anche
per bravura le genti di Svino {Schwyz),
meritarono che il particolare nome loro
divenisse quello di tutti gli uomini della
lega. Ma tal nome fu in sulle prime un
vocabolo dTspregio, dato a'confederati dai
loro nemici a qualificarli genti di vii raz-
za; e forse continuò, come piìi scrittori af-
fermano, ad essere parola disprezzativa si -
no dopo la guerra di Svevia nel r 5oo. In
seguito il nome dato per contumelia di-
venne nome illustre presso gli ste>si discen-
denti di que'primi che ne facevano uso ia
via di disprezzo. Attualmente la Confede-
razione Svizzera componesi di 22 canto-
ni, Pagoruni, che formano 24 stati o re-
pubbliche, poiché Untcrvald ed Àppen-
zeli sono divisi in due repubbliche parti-
colari per ciascuno, come dirò parlando in
breve di ciascuno. Secondo il grado della
coDfederazione,eccone il novero gei archi-
lo
3o6 SVI
co. Zurìgo, Berna (il quale però dopo la
guerra del Sonderbund è l'unica sede del
governo centrale), Lucerna, Uri, Si'itlo,
Unlervald, Glaris, Zug, Friburgo, So'
Iella, Basilea, Sciajfusa, Appenzell, San
Gallo, Crìgioni, ArgoK'ia, Turgoi'ia, Ti-
cino, yaud,P^allese,Neuchdlel, Ginevra.
De'quali, nove cantoni sono interamente
cattolici (tranne Friburgo che conta più
d'8ooo prelesi ri(orn)ati, e Soletta che di
essi ne novera quasi 45oo), cioè Lucer-
na,Friburgo,Svitlo, Uri, Unlervald, Zug,
Soletta, Fallese, Ticino. Selle cantoni so-
no misti di cattolici e pretesi rìfurmati o
protestanlijcioè Grigioni, Glaris, s. Gal-
lo (sono più i callolici), Vaucl, Argovia,
Turgovia, Appenzell, vale a dire Appen-
zell esteriore non ha si può dire cattoli-
ci, ed Appenzell interiore non ha si può
dire protestanti, cioè ili. "è tutto cattoli-
co, il 2.° lutto eretico. Sei cantoni sono
del iu\.\.o protestanti o almeno proporzio-
natamente con pochi cattolici, cioè Ber-
na (quasi 43,000), Zurigo (circa 1 100),
Basilea (più di 5ooo), Sciaffusa (circa
1000), Neuchdtel (da 2800), Ginevra
(più di 1 6,000). 11 più grande cantone in
estensione di suolo è Ijerna, come il più
possenle,avendo f)474^''o'"^^i'' di super-
lìcie quadrala, e prima del 1798 ne go-
deva 12,000; Grigioni ha yGyS kilome-
tri, Vailese 52 1 o , Vaud 3835 , Ticino
2820,Zurig02465, s. Gallo 2 196, Argo-
\ia2o85, Lucerna 1974, Friburgo I 260,
Urii 184, Svino I 173, Glaris I i70,Tur-
govia 910, Neuchalel 880, Soletta 716,
Jjasilea G88, Unlervald 667, Appenzell
55o, Sciaffusa 44o> ^'Jg 276 , Ginevra
248. I cantoni che comprendono più di
lerrilorio poco suscettibile di produrre ed
essere abitato, sono Berna, Grigioni, Yal-
lese, Uri, Glaris, Vaud, Ticino, s. Gallo,
Weuchàtel e Unlervald. Il prospetto del
riparlo del conlingenle in denaro che i
cantoni pagano annurilmente alla conle-
derazione, pubblicalo nel 1 827 dal Fran-
scini è il seguente. Berna franchi d'argen-
to io4,o8o (2 franchi svizzeri equivalgo-
S V I
no a 3 di F'rancia, o meglio 27 franclii
svizzeri sono 4o franchi di Francia), Zu-
rigo 74,000, Vaud 59,280, Arguvia
48, 200, s. Gallo 39, 45o, Lucei na26, 000,
Basilea 22,95o,Turgovia 22,800, Gine-
vra 22,000, Neuchatel 1 9,200, Fri burgo
18,600, Ticino i8,o4o. Soletta i3,56o,
Grigioni 1 2,000, Vailese 9600, Sciaffu-
sa 9820, Appenzell esteriore 7720, Gla-
ris 3625, Svilio 3oio, Unlervald 1910,
Appenzell interiore i5oo, Zugi2 5o, Uri
1 180. Nel 1837 la statistica della Svizze-
ra sommava abitantÌ2,i90,ooo;neli85o
2,395,956. Il Franscini stima che il nu-
mero degli emigranti dallaSsizzera ascen-
da a 3ooo per anno, cioè un 5.° della po-
polazione annuale. Noncredeche la trop-
pa popolazione sia il vero motivo di que-
sto ardore di emigrazione, poiché soven-
te i cantoni meno popolati forniscono mag-
gior numero di espalrianli. La maggior
parte di coloro che partono, lo fumo nel-
la speranza di arriccliirsi presto e senza
fatica in America. E()pure all'articolo Pa-
tria notai il pericoloso male di tristezza
cui vanno soggetti gli svizzeri per la lon-
tananza dalla patria, che tanto amano} ed
altrettale alfetlo hanno gli abitanti del
IMada£3;ascar,e lo rimarcai nel vol.XLV,p.
256. Tra le nazioni che vanno soggette
alla nostalgia o noslomaniao (ìlopalrido-
mania onoslrassia o palopatrialgia, ossia
a quell'insopportabile e irresistibile do-
lorosa vol(jntà di rivedere la patria, i con-
giunti e i luoghi nativi, si devono anno-
verare i turchi. Essi sono soggetti a sif-
fatta malattia e sofferente sensazione, più
che ad altre infennità, e perciò patisco-
no quasi quanto gli svizzeri, ancorché mi-
litino in guerra; per cui talvolta presi da
una specie di mania, per disertare e ri-
patriare nel paese ov'erano abituati a vi-
vere e a cui sono profondamente affezio-
nali, affroiilano i più grandi pericoli. Del
resto i turchi sono valorosi ne' combat-
timenti, e di tanta pazienza nelle priva-
zioni, che può dirsi stoicismo, assogget-
tandosi alle più assolute abnegazioni. Non-
SVI SVI 3o7
diineao gli svizzeri sono sparsi in niol- si molta divcisilà ne' cosliimi, negli usi,
te regioni, massime d'Europa e di Ame- nelle veslimenta e nella lingua degli sviz-
rica. Ciò fanno perchè sperano profìlta- zeri, che discenilono o d.i'iVancesi, o dai
re, e passare poi nell'amata patria gli ul- tedeschi, odagl'italiani. Hanno in genera-
timi anni tranquilli. Impazienti di rive- le quasi comune la cordialità e l'ospitali-
dcre il suolo natio, si commuovono for- tà, la moralità, la pietà, la fedeltà insupe-
temente e dolcemente, qualora lontani da rabile, la tenacità di carattere, la costanza,
es-io odono cantare patrie canzoni, e ce- la lealtà, il coraggio, il valore, la rohustez-
lebrare le bellezze del proprio paese e le za, l'amore all'mdipendenza, alla libertà,
prodezze de'maggiori. Rilevo dal rappor- ed in singoiar modo alla patria, non che
to del consiglio federale che accompagnò un'industria attiva; si rimprovera loro la
all'assemblea federale lo stato della pò- i5('//?e'r5//z,/o/ie che invade molli e piena di
polazione nel 1 8 jo, che i distretti o Tag- assmdilà incredibili, ed una brama trop-
wen ne'(juali dividonsi i vari cantonisono pò decisa d'arricchire. Lo svizzero snatu-
i77,icomuni3o59.Lefamiglie484i985, rato dalle malvagie passioni, dall'irreli-
la popolazione maschile i,i8 i,94o,quel- gione, dalle sette, non è lo svizzero quale
la di sesso femminino 1,210,800. 1 fo- lo fece il suo clima, la sua terra natale, la
restieri stabiliti in Isvizzera 3>,228, isog- sua tradizione, la sua educazione e la sua
giornanti 38,7 18 ; i quali forestieri so- indole. Lo svizzero perfetto ha vigoria di
prattutto dimorano nel cantone diGine- animo accoppiata a buona fede e mira-
"vra, e gradatamente in quello di Basilea bile semplicità, ha sentimenti nobili, ha
città, in quellodiNeuchàtel, nel Ticino. La fedeltà proverbiale, ha religione, ha amo-
popolazione cattolica èd'anime 97 1 ,82 r, revolezza. Ed è per queste belle doti che
la protestante! ,4i 7,773, l'ebrea 8146- sino agli ultimi tempi quasi lutti i sovrani
1 celibatari sono i,3o4,9^7 , i maritati d'Europa aflidaronoad essi la guardia e
739,423,! vedovi e le vedove 1 48,358, custodia di loro persona,edal fatale punto
i proprietari di stabili 379,906. Gli as- della prova, per la loro intemerata fedel-
senti maschi dalla Svizzera sono 31,704, là, ne restarono gloriose villime. Legraa-
le femmine 20,65i , di cui 37,202 con di fortune sono tultavolta rare,ecomu
animodi ripatriare. Paragonando il risul- ne l'onesta agiatezza. Usanze particolari,
tato di tale anagraiìdel i85oal preceden- la cui origine risale a più secoli, distinguo-
te, si ha in i 3anni im aumentodi 202,482 no la maggior parte de'cantoni. Dilfusis-
anime, di cui la maggior quota spetta ai simo è il diletto per la danza e per la mu-
canloui di Basilea campagna, Basilea cit- sica. Un linguaggio tedesco duro ecorrot-
là, Neuchàtel, Appenzell e Zug; la mino- lo,distribnito in una ventina di dialetti,
ve è ne'cantoni di Glaris, Ticino e Tur- trovasi sparso tra 3 quinti della popola-
govia. Nella Svizzera vi sono circa 1 5, 000 zione, più d'un altro quinto parla h'ance-
alberghi, ed i cantoni ove si trovano in se, ne' cantoni chesi accostanoalla Frau-
niaggior numero sono quelli di Ginevra, eia, specialmente nel sud-ovest; al sud ser»
Neuchàtel, Soletta, Turgovia e Zug. Si vonsi dell'italiano; l'idioma in uso presso
fa il confronto colla Francia e l'Austria, la metàdelcanlonede'Grigioni,èuua de-
che non ne hanno tanti, nella proporzio- rivaziuue o misto del latino, spagnuolo,
iiedegliabitanti, massime nella 2. 'Da al- italiano e tedesco, e si chiama Uomauce.
Ire notizie apprendo, che gli svizzeri ere- Osserva Franscini che sotto ad un cerio
tici appartengono alla sedicente religione aspetto si può dire che 4 differenti razze
evangelica riformata, tranne un 1000 a- d'uomini abitano la Svizzera; dal lato di
nabaltisti, un 400 luterani, e tra"lì)ieslie- ponente sono gente della stessa origine dei
li vi è un piccolo uumcro di j^rcci. Trova- Irauccsi; da (|ucilo del nord e dcll'csl so-
3o8 SVI
no tedesche; ila quello del mezzod'i.di qua
«lalle Alpi sono italiane; per entro alla
Svizzera, nella di lei parte più montuo-
sa, sono gli uomini pastori, per lo più al-
ti di statura, di bel colorito, bianchi di
»:ainagione,con ben formate membra e ro-
bustissimi. Amano assai la musica, ladao-
za e il vino. E' tanto forte la generazione
pastorale, che non sono rare le donne che
partoriscono i o, 1 5 e 1 8 figli e li allattano
tutti elle stesse. In quanto alle donnecon-
Tengono i viaggiatori nell'esaltare la bel-
lezza delie lucernesi e delle bernesi, so-
prattutto dell'Oberland; ma ciò riguarda
le donne di contado. Fra le cittadine le
più lodate per pregi di corpo sono forse
quellcdiBasiIea,ma le fisionomie ches'in-
contrano nella Svizzera italiana e parli
colarmcntedi qua dal Monte Ceneri, non
cedono punto né poco a quanto di meglio
può vantare ogni altra regione svizzera in
fatto di beltà femminili. Le abitazioni del-
la campagna non sono in generale né a
gruppi, né disposte in file, maspaipaglia-
le nelle valli, sulIecolline,osu per le mon-
tagne; le poche capanne sono nette e de-
centi, così i moki rustici casolari, ove pu-
re trovasi ospitalità e aperta conversazio-
ne: questi casolari delti Chalet, sono tut-
ti di legno, e neh. "piano contengono la
stalla, la cantina, il magazzino del forag-
gio e della legnadaaidere,mentrenel pia-
no superiore è 1' abitazione. Nel 1827 si
contavanog-x città, 1 00 borghi, 7400 vil-
laggi e casali, e 366, 5oo case. Secondo il
patto federale giurato a Zurigo il 7 ago-
stoi8i5, i 22 cantoni della Confederazio-
ne Svizzera si unirono pel mantenimen-
to della loro libertà e della propria indi-
pendenza, contro ogni attacco per parte
straniera, non meno che per la conserva-
vione dell'ordine e della tranquillità nel-
l'interno;garantendosi essi reciprocamen-
te le loro costituzioni ed i terrilorii loro.
Ogni cantone formò uno slato iudipen-
dente,i;lie conserva la libertà della sua ain-
ininisti a/ione interna. I c.nnloui di Uri,
Svillo, Untervald, Glaris, Zug, Sciull'usa,
S V I
Appenzell , s. Gallo, Grigioni, Argovia,
Turgovia, Ticino, Vaud, Vallese e Gine-
vra si costituirono con governo puramen-
te democratico: quelli di Zurigo, Berna,
Lucerna, Soletta , Basilea e Friburgo si
confermarono in governo a risto-democra-
tico; l'altro di Neuchàtel,col titolo di prin-
cipato, apparteneva al redi Prussia (/^.)
ed oflriva un reggimento monarchico li-
mitato. Fu proclamala l'eguaglianza d'o-
gni svizzero in faccia alla legge, per cui
ciascuno può venire alleprincipali digni-
tà dello stato, essendosi soppressi i privi-
legi di nascita e di caste. Si chiamò po-
polo l'università de'cittadini, onde ogni
svizzero è cittadino. Però cittadino patri-
zio d'un luogo è quello che per nascita
in esso o per contratto ha il diritto di com-
proprietà ne'beni di quel comune svizze-
ro cui appartiene. Non tutti i cittadini o
patrizi di una terra hanno parte nell' e-
sercizio della sovranità. Conviene che ab-
biano adempiuto a certe formalità, le qua-
li non sono le stesse dappertutto. Gli af-
fari relativi ad interesse generale vengo-
no regolati da una dieta, composta di 22
deputali, uno per ciascun cantone: adu-
navasi ogni anno in uno de'3 cantoni di-
rettori o dirigenti, denominati P^ororls,
cioè di Zurigo, Berna e Lucerna; il diret-
torio de'quali cantoni alternava di due in
due anni: ma dopo il 1 847 sede del gover-
no centrale fu dichiarata Berna, e si va-
riarono molte delle cose che vado narran-
do. La dieta o assemblea generale si pre-
siedeva dall'avvogadore, dal landamanno
o dal borgomastro o scollello del canto-
ne direttore in carica. L'assemblea gene-
rale radunasi nel giugno, eordinariamen-
te dura 3o giorni colle sue tornale. Ogni
cantone vi ha una voce, e due quelli fra'
cantoni che numerano più di 1 00,000 in-
dividui nel loro recinto. La dieta dichiara
la guerra, fa la pace, e conclude le allean-
ze e i trattati di commercio colle poten-
ze estere; ma per queste decisioni impor-
tanti sono necessari i 3 quarti de' voti. No-
mina ella gl'inviati diplomatici, e Iraltn
S V I
con quelli delle altre potenze; prende tut-
te le nnisure necessarie per la sicurezza in-
terna ed esterna della Svizzera; regola il
riparto delle contribuzioni, l'organizza-
zione delle truppe del conlingenlejechia'
ina in attività, ne determina l'uso, eleg-
ge il generale comandante supremo, ed
i colonnelli della Confederazione, il can-
tone direttore teneva ilsigillodella repub-
blica e legalizzava gli alti della cancelle-
ria scelta dalla dieta, la quale si compo-
ne d'un cancelliere e d'un segretario di
stato federali. I cantoni potevano tratta-
re in particolare co'governi esteri per ca-
pitolazioni militari, e sì ancora per ogget^
ti economici edi polizia; ma tali conven-
zioni non doveano in niente ferire il pat-
to federale, né i diritti costituzionali de-
gli altri cantoni. Il servizio militare all'e-
stero, da molti scrittori svizzeri è disap-
provato, come pregiudizievole allo spiri-
to repubblicano e fonte di corruttela, per
le perniciose conseguenze enumerate da
Franscini e da altri, perciò da ultimo as-
sai combattuto. Inveiscono contro le ca-
pitolazioni militari, anche per essere stali
i corpi svizzeri di preferenza talvolta e-
sposti al nemico, e per quanto avvenne
agli arruolati sotto le bandiere di Fran-
cia, di Spagna, de'Paesi Bassi, di Sicilia
e di altre corti. Perciò anticamente i can-
toni furono influenzati dagli esteri, e al-
la loro volta diventarono francesi, mila-
nesi, veneziani, spagnuoli, austriaci, sa-
voiardi, anche per le particolari alleanze
ch'ebbero alcuni cantoni con quelle po-
tenze. Riprovano gl'inconvenienti, per cui
in molte parli della Svizzera può un in-
dividuo essere al soldo d'una potenza e-
stera, e pure far parte del consiglio legi-
slativo del suo paese , essere suddito di
principe,e con tultociò legislatore d'uomi-
ni detti liberi. Chiamano abuso quelle
pensioni e decorazioni che ricevono gli
svizzeri al soldo straniero; che più can-
toni fecero su di ciò regolamenti, ma per
lo più non curati. Dall'altro cantogli scrit-
tori di'^intcrcssnli, pensano che onorevo-
Uvlccorosu e liducioso è pegli svizzeri l'cà-
S V I 3o9
sere presi a soldo dalle |)otenze stranie-
re, smgolarmente quelle le quali distin-
guono questa nazione con afUdarloronoQ
solo la custodia della leggla, ma quella di
loro persona e famiglia, scelta che prefe-
risconoa'lorostessi sudditi. Di più voglio-
no che anzi tutto il governo federale sia
tenuto di rispettare quanto rimane anco-
ra di sovranità cantonale, in un paese es-
senzialmente repubblicano, e nel quale ta-
le sovranità fu sempre tenuta come il prin-
cipio stesso della sua libertà, e non stur-
bino le capitolazioni militari delle truppe
svizzereagli stipendi degli stali stranieri. Di
presente il solo Papa conserva la Svizzera
guardia pontifìcia (/^.), come guardia di
sua residenza, ed il re delle due Sicilie tie-
ne al soldo diversi reggimenti svizzeri. In-
oltre dai cantoni furono adottali come
principii fondamentali la conservazione
de'monasleri e conventi, che poi nelle ul-
time lagrimevoli politiche vicendeannien-
tarono; l'annullamento de'privilegi di fa-
miglia, l'eguaglianza de' diritti per tulli
gli svizzeri, piena libertà di stampa, il li-
bero mercato delle derrate e prodotti del
suolo, Io stabilimento o conservazione dei
pedaggi, i diritti di via e pontenatico ap-
provali dalla dieta. Il potere esecutivo e-
mana da due consigli federali, eletti am-
bedue dal popolo, ma in condizioni diffe-
renti. Uno che si chiama consiglio degli sta-
li,rappresenta poco più poco meno l'antica
dieta elvetica. Esso è composto di44 uiera-
bri.cioè due per cantone. Viene in segui-
to il consiglio nazionale,eletlodirettamen«
te dal popolo, secondo la cifra della po-
polazione. Ciascun cantone ba i suoi stem-
mi ed i suoi coloi'i, usali ne' loro sigilli e
stendardi, ed i colori anche negli abili d'o-
gni famiglio cantonale, cioè balivi de'con-
sigli comunali. Tulli questi slemmi cir-
condano quello della Confederazione El-
vetica, il quale consiste in uno scudo in
campo rosso con croce bianca. De'colori
e stemmi di tulli i cantoni parleròdescri-
vendo essi. Considerala la vSvizzera come
stnlo, non ha ne Icsoio.nè rendite, soltan-
to iouuu la surriferita mus&a del couliu-
3io SVI
gente in denaro, che somministra ogni
cantone, per le spese di guerra e altre ge-
nerali della Confederazione, avendo cia-
scun ca ntone l'obbligo di rnaolenere il per-
sonale e il materiale per propi ia difésa. O-
gni cittadino fa parte della mdizia; in ca-
so di guerra ogni cantone deve dare il suo
contingente federale in artiglieria, treno,
cavalleria,carabinieri, fanteria,stati mag-
giori, zappatori, pontonieri, secondo il ri-
parto proporzionato alla popolazione di
ciascuno cantone, in tutto 33,758 uomi-
ni: vi è la landwehr o riserva federale di
circa 33,758 uomini e I i4i cavalli, facen-
dovi parte tutti i cittadini validi, i quali
si radunano negl'imminenti pericoli; in-
sieme a quelli che hanno compiuto il ser-
vigio attivo cantonale ofederale^finalmen-
te all'occorrenza vi è la leva in massa che
si valuta non meno di 200,000 uomini,ol-
tre i corpi anzidetti. Le truppe stanziali
mantenute da i5o iGcantonisoglionoes-
sere di 1200 o 1 3oo uomini tra gendarmi
e soldati. Vi sono scuole cantonali mili-
tari, scuola teorico-pratica, e campi di e-
sercizi. Gli esercizi giimastici della corsa e
della caccia addestrano gli svizzeri a guer-
resche imprese. Da principio nella Confe-
derazione degli stati o Siralenbinid, ogni
cantone prendevasi la cura di tenere in
armi le genti alla propria difesa necessa-
rie, ma conosciuto il bisogno di guaren-
tirsi con una forza comune, segnaronsi i
primi patti relativi alla convenzione di
Sempach. Nel 1 6G8 invasa da'fiancesi la
Franca-Conten, adoperarono gli svizzeri
di (Issare il contingente foderale, e fu com-
posto di I 3,400 uomini, 9000 forniti dai
1 3 cantoni d'allora, 1800 da' 3 cantoni
alleati, e 2600 da' sudditi (quando avea-
no de' vassalli), con 16 cannoni, l^oco ap-
presso fu l'armata doppiamenteaccresciu-
ta e divisa in due eguali contingenti. Il ve-
stiario militare somiglia molto a quello dei
francesi; un tempo era forse di tante fog-
gie quanle erano le repubbliche o confe-
derate o alleate. Una piccola fiscia ros-
sa con cioce bianca, portata al braccio si-
nistro, è il disliulivo di campagna, comu'
S VI
ne ad ogni militare al servizio della Con-
federazione. Le rendite particolari di cia-
scun cantone compongonsi del prodotto
de'beni dello slato,delledecime,delle con-
tribuzioni prediali, delle dogane, delle po-
ste, de'pedaggijdel bollo, della pesca, del-
la caccia, de'diritti di successione e delle
patenti; le decime e le rendite feudali fu-
rono soppresse. Certi cantoni hanno rac-
colte le leggi loro io codici; gli altri giu-
dicano ancora secondo le antiche consue-
tudini ostatuti. Fioriscono le arti e lescien-
ze nella Svizzera, quantunque non vi sie-
no giunte a stadio tanto avauzatocome in
alcuni altri paesi. Havvi un'università a
Basilea (prima l'aveano Losanna, l'erna
e Zurigo), accademica Losanna, Berna,
Zurigo e Ginevra, e I 8 ginnasi o licei. Mol-
te società e stabilimenti letterari, prezio-
se biblioteche, stamperie numerose e li-
brerie propagano per ogni dove l'amore
delle scienze e dello studio. Zurigo, Ber-
na, Basilea e Ginevi-a posseggono scuole
esocietà [)er l'insegnamento dellearti.ed
hanno interessanti collezioni d'oggetti di
arti e di storia naturale. Vi è una scuola
d'agricoltura adHofwil; l'istituto di En-
rico Festalozzi rese Yverdun famoso; an-
che FellcMiberg fu benemerito dell'istru-
zione. Vi sono parecchi stabilimenti be-
nefici, ospedali, ospizi pe'pazzi,pegli espo-
sti, per gli orfani, pe'poveri, e scuole pei
sordo-muli. La Svizzera ha più di 1 3o tor-
chi, e visi stampano piìi di 3o gazzette o
fogli periodici, politici e letterari, fra'qua-
li l'egregia Gazzetta Ecclesiastica della
Si'izzera, che si pubblica in Lucerna, e
l'eccellente Cattolico di Lugano jìsWixi-
presso,direltoad opporre uaargineal tor-
rente delle ree massime che inonda pur
troppo un paese ove la stampa è fatalmen-
te sciolta ad ogni freno. Opere periodiche
si statnpano specialmente a Ginevra, Ba-
silea, Zurigo ed Aarau. Ponno Ginevra
e Zurigo chiamarsi V Atene della Si'izzC'
ra; produsse la i.^G. Giacomo Rousseau,
Carlo Bonnet, Saussure; la 2.^ Salomone
Gessner poeta celebre per gl'idillii, e gli
altri che vado a uoiuiuare. Assai diilusa
S V I
trovasi rislruzione nelle campagne, e cia-
scun abitante conosce! suoi (Jìi'ìlli. Di lut-
to rende ragione l'interessante opera del
consigliere Franscini neliih. 7,cap. 3: E-
ducazione, rallegraudosi in vedere che in
vari cantoni l'educazione pubblicasi tro-
vi in bello e buono stato, deplorando pe-
rò que'canloni ove giace in meschina con-
dizione. Parla dello stalo in cui trovasi l'e-
ducazione morale, intellettuale, fisica; l'i-
struzioue primaria , di mutuo insegna-
mento, le scuole festive, e di metodo; l'i-
struzione superiore, i licei, le università,
le biblioteche, i Duisei, le collezioni , ed
altri scientifici stabilimenti. La Svizzera
vanta parecchi illustri in santità di vita,
riportali dalTesli,/^l/e de ss. Si'izzeri ec,
Milano I SzG.Leabbazieei monasteri del-
la Svizzeia, non che le sedi vescovili van-
tano un gran numero di santi. Fiorirono
altresì per dignità ecclesiastiche abbazia-
li e vescovili , ed i cardinali Roberto di
Ginevrn[r.)j Matteo Schinner o Sckci-
ner[/'.), e Giacomo Du Ptrron[r.) che
alcuni vogliono nativo di Orbe ; prodi
guerrieri, saggi magistrali, letterali ed ar-
tisti. Furono celeberrimi nelle scienze e
nelle lettere Giovanni Gessner, Alberto
Haller anche poeta, Giacomo, Giovanni
e Daniele Cernoulli, Zimmermann, Tis-
sot, Eulero. Illustri scriltoriGiosia Simler,
GiovanniSulzer,Giovanni MiHler, Oster-
"waldjDe INIonlmollin, Francesco Cicereo,
Francesco Soave, Carlo Vittorio IJonstet-
ten,Sismondode Sismondi. In medicina e
chirurgia il d.' Agostino Quadri delTici-
no. Poeti Lavaler, Giovanni I5odtner e
Salis Scevis. Celebralissimo pittore della
Svizzera si lu l'ilolbein di Dasili'a. Gine-
vra oltre i nominali vanta Giovanni Pe-
lilol, Giovanni Dassier e suo figlio G. An-
tonio, Giacomo AntonioArIaud,Sanl'<)r-
soeDe la Rive, illustri nella j)it tura enel-
I mcisione.Zurigoeguiilmeiileoltiei ram
Dicnlali si gloria paiticolarmentedi Mat-
teo Fuessli pittore, Corrado Meyer pil-
loiee inci.^ore airncqun forte, Lui^i Hess
valcnlissimo pittore ili paeselli. Wmler-
lUurfii patria di Felice Meyer, di Gio.
SVI 3m
Luigi Alberti e di AntonioGraf, tulli pit-
tori celebri, i primi di paeselli e il 3.° di
ritratti. CaldassareKellcr di Zurigo si vuo-
le il I ."fonditore del cannone e de'morta-
ri, e fuse anche statue. In elo(|uenza sa-
gra Giuseppe M.^ Luvìni vescovo di Pe-
saro, Giuseppe Branca curalo, fr. Giovan-
niFraschina arcivescovo diCorintoiVj/?ar-
lihiis , del Ticino. Questo cantone della
Svizzera italiana, sebbene privo di buoni
stabilimenti d'ogni genere, iiondimenoce-
lebra oltre i nominati un bel novero d'il-
lustri, e quaiìto alle belle arti egli solo ne
enumera più che tutta la Svizzera tede-
sca, francese e rezia insieme; citerò i più
illustri. Sono stati grandemente rinoma-
ti gli architelti e stuccatori Gio. Rallista
e Giuseppe Artaria d'Arogno;gli archi*
tetti Giacomo Albertolli di lìedano, Car-
lo Beccaria di Coldierio, avuto in pregio
e adoperato dal celebre Remino. L'archi-
letto e meccanico Carlo Antonio Rei na-
scone di Massagno; il cav. Francesco lìor-
romini di Rissone, le cui opere descrissi
parlando degli edifizi di Romaj come dei
celebratissimi architetti e meccanici cav.
Domenico e Giovanni Fontana di Melide;
Carlo Fontana di Riucialo o di Rtanca-
te; Carlo Madeino di Bissone, direttore
della fabbrica di s. Pietro di Roma. I pit-
loriGio. AntonioCaldelli diBrissago;Gio.
Rallista, Luc'Aiilonio e InnocenzoColom-
bo d'Arogno; Lodovico Davide di Luga-
no; Antonio Fossati di Morcò; Carpofo-
roMazzetti Tencalla diBissone;PierFran-
cesco Mola di Coldrerio; Felice Orelli di
Locamo; Pietro Francesco Paiicahii d'A-
scona; Giuseppe Bassini di Carona; Car-
lo Francesco di Lugano; Bartolomeo Bu-
sca di Rovio; RaltàeleSuà di Sagno; Gia-
como Discepoli detto lo Zoppo di Liign-
noj Giuseppe Reina di Lugano. Alili ar-
chitetti, Simone Cantoni di IMiiggio; Co-
simo Morcellidi Toricclla; Pietro Moieii
tini di Ceienlino;Gio. IM.MNossena di Lu-
gano; Gaetano Matteo e Paolo Antonio
Pisoni d'Ascona; Felice Soave di Lugano;
Andrea ISL" Pedovilla ili Sigirino; Donali
d'Asiano; cav. Cauonica di Tesserele; cav.
^ O D U I /
3i2 SVI
Gilai cJi di Monlagnola;cav. Bianchi di Lu-
gano, di cui pallai a Napoli, descrivendo
il tempio di s. Francesco di Paola da lui
eretto. Scultori, Taddeo e Giuseppe Car-
lone di Rovio; Giambonino di Gaiidria;
Tommaso di Lugano; Stefano Maderuo
di Bissone; Gaspare Mola di Coldrerio;
Antonio Raggi il vecchio e il giovane di
Morcò; Martino Rezzi di Lugano; Tom-
maso Roderi di Maroggia; Graziano Bu-
sca diR.ancate;FrancescoCai'abeili di Ca-
stel S.Pietro; Francesco Silva di Morbio,
e altri artisti; e Somaini di Bissone. Inci-
sori,Giacomo e Michelangelo Mercoli di
Mugena; Bettellini d'Astano.Gli stuccato-
ri Abbondio Stazio di Massagno, e Hrov.
Porta di Manno. Cav. Giocondo Albertol-
li di Bedano, professore d'ornato. Ingegne-
ri, Piotla di Vacallo, e l'architetto suo fi-
glio; Domenico Rossi e Giuseppe Sardi di
Morcò;DomenicoTrezzini d'Asta!io;Giu-
seppe Fé di Viglio; Meschini d' Alabar-
de, e Pocobelli di Melide. Grande è poi
il numero di quelli che si segnalarono per
militari imprese a difesa dell' amata pa-
tria, della libertà, dell'indipendenza. La
pace che la Svizzera godè lungamente ne-
gli ultimi tempi, le permise di oiVrire va-
lenti e fedeli ausiliari alle potenze euro-
pee.Si ricorda con sommoonore iiellaRus-
sia Ribeaupierre, nella Prussia Varnery,
nell'Austria Holzc, nella Spagna Rediug,
nella Francia Laharpe, Nuller, Leynier,
e Jomini passato in una diflìcile crisi sot-
toaltri vessilli. Ammirata dall'universo fu
l'eroica divozione conche gli svizzeri cad-
dero vittime, anziché abbandonar la di-
fesa dell'infelice e virtuoso Luigi XVI re
di Francia; e la successiva imponente fer-
mezza sotto Luigi XV il I, ed alla (piale re-
se omaggioancheNa[>oieone I reduce dal-
l' Elba, permettendo loro di attraversare
la Francia per ripatriare, anziché frange-
re il giuramento fatto a fiiiel re. Ed ebbe
più volte anche Roma a commendare e-
guale costanza nel piccolo drappello che
tuttora custodisce i palazzi apostolici e la
S V I
sagra persona del Papa. Gli ultimi esem-
pi li dierono nel 1809, neh 83 i, e mas-
simamente nel 1848 a' 16 novembre, af-
frontando con poche armi da fuoco una
moltitudine armata e ribelle. In Napoli e
nel medesimo anno contro la rivoluzione
de' i5 maggio si distinsero i reggimenti
jvizzeri.come narrai nel voi. LXV,p. 3 1 j,
comandati da Eugenio Stockalper nobile
del Vallese, emorto ivi poi maresciallo di
campo, assai compianto e lodato, essendo
anche comandante di piazza di Napoli e
sua provincia. In esso rifulsero in grado
eminente il carattere di perfetto svizzero,
valoroso e fermo difensore della pubblica
quiete dalle violenze de'partiti , fu anco
pio cattolico. Di altri illustri svizzeri par-
lerò in progresso di questo articolo, di al-
tri ne feci onorevole menzione negli ar-
ticoli delle città vescovili della Svizzera.
Per supplire a' cenni cronologici, storici
e generici sulle diverse e principali vicen-
de religiose e politiche della Svizzera, trat-
terò prima in breve de'suoi cantoni, eoa
l'ordine giadualorio della Confederazio-
ne già riportato, e farò parola de'Ioro ca-
poluoglii o Vororts, e di qualche altro più
ragguardevole. Dirò pure de'suoi ve»co-
vali, abbazie, monasteri e prefetture apo-
stoliche, non meno della nunziatura apo-
stolica di Lucerna presso i cantoni svizze-
ri cattolici; mentre in Roma prima talvol-
ta eravi un ministro, ed ora vi risiede il
Console generale della medesima Confe-
derazione Elvetica. Ivi anticamente era-
vi pure un cardinal protettore della Sviz-
zera,e lo fu il cardinal Francesco Barbe-
rini. Quanto alle diverse piincip di inno-
vazioni eseguite per viceuiie politiche ne-
gli ultimi auni,c soppressione di molti con-
venti, pel meglio credo più conveniente
indicarlo in nne.aucopel riflesso delle va-
riazioni politiche, cui vanno soggetti que-
sti cantoni elvelici,epernon ripetere tan-
te volle gli stessi avvenimenti.
(La continuazione e (ine di questo ar-
ticolo, nel volume seguente).
IIKE DEL VOLUME SEITAMESIMOPRIMO.
BX 041 .no/ iOHu
sncR
Moroni , Gaetano.
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc lesiast ica
AFK-9455 (awsk)